Che fine ha fatto MG Model Plus?

…è una domanda che si fanno molti collezionisti, e addirittura qualcuno ha digitato press\’a poco queste esatte parole su Google, finendo, chissà come, sul blog. Parecchi sapranno già, ma non guasterà ripetere: MG Model Plus non esiste più, almeno come nome. E anche come sede, visto che l\’azienda, che adesso si chiama Atelier Car Models, si è spostata dalla zona industriale di Scandicci a Lastra a Signa, in Via Lungo Vingone.

Gabriele Pantosti fotografato al recente expo di Novegro.

Alla fine del 2011 Gabriele Pantosti ha deciso per una sostanziale riduzione dei locali e per una razionalizzazione della produzione, complice anche la crisi particolarmente dura che ha colpito le scale più grandi. Al momento ci sono in ponte alcuni progetti che potrebbero partire dal molto materiale accumulato durante molti anni di attività e ancora tutto da sfruttare (o da riproporre in veste diversa e aggiornata). Torneremo sicuramente presto su questo argomento. Intanto segnaliamo il sito ufficiale: www.ateliercarmodels.com .

La Lotus F.1 di Clark in 1:12 è una delle novità più recenti di Atelier Car Models; le scale più grandi non verranno abbandonate ma ci sarà comunque una razionalizzazione e una riorganizzazione dei modelli a catalogo.

Lenta evoluzione

Gli oltre 13.000 contatti dal giorno iniziale non sono pochi. Questo blog è migliorabile e sicuramente il passo successivo potrebbe essere quello di un sito indipendente, ma è ancora presto. Spero nei prossimi giorni di avere i primi contributi esterni, che ritengo essenziali, sia per coprire alcuni eventi che normalmente non potrei coprire di persona, sia per avere un apporto diverso da parte di persone che la pensano diversamente e che potrebbero proporre un punto di vista \”alternativo\”. Spero nella partecipazione da parte di molti per cercare di fare ancora qualche passo avanti. Intanto ringrazio tutti quelli che hanno visitato il blog in queste settimane, postando i loro interventi oppure contentandosi di restare in silenzio, come un noto produttore fiorentino, il cui cognome inizia con M e finisce con I. Tutto sommato qualche riga ogni tanto la potresti anche scrivere, anziché far finta di non esserci. Sei lì, ti vedo, esci fuori una buona volta. Fine della comunicazione di servizio.

Il blog cerca collaboratori: fatevi avanti!

Il blog deve crescere ancora e per fare questo ha bisogno di voi lettori. Ecco perché penso che questo spazio dovrebbe ospitare articoli di persone che hanno qualcosa di originale, di interessante e di nuovo da dire. Se siete interessati potete contattarmi; l\’ideale sarebbe avere tre o quattro interventi \”esterni\” al mese, tanto per iniziare. Qualsiasi argomento potrà essere concordato prima; chi se la sente può farsi avanti e avrà come contropartita un modello o qualcosa di simile attinente al settore modellistico. Non certo grandi cose, ma il lavoro va in qualche modo premiato e in Italia sono già così tanti a sfruttare gratuitamente la passione di chi vuole scrivere che non voglio aggiungermi anch\’io. Quindi un piccolo contributo da parte mia ci sarà, in cambio della vostra collaborazione. Iniziamo così e vediamo tutto questo dove porterà. Aspetto le vostre idee. In linea di massima gli articoli potranno essere accompagnati da foto o immagini e potranno essere di qualsiasi genere: interviste a personaggi (modellisti, montatori, prototipisti), wip di montatori poco conosciuti ma bravi, retrospettive storiche, collezioni, recensioni di modelli e così via. Avete idee, vi piace condividerle? Questa è la vostra occcasione.

Breve rassegna stampa: AutoModélisme n.177

La copertina di AutoModélisme n.177 (marzo 2012), dedicata ovviamente al Salone di Norimberga.

