Targhe & Targhe

Gli anglosassoni devono pensare che in Italia ci siano due cose del tutto libere: le doppie nelle parole e le targhe delle automobili. In questa seconda convizione sono in buona compagnia, se anche André-Marie Ruf, nella sua lunga produzione, di pastrocchi con le targhe italiane ne ha fatti a iosa. Fra i migliori basterà ricordare il \”PR\” della Ferrari 250 GTO di Ferdinando Pagliarini scambiato per \”Prova\” e messo orgogliosamente sul retro di un modello dell\’ultima produzione a formare un\’improbabile sequenza: PROVA 62849, scritto così, tutto per esteso (evidentemente aveva visto solo la targa anteriore, che lo aveva tratto in inganno, ma questo è un errore che ha origini molto lontane). Non parliamo poi dei tanti altri \”numeri in libertà\” che hanno contraddistinto gli ultimi kit della serie André-Marie Ruf. E cosa c\’entrano gli inglesi, si dirà? C\’entrano. Mike Craig ha deciso di seguire le orme del suocero anche in questa bella tradizione, ed ecco che nell\’epoca dell\’informazione in tempo reale su Internet, spuntano originali trovate, come la targa della Ferrari 250 GTO 4675GT, con sigla di Imperia, immatricolazione ricevuta a partire dal 1966 con Luigi Taramazzo. Non mi sono note fotografie del posteriore di questa vettura con la suddetta targa, e credo che Craig l\’abbia ricostruita in base ad immagini dell\’anteriore.

E cosa ne è uscito? Un altro falso storico, l\’ennesima irritante imprecisione che si propagherà come un piccolo malefico virus su modelli montati da sedicenti \”maestri\” e venduti a 1000 e passa euro. Complimenti, quando chiedere anche all\’ultimo degli automobilisti in Italia avrebbe portato ad evitare uno stupidissimo e grossolano errore. Piccolo quanto si vuole, anche perché chi comprerà il kit potrà facilmente rimediare. Ma chi acquisterà per l\’appunto i montati cosa avrà in mano? A volte ho l\’impressione che il nostro settore dell\’1:43 sia lontano anni luce dal rigore di un certo modellismo militare o ferroviario, tanto per fare un paio di esempi. In un noto forum commerciale, dove si esibiva il wip di questo modello, ho provato a far notare che la targa era errata e lo stesso montatore è caduto dalle nuvole. Non che sia colpa sua (anche se mi sarei illuso che un modellista di quel livello avesse una pur vaga idea delle targhe italiane – non sto chiedendogli la competenza della metrica dei cori delle tragedie greche o la conoscenza delle abitudini alimentari dei boscimani), non che sia colpa sua, dicevo, ma il quadro che generano queste situazioni testimonia un\’approssimazione e un\’ignoranza da parte di tutti: produttori, modellisti, collezionisti. Ah, un\’altra cosa: prima o poi mi diranno che non è così e che il modello è corretto in questo modo. Altra cosa ancora, poi la smetto: i numeri di gara mi sembrano troppo piccoli, ma forse siamo noi in Italia a conoscere poco la 1000 Km di Monza. E forse (ma dico forse) erano gialli, non bianchi. Ma questo sarebbe da verificare, quantunque un paio di immagini sul sito di Attualfoto diano oggettivamente da pensare: http://www.actualfoto.it/index.php#photo/322379/0 .

Scheda: Porsche 911 GT3 Cup Jägermeister 2007

Di tanto in tanto su questo blog troverete delle schede dedicate ad alcune vetture particolarmente interessanti, schede alla maniera della classica fiche di AutoModélisme, ma possibilmente ancora più dettagliate. E\’ un esperimento che se avrà successo potrà essere sviluppato a dovere. Intanto come primo soggetto propongo una 911 GT3 Cup che corse a Sebring nel 2007 nella serie monomarca americana per le \”Cup\”, lo stesso weekend della 12 Ore. Questo modello l\’ha già riprodotto Minichamps, ma le foto potrebbero essere utili per un montaggio più dettagliato di una base speciale, oppure semplicemente per aggiungere altri particolari al diecast. Foto David Tarallo.

