Alfa Romeo Giulietta di BBR Concept 43

testo e foto di Andrea Rossignoli

Oggetto della recensione odierna è l’Alfa Romeo Giulietta riprodotta da BBR nell’ambito della propria linea Concept 43, ovvero quei modelli prototipati in Italia ma prodotti in oriente (come viene abilmente “celato” dato che non sono riuscito a trovare una dicitura di dove sia stata prodotta: sulla confezione è solamente ripetuto che il design è italiano).

Tranne che per la grafica della scatola, la confezione è uguale a quella dei BBR normali quindi piuttosto curata. Apprezzabile l’effetto pavé sulla basetta, più gradevole dell’usuale nero. Sulla stessa è poi riportata una placca metallica con la numerazione (la mia è la 30/50) e i marchi. La versione riprodotta è il top di gamma: sono presenti infatti i cerchi da 18, le minigonne nonché il doppio scarico.

Ad un primo sguardo la linea sembra essere fedele, tuttavia ad uno sguardo approfondito risulta poco sviluppata in larghezza e di conseguenza non trasmette la grinta del modello reale. Intendiamoci: nulla di veramente grave ma avrebbe fatto piacere ritrovare anche in scala questa sportività. Forse in questo caso la prototipazione computerizzata ha giocato un brutto scherzo e si è preferito non alterare le misure per avere maggior rigore, a scapito di dettagli non misurabili dai freddi numeri.

Peccato per le targhe di fantasia, con la posteriore di dimensioni uguali all\’anteriore.
Al di là di queste considerazioni, che possono anche risultare personali, la finitura esterna si colloca sui livelli medio-alti di Spark con il plus dell’attenzione al montaggio, non sempre costante. Qui invece non ci sono dettagli macroscopici fuori posto, al limite si possono discutere le scelte progettuali come la maniglia delle porte posteriori (integrata nel montante del finestrino) riprodotta con la stessa fotoincisione delle cornici vetro e quindi in due dimensioni. A dire il vero nemmeno le maniglie anteriori sono un capolavoro in quanto un po’ troppo massicce.

Per contro è lodevole il gruppo ruota con pneumatici morbidi dotati di battistrada (senza essere da cingolato) , cerchi ben fatti con stemma Alfa e fori tridimensionali a simulare i bulloni. Da notare inoltre le pinze rosse dei dischi che sono tra l’altro differenziati tra anteriori (di diametro maggiore) e posteriori.

Non esaltanti i ripetitori laterali; inoltre uno dei due ha una bava della stampata.
Al posteriore, in risalto c’è la filettatura del lunotto termico ben fatta ma anche la scritta “Giulietta” in fotoincisione. Ho scelto come colore il Blu Profondo metallizzato perché la metallizzatura è resa efficacemente, è meno scontato del Rosso Alfa (presente comunque in catalogo BBR assieme al bianco, al nero ed al rosso 8C) ed in grado di combinarsi bene con gli interni in rosso.

Questi ultimi sono in linea con il modello: la trama dei sedili è resa bene con i classici cannelloni e le decals con gli stemmi Alfa sugli appoggiatesta. La plancia, ben definita, è arricchita di deca per radio e strumentazione mentre il selettore DNA (microscopico!) è riprodotto separatamente come la leva del cambio e quella del freno a meno. Alcune attenzioni poco visibili ma apprezzabili sono il padiglione dotato di plafoniere ed alette parasole in pezzo unico e gli agganci delle cinture di sicurezza (che mancano!!).

Infine il capitolo prezzo: di listino è a 150 € ed è lievemente caro a mio avviso in confronto ai contenuti ma è anche vero che dopo poco tempo i Concept 43 si trovano su eBay e sullo stesso BBR Store con uno sconto del 30 %, pienamente accettabile.

Se la linea Concept 43 è stata creata per ampliare il bacino d’utenza BBR, in cambio di una qualità sensibilmente inferiore, l’obbiettivo è stato centrato. Se invece l\’obiettivo era metter paura ai giganti asiatici del resincast, l’industria italiana deve darsi ancora da fare.

Un ulteriore passo in questo senso l’ha compiuto sempre la casa di Saronno con la creazione di una nuova sottolinea chiamata Blue Moon di prossima commercializzazione che promette listini inferiori ai 100 € per gli 1/43 e ai 200 per gli 1/18, sempre curbside in resina.

