Trovandomi un po’ bloccato nel cuore della Francia, l’unico antidoto alla noia di una giornata non banale (elettorale) ma pericolosamente provinciale è stato quello di tuffarmi in una delle tante brocante che costellano le piccole città. Questa, non lontana dal circuito di Charade, è particolarmente grande. La gente partecipa, gira, confronta, conversa.
E’ un’occasione per socializzare, cosa che i diabolici architetti del sistema covid avrebbero voluto soffocare, fallendo però nei loro esperimenti d’ingegneria sociale. Sì, lo so, sono complottista, però anche Giulio Cesare venne ucciso da un complotto. Fine della divagazione.
Proprio ieri parlavo con l’amico Elio Venegoni della magia dei kit Solido. E, come nulla accade per caso, proprio stamani mi sono imbattuto, nel caos allegro della brocante, in alcune di quelle scatoline rettangolari che tanto ci facevano divertire quasi mezzo secolo fa (detta così fa quasi paura). “Erano di mio padre”, dice la titolare del banchino, che vende anche alcuni Solido montati, oltre a Burago, roba da edicola e così via. “A noi bambini vietava di metterci le mani dentro e ha sempre raccomandato di non montarli, perché avrebbero dovuto restare così come sono”. Non male.
A sinistra, la VW Scirocco Gruppo 2 di Solido, numero 1059, con ancora sulla scatola il prezzo dell’epoca: 30 franchi e 20 centesimi! Al centro una miscellanea di modelli 1:43 e anche 1:24
Lo stato delle confezioni non è perfetto ma lo sono i contenuti: due Ford Capri (una scatola vecchio tipo, una nuova), la Citroën CX Rally, la Volkswagen Golf. In più, una VW Scirocco dell’ultima serie “storica” – ultradoppione ma a un prezzo stracciato non si poteva lasciare lì – e una simpatica R8 Major dell’ultima produzione francese prima del trasferimento in Cina.
Nulla di trascendentale: ai vide-greniers se trovi qualcosa bene, altrimenti pace
Non male per un posto che sembrava promettere solo pezzi sfusi di Lego, bambole, tazzine e calendari del 2010. I kit forse li monterà Allinand, forse li monterò io oppure resteranno così, come avrebbe voluto il primo proprietario, che li comprò intorno al 1980. Resta, anche per me, la voglia di riprendere in mano alcuni di questi kit e di assemblarli come si sarebbe fatto nel loro periodo.
Ne riparleremo, di questi kit Solido, perché la loro valenza nella storia dell’1:43 è stata notevole. Abbiamo quasi sconfinato nel terreno delle rubriche “Storie di modelli” e “Modelli del passato”, che so essere molto apprezzate dai lettori di PLIT. Una domenica ronfante vivacizzata da qualche umile scatolina. Quasi un miracolo, no?
Devo dire che noi media siamo privilegiati. Hospitality, sale stampa, agevolazioni varie rendono le trasferte non dico facili ma almeno un minimo confortevoli. Da tempo immemorabile non affronto una gara nei panni dello spettatore, né penso che lo rifarò una volta che la mia vicenda professionale sarà conclusa. Però può essere istruttivo e interessante capire cosa sia una gara pesante come la 24 Ore di Le Mans sfidata da semplice visitatore. E se si tratta della prima volta, la cosa può essere ancora più intrigante. Lascio quindi spazio a una serie di scritti di Riccardo Fontana, che pubblicherà una sorta di Diario di Le Mans 2024, a perenne monito per chi vorrà tentare l’avventura… the hard way, come avrebbe detto Perry McCarthy. [David Tarallo]
testo e foto di Riccardo Fontana
12 giugno, è l’ultimo giorno prima della partenza, e le cose si fanno difficili: si preannunciano mille rotture di palle al lavoro, e c’è la riunione condominiale alla sera alle sei (noi siamo alternativi, la riunione la facciamo a giugno inoltrato con chiusura del bilancio a settembre).
In tutto ciò, devo ancora finire di preparare la borsa, onestamente non so neanche se ci stia tutto: lo spero, ma non ne ho la certezza.
Luca è messo peggio: prenderà un aereo da Praga a Linate alle dieci di sera, con arrivo a casa previsto all’una di notte.
