E\’ in corso di preparazione il libro di Tiziano Gallinella (Piacenza), Mini Alfa del XX secolo, un volume sui modelli Alfa Romeo riprodotti in scala 1:43; composta di 350 pagine, l\’opera (formato cm 30×22) avrà testi in italiano e in inglese, con 2500 modelli fotografati e listati con valutazione e grado di rarità. Per informazioni: tqxgal@tin.it
Novegro, borsa scambio, 9 settembre 2012
Si è trattato della peggiore edizione della borsa di scambio di Novegro da anni e anni a questa parte. A memoria non ne ricordo una così stanca, povera di partecipanti e di pubblico. Un bel pezzo del padiglione, isolato da un divisorio, era rimasto malinconicamente deserto. Assenti molti nomi che normalmente frequentano la borsa a Novegro (Arena o Antelmi, per citarne appena un paio, ma anche un paio di espositori francesi, spesso presenti); forse avranno deciso di puntare sull\’incontro dell\’Expo di fine settembre. Quanto al pubblico, la scelta degli organizzatori di piazzare la borsa di scambio di automodelli la domenica del Gran Premio di Monza è stata oltremodo infelice. Insomma, sembra che ci si siano messi tutti (organizzatori, Formula 1, weekend tutto sommato ancora estivo, crisi…) a rendere particolarmente malinconica questa edizione del Novegro settembrino. Di conseguenza anche la qualità della merce esposta è stata inferiore agli altri incontri. Pochi modelli davvero degni di nota, moltissimo materiale da edicola, quasi traboccante e a prezzi forse più bassi rispetto alle passate edizioni. Certo, sapendo guardare bene, qualcosa di buono era possibile trovarlo, e viste le premesse l\’ottimo affare era dietro l\’angolo: venditori in vena di sconti, trattative possibili. Insomma da Novegro è comunque difficile uscire a mani vuote, anche se stavolta per trovare qualcosa di valido ci si doveva impegnare abbastanza. Valeva la pena guardare con un po\’ di attenzione i vecchi kit proposti dall\’inossidabile Angelo Tron, da Riva e forse anche Pantosti (con addirittura un po\’ di scatole della gloriosa Hobby Tecnica di Via Andrea del Sarto a Firenze… eoni fa…). Belli alcuni obsoleti, specialmente tre o quattro Dinky o Corgi perfetti con scatola proposti dal Museo veneto del giocattolo; c\’era anche un\’ampia scelta di Solido fine serie 100 e Gam in condizioni eccellenti, praticamente mai usciti dalla scatola (due Manta Coupé n.188, una nel classico grigio metallizzato con cofano nero, l\’altra nel più inusuale verde metallizzato, venivano via a 30 euro, tanto per fare un esempio). Interessanti anche i pezzi di un venditore tedesco molto organizzato, specializzato in modelli e accessoristica promozionale Porsche, con ribassi nell\’ordine del 50-70%, se non ricordo male. Insomma, chi è andato alla borsa spero che abbia trovato qualcosa di suo gradimento; chi non c\’è andato sappia che non si è perso gran ché e speriamo che si sia goduto il GP.