Il numero di marzo di AutoModélisme è dedicato naturalmente per buona parte al recente salone di Norimberga. Se non altro, rispetto alla concorrenza bimestrale di Modelli Auto, la rivista francese arriva per forza di cose con una tempistica accettabile. Al di là dell\’interesse assoluto che reportage di questo genere possano rappresentare su riviste mensili o bimestrali, l\’impegno della redazione di AutoModélisme è stato comunque notevole, con un\’abbondanza di foto e di testi che possono giustificare la presenza massiccia di un argomento come il salone. Tutto sommato si tratta dell\’evento modellistico più importante dell\’anno. Un reportage realizzato dal direttore Alain Geslin, Jean-Louis Blaisius e di Benoit Sayze con foto di Christian Bedei particolarmente ben fatto e molto informativo. Da leggere e considerare con attenzione l\’introduzione di Geslin (Pain blanc ? Pain noir ?) su un aspetto che a suo tempo avevo anticipato anche in questo blog: l\’aumento progressivo dei costi di manodopera in Cina e la sempre minore disponibilità delle giovani generazioni per lavori come quello proposte da industrie come Spark (\”al limite, commenta Geslin, meglio lavorare alla Apple\”, anche se tutto questo andrebbe verificato). Certo è che di localizzazione dalla Cina si comincia a parlare in maniera diffusa e non è un caso se qualcuno è già corso ai ripari o si sta organizzando… magari per tornare in Europa. Argomento da seguire e sviluppare… in attesa che i costruttori trovino, per citare l\’articolo di introduzione alla parte riguardante le scale più grandi, la \”pietra filosofale\”, che altro non è se non l\’equilibrio fra la qualità e il prezzo. Grazie.

Non è un lavoro da poco quello a cui si sono sottoposti i redattori di AutoModélisme nel cercare di riassumere le novità del salone tedesco.

Interessante l\’articolo sulle berline sportive Renault (4CV 1063, R8 Gordini, R12 Gordini…), occasione per vedere fotografati alcuni modelli poco noti e poco diffusi.

Simpatico l\’articolo sulle berline sportive Renault.

Modelli del mese fra le vetture turismo, la Ferrari 458 Italia GT2 della Fujimi: ma come \”turismo\”? Va bene che la versione recensita è la \”presentazione\” (o roba del genere), ma si tratta di un\’auto da corsa, punto e basta! Mah. Comunque i commenti sono positivi per un modello che rappresenterà una valida alternativa ad altre proposte più costose ma non necessariamente più valide. Modelli del mese nella categoria \”competizione\”, la Citroen DS3 WRC 2012 di Provence Miniatures e la Mercedes W196 di Spark in versione fine corsa GP d\’Inghilterra 1954.

Non è affatto un brutto numero e lo consiglio senz\’altro.

Targa Florio per la più recente SWB di Madyero

Prosegue la produzione di interessanti (e inedite) versioni della Ferrari 250 GT SWB di Madyero. Il modello più recente, realizzato in pochissimi esemplari, riproduce lo chassis 2807GT che ha corso alla Targa Florio 1962 con De la Geneste e Rolland. Si tratta di un modello II serie. Particolare cura è stata posta nella ricerca della documentazione; ne è uscita una riproduzione completa e assai più valida rispetto a quanto si è visto ogni tanto in giro su qualche forum.

Con la SWB 2807GT della Targa Florio 1962 Madyero ha finalmente attaccato anche il tema Targa Florio ed è molto probabile che prossimamente escano altre versioni della SWB che hanno corso la gara siciliana.

