Angolino storico: il primo Le Phoenix sulla stampa specializzata francese

La nascita della società Le Phoenix risale al 1993 e nei primi mesi di quell\’anno la stampa specializzata, soprattutto francese, ne dette notizie più o meno dettagliate. In questo caso presento la copertina di Argus de la Miniature n°156 del giugno \’93, che mise il primo modello Le Phoenix (la Ferrari 250 GT TdF 1959) in bella evidenza, riportando un trafiletto nella rubrica novità.

Per inciso, la stessa Argus, forse poco conosciuta fra i collezionisti italiani, meriterebbe un articolo specifico.

Blog, capolavori, brutture e sensi di colpa

Quante volte ho detto e ho anche sentito dire che un blog non è un forum. Un\’affermazione che sembra banale ma che nasconde tutto il senso di ciò che personalmente sto facendo con questo sito, e ciò che mille altri appassionati fanno con i loro. Ho pensato questo anche quando qualcuno si è sentito offeso dal fatto che in un \”pallino\” di qualche giorno fa ho dato di scimmia a chi acquista certi modelli. E non che si sia offeso per una mancanza di ulteriori dettagli; piuttosto per il concetto stesso che non terrebbe abbastanza conto dell\’esigenza di mantenere una pluralità di opinioni.
Sarei d\’accordo se fossi stato apertamente offensivo, per quanto lo status di scimmia, paragonato a certe realtà umane, sia da considerarsi una posizione di netto privilegio intellettuale. Ma al di là di questo, ho risposto a chi si era sentito urtato da questo paragone che non mi sentirei per niente offeso se qualcuno mi desse di scimmia per alcune mie preferenze modellistiche. A parte il fatto che non sarebbe la prima volta che accadrebbe. Io stesso mi sono autodefinito tale dopo alcuni clamorosi errori di valutazione. Che poi sono gli stessi errori che – assurti allo stato \”superiore\” di esperienza (altrimenti che ce ne faremmo?) – vedo fare da tanti imprudenti collezionisti. \”Ma chi ti dice che siano errori?\”, potrebbe controbattere qualcuno. E qui sta il busillis. E\’ un errore se si acquista qualcosa di scadente, magari pagandolo tanto, pensando di acquistare qualcosa di valido; non è un errore se lo si acquista ugualmente, ma avendo tutti gli elementi tecnici e storici per classificarlo e per rendersi conto del reale peso sul mercato di quel determinato oggetto. A prescindere dal fatto che spesso l\’acquisto è emozionale, la coscienza di ciò che ci si mette in casa è sempre bene averla. Torno all\’essenza di questo intervento: la presunta mancanza di democraticità nel definire scimmie gli acquirenti di alcuni capolavori.
Dicevo all\’inizio che un forum non è un blog. E\’ proprio per questo che ho creato questo spazio, per non mettere in difficoltà gli incolpevoli amministratori di un forum ospitante qualora si fossero presentati casi di contestazione o di coscienze ipersensibili (certi fenomeni, per inciso, a casa mia si chiamano coda di paglia, vabbè…). In realtà la questione sarebbe complessa. Esiste un sistema in grado di influenzare certe scelte dei collezionisti anche nel nostro piccolo ambiente. E l\’obiettivo sono magari alcuni appassionati piuttosto ricchi che si fanno facilmente influenzare da ciò che diventa di moda; da ciò che nel suo piccolo diventa uno status symbol.
Quando lavoravo a FSW ricordo che si faceva una pubblicità apertissima a uno come Barnett: e Barnett di qua, e Barnett di là, ecco un altro capolavoro di Barnett, con questo modello Barnett si è superato, come Barnett non c\’è nessuno e giù e su… La rivista veniva stampata e spedita ai quattro angoli del pianeta (Internet ce l\’aveva solo l\’esercito americano) e in mancanza di altre informazioni Barnett diventava un mito tribale e i suoi modelli automaticamente dei \”must have\”. Se non c\’avevi almeno un Barnett in collezione eri uno sfigato. Oggi il sistema esercita ancora pressioni e cerca di applicare le stesse logiche nell\’era di Internet. Operazione molto più complessa, almeno finché avranno voce i vari social network e compagnia bella. Tutto questo per dire che è inutile chiedere a questo blog di rispettare le varie voci, perché questo è il mio blog e chi ha qualcosa di diverso da dire, che si apra il proprio. E\’ un blog di informazioni (che in quel caso cercano di essere il più possibile \”neutre\”) ma è anche un blog di opinioni, che cerco di tenere il più possibile separate dalle informazioni, in modo che si riesca a capire abbastanza bene cosa è notizia da cosa è \”editoriale\”. E gli editoriali rispecchiano, dichiaratamente, le opinioni del padrone di casa. Tornando al tema principale, la definizione di scimmia nasce non dal un malinteso classismo, ma dalla tristezza nell\’osservare come alcune informazioni siano tuttora \”pilotate\”. E\’ un diritto sacrosanto del marketing, ma quando qualcuno cerca di dimostrare con fatti concreti come certi modelli siano irrimediabilmente sbagliati, il \”sistema\” reagisce e scatta il tentativo di buttarla sul politicamente corretto o nel peggiore dei casi sui sensi di colpa.

