testo e foto di Andrea Rossignoli
Oggetto della recensione odierna è l’Alfa Romeo Giulietta riprodotta da BBR nell’ambito della propria linea Concept 43, ovvero quei modelli prototipati in Italia ma prodotti in oriente (come viene abilmente “celato” dato che non sono riuscito a trovare una dicitura di dove sia stata prodotta: sulla confezione è solamente ripetuto che il design è italiano).
Tranne che per la grafica della scatola, la confezione è uguale a quella dei BBR normali quindi piuttosto curata. Apprezzabile l’effetto pavé sulla basetta, più gradevole dell’usuale nero. Sulla stessa è poi riportata una placca metallica con la numerazione (la mia è la 30/50) e i marchi. La versione riprodotta è il top di gamma: sono presenti infatti i cerchi da 18, le minigonne nonché il doppio scarico.
Ad un primo sguardo la linea sembra essere fedele, tuttavia ad uno sguardo approfondito risulta poco sviluppata in larghezza e di conseguenza non trasmette la grinta del modello reale. Intendiamoci: nulla di veramente grave ma avrebbe fatto piacere ritrovare anche in scala questa sportività. Forse in questo caso la prototipazione computerizzata ha giocato un brutto scherzo e si è preferito non alterare le misure per avere maggior rigore, a scapito di dettagli non misurabili dai freddi numeri.
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| Peccato per le targhe di fantasia, con la posteriore di dimensioni uguali all\’anteriore. |
Al di là di queste considerazioni, che possono anche risultare personali, la finitura esterna si colloca sui livelli medio-alti di Spark con il plus dell’attenzione al montaggio, non sempre costante. Qui invece non ci sono dettagli macroscopici fuori posto, al limite si possono discutere le scelte progettuali come la maniglia delle porte posteriori (integrata nel montante del finestrino) riprodotta con la stessa fotoincisione delle cornici vetro e quindi in due dimensioni. A dire il vero nemmeno le maniglie anteriori sono un capolavoro in quanto un po’ troppo massicce.
Per contro è lodevole il gruppo ruota con pneumatici morbidi dotati di battistrada (senza essere da cingolato) , cerchi ben fatti con stemma Alfa e fori tridimensionali a simulare i bulloni. Da notare inoltre le pinze rosse dei dischi che sono tra l’altro differenziati tra anteriori (di diametro maggiore) e posteriori.
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| Non esaltanti i ripetitori laterali; inoltre uno dei due ha una bava della stampata. |
Al posteriore, in risalto c’è la filettatura del lunotto termico ben fatta ma anche la scritta “Giulietta” in fotoincisione. Ho scelto come colore il Blu Profondo metallizzato perché la metallizzatura è resa efficacemente, è meno scontato del Rosso Alfa (presente comunque in catalogo BBR assieme al bianco, al nero ed al rosso 8C) ed in grado di combinarsi bene con gli interni in rosso.
Questi ultimi sono in linea con il modello: la trama dei sedili è resa bene con i classici cannelloni e le decals con gli stemmi Alfa sugli appoggiatesta. La plancia, ben definita, è arricchita di deca per radio e strumentazione mentre il selettore DNA (microscopico!) è riprodotto separatamente come la leva del cambio e quella del freno a meno. Alcune attenzioni poco visibili ma apprezzabili sono il padiglione dotato di plafoniere ed alette parasole in pezzo unico e gli agganci delle cinture di sicurezza (che mancano!!).
Infine il capitolo prezzo: di listino è a 150 € ed è lievemente caro a mio avviso in confronto ai contenuti ma è anche vero che dopo poco tempo i Concept 43 si trovano su eBay e sullo stesso BBR Store con uno sconto del 30 %, pienamente accettabile.
Se la linea Concept 43 è stata creata per ampliare il bacino d’utenza BBR, in cambio di una qualità sensibilmente inferiore, l’obbiettivo è stato centrato. Se invece l\’obiettivo era metter paura ai giganti asiatici del resincast, l’industria italiana deve darsi ancora da fare.
Un ulteriore passo in questo senso l’ha compiuto sempre la casa di Saronno con la creazione di una nuova sottolinea chiamata Blue Moon di prossima commercializzazione che promette listini inferiori ai 100 € per gli 1/43 e ai 200 per gli 1/18, sempre curbside in resina.