Le mostre di modellismo a Firenze e dintorni

Già era difficile procurarsi certi kit, figuriamoci vederli montati (e anche bene) tutti insieme. Kit AMR, Minichamps, Solido, transkit BAM ecc. ecc. di Lapo Lucchesi da Dreoni nel 1981.

Con alcune recenti iniziative al centro StArt di Calenzano qualcosa si è mosso: le mostre dedicate agli automodelli, da anni pressoché assenti sul territorio fiorentino, hanno interrotto una lunga assenza. L\’abbinamento con le auto vere, com\’è stato nel caso delle due rassegne di Calenzano (100 anni Alfa Romeo a inizio 2011 e Le bellissime italiane a inizio 2012) sicuramente funziona, e ha attirato diversi collezionisti e/o modellisti che hanno esposto parte delle loro collezioni. Firenze, sotto l\’aspetto del collezionismo di modelli speciali in 1:43, ha una certa tradizione, ospitando tra l\’altro ancora oggi alcuni marchi attivissimi in un mercato che in questi ultimi anni si è trasformato molto. Negli anni settanta e ottanta, quando Internet apparteneva ancora al mondo della fantascienza, le mostre di modellismo erano un\’occasione d\’incontro e di scambio per gli appassionati. Chi non ricorda la mostra organizzata dal negozio Dreoni di Via Cavour, verso la fine di ottobre. Per partecipare a questa esposizione arrivavano modellisti da tutta la Toscana e anche da fuori. La mostra di Dreoni continuò per molti anni, e oggi purtroppo resta un lontano ricordo. Negli anni ottanta ci furono anche altre iniziative, più sporadiche, ma ugualmente interessanti: nella primavera del 1983 venne organizzata nei locali della famosa concessionaria Alfa Romeo SCAR Autostrada una mostra con premi, abbinata anche ad alcune gare di auto RC. La vittoria nel concorso andò a Mario Carafa, che aveva portato un\’eccezionale (per gli standard di allora) Ferrari 330 P4 completamente apribile, montata su base CAR. Nel settembre dello stesso anno l\’annuale rassegna dei ferri taglienti di Scarperia nel Mugello ospitò una mostra di automodelli, praticamente tutti in scala 1:43, insieme ad una selezione di memorabilia, caschi, accessori e perfino una pista slot Polistil che rappresentava l\’autodromo del Mugello, in quegli anni ancora in gestione all\’A.C. Firenze. Nell\’atrio del palazzo comunale era esposta addirittura una Brabham-Alfa Romeo di F.1, di qualche anno prima. Altro evento da ricordare negli anni ottanta, la mostra (una tantum) presso in negozio di Luciano Rocchi in Via Vittorio Emanuele II a Firenze. Fu un\’iniziativa senza dubbio interessante, ma che evidentemente non riscosse il successo sperato, se Luciano non ritenne opportuno ripeterla. Negli anni ottanta vennero organizzate anche alcune borse di scambio (se ricordo bene, la prima nel 1986, promossa da Paolo Tron), ma anche quell\’idea non decollò. L\’ultima edizione si svolse nell\’autunno del 1988 all\’Hotel Alexander nel quartiere di Novoli. Da allora sono cambiate molte cose; borse di scambio più piccole e non specifiche continuano ad essere organizzate all\’Hotel Delta Florence di Calenzano e la recente iniziativa dello StArt è da salutare con particolare favore. Ognuno può trarre le conclusioni che ritiene più opportune. Questo post era più che altro un\’occasione per pubblicare qualche istantanea di ieri, che spesso sa dire molte più cose rispetto a mille parole.

Mostra di Dreoni 1981: Duilio Nicli di Bologna era una presenza abituale con le sue numerose trasformazioni di Fiat 131 Abarth e Lancia Stratos su base Solido, che venivano piazzate sempre nella vetrina principale. Senza dubbio un colpo d\’occhio notevole.

Gabriele Pantosti, attuale proprietario di MG Model, portava tutta la sua raccolta di Ferrari ufficiali e osservare i suoi modelli era un po\’ come ripercorrere la storia del Cavallino nelle corse. Mostra di Dreoni, autunno 1981.

Nei primi anni ottanta da Dreoni dominava il \”militare\” (specie i soldatini) ma non era raro imbattersi in belle serie di kit speciali montati. Già in quegli anni gli AMR erano quanto di meglio proponesse il mercato.