In preparazione la Giulietta berlina 1:18 di MiniMiniera

La Mini Miniera ha comunicato che la Giulietta t.i. berlina è in via di realizzazione. Si tratta del secondo modello in scala 1:18 voluto direttamente dall\’azienda di Cuneo, che da tanti anni opera come importatore/distributore. La Mini Miniera aveva fatto produrre già l\’anno scorso la Giulietta Sprint, un modello molto valido, con una linea molto fedele e soluzioni interessanti. Per restare nell\’ambito italiano, in 1:18 anche l\’artigiano Mamone aveva a suo tempo realizzato in 1:18 la Giulietta Sprint e Berlina: si trattava di modelli in resina, molto semplici, senza aperture, ma dall\’indubbio fascino della \”maquette\”, certamente diversi da ciò che normalmente propone il mercato.

Il foglio della Mini Miniera con l\’annuncio della prossima uscita della Giulietta t.i. in scala 1:18 e della versione Montecarlo \’62 della \”Sprint\”.

Come nel caso dell\’auto vera, alla Sprint segue la Berlina t.i., che sarà disponibile anche in versione Polizia Stradale. Intanto, della Sprint, oltre alle versioni stradali in bianco, celeste e rosso e all\’edizione speciale per il centenario dell\’Alfa (con libro Alfa nel cuore di Carlo Negri) sarà disponibile la vettura numero 119 vittoriosa di classe al Rally Montecarlo del 1962 con Borgerhoff/Mulder. Gli appassionati di rally apprezzeranno.

Un libro per i 100 anni di Schuco… e altri anniversari

Il 2012 è anno di importanti anniversari: abbiamo già ricordato quello di Italeri (50 anni), e vale ovviamente la pena di ricordare anche il mezzo secolo di Rio; addirittura un secolo lo compie la tedesca Schuco, che ha edito un libro sulla sua storia, disponibile sia in tedesco (catalogo numero 45 060 6500) sia in inglese (45 060 6600). Il prezzo in Germania è di circa 30.00 euro. Non ho avuto modo di sfogliarlo, per cui mi limito, almeno per ora, a una semplice segnalazione bibliografica. Tornando a Rio, peccato che per il momento non siano state previste pubblicazioni. La casa italiana, che fa capo a M4 Modelcars, celebra il proprio mezzo secolo di vita con un\’edizione promozionale della Itala in serie limitata e numerata di 298 pezzi. Un modello di fantasia, quindi più un oggetto promozionale più che una vera e propria riproduzione.

Wright e Strutt di nuovo al lavoro: artigiani della resina

Dopo il bel volume sugli artigiani del metallo bianco (di cui leggete qui: http://www.forum-duegieditrice.com/viewtopic.php?f=10&t=58736&hilit=lettura) gli inglesi David Wright e Ray Strutt si sono messi al lavoro su un\’opera probabilmente ancora più complessa, che parlerà degli artigiani della resina. Forse non un vero e proprio elenco di tutte le marche, ma piuttosto una storia delle persone che hanno dato vita a marchi più o meno longevi. Circa 180 nomi di produttori sono stati già recensiti, e di questi sono stati compilati già 65 capitoli. In una mail David Wright, col quale sto collaborando per fare luce su alcuni aspetti (nei limiti del possibile), mi ha trasmesso questo messaggio da pubblicare nel blog:

I have been very pleased at the response from traders and collectors around the world to the book that Ray Strutt and I wrote about those model makers that have worked with white metal – ‘The History of White Metal Transport Modelling’ and many have commented on how they cannot put it down! Very many have also asked – ‘What about resin?’ And so the research has begun into the artisans who have always worked with resin to make their models. I am finding this a fascinating journey, as while white metal was mainly UK, USA, and Germany, resin is the province of the many single artisans in Italy and France, together with new entrants from Eastern Europe.