Altre immagini dall\'Expo di Novegro

Anche se gli spunti veramente degni di nota non sono stati moltissimi, Novegro è sempre Novegro. Ecco una serie di immagini fra modelli speciali e diecast:

Lo stand di Quattroruotine, con varie pubblicazioni dell\’Editoriale Domus.

Una serie di OSCA 1600 GT di Bermat. Il kit è esaurito e sono disponibili solo i montati. Peccato che questi fossero un po\’ troppo \”vissuti\”, perché il modello è valido.

Un prototipo della Porsche 936/77 di Truescale in 1:18.

McLaren di True Scale.

Lo stand dell\’Aquilone di Torino.

Meri Kits.

Alfa Model 43.

Una selezione di Porsche 934, 935 e 911 Carrera RSR di Madyero allo stand Tron.

Ferrari 312 PB coda lunga Monza 1973 realizzata da Alberto Peretto.

Sempre impressionante lo stand di Ripa.

Modelli Minichamps e True Scale da Ripa.

Alcune novità BBR, fra cui un paio di interessanti varianti della Ferrari 250 GT TDF.

Prossima produzione BBR.

Ancora anticipazioni di BBR.

La Maserati Quattroporte I versione di BBR, presentata in tre colorazioni.

Produzione BBR in vendita.

McLaren MP4-12C GT3 di True Scale.

McLaren F1-GTR di True Scale (vincente Le Mans 1995).

Ilario Vecchiato (IV Model Factory) si appoggiava stavolta allo stand di Tron.

Il prototipo dell\’Alfa 6C Villa d\’Este in scala 1:18 di BBR.

Altra novità di BBR in scala 1:18, la Porsche 356.

Ferrari F430 GT2 di BBR in scala 1:18.

Gruppo di Ferrari F430 GT2 in 1:18 di BBR.

Novegro Model Expo 25 febbraio 2012

…e no, non è stato certo un \”classico\”, nel senso che chi non è venuto non si è perso oggettivemente gran ché di nuovo. Però siccome gli assenti hanno sempre torto, penso che sia stata tutto sommato una buona decisione essere presente comunque all\’Expo di Novegro Spring edition, non foss\’altro che per trovare o ritrovare tanti contatti che durante l\’anno restano per lo più virtuali. Milano, a livello, collezionistico, resta una città piuttosto viva, senza dubbio più viva di Firenze. Di novità \”vere\” ce ne sono state poche; si è rivista la Fiat 127 di Brumm (quando uscirà?), alcune interessanti cose di BBR, Truescale e non molto altro, in un\’edizione abbastanza minore. Artigiani come Gabriele Pantosti hanno preferito non portare il proprio stand, affidandosi a strutture di terzi (in questo caso Tron Models), segno evidente che il periodo è quello che è. D\’accordo. Però vanno colti anche i segnali positivi: alcuni montatori validi (DN Racing, lo stesso Alberto Peretto che sembra aver fatto ottimi progressi), presenze importanti (stavolta si è scomodato perfino Paolo Tron, con una fugace apparizione verso le 10 del mattino!) e alcuni costruttivi discorsi che porteranno a qualche progetto a medio termine di cui vi terremo aggiornati da questo blog. Intanto ecco una prima selezione di immagini, sperando di postarne altre quanto prima.

La McLaren F1 GTR di True Scale è senz\’altro destinata a determinare nuovi standard nelle collezioni degli appassionati di questo tipo di vettura; una o due generazioni dopo i Minichamps, il progresso dei cosiddetti industriali è evidentissimo. Sempre che si possa continuare a utilizzare la definizione di \”industriale\” per un modello come questo. Gli inglesi hanno inventato il termine \”resincast\”, che tuttavia non rende al meglio l\’idea. Secondo me sono semplicemente dei kit speciali montati a costo (relativamente) basso.

Lo stand dell\’inossidabile Angelo Tron che stavolta ospitava anche Gabriele Pantosti.

Produzione Tron Models.

Ancora produzione Tron Models.

L\’ampio stand di Angelo Tron, proprio accanto a un rumorosissimo e abbastanza volgare stand, in perfetto pessimo gusto italiota, che diffondeva scemenze a volontà a volumi inimmaginabili. Se c\’era bisogno di una conferma della pazienza di Angelo Tron, beh, stavolta l\’abbiamo avuta. Questa fa il paio con una volta (a Retromobile, se non sbaglio) in cui il suo stand capitò accanto al palco di Gloria Gaynor, che cantava ogni santo giorno.

