Da Sebring: non solo palme

Quest\’anno ricorre il 60° anniversario della 12 Ore di Sebring e in questo momento mi trovo in sala stampa. Non c\’è una nuvola in cielo, la temperatura oscilla fra gli 81 e gli 84 gradi Fahreneit anche se a occhio direi che si tratta di gradi centigradi!
Ecco esattamente da dove sto scrivendo, tanto per rendere l\’idea al confronto delle tristi sale stampa europee:

Oltretutto è la prima gara del rinato WEC, che piaceva solo alla Peugeot… bella eredità che ci hanno lasciato. Vabbè. Comunque questo è un blog essenzialmente modellistico ed è su quello che cercherò di concentrarmi. Impossibile però non parlare del programma ufficiale della gara, che quest\’anno ha raggiunto il bel traguardo delle 200 pagine. E\’ pieno di storie simpatiche, di aneddoti e anche di foto \”fresche\” che lo rendono utilie sia per gli storici sia per i modellisti. Tra l\’altro è uscito anche il libro ufficiale sulla gara (aggiornamento di quello pubblicato alla fine degli anni \’90), di cui parleremo in seguito.

Recensione: Ferrari 250 TR57 Pontoon Tecnomodel

Da Claudio Govoni, nuovo collaboratore che ringrazio (è peraltro noto come cieffegi su forum della Duegi) ricevo del materiale che pubblico volentieri. Apriamo con alcune impressioni sul kit di Tecnomodel della Ferrari 250 TR \”pontoon fender\”, un soggetto non certo inedito ma sempre affascinante, che ha dato lo spunto per fare alcuni confronti con qualche kit del passato.

Devo ammettere che, quando ho visto che era entrato in commercio questo kit, mi sono emozionato.

Un po\’ perché è una delle vetture, finora più difficili da trovare in kit. Un po\’ per ricordi di infanzia legati alle mitiche Burago.
Ma veniamo all\’oggetto della recensione.
Tecnomodel la commercializza in due varianti, ognuna disponibile in 50 esemplari salvo ristampe: stradale e competizione. I due modelli sono virtualmente identici e si differenziano principalmente per la dotazione di decals che nella versione corsa consentONO di riprodurre 7 vetture differenti.
A un primo esame il modello fa una impressione decisamente buona.
Di nuovo la bellissima confezione già vista con la Ferrari F430 Scuderia 16M, di nuovo una resina di eccellente qualità per la carrozzeria.
L\’interpretazione delle linee appare buona, forse ispirata più ai figurini originali dell\’epoca che a una specifica vettura.

Va ricordato che le scocche non erano perfettamente identiche e possono presentare, nella realtà, differenze anche evidenti.
Una cosa balza subito agli occhi: la presa d\’aria sul cofano nel modello Tecnomodel è piuttosto ampia.
Non in tutte le 250 TR si presentava così.
Prima di decidere che versione realizzare, è quindi necessario documentarsi bene per valutare se non sia il caso di ridurla.
Molto belli gli scarichi, ottenuti da una finissima fusione in metallo bianco, ma migliorabili i silenziatori.

Difficile stabilire quanto sia precisa la scala, dal momento che le scocche potevano differire leggermente tra loro e che non ho trovato misure certe al 100% del veicolo.

In assenza di un dato sul sito Ferrari, rifacendomi alle quote riportate da ultimatecarpage.com, sembrerebbe che il modello sia in scala 1/42. Ciò nonostante, risulta appena più corto del die cast Bang o del Reinassance, mentre leggermente più lungo del vecchio kit di Precision Miniatures (che, se le misure riportate dal sito citato fossero corrette, sarebbe quello più in scala).
In totale sono circa 100 pezzi, che consentono di realizzare una buona riproduzione di una delle vetture più iconiche della storia di Maranello.