I hope to have just as many stories of the people behind the models as there were in the white metal book, for which this new book will be a companion volume. I have many stories already, but some are proving hard to encourage to take part, and others no not reply!

So, if you create model cars or trucks or buses in resin, and would like to have your story in my book, then please contact me on mailto:davidandchrisw@btinternet.come I would like to work with you on it!  

Gallery di Francesco

Segnalo che l\’amico collezionista Francesco, conosciuto nel forum Duegi con il nick \”cico\”, ha aperto oggi su blogspot una bella gallery che ospita alcuni modelli della sua collezione, montati da Pier Angelo Antelmi. Modelli non adatti ai primati.

http://cicogallery.blogspot.it/

C\'era una volta MINIS

Nel panorama automodellistico degli anni settanta la rivista francese Minis Auto Magazine occupa un posto abbastanza importante. Fondata a Parigi nel 1975 come mensile, Minis era diretta agli esordi da Albert Roumat e nel comitato di redazione si trovavano dei nomi ancora oggi universalmente conosciuti e apprezzati: Bertrand Azéma (autore fra l\’altro dell\’opera fondamentale sulla Solido), Christian Huet, Serge Bellu, Jean-Louis Blaisius… giornalisti esperti di modellismo e di automobilismo. Minis era edita dalla società Adepte, con sede nel XVIII arrondissement di Parigi.

 
All\’epoca, in Europa (ma anche nel mondo) non c\’erano molte alternative, anche se proprio in quegli anni sarebbero nati altri periodici destinati a durare diversi anni. In una cinquantina di pagine, Minis affrontava praticamente ogni aspetto del modellismo automobilistico. La struttura era quella che oggi verrebbe definita classica: le novità, un paio di “temi”, le grandi scale, l\’articolo tecnico, la rubrica delle notizie brevi, le borse di scambio, il club, gli annunci dei privati.

\”Banc d\’essai\”: come migliorare la Ferrari 312 T2 della Polistil (numero 13, novembre 1976).

L\’enorme differenza è che negli anni settanta queste riviste erano un mezzo quasi insostituibile d\’informazione, e nell\’Europa “off line” i collezionisti attendevano da un mese all\’altro l\’uscita del nuovo numero che veniva letto e riletto fino a impararlo a memoria. I contatti internazionali erano rari e riservati a quei pochi fortunati che potevano permettersi frequenti viaggi all\’estero, per negozi e per borse di scambio. In quegli anni settanta assistiamo al naturale affiancamento della produzione industriale con quella artigianale: era normale che in una rivista si trovassero le segnalazioni delle uscite dei vari Burago, Polistil, kit Heller, accanto ai più “professionali” Solido e Norev. A proposito di Solido, in quegli anni la casa francese era uno degli assi portanti dell\’1:43, con i suoi stupendi modelli sui quali si sono esercitati tutti i migliori modellisti degli anni 80-90.

Pubblicità di metà anni settanta con due classici: prodotti Humbrol e gli onnipresenti fratelli Tron.

Minis era una rivista piuttosto approfondita, che però negli anni andò incontro ad un certo appiattimento, complice anche l\’arrivo di altri periodici ancora più specializzati e forse una certa incapacità di adeguarsi alle maggiori esigenze di inizio anni 80. Nel frattempo il nome era cambiato da Minis Auto Magazine a Minis Autos.

Articolo sulla Ferrari 330 GTC in scala 1:10 di Michele Conti, argomento principale del numero 71 di Minis (ottobre 1981).

Un\’eccezionale (per i canoni di allora) Ferrari 250 GTO completamente apribile realizzata in piccola serie su base X-AMR da Jacques Brauer. Distribuite in esclusiva da XVM di Marsiglia, le GTO di Brauer costavano 1550 FF.

Quella di Minis resta un\’esperienza interessante e oltretutto i vecchi numeri si possono trovare ancora oggi abbastanza facilmente a dei prezzi contenuti.