Kyosho, ovvero il marito della Kyosha. Insieme fanno i Pulshini.

Sempre molto vivo il settore dell\’accessoristica, soprattutto per i fermodellisti, ma interessante anche per i montatori in genere.

Questo stand sarebbe piaciuto molto al buon Ago, purtroppo assente oggi (giustificato!).
Sempre affascinante l\’angolo di N3C, la cui produzione è purtroppo molto limitata; stavolta erano esposti alcuni tram di Milano, in scala H0.

Ancora lo spazio di N3C.
Una bella serie di factory built Alezan allo stand di Tron. Particolarmente interessante la OSI Scarabeo. Prezzi abbordabili per modelli piuttosto difficili da reperire e riproducenti soggetti \”cult\”, soprattutto per gli alfisti e per gli amanti delle dream car.

Sarà stato il richiamo di Firenze a fare apparire Paolo Tron a Novegro? In ogni caso una presenza che non è passata inosservata. Eccolo insieme a Piero Tecchio.

Carlo Caspani con Tron…
…la triade…
…ed ecco anche Roberto Quaranta che parla del montaggio della Dino 246 GT, insieme a Vincenzo Bosica; a destra Carlo Caspani e Piero Tecchio.

Una serie di Carrera RSR 3.0 Samson di Arena insieme a molte altre variazioni su tema Porsche 911.
Quanti anni compie Brumm?

La Fiat 127 modello 1971 della Brumm, che sarà disponibile nei sette colori originali. Una delle novità più attese del 2012 nel settore diecast.

Ancora un\’anteprima della Fiat 127 di Brumm.

Brumm: parte della produzione di Fiat Abarth 850 e 1000 TC.

The error merchants

…parafrasando un bellissmo titolo… scusate la blasfemia dell\’operazione, ma qui ci stava tutta (*).
Leggo su uno dei soliti forum commerciali questa perla di saggezza: si parla della GTO 3647GT e si scopre che il modello BBR ha diversi errori. Al ché, ecco l\’ultimo serafico commento del \”buonista\” di turno:

Salute…

(*) Tutte le volte che penso a Speed merchants mi viene in mente che uno dei soliti scribacchini lo tradusse pari pari su una rivista \”storica\” italiana: \”i mercanti della velocità\”. Sigh.

Psicologia dell\'errore: alcune considerazioni

Quand\’è che un errore o un\’imperfezione su un modello cessa di essere inaccettabile e inizia ad essere una caratteristica anche gradevole, un segno di distinzione o addirittura un valore aggiunto? Difficile dire, tante sono le casistiche che si pongono volta per volta. Ho comunque l\’impressione che la prima scrematura si abbia a livello di errore storico, che secondo me è il meno accettabile perché è quello maggiormente evitabile. Se su un factory built raro e pregiato (non sto parlando di un BBR attuale ma di un AMR di 25/30 annio fa) l\’errore storico fa parte del \”bagaglio culturale\” del modello, su un montaggio recente esso è molto meno tollerabile, vista la quantità di documentazione oggi disponibile. Eppure ancora oggi, molti collezionisti di modelli di alto livello (non mi sto riferendo necessariamente alle creazioni dei giapponesi, ma a montaggi più standard) non mostrano grande fastidio nel notare come certi particolari siano stati interpretati male, omessi o addirittura aggiunti laddove non ce n\’era bisogno. L\’errore storico è eliminabile per definizione: la perfezione della coerenza storica è un valore numerico che è raggiungibile, a differenza della perfezione di esecuzione che dipende sempre da una \”tecnica\” ed è quindi suscettibile di miglioramento. Direi, riassumendo, che l\’errore storico su una riproduzione attuale, è poco accettabile, anche se qui si aprirebbe un mondo intero, fatto di considerazioni su come l\’errore storico possa coinvolgere direttamente anche l\’esecuzione stessa (vernice trasparente sulle decals? Finitura lucida dove la carrozzeria era evidentemente opaca? E così via). Eppure tutto questo è ampiamente accettato. Mi chiedo peraltro se l\’accettazione non sia da analizzare in maniera diversa nel caso di due tipologie di collezionisti: quelli troppo ignoranti o quelli \”colti\” ma che in qualche modo hanno superato il problema raggiungendo una tolleranza maggiore che non è mero compromesso ma piuttosto una maturità ottenuta con l\’esercizio e l\’osservazione del modello nella sua globalità. Chiamiamola pure \”ascesi\”, nel senso proprio di \”esercizio\”, per l\’appunto. 