SCAR Autostrada, Firenze, 1983: elaborazioni su base Solido. Si noti l\’Alfasud con i colori SCAR, con cui Niccolini aveva vinto il primo trofeo monomarca nel \’75.

Qui siamo a Scarperia, settembre 1983: la Brabham-Alfa Romeo che accoglieva i visitatori nell\’atrio del Palazzo dei priori. In basso, alcuni modelli speciali; alcuni master presentati da Marcello Giorgetti.  

SCAR Autostrada Firenze, 1983: alcuni modelli montati da Mario Carafa, fra cui la Ferrari 330 P4 su base CAR, che otterrà il primo premio.

Mostra da \”Hobby Modellismo\” di Luciano Rocchi, primavera 1987: alcuni modelli di Massimo Pecori, tutt\’ora appassionato di auto in scala, già collezionista con tematica Mille Miglia.

Rocchi, 1987: i modelli del sottoscritto, con tanto di…Jim Clark della Omen!

Una razza in via di estinzione?

Duvi, Simca 1000

…stiamo parlando di un\’intera categoria di modelli speciali, fatti in Europa (per lo più in Francia e in Italia), contraddistinti da un\’estrema semplificazione e da un prezzo generalmente molto elevato. Questo tipo di modelli, che ho chiamato appunto speciali in quanto \”artigianali\”, rappresentano un modo di interpretare il mercato che sembra completamente superato dall\’avvento di Spark e di altre marche cinesi che propongono pezzi di elevata qualità a basso prezzo, per via della produzione dislocata in Cina e in altri paesi in cui il lavoro costa una frazione di quanto costi nel mondo occidentale. Paradcar, Duvi, Tel Model, Prestige, Giocher… sono tutti marchi che in un recente passato (e alcune tutt\’oggi) hanno prodotto soggetti magari molto originali, con qualche fotoincisione, pochi dettagli e, appunto, prezzi nell\’ordine dei 60-70 euro, ossia totalmente fuori mercato.

Tel Model, Fiat Abarth OT 1000 Berlina

Eppure, al di là del fascino di questi modelli (confesso che ne ho diversi e che mi piacciono nella loro semplicità), resta l\’incoerenza di fondo di tali iniziative, che spesso partono dalla semplice clonazione di vecchi diecast (spesso Mercury, Mebetoys, Norev) e che non si spingono più di tanto oltre il semplice atto di presenza nella sconfinata offerta dell\’1:43. Sono da considerarsi modelli speciali, questi? Oppure dei diecast di… ritorno? Lasciando la domanda a chi abbia voglia di rispondere, ecco qualche esempio sparso di queste produzioni senz\’altro pittoresche, certamente molto eterogenee.

Paradcar Citroen DS Proto Rally.

Paradcar, Matra Murena 1.6i

Spark Porsche 935/77A Brumos Daytona \'78

Nella serie dei vincitori di Daytona, Spark ha appena presentato la vettura del 1978 (numero di catalogo 43DA78), la Porsche 935/77A del team Brumos, pilotata da Stommelen / Gregg / Hezemans. La 935 di Spark è ormai un modello noto, essendo già stata declinata in moltissime versioni, soprattutto di Le Mans. Dalla documentazione disponibile non emergono errori evidenti; sono state riprodotte le bande rosse di riconoscimento sui montanti e sul lato sinistro a fianco delle entrate d\’aria dei parafanghi posteriori. Viene semmai il dubbio se il colore di quelle bande fosse il rosso fluorescente che ha scelto Spark o un semplice rosso.
In passato alcune critiche alla 935/77A di Spark hanno riguardato una certa piattezza del profilo del muso, ma è davvero difficile stabilire se vi sia un\’effettiva errata interpretazione delle linee. Nel caso di questa versione, poi, il colpo d\’occhio è alterato dalla lama inferiore, di colore bianco, che altera la percezione del frontale. Il discorso, in ogni caso, rimane aperto e interessante.
Trattandosi di una variante, più che di una novità, lasciamo lo spazio alle immagini, commentandole con alcune note:

La linea della 935/77A di Spark è quella ormai conosciuta da qualche anno.

I vetri laterali a scorrimento, montati in posizione semiaperta, sono una caratteristica molto raffinata della produzione Spark.