Elogio dell\'imperfezione

Una specie di corollario ad un recente post riguardante la \”psicologia dell\’errore\” potrebbe essere chiamato a sua volta \”elogio dell\’imperfezione\”. Forse i lettori troveranno qualcosa su questo argomento in precedenti articoli, ma tant\’è: il tema è talmente sottile (e sfuggente) che è difficile il solo cercare di metterlo a fuoco. E tutto sommato si procede per tentativi, provando a circoscrivere qualche elemento per meglio analizzarlo. Cos\’è l\’ \”elogio dell\’imperfezione\”? E\’ l\’ammirazione per chi riesce ad accettare non tanto un errore marchiano, quanto un leggero difetto ed ha sufficiente maturità per decidere che ogni intervento \”migliorativo\” (o presunto tale) avrebbe conseguenze ben peggiori dello status quo. Insomma, per dirla con un popolare detto veneto, per avere abbastanza esperienza per capire quando sarebbe \”pezo el tacon del buso\”. Non è facile, perché prima di tutto bisogna distinguere fra difetto accettabile e difetto non accettabile, e già qui si apre la voragine della soggettività… ma forse fino a un certo punto. Sarebbe interessante stilare delle casistiche. Concludo questo abbozzo di articolo con una distinzione: quando parlo di capacità di tollerare i difetti, parlo di una competenza talmente avanzata da accettare consapevolmente qualcosa di irregolare, non certo della miopia tipica di certi collezionisti che quei difetti non li vedono neanche. A far così son capaci tutti. Il difficile è recuperare una coscienza di secondo grado, come quelli che imparano tutto su una cosa, poi scordano tutto ciò che sanno su di essa e solo allora possono definirsi dei veri esperti. Lo zen e l\’arte dell\’1:43.

Il mondo dell\'1:43 visto da un ventenne

Andrea Rossignoli aveva già collaborato per il blog con un interessante reportage del recente expo di Verona. Ospitiamo il suo secondo pezzo, che contiene alcune sue riflessioni, tanto più interessanti quanto formulate con un occhio inevitabilmente diverso rispetto a quelle del collezionista-tipo che – ahinoi – ha mediamente il doppio dei suoi anni. Ecco la sua testimonianza.

Senza dubbio uno degli argomenti su cui vengono spese più parole sui forum di modellismo è il mancato ricambio generazionale della nostra passione. Vero, falso? Colpa della Play Station? Sinceramente, da ventenne quale sono, non sopporto tutte le generalizzazioni del caso e quindi vorrei parlare anche per chi sta “dall’altra parte” senza aver la pretesa di coprire tutti gli aspetti della questione.

Che i nuovi appassionati al collezionismo siano sempre meno è un dato di fatto ma questo è vero fino ad un certo punto perché se vediamo quante Mondo Motors o Cararama si vendono si vedrà che sono bene o male le stesse Bburago di quando ero bambino o le Polistil e Politoys di voi “anta” (senza offesa!).

Ti accorgi di invecchiare quando alle borse di scambio inizi a trovare fra gli \”obsoleti\” i modelli coi quali giocavi quando eri ragazzino.

Quello che caratterizzava questi ultimi era il maturare la visione del modellino: dalla fase in cui il divertimento era fracassarli giù per le discese con gli amici o staccare le portiere apribili poco a poco si arrivava al desiderare qualcosa di più del semplice modellino uguale a quello del vicino. E da qui si partiva “invischiati” in un turbine fatto di idee, pennelli, boccette Humbrol, trasferelli, ecc. fino alla scoperta che esiste qualcosa di più oltre al Solido del cartolaio: il mondo dei kits, allora ai suoi tempi migliori. Non importava se costava più il kit che un modello montato, l’importante era avere finalmente il modello particolare, non riproducibile in grande scala. Assieme alla passione cresceva l’abilità e di conseguenza arrivavano le soddisfazioni.

Tutta questa ricostruzione (perché di questo si tratta, io mica c’ero) per dire che oggi anche il modellismo è rimasto impantanato della mentalità dove tutto deve essere FACILE. Secondo me uno dei problemi è questo: siamo cresciuti senza “problemi”! Non quelli di necessità quanto piuttosto che ormai gli sforzi non servono: cerchiamo un’informazione? Trovare la risposta su un telefonino è la cosa più scontata del mondo. Ed anche facile. Manca la concezione di doversi impegnare un minimo per ottenere il risultato.

