Il blog alla Le Mans Classic

Nei prossimi giorni troverete alcune immagini, notizie e curiosità relative alla Le Mans Classic, manifestazione biennale dedicata alle autostoriche che si svolge sul circuito della 24 ore. Si tratta di un evento che ormai può contare su un\’affluenza eccezionale, a riprova che certe iniziative funzionano e anche bene. Leggete ad esempio il comunicato più recente dell\’organizzazione (che tra l\’altro fa capo a Philippe Peter, uno che queste cose le sa mettere su eccome). 2000 biglietti richiesti in più solo per accontenare i ritardatari, quando un totale di 2000 spettatori i nostri circuiti non li raggiungono nemmeno nell\’arco di un\’intera stagione di corse.

DES ENTREES PADDOCK SUPPLEMENTAIRES

Face à l’importante demande d’accès au paddock du Mans Classic, les organisateurs ont décidé d’ouvrir à la vente près de 2000 pass paddock supplémentaires afin de satisfaire les visiteurs n’ayant pas pris la précaution d’acquérir ce supplément en avance.
Ce nombre restreint de pass supplémentaires sera vendu uniquement le samedi à l’entrée des paddocks au prix unique de 35,00 euros (pour les journées de samedi & dimanche).
A l’occasion des prochaines éditions, les organisateurs encouragent les spectateurs qui souhaitent accéder au paddock à réserver leur sésame longtemps à l’avance.
Nous vous rappelons que la plupart des billets émis en pré-vente permettent de bénéficier de tarifs plus avantageux.

Alcune recenti realizzazioni di Juergen Renardy

Juergen Renardy, di cui il blog si è già occupato in un\’ampia intervista, prosegue la propria attività con realizzazioni di versioni inedite o elaborazioni di kit esistenti. Spesso con un po\’ di inventiva si possono ottenere risultati interessanti, come nel caso di questa Porsche 908/4 Turbo, in versione DRM 1982 (Zolder n°5 e Most n°2); si è partiti dalla base Tokoloshe (versione Liqui Moly) con decals stampate specificamente e verniciatura tricolore, modifica delle prese NACA posteriori e altri leggeri ritocchi per ottenere la versione 1982 della 908/4 Turbo:

Da un altro modello Remember, la Lotus Europa Gr.5 Minolta, è stato realizzato un montaggio più accurato del solito, elaborando specialmente gli interni con roll bar e simulando la scocca con bare metal, partendo da documentazione dell\’epoca:

Autodelta l\'Alfa Romeo e le corse 1963-1983

Maurizio Tabucchi, Autodelta. L\’Alfa Romeo e le corse 1963-1983, Giorgio Nada editore, Vimodrone (MI) 2012, pagg.308, euro 48,00.

Maurizio Tabucchi era probabilmente la persona più adatta a scrivere una storia dell\’Autodelta, argomento sul quale esistevano fino all\’uscita di questo libro ancora diverse lacune. Mancava infatti un\’opera organica sulla nascita e sullo sviluppo della struttura che per vent\’anni è stata sinonimo di Alfa Romeo nelle corse. Tabucchi è certamente uno degli storici dell\’auto italiani più apprezzati al giorno d\’oggi