La bella raccolta a tema Mille Miglia di un collezionista di Firenze, ormai smantellata e venduta; le considerazioni di questo piccolo articolo sono ancora valide se si considera una collezione nella sua globalità? Una raccolta è un immenso gioco di specchi.

Il secondo errore riguarda l\’imperfezione formale, o esecutiva: può essere qualsiasi cosa legata alla manualità dell\’azione; uno sbaffo di colla, un particolare storto, un assetto non perfetto. Anche qualcosa di minimo, per carità, non ci vuole necessariamente l\’enorme cavolata che si vede a due metri di distanza. E\’ un errore che è sempre in agguato, e anche in questo caso chiamerei in causa la maturità/competenza del collezionista, che deve giudicare volta per volta se si tratti di qualcosa di \”anomalo\” o piuttosto di \”regolare\”. E qui i confini fra normalità ed eccezionalità sono talmente labili da coinvolgere il giudizio inteso nel senso più ampio. E\’ una questione di critica, la cui capacità si forma in anni di osservazione e anche nella conoscenza – il più approfondita possibile – delle tecniche impiegate. Esiste un momento in cui un errore (magari piccolo) cessa di infastidire e diventa parte integrante di un modello? Penso di sì. Forse anche in questo caso ci vuole \”esercizio\”, soprattutto quando si inizia a rendersi conto che ciò che sembra un errore è piuttosto il miglior compromesso che si poteva raggiungere nel perseguire un certo risultato – o almeno il miglior compromesso ottenibile da quel montatore in quel determinato momento su quel determinato modello, e qui si potrebbe introdurre il concetto di \”stile\”, di equilibrio, di opportunità. Spesso mi è capitato di sciupare un modello cercando di porre rimedio a quelle che mi sembravano delle pecche, ma che in realtà erano dei compromessi più che accettabili, il percorso inverso dei quali non ero riuscito a ricostruire nella mia scarsa competenza delle tecniche di montaggio; una scarsa conoscenza del modello stesso, volendo riassumere. Processi di \”accettazione consapevole\” li ho potuti osservare in altri collezionisti, che all\’inizio mi sembravano molto più superficiali di me, ma dei quali alla lunga ho dovuto riconoscere la superiore capacità di valutare un modello nella sua interessa, prescindendo da aspetti che avevano un forte grado di contingenza, se considerati sotto un aspetto che non avevo voluto considerare. Non sto facendo l\’elogio dell\’accettazione passiva del difetto. Sto semplicemente avanzando l\’ipotesi che in alcuni casi questo atteggiamento non denoti necessariamente la mancanza di un senso critico, ma ne sia invece una forma superiore, passata al vaglio di un processo di osservazione più completa. Questo, naturalmente, al di là di certi orrori che alcuni montatori (e soprattutto i loro sostenitori commerciali) si ostinano a far passare per opere d\’arte.

Storia di una lettera – Parte seconda

Bene, fatta montare a modino un po\’ di curiosità (del resto l\’istinto è quello del giornalista!), ecco la \”vera\” lettera, che contiene una bella storia. Metto anche la foto che a suo tempo Paolo Tron mi spedì nella busta, che lo ritrae ai tempi di Loano insieme al fratello Angelo. Ultima annotazione per così dire filologica: nella trascrizione del dattiloscritto (allora non c\’era il copia-incolla e ben pochi usavano le mail!) ho cercato di restare il più possibile fedele alla forma, limitandomi allo stretto necessario, come la correzione degli errori di battitura e pochissimo altro. Buona lettura.





La Storiella…. dei Tron

Tutto iniziò con i miei studi a Londra dal Gennaio del 1973 al Luglio del 1973 – nella Terra di chi spesso ha delle buone idee, vidi, per la prima volta, una scatola di montaggio in metallo in scala 1/43…. What a nice surprise! Non credevo alle mie papille! Anche sino ad allora “diventavo pazzo” in sperticate modifiche ai vari Solido e Dinky France.

