Porsche di Madyero: genesi e produzione (parte 1)

Madyero è un marchio conosciuto fra i collezionisti di modelli speciali per la qualità e la cura delle realizzazioni ma non avendo né un sito proprio né una rete di distributori è sempre difficile restare aggiornati sulla sua attività. Questo tutto sommato può essere anche un bene, perché permette a Luigi Madiai di lavorare con tranquillità e senza troppe pressioni. Lasciando per ora da parte l\’infinita serie di Ferrari 250 GT SWB (modello \’60 e \’61), parte delle quali è confluita episodicamente nel listino MG Model, focalizziamoci ora sulle Porsche, la marca preferita di Luigi Madiai. Ricordando che su Madyero uscì qualche anno fa un articolo su Auto Modélisme a cura del sottoscritto (non è bello autocitarsi, ma stavolta verrà fatta un\’eccezione), le prime Porsche siglate Madyero furono delle 934 con carrozzeria in resina e pianale in metallo bianco, poi diventato in resina per ragioni pratiche. Seguì poi tutta una serie di Porsche 935 e di recente la 911 Carrera RSR 3.0, sulla quale sono state introdotte le fotoincisioni laterali, lasciando però in fusione le cornici dei vetri anteriori e posteriori. Una soluzione ottima in questo caso, visto che le cornici sono in colore nero: con questa soluzione si ottiene la necessaria finezza delle cornici laterali, senza sovraccaricare i vetri anteriori e posteriori di spessori poco realistici, come accade su altri modelli analoghi (Renaissance e Arena).

I pezzi che compongono la Carrera RSR Madyero. Le parti per le varianti sono state stampate a parte.

La Carrera RSR è uscita sia come kit che come modello montato, dapprima nella sola versione Tour Auto 1976 (#427), poi in altre livree, dopo che Madiai ha fatto stampare una spettacolare decal (non in commercio) che permette la realizzazione di praticamente tutte le vetture della Brumos, incluse le 934 e 935.

Porsche 911 Carrera RSR vincitrice del Tour Auto 1976

Quanto alla 935, il lavoro di prototipazione è partito dal Record ma si è spinto fino all\’allargamento della carrozzeria e all\’affinamento di vari particolari. Sarebbe interessante il confronto con lo Spark, anche per una serie di particolari che \”ad occhio\” differenziano i due modelli. Torneremo sull\’argomento con un thread specifico; oltretutto, adesso il confronto è possibile effettuarlo anche con le due Carrera RSR Spark e Madyero.

Il prototipo della 935 in corso di lavorazione.

Prototipo della 934/5 IMSA che ha già creato molto interesse. In questo caso i contorni vetri laterali sono stampati, visto che la scocca deriva dalla vecchia 934, ma non è escluso che in futuro anche questo modello possa essere aggiornato con i nuovi particolari.

Per le varie versioni è stata utilizzata una documentazione di grande precisione, che ha permesso di individuare molte peculiarità, come la presenza della ruota di scorta dentro l\’abitacolo in alcune gare.

Particolarmente curato il fondino della nuova Porsche Carrera RSR .

Doppio sedile verde su alcune versioni della RSR Gruppo 4 (Monza 1976).

Configurazione Gruppo 5.

Burke Streamliner di Fadini: c\'è da aspettare…

Chi aspettava l\’uscita a breve del nuovo modello di Ugo Fadini, il Brke Streamliner (quello giallo, tanto per intendersi…) resterà deluso: l\’artigiano di Padova sembra rimandare sine die la produzione di un pezzo che indubbiamente costituiva un soggetto interessante, e non solo per gli appassionati dei veicoli da record. Impegnato durante l\’estate nei suoi approfonditi studi storici, Fadini è rimasto deluso dalla risposta dei potenziali acquirenti (fra i quali il proprietario della vettura vera, che non si è certo sprecato nelle prenotazioni) ed ha pensato bene di dedicarsi ad altro. Peccato davvero. Oltretutto il modello sarebbe dovuto uscire nella serie \”standard\” anziché nella più economica Speed-on-salt. Se \”speciale\” doveva essere, tanto valeva puntare al prodotto di nicchia. Ma a quanto pare, Fadini ha tagliato la testa al toro.