Ovviamente non poteva mancare GPM di Brian Harvey fra gli inserzionisti.

Il collezionismo delle riviste vintage automodellistiche non è forse molto sviluppato in Italia ma personalmente consiglio ad ogni appassionato di farsi una piccola raccolta delle testate più rappresentative del passato. Leggere (o rileggere) questi vecchi articoli a distanza di trenta o quarant\’anni è un\’esperienza affascinante che può farvi trascorrere molte ore magari in un noioso pomeriggio domenicale.

Primi anni ottanta: intervista al preparatore Jean-Louis Meznarie, appassionato di 1:43, che presenta la propria collezione di Porsche… Meznarie.

Alfa Romeo Giulietta di BBR Concept 43

testo e foto di Andrea Rossignoli

Oggetto della recensione odierna è l’Alfa Romeo Giulietta riprodotta da BBR nell’ambito della propria linea Concept 43, ovvero quei modelli prototipati in Italia ma prodotti in oriente (come viene abilmente “celato” dato che non sono riuscito a trovare una dicitura di dove sia stata prodotta: sulla confezione è solamente ripetuto che il design è italiano).

Tranne che per la grafica della scatola, la confezione è uguale a quella dei BBR normali quindi piuttosto curata. Apprezzabile l’effetto pavé sulla basetta, più gradevole dell’usuale nero. Sulla stessa è poi riportata una placca metallica con la numerazione (la mia è la 30/50) e i marchi. La versione riprodotta è il top di gamma: sono presenti infatti i cerchi da 18, le minigonne nonché il doppio scarico.

Ad un primo sguardo la linea sembra essere fedele, tuttavia ad uno sguardo approfondito risulta poco sviluppata in larghezza e di conseguenza non trasmette la grinta del modello reale. Intendiamoci: nulla di veramente grave ma avrebbe fatto piacere ritrovare anche in scala questa sportività. Forse in questo caso la prototipazione computerizzata ha giocato un brutto scherzo e si è preferito non alterare le misure per avere maggior rigore, a scapito di dettagli non misurabili dai freddi numeri.

Peccato per le targhe di fantasia, con la posteriore di dimensioni uguali all\’anteriore.
Al di là di queste considerazioni, che possono anche risultare personali, la finitura esterna si colloca sui livelli medio-alti di Spark con il plus dell’attenzione al montaggio, non sempre costante. Qui invece non ci sono dettagli macroscopici fuori posto, al limite si possono discutere le scelte progettuali come la maniglia delle porte posteriori (integrata nel montante del finestrino) riprodotta con la stessa fotoincisione delle cornici vetro e quindi in due dimensioni. A dire il vero nemmeno le maniglie anteriori sono un capolavoro in quanto un po’ troppo massicce.

Per contro è lodevole il gruppo ruota con pneumatici morbidi dotati di battistrada (senza essere da cingolato) , cerchi ben fatti con stemma Alfa e fori tridimensionali a simulare i bulloni. Da notare inoltre le pinze rosse dei dischi che sono tra l’altro differenziati tra anteriori (di diametro maggiore) e posteriori.

Non esaltanti i ripetitori laterali; inoltre uno dei due ha una bava della stampata.
Al posteriore, in risalto c’è la filettatura del lunotto termico ben fatta ma anche la scritta “Giulietta” in fotoincisione. Ho scelto come colore il Blu Profondo metallizzato perché la metallizzatura è resa efficacemente, è meno scontato del Rosso Alfa (presente comunque in catalogo BBR assieme al bianco, al nero ed al rosso 8C) ed in grado di combinarsi bene con gli interni in rosso.

Questi ultimi sono in linea con il modello: la trama dei sedili è resa bene con i classici cannelloni e le decals con gli stemmi Alfa sugli appoggiatesta. La plancia, ben definita, è arricchita di deca per radio e strumentazione mentre il selettore DNA (microscopico!) è riprodotto separatamente come la leva del cambio e quella del freno a meno. Alcune attenzioni poco visibili ma apprezzabili sono il padiglione dotato di plafoniere ed alette parasole in pezzo unico e gli agganci delle cinture di sicurezza (che mancano!!).

