Ferrari 330 P4 P3/4-412P 1967 Sportscar Spectacles Part-I

Il primo volume della serie Sportscar Spectacles by Hiro è dedicato alle Ferrari 330 P4 e 412 P che corsero nella stagione 1967. Questo primo fascicolo si occupa solo di tre eventi: le prove di Le Mans, la 1000 km di Monza e la 1000 km di Spa. Il layout di questa pubblicazione è lo stesso utilizzato per le ormai numerose uscite dei quaderni dedicati alle Formula 1 (ormai ce ne sono in catalogo ben 14, l\’ultimo dei quali sulla Lotus 98T del 1986). Dire che questo libretto è indispensabile per ogni appassionato di Ferrari e di Sport-Prototipi può sembrare banale ma è il minimo che si possa scrivere: gran parte delle foto pubblicate sono inedite o comunque nuovissime, molte a colori e molte dedicate ai dettagli della meccanica e degli interni. E\’ un lavoro alla giapponese nel senso migliore del termine, corredato dai profili dei piloti che corsero con queste vetture e da alcune foto delle principali rivali di quell\’anno, gara per gara: incidentalmente, quindi, escono fuori anche altre interessantissime immagini di Ferrari 250 LM o di altre Sport e GT. I testi, in giapponese e in inglese, sono sostanzialmente delle didascalie allungate che non aggiungono nulla a quanto si sappia sull\’argomento. Ma questo è un libro che si acquista per la documentazione che contiene, che è quanto di meglio si possa chiedere sulle P4 e sulla 412P. E\’ prevista l\’uscita di una seconda parte, che conterrà verosimilmente altre gare della stagione \’67. Da non perdere.

Joe Honda Sportscar Spectacles by HIRO no.01 – Ferrari 330 P4 P3/4-412P 1967 Part-1, Le Mans Test Day, Monza 1000km Spa 1000km Drivers Profile / Specifications, Model Factory Hiro, pagg.80, costo in Giappone 3300 yen.

Omaggio a Momo Moretti

E\’ finalmente uscito un modello che gli appassionati aspettavano dall\’inizio dell\’anno, da quando Cartima ne aveva annunciato la commercializzazione. Si è fatta attendere più del dovuto, ma ne è valsa la pena: Spark ha realizzato per Passions Drive la Porsche 962 IMSA che corse la 24 Ore di Daytona 1990 con Moretti / Bell / Dickens. Contraddistinta dal tradizionale numero 30, la 962 è nella configurazione evoluzione con l\’alettone a sbalzo, tipico delle 962 di fine anni ottanta / inizio anni novanta. Un modello di grande fascino e anche di grande impatto emotivo, realizzato con la solita cura. Se dovete scegliere una sola 962 \”americana\” di Spark per la vostra collezione, pensate a questa.