La griglia che ricopre la NACA è ottenuta da una decal che ricopre una silhouette di acetato.

I gruppi ottici posteriori, in plastica trasparente colorata.

Presenti i due nolder, ricavati in fotoincisione.

La retina IMSA è in fotoincisione e stavolta Spark non l\’ha dimenticata, com\’è invece accaduto sulla Porsche 935 vincitrice nel 1980. Notare le due luci di riconoscimento lato box.

Il cerchio con il cono autoventilante dalla decorazione specifica. I cerchi sono in plastica e forse qualcosa di meglio in questo caso si sarebbe potuto fare.

Buona e uniforme la verniciatura, giustamente non caramellosa.
Pulizia dei dettagli, con le decals molto ben applicate.

Protezione supplementare del radiatore in fotoincisione.
Il set staccabatteria-estintore.

Breve rassegna stampa: Modelli Auto 111

Non ho mai particolarmente amato Modelli Auto, e non certo per \”colpa\” del suo caporedattore Umberto Cattani, ma al contrario per come una certa dirigenza un po\’ miope (eufemismo) ha spesso  sprecato le doti culturali e l\’esperienza di chi di fatto tiene in piedi la baracca da così tanto tempo.

Premesso questo, il numero 111 di gennaio/febbraio 2012, fresco di stampa, è un numero di buona qualità e bisogna ammettere che di recente Modelli Auto sta raggiungendo in termini assoluti il rivale mensile Auto Modélisme… non saprei dire se per demeriti del secondo o piuttosto per un obiettivo progresso del primo. Fatto sta che questo Modelli Auto è di piacevole lettura, soprattutto per gli appassionati dell\’1:43, che vi troveranno tante recensioni, scritte con lo stile sobrio e preciso di Umberto Cattani (Audi R18 Le Mans 2011 di Spark, Lancia Stratos Gr5 di Reve Collection, Porsche 911S Marathon di True Scale…).

Purtroppo l\’eccessiva brevità dei testi resta uno dei punti deboli della rivista, ma per lo meno ciò che è scritto, è scritto con cognizione di causa, senza quella superficialità che contraddistingue alcuni articoli della concorrenza francese. Scarsine e di poco interesse le news (ormai per una rivista bimestrale non c\’è partita nei confronti del web), il pezzo forte di questo numero è senza dubbio il ritorno alla ribalta di Piero Tecchio e della sua eccezionale collezione di modelli montati dai maestri giapponesi. Stavolta il tema è trattato in un modo ancora diverso, privilegiando i motivi personali delle scelte e presentando comunque i modelli sotto un aspetto storico/tecnico abbastanza soddisfacente anche se condizionato, ahinoi, dalla scarsità delle spiegazioni. Lo spazio, oltre che il tempo, è tiranno. In ogni caso, anche per chi non li avesse mai osservati dal vivo, i modelli sono ben valorizzati, con didascalie puntuali e tutto sommato esaustive.

Opportuni i rimandi al forum, la cui consultazione è ormai un elemento imprescindibile per la comprensione non solo di questi modelli (vedi i vari WIP postati da Tecchio) ma anche di tanti altri fenomeni legati al nostro hobby. Lo sviluppo del forum è un elemento di cui la Duegi deve essere fiera e giustamente il ritrovo virtuale di tanti amici che ormai si sono conosciuti anche dal vivo va pubblicizzato e fatto conoscere sempre di più.
Sinceramente mi chiedo un po\’ il senso dell\’articolo sui 10 anni di Sport-Prototipi (1960-1970), che presenta una rassegna molto eterogenea di modelli più o meno pregiati (spesso meno che più…): pezzi da edicola, Art Model, qualche Best… C\’è del colore, ma forse la cosa si poteva affrontare in modo diverso, magari meno tradizionale, focalizzandosi meglio sulle produzioni artigianali. Direi che questo periodo storico sia stato sviscerato fino alla noia, soprattutto su pubblicazioni specializzate mensili da parte di alcuni pseudo-giornalisti per i quali sembrano esistere sempre le stesse gare, gli stessi piloti, le stesse macchine. L\’articolo di Umberto non fa assolutamente questa impressione, ma ci si può chiedere quale interesse abbia inserire una serie di modelli da edicola, per quanto ben fotografati. Comunque mi rendo perfettamente conto della fatica del giornalista, del dover combattere numero dopo numero cercando di trovare argomenti freschi e in questo caso modelli nuovi da fotografare. Del resto l\’impegno di Umberto resta encomiabile, in una situazione dalla quale molti al suo posto si sarebbero già sottratti da tempo. Il suo è un lavoro umile, spesso sotterraneo, in cui troppe volte piovono più critiche che riconoscimenti. O silenzi, quando va bene. Quindi bravo, ci vuole classe anche per fare questo. In conclusione un numero gradevole, in cui mancano purtroppo quegli approfondimenti (storia, tecnica, documentazione) che mi rendo conto essere molto difficili da pretendere.