| Un classico: il vialone che conduce verso il centro espositivo. |
| Le auto parcheggiate sembrano tante, ma verso le 10 non c\’era certo la ressa per entrare. |
| Lo stand di Angelo Tron, che proponeva fra l\’altro alcuni interessanti kit F.1 di Tameo, HiFi e FDS. |
| L\’Aquilone tiene duro. |
| Liquidazioni a Pit Stop, con molti modelli a 10-15 euro (anche dei bei Norev). |
| Lo stand di Riva meritava un\’occhiata un po\’ più approfondita anche per i molti kit a prezzi interessanti (Mini Racing, Starter, Provence Moulage, SMTS…). |
| Ormai la borsa non è più sufficiente a riempire l\’intero capannone. |
| Gabriele Pantosti. |
| Novità di Atelier Car Model. |
| Cinzia Pantosti all\’opera. |
| I francesi sono organizzati… |
| Piero Tecchio e Angelo Tron! |
Porsche 908/3 Starter e Marsh: un rapido confronto
L\’apparizione sul blog di un montaggio di Renardy della Porsche 908/3 di Starter e alcuni accenni all\’omologo modello di Marsh, uscito di recente, avevano indotto alcuni lettori a richiedere un confronto più da vicino di queste due riproduzioni. Lo Starter, uscito alla metà degli anni ottanta, è stato a lungo l\’unica 908/3 disponibile e neanche Spark, che pure ha già riprodotto alcune varianti della 908, sembra aver previsto a breve la produzione della Mk.III in configurazione 1970/71, come invece ha fatto Marsh Models, che è uscita con le versioni Targa Florio / 1000km Nuerburgring di entrambi gli anni, commercializzate sia in kit che montate. Di seguito pubblico un piccolo prospetto delle dimensioni principali dei due modelli, rapportate con le misure ufficiali e con i riscontri teorici in scala 1:43, ben sapendo che non sono solo le misure in sé e per sé a \”fare\” un modello: ci giocano, ovviamente, anche le proporzioni, l\’interpretazione delle linee, la giustezza delle bombature o degli spigoli. Dalle misurazioni, in ogni caso, emerge la sostanziale esattezza di entrambe le interpretazioni: Starter prima e Marsh Models poi, non si sono allontanate che di valori frazionari dall\’esattezza assoluta. E\’ vero che la 908/3 non sembra una vettura difficile da riprodurre: sostanzialmente è una specie di parallelepipedo con quattro ruote. Il Marsh, generalmente, ha qualche linea più \”mossa\” rispetto allo Starter, con una coda più rastremata e un andamento del bordo dei passaruota posteriori più tondeggiante: in questo, a mio parere, né l\’uno né l\’altro modello hanno azzeccato in pieno l\’originale, ma dopo aver confrontato parecchie foto dell\’auto vera mi sono convinto che esistevano alcune varianti nello stampo delle carrozzerie e che possono esserci quindi delle discrepanze dovute alla configurazione scelta. Ho omesso nel confronto numerico i dati della carreggiata anteriore/posteriore, che variavano di gara in gara, in base a tutta una serie di interventi sull\’assetto. Credo che a parte le misure delle due carreggiate, la cosa più importante sia il rispetto della larghezza della carrozzeria, nella quale le ruote debbono inserirsi in maniera armonica, senza creare quegli scompensi visivi che rovinano tanti modelli peraltro riusciti. Come dato numerico, salta all\’occhio su entrambi i modelli l\’altezza massima, eccessiva, anche se questo non inficia la valutazione d\’insieme.
1:1: lunghezza mm 3540, larghezza mm 1950, altezza mm 675, passo mm 2300
1:43: lunghezza mm 82,33, larghezza mm 45,35, altezza mm 15,70, passo mm 53,49
Starter: lunghezza mm 82, larghezza mm 44, altezza mm 19, passo mm 53
Marsh Models: lunghezza mm 83, larghezza mm 45, altezza mm 19, passo mm 54
Lasciamo ora spazio alle immagini, in un confronto visivo fra le due versioni del 1970:
Rassegna stampa: Auto Modélisme 182
Andiamo avanti. Il numero di settembre di Auto Modélisme concede la quasi totalità dello spazio di copertina alle grandi scale, che sono giusto l\’argomento dell\’editoriale del direttore Alain Geslin. Ora che anche Spark ci ha preso gusto con l\’1:18 – si domanda Geslin – quali scelte faranno gli appassionati dell\’1:43? Resteranno fedeli alla scala piccola o si faranno tentare? Lasciando la risposta a questa domanda a chi ha voglia di fare previsioni, diamo un\’occhiata ai contenuti principali del numero, con un occhio di riguardo all\’1:43 (in fondo questo blog è dedicato a questa scala). L\’articolo tematico è dedicato alle Lotus GT in 1:43, con tante foto di modelli eterogenei (obsoleti, diecast moderni, speciali vecchi e nuovi), il tutto condito da una storia dello sviluppo delle Lotus stradali.
E\’ un\’impostazione classica per un articolo di una rivista di automodellismo: scegliere un soggetto, scriverne la storia (spesso risaputa) e buttarci dentro un po\’ di roba mista. Lo faceva AutoModelli del buon Barteletti all\’inizio degli anni ottanta. Personalmente ho sempre trovato questo metodo assai poco convincente, ma si sa, le pagine vanno riempite e lo dico senza acredine.
