In giornata è arrivato Dufrene di Built Up Models, che ha portato il work in progress della sua Porsche 936 in scala 1:8. Il modello, rispetto a quanto si è visto su Internet di recente, è praticamente quasi completo.
Retromobile 2012: alcuni modelli di Shimoma
Retromobile 2012: prime foto e impressioni
Di ritorno dalla prima giornata; dalle 8 alle 11 i due padiglioni erano riservati alla stampa e ho avuto quindi la possibilità di girare in santa pace senza troppa gente intorno. Le foto di alcune vetture vere saranno postate casomai nei prossimi giorni. Ciò che conta di più in questo blog sono i modelli. Diciamo che si tratta di una bella edizione, forse non al livello di alcuni anni fa, ma vale comunque la pena andarci. Il centro della sezione dedicata agli artigiani era sicuramente lo stand occupato dai modelli di Shimoma, Boissou, Minidelta (incluso Da Conto). Difficile riassumere il ben di Dio contenuto in quei pochi metri quadrati. Saranno sufficienti alcune immagini, commentate da una breve didascalia, tanto per iniziare.
Come prima impressione direi che c\’erano più o meno gli stessi. Su indicazione dell\’amico Piero Tecchio ho osservato attentamente la Dino 206 S di Shimoma, che – non me ne voglia – non mi è sembrata tutto questo gran ché. Finitura molto buona, ma un modello che fondamentalmente non emoziona. Oltretutto trovo abbastanza discutibile l\’idea di mettere cinture di sicurezza moderne, per di più su entrambi i sedili, come se fosse un\’auto da rally. Domani la guarderò meglio. C\’erano in esposizione anche alcuni montati Raccoon su base Paddock Porsche 917K 1971: molto belli, molto puliti, ma si sono dimenticati di mettere il deflettore sul vetro laterale. Il fatto che il kit d\’origine non lo prevedesse non giustifica appieno questa scelta, soprattutto visto che si tratta di pezzi che costano oltre 900 euro. Per contro la 917K di Make-Up, che è di tutt\’altra fascia di prezzo, mi sembra molto azzeccata.
| Una delle Bugatti T59 di Boissou, sfortunatamente prenotata come tutte le altre. Direi che questi modelli sono ancora più belli dal vivo che in foto, cosa tutt\’altro che scontata. |
| Kamimura (al centro), a colloquio con Suber. |
| La Ferrari 206 S Dino Spyder di Shimoma, sinceramente un po\’ deludente. |
AutoModélisme 176: breve rassegna stampa
Uscito oggi in Francia, il numero 176 di AutoModélisme, oltre alla solita rassegna di novità, le recensioni di modelli di scale grandi (rarissimi i casi di 1:43) e l\’inutile (?) appendice sulle slot propone un\’interessante intervista con approfondimento ai due fondatori di OttoMobile, Nicolas Urien e Frederick Guillier, a cura di Guillaume Waegemacker.
Viene spiegato con dovizia di particolare come e perché nasce un modello in scala 1:18 (e 1:12) di questo marchio francese ma con base produttiva in Cina, che si è distinto per l\’originalità delle scelte dei soggetti, per l\’idea, validissima a parere di chi scrive, di rinunciare a parti apribili a tutto vantaggio della fedeltà delle linee, e per la politica commerciale di vendita diretta dal sito ufficiale, senza intermediari.
| Pagine di apertura dell\’articolo-intervista su OttoMobile |
| Come nasce l\’Alpine A210, uno dei modelli più interessanti della produzione OttoMobile in scala 1:18 |
Un esempio di come si possa affrontare l\’attuale mercato automodellistico, cogliendo nuove opportunità. Tornando alla scala 1:43, recensione dell\’autobus Chausson APU 1954 di Norev e titolo di modello del mese per la Porsche 917/10 Can-Am 1971 di Spark e per la BMW M3 E92 GT2 della 24 Ore del Nurburgring 2010 di Minichamps. Nella sezione libri, segnalazione dell\’uscita di Mille miniatures d\’Alpine, Gordini et Renault Sport di Jean-Luc Fournier (Editions de l\’Association Les Bielles Doo-Wap), che ancora non ho potuto sfogliare di persona. Da approfondire.
L\'opinione di Paolo Tron: bad ones or good ones?
Paolo Tron non ha bisogno di presentazioni. Piuttosto è da salutare con gratitudine la sua partecipazione diretta a questo blog, che ospiterà suoi commenti e considerazioni sul mondo dell\’1:43. Iniziamo con qualcosa di molto \”libero\”, cotto e mangiato…
Caro David,
questo è esattamente quello che intendo per \”approccio visionario\”.
Tu hai sottolineato la necessità di aggiungere fotografie a un certo racconto.
Si, vero … però penso che anche poche fotografie possano rendere l\’idea,
quando l\’idea è palese.
Generally speaking, i vari personaggi di cui è interessante parlare sono i
cosiddetti \”bad boys\” … e sono parecchi: F. De Stasio, P. Chiapperino, John Day,
Paolo Rampini, Franco Morelato ecc ecc … e con quella definizione voglio
ovviamente riferirmi a quanto hanno fatto nella loro attività.
Niente di personale.
Insomma, una divisione fra: artisans avec la passion … et bien au contraire…
Come in ogni cosa della vita possiamo affrontare gli argomenti con una vigile
alternanza: bad one, good one, bad one …
I buoni sono tanti, tantissimi… l\’elenco è interminabile… certamente non
di tutti so abbastanza per permettermi di scriverne… magari solo una
spruzzatina di campari nel pro-secco.
Non volendo rispolverare la classica e abusata \”zanzara\” (ancora mi inchino
agli articoli di Marcello Sabbatini e di Franco Gozzi)
la cosa divertente sarebbe che i miei interventi diventassero una specie di
\”Beppe Grillo in scala 1/43\” = zero peli sulla lingua = pungente ironia = nel limite del rispetto del
lavoro (ottimo o pessimo che sia) altrui…
\”Tornando alla due foto che allego.
Come ti ho detto sabato, la foto dell\’auto vera è la Ferrari 118LM Sport che corse in
Venezuela nel 1955 con Umberto Maglioli (quiz dello zio) mentre il modello
1/43 è di Jolly Models di Giovanni De Stasio.
Non è necessario pensare alla foto della Settimana Enigmistica: \”trova l\’errore\”
per capire la pochezza del modello Jolly Models.
La retrologia della produzione Jolly Models mi permette di dire senza tema
di essere smentito che questa azienda ha fatto della produzione di cloni peggiorati
la sua principale caratteristica.
Questo accade, a mio avviso, per una quasi totale mancanza di riferimenti \”passionali\”
alla realizzazione — insomma la motivazione è meramente commerciale — zero emozioni
— la ricerca della documentazione e il desiderio di realizzare ottimi automodelli, anche a questo
livello di prezzo, non sono mai state caratteristiche di questo artigiano.
Sto ovviamente dicendo che io non comprerei mai automodelli sbagliati e mal realizzati
e che lascio ai tanti (?) collezionisti ancora in circolazione una scelta diversa\”.
Alfa Romeo 33TT12 Madyero: gallery supplementare
Retromobile è alle porte
Una volta c\’era Modelex, considerato come la manifestazione più importante e significativa per il mondo dell\’automodellismo speciale. A Modelex, in Gran Bretagna, confluivano tutti i più importanti artigiani del settore; vi si svolgeva un concorso e ancora in un periodo in cui Internet era di là da venire, la rassegna d\’oltremanica costituiva un\’occasione preziosa per contatti e conoscenze. Alcuni produttori per Modelex preparavano edizioni speciali, esattamente come per Retromobile. Oggi che Modelex non è che un ricordo, Retromobile in qualche modo l\’ha soppiantato pur senza sostituirlo del tutto. Nondimeno a Retromobile si ritrovano molti dei maggiori collezionisti europei e anche mondiali ed è possibile incontrare diversi operatori del settore, magari celati tra i normali visitatori. Ciò che sopravvive in Francia (in Italia molto meno) è una rete piuttosto fitta di contatti fra i collezionisti, soprattutto quelli legati ai marchi che fanno capo ad André-Marie Ruf. La cosa è abbastanza normale ma fa sempre piacere constatare come il ricordo di una personalità così importante per la storia del modellismo automobilistico continui a vivere nella continuità di persone che l\’hanno conosciuto e che non smettono di apprezzare le sue creazioni.
Nei prossimi giorni questo blog fornirà dei resoconti sulla manifestazione parigina, che non avranno certo la pretesa della completezza ma si focalizzaranno sulla parte modellistica.
Ancora sulle riviste
Il post sul \”paradosso delle riviste\” è stato, non a caso, uno dei più visitati nella prima settimana di vita di questo blog. Il perché è evidente: fra i lettori c\’è una sostanziale insoddisfazione e tanto per fare un esempio, qualche visitatore francese non ha risparmiato per e-mail critiche all\’idea di Auto Modélisme (abbastanza peregrina, secondo me) di dedicare diverse pagine alle slot. Ma lasciamo perdere. La sostanza di questo post è un\’altra: a differenza di alcuni sono ancora un convinto sostenitore della carta e se avessi i mezzi per fare una rivista cartacea come Dio comanda, la farei. Per ora questa non è neanche una rivista, è un blog, ma non è escluso che un giorno (chissà quanto lontano) non lo possa diventare. Sarà in fondo in fondo in fondo una scelta di ripiego, perché sono nato con la carta e dalle tonnellate di carta finirò travolto, ma la soddisfazione di sfogliare una rivista resta impagabile al confronto della lettura di una pagina web. Bene. Ma i costi di produzione di una rivista li conoscono tutti, o quasi. E anche quelli di distribuzione, le rogne della pubblicità e compagnia cantata. Per tagliare la testa al toro non resta che la soluzione digitale. Caveat lector, però: quella che può sembrare la scelta di un tecnofilo all\’avanguardia non è che l\’inevitabile strada da imboccare per non finire come tanti che hanno fatto il passo più lungo della gamba. Con questo, le riviste modellistiche di oggi mi creano molti problemi di tolleranza.
PS Scusate l\’odiosa prima persona, riservata solo ai grandi editorialisti e utilizzata invece con disinvolta larghezza da un numero impressionante di scribacchini e improvvisati opinionisti. Vorrà dire che non appartenendo alla prima categoria, entrerò di diritto nella seconda.
Alfa Romeo di Madyero: alcune 33TT12
La genesi delle 33TT12 di Madyero risale ormai ad alcuni anni fa, quando Madiai si rese conto che esistevano nella produzione della serie 33 in scala 1:43 ancora diverse lacune. I produttori avevano spesso insistito sempre sugli stessi soggetti, ma restavano delle configurazioni alle quali nessuno aveva ancora mai messo mano. Le ragioni potevano essere di due ordini: la prima meramente pratica; in un mondo di clonatori è più facile copiare di sana pianta A per avere A piuttosto che… non dico rifare da zero, ma almeno rifare modificando radicalmente A per ottenere B. La seconda ragione è, diciamo, più sottile ma non meno evidente: la documentazione sulle 33 è sempre stata scarsa (oggi le cose sono migliorate un po\’) e fare chiarezza fra le miriadi di configurazioni è cosa tutt\’altro che facile. Tanto per fare un esempio, le misure interasse cambiavano in continuazione, nell\’arco dell\’annata uscivano configurazioni molto diverse fra loro e non sempre questa evoluzione è stata documentata a dovere.
Il primo modello di 33TT12 marchiato Madyero è stata la primissima configurazione \’73, sia in versione Targa Florio sia 1000km del Nurburgring.
| Vista posteriore della versione Nuerburgring 1973: non sono sfuggiti a Madyero i due grossi bolli Alfa sulle paratie. |
Si tratta di modelli molto equilibrati, nati da un lungo lavoro di adattamento e di progettazione a partire dal Solido, un lavoro che ha dato i suoi frutti anche se oggi come oggi tutto ciò che non è Ferrari pare destinato a restare un po\’ in un angolo. E\’ seguita qualche tempo dopo la versione del 1975 (Digione e Mugello), ma a quel punto altri progetti hanno preso il sopravvento e la produzione dei montati si è un po\’ ridotta, anche se i kit restano disponibili, sempre che ci siano ancora scocche stampate.
| Sopra e sotto: la 33TT12 in configurazione \”corta\” 1975. Sono possibili quattro versioni, due del Mugello e due di Digione. |
Una nota a latere riguarda la produzione \”cugina\” Remember: alla fine degli anni novanta uscì l\’insolita 33TT12 berlinetta del Giro d\’Italia, che negli anni è stata oggetto di vari aggiornamenti (decals più fedeli, ruote più fini, ecc.). Questo modello non è mai stato commercializzato in forma di kit. Ecco un paio di immagini di uno dei factory built più recenti, scattate nel 2007:
Porsche di Madyero: genesi e produzione (parte 2)
Se della 934 sono state realizzate diverse versioni, soprattutto di Le Mans, la Carrera RSR resta ancora tutta da sfruttare, così come la 934/5 IMSA.
| Un particolare inedito per i Madyero sono i gruppi ottici con effetto trasparente, ottenuti verniciando una fotoincisione, al posto delle vecchie e meno convincenti decals. |
La documentazione su Internet e su libri di recente pubblicazione ha fatto emergere versioni di cui fino a poco tempo fa si ignorava l\’esistenza o almeno troppi dettagli poter uscire con un modello.
Quanto alla 935, con Spark che si dedica per lo più alle versioni di Le Mans e alle vincenti di Daytona (proprio in questi giorni Spark ha presentato la vettura del 1978, cod. 43DA78), la mossa più intelligente da fare è quella di ripescare versioni IMSA meno conosciute.
| Vista di tre quarti, l\’assenza di pesanti fotoincisioni sui vetri anteriori e posteriori va a beneficio delle linee del modello. |
Partendo dal vecchio stampo Remember, Madyero ha anche elaborato la 935 Moby Dick IMSA e realizzerà alcune nuove varianti. Nel rivedere tutto il kit Remember ha rifatto completamente la zona del posteriore, con tutti i supporti e gli scarichi corretti.
| Una prova di montaggio della nuova 935 Moby Dick-style Madyero, basata sul Remember. Notare il dettaglio della parte posteriore, con vari supporti, turbine e scarichi. |