Settimana automodellistica d\'oro…

…con due Renaissance factory built Intégral cannati (rimandati al mittente uno dopo l\’altro) e un terzo \”capolavoro\” cui si accennava in un precedente post, le cui caratteristiche ometto di descrivere per non coprire di ridicolo il montatore, che tutto sommato è una brava persona. A questo punto non resta che sperare nei rimborsi (certi quelli da parte di Renaissance, per carità; l\’altro sarà bene che si adegui). Non è il caso di tornare sui difetti: rimediabili quelli dei due Intégral, ma certamente dalla casa, non dal sottoscritto. E poi non mi andava di far mettere le mani su modelli così delicati e difficili da sistemare. Resta il discorso della superficialità: alcuni di questi difetti (se non tutti) erano riconducibili ad un\’insufficiente verifica delle foto originali. E dire che Renaissance ne ha a bizzeffe. Errori comunque perdonati dal fatto che si tratta di persone gentilissime che hanno avuto (e che hanno tuttora) una gran pazienza con me. L\’altro caso mi sembra assai più grave e riguarda la leggerezza e la beata ignoranza nella quale sguazzano allegramente alcuni dei cosiddetti top builder americani. Ma evidentemente se si possono permettere leggerezza e ignoranza, è perché dall\’altra parte hanno compratori superficiali e ignoranti, altrimenti non venderebbero.

Tutto sommato, nel loro piccolo, i vecchi cari Spark possono essere un valido motivo di consolazione. Costano ancora poco e danno soddisfazione. Fra le ultime uscite segnalo la Chevrolet Camaro Z.28 Sunoco vincitrice della Trans-Am 1969. Penske Racing e Mark Donohue, un duo che ha rivoluzionato il mondo delle corse. E\’ proprio in parte legato a quest\’auto un sistema rivoluzionario (all\’epoca) di messa a punto che Donohue aveva perfezionato, applicando per la prima volta criteri ingegneristici alla fase di collaudo e di preparazione invernale. Per saperne di più non resta che consigliarvi la lettura di un classico come \”The unfair advantage\”, dove si capisce alla perfezione il passaggio fra un certo spirito ancora empirico degli anni settanta a un modo più moderno di intendere le corse. Molti dalle nostre parti non sanno che Donohue oltre a essere un grande pilota era anche un validissimo teorico, nel senso nobile della parola. Tornando al modello, i cerchi gialli un po\’ fluorescenti mi convincono fino a un certo punto. A occhio e croce direi che nell\’originale erano gialli e basta, ma non mi dilungo sul modello. Era tanto per dire che dopo aver visto una bella serie di schifezze nel corso della settimana, questo Spark mi pare oro. Bòna notte.

Gallery: Ferrari 512 M chassis 1028

Da Claudio Govoni ricevo queste foto con alcuni commenti: si tratta di una serie di foto della ferrari 512 M telaio 1028, in livrea Piper/Sandeman che dovrebbe essere analoga a quella sfoggiata dalla vettura alla 24 ore di Le Mans. La vettura è stata esposta per oltre un anno alla galleria ferrari, a seguito di un approfondito restauro a cui il proprietario l\’ha fatta sottoporre a Maranello. Ovviamente si presenta nelle condizioni modificate attuali e non più in quelle originali. In particolare è stato aggiunto un secondo posto completo di cinture a fianco di quello del guidatore, sono stati montati scarichi silenziati e sono stati installati specchietti supplementari sui parafanghi anteriori, probabilmente per esigenze regolamentari delle gare per auto storiche.