Questo lo traslo anche nel modellismo perché quando ci si limita al modello da 4 o 5 € al supermercato tutti sono collezionisti; quando però si tratta di andare a mettere in campo cifre un po’ più sostanziose (30/40 €) si preferisce destinarle ad un sabato sera da cui si esce marci. Figuriamoci poi quando si tratta di dover spendere 50 € per un kit da montare: oltre al denaro devo metterci anche la fatica per qualcosa che mi piacerebbe? Ma stiamo scherzando? Non sono luoghi comuni ma frasi che mi sono realmente arrivate da amici che magari con l’edicola hanno iniziato ad appassionarsi, li ho poi convinti a comprare qualche pennello e boccetta di colore ma quando hanno visto di “non essere capaci” (circa uno o due secondi dopo aver iniziato) hanno lasciato tutto per limitarsi a comprare i Motorama.

Un altro aspetto che mi fa pensare riguarda la progressiva scomparsa del luogo in cui avveniva il primo e fondamentale scambio di informazioni per chi voleva iniziare a fare modellismo: il negozio. Credo che internet lo sostituisca in maniera egregia sotto tutti i punti di vista meno che uno: manca il contatto umano e per questo la trasmissione della passione è limitata. Ma anche manca il “venire incontro” a chi non fa parte del settore: solo passando per la strada con il negozio si veniva a conoscenza di certi modellini. La maggior parte della gente strabuzzerà gli occhi al vedere i prezzi (“45 € per un giocattolo??”) ma se invece c’è la passione allora si inizierà ad entrare e domandare. La rete, invece, rimane un mezzo favoloso ma non avrà mai la capacità di venirci incontro se prima non domandiamo esplicitamente.

In sostanza, la vedo buia? Nonostante tutti i problemi non credo proprio che questo settore sparirà del tutto: ci sono stati e ci saranno cambiamenti inevitabili ma i modellini non si potranno estinguere finché ci sarà chi produce e chi compra. È compito nostro non lasciare che la faciloneria vinca: in cuor mio credo che siamo un po’ masochisti. Quando compriamo un kit sappiamo bene a cosa andiamo incontro eppure fa parte del gioco.

A Verona, all’ultimo Model Expo, sono stato piacevolmente colpito dal vedere molte famiglie con bambini: magari non saranno stati li per l’1/43 ma già l’appassionarsi ai trenini o agli aerei è un passo avanti, non trovate?

Approfondimento: com\'è fatto uno Spark

Ecco una dimostrazione pratica di come sono concepiti e montati gli Spark. Essenzialmente sono composti tutti da una carrozzeria in resina, da un fondino in plastica e da una parte centrale (che comprende l\’abitacolo) da incastrare dentro alla scocca. La tecnica di progettazione ricorda molto da vicino i vecchi kit Starter e Provence Moulage. Uno Spark trasformato in kit sarebbe molto probabilmente parente stretto di quei due marchi che negli anni 80-90 rivoluzionarono il settore dell\’1:43, proprio come in questi anni sta facendo Spark. \”Parente stretto\” va inteso non come clone (gli Spark hanno una loro originalità), quanto come concezione dei pezzi e prototipazione. Abbiamo analizzato uno dei modelli più recenti, la BMW 3.5 CSL Gr5 Hermetite Le Mans \’76, lasciando perdere per una volta il confronto con l\’auto vera e concentrandoci sulle caratteristiche costruttive del modello.

Sostanzialmente uno Spark di oggi corrisponde in termini di qualità a un Provence Moulage montato da un bravo modellista.

Nella maggior parte dei casi il fondino è fissato alla scocca mediante due viti, che possono essere nascoste da parti meccaniche o da rinforzi a simulare varie componenti del telaio. Queste parti sono incollate ed è difficile rimuoverle senza danneggiare qualcosa.

Il fondino in plastica (del resto anche i vecchi Starter avevano la base in plastica!), l\’elemento centrale dell\’abitacolo e le ruote/assali.

Massima semplicità ma anche massima accuratezza negli stampi. Le cinture in decals sono ormai una prerogativa dei soli modelli chiusi, mentre le sport aperte le hanno in fotoincisione. Forse uno sforzo potrebbe essere fatto anche per le vetture chiuse.  

Tutt\’altro che facile sarebbe smontare questo roll-bar, completo di tutte le sue parti. I vetri in acetato sono applicati con grande precisione. Anche in questo caso si nota nella scocca l\’esigenza di ridurre al massimo i pezzi principali; i dettagli riportati sono tuttavia moltissimi.