Le origini dell\'automodellismo speciale italiano

di Paolo Tron

Il settore della produzione di automodelli \”speciali\” 1/43 in Italia ha avuto i suoi primi sussulti a partire dal 1972.
In particolare due artigiani si sono schierati a quei rudimentali blocchi di partenza.
La sensazione è che fossero dei tentativi del tutto velleitari, della serie:
\”cià che vediamo cosa succede\”… E infatti qualcosa è successo.
Il primo fu il Sig. Francesco De Stasio di Napoli, nelle vicinanze del verde Parco S.Paolo.
Debuttò con la sua nuova azienda F.D.S. (uno dei primi acronimi) con una Fiat Campagnola.
Vi saranno un sacco di ragioni per la quale scelse questa bella Gippotta, ma noi le ignoriamo totalmente e neppure ci interessa approfondire.
Alla Campagnola fecero seguito parecchie altre realizzazioni … una fantascientifica Itala Gran Premio 1925, il TARF Bisiluro di Taruffi del 1956 (altre scelte davvero bizzare, viste con gli occhi di oggi) e dopo, decine e decine di F.1 e Sport.
Mentre questo succedeva nella magnifica città della sirena Partenope (oggi mi sento molto Licià Colò, forse perchè è l\’8 Marzo) al Nord, nella cittadina di Tradate, particolarmente nota per la \”Tradate Iron Fest\” (celeberrimo festival internazionale della musica Metal) venivano timidamente alla luce le prime realizzazioni di un uomo, sino a quel momento, dedito all\’automodellismo in scala 1:12: Carlo Brianza. Eccellente artigiano che pensò di dedicarsi maggiormente (e il tempo gli diede totalmente ragione) alla scala che rimane la regina assoluta nell\’automodelllismo …la 1:43.
Bene.
Bravo.
Bis.
Mentre questi due artigiani sondavano e invadevano quel micro mercato, con il metallo bianco il
Campano e con la resina il Lombardo … altri piccole presenze iniziavo a manifestarsi … come
timide formichine che uscivano dal formicaio dopo un inverno di bagordi e rave parties …
Fra questi individui, più o meno loschi, (sto scherzando!) troviamo, Paolo Rampini di Milano,
già alle prese con un certo tipo di giornalismo (nè sadomaso, nè hard-core), un certo Luca Grossi di
Torino, giovane collezionista e appassionato di Lancia e due fratelli di Loano che avevano
manifestato una certa dinamicità con la produzione di una fetida pubblicazione ciclostilata che
avrebbe ambito a diventare un catalogo per la vendita per corrispondenza.
Questa serie di persone si rivolsero tutte al pionere di Napule (in Napoletano antico — fonte: wikipedia) il quale, con le note di \”Maradoooonaaaa è meglio e Pelè\”… ** accettò di buon grado di realizzare per loro una serie di automodelli — pionieristici automodelli per pionieristici produttori in erba (e… non pensate male!). F.D.S. realizzò per  il Sciur Rampini una Alfa Romeo Freccia d\’Oro e una Fiat Balilla Spyder — per la Car Cast di Luca Grossi una Lancia Aprilia berlina e per i fratelli Tron, classica famiglia Piemontese (di Villar Perosa, giuda faus, trasferitasi in Liguria per le classiche ragioni di salute) una Ferrari 553 Squalo GP d\’Italia del 1953 e una Jaguar E2A Team Cunningham Le Mans 1960.

Il TARF Bisiluro della FDS.

Non ci faremo trascinare in alcun modo nel commento sulla qualità di questi alborici *** automodelli \”speciali\” — siamo nel 1975, quindi … pezzi di storia…
In seguito Luca Grossi, per impegni pressanti nella sua attività e per aver constatato che certe
collaborazioni possono diventare molto … mmm… come dire… moltooo… \”complicate\”… ecco…
ha mollato il colpo… sparendo come la luce delle luciole (ho appreso che si scrive con una \”elle\” sola) senza l\’ossigeno … mentre gli altri tizi,  il Rampini e i Tron si sono rivolti entrambi (ma guarda un po\’)  all\’artigiano di Tradate, il quale in modo bonario e altruistico ha realizzato una serie di mirabilanti  automodelli in una sgargiante resina gialla chiamati Modelli \”R\” sia in scatola di montaggio/kit  (ma chiamarli kit era uno stoico atto di coraggio in quanto contenevano 5/6 pezzi altre alla carrozzeria)  e anche in serie montata.
Chi non ricorda la serie di Porsche IROC (Race of Champions) realizzate in quegli anni?
Saremmo davvero curiosi di vedere ora quelle opere d\’arte.
Ne parliamo in tono birichinamente ironico anche se, in realtà, sono anche questi… pezzi di storia.
I due giannizzeri Loanesi con pedigree Villarese, invece, non ebbero alcuna collaborazione produttiva dal Sig. Brianza se non quella tecnica … insomma impararono dal Brianza a realizzare la resina,  utilizzando la macchina che serviva a montare la panna proveniente dal loro ex-bar
(non vi stupite oh Attenti Lettori,  allora succedeva questo e altro … un notissimo modellista di
Torino le cui iniziali sono M.C. verniciava con un aggeggio che in giardino si utilizzava per dare il verderame …  non esistevano ancora le aeropenne) e, con cotanta conoscenza, riuscirono a realizzare le loro prime Formula Uno e Sport in scatola di montaggio: Shadow, Surtees TS19, Abarth 2000 Sport, Ferrari 312P Sport NART 1974 eccetera eccetera… e dopo fu la luce…
Per aspera sic itur ad astra.

Copertina del TSSK n.7 (autunno 1977) con in evidenza la Ferrari 312 P del \’74 e la Surtees TS19, due kit della gamma Tron.