Un primo bilancio

Sono trascorse un paio di settimane dall\’apertura di questo blog e l\’accoglienza che i lettori gli hanno riservato è stata davvero inattesa. Sono stati tanti i contatti, anche dalla Francia, dalla Germania, dagli Stati Uniti, dal Giappone e da almeno 10 altri paesi. L\’aver scelto la lingua italiana per i testi (o per la maggior parte di essi) corrisponde a una precisa scelta: l\’intento era quello di interessare il pubblico di casa nostra che a volte sembra distratto, ma in realtà ha mostrato di gradire e ha risposto in modo molto vivace ai vari argomenti presentati. Il blog era nato come un puro divertimento e già nelle prime due settimane si è gradualmente trasformato in qualcosa di più. Alcuni, forse esagerando con i complimenti, lo hanno messo subito fra i loro siti preferiti.

Un compito difficile sarà quello di continuare con argomenti sempre interessanti, cercando di migliorarsi via via. L\’obiettivo non è la completezza (per quella ci vorrebbero almeno tre o quattro assidui collaboratori), ma è una campionatura di temi, miscelati fra attualità, storia, commenti, curiosità e anticipazioni.
Da questo blog, quindi, non passerà tutto e per forza di cose gli argomenti saranno legati agli spostamenti e alle esperienze dirette di chi vi scrive. Però è un esperimento che vale la pena tentare, perché in Italia su questo fronte è stato fatto ancora poco (ecco perché ho scelto l\’italiano come lingua principale). Questo blog si pone come un elemento complementare a tutto ciò che già esiste, sia su internet sia su carta stampata. Come \”navigatore\” la mia casa resta il forum della Duegi, che quanto ad atmosfera e a varietà di temi resta a mio avviso uno dei migliori non solo in Italia ma nel mondo. E\’ da apprezzare, per esempio, l\’assoluta onestà degli amministratori, che pur essendo responsabili di una rivista cartacea, non sono mai intervenuti ad \”instradare\” o a \”indirizzare\” questo o quell\’altro thread; sul forum Duegi sono state scritte pesanti (e motivate) critiche ai soloni del settore, da Minichamps a BBR, da Spark a Exoto, senza che per questo si muovesse la macchina della censura più o meno velata. E questo non è un merito da poco, se si pensa ad altri forum dove la libertà di pensiero è condizionata dagli interessi commerciali, \”politici\”, economici o di altra natura di vari amministratori-dittatori, combriccole, conventicole e gruppuscoli più o meno celati. Niente di questo è mai accaduto sul forum della Duegi, e poco importa se questa dovesse apparire come un\’inutile sviolinata.

Tornando al senso di questo blog, esso trova le sue ragioni nella necessità di sperimentare ciò che nelle riviste non trovo più da anni: tanto per intenderci, mi piacerebbe ripercorrere in parte le esperienze che in un tempo ormai lontano testate come Pit Road o Modelauto Review avevano fatto. Allora non c\’era internet e la carta stampata aveva un ruolo diverso rispetto ad oggi. E non a caso ho citato due riviste inglesi, che anche all\’epoca erano tutto sommato abbastanza fuori dal coro rispetto alla concorrenza continentale, più superficiale e più attenta ai lustrini. Una rivista come Pit Road resta un\’esperienza felice di una stagione in cui la carte stampata aveva senz\’altro più seguito, ma oggi come oggi, nella generale banalità delle testate specializzate (so che non possono accontentare tutti) sarebbe interessante vedere cosa si potrebbe fare sfruttando la flessibilità di internet. Vorrei anche ringraziare Umberto Cattani che su questo blog ha speso parole di apprezzamento. Una volta di più, questo spazio sarà sempre uno spazio al servizio dei collezionisti e di un certo tipo di informazione, magari ospitando giudizi discutibili e parziali, ma mai \”contro\” per partito preso. Uno spazio che è nato per interagire; per costruire e non per distruggere.