Modello stradale 1:43 del mese è la Voisin C24 Aerodyne 1934 di Chromes, che ci ha abituato a miniature di grande qualità e pulizia, nel settore delle carrozzerie speciali anni trenta e dintorni. Fra le competizione, ancora gli artigiani ad aggiudicarsi la palma di modello del mese: Vroom con la Matra MS650 Coupé sperimentale e Accro Mini 43 con una Porsche 911 GT3 Cup in configurazione rally e sponsor Yacco; il prototipo è dovuto a Patrick Cornu. Un modello simpatico ma ci si può chiedere i perché di una scelta non proprio originale, anche se la qualità sembra esserci. Niente da dire sulla MS650: i modelli di Ottenwaelder sono quasi sempre molto convincenti. Benoit Sayze firma invece un articolo sui diorami NASCAR in 1:43, un argomento originale, sostenuto da creazioni che non mancano di colore e di creatività. Viene in mente quel celebre libro di Smokey Yunick, Best damn garage in town. Leggetelo, vi divertirete. Per restare in tema, segue la prova di montaggio di un transkit di Oval43 (cui fa capo François Bensignor) con cui si può ottenere l\’AMC Matador nella NASCAR 1974, integrando i pezzi forniti con una plancia di decals Pattosplace. Sarò distratto, ma nell\’articolo non si cita la marca della base di partenza (credo sia un modello da edicola della James Bond Collection). Curiosamente non si fa neanche mai menzione della scala, anche se il nome della marca lascia ben pochi dubbi in merito. Il resto è diviso fra grandi scale (con la Porsche 935/78 in 1:18 di Spark in bella evidenza) e slot.
Kess Models: un assaggio
…se ne era parlato di recente sul forum Duegi, ma finora nessuno, a quanto pare, li aveva visti dal vivo. Conto di pubblicare quanto prima una dettagliata recensione dei due modelli più interessanti per il pubblico italiano (e direi europeo), l\’Alfa Romeo Alfa 6 Quadrifoglio Oro e la Maserati Quattroporte 4,9 del 1983. Questo è solo un breve flash, ma posso dire che ad una prima occhiata l\’impressione è di modelli davvero \”seri\”, di ottima qualità, uno scalino superiori ai Neo Scale Models anche per quanto riguarda la qualità di montaggio. Spero che la sorpresa positiva venga confermata in sede di \”prova su strada\”, dove spero di fornire anche alcune notizie sul fabbricante e sulle sue strategie. Insomma sono nati da poco ma promettono!
Speciali Spark: Porsche Carrera RSR Kremer e 962C Joest
E\’ sempre più difficile tenere il passo delle numerose edizioni speciali che Spark realizza in collaborazione con importatori, distributori, negozi, sponsor, team, organizzatori e piloti. Fra le uscite più recenti segnalo queste due referenze, che interesseranno sicuramente i porschisti per la loro originalità, seppur nell\’ambito di due filoni già ampiamente sperimentati. Di concerto col Kremer Racing è uscita la Porsche 911 Carrera RSR 3.0 sponsorizzata Samson nella configurazione 1000km di Spa 1974: come sempre si tratta di una realizzazione molto accurata, con tanto di scatola Kremer specifica nei colori della vettura e basetta con descrizione completa della gara e logo Kremer Racing. Edizione numerata in 400 pezzi.
L\’altro modello deriva dalla collaborazione col sito Endurance Info: dopo la 962C lunga dei test di Le Mans 1993 (n°18), uscita nella stessa serie, ecco la vettura corta con alettone a sbalzo, pilotata in quella stessa occasione da \”John Winter\”, Frank Jelinski e Manuel Reuter. In questo caso la produzione è limitata a 333 esemplari numerati.