**
lo so …lo so… è un falso storico…Diego arrivò al Napoli nel 1984…
***
alborici non esiste… è un neologismo creato ad hoc…

Gallery Chevy Corvette IMSA John Greenwood parte II

Visto il successo ottenuto dalla gallery pubblicata di recente, ecco un\’altra serie di foto di particolari interessanti della Corvette Spirit of Sebring. Confermo quanto notato da Umberto: il tettuccio era riportato e poggiava sul roll bar anteriore con l\’aiuto di un listello, ma comunque senza montanti anteriori, cosa abbastanza comune anche su altre Corvette da competizione almeno fino alla metà degli anni ottanta.

Alla scoperta di ModelK

di Andrea Rossignoli

Questa volta parliamo di un produttore veramente sconosciuto, che ho scoperto grazie al suo profilo ebay da cui poi sono balzato al sito internet. Sinceramente so poco su questa ModelK (http://modelk.com/kit.htm), tuttavia alcuni kit in resina mi affascinano perché uniscono un prezzo abbastanza contenuto (con il trasporto vengono circa 30 € l’uno) ad una qualità accettabile. Accanto a modelli molto particolari (Land Rover 6×6, Mercedes G LWB e pick-up, Porsche 928 pick-up, ecc.) si trovano riproduzioni piuttosto comuni (Ferrari 458, Fiat 126, Mercedes S…) e per alcune sono quasi certo siano cloni di modelli venduti montati. Caso più evidente la Bentley Flying Star: è chiaramente la Neo Scale Models, come si nota osservando il gruppo targa-luci retromarcia in fotoincisione unica od altri particolari caratteristici che ci fanno risalire a vecchie conoscenze.
Ho deciso quindi di provare ed ho ordinato due kit: una Ferrari F458 Italia ed una Mercedes 560 SEL. La presentazione è piuttosto basica con semplici scatole di cartone senza scritte all’interno delle quali i pezzi sono suddivisi nelle classiche bustine mentre la scocca è protetta al meglio. Ciò che riscontro in entrambi i modelli è una qualità della resina non eccelsa: per quanto non sia porosa sono presenti numerose imperfezioni interne che comportano un colore poco uniforme.

Il livello della riproduzione è piuttosto alto, grazie alle linee perfette della scocca ed all’alto numero di pezzi (oltre 100 contando le fotoincisioni). Proprio quest’ultime sono molto curate con numerosi pezzi riportati più volte in caso di perdite accidentali. Il problema è che sono forse anche troppe e senza alcun tipo di istruzione al momento della costruzione sarà una bella sfida trovare il posto di ciascuna.

Per quanto riguarda la Ferrari ho il sospetto si tratti di un clone della Looksmart ma non posso averne la certezza; se qualcuno dispone di un montato possiamo confrontare le dimensioni.

Notevole la quantità delle fotoincisioni assieme ai fanali ed ai tubicini per gli scarichi
Anche gli interni sono accuratamente dettagliati sebbene la resina si presenti piuttosto unta e quindi bisognosa di un lavaggio preventivo con il detersivo dei piatti.

Le gomme hanno un battistrada assieme ad un cerchio ed un disco.

Il fondino comprende gli interni ed una parte del motore a vista assieme ad un sedile, la plancia ed un pannello porta: tutti elementi da sgrezzare. Ultime ma non ultime, le ruote: si fanno notare per avere gli pneumatici in resina da abbinare ai cerchi ed ai dischi nello stesso materiale non prima di aver applicato la fotoincisione su quest’ultimo e sulla pinza (marchiata Ferrari). Lodevole la dotazione di tre tubicini di metallo per i terminali di scarico.

Veniamo ora al secondo modello, molto più classico. Questa Mercedes è forse l’ultimo modello che ci ci si aspetterebbe di trovare in un catalogo di kit ma tant’è, che mi ha incuriosito. In questo caso al 99% siamo davanti ad un clone del Minichamps (sebbene aggiornato con le cornici in fotoincisione) come testimonia la scocca suddivisa sulla linea dei fascioni con la parte inferiore che incorpora il fondino. Questa soluzione si rivela ottima per una verniciatura bicolore.

Gli interni sono già verniciati.