Considerazioni di metà settimana (o quasi)

A volte non è necessario fare lunghi articoli. Bastano alcune considerazioni \”sparse\” di cui il blog non è stato peraltro mai esente. Così, a cascata:

  • Non sarebbe male parlare più spesso degli obsoleti. Secondo me in Italia non c\’è la cultura che hanno in altri paesi (Francia e Gran Bretagna), anche perché molti si accontentano di accumulare rottami senza approfondire. Con tutto il rispetto, eh.
  • Ultima perla di un montatore cosiddetto top americano, su un modello da 1000 euro: assenza di specchietto interno: \”sulle macchine da corsa non lo metto, e poi non c\’era nel kit\”. Peccato che la macchina fosse una GTO. Stesso discorso sui catarifrangenti posteriori: \”non c\’era posto, e poi anche questi nel kit non c\’erano\”. Non metto foto e non faccio nomi per un certo rispetto verso la persona. Forse approfondirò il discorso. Sono sempre più convinto che esista un allegro pubblico di scimmie disposte a comprare qualsiasi cosa. Mi fermo qui.
  • Sul forum Duegi si parla ci costi di montaggio: non sono intervenuto perché a volte preferisco chiudermi in casa mia, cioè qui. Non per snobismo, semmai per stanchezza.
  • Continua il lavoro sulla pubblicazione della produzione Le Phoenix. Nel mio viaggio a Parigi ho finalmente messo le mani anche sulle liste dei montaggi particolari dal 1993 al 1999. Non è un lavoro facile, ci sono molte lacune, ma parecchi vuoti saranno colmati anche se la completezza assoluta non è possibile. Ci si può accontentare. Nell\’elenco non saranno pubblicati i nomi dei primi acquirenti, però è interessante ricostruire l\’attività di tanti collezionisti in quel periodo in cui ACB era al suo massimo splendore.
  • Notizia bibliografica: dopo l\’uscita dell\’opera sull\’Elva, Janos Wimpffen sta lavorando a un aggiornamento di Time and Two Seats.
  • Si parla a Firenze dell\’uscita di una serie di modelli montati in una scala strana, forse 1:30 o 1:32. Tema: un paio di Alfa Romeo degli anni trenta, realizzate da alcuni appassionati del settore militare. Staremo a vedere.

Per stasera mi fermo qui. Ognuno di questi punti meriterebbe forse una trattazione a parte. Ma prendetela così, come i classici \”pallini\” sulle riviste specializzate. Ma esistono ancora i \”pallini\”?

Intervista con Jürgen Renardy (parte II)

Romue Models, Porsche 962C Gr.C Kremer-SAT Norisring 1986.

Ecco la seconda parte dell\’intervista a Renardy, nella quale vengono affrontati aspetti più specifici del suo lavoro. La foto si riferiscono ad alcune sue realizzazioni più o meno recenti: montaggi da kit (più o meno standard) ma soprattutto trasformazioni da basi esistenti per ottenere versioni inedite o poco conosciute.

Alba Gruppo C2 Le Mans 1986, montaggio su base MRE con molte (ma molte!) modifiche. Definire primitivi questi kit sarebbe far loro un complimento. C\’è voluta tutta la pazienza di Renardy per tirarne fuori un risultato soddisfacente.

M.A. Models, Porsche 935 IMSA Bayside Hanna, 12 Ore di Sebring 1981.

What are the main characteristics of your builds? Under a technical point of view your models are exceptionally strong. I have had some built models of yours for more than 20 years and they still look perfect. Do you have any particular tip to obtain this?
Attention to details like correct hood fasteners, screen clips or extinguisher/cut-off switches etc., a fine ride height including correct rim and tire diameters which with a lot of kits is quite elaborate to realize, correct type and colour of safety harness thats the stuff my customers acknowledge most. And, most important for at least much decalled subjects…2K clear varnish oa. which is a must for ancient kits of the eighties and nineties. We know thats anything but original appearance but it saves the decals for infinity ….I hope. Other than additional clear coat there\’s nothing special about my builds to last longer than others eventually. The rest depends on how collectors handle their valuables I believe.

Sauber C7 Gr.C Fuji 1983

Montaggio e trasformazione su base Remember, Ford Escort Gr.5 Mampe 1000km del Nuerbugring 1977.

Recentemente Renardy ha realizzato una serie di montaggi piuttosto complessi su basi MRE, aggiungendo notevoli dettagli, cambiando i cerchi e studiando accuratamente la documentazione dell\’epoca. Considerata la crudezza del kit d\’origine, il risultato è davvero soddisfacente.

Porsche 936 Most 1981 e Porsche 908/2 Flounder Daytona 1974.