Retromobile vs Norimberga

La concomitanza di due eventi non identici ma in qualche modo in concorrenza (Retromobile e il Salone di Norimberga) costringe non solo gli appassionati ma anche gli addetti ai lavori a fare una scelta. Al di là di questo, Retromobile – per quanto riguarda il modellismo – resta un evento frequentato per lo più da piccoli artigiani e da negozi, mentre Norimberga è per lo più meta degli \”industriali\” e degli artigiani più strutturati; altri ancora, come Renaissance, non andranno né da una parte né dall\’altra, e questo non è necessariamente sinonimo di \”crisi\”, come amano scrivere ad ogni piè sospinto le riviste specializzate (per carità, la crisi esiste, ma a volte è la comoda scusa per evitare analisi più approfondite). Semmai può essere il segno di piccole aziende che hanno i loro programmi, cui non interessa più di tanto l\’indotto di manifestazioni inevitabilmente costose.

Poi, all\’indomani di Norimberga inizieranno i soliti \”speciali\” con liste chilometriche di modelli in programma che non vedremo mai – o che vedremo chissà quando. E leggeremo i soliti editoriali su questo fenomeno dei programmi gonfiati magari solo per scoraggiare la concorrenza. Quanto sono utili questi speciali pesanti quanto una ciambella fritta con l\’Olio Fiat? Vanno fatti per forza? Lo chiedono gli inserzionisti, certo. Ma se su qualsiasi galleria tipo Flickr o altro compaiono centinaia di foto all\’indomani dell\’apertura al pubblico, quale ruolo dovremo assegnare ai giornalisti accreditati della carta stampata? Pensiamoci un po\’ prima della scorpacciata annuale di anteprime.

Ferrari 250 GTO 4399GT Maranello Concessionaires

Il telaio 4399GT è uno dei più famosi e carichi di storia della serie delle Ferrari 250 GTO. Ecco quattro versioni realizzate in serie limitatissima da Remember in configurazione curbside:

Nel dettaglio:
# 25D Autosport 3h Snetterton 1963
#1 Whitsun Trophy Goodwood 1963
#10 Martini Trophy at Silverstone 1963
#11 Grovewood Trophy at Mallory Park 1963

L\'arte dei motori a Firenze

Nel panorama dei piccoli costruttori che animarono la scena italiana del dopoguerra, Pasquino Ermini occupa un posto particolare, non foss\’altro che per la raffinata tecnica che contraddistingueva le sue creazioni motoristiche, come i bellissimi propulsori a doppia accensione e il raro 1500 che purtroppo non poté essere adeguatamente sviluppato. Per Ermini lavorarono anche prestigiosi carrozzieri quali Frua, Scaglietti e Motto. Una storia tutta da raccontare, che sarà presto pubblicata in un libro di cui forniremo i dettagli a tempo debito. Intanto ecco le immagini delle uniche (penso) Ermini riprodotte in 1:43 da Lilliput. Speriamo che l\’uscita del volume possa incentivare qualche artigiano a fare qualcosa di inedito e interessante, come la barchetta 357 che ricorda in piccolo la Ferrari 750 Monza.

Per ora l\’unico \”coraggioso\” ad aver affrontato il tema Ermini nell\’1:43 è stato Lilliput: a sinistra la Fiat-Ermini 1100 Bialbero, a destra la 1100 Berlinetta carrozzata Motto. Si tratta di modelli artigianali in resina.

Per una catalogazione completa della produzione Le Phoenix

In un periodo in cui si parla spesso della prossima pubblicazione del libro sulla storia dell\’AMR di Michael Gregg (scritto con la diretta collaborazione di Antony Ruf) esiste un altro progetto, sicuramente meno ambizioso ma altrettanto utile per i collezionisti, ossia un catalogo ragionato di tutta la produzione Le Phoenix, compresa quella \”esterna\” all\’influenza diretta di André-Marie Ruf, ossia coincidente col periodo in cui Ruf aveva già lasciato la struttura di Bertrand Bigaudet, che continuava a produrre modelli con la propria firma sulle basette al posto di quella di Ruf.