Arriverà alle tre passate dopo svariati ritardi, fresco come una rosa e pronto a preparare la borsa e a partire alle sei del mattino: partiremo alle sette e mezza completamente brasati, con davanti qualcosa come 900 km di tappa.
Entriamo in autostrada per uscirne a Cesana Torinese: per mia ferma volontà l’autostrada va ridotta al minimo e limitata ai soli tratti italiani, da Clavière in poi faremo – teoricamente – solo delle routes nationales che, essendo molto più belle delle italiche autostrade, promettono di essere molto scorrevoli.
Durante il primo pezzo di autostrada faccio in tempo a mandare a quel paese tutta una serie di camionisti in sorpasso perpetuo: moderni emuli di Mansell e Senna in Spagna nel ’91, hanno veramente – e genuinamente – rotto le palle, stupide e pericolosissime barriere mobili sull’orlo degli 80 km/h che non sono altro.
Facciamo colazione da Cartier (Autogrill) pagando due caffè e due brioche onestissimi 11€, e facciamo in tempo a sconvolgerci per i costi illogici della tratta Torino-Cesana: davvero allucinanti, e per di più per la fruizione di un continuo cantiere, dove si procede incolonnati a 50 km/h.
Usciamo a Cesana, e ci saluta il Monte Chaberton con la sua testa piatta e le sue otto torrette (che non vediamo causa nuvole, che coprono la vetta come se fosse il Monte Olimpo) antica fortezza più alta d’Europa ed orgoglio italico (stesa in pochi giorni nel 1940 dai francesi a colpi di mortaio sparati dal fondovalle di Briançon).
Luca fa benzina, io la farò a Briançon, forte del fatto che la Balena blu sia molto più generosa a livello di serbatoi del suo Ténéré normale.
Pausa caffè (e per me benzina) a Briançon, sono circa le 10 del mattino, e ridendo e scherzando abbiamo già fatto 300 km.
C’è un bel sole, non fa freddo: il navigatore – chissà perché – evita di farci passare dall’Alpe d’Huez e dal Col du Lautaret ci fa svoltare a destra verso il Galibier, dove ci accoglie un panorama mozzafiato, con montagne deserte e molto ghiaccio vivo.
Luca si spaventa un po’ per i molti tornanti completamente esposti sul nulla, tipici delle strade alpine francesi, ma per il resto procediamo senza nessun problema.
Inizia a fare freddo, com’è inevitabile che sia data la quota.
Scollinati dopo la celebre galleria in vetta al Galibier, ci fermiamo in un paese poco più avanti a comporci un panino (con Orangina annessa) ad un Super U, ma non c’è troppo tempo per fermarci: mancano ancora 430 km all’arrivo di tappa a Nevers, e non è poco.
I due Ténéré fermi al Super U di Mâcon nel pomeriggio, coi numeri di Gazoline sulla sella del mio
Passiamo nelle vicinanze di Chambéry, e lambiamo da relativamente lontano Lione: ben presto però, la stanchezza inizia a farsi sentire, e la priorità diventa arrivare quanto prima all’hotel per riposare.
Pause ridotte al minimo dunque, limitate al rabbocco di benzina, e soprattutto con medie che iniziano a crescere furiosamente: in molti tratti iniziamo a rasentare i 150 km/h, poi i 170, infine i 190…
Più di una volta vedo delle cascine come di Citroën H, Simca P60 e Peugeot 203 in stato di semi-épave, e vorrei un casino fermarmi a guardare e fare delle foto, ma Giacomo Agostini là davanti (che detiene il navigatore) non pensa che a raggiungere Mike Hailwood, e non c’è verso nemmeno di rallentare…
Spero onestamente di non beccare degli autovelox, che oltralpe sono molto meno segnalati che nel belpaese, ma a questo punto neanche ci penso più, preferendo concentrarmi sulla mia conservazione in vita: quest’andatura non mi rende affatto felice, ma non ci posso fare nulla…
Passiamo vicini a Mâcon ed a Cluny, dove c’è il monastero da cui partirono le prime Crociate, ma ovviamente sono solo cartelli letti di sfuggita.
Arriviamo a Nevers alle otto di sera presso il locale Hotel Ibis, posizionato sul ponte sulla Loira che conduce alla città, e ci avviamo a cena.
Dopocena svengo vestito, senza nemmeno lavarmi i denti: domani mattina, domani mattina qualunque cosa, non c’è voglia per nient’altro che per scendere a rapidi patti con Morfeo.