L\’idea di completezza è raggiunta grazie al gran numero di particolari fotoincisi e/o riportati.

Rispetto ai modelli artigianali tradizionali, i gruppi ottici sono ottenuti mediante superfici riflettenti e parti in plastica colorata, di grande realismo.

Notare la griglia laterale fotoincisa. Altre fotoincisioni riguardano varie parti aggiunte di carrozzeria, come alette, lamelle, ecc.

I cerchi sono spesso in plastica (a volte un po\’ troppo cromata), con parte centrale fotoincisa. Le scritte degli pneumatici sono tampografate.

Sulle livree più complesse un ottimo risultato finale viene ottenuto dalla combinazione fra parti verniciate e decals.

Poco visibile in foto, lo stemmino BMW ha i contorni esterni ed interni cromati, come l\’originale.

La parte centrale che si inserisce nella scocca.

Qui possiamo osservare diversi tipi di rifinitura: fotoincisioni per l\’ala posteriore, per i ganci fermacofano e per i listelli neri del lunotto; combinazione pressoché perfetta tra verniciatura e decals; effetto di profondità ottenuto verniciano i contorni delle sedi delle bocchette. Sono piccole cose che raramente si trovano su prodotti molto più cari, che danno una \”profondità\” particolare a un modello.

Sito inglese di Raccoon: istruzioni per l\'uso

L\’apparizione del sito inglese di Raccoon ( http://raccoon.ocnk.net/ ) è una notizia da accogliere con favore. Dal 25 febbraio scorso il negozio giapponese (come era stato già annunciato a Retromobile) è in linea con una versione per gli acquirenti del resto del mondo. Un\’aggiunta di cui si sentiva la mancanza. Ordinare dal sito è piuttosto facile, anche se per il momento manca una procedura di acquisto istantaneo (forse anche per le numerose tariffe postali). Previa registrazione, si accede poi al negozio on line e se si conferma l\’acquisto si riceve una mail di questo tipo:

Entro due o tre giorni arrivano le istruzioni sul pagamento, completo di spese di spedizione, da eseguire con Paypal:

Peccato che per il momento sul sito inglese ci siano pochissimi articoli, ma c\’è da sperare che il contenuto venga integrato con altro materiale al più presto, anche perché potrebbe essere una buona occasione per procurarsi modelli e pubblicazioni altrimenti difficili da reperire.

Spark S1329 Fiat-Abarth 2000 Sport Spyder 1968

Nella gamma White Line, Spark prosegue la produzione di modelli Abarth, seguendo un itinerario un po\’ discontinuo ma che ha già proposto ai collezionisti alcuni soggetti di grande importanza nella storia del costruttore torinese. E\’ uscita da qualche giorno la 2000 Sport Spyder del 1968, altrimenti nota come \”quattro fari\”. Come accade sovente in questa serie di Spark è stata scelta una versione generica, diremmo \”clienti\”, assolutamente verosimile visto che le vetture erano vendute ai piloti e ai team esattamente in questa configurazione.
La verosimiglianza delle proporzioni è molto buona, con la resina scelta come materiale di base per la carrozzeria e altri particolari, e la plastica per il fondino. Molto belli gli interni, con il complesso tubolare dei supporti del cruscotto e del volante, riprodotti con fotoincisioni. Molto buono come al solito il trattamento generale di tutti i dettagli, tuttavia bisogna segnalare che la qualità dei montaggi nella White Line non è sempre impeccabile. Chissà perché, ma le Abarth di Spark hanno spesso un livello di pulizia abbastanza discontinuo, in ogni caso più irregolare rispetto ad altri modelli dello stesso produttori, per cui è necessario saper scegliere l\’esemplare giusto. Ci troviamo comunque di fronte ad una miniatura provvista di diverse \”finezze\”, dal soddisfacente rapporto qualità-prezzo. La parola alle immagini e ai brevi commenti specifici delle didascalie.

L\’aspetto generale del modello è corretto e l\’Abarth 2000 Sport Spider 1968 è decisamente \”lei\”. Nella riproduzione prescelta mancano le due alette ai bordi dei fari anteriori.