Which other builder do you admire the most? And who were your main masters at the beginning of your career?
The one and only André Marie Ruf, unforgettable. Back in 1985 very much impressed by his sub-contractors like JPM and others, from their builts I learned quite a lot. Admittedly I nearly have no contact to current colleagues, all those twenty or forty all over the world who work in similar ranges of artisanal quality do different subjects I estimate.

Porsche 944 Turbo Cup con i geroglifici egizi, un classico della produzione Porsche Modell Exclusiv-Starter. Il Porsche Modell Club aveva in vendita versioni diverse non presenti nella gamma Starter.

Surely this or that hint on improvement was and is welcome, but my field of activity is that unique, hope that doesn\’t sound too sparkish. At least I had/have a bit of communication with John Simons of Marsh Models, who\’s involved in a very similar sujet. But he produces complete kits, not my profession, so he still has a lot more experience in the whole market.

Is still there enough market for a “classic” kit builder in the era of Spark and Bizarre?
Hope so, but I am quite confident, there are still that many niches not yet discovered by \”premium chinese\” as Spark et alii. And they even nowadays cannot realize every livery/each race of chassis-no.123xyz, which is my speciality. On the other hand every month I see one or two new editions from far East of models twenty years ago I was proud of doing as a painstakingly researched and converted one-off, thats the wind of change.

At a time (1991 or so) you even came with a new small in-house production, the Porsche 936 Vegla. Can you tell something more about that project?
Yes, that unique VEGLA three-tone livery very much attracted me in the beginning of the ninetees and I wanted to realize a small series of a hundred as a follow up to the above mentioned Speedy Specials. Master came from well renowned Peter Lindemeyer (famous for his detailed Vroom Porsche kits), but in the event I cancelled that project simply fearing not to find enough prospective buyers for those delicate and logically pricy models when Minichamps were available for about 15-20% of my estimated selling price. So only three built now, guess who has?

Alcune carrozzerie e chassis del progetto 936 Vegla.

Some of your production for the most demanding clients covers one-off models with special decals and versions never produced before. Do you have a vast net of technical contributors to bring out specific decals, parts, and so on?
You are right, my main reputation the last decade or so comes from orders for one (or two)-off models converted from standard kits from the past. I tackle all sorts of body- and decoration-modifications when any customer wants a certain race, a certain different driver or whatever is wished. So my mods start with simply a changed rear wing or a different set of wheels, but can go as far as matching a rear engine cover/hood from one kit to another front base, which quite sometimes was necessary on certain Porsche 962 special bodies.

Tre Porsche 908/3 Turbo realizzate su base Tokoloshe.

Coppia di Porsche di Georg Loos: 911 Nuerburgring 1969 e Carrera RSR 2.8 Le Mans 1974.

Porsche 917PA Gelo Barth Interserie 1973.

The other possible conversion theme is using an existing race car kit for the same or similar type in another race team with complete different livery. Then all decals necessary for that have to be designed new, about 50% of that I do myself and the remainder done by a friend who is printing those too on his ALPS printer. No need for that much further outsourced contribution, I have a vast stock of old kits/bodies/parts and decals collected over the decades I can use as basis for any wished transformation.

I think you are mostly skilled in 70s-80s Group 5, 6 and Group C cars. Is there any particular reason for it?Particular reason? Simply for my generation that was the most interesting era of motorsports, not that much commercialized as today and a lot more simple mechanics than those \”fly by wire\” cars of nowadays. Group C than in the eighties/early ninetees originated fascinating designs where different constructors still had their own ideas how a race car should go and you still could visibly discern all marques even if they would have used the same livery.
Nowadays except colours and sponsoring they all look the same within one series. But all depends on age of any person interested in that kind of sports I presume.

Coppia di Porsche 935 realizzate su base Madyero.

Altre due Sport Gr.6 su base MRE.

Ford Capri RS2600 Gr.2 Tour Auto 1973, base Provence Moulage.

Colorazione Vegla per questa Porsche 908/3 Turbo, montata a partire da un Tokoloshe.

La Tecma di Le Mans 1975, kit MRE, completamente riveduto e corretto.