La scocca si presenta proprio “sporca” e necessita di una bella sgrassata mentre un’altra particolarità del mio esemplare è che gli interni sono arrivati già verniciati, non benissimo tra l’altro. Al momento del montaggio si vedrà se cambiare tinta o mantenere il beige, presente anche sui pannelli porta, piuttosto dettagliati. Pure i fanali sono arrivati completi, si vede che lo spedizioniere non è riuscito a trattenersi dal darmi una mano! Anche qui vi sono le ruote in resina ma in pezzo unico e ciò non è particolarmente un problema, i cerchi sono fatti bene. Per quanto riguarda le fotoincisioni, come già detto, vi sono le cornici dei finestrini ma in questo caso ci si ferma qui: unica aggiunta la stella da posizionare sul radiatore e, per lo meno, in 3 esemplari casomai passasse il solito ladruncolo.
Complessivamente in questo kit si ritrova una qualità leggermente inferiore, dovuta probabilmente alla diversa “sorgente” da cui è stato attinto il modello.

In sostanza ModelK è da promuovere? Nonostante parecchie defaillances sulla Mercedes, possiamo perdonarle il fatto si tratti del loro primo kit, infatti con la Ferrari il risultato è notevole.

Disponibile il nuovo listing ufficiale AMR

Dal 16 marzo sul sito ufficiale AMR http://www.amr-modelcars.com/www/francais/index.php è possibile scaricare in formato file di Excel la nuova lista di tutta la produzione AMR e Le Phoenix (quest\’ultima limitatamente agli anni della collaborazione fra Bigaudet e Ruf) aggiornata, ampliata e corretta rispetto alla versione che da anni si trovava sul sito. La lista è disponibile sia in francese sia in inglese ed è veramente uno strumento indispensabile per chi voglia approfondire la conoscenza di questo tipo di modelli o per chi semplicemente desideri qualche informazione su un determinato pezzo. Alcuni controlli a campione hanno dato risultati molto positivi e il miglioramento rispetto alla vecchia lista è evidente. Sono state aggiunte, dove ritenute necessarie o di particolare interesse, alcune brevi note storiche. Se quindi l\’annunciato libro su AMR non vede ancora la luce, gli appassionati possono \”giocare\” per ora con questo bel lavoro, cui hanno collaborato diverse persone importanti nella storia del marchio.

Gallery: Chevy Corvette IMSA Greenwood #002

Ecco una serie di foto che possono essere utili ai modellisti. A Sebring, insieme ad altre due o tre cosette da poco, è esposta la Chevrolet Corvette IMSA di John Greenwood, il secondo telaio realizzato. Ovviamente per la decorazione e altri particolari della carrozzeria bisogna stare attenti, ma il telaio e moltissimi dettagli sono assolutamente originali, o nel peggiore dei casi, molto molto vicini all\’originale di metà anni settanta. Si tratta di un esemplare molto ben conservato e penso queste foto possano essere di un qualche aiuto a chi desideri dettagliare un kit.

Ferrari F430 Scuderia Spyder 16M di Tecnomodel

Seconda recensione a cura di Claudio Govoni; stavolta l\’attenzione è rivolta alla Ferrari F430 Scuderia 16M Spyder di Tecnomodel, un modello che ha trovato diversi concorrenti ma che sembra cavarsela piuttosto bene, col pregio di essere disponibile anche in forma di kit, cosa non certo scontata di questi tempi.

Dal 2011 Tecnomodel è tornata, immagino con il tacito ringraziamento dei modellisti, a produrre qualche kit in 1/43 e, a breve, pare anche in 1/24. Dopo una serie di Alfa Romeo prototipo sono divenute disponibili, tra la fine del 2011 e l\’inizio del 2012, le prime Ferrari.

Il secondo kit che ho esaminato dal vero riguarda la Ferrari F430 Scuderia 16M.
La confezione si presenta elegante, inusuale per un kit.
Carrozzeria, ruote e parti in resina e metallo bianco trovano alloggio in appositi scomparti realizzati nella gommapiuma, che assicura un ottimo livello di protezione.
Fotoincisioni e decals sono riposte sotto la gommapiuma, sul fondo della scatola.
In totale il modello consta di circa 120 pezzi, compresi quelli in fotoincisione.
La resina della carrozzeria appare di ottima qualità, senza segni di bolle o ritiri.

Le linee sono interpretate in maniera esemplare, probabilmente partendo dalle matematiche dell\’auto originale. Al calibro, il modello appare forse appena un filo generoso come proporzioni, particolarmente come larghezza. L\’asticella di misura, sui fianchi, si ferma infatti su mm 45,4, che corrisponderebbe, in realtà, a una scala 1:42,3. Beh, la signora emiliana è di fianchi un po\’ forti… L\’effetto è comunque quasi impercettibile e otticamente può contribuire a enfatizzare l\’aggressività di una vettura già bassa e larga di natura. Gli interni sono ben dettagliati, particolare importante trattandosi di una vettura spyder, che, di conseguenza, non lascia nulla all\’immaginazione.