Quando dovetti tornare in Italia, per l\’ingrato servizio Militare (poi schivato) iniziai a darmi da fare per fare arrivare dall\’Inghilterra kits per me, e per alcuni amici lì intorno… per “lì” intendo LOANO (anche se su passato FSW leggo che uno dei “luoghi” dell\’automodellismo Italico è SAVONA ???? Che c\’entra Savona? Un bel banano!) il seguito fu abbastanza automatico…. iniziai a elencare i vari (pochi) kits allora disponibili sul mercato su un ignobile Ciclostilato e, grandi ad alcune piccole Pubblicità su Autosprint e Modelli in Europa (rivista non più in esistenza) potei avere i primi contatti con altri matti che desideravano iniziare una collezione con gli allora definiti: “modelli speciali”.

Ah che bello!

Allora, la mia Famiglia aveva un piccolo Bar a Loano, che si chiamava “Piccolo Bar” – una grande Fantasia regnava sovrana… ricordo un piccolo buffo aneddoto della fine del 1973… ricordo che desideravo inserire i miei ciclostilati sui parabrezza delle varie vettura davanti al Salone dell\’Automobile di Torino (in Novembre se ben ricordo) – senonché il mio (più) saggio fratellone mi fece notare che bisognava avere una (costosa) autorizzazione per fare del volantinaggio… allorché rinunciai, mio malgrado!

Il seguito della storia fu molto ovvio… il “lavoro” degli automodelli prese subito un buon ritmo e con tutta la mia Famiglia decidemmo di cedere il Bar ed acquistare un Negozio di Abbigliamento Sportivo CON ANNESSO l\’Automodellismo… e la cosa funzionò…

I miei primi contatti, per diventare produttore “me medesimo” furono con Francesco De Stasio e, in seguito con John Day. Non andò bene con nessuno dei due, perché entrambi, vedendomi giovincello, tentarono (e ci riuscirono!) di fregarmi bassamente… Non furono avventure piacevoli, ma crearono la cosiddetta Scorza!

Nel 1975 decisi di preparare un catalogo serio, il TSSK, con il quale iniziai a lavorare per Corrispondenza in modo molto serio e professionale. Altri lo facevano già in Italia, ma credo nessuno con la nostra passione e volontà. Viaggiavamo moltissimo e avevamo sempre il NUOVO da offrire a tutti. Ovviamente ho fatto, del tutto involontariamente, da talent scout a molti – iniziammo una splendida collaborazione con Luca Tameo nel 1977 – ragazzo dotatissimo nell\’automodellismo 1/43 – e lo ha poi ampiamente dimostrato, con l\’aiuto e l\’organizzazione di papà Cesare; poi vennero le collaborazioni con Umberto Codolo e molti, molti altri. In verità i primi due collaboratori (anzi all\’inizio, inizio chiesi loro di entrare in società con me; furono Claudio Riva (poi Meri Kits) e Silvano Menato (poi Meri Kits e poi HI.FI. e poi… solo fonditore) con i quali abbiamo spartito le prime NOSTRE esperienze Automodellistiche.

Ma niente sarebbe successo senza l\’apporto della mia Famiglia – mio fratello Angelo che si occupava totalmente del settore Tecnico – ragazzo dotato di una pazienza a prova di Bomba (per sopportarmi tutti quegli anni!!!) e mio Padre e mia Madre, davvero infaticabili nell\’aiutare tantissimo mio fratello ed io… Non ho un granché d\’altro da aggiungere… anche perché non sarebbe molto interessante… abbiamo avuto momenti eccezionali e momenti molto difficili… come in tutte le avventure lavorative di questo tipo. Solo ora, a ripensarci, a 43 anni, mi rendo conto di quanto fosse fantastico quel periodo. E\’ del tutto ovvio, essendo il periodo della mia gioventù… Ma ora non mi lamento certo. Tutto va benissimo. Ho un ottimo punto vendita a Milano – lavoro un quarto di quanto facevo allora e dedico molto tempo alla mia Famiglia e a me stesso… Ancora covo il fuoco sacro della voglia di Correre nei Rallies (forse a 50 anni) e nel frattempo butto le mie energie nel Triathlon – e sono diventato anche quasi bravino… Un beso a todos…

Il Gatto e la Volpe. Notare vari adesivini sulla porta del negozio: AMR, \”I love 1:43\”, \”Equipe Tron\”.