Le Phoenix Ferrari 250 GT SWB I Serie argento con interni crema

Il progetto, condotto dal sottoscritto insieme allo stesso Bigaudet, è partito nell\’estate del 2011, dopo alcune conversazioni avute in precedenza col fondatore di ACB e del marchio Le Phoenix. La lista dei factory built con tutte le varianti e in numeri di produzione è praticamente pronta; manca ancora il censimento completo dei montaggi Le Phoenix su basi diverse (prevalentemente AMR), che venivano consegnati con base in plexiglass, targhetta e scatola Le Phoenix. Rintracciare tutti questi montaggi singoli è la parte più difficile del lavoro, ma è anche quella che darà alla pubblicazione quel tocco in più d\’interesse e di utilità storica.

L\’unica pubblicazione ufficiale di Le Phoenix fu il catalogo 1996/1997, un\’edizione molto elegante che illustrava, oltre alla gamma dei factory built, anche l\’attività di ACB e le tecniche di produzione di un modello in metallo bianco

La Targa Florio non finisce mai: GTO 3909GT

La Targa Florio continua a fornire numerose occasioni per realizzare modelli ancora completamente o in parte inediti. Remember è appena uscita con una limitatissima produzione di GTO 3909GT della Targa \’64, piloti Bourillot / Bourbon-Parme. Riproduzione particolarmente accurata (versione curbside, senza motore), con cerchi verniciati in alluminio (tecnica che fa miracoli), targhe corrette di Ginevra e numeri giusti.

Ferrari 250 GTO telaio 3909GT Targa Florio 1964 Bourillot / Bourbon-Parme

Contro Spark non c’è proprio partita?

Ormai da svariati anni i modelli che fanno capo a Spark (inclusi i vari True Scale, Minichamps speciali ecc.) hanno fissato degli standard difficilmente raggiungibili nella loro fascia di prezzo. Per un effetto indiretto, ma indiretto fino a un certo punto, il loro irrompere sul mercato ha favorito la sparizione o la drastica riduzione di molti dei fabbricanti di kit tradizionali, leggi Tenariv, Mini Racing, JPS e compagnia bella. Alcuni, come Jade, sono sopravvissuti tentando la fuga nelle “nicchie delle nicchie”, mentre altri, come Renaissance, hanno puntato all\’alta qualità, sostenuti nelle vendite dalla presenza nelle loro gamme di molte Ferrari, che in qualche modo si vendono sempre e comunque. Fra i montati, la categoria che avrebbe dovuto risentire maggiormente della crescita qualitativa e quantitativa di Spark, il contraccolpo è stato abbastanza evidente per Minichamps o Ebbro, prigioniere dei loro stampi per la zamac e incapaci della stessa versatilità con cui la banda di Ripert riesce a sfornare variante su variante con un\’esattezza storica seconda a nessuno, a parte qualche inevitabile scivolone, come le strisce di colore sbagliato sulla Porsche 935 Swap Shop di Daytona (ma nessuno è perfetto).

Due Spark \”speciali\”, realizzati per raceland.de e per Kremer Racing.

Gli altri possibili concorrenti, quelli che producevano modello montati a basso costo, si son dovuti arrangiare: è vero che la maggior parte di essi ha in catalogo soggetti ai quali per il momento Spark non si è avvicinata, ma altri sono stati coinvolti dal ciclone e hanno dovuto prendere delle contromisure, peraltro non sempre efficaci. A farne maggiormente le spese sono piccole aziende artigianali che avevano già a suo tempo riconvertito la manifattura di kit realizzando serie limitate di montati a basso prezzo – basso per gli standard produttivi comunitari. Si può citare a questo proposito il caso di Gamma, sebbene parte del loro catalogo riguardi le vetture stradali italiane degli anni 50-60-70, che per il momento esulano dagli interessi di Spark. Altri marchi, come BBR o Renaissance, hanno continuato per la loro strada subendo magari delle flessioni dovute piuttosto alla crisi economica, ma non certo a causa della concorrenza diretta di Spark.