Un interessante ritrovamento: Cadillac 61 di AMR

Tutti o quasi conoscono la Cadillac 61 di AMR nella versione Le Mans montata da Magnette in 55 esemplari nel 1983, a partire dal kit GYL, uscito un paio di anni prima. Molti meno sono al corrente di una produzione factory built stradale in vari colori, inizialmente fatta per una borsa di scambio ad Anversa e successivamente continuata fino a raggiungere i 280 esemplari e forse oltre. Recentemente un mio collega collezionista ha trovato presso un banco a Novegro questo modello che è da considerarsi senza dubbio un esemplare di quella serie, portando la punzonatura al posto giusto; solo la scatola, comunque giusta e originale, sembra appartenere a un modello con una numerazione diversa. In ogni caso complimenti per il ritrovamento e per… l\’occhio lungo. Questo esemplare è di gran lunga il meglio conservato che mi sia capitato di vedere. Altri tre modelli della serie, piuttosto malconci, erano stati acquistati da Bertrand Bigaudet a un\’asta tenutasi a Orléans alla fine del 2011 e visibili ancora su eBay. Ecco le foto del modello in questione, praticamente perfetto e ancora con l\’imballo di gommapiuma originale, dello stesso tipo di quelli impiegati nella produzione AMR fino alla 250 GTO del Tour de France (tutti i factory built con le scatole piccole, per intenderci). Sull\’autore del montaggio non è possibile esporsi più di tanto, ma lo stile assomiglia molto a quello di Magnette.

La maggior parte dei modelli stradali della Cadillac Serie 61 factory built risulta essere bicolore, ma questo esemplare fa eccezione.

Tutto originale, compresa la punzonatura al posto giusto.

Metterci le mani o no? Guida ai factory built da restaurare

Alcune recenti immagini apparse sul forum della Duegi e qualche successivo commento mi hanno indotto a scrivere due righe su come la penso sui restauri dei modelli factory built. Il discorso, come sempre, è molto articolato e le cose andrebbero valutate caso per caso. A questo si aggiunge che ognuno è ovviamente libero di fare come meglio gli aggrada, visto che per fortuna sui modello non c\’è ancora il vincolo delle belle arti! Dunque, riassumendo, come potrebbe essere corretto comportarsi di fronte ad un factory built di un certo valore ma bisognoso di un restauro? Ecco qualche linea guida, con alcune considerazioni che potranno essere riprese prossimamente.

1) Un factory built particolarmente raro smette di essere una semplice riproduzione di un oggetto reale e inizia ad essere una testimonianza di storia del modellismo. Ecco perché in genere i pezzi difettosi o mancanti andrebbero sostituiti con materiale originale o in tutto e per tutto uguale all\’originale. Nel caso dei vetri il discorso è più complesso perché un eventuale ingiallimento potrebbe aver coinvolto tutti i pezzi stampati di quel modello: i più attrezzati potranno in questo caso costruire ex novo una maschera e \”tirare\” i vetri ottenendone di identici ma trasparenti e senza difetti. L\’errore storico su un factory built non dovrebbe essere corretto, a meno che non ci sia la certezza che la casa stessa sia intervenuta successivamente a correggere la produzione successiva. Esistono peraltro modelli in cui l\’errore storico è particolarmente fastidioso, come per esempio nel caso di alcune Ferrari 365 GTB/4 Daytona Carrefour di Le Phoenix, in cui uno dei due stemmi con la \”C\” del Carrefour era stato applicato al contrario su uno dei lati. Esistono modelli errati e altri corretti: non sarà sbagliato in quel caso correggere l\’errore e francamente penso che lo correggerei anche se la casa non fosse mai intervenuta in un secondo momento. Insomma, il limite di tolleranza c\’è e va valutato con grande attenzione.

2) Le decals andrebbero sostituite con pezzi originali; è buona norma provare la consistenza delle decals di rimpiazzo magari mettendo nell\’acqua dei frammenti che non si utilizzeranno e se la prova non dà un buon esito, utilizzare uno degli speciali liquidi di rinforzo per evitare che una decal cercata per mari e per monti non si dissolva in mille pezzi con coseguente crisi di nervi.