Sul cruscotto spiccano particolari come le bocchette d\’aerazione simulate con attenzione al disegno delle alette. Anche il motore risulta visibile attraverso il cofano trasparente.
La metà superiore del propulsore è riprodotta in resina, separata dal vano, in maniera da poterla dipingere ed eventualmente superdettagliare più agevolmente.
L\’estrattore posteriore presenta le alette stampare direttamente in resina, ma, fortunatamente, non troppo spesse.
Una certa cura deve essere eventualmente posta nel ripassare le incisioni della carrozzeria che non sono sempre particolarmente profonde e potrebbero parzialmente scomparire sotto la verniciatura.
Magistrali i cerchioni, con le razze che appaiono più fini e sottili di quelle offerte dai modelli della concorrenza.

I pneumatici riproducono fedelmente il disegno del battistrada, peccato che lo stesso sia un po\’ troppo pronunciato, regalando alla gomma un certo look da “gomma termica”.
Un po\’ in contrasto con la generale ricchezza del kit il fondino, che appare come una semplice lastra di metallo bianco con inciso (a mano!) “Tecnomodel”.

Ottima la scelta offerta dalle decals, tutte stampate perfettamente a registro, che consentono di realizzare pressoché qualunque combinazione di colore della vettura reale.

Recensione: Sebring 12 Hours di Ken Breslauer

K.Breslauer, Sebring 12 Hours – The official record book of America\’s greatest sports car race, Sebring International Raceway 2012, pagg 146, USD 40,00 (negli Stati Uniti)

Chiariamo subito cosa non è questo libro: non è una nuova edizione della storia di Sebring che lo stesso Ken Breslauer (responsabile della comunicazione del circuito) aveva pubblicato alla fine degli anni novanta per i tipi di David Bull. Si tratta piuttosto di una pubblicazione (di 146 pagine) che integra piuttosto bene quel libro che in ogni caso avrebbe bisogno di una seconda edizione, com\’è accaduto alla storia della 24 Ore di Daytona facente parte della stessa collana. Anzi, per Daytona la seconda edizione si è fatta aspettare molto meno a lungo. In ogni caso, questo volume su Sebring costituisce un utile compendio e un\’indispensabile aggiunta a tutta la letteratura sulla 12 Ore.

E\’ un libro essenzialmente fotografico e statistico: dopo dei cenni sulla storia e sull\’evoluzione del circuito, si passa a pubblicare le foto dei primi 10 classificati di tutte le 60 edizioni dal 1952 al 2011, la tabella dei primi 10 ora per ora e la classifica finale completa, redatta secondo i citeri di Time & two seats, in maniera quindi molto precisa, con le distinzioni di classe, i numeri di gara, i nomi completi dei piloti e così via.

Chiude l\’opera un elenco alfabetico di tutti i partecipanti alla 12 Ore. Il progetto di questo libro era in realtà un po\’ più ambizioso ma poi alcuni problemi di budget ne hanno in parte limitato lo sviluppo. Ne è risultato quindi un riassunto peraltro valido ma inevitabilmente incompleto di ciò che è stata la gara in oltre mezzo secolo di storia. Molto interessanti le foto, che ritraggono vetture in versioni spesso semisconosciute o del tutto sconosciute, almeno per il pubblico europeo. Purtroppo le immagini sono un po\’ piccole, ma la quasi totalità è sufficientemente nitida per cogliere alcuni dettagli essenziali, e non si può non pensare ai modellisti.

Gallery: Porsche 911 GT3 Cup GTC Momo Sebring 2012

Come negli anni settanta, le Porsche 911 tornano a costituire la base delle griglie di partenza delle gare IMSA. Quest\’anno Sebring ha il numerià record di iscritti da 17 anni a questa parte: 64. Sono di moda, fra queste 911, le livree riflettenti (oro, rosso, blu…) che hanno un po\’ soppiantato l\’opaco, di moda fino a qualche stagione fa. Già vista a Daytona, la 911 Momo del team NGT, ha il tradizionale numero 30 caro a Momo Moretti, mentre l\’altra vettura del team (per l\’appunto grigia opaca!) ha lo 031. Ecco alcune immagini, forse utili ai modellisti. L\’attività di oggi non prevede sessioni di prova del WEC. (foto David Tarallo)