How did the market change throughout the decades? 70s, 80s, 90s and the new century?
Seventies… cottage industry, a bit above particular hobby, nearly no marketing at all, only some enthusiasts on all three areas: production, sale and prospestive customers. Eighties…interest, market and production growing, but still \”fabrication artisanale\”. Nineties…China appearing on the tablet, cheap mass production, at least then in quality still not reaching the far more elaborate handmade European modelling experts. Current century…CAD wins! Ok, already used in the eighties, but now comes to near perfection and -yes- I admit a recent Spark at least equals or even surpasses my own quality, but these are still done as series of about 300 or 500 pcs. So one-offs, there\’s still a market for at least one or two decades I estimate.

TOJ Le Mans 1979, kit JPS (in questo caso preverniciato).

Altra livrea complessa per questa Chevron di MRE.

Porsche 935 K3 IMSA 1981, base MA Models.

Is there any particular project you still would like to tackle?
Quite a lot, but I don\’t want to wake the Chinese dragon, lol. Ok, one example, as a German I am still missing the Stefan Bellof F2 Maurer-BMW 1982/83. But not for long I \”fear\”. Ah, another one I have been missing for a very, very long time, and a car still to be worth of doing for completing the Group44 history (surely from its Triumph heritage, one of my favoured teams all time), the IMSA GTO Triumph TR8.

Intervista con Jürgen Renardy (parte I)

Il nome di Jürgen Renardy di Aachen è legato per i più agli anni in cui montava i modelli per il Porsche Modell Club, diretto da Ulrich Upietz. Ma la storia e l\’attività di Renardy sono molto più vaste e vale sicuramente la pena approfondire l\’argomento. Renardy è ancora oggi uno dei montatori più competenti in materia di vetture sport-prototipo e silhouette degli anni settanta-ottanta, e ha saputo ritagliarsi una propria nicchia in un mercato sempre più complesso. Ecco la prima parte dell\’intervista, che verte principalmente sulla sua storia. Seguirà una serie di domande/risposte più specifiche sul suo lavoro e sulla sua visione del mercato.

Renardy con una delle sue passioni, una Triumph.

Could you tell your story as a modeller/builder?
Everything started in 1976 as a secondary income while studiying. Then got in contact with the very first German specialist modelcar shop Spielwaren Danhausen (here in my hometown too), well known for their own Minichamps series (not yet made in China!), all these kits produced either by AMR France or Western Models GB (Plumbies too from GB). I did a very lot of buildings for that shop exclusively for quite some years, through all the spectre of \”cottage\” industry like John Day, Mikansue, FDS, AMR\’s own range, Record, then Starter and Prov.Moulage who revolutioned casting processes with the then new resin. One day -think it was in 1978- Danhausen managing brothers Peter and Paul-Günther Lang persuaded me to become a freelance modelbuilder, they told me I even could order a Ferrari directly as there was that much to do, so I quit studying boring engineering. Up to today….no Ferrari, only one or two downscaled ones! But I never regretted the change of business, still feel quite content to be master in my own house and of my own time. In the eighties business for Danhausen became more and more, building the cheaper non factory build AMR\’s in small series, even some officially licensed ones but without plaques (Swap Shop+Valvoline Moby Dick, yellow Spa65 GTO, XJR5 LM84), then \”ancestor\” of cheaper mass production AMR\’s labelled Century of which I even painted a hundred or more bodies per day. Other mass production models as the very first Porsche 956es in 1983 as \”give aways\” for NewMan, Kenwood, Skoal (who remembers??) or Audi sport quattro, up to 500pcs. Luckily I got aquainted to some private collectors already before and additionally I did a very few own designed ready builts series under my quite unknown label \”Speedy Special\” (Race Vettes 1971/72 and Group44 Triumph TR6), so my business survived on a low level with only two instead formerly up to eight assistant helpers.

Corvette 1971 \”Speedy Special\”

Corvette 1972 \”Speedy Special\”

Speedy Special, Triumph TR6 SCCA 1976.
For years, you were known as the Porsche Modell Club official builder. Could you describe how you got to know Ulrich Upietz and how was the job for the club? After Henk Koop took over the PMC, they stopped the production of handbuilt models. How did your work go on?