Vista posteriore: sono stati colti correttamente gli ampi passaruota posteriori, dalla forma generosa e un po\’ bombata.

In fotoincisione i quattro fari anteriori. Realistiche le griglie anteriori e la scolpitura degli pneumatici.

Non troppo convicente il tergi a compasso fotoinciso, un po\’ piatto e semplificato. Onestamente Spark sa fare di meglio.

Il complesso dei vetri e l\’arco del parabrezza sono montati correttamente e tornano molto bene.

Uno dei punti forti di questo modello sono gli interni, molto precisi e dettagliati, col bel volante, la griglia del cambio e i supporti della strumentazione, realizzati con fotoincisioni.

Belli i fari posteriori in plastica trasparente e buon dettaglio della meccanica che su queste vetture era abbastanza in evidenza.

Ancora una vista della meccanica, con la caratteristica cinghia.

Giusti i cerchi e abbastanza corretto l\’assetto (forse la spalla della gomma è leggermente alta).

Su questo modello è stato scelto il lining a evidenziare tutte le giunture della carrozzeria, una soluzione che personalmente apprezzo molto, ma che non tutti condividono. Qui, in ogni caso, è stata realizzata con notevole precisione. E\’ stata inoltre colorata in argento tutta la rivettatura. Considerate che questa è una foto molto ingrandita.

Un modello equilibrato e di sicuro effetto, anche se la linea Abarth di Spark non è sempre al livello dei loro modelli top.

Corretta la finitura, con un rosso non troppo lucido e corrispondente alle specifiche dell\’epoca.

La scatola dedicata alla gamma Abarth, rossa anziché argento come nella produzione standard. Notare la nuova grafica del marchio.

Ritratto di Stefano Adami

Stefano Adami

Da Paolo Tron ricevo questa breve presentazione di Stefano Adami, che introduce una corta autobiografia scritta da Stefano stesso. A corredo alcune foto che illustrano il molteplice lavoro svolto da Adami in tutti questi anni. Colgo l\’occasione per ringraziare entrambi della loro collaborazione e del proprio tempo dedicato a questo blog. Nell\’augurarvi buona lettura non mi resta che da aggiungere che al link  http://www.flickr.com/photos/34367539@N05/sets/72157612776281171/ trovate numerosi esempi dei lavori grafici di Stefano.

Ciao David,
in calcestruzzo la \”storia del nostro\” … avevo intenzione di accorciarla o, in quale maniera
di integrarla al mio racconto — invece penso che sia più interessante pubblicarla
integralmente, utilizzando i miei commenti come presentazione.

… Stefano chiude la \”sua storia\” con \”ma non è tanto facile\”.
Sono d\’accordo.
Non è tanto facile ma fattibile.
Devo onestamente ammettere che ho sempre apprezzato Stefano,
come persona, come \”artista\”, come modellista.
Come è diventato quasi di moda dire oggi: \”mi corrisponde\”.
Un uomo di fatti e non di parole — un po\’ timido — molto modesto —
estremamente in gamba — pesantemente talentuoso nell\’automodellismo
e non solo…
Il suo racconto dice molto sul suo percorso e sulla evoluzione che ha avuto
nel tempo la sua attività.
Non solo nel campo automodellistico.
La sensibilità e il talento che ha nel creare e elaborare delle livree su auto
da competizione è la stessa che utilizza nell\’approccio e nello sviluppo
dei suoi montati.
La mia considerazione nei suoi confronti parte da una situazione \”da fan\”
ma, oggettivamente, non ne risulta deformata per questo.
Quando vedi quello che fa e come lo fa… non puoi non diventare un suo fan.
Stefano è uno dei migliori assemblatori nel nostro Paese — da sempre ha
saputo cogliere l\’importanza delle foto-incisioni (con le quale \”ci sa fare\”)
ora deve semplicemente ulteriormente affinare le sue conoscenze
e, soprattutto, non voler diventare \”giapponese\” a tutti i costi.
Estrarre, apprendere, manipolare, transumare ma rimanere con i piedi
ben piantati nel Suolo Patrio..
Frateeeeelliii d\’Itaaaaliaaaaaa ….