L\'evoluzione delle Ferrari 250 GT SWB Madyero

La 250 GT SWB di Madyero è un modello forse poco conosciuto ma che in questi ultimi anni è stato declinato in decine di versioni, molte delle quali in serie limitatissime di 4 o 5 esemplari, se non meno. Idealmente possiamo paragonare la SWB di Madyero alle GTO Remember Curbside (chiuse, senza motore), visto che il livello di qualità è lo stesso, così come la verniciatura.
Tutto iniziò nel 2007, quando Madiai decise di avviare una produzione propria delle SWB, da affiancare appunto alle GTO chiuse, che allora erano conosciute come Tokoloshe.

Pier Luigi Madiai al tavolo di lavoro con una serie di Ferrari 512 S Spyder (aprile 2011).

I primi modelli usciti erano praticamente dei cloni dell\’AMR, ma successivamente Madiai ha adattato il prototipo affinandolo sempre di più. La modifica più evidente ha riguardato la cornici dei vetri laterali, realizzate in fotoincisione. Inizialmente sono usciti modelli solo della SWB II Serie del 1961, ma da un anno a questa parte la produzione si è estesa anche alle versioni I Serie del 1960, quelle senza deflettore laterale. Recentemente le I Serie hanno ricevuto altri affinamenti, come il cruscotto specifico rispetto alla II Serie. Parte della produzione delle SWB (esclusivamente versioni di Le Mans) è stata riservata alla MG Model.

Una 250 GT SWB Madyero primissima versione, ancora senza le fotoincisioni laterali (2007).
Il modello II Serie in configurazione attuale, con le cornici laterali fotoincise. Questo è il telaio 2787GT in versione 1000km del Nurburgring 1962 (Oreiller/De la Geneste).
Un\’elegante versione stradale \”Lusso\” II Serie con paraurti, color rosso scuro.
Una I Serie (1931GT), versione 1000km Nurburgring 1961, McCluggage/Eager.
SWB I Serie telaio 2127GT, 6 Ore d\’Auvergne 1960 (Dumay/Noblet).
SWB I Serie telaio 1773GT, 12 Ore Sebring 1960 (Arents/Kimberly).

Analisi: Porsche 917K Le Mans \'70 di Vision

Dopo la Ferrari 330 P4, Make-Up torna sui prototipi, con una serie di Porsche 956 e di 917K. E\’ proprio su quest\’ultimo modello che ci concentriamo oggi. Col marchio Vision sono già uscite due versioni, quella tutta bianca dei test ad Hockenheim nel 1969 e quella rosso-arancio, vincitrice a Le Mans nel 1970, una livrea particolarmente significativa perché rappresenta il primo successo della Porsche alla 24 Ore. La vettura #23 è tutt\’altro che inedita, ovviamente, ma l\’interesse del modello consiste nella consueta pulizia di montaggio che contraddistingue la produzione di Make-Up (basata in Giappone, non in Cina). Si tratta di un modello speciale, non di un diecast, e il livello di finitura è davvero elevato: perfetta la verniciatura, con le decals poste sotto un trasparente non finissimo ma neanche troppo alto.

Vision-MakeUp VM002A Porsche 917K (telaio 023), 24 Ore di Le Mans 1970

Il risultato è di grande uniformità, anche se si potrebbe rimpiangere un po\’ l\’aspetto più \”vissuto\” del recente Spark, un modello che di listino costa praticamente un terzo del Vision (il prezzo del Vision, acquistato da Raccoon a Retromobile, era di Euro 180, scontati a 175). Le proporzioni generali appaiono azzeccate, con una pulizia che a volte non si riscontra neanche nei più costosi BBR. Come detto, anche se le fasce di prezzo sono molto diverse, idealmente il diretto concorrente del Vision è proprio lo Spark. La 917K di Spark si presenta con qualche dettaglio storico più realistico, come lo scotch bianco sulla carrozzeria, mentre il Vision è assolutamente \”pulito\”. A parte questo e a parte la finitura lucida (ma per fortuna non caramellosa) il Vision presenta delle indubbie attrattive: belli gli interni, con cinture fotoincise rosse, molto riuscita la colorazione dei sedili, presente la strumentazione completa, mentre all\’esterno uno dei punti più convincenti sono i cerchi con le gomme che hanno le filettature Goodyear in blu.