Qual è dunque il possibile scenario futuro? La variabile che finora è stata poco considerata è l\’aumento dei prezzi di vendita degli Spark, specie in alcuni paesi. La forbice fra il costo di uno Spark e un montato artigianale di fascia medio-bassa si sta progressivamente riducendo. Certo, questo non significa che gli Spark cesseranno di essere competitivi di qui a poco tempo, anche perché pur con i recenti aumenti del prezzo di listino il loro rapporto qualità/prezzo continua ad essere estremamente favorevole, soprattutto rispetto a un Gamma o a un Tron.
Una Porsche 917K di Fast: non è facile reggere la concorrenza di Spark e TrueScale, che hanno in catalogo lo stesso soggetto. Eppure uno come Paolo Mazzoni riesce a cavarsela trovando versioni sempre nuove e inedite.
Ma per gli artigiani-“artigiani” (anche Spark in un certo senso è un marchio artigianale) la partita non è chiusa. La chiave della sopravvivenza consiste nel migliorare ulteriormente il livello dei modelli e anche se il prezzo finale non sarà quello di uno Spark, all\’aumentare del dettaglio e della finitura di montaggio il divario potrà essere colmato facendo breccia nell\’interesse dei collezionisti.
Un prodotto magari anche affascinante, ma non più competitivo: un kit Starter montato dalla casa e venduto anni fa al triplo del prezzo di uno Spark. Ossia come non riuscire a rinnovarsi.
Magari, chissà, rispolverando vecchi stampi di kit, semplificandoli e tagliando al massimo i costi di montaggio, il che non significa necessariamente sacrificare la qualità finale: significa semmai preparare il tutto in modo che il montaggio sia il più facile e il più rapido possibile. Proprio una delle chiavi del successo di Spark in questi ultimi anni.
Lo speciale \”low cost\”, almeno quello di fascia media, per sopravvivere dovrà scendere ancora di prezzo.

Grand Prix Models ovvero il regno dei pallini gialli

Non credo esista un collezionista di lungo corso che non abbia mai fatto un ordine a Grand Prix Models, uno dei punti di riferimento del nostro settore, anche se non più in mano al mitico fondatore Brian Harvey. Nella mia esperienza personale ho lavorato a lungo con loro e continuo a servirmi in quello che ormai è rimasto uno dei pochi centri in grado di fornire kit speciali, modelli montati artigianali e accessori degni di questo nome. Oltretutto GPM, occasionalmente, fa vendite promozionali con forti sconti, ad esempio nella settimana del Gran Premio d\’Inghilterra o fra settembre e ottobre, per cui vale sempre la pena dare un\’occhiata al loro sito…

…che negli anni non ha subito sostanziali stravolgimenti ed è sempre rimasto gradevole, di facile consultazione e ha quell\’aspetto tipicamente anglosassone, sobrio e serio. Il servizio di spedizione è rapido anche se le spedizioni a volte vengono effettuate dopo qualche giorno. Consiglio di scegliere sempre l\’opzione \”raccomandata\”. I prodotti sono contraddistinti da pallini di tre colori: verde per quelli in stock, giallo per quelli ordinabili, blu per quelli di prossimo arrivo / prossima realizzazione. Alla vecchia newsletter che GPM una volta inviava per posta adesso ci si può abbonare on-line e la si riceve ovviamente per e-mail, con una cadenza di 8-12 giorni. Purtroppo un po\’ di delusione nasce dal leggere dell\’ \”arrivo\” di tanti modelli interessanti (soprattutto montati speciali), per poi vederli sul sito contrassegnati dal pallino giallo. Allora perché annunciarne l\’arrivo come se fossero in stock? Si capisce l\’esigenza di non tenere un magazzino colmo di costosi modelli speciali che magari nessuno comprerebbe per mesi, ma forse sarebbe più opportuna una maggiore coerenza fra le notizie della newsletter (che compaiono anche sulla home page del sito, in cima a tutto) e l\’effettiva disponibilità della merce in magazzino. Diversamente, il sito rischia di diventare il regno dei pallini gialli, alla stregua di altri siti (specialmente francesi) che in teoria hanno tutto e in pratica non hanno niente. E provate ad andare a prenotare il montaggio di un Mini Racing o un Jemmpy…