STEFANO ADAMI

“Ragazzo” del ‘66, appassionato di auto da quando ho cominciato a
ragionare. Da piccolo ero l’elaboratore di fiducia degli amici con cui
disputavamo combattutissime gare con modellini di varie scale.
Passata la fase del gioco è subentrata quella del modellista, quando
rimasi folgorato da una scocca della famosa 911 Targa Overby di PIT
esposta nella vetrina del Model Shop di Verona che si trovava
casualmente in prossimità della mia scuola superiore. La mia passione
erano le auto dei piloti privati che riuscivo ad ottenere con un
certosino lavoro di disegno a pennello delle decals. Grazie a questa
mia abilità conobbi Valerio Comuzzi (Arena Modelli) credo, anzi son
convinto, il miglior collaboratore che avrei mai potuto trovare, con
una cultura incredibile del mondo delle auto sia vere che in scala.
Ricordo ancora quando lo conobbi sempre da Model Shop, soprattutto
quando mi chiese di acquistare tutta la serie di modelli (una decina)
realizzati in pezzo unico, e altri modelli che poi mi fece fare anche
dietro sua precisa richiesta.

La \”Ricard\” derivata da un 934 Solido con decals fatte a mano

Non passò molto tempo che su suo invito mi preparai una scocca di una
930 Turbo da far clonare in resina (era il mio primo prototipo!).
Valerio mi spinse a proseguire su questa strada quando gli proposi di
fargli, sempre in pezzo unico, l’Audi 90 Gr.A. Mi consigliò di farne
un kit vero e proprio e l’idea fu azzeccata.

\”I miei primi kits Audi 90 2300 GrA e la Mercedes 190 di Orlando\”.

Ne feci 3 versioni e in totale credo d’averne vendute circa 600 pezzi.
A seguire preparai per Orlando Redolfi una delle sue Mercedes 190 su
base SC Modelli e poi, sempre su spinta di un amico ma, in questo
caso, di Paolo Tron, ne produssi un bel kit, molto dettagliato per
l’epoca.
Erano i primi anni 90 e per assurdo venni aiutato sia dall’Audi Europa
Team sia da Orlando che mi pagarono le decals (poi io in cambio donai
diversi montati…). Erano altri tempi, adesso se fai qualcosa devi
stare attento a non pagare.

\”Un esempio di quello che tiravo fuori da una 934 Solido.
la livrea aveva le decals disegnate a pennello su decal trasparente\”.

Con Valerio ormai si era consolidato il rapporto e divenni il suo
prototipista di fiducia e grazie a lui ebbi l’occasione di lavorare su
una bella varietà di macchine: da prima cominciai con la Kadett GTE,
poi venne la saga delle Stratos, poi la mia opera omnia: l’Audi 4
tutta apribile che realizzai partendo da una carrozzeria Starter.
Dopo l’Audi finalmente la Porsche in tutte le salse, ma prima ancora
la meno cattiva Opel Commodore che comunque ritengo uno dei prototipi
che più mi ha dato soddisfazione dal punto di vista della lavorazione
e del risultato. Altri modelli su cui ho lavorato, la Chevette, la
Mitsubishi Lancer EVO e poi comunque la mia mano c’è su tutta la
produzione dal punto di vista delle fotoincisioni.
Ho avuto modo di collaborare anche con il Lancia Model Club per il
quale realizzai la Delta S4 Marlboro e con BAYMO per cui collaborai
alla realizzazione delle BMW E36 GTR e DTM Jaegermeister (foto seguenti).

Quest’ultima fu giudicata da FourSmallWheels modello dell’anno.
Oltre a tutto questo, 111 numeri fa progettai la testata di Modelli
Auto ed in seguito iniziai la mia avventura di collaboratore come
“raccontatore di montaggi”, articoli in cui illustro di volta in volta
un montaggio con relative modifiche o personalizzazioni.
Tornando indietro nel tempo sviluppai anche la mia passione per il
disegno, il tema ovviamente erano le auto, che immortalai con i
pennelli, cercando di imitare in qualche modo lo stile di Michael
Turner, il mio idolo.
Il primo cliente fu Paolo Tron che mi acquistò in blocco 3 soggetti
(poi ne prese altri).
Non pago di tutto questo iniziai pure una lunga collaborazione con il
settimanale Autosprint diretto da Carlo Cavicchi che, quando fondò
SportAutoMoto mi mise ancora al suo servizio e proprio da quel periodo
iniziai a fare le prime illustrazioni con Photoshop.