I fari sono rappresentati da delle fotoincisioni, che forse non sono il massimo del realismo ma restano pienamente accettabili. Una parabola in plastica cromata con vetro trasparente sarebbe stata più indicata, ma va tenuto conto che si tratta di una produzione non cinese e i costi di produzione avrebbero rischiato di aumentare. Buono il trattamento dei particolari del retrotreno, con la simulazione dei condotti in resina gialla-marrone chiaro (in foto perde quell\’aspetto di semi-trasparente che pure ha), bella anche la ventola, mentre i deflettori dei vetri laterali sono riprodotti in fotoincisione: qui il modello Spark dà dei punti al Vision, avendo deflettori \”veri\” in acetato, fissati per di più in posizione semiaperta, con tanto di cernierine. Una fotoincisione per ottenere l\’effetto di un\’apertura non è forse l\’ideale (al limite sarebbe bastata una decal finissima o una tampografia), ma in ogni caso l\’effetto è più che accettabile.

Venendo alle incisioni della carrozzeria, le varie \”aperture\” sono realizzate in maniera molto fine, senza certe esagerazioni tipiche di altre produzioni. Le griglie sui passaruota possono lasciare perplesso qualcuno, vista la loro diseguaglianza: siamo abituati a pensarle tutte uguali, ma osservando per bene le foto delle vetture originali dell\’epoca, esse appaiono di larghezze variabili, a scalare. Se tuttavia l\’effetto ottenuto sul modello Vision sia adeguato o \”iper-realistico\” è difficile dire. E\’ vero che i listelli delle uscite d\’aria dovrebbero essere inclinati e questo rende l\’aspetto delle griglie del Vision un po\’ piatto, accentuando forse un po\’ troppo l\’effetto di differenza di larghezza:

In conclusione si tratta di un\’interpretazione della 917K veramente valida, con un rapporto qualità prezzo superiore a quello di un Tecnomodel e forse anche di un BBR. A queste due prime versioni ne seguiranno ovviamente altre, fra cui presto alcune Gulf.

Ottimo il lavoro di fedeltà storica, con tutti i piccoli particolari al proprio posto.
Notare l\’assoluta assenza di tracce d\’incollaggio sulle carenature in plexiglass. Forse non entusiasmanti i fari in fotoincisione, ma stiamo ingrandendo questo modello come se fosse un Tamiya in 1:12!

Tipico di Make-Up l\’aspetto della confezione.
Affascinante la placca fotoincisa con banda in decal.

Giapponesi: altre foto

I commenti di Piero Tecchio ai precedenti post mi paiono molto pertinenti. Ne approfitto per inserire una foto della Ferrari 126 C di Shimoma e dell\’incredibile casco di Pedro Rodriguez realizzato da Shimoma, che va a fare il paio con quello di Siffert che appare sulla Porsche 908/3 di Hayakawa…

Ferrari 126C di Shimoma.

…notare anche il supporto specifico in plexiglass!

Retromobile 2012: alcune aggiunte miscellanee

  • A proposito della futura gamma Ffortissimo43 (sigh…), ecco un\’ulteriore foto. Il modello è in scala 1:43, come del resto si deduce dal nome oltre che dalle dimensioni del prototipo:
  • A Retromobile era presente direttamente il responsabile di MEA Kit, che esponeva la quasi totalità della gamma. Siccome qualcuno ha richiesto i suoi contatti, ecco come è possibile raggiungerlo: MEA Kit43 – 24,rue de Moulins, 51270 Baye, France. Tel. +33 326516529, e-mail meakit@orange.fr . Fra le ultime realizzazioni, la Marcos Mantis XP di Spa \’69 e la Lotus 73 F.3 JPS del \’72.
  • Shimoma presentava anche alcuni bei montaggi su base Bosica delle Porsche 356A Coupé e Speedster:

Nuove Superstars per Meri: annunciata l\'Audi

A Retromobile, Meri Kits esponeva alcune belle Maserati e BMW della serie italiana Superstars. In un prossimo futuro è annunciata anche l\’Audi.

Una parte dello stand Meri a Retromobile; in evidenza le protagoniste della Superstars.