Da incorniciare…
Modelli Auto chiude
Il numero 114 è stato l\’ultimo di una rivista nata ormai quasi vent\’anni fa. La notizia era nell\’aria e sorprende solo i più disattenti. Tante volte si è parlato in questo blog dell\’opportunità di tirare avanti una rivista cartacea in un mondo che sembra andare in tutt\’altra direzione. Non è questa la sede per previsioni e analisi di questo genere, tantopiù che esistono illustri studi in materia economica, sociologica e storica che dimostrano \”facilmente\” l\’una e l\’altra tesi: che il mondo dell\’informazione cartacea è finito o che anzi, in questo contesto così particolare, l\’estrema specializzazione ha un proprio senso anche sotto la vecchia forma di carta stampata. Lasciamo da parte questi discorsi; piuttosto fa male, in generale, vedere frustrate le capacità di una persona come Umberto Cattani, costretto tante volte a chinare la testa di fronte a scelte editoriali discutibili, quando non smaccatamente miopi per non dire incompetenti. L\’incompetenza non è una colpa, ma può essere corretta e le si può dare delle direttive; se al contrario si abbina alla mancata volontà di ascoltare, allora diventa una colpa. Diciamo che tutto sommato questo infausto 2012 è servito come valido pretesto alla dirigenza per sbarazzarsi di una patata bollente che ormai da anni era diventata la cenerentola del gruppo. E questa, professionalmente e umanamente, è stata una profonda ingiustizia. Da giornalista mi sento solidale col caporedattore che sta vivendo un momento difficile. E\’ al di là di qualsiasi considerazione tecnica che il mio pensiero va a una persona che per anni non è stata valorizzata a dovere e ora viene sacrificata sull\’altare di scelte discutibili, di cui solo chi ha lavorato in questo settore può capire le ragioni, anche senza condividerle. Modelli Auto andava sostenuta perché non è vero che per questo genere di rivista non c\’è più mercato; e invece, alla prima occasione, si è tagliato il ramo secco senza neanche avere il coraggio di portare a termine l\’anno. Concludo queste poche righe di commento con una nota di ottimismo: i contenuti di Modelli Auto erano frustranti, insufficienti, naif e poco originali; le foto magari tecnicamente perfette ma asettiche e poco \”giornalistiche\”, non c\’erano i personaggi, non c\’era approfondimento, non c\’era l\’elasticità, la duttilità che dovrebbero contraddistinguere una pubblicazione per una cerchia di appassionati-specialisti. Ora si potrà fare solo meglio perché a volte non tutto il male vien per nuocere. E che questa sia una buona serata anche per chi è incerto o preoccupato per il proprio avvenire.
L\'accumulo di kit e la ricerca di un senso…
…soprattutto quando se ne hanno troppi. Non è un caso raro: c\’è gente che ne ha due garage pieni. Ma non è questo il punto. Il punto è un altro: almeno nella mia storia di collezionista, i kit sono sempre state le prime cose a partire in caso di mancanza di liquidità. Si sa che il collezionista spende più di quanto potrebbe e dovrebbe. Quando si trova con l\’acqua alla gola deve vendere e dovendo farlo sceglie le cose più superflue o quelle meno necessarie, vedete voi. Poi però riaccumula, finendo per chiedersi ciclicamente che senso abbia l\’accumolo e finendo anche per rivivere la necessità di rivendere per tamponare le falle economiche provocate dall\’iperattività di accumulo. Fin qui tutto bene. Più o meno siamo tutti malati della stessa malattia, anche se c\’è chi riesce ad essere saggio. Avere pochi soldi non è una scusa. Conosco chi si venderebbe anche la mamma per poter continuare ad acquistare modelli. In questo senso il tutto funziona un po\’ come una droga. Solo che non ti ammazza e non è proibita. Per il resto, le dinamiche sono le stesse. I kit, quindi, come merce di scambio, come scelta del male minore. Spesso del male minore, quando non siano necessarie altre misure ancora più radicali. Dio ne scampi. Ma i kit, come le unghie, per fortuna ricrescono. E forse le varie scremature, dalle quali sono stati eliminati i pezzi meno interessanti, servono per capire – anche nel caso delle scatole di montaggio – di cosa ci sia \”assoluta necessità\” e di cosa no. Sui kit \”normali\” il discorso è semplice: vanno e vengono. Per i kit AMR la faccenda diviene più articolata: prima di tutto la loro presenza è subordinata a quella di un montatore e ancora di più, di un progetto ben determinato: questo è per Magnette, questo per Liatti, questo nel 2049 lo farò fare ad Hayakawa, questo lo monterà tizio, questo l\’elaborerà caio e così via. Dai miei numerosi stravolgimenti ho ormai escluso i vecchi X-AMR, quelli nelle scatole piccole perché secondo me non ha senso farli montare. Ci ho provato e i risultati sono sempre interlocutori. Molto meglio cercare un montaggio dell\’epoca, magari con un bel pedigree, e accontentarsi di quello. Inutile prendere un\’Alpine A210, una Porsche 911S di Le Mans o una Ferrari 365 GT4/BB e cercare di farne ciò che non sono mai state. Inutile proprio, e anche frustrante, a meno di non dare tutto a un giapponese che lascia in piedi sì e no il 10% del kit d\’origine (ma anche in questo caso mi sto convincendo sempre più che un kit in resina rappresenti l\’ottimale per quel tipo di progetti). Avevo una GTO 64 di X-Nostalgia montata con criteri moderni, anche troppo. Partiti con l\’idea di un montaggio \”coerente\” abbiamo finito col farne qualcosa che, come si suol dire, non è né carne né pesce. Qualcosa, insomma che non rende l\’idea della vettura reale né, d\’altronde, rispetta più il concetto iniziale del kit. Con gli AMR e derivati questo limite è difficilissimo da intravedere ma è ben presente, e determina la riuscita di certi montaggi semplici e il fallimento di altri più complessi. Armati delle migliori intenzioni, arditi elaboratori cozzano contro il muro di gomma dell\’equilibrio perduto.
