WIP Ferrari 335S Mas du Clos JF Alberca Parte III

ecopes de capot creusées.prepa de la console centrale :demarreur , pedalier …bobines etc…

amélioration de l\’interieur, batterie, peinture…vue sur la calandre polie. l\’interieur avec le leier encastré et la tringle.
carosserie polie avec swisswax, et le selecteur de vitesse incliné.

WIP Ferrari 335S Mas du Clos JF Alberca Parte II

\”le travail de l\’arrière, ajustage des feux que j\’ai nettoyé, perçage plus net des ouies arrieres.
debut de l\’amélioration des ouies de dessus de capot\”:

WIP Ferrari 335S Mas du Clos JF Alberca Parte I

D\’accordo con Jean-François Alberca pubblico questo WIP molto particolare solo alla fine del lavoro. Si tratta di un montaggio un po\’ sui generis perché nasce da un kit (André-Marie Ruf) montato male e la scelta un po\’ insolita è dettata dai gusti del committente. La vettura è infatti riprodotta in una configurazione per così dire \”post-classica\”.
Via via, insieme alle foto, pubblicherò anche le note che Jean-François mi ha inviato a complemento della documentazione.

Je commence une restauration d\’1 kit mal monté, en montage detaillé , de la 335 qui etait au Mas du Clos avec les roues peintes (demande liée à la commande). Je fais de nombreuses améliorations , modification du tableau de bord, calandre polie ouies de capot conservées mais creusées, phares encastrés…

Prima di iniziare, però, una foto con due recenti realizzazioni di JFA, una Ferrari 195S su base Tameo e una 250 GTO:

Ed ecco le prime foto della serie:

Intitolata a Gianni Berti la sala briefing dell\'Enzo e Dino Ferrari

Per me non è facile, come credo non sia facile per chi l\’abbia conosciuto e apprezzato nelle sale stampa di Imola e Misano, parlare senza retorica di Gianni Berti. La sua prematura scomparsa, qualche anno fa, ha lasciato un grande vuoto e ogni volta che entro nelle sale stampa degli autodromi dove aveva lavorato, mi pare di vederlo fra le sue carte, i telefoni e le stampanti. Oggi è stata ufficializzata la notizia che la sala briefing dell\’Enzo e Dino Ferrari di Imola gli sarà intitolata. E\’ un modo bello per ricordare un personaggio che ha dato molto al nostro ambiente, sempre con passione e anche con una competenza che non metteva mai a disagio nemmeno gli ultimi arrivati.

A proposito della GTO di Piranha (o come cavolo si chiama ora)

Contrariamente a quanto va blaterando Mike McCormick sul suo forum, non criticherò nessuno per aver cancellato (eventualmente) i miei commenti, pur del tutto giustificati, nella community di Miniwerks. Le mie opinioni continuo a esprimerle tranquillamente da qui, figuriamoci se mi preoccupa l\’essere cancellato, bannato o condannato a perenne damnatio memoriae in quel forum in cui per magia si riescono a sfidare le leggi dell\’ottica, della fisica e della meccanica. Il punto è un altro, anzi, sono molteplici. Provo a spiegare:

1) Non si tratta del fatto di non rispettare chi non la pensa come me. Quella definizione di \”scimmie\” data ad alcuni collezionisti con gli occhi foderati di prosciutto non è piaciuta e continua a scottare. Ci si nasconde dietro la bandiera del rispetto per le opinioni, ma in realtà si ha paura di chi, dati alla mano, dimostra che certi modelli sono uno spreco di soldi, e non mi riferisco all\’ultimo caso, ma ad altri montatori che correntemente sono idolatrati in quel forum – e questo solo per mancanza di cultura, di competenza e di informazione. Il pensiero di Mike in materia è semplicemente non accettabile perché condizionato dal punto di vista commerciale, ma certi meccanismi sono ormai fin troppo noti.