3) L\’imperfezione di montaggio va corretta? Anche qui si potrebbero fare delle distinzioni. Dipende da cos\’è. A volte ci sono dei difetti che finiscono per essere \”simpatici\”, come quella volta in cui acquistai da un collezionista pistoiese una Ferrari 250 GTE dell\’AMR che aveva uno sbaffo di pennello color alluminio sulla consolle del cruscotto. Avrei potuto facilmente smontare il modello e utilizzare una decal di rimpiazzo ma non lo feci perché quello sbaffo mi dava la sensazione di un intervento \”umano\”. Altri difetti, come ruote storte, gomme mal \”calzate\” o roba del genere possono essere facilmente corretti, ma è bene prima valutare se un intervento di tal genere non rischi di fare un danno maggiore del difetto che si intedeva eliminare.

Altre cose ci sarebbero da dire, e spero di tornare presto sull\’argomento. Intanto una raccomandazione che vale sempre e comunque: riflettete prima di mettere le mani su un modello, e se non lo sapete fare, affidatelo a qualcuno che ne capisce qualcosa; anche in questo caso sembra una banalità ma non lo è. Assicuratevi sempre che la \”mano\” di chi fa il restauro sia compatibile con lo stile e le tecniche utilizzate dal montatore. Non è facile, lo so, ma vale la pena aspettare prima di combinare (o far combinare) un pastrocchio. L\’esercizio della pazienza non è scontato, specie quando si riceve un modello lungamente atteso e che magari presenta qualche difetto comunque rimediabile. La tentazione sarebbe quella di precipitarsi sopra, eliminando subito ciò che non va. Attenzione! E\’ proprio lì che si nascondono le maggiori insidie.

Mi viene in mente che in un prossimo futuro potrebbe nascere un fiorente mercato di pezzi di ricambio e di decals per restaurare vecchi factory built, un po\’ com\’è accaduto coi vecchi Dinky. Solo che una decal per restaurare un Dinky degli anni 50 non riporta il modello al proprio valore massimo, mentre una decal identica a quella stampata da Cartograf negli anni 80 riporterebbe un AMR sciupato al suo valore top, essendo essenzialmente la stessa decal con le stesse specifiche dell\’epoca.

Targhe & Targhe

Gli anglosassoni devono pensare che in Italia ci siano due cose del tutto libere: le doppie nelle parole e le targhe delle automobili. In questa seconda convizione sono in buona compagnia, se anche André-Marie Ruf, nella sua lunga produzione, di pastrocchi con le targhe italiane ne ha fatti a iosa. Fra i migliori basterà ricordare il \”PR\” della Ferrari 250 GTO di Ferdinando Pagliarini scambiato per \”Prova\” e messo orgogliosamente sul retro di un modello dell\’ultima produzione a formare un\’improbabile sequenza: PROVA 62849, scritto così, tutto per esteso (evidentemente aveva visto solo la targa anteriore, che lo aveva tratto in inganno, ma questo è un errore che ha origini molto lontane). Non parliamo poi dei tanti altri \”numeri in libertà\” che hanno contraddistinto gli ultimi kit della serie André-Marie Ruf. E cosa c\’entrano gli inglesi, si dirà? C\’entrano. Mike Craig ha deciso di seguire le orme del suocero anche in questa bella tradizione, ed ecco che nell\’epoca dell\’informazione in tempo reale su Internet, spuntano originali trovate, come la targa della Ferrari 250 GTO 4675GT, con sigla di Imperia, immatricolazione ricevuta a partire dal 1966 con Luigi Taramazzo. Non mi sono note fotografie del posteriore di questa vettura con la suddetta targa, e credo che Craig l\’abbia ricostruita in base ad immagini dell\’anteriore.