Una delle tante suggestive opere grafiche di Stefano.

Pur non avendo titoli di studio particolari ma solo essendomi fatto da
solo, posso vantarmi di aver collaborato direttamente con Ferrari e
Maserati in qualità di illustratore. Ho avuto modo di illustrare una
parte dell’annuario Ferrari del 2004 e ancora oggi si può vedere il
grande parcheggio interno della Maserati decorato con le gigantografie
dei disegni delle loro vetture più famose.

Illustrazione dell\’Annuario Ferrari 2004…

…e gigantografie del garage Maserati a Modena.

In seguito ho avuto la possibilità di creare livree per auto da corsa:
su richiesta diretta di piloti o da parte di Team GT o Superstars. La
Ferrari 430 Motorola ha vinto il FIA GT2 con i miei colori!
Attualmente sono molto impegnato con il Campionato Superstars per
quanto riguarda la realizzazione di pagine pubblicitarie (ah…
normalmente, nelle ore diurne faccio il grafico pubblicitario) e con
alcuni concorrenti che mi hanno affidato il progetto delle livree.
Ma anche Ferrari ultimamente si è di nuovo fatta sotto affidandomi sia
progetti di livree (la 458 GT2 ha corso a Le Mans con i miei colori –
un progetto difficile da fare a causa della posizione degli sponsor
già definita) sia con progetti di altri materiali grafici.
Per quanto riguarda il modellismo, sto con fatica (per problemi di
tempo) tentando di portare avanti un mio progetto per rientrare nel
giro dei kits ma è ancora presto per parlarne.

\”un po\’ di esempi dei miei modelli ArenaMasterPiece in serie limitata
con decals auto prodotte in digitale (Maserati Challenge) o comunque
montate con un po\’ di migliorie rispetto il kit di partenza (RSR Arena
e Oldsmobile Tron)\”.
.

Al momento mi limito a cercare di scimmiottare i maestri Giapponesi
provando a curare di più i montaggi.
Ma non è tanto facile.

Jaguar XJ12 Gr.2 Broadspeed AMR di Antelmi

Con Pier Angelo Antelmi ho un debito di gratitudine per tutti i favori che mi ha fatto e purtroppo devo confessare che è con molto ritardo che pubblico queste foto che mi dette alla borsa di Novegro nel dicembre scorso. Ma spero di recuperare pubblicandole qui nel blog (a dicembre ancora il blog non esisteva), in modo che tutti si possano fare un\’idea. Il soggetto è intrigante: si tratta della Jaguar XJ12 Gruppo 2 preparata Broadspeed per l\’Euroturismo 1977. Il modello è ufficialmente l\’ultimo marchiato AMR, uscito a cura di Mike Craig che aveva promesso al suocero di portare a termine questo progetto. La Jaguar è quindi comparsa sotto il doppio marchio AMR e Piranha, ma mi piace pensare che sia più un AMR che un Piranha. Nel montaggio di questo modello si sono cimentati già Fred Suber e Jean-Paul Magnette. Sull\’esecuzione di Suber è bene stendere un velo pietoso, mentre molto più valido appare il montaggio di JPM. Alcune interessanti considerazioni potete leggerle sul forum Duegi, a questo link: http://www.forum-duegieditrice.com/viewtopic.php?f=10&t=57224&hilit=Jaguar+Piranha+amr

Ecco una serie molto completa di foto del montaggio di Antelmi, che oltre alla consueta qualità, ha in suo favore un costo particolarmente contenuto rispetto alla concorrenza (Euro 650,00 incluso il kit). Buona visione.

Model Expo Verona 2012

Ospitiamo il primo contributo esterno, il reportage sull\’esposizione veronese, con testo e foto di Andrea Rossignoli, un giovane modellista veneto che testimonia che esiste ancora qualche ragazzo interessato al modellismo.