In un articolo di qualche giorno fa (https://pitlaneitalia.com/2024/06/24/elogio-della-banalita/), Riccardo Fontana analizzava la Ford Escort di Solido, e la redazione aveva un po’ provocatoriamente intitolato il pezzo “Elogio della banalità?”, certo mantenendo un prudente punto interrogativo.
Tutto fuorché banali, in effetti, sono quei Solido degli anni ’70, con i quali si sono divertite generazioni di collezionisti e modellisti. Prova ne è che anche da un modello “normale” come la Ford Escort c’era verso di tirar fuori riproduzioni coi fiocchi, grazie ai tantissimi transkit commercializzati fino ai primi anni ’80. Non sempre era tecnicamente facile ma i più bravi ottenevano risultati degni di nota.
Ecco, sempre in tema, alcune foto di modelli di Marco Nolasco, che ringraziamo: ancora l’immarcescibile Escort e altri due Solido suoi parenti abbastanza stretti, la Fiesta e la Volkswagen Golf, per le quali valgono le stesse considerazioni fatte da Riccardo commentando la Escort.
Il colpo d’occhio è sempre notevole, eppure quanta semplicità. Semplicità, non ovvietà.
Torna una R5 Alpine nella gamma OttOmobile, stavolta in 1:12. Il modello, numero di catalogo G078 e in serie limitata a 999 esemplari numerati, è in pre-ordine da oggi fino a mercoledì 12 luglio.
Capolavoro dell’innovazione e dell’arte del viaggio alla francese, la Citroën DS festeggerà il suo settantesimo anniversario nel 2025. Lanciato nel 1955 al Salone dell’Auto di Parigi, questo modello ormai ha avuto un impatto immediato sul pubblico, testimoniato dalle migliaia di moduli d’ordine sottoscritti durante il Salone.
Pensata per riflettere l’avanguardia dell’industria francese attraverso l’unicità della sua architettura tecnica, il design elegante, il piacere di guida e le sue caratteristiche di comfort e sicurezza, la Citroën DS ha acquisito uno status leggendario, diventando il simbolo di un’arte che va oltre il mondo dell’automobile.
Il poster ufficiale di Rétromobile 2025 mostra i DS Balloon disegnati dal direttore della pubblicità Claude Puech, uno dei principali protagonisti del lancio della DS. Prodotta nel 1959, questa campagna sottolinea in modo originale e d’impatto il comfort di prima classe che si prova a bordo di una DS, un comfort che è sempre presente nel DNA del brand.
Presenta una DS19 di colore arancione “Tortoiseshell blonde” appoggiata su quattro palloni al posto delle ruote, rappresentanti le sfere del sistema di livellamento oleopneumatico delle sospensioni idropneumatiche, che sembrano galleggiare sull’acqua. Le foto, elevando la DS al rango di opera d’arte d’avanguardia, hanno fatto il giro del mondo e hanno contribuito all’influenza della vettura nel corso dei decenni.
Rétromobile 2025 sarà uno degli eventi clou delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della DS, il cui programma sarà annunciato prossimamente.
Guido Danieli è un giovane fotografo appassionato di automobilismo che ci ha proposto la pubblicazione di una vasta scelta di immagini della Vernasca Silver Flag, svoltasi dal 21 al 23 giugno scorso. Visto il numero di foto, abbiamo deciso di dividere la documentazione in quattro parti. In questa prima sezione pubblichiamo le foto del paddock.
L’organizzazione di Epoqu’Auto ha reso noti i contenuti principali della 45ma edizione, in programma dall’8 al 10 novembre. Fra le iniziative più interessanti, una nuova vendita all’asta di Youngtimer, allestita da Osenat venerdì 8 novembre alle 16. Vi sarà poi uno spazio di oltre 300mq dedicato alle Youngtimer giapponesi; in esterno, al parcheggio P4, si raduneranno oltre 150 vetture nipponiche, con l’organizzazione Japan Days. Anche le moto riceveranno ancora maggior attenzione, con focus sulle BMW delle forze dell’ordine francesi, sulle motorizzazioni Chaise e sulle tout terrain dagli anni ’60 agli anni ’80.
Sotto, il pdf scaricabile con la presentazione dell’edizione 2024.