Think it was in 1987, I got into contact to U.Upietz, again through Danhausen. He a kind of admired my personal way to tackle his Porsche Model Exclusiv editions and wanted me to do all his wished ready builts of these sometimes very unique subjects, e.g. the still today outstanding Coke 962 with open front hood and detailed front suspension. Business for the club lasted about 4 years while in the meantime Danhausen=Minichamps discovered far East as the cheapest production location on earth. So my business for them became completely dispensable what resulted in a simple…\”fired\”, no Ferrari, lol. Then even U.Upietz gave up his \”PMC\”hobby and no more necessity for hand built special Porsches too.

Uno dei \”classici\” della produzione Porsche Modell Club, la Porsche 962C su base Starter. Questa versione (Kremer, pilota Volkert Weidler, 1987) uscì nel 1989 e creò moltissimo interesse anche per la particolare verniciatura tricolore. All\’epoca era veramente un modello top, anche se la base fornita era in parte errata nel disegno della coda (la vettura di Kremer era leggermente diversa). Recentemente Renardy ha realizzato alcuni montaggi (svariate versioni) di questa 962C utilizzando una più corretta base della svizzera Romue.

La stessa versione montata nel 2010 su base Romue (notare il corretto andamento della coda) e sullo sfondo la versione 1986, con le bande asimmetriche.

Then a new theme arrived: Opel! AC Schnitzer\’s newly established Steinmetz sub-company wanted PR models of their old race cars, so we did a relative wide range of 1:43 scale Opel Commodore A (yes, the Spa 1971 one nowadays available by Minichamps, too), Commodore B, GT, Ascona Gr.2 and others, first for Steinmetz, then for Irmscher too. Including prototypes and complete documentation that let us busy for another five years or so in the nineties but diminuished as Chinese production grew better and better in a quite different price segment.

Alcuni esempi della produzione per Steinmetz e altri clienti, a tema Opel, su varie basi. Questa è la Commodore B Gruppo 1 di Weisheidinger, realizzata in diverse versioni.

Commodore preparata da Irmscher, 24 Ore del Nuerburgring 1971.

Steinmetz Opel Commodore A, Salzburgring 1971.

Opel Kadett Gr.2 Steinmetz.

Opel GT1900 Steinmetz, Kassel-Kalden 1971.

"Perché mi riempio di modelli?"

(di Andrea Rossignoli)
Una cosa che sono solito fare è quella di domandarmi sempre il motivo di quello che faccio, specialmente per evitare di cadere in una sterile routine. Non è quindi la prima volta che tale domanda risuona nella mia testa ma stavolta ho deciso di fare un passo ulteriore interessandomi in maniera forse più scientifica all’argomento ed ho scoperto parecchi lati interessanti che tuttavia non condivido completamente. Sostanzialmente ciò che sostengono gli psicologi è che l’uomo deve prima di tutto costruire certezze nella sua vita e quindi avere un riscontro materiale del suo lavorare ma anche trovare un ordine nelle cose, un minimo comun denominatore in grado di riassumere ciò che provoca piacere in lui. Infine, ma questo credo ci riguardi di meno, ognuno è alla ricerca di qualcosa che gli dia continuità, che testimoni il suo passaggio quando non ci sarà più.

Bene. Questo è quello che dicono loro; io la penso diversamente. O meglio, non posso negare che qualche richiamo ci possa essere, ma personalmente ho bisogno di sperimentare in continuazione qualcosa che provochi piacere, o per lo meno un’emozione: di conseguenza voglio circondarmi di oggetti che mi identifichino. Naturalmente il modello è uno dei primi e la cosa che più mi colpisce è ciò che c’è dietro ogni singolo pezzo, quelle componenti che solo per me ha: la situazione in cui l’ho comprato, il luogo, cosa mi ha colpito al tempo.. Il modello, tuttavia, non può essere solamente un simbolo od una riproduzione di qualcos’altro che non posso avere (l’auto reale) altrimenti cadrei nel ripiego e cioè qualcosa che non mi può soddisfare appieno. Al contrario il modello è qualcosa dotato di una propria indipendenza che lo fa esistere senza dover per forza collegarsi al modello 1/1. E’ per questo che si comprano modelli dei quali conosciamo i difetti o le inesattezze (gli obsoleti, per questioni di età, in primis) ma che comunque ci regalano un emozione che è viva, che cambia assieme a noi: se 20 anni fa un Minichamps rappresentava la massima espressione della fedeltà in quella fascia di prezzo, oggi risulterà necessariamente superato ma spesso si continua a tenerlo in rappresentanza dell’evoluzione delle tecniche. Cambia quindi come ci rapportiamo con l’oggetto collezionato, a volte potremo stufarci e vendere tutto per poi pentircene e tornare sui nostri passi.. quante volte è successo?