E cosa ne è uscito? Un altro falso storico, l\’ennesima irritante imprecisione che si propagherà come un piccolo malefico virus su modelli montati da sedicenti \”maestri\” e venduti a 1000 e passa euro. Complimenti, quando chiedere anche all\’ultimo degli automobilisti in Italia avrebbe portato ad evitare uno stupidissimo e grossolano errore. Piccolo quanto si vuole, anche perché chi comprerà il kit potrà facilmente rimediare. Ma chi acquisterà per l\’appunto i montati cosa avrà in mano? A volte ho l\’impressione che il nostro settore dell\’1:43 sia lontano anni luce dal rigore di un certo modellismo militare o ferroviario, tanto per fare un paio di esempi. In un noto forum commerciale, dove si esibiva il wip di questo modello, ho provato a far notare che la targa era errata e lo stesso montatore è caduto dalle nuvole. Non che sia colpa sua (anche se mi sarei illuso che un modellista di quel livello avesse una pur vaga idea delle targhe italiane – non sto chiedendogli la competenza della metrica dei cori delle tragedie greche o la conoscenza delle abitudini alimentari dei boscimani), non che sia colpa sua, dicevo, ma il quadro che generano queste situazioni testimonia un\’approssimazione e un\’ignoranza da parte di tutti: produttori, modellisti, collezionisti. Ah, un\’altra cosa: prima o poi mi diranno che non è così e che il modello è corretto in questo modo. Altra cosa ancora, poi la smetto: i numeri di gara mi sembrano troppo piccoli, ma forse siamo noi in Italia a conoscere poco la 1000 Km di Monza. E forse (ma dico forse) erano gialli, non bianchi. Ma questo sarebbe da verificare, quantunque un paio di immagini sul sito di Attualfoto diano oggettivamente da pensare: http://www.actualfoto.it/index.php#photo/322379/0 .

Scheda: Porsche 911 GT3 Cup Jägermeister 2007

Di tanto in tanto su questo blog troverete delle schede dedicate ad alcune vetture particolarmente interessanti, schede alla maniera della classica fiche di AutoModélisme, ma possibilmente ancora più dettagliate. E\’ un esperimento che se avrà successo potrà essere sviluppato a dovere. Intanto come primo soggetto propongo una 911 GT3 Cup che corse a Sebring nel 2007 nella serie monomarca americana per le \”Cup\”, lo stesso weekend della 12 Ore. Questo modello l\’ha già riprodotto Minichamps, ma le foto potrebbero essere utili per un montaggio più dettagliato di una base speciale, oppure semplicemente per aggiungere altri particolari al diecast. Foto David Tarallo.

Altre immagini dall\'Expo di Novegro

Anche se gli spunti veramente degni di nota non sono stati moltissimi, Novegro è sempre Novegro. Ecco una serie di immagini fra modelli speciali e diecast:

Lo stand di Quattroruotine, con varie pubblicazioni dell\’Editoriale Domus.

Una serie di OSCA 1600 GT di Bermat. Il kit è esaurito e sono disponibili solo i montati. Peccato che questi fossero un po\’ troppo \”vissuti\”, perché il modello è valido.

Un prototipo della Porsche 936/77 di Truescale in 1:18.

McLaren di True Scale.

Lo stand dell\’Aquilone di Torino.

Meri Kits.

Alfa Model 43.

Una selezione di Porsche 934, 935 e 911 Carrera RSR di Madyero allo stand Tron.

Ferrari 312 PB coda lunga Monza 1973 realizzata da Alberto Peretto.

Sempre impressionante lo stand di Ripa.

Modelli Minichamps e True Scale da Ripa.

Alcune novità BBR, fra cui un paio di interessanti varianti della Ferrari 250 GT TDF.

Prossima produzione BBR.

Ancora anticipazioni di BBR.

La Maserati Quattroporte I versione di BBR, presentata in tre colorazioni.

Produzione BBR in vendita.

McLaren MP4-12C GT3 di True Scale.

McLaren F1-GTR di True Scale (vincente Le Mans 1995).

Ilario Vecchiato (IV Model Factory) si appoggiava stavolta allo stand di Tron.

Il prototipo dell\’Alfa 6C Villa d\’Este in scala 1:18 di BBR.

Altra novità di BBR in scala 1:18, la Porsche 356.

Ferrari F430 GT2 di BBR in scala 1:18.

Gruppo di Ferrari F430 GT2 in 1:18 di BBR.