Ferrari 250 GTO 4399GT Maranello Concessionaires

Il telaio 4399GT è uno dei più famosi e carichi di storia della serie delle Ferrari 250 GTO. Ecco quattro versioni realizzate in serie limitatissima da Remember in configurazione curbside:

Nel dettaglio:
# 25D Autosport 3h Snetterton 1963
#1 Whitsun Trophy Goodwood 1963
#10 Martini Trophy at Silverstone 1963
#11 Grovewood Trophy at Mallory Park 1963

L\'arte dei motori a Firenze

Nel panorama dei piccoli costruttori che animarono la scena italiana del dopoguerra, Pasquino Ermini occupa un posto particolare, non foss\’altro che per la raffinata tecnica che contraddistingueva le sue creazioni motoristiche, come i bellissimi propulsori a doppia accensione e il raro 1500 che purtroppo non poté essere adeguatamente sviluppato. Per Ermini lavorarono anche prestigiosi carrozzieri quali Frua, Scaglietti e Motto. Una storia tutta da raccontare, che sarà presto pubblicata in un libro di cui forniremo i dettagli a tempo debito. Intanto ecco le immagini delle uniche (penso) Ermini riprodotte in 1:43 da Lilliput. Speriamo che l\’uscita del volume possa incentivare qualche artigiano a fare qualcosa di inedito e interessante, come la barchetta 357 che ricorda in piccolo la Ferrari 750 Monza.

Per ora l\’unico \”coraggioso\” ad aver affrontato il tema Ermini nell\’1:43 è stato Lilliput: a sinistra la Fiat-Ermini 1100 Bialbero, a destra la 1100 Berlinetta carrozzata Motto. Si tratta di modelli artigianali in resina.

Per una catalogazione completa della produzione Le Phoenix

In un periodo in cui si parla spesso della prossima pubblicazione del libro sulla storia dell\’AMR di Michael Gregg (scritto con la diretta collaborazione di Antony Ruf) esiste un altro progetto, sicuramente meno ambizioso ma altrettanto utile per i collezionisti, ossia un catalogo ragionato di tutta la produzione Le Phoenix, compresa quella \”esterna\” all\’influenza diretta di André-Marie Ruf, ossia coincidente col periodo in cui Ruf aveva già lasciato la struttura di Bertrand Bigaudet, che continuava a produrre modelli con la propria firma sulle basette al posto di quella di Ruf.

Le Phoenix Ferrari 250 GT SWB I Serie argento con interni crema

Il progetto, condotto dal sottoscritto insieme allo stesso Bigaudet, è partito nell\’estate del 2011, dopo alcune conversazioni avute in precedenza col fondatore di ACB e del marchio Le Phoenix. La lista dei factory built con tutte le varianti e in numeri di produzione è praticamente pronta; manca ancora il censimento completo dei montaggi Le Phoenix su basi diverse (prevalentemente AMR), che venivano consegnati con base in plexiglass, targhetta e scatola Le Phoenix. Rintracciare tutti questi montaggi singoli è la parte più difficile del lavoro, ma è anche quella che darà alla pubblicazione quel tocco in più d\’interesse e di utilità storica.

L\’unica pubblicazione ufficiale di Le Phoenix fu il catalogo 1996/1997, un\’edizione molto elegante che illustrava, oltre alla gamma dei factory built, anche l\’attività di ACB e le tecniche di produzione di un modello in metallo bianco

La Targa Florio non finisce mai: GTO 3909GT

La Targa Florio continua a fornire numerose occasioni per realizzare modelli ancora completamente o in parte inediti. Remember è appena uscita con una limitatissima produzione di GTO 3909GT della Targa \’64, piloti Bourillot / Bourbon-Parme. Riproduzione particolarmente accurata (versione curbside, senza motore), con cerchi verniciati in alluminio (tecnica che fa miracoli), targhe corrette di Ginevra e numeri giusti.

Ferrari 250 GTO telaio 3909GT Targa Florio 1964 Bourillot / Bourbon-Parme

Contro Spark non c’è proprio partita?