L’intoccabile: Piranha o gambero?

Nella comunità dei ricchi collezionisti che fanno capo ad un certo forum americano, Mike Craig di Piranha viene considerato come l\’erede di André-Marie Ruf e l\’uscita di ogni suo modello salutata come un capolavoro. Craig è visto come il coraggioso prosecutore di una tradizione complessa, quella del metallo bianco, e sicuramente ha giovato alla sua popolarità il fatto di avere sposato la figlia di Ruf. Come se il talento si tramandasse con la parentela acquisita. E\’ diventato quasi politicamente scorretto criticare un modello Piranha, che attualmente pare impegnato a rifare (peggio) modelli usciti sotto il marchio AMR o Le Phoenix. Sul forum Duegi si è già discusso ampiamente della mancanza di armonia dei modelli Piranha, dell\’assenza di carisma o di vere e proprie incongruenze come la ridicola corona del volante in fotoincisione piatta della Ferrari 250 GTO 64. A volte è questione di proporzioni e spesso – bisogna ammetterlo – gioca molto l\’impressione personale. Eppure, trovata sul sito di Miniwerks una foto di una GTO 64 montata (peraltro bene) da Laurent Tay, mi sono chiesto: era proprio necessario rifare una GTO 64 se i risultati dovevano essere questi? Cosa sembra questo modello? A mio parere ha tutti i difetti tipici dei Piranha: linee troppo sfuggenti, fiancate basse, forse anche un po\’ troppo stretto. Altri casi eclatanti sono la Maserati 300S (un\’occasione persa, vista l\’originalità del soggetto) o la meno recente Porsche 356.

Ecco il confronto con la più classica AMR:

A parte l\’appiattimento della linea di cintura e delle bombature, quello che salta all\’occhio è l\’assenza di \”profondità\” di tutta l\’area del sottoporta.
Viene davvero da chiedersi chi gliel\’abbia fatto fare. Piranha o…gambero?

A proposito di GTO, neanche la versione \’62 è sfuggita alle mire revisionistiche di Mike Craig, che, abbandonato il marchio e il logo Piranha (orrendo dal punto di vista del marketing) ha iniziato a chiamarsi Esprit43.
Sulla linea generale lasciamo per il momento correre, ma almeno le decals poteva farle corrette? Sulla versione di Sebring 1962 i numeri appaiono sbagliati e ciascuna cifra non rispetta le proporzioni dell\’altra. Ora, mi chiedo: se Cartograf riusciva a fare una decal corretta (o quasi) 30 anni fa, perché Piranha deve peggiorare le cose?

Ferrari 250 GTO Sebring 1962
Esprit43 Ferrari 250 GTO Sebring 1962, montaggio JPM: la sproporzione dei numeri è evidente

Senza scomodare chissà chi il Remember non ha decals perfette ma si nota uno sforzo nella ricerca della corretta proporzione, anche se il risultato non è ideale. Da rivedere il numero 2, stondato anziché squadrato (come ha fatto giustamente notare Cieffegi).

Nota a latere: il bello è che quando ho fatto notare al venditore del modello Esprit43 che le decals scorrette erano tutt\’altro che accettabili su un modello da 1000 euro, mi sono sentito rispondere che tutto sommato non era poi così grave e che forse ero io ad essere un po\’ troppo pignolo. Ridicolo oltre che abbastanza frustrante.