Storia di una lettera (parte 1)

Nel 1997 lavoravo per Four Small Wheels, ancora diretto da Brian Harvey, per il quale scrivevo un po\’ di tutto, ma principalmente \”visite\” e brevi monografie sui protagonisti dell\’1:43 artigianale italiano. Paolo Tron aveva già lasciato la schiera dei produttori, ma pensai che raccogliere le sue impressioni e la sua storia sarebbe stato interessante per la rivista. Harvey accettò e così telefonai a Paolo al negozio Milano 43 per chiedergli di inviarmi qualcosa di inedito. La sua risposta si fece un po\’ attendere, ma fu di parola. Nel luglio 1997 ricevetti una busta con due fogli e una foto. C\’era tutto quello che avevo chiesto e anche di più. Solo che nel frattempo Harvey aveva cambiato idea, volendosi dedicare a qualcosa di commercialmente più attuale (così disse) e non se ne fece di niente. Questa busta è rimasta nel mio archivio per quasi quindici anni e penso che adesso sia tempo di farla parlare, considerando naturalmente che non è materiale di oggi. Domani potrete leggere il testo principale; oggi pubblico la lettera di accompagnamento che conteneva alcune aggiunte. E\’ un modo per tenere fede ad un impegno che mio malgrado era venuto meno. Il blog non è FSW, ma spero che Paolo sia contento lo stesso. E anche i lettori.

Milano, 18/07/1997


Caro David,


come sempre ho poco tempo….. ti ho buttato giù molto velocemente alcune righe dei nostri passati…. * non ti voglio parlare del triathlon; credo non interessi nessuno!


Molto velocemente – ho dimenticato un sacco di cose – comunque non ha molta importanza.. ma ho dimenticato un paio di cose fondamentali:

  • l\’aiuto per i ns. inizi PRODUTTIVI in proprio intendo, è avvenuto del 1976 grazie a preziosi suggerimenti del Sig. Brianza Carlo – che per noi fu molto importante. Nel capire come si trattava la resina (a dargli del “tu” insomma) etc etc

  • un[a] persona importante nel Team fu anche Franco Morelato nel 1976 – poi caduto malamente nell\’alcolismo – fu un grande amico Franco ma grandi traumi causò alla Famiglia Tron, purtroppo….

E poi basta, perché non credo tu potrai farne un poema – hai due pagine. Comunque l\’importante è dire che, tutto sommato, sono stato il primo in assoluto a fare una certa divulgazione all\’Hobby in Italia. Pur essendo arrivato dopo il Sig. De Stasio e Brianza nell\’ordine… ma prima di molti altri, che oggi si definiscono dei pionieri… e non lo sono per niente. Senza polemiche o rancori ci mancherebbe. Solo che, a volte, è meglio mettere i puntini sulle ü!

Ciao. E grazie del tuo interessamento. Mi ha fatto piacere.

Spero di vederti qualche volta a Milano… per offrirti un cappuccino.

Expo di Novegro il prossimo weekend

Si avvicina il primo appuntamento importante della stagione di Novegro, almeno per i modellisti/collezionisti. Sabato prossimo aprirà i battenti l\’Expo, che speriamo di seguire nei dettagli. Di Novegro tutti parlano male e poi alla fine tutti ci vanno. Non è il caso di ripetere quanto certi eventi abbiano risentito di tanti fattori, più o meno banali, ma l\’approssimarsi di una data di questo genere è pur sempre in grado di mobilitare almeno i più appassionati, soprattutto quest\’anno, con la borsa slittata alla fine di aprile. E anche la settimana che precede un \”Novegro\” non è mai banale. Si comincia a parlarne, si fanno progetti, si immagina ciò che si potrà trovare. Perché l\’Expo, spesso, si è confermato un evento magari non eccezionale ma pur sempre valido e degno di una \”levataccia\”.

Un\’immagine dell\’Expo di Novegro, 26 febbraio 2011.