Ormai da svariati anni i modelli che fanno capo a Spark (inclusi i vari True Scale, Minichamps speciali ecc.) hanno fissato degli standard difficilmente raggiungibili nella loro fascia di prezzo. Per un effetto indiretto, ma indiretto fino a un certo punto, il loro irrompere sul mercato ha favorito la sparizione o la drastica riduzione di molti dei fabbricanti di kit tradizionali, leggi Tenariv, Mini Racing, JPS e compagnia bella. Alcuni, come Jade, sono sopravvissuti tentando la fuga nelle “nicchie delle nicchie”, mentre altri, come Renaissance, hanno puntato all\’alta qualità, sostenuti nelle vendite dalla presenza nelle loro gamme di molte Ferrari, che in qualche modo si vendono sempre e comunque. Fra i montati, la categoria che avrebbe dovuto risentire maggiormente della crescita qualitativa e quantitativa di Spark, il contraccolpo è stato abbastanza evidente per Minichamps o Ebbro, prigioniere dei loro stampi per la zamac e incapaci della stessa versatilità con cui la banda di Ripert riesce a sfornare variante su variante con un\’esattezza storica seconda a nessuno, a parte qualche inevitabile scivolone, come le strisce di colore sbagliato sulla Porsche 935 Swap Shop di Daytona (ma nessuno è perfetto).

Due Spark \”speciali\”, realizzati per raceland.de e per Kremer Racing.

Gli altri possibili concorrenti, quelli che producevano modello montati a basso costo, si son dovuti arrangiare: è vero che la maggior parte di essi ha in catalogo soggetti ai quali per il momento Spark non si è avvicinata, ma altri sono stati coinvolti dal ciclone e hanno dovuto prendere delle contromisure, peraltro non sempre efficaci. A farne maggiormente le spese sono piccole aziende artigianali che avevano già a suo tempo riconvertito la manifattura di kit realizzando serie limitate di montati a basso prezzo – basso per gli standard produttivi comunitari. Si può citare a questo proposito il caso di Gamma, sebbene parte del loro catalogo riguardi le vetture stradali italiane degli anni 50-60-70, che per il momento esulano dagli interessi di Spark. Altri marchi, come BBR o Renaissance, hanno continuato per la loro strada subendo magari delle flessioni dovute piuttosto alla crisi economica, ma non certo a causa della concorrenza diretta di Spark.

Qual è dunque il possibile scenario futuro? La variabile che finora è stata poco considerata è l\’aumento dei prezzi di vendita degli Spark, specie in alcuni paesi. La forbice fra il costo di uno Spark e un montato artigianale di fascia medio-bassa si sta progressivamente riducendo. Certo, questo non significa che gli Spark cesseranno di essere competitivi di qui a poco tempo, anche perché pur con i recenti aumenti del prezzo di listino il loro rapporto qualità/prezzo continua ad essere estremamente favorevole, soprattutto rispetto a un Gamma o a un Tron.
Una Porsche 917K di Fast: non è facile reggere la concorrenza di Spark e TrueScale, che hanno in catalogo lo stesso soggetto. Eppure uno come Paolo Mazzoni riesce a cavarsela trovando versioni sempre nuove e inedite.
Ma per gli artigiani-“artigiani” (anche Spark in un certo senso è un marchio artigianale) la partita non è chiusa. La chiave della sopravvivenza consiste nel migliorare ulteriormente il livello dei modelli e anche se il prezzo finale non sarà quello di uno Spark, all\’aumentare del dettaglio e della finitura di montaggio il divario potrà essere colmato facendo breccia nell\’interesse dei collezionisti.
Un prodotto magari anche affascinante, ma non più competitivo: un kit Starter montato dalla casa e venduto anni fa al triplo del prezzo di uno Spark. Ossia come non riuscire a rinnovarsi.
Magari, chissà, rispolverando vecchi stampi di kit, semplificandoli e tagliando al massimo i costi di montaggio, il che non significa necessariamente sacrificare la qualità finale: significa semmai preparare il tutto in modo che il montaggio sia il più facile e il più rapido possibile. Proprio una delle chiavi del successo di Spark in questi ultimi anni.
Lo speciale \”low cost\”, almeno quello di fascia media, per sopravvivere dovrà scendere ancora di prezzo.

Grand Prix Models ovvero il regno dei pallini gialli

Non credo esista un collezionista di lungo corso che non abbia mai fatto un ordine a Grand Prix Models, uno dei punti di riferimento del nostro settore, anche se non più in mano al mitico fondatore Brian Harvey. Nella mia esperienza personale ho lavorato a lungo con loro e continuo a servirmi in quello che ormai è rimasto uno dei pochi centri in grado di fornire kit speciali, modelli montati artigianali e accessori degni di questo nome. Oltretutto GPM, occasionalmente, fa vendite promozionali con forti sconti, ad esempio nella settimana del Gran Premio d\’Inghilterra o fra settembre e ottobre, per cui vale sempre la pena dare un\’occhiata al loro sito…