Verona Model Expo 2012: modellismo a 360°

Ormai da otto anni si tiene nella città scaligera questo evento in grado di coinvolgere tutte le declinazioni del modellismo, statico e dinamico, grazie ad una riuscita miscela di automobilismo, nautica, aeronautica e ferroviaria. Svoltosi durante il weekend del 3 e 4 marzo, l’evento ha quindi il proprio punto di forza nel riunire e confrontare diverse discipline così vicine concettualmente eppure così diverse per modalità e clientela. A dirla tutta il modellismo statico automobilistico ha avuto una parte secondaria poichè i marchi presenti in maniera ufficiale non sono stati molti e la maggior parte delle case erano presenti attraverso i commercianti: le uniche novità da citare sono la Fiat 127 di Brumm, effettivamente commercializzata da vari negozianti, e la presentazione nazionale dei modelli orientali  FrontiArt. Da riportare la presenza di alcuni produttori e rivenditori di utensileria molto forniti: in particolare la Dremel ha messo i suoi prodotti a disposizione di chi volesse saggiarne le qualità. Molto più estese d’altro canto le aree navali, ferroviarie, aeree e per l’automobilismo dinamico, in grado quest’ultimo di occupare due padiglioni grazie a tre piste in terra (dedicate rispettivamente ai mezzi da cantiere, alle 4WD “buggy” ed alle 4WD meno estreme) più svariati circuiti (di cui uno per le RC drift). La fortuna di questa manifestazione (55.000 visitatori per la scorsa edizione) sta certamente nel ricercare i punti di contatto tra le diverse discipline con lo scopo di una maggiore condivisione ed espansione, non solo con chi è esperto ma anche con il novellino. A questo proposito è doverosa da segnalare la cospicua presenza di famiglie, bambini e ragazzini: segnale forte per chi crede che il modellismo si spegnerà nel giro di pochi anni.

Produzione FrontiArt, nuovo marchio appena affacciatosi sul mercato con modelli in resina in scala 1/18 ed 1/43. Di questi ultimi alcuni dispongono di porte e cofani apribili: se la Porsche 911 GT3 RS sconta ancora delle cerniere troppo massicce, la Lamborghini Sesto Elemento presenta una fibra di carbonio decisamente sovradimensionata a dispetto della meccanica, riprodotta egregiamente.

Numerosi i rivenditori di mezzi da lavoro in scale vicine all’1/43.

Lo stand di Tron Models, presenza costante alle manifestazioni italiane e non.

Diorama agricolo in scala 1/32.

Stand di Arena Models, azienda che ha giocato in casa data la sua origine veronese. In questa occasione ha portato numerosi kits, transkits e montati in scala 1/43 ed 1/24.

Produzione Arena Models: Porsche 911 Jaegermeister.

Una delle novità Brumm per il 2011 in collaborazione con Old Cars: il Fiat 170 Transporter Set delle Ferrari del Gran Premio di Monaco del 1981.

Un simpatico siparietto di cui sono stato spettatore: uno standista di Noberini (teche in plexiglass) ha approfittato di un momento di assenza del personale Brumm per dare una sconquassata al diorama ambientato al Gran Premio di Monza del 1961.

Solo in Italia possiamo scrivere cartelli del genere…

Spazio espositivo della Italeri che quest’anno compie 50 anni.

Lo stand di HPI Racing, reparto RC. Decisamente uno dei più belli del padiglione.

Circuito dedicato alle RC drift.

Sezione dedicata ai mezzi pesanti dinamici in scala 1/14. Da notare in primo piano la stazione dei Vigili del Fuoco (i camion erano dotati di “idranti” funzionanti) mentre sulla destra (assente in fotografia) era presente un piccolo campo da arare con i trattori.

Scenografico MAN radiocomandato dei Vigili del Fuoco in azione.

Land Rover Defender in scala 1/14 della Tamiya RC impegnato in un passaggio del percorso fuoristrada.

Sottomarino in azione nella vasca dedicata al modellismo nautico.

La vasca con le ventole che generano il vento necessario alle barche a vela.

Un mastodontico quanto meraviglioso Riva Aquarama in scala 1/5 (oltre un metro e mezzo di lunghezza!) costruito da un appassionato francese.

Sul cruscotto si notano tra le altre cose i razzi di segnalazione, il catalogo della Riva ed un giornale di modellismo che parla del modello stesso.