Domenica scorsa, lunga conversazione al telefono con Jean Liatti. Si parlava proprio dell\’equilibrio dei montaggi. Attualmente mi sta preparando una Ferrari 250 GT Coupé Pininfarina (X-AMR) e discutevamo proprio sull\’opportunità di aggiungere questo o quel particolare. Devo ammettere che sempre più frequentemente mi trovo abbastanza intollerante verso certi montaggi carichi di particolari su questo tipo di kit: certi risultati mi danno l\’idea di un affastellamento barocco senza costrutto, che genera una sovrapposizione senza armonia. Ora come ora, neanche l\’idea del trasparente sopra le decals mi convince più di tanto, almeno per montaggi come questi. Osservando alcuni montaggi di Liatti, ma anche di Laplace o di Magnette, mi sono reso conto che c\’è un filo conduttore che li unisce. Un\’idea di semplicità e di visione di insieme.
Inizio e fine anni settanta: Porsche 908/3 e Ford Capri MkII Gr.1
Ormai il mio tavolino di vetro è diventato lo sfondo di meditazioni e considerazioni varie, più o meno coerenti. Riflettevo recentemente sul piacere di kit montati in modo classico; come dice il mio amico Madyero, la bistecca alla fiorentina è buona ma possono essere buone anche le polpette fatte in casa. E a volte i risultati sorprendono.
| Il posteriore della 908/3 Starter di Renardy, col particolare crick montato alla Targa Florio del \’70 |
Mi è già capitato di scrivere della Porsche 908/3 recentemente montata da Renardy, che oggi è rimasta per un po\’ di tempo sul \”solito\” tavolino di vetro, per essere guardata con più calma. Ho un paio di Marsh Models dello stesso soggetto e – ebbene – questo Starter montato con \”passione\” non ha niente da invidiare al più recente modello inglese. Accanto alla 908 c\’era sul tavolino un\’altra… \”polpetta\”, vale a dire una Ford Capri MkII Gr1 di Mini Racing, la versione BP che corse la 24 Ore di Spa del 1979.
| La 908/3, stessa gara ma vettura bianca, di Marsh Models, che ha risolto la riproduzione del crick integrandolo alla fotoincisione che rappresenta la struttura posteriore. |
Documentazione sul soggetto, poca: giusto una bella foto che Umberto Cattani mi postò sul forum Duegi quando chiesi lumi su questa macchina e una sgranata foto proveniente da un AutoHebdo dell\’epoca. Poca roba quindi, e parecchio di cui andare a casaccio o quasi, con tutti i rischi del caso. E infatti… Il kit Mini Racing aveva la guida a destra. \”Sarà stata una vettura ex-BTCC\”, avevamo pensato alla prima, tantopiù che alcune Capri viste a Spa, anche di team non britannici, avevano la guida a destra. E invece, guarda che ti riguarda, la Capri BP la guida l\’aveva… a sinistra.
Cambia quindi tutto: sposta il sedile, modifica il cruscotto, tutto sembrava a posto. Arrivato il modello, l\’ultimo lampo: anche il terminale di scarico andava cambiato, da sinistra andava portato a destra. A quello ci ho pensato io: ho ritagliato un tubo di metallo da un doppio scarico di una GTO (!) conservando il terminale in vero tubo, che ho opportunamente schiacciato. Altra piccola correzione, una decal Dunlop che andava spostata più in basso sul muso. Alla fine, una bella coppia di modelli che rappresentano l\’inizio e la fine degli anni settanta. Un filo conduttore esiste!