Detta in questi termini sembrerebbe un hobby da asociali, qualcosa da vivere tra le nostre quattro mura.. qui tuttavia sta il bello perché attraverso vari mezzi come il ritrovarsi alle borse, agli incontri o semplicemente in rete siamo in grado di comunicare queste emozioni personali agli altri a volte contagiandoli o creandone altre.

Il fenomeno dei modellini come creatori di certezze nella nostra vita? Piuttosto, nel loro piccolo, come uno strumento per farci stare meglio.

Visita a 43e Rue di J.M. Gianni

Ritirati gli ultimi montaggi di Alberca, è rimasto il tempo per una puntata nel 17° arrondissement, dove si trova 43e Rue, un altro degli indirizzi-simbolo della rete degli obsoleti parigini. Proprietario, Monsieur JM Gianni, che molti avranno conosciuto in occasione delle borse di Novegro (sarà presente anche il 29 aprile).

JM Gianni nella sua Boutique al 66 di rue Pierre Demours.

A 43e Rue arrivano continuamente collezioni eccezionali di modelli perfetti o quasi perfetti, spesso in colori rari. JM Gianni conferma che il mercato degli obsoleti tutto sommato resta sano, e che esiste tutta una serie di collezionisti anche più giovani che si interessano a questo tipo di modelli non tanto per ritrovare un certo passato (che non hanno mai vissuto) quanto per il gusto dell\’oggetto in sé, direi lo stesso gusto che si prova per qualsiasi altro pezzo di antiquariato. Di bello, nella boutique stavolta c\’era molto: un Dinky anteguerra, diversi altri Dinky France e GB in colori rari e scatole perfette. Diversi bei Corgi, meno Solido. 43e Rue resta una meta obbligatoria per chi abbia un minimo di interesse nell\’automodellismo.

Qualche pezzo veramente raro, fra cui un Dinky anteguerra.

Il Dinky anteguerra e una Peugeot 203 in blu chiaro.

Da 43e Rue impossibile uscire \”vivi\”. Diciamo che stavolta mi sono \”accontentato\” di questa Austin Seven Countryman in condizioni eccezionali.

La rive gauche è sempre la rive gauche

La rive gauche, i poeti, la letteratura… aaaahhh!!!

Giornata a Parigi piuttosto fruttuosa. Del mondo degli obsoleti nella ville lumière vi ha già parlato un esperto in materia sul forum AMG, Pandino75. Non voglio quindi sovrappormi alla sua divertente e istruttiva guida. Ma voglio piuttosto aggiungere che per un appassionato dei vecchi merluzzi una capaina in Rue des Grands Augustins è di rigore. La rive gauche è sempre la rive gauche: St Germain des Près, i bouquinistes (presa una bella edizione a 6 euro dell\’Amant di Marguerite Duras, vuoi mettere il gusto?), i negozietti, e poi proprio in Rue des Grands Augustins ha abitato Picasso, mica Pippirinella, e ci ha pure dipinto Guernica.

Comunque. Michel Nikolay della Galerie du Jouet Ancien può essere un personaggio discusso. Anzi, sono tutti personaggi discussi, ognuno parla male dell\’altro, il che equivale ad un sostanziale pareggio. I greci avrebbero detto che i negozianti di modelli parigini sono \”vasai\”. E non sarebbero andati lontani dalla verità. Il modello obsoleto è ancora vivo; magari non fa i 100 metri in 9\”50, ma è ancora vitale. Ormai la generazione che si alimentava di questo tipo di modelli per nostalgia verso un\’infanzia perduta ha progressivamente lasciato il posto (per ragioni anagrafiche) a delle categorie di collezionisti che con quei modelli non hanno giocato ma che ne subiscono ugualmente il fascino.