Infine il capitolo prezzo: di listino è a 150 € ed è lievemente caro a mio avviso in confronto ai contenuti ma è anche vero che dopo poco tempo i Concept 43 si trovano su eBay e sullo stesso BBR Store con uno sconto del 30 %, pienamente accettabile.

Se la linea Concept 43 è stata creata per ampliare il bacino d’utenza BBR, in cambio di una qualità sensibilmente inferiore, l’obbiettivo è stato centrato. Se invece l\’obiettivo era metter paura ai giganti asiatici del resincast, l’industria italiana deve darsi ancora da fare.

Un ulteriore passo in questo senso l’ha compiuto sempre la casa di Saronno con la creazione di una nuova sottolinea chiamata Blue Moon di prossima commercializzazione che promette listini inferiori ai 100 € per gli 1/43 e ai 200 per gli 1/18, sempre curbside in resina.

Settimana automodellistica d\'oro…

…con due Renaissance factory built Intégral cannati (rimandati al mittente uno dopo l\’altro) e un terzo \”capolavoro\” cui si accennava in un precedente post, le cui caratteristiche ometto di descrivere per non coprire di ridicolo il montatore, che tutto sommato è una brava persona. A questo punto non resta che sperare nei rimborsi (certi quelli da parte di Renaissance, per carità; l\’altro sarà bene che si adegui). Non è il caso di tornare sui difetti: rimediabili quelli dei due Intégral, ma certamente dalla casa, non dal sottoscritto. E poi non mi andava di far mettere le mani su modelli così delicati e difficili da sistemare. Resta il discorso della superficialità: alcuni di questi difetti (se non tutti) erano riconducibili ad un\’insufficiente verifica delle foto originali. E dire che Renaissance ne ha a bizzeffe. Errori comunque perdonati dal fatto che si tratta di persone gentilissime che hanno avuto (e che hanno tuttora) una gran pazienza con me. L\’altro caso mi sembra assai più grave e riguarda la leggerezza e la beata ignoranza nella quale sguazzano allegramente alcuni dei cosiddetti top builder americani. Ma evidentemente se si possono permettere leggerezza e ignoranza, è perché dall\’altra parte hanno compratori superficiali e ignoranti, altrimenti non venderebbero.

Tutto sommato, nel loro piccolo, i vecchi cari Spark possono essere un valido motivo di consolazione. Costano ancora poco e danno soddisfazione. Fra le ultime uscite segnalo la Chevrolet Camaro Z.28 Sunoco vincitrice della Trans-Am 1969. Penske Racing e Mark Donohue, un duo che ha rivoluzionato il mondo delle corse. E\’ proprio in parte legato a quest\’auto un sistema rivoluzionario (all\’epoca) di messa a punto che Donohue aveva perfezionato, applicando per la prima volta criteri ingegneristici alla fase di collaudo e di preparazione invernale. Per saperne di più non resta che consigliarvi la lettura di un classico come \”The unfair advantage\”, dove si capisce alla perfezione il passaggio fra un certo spirito ancora empirico degli anni settanta a un modo più moderno di intendere le corse. Molti dalle nostre parti non sanno che Donohue oltre a essere un grande pilota era anche un validissimo teorico, nel senso nobile della parola. Tornando al modello, i cerchi gialli un po\’ fluorescenti mi convincono fino a un certo punto. A occhio e croce direi che nell\’originale erano gialli e basta, ma non mi dilungo sul modello. Era tanto per dire che dopo aver visto una bella serie di schifezze nel corso della settimana, questo Spark mi pare oro. Bòna notte.

Gallery: Ferrari 512 M chassis 1028

Da Claudio Govoni ricevo queste foto con alcuni commenti: si tratta di una serie di foto della ferrari 512 M telaio 1028, in livrea Piper/Sandeman che dovrebbe essere analoga a quella sfoggiata dalla vettura alla 24 ore di Le Mans. La vettura è stata esposta per oltre un anno alla galleria ferrari, a seguito di un approfondito restauro a cui il proprietario l\’ha fatta sottoporre a Maranello. Ovviamente si presenta nelle condizioni modificate attuali e non più in quelle originali. In particolare è stato aggiunto un secondo posto completo di cinture a fianco di quello del guidatore, sono stati montati scarichi silenziati e sono stati installati specchietti supplementari sui parafanghi anteriori, probabilmente per esigenze regolamentari delle gare per auto storiche.