…che negli anni non ha subito sostanziali stravolgimenti ed è sempre rimasto gradevole, di facile consultazione e ha quell\’aspetto tipicamente anglosassone, sobrio e serio. Il servizio di spedizione è rapido anche se le spedizioni a volte vengono effettuate dopo qualche giorno. Consiglio di scegliere sempre l\’opzione \”raccomandata\”. I prodotti sono contraddistinti da pallini di tre colori: verde per quelli in stock, giallo per quelli ordinabili, blu per quelli di prossimo arrivo / prossima realizzazione. Alla vecchia newsletter che GPM una volta inviava per posta adesso ci si può abbonare on-line e la si riceve ovviamente per e-mail, con una cadenza di 8-12 giorni. Purtroppo un po\’ di delusione nasce dal leggere dell\’ \”arrivo\” di tanti modelli interessanti (soprattutto montati speciali), per poi vederli sul sito contrassegnati dal pallino giallo. Allora perché annunciarne l\’arrivo come se fossero in stock? Si capisce l\’esigenza di non tenere un magazzino colmo di costosi modelli speciali che magari nessuno comprerebbe per mesi, ma forse sarebbe più opportuna una maggiore coerenza fra le notizie della newsletter (che compaiono anche sulla home page del sito, in cima a tutto) e l\’effettiva disponibilità della merce in magazzino. Diversamente, il sito rischia di diventare il regno dei pallini gialli, alla stregua di altri siti (specialmente francesi) che in teoria hanno tutto e in pratica non hanno niente. E provate ad andare a prenotare il montaggio di un Mini Racing o un Jemmpy…

L’intoccabile: Piranha o gambero?

Nella comunità dei ricchi collezionisti che fanno capo ad un certo forum americano, Mike Craig di Piranha viene considerato come l\’erede di André-Marie Ruf e l\’uscita di ogni suo modello salutata come un capolavoro. Craig è visto come il coraggioso prosecutore di una tradizione complessa, quella del metallo bianco, e sicuramente ha giovato alla sua popolarità il fatto di avere sposato la figlia di Ruf. Come se il talento si tramandasse con la parentela acquisita. E\’ diventato quasi politicamente scorretto criticare un modello Piranha, che attualmente pare impegnato a rifare (peggio) modelli usciti sotto il marchio AMR o Le Phoenix. Sul forum Duegi si è già discusso ampiamente della mancanza di armonia dei modelli Piranha, dell\’assenza di carisma o di vere e proprie incongruenze come la ridicola corona del volante in fotoincisione piatta della Ferrari 250 GTO 64. A volte è questione di proporzioni e spesso – bisogna ammetterlo – gioca molto l\’impressione personale. Eppure, trovata sul sito di Miniwerks una foto di una GTO 64 montata (peraltro bene) da Laurent Tay, mi sono chiesto: era proprio necessario rifare una GTO 64 se i risultati dovevano essere questi? Cosa sembra questo modello? A mio parere ha tutti i difetti tipici dei Piranha: linee troppo sfuggenti, fiancate basse, forse anche un po\’ troppo stretto. Altri casi eclatanti sono la Maserati 300S (un\’occasione persa, vista l\’originalità del soggetto) o la meno recente Porsche 356.

Ecco il confronto con la più classica AMR:

A parte l\’appiattimento della linea di cintura e delle bombature, quello che salta all\’occhio è l\’assenza di \”profondità\” di tutta l\’area del sottoporta.
Viene davvero da chiedersi chi gliel\’abbia fatto fare. Piranha o…gambero?

A proposito di GTO, neanche la versione \’62 è sfuggita alle mire revisionistiche di Mike Craig, che, abbandonato il marchio e il logo Piranha (orrendo dal punto di vista del marketing) ha iniziato a chiamarsi Esprit43.
Sulla linea generale lasciamo per il momento correre, ma almeno le decals poteva farle corrette? Sulla versione di Sebring 1962 i numeri appaiono sbagliati e ciascuna cifra non rispetta le proporzioni dell\’altra. Ora, mi chiedo: se Cartograf riusciva a fare una decal corretta (o quasi) 30 anni fa, perché Piranha deve peggiorare le cose?

Ferrari 250 GTO Sebring 1962
Esprit43 Ferrari 250 GTO Sebring 1962, montaggio JPM: la sproporzione dei numeri è evidente

Senza scomodare chissà chi il Remember non ha decals perfette ma si nota uno sforzo nella ricerca della corretta proporzione, anche se il risultato non è ideale. Da rivedere il numero 2, stondato anziché squadrato (come ha fatto giustamente notare Cieffegi).