La galerie du jouet ancien

Mercati nuovi, oppure precedentemente \”dormienti\”, come il Giappone, il Sudafrica o l\’Australia si sono dimostrati abbastanza ricettivi, conferma il titolare. Meno gli Stati Uniti, che non sono mai stati particolarmente interessati ai vecchi Dinky, Corgi o Solido. E alla fine il vecchio Dinky è una specie di assegno circolare, grosso modo \”regge\” le montagne russe di un mercato parecchio capriccioso. Il mercato cambia, certo, ma in ogni caso sorprende sempre un po\’ sentire che i vecchi giocattoli in latta continuano ad avere successo. A interrogare certi commercianti italiani sembrerebbe che quel settore ancora antecedente ai diecast sia bell\’e che morto e sepolto. Chi avrà ragione? Non ho gli elementi per valutare questo tipo di affermazioni. Certo è che a Parigi qualcosa si muove ancora. Di recente c\’è stata una bella mostra sulla storia del giocattolo che in questo momento è visibile a Helsinki. Tornando ai Dinky, alla Galerie c\’erano dei bei pezzi, fra cui una R4 delle poste, une R8 Gordini (peccato per un paio di difettucci di troppo) e tanto altro ancora. Una bella AMI 6 della Solido, con tanto di valigia originale, in un impeccabile blu praticamente senza difetti. Prezzi parecchio, ma parecchio trattabili.

C\’è qualche Dinky…

Negli Stati Uniti sta crescendo la passione per i vecchi kit in plastica, meglio se ancora sigillati, che non a caso negli anni sessanta ebbero un grande successo proprio da quelle parti.

Cosa starà mettendo, in quella busta, Monsieur Nikolay?

La scelta alla Galerie du Jouet Ancien è vasta: è rappresentata quasi tutta la produzione più famosa, e non è stato facile resistere al fascino di qualche pezzo davvero ammaliante. E infatti non ho resistito. I soldi non me li porto mica nella tomba.

La Galerie è presente anche su Ebay e ormai è organizzata per spedire modelli in tutto il mondo. Ma un viaggio di persona resta sempre qualcosa di insostituibile.

Del resto neanche i modelli, ma fanno allegria. Stasera incontro con Bigaudet, alcuni progetti sono andati avanti, sarete informati. Mica è bischero, quello. Bonne nuit à tout le monde. Je m\’endors là.

Da Parigi – considerazioni sparse

La grande frequentazione di queste ultime 24 ore (oltre 600 visualizzazioni, niente male per un blog qualsiasi) mi conferma che ogni tanto è utile, oltre che divertente, affrontare alcuni temi diciamo così, teorici. I contributi che i lettori hanno dato al mio precedente post testimoniano che esiste la volonta e anche il piacere di parlare di certe cose. Ne sono contento. In questo momento mi trovo a Parigi per i miei traffici modellistici e domani incontrerò Bertrand Bigaudet, che come molti sapranno, a dicembre ha chiuso la boutique ACB senza peraltro abbandonare l\’attività commerciale. Semplicemente, come è logico ormai di questi tempi, mantenere un negozio nel centro di Parigi era antieconomico e adesso può benissimo continuare su eBay e attraverso i tanti contatti accumulati in questi anni di esperienza. Del resto uno dei suoi centri principali d\’interesse, il giocattolo d\’epoca, ha subito recentemente un tale calo di richieste da suggerire un ridimensionamento della sua pur ridotta struttura (ormai lavaorava da solo). Le conversazioni con lui sono sempre interessanti.

A proposito di \”teoria\”: non temete, ritornerò presto con argomenti molto… concreti. Nel frattempo, però, pensavo di scrivere qualcosa presto o tardi sulla psicologia delle aste, altro argomento che tocca non solo i collezionisti di opere d\’arte, ma anche i collezionisti di modelli. Ed è una psicologia che si lega non necessariamente all\’asta tout court, ma anche alla semplice apparizione sul mercato di un pezzo particolarmente raro e/o pregiato, in grado di fare il classico effetto del sasso nello stagno. Argomento con pochi spunti? Ne ha scritto anche un famoso critico d\’arte, a proposito di quadri e di arte moderna, ma vedrete che il tema si applica alla perfezione al nostro piccolo mondo di collezionisti di automodelli.

Intanto, domani penso di fare anche una visita al mondo degli obsoleti, che in questi ultimi anni ho parecchio trascurato, anche perché necessiterebbe di una competenza che onestamente non mi sento di avere.