2) Mi sono semplicemente limitato ad osservare che il volante della nuova GTO di Magnette era corretto, contrariamente a quello della GTO64 precedente, e da lì si è scatenato il casino, generato sicuramente da una malafede di fondo. Mike dice che fare certi commenti in un thread dedicato a JPM non è corretto, facendo scivolare surrettiziamente lo stato della questione verso una china del tutto diversa (anche se onestamente mi verrebbe da dire che se uno accetta di pubblicare un WIP, deve essere pronto ad accettare anche critiche, che in questo caso, però, riguardavano più il kit che le tecniche di montaggio, che restano di altissimo livello). Il pensiero di Paolo Tron, pubblicato su Miniwerks, riflette bene ciò che Mike avrebbe potuto onestamente dire, confrontando un paio di immagini, invece di dire: \”vedete, lo sterzo è giusto, punto e basta\”:

3) Ho il pieno diritto di dire che i modelli di Craig a me non piacciono. Ovviamente Mike tende a spostare la questione, facendone un processo offensivo nei confronti del povero montatore (che in questo caso non c\’entra niente). In realtà la mia critica riguarda la scarsa obiettività con la quale si è mosso McCormick, dandoci più o meno velatamente degli imbecilli quando Paolo e io criticavamo il volante della GTO 64, per poi ridarci di nuovo degli incompetenti \”scoprendo\” che il volante della GTO verde era giusto. Filologicamente è roba che grida vendetta al cielo. Tornando a Craig, l\’argomento che si sente ripetere in continuazione è banalissimo: \”è uno dei pochi rimasti, non critichiamolo\”. Che c\’entra? Mica è una onlus? Fra poco verrà fuori che potremo anche devolvergli l\’8 per mille.

Concludo dicendo che sono convinto che se tutta questa pur trascurabile questione ha suscitato cotali reazioni, è segno che qualcuno aveva la coda di paglia.

Puzzo di pesce (ancora)

Che i modelli usciti dal magico laboratorio di Mike Craig siano alquanto scadenti è un\’opinione che condivido con alcuni altri collezionisti e per fortuna qui non è arrivato ancora nessuno a dire come la devo pensare. Ovviamente in altri forum si cerca di far passare i collezionisti per deficienti, negando l\’evidenza, ma l\’episodio trascende stavolta la scarsa qualità dei kit in questione. L\’occasione di una breve riflessione è offerta da un recente montaggio di JPM che riguarda la 4491GT di David Piper; molti ricorderanno le mie critiche nei confronti della corona del volante, giudicata troppo fine su uno dei precedenti kit del grande erede di Ruf, la GTO 64:
http://www.miniwerks.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=926&whichpage=2
E adesso, ecco il titolare del forum che dichiara che ci eravamo sbagliati, che – vedete – lo sterzo della GTO di Craig va bene, è perfetto, eravamo noi a vedere male. Peccato che le immagini parlino chiaro: sulla GTO verde la corona dello sterzo non sembra proprio la stessa. Però nelle foto del kit della GTO 64 le fotoincisioni dello sterzo comprendono gli spessori, ma nelle immagini del modello montato la corona appare molto fine:
http://www.miniwerks.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1061&whichpage=2
Come mai?
PS: E perché le cose siano chiare una volta per tutte, questa non è una critica a JPM, che considero il miglior montatore in circolazione della sua categoria (con buona pace di altra concorrenza francese e italiana).

Modellismo Delle Piane a Firenze

Andrea Delle Piane nel suo negozio di Via Gordigiani a Firenze

Molti ricordano ancora Rosso Corsa in Via Gordigiani a Firenze: un\’esperienza quantomeno controversa e sicuramente un\’opportunità sprecata per tante ragioni sulle quali non è opportuno dilungarsi. Oggi, in questa stessa strada che costeggia il Mugnone si trova il negozio di Andrea Delle Piane, ivi trasferitosi qualche anno fa da Via Targioni Tozzetti, dove aveva più l\’aspetto di una cartoleria che di un vero e proprio negozio di modellismo. Questo negozio è ormai uno dei pochi rimasti a Firenze dove sia possibile trascorrere momenti di tranquillità a parlare di modellismo. Certo, per gli appassionati di 1:43 non offre particolari spunti, ma credo si tratti di una scelta precisa del titolare.

Per contro il negozio è ben fornito di materiale fermodellistico, attrezzature, colle e vernici. Il punto è oltretutto specializzato in veicoli delle forze dell\’ordine e su questo tema qualcosa in scala 1:43 si può trovare, oltre alla scala 1:87. Ottimo il servizio di ordinazione praticamente di qualsiasi marca: il proprietario è molto disponibile ed è possibile reperire facilmente quanto non si trova in negozio. Molto vasta la fornitura in tema di figurini, scatole di montaggio in plastica, oltre ad alcuni libri e riviste. Molto completo e costantemente aggiornato il sito: http://www.dellepiane.net/

Una selezione molto completa di treni in H0
Un interessante diorama esposto di recente nel negozio (sotto, la descrizione).

Chevrolet 30 CWT (Tamiya) di Simon Antelmi

Da Simon Antelmi ricevo questo resoconto su un recente montaggio di un veicolo molto particolare, lo Chevrolet 30 CWT (un vecchio kit Tamiya), che il modellista genovese ha notevolmente migliorato, dotandolo oltretutto di figurini Masterbox.

\”La seconda guerra mondiale nel deserto del Nordafrica fu combattuta con i mezzi più disparati, spesso a causa della penuria di materiale che affliggeva i contendenti  durante le prime fasi del conflitto.

Gli inglesi costituirono così all\’ inizio delle ostilità il “Long Range Desert Group” una forza indipendente ad alta mobilità in grado di sopravvivere al difficile clima desertico, capace di svolgere attività di ricognizione e di offesa all\’ interno dei territori controllati dalle forze dell\’asse, i mezzi adottati per questo scopo spaziavano dalle classiche Willy\’s (jeep molto amata presso gli alleati) agli Chevrolet 30 CWT spesso sovraccarichi di materiale utile alla mimetizzazione e alla sopravvivenza stessa dell\’equipaggio.

Il kit della Tamiya datato 1976 rimane ancora oggi un prodotto degno di tutto rispetto e con l\’aggiunta di qualche elemento recuperato nella banca pezzi si può tranquillamente raggiungere un buon risultato; i figurini della ucraina Master box, (con la quale Simon ha avviato una collaborazione, n.d.r.), si sposano alla perfezione per chiunque desideri riprodurre una scenetta ambientata nel caldo deserto libico degli anni quaranta.

La qualità della ditta giapponese si riconferma ogni volta che andremo ad assemblare i singoli pezzi, per comodità della successiva fase di verniciatura alcuni pezzi sono stati lasciati a parte, come gli pneumatici o le mitragliatrici ad esempio.

Per la colorazione dei pezzi ho utilizzato prodotti della ditta genovese Lifecolor, si tratta di acrilici di buona qualità che possono essere impiegati ad aerografo o a pennello, per la procedura di invecchiamento ho utilizzato colori ad olio, dispersi in acquaragia per i cosiddetti “lavaggi”, spugnette spontex intinte in miscele di nero ed arancione per ricreare le naturali abrasioni nelle zone critiche della carrozzeria (azione a tamponare), mentre per gli pneumatici mi sono avvalso del set Lifecolor dedicato alle varie sfumature del nero, sei prodotti utilissimi per riprodurre l\’usura delle gomme nel deserto.

Per dipingere i figurini in plastica ho usato il principio della luce zenitale, ho dato una base ad aerografo sfumando i pantaloncini e le giacche, intervenendo successivamente con un pennello triplo zero per sottolineare alcune pieghe dei panneggi, gli incarnati sono dipinti con i toni del set Lifecolor dedicato a questo scopo, facile e veloce per ottenere sfumature e contrasti accattivanti sui volti dei soldati.\”

Torna l\'Alfa Romeo 8C 2300 di Remember

Pochi conoscono l\’Alfa Romeo 8C 2300, prodotta molti anni fa in metallo bianco e dettagli motore da Remember. Proprio in questi giorni il modello è uscito in forma rivisitata, stavolta in resina e senza dettagli del motore. Rispetto al modello in metallo bianco, saranno disponibili molte versioni, anche inedite. Per il momento sono uscite le seguenti varianti:

Monaco 1932 Nuvolari #28
Monaco 1932 Rudi Caracciola #2
Monza 1931 Giuseppe Campari #26
vettura gialla con ruote verdi del brasiliano Manuel de Teffé.

Tu vuo\' fare o\' giapponese

Inizio da una possibile fine: la maggior parte della gente che si accapiglia sui vari forum discettando dei maestri giapponese, di modelli montati da loro dal vivo non ne ha visto manco uno in vita sua. Io stesso ammetto di essere ben lontano da una conoscenza approfondita \”sul campo\”, anche se qualche esperienza diretta l\’ho avuta. Comunque sia, la presenza qua e là dei wip di questi virtuosi ha creato un \”prima\” e un \”dopo\” da cui chi voglia fare un lavoro di iperdettaglio su un modello non può prescindere dalla loro lezione. Sto parlando dei professionisti; altri montatori per diletto possono (o debbono) percorrere altre strade. Il problema nasce proprio dal velleitarismo di alcuni dei nostri europei che si sono detti: \”e che ci vuole? Lo faccio anch\’io\”. Il segreto? L\’ottimizzazione dell\’abilità. E qui casca l\’asino, perché ciò che i giapponesi hanno portato di nuovo in questo settore è un approccio completamente differente alla materia, una riconsiderazione sovente radicale non solo delle tecniche ma anche dei mezzi utilizzati; essi hanno portato una ventata d\’aria nuova con la loro straordinaria originalità nell\’affrontare problemi vecchi con soluzioni nuove; con la loro capacità, direi, di reinventare, di riconsiderare tanti aspetti da un altro punto di vista, facendo non di rado giustizia del \”si è sempre fatto così\”, che per molti è stata una fonte di sicurezza ma anche un ostacolo alla maturazione e in ultima analisi al progresso dei risultati nel corso degli anni. Nel nostro settore siamo ancora a fare i cambi o le lucine di illuminazione con le capocchie di spillo. Da una parte c\’è una grande attenzione alla fedeltà storica, dall\’altra ci si accontenta di vivacchiare pescando nella scatola del cucito della nonna. I giapponesi, pur mancando in molti casi di conoscenze storiche approfondite hanno finito per mostrare alla luce del sole tutta la pochezza di certe soluzioni cristallizzate in un anacronistico passato. I risultati eccezionali che hanno ottenuto hanno finito per creare una serie di imitatori che per il momento restano tali. Montatori pur bravi che pensano di raggiungere livelli superiori estremizzando tecniche superate o inadeguate. E\’ come se si volesse realizzare una Formula 1 partendo da una GT. Sarebbe tempo perso e forse si perderebbe anche quell\’equilibrio che caratterizza un prodotto nato per non superare certi limiti. L\’ha capito bene uno come Magnette che non si sognerebbe mai di giocare all\’Hayakawa o al Kamimura. Altri, questo discorso, l\’hanno capito meno e si ostinano a presentare certi lavori che finiscono per mostrare tutte le contraddizioni di quando si cerca di superare o eguagliare gli altri senza aver capito bene prima di tutto cosa si voglia da se stessi. Mi fermo qui ma potrei fare qualche esempio che certamente dispiacerebbe a qualcuno – e forse in questo caso non ce ne sarebbe bisogno. Ma mi auguro che dalle parti nostre, o ancor di più in Francia, qualcuno non butti dalla finestra il proprio talento nell\’inseguire improbabili chimere.