Nota a latere: il bello è che quando ho fatto notare al venditore del modello Esprit43 che le decals scorrette erano tutt\’altro che accettabili su un modello da 1000 euro, mi sono sentito rispondere che tutto sommato non era poi così grave e che forse ero io ad essere un po\’ troppo pignolo. Ridicolo oltre che abbastanza frustrante.

Il paradosso delle riviste

Le riviste specializzate di automodellismo vivono di uno strano paradosso: semplicemente non sono… specializzate. Mi spiego meglio: oggi come oggi per fare una rivista che possa accontentare tutti e soprattutto che possa vendere un minimo per giustificare una diffusione in edicola, bisogna scendere a compromessi talmente grossi che si finisce per scontentare una larga fascia di lettori, quelli appunto che comprano la rivista aspettandosi di leggere cose che non sanno o che conoscono poco. Ed è proprio qui che le riviste del settore, specialmente quelle italiane (ma anche quelle tedesche e francesi non stanno tanto meglio) falliscono nel proprio compito, imbottendo i contenuti di articoli generalisti o talmente banali da accontentare appena appena solo i neofiti.
Che fare allora? Su alcuni forum si è già discusso sul cosa dovrebbe proporre una rivista veramente specializzata e anche come. Via i lustrini, la carta patinata, le foto da Vogue e i testi da Novella 2000.
Tutta utile questa carta?
Siccome non s\’inventa niente, perché non prendere ad esempio i vecchi Pit Road o magari anche i Four Small Wheels di fino a un decennio fa? Seguire il settore del “militare” o del fermodellismo, in cui esistono pubblicazioni ben più serie dei nostri mensili o bimestrali, potrebbe dare dei buoni risultati.
I lettori vogliono foto rare (non necessariamente belle), tabelle, articoli veramente tecnici, interviste, recensioni vere e non banali marchette. Forse una rivista così finirebbe sull\’ultimo scaffale dell\’edicolante, ma oggi il mercato offrirebbe una valida alternativa: una rivista in pdf, scaricabile a poco prezzo da Internet, con contenuti seri e ben documentati. Al diavolo le pubblicità delle case che se sgarri ti minacciano di non rinnovarti i contratti, al diavolo gli editori miopi, al diavolo anche tutta la mafia dei distributori.
Il progetto è realizzabile e sono sicuro che prima o poi ne sentiremo parlare.

La P4 secondo MFH: primo quaderno di documentazione

Le pubblicazioni giapponesi sono giustamente famose per la qualità della documentazione. I testi, ahinoi, non è possibile giudicarli di persona, ma a quanto mi dicono non sono il massimo dell\’originalità. In ogni caso il materiale documentario è spesso di grande livello, con foto inedite tratte dai maggiori archivi internazionali. Quando c\’è da mettere mano al portafogli per produrre una pubblicazione di qualità non si tirano indietro. Fra le prossime uscite questo fascicolo, questa prima parte di una storia fotografica delle Ferrari 330 P4 e 412 P (330 P3/P4) del \’67. L\’editore, Model Factory Hiro, è un conosciuto produttore di kit in resina di alto livello, per cui c\’è da star sicuri che avrà impostato il lavoro di ricerca con l\’obiettivo primario di aiutare i modellisti nella documentazione. Maggiori informazioni all\’uscita del libro, che ormai non dovrebbe tardare.

Storia di un ritrovamento: Alfa Romeo 2300 in scala 1:8

Alcuni avranno notato fra le foto della mostra di Calenzano un\’Alfa Romeo in scala 1:8 della Pocher. Questa immagine mi ha dato l\’idea di pubblicare un paio di foto di un\’altra Alfa 1:8 della Pocher (la 2300 Monza), che è apparsa da una collezione privata qualche settimana grazie all\’amico Paolo Bendinelli. Il modello è stato acquistato da M.P. di Firenze, che ne cercava uno simile da anni e anni. La particolarità è che si tratta di un rarissimo factory built, con tanto di base in legno e targhetta in ottone. Agli inizi di gennaio siamo andati insieme a ritirarlo ed ecco due foto scattate nell\’occasione:

Qualche giorno dopo lo stesso Paolo è riuscito a chiarire l\’origine di questa edizione, trovando su un vecchio numero di Quattroruotine un interessante trafiletto. Notare il prezzo di vendita all\’epoca: 72.000 lire, che corrisponderebbero, secondo la tabella di rivalutazione monetaria, a circa 660,00 euro, pari a 1.276.560 lire. Una cifra notevole.

Il trafiletto con la breve descrizione del raro factory built…
…e la copertina del numero di Novembre/Dicembre 1968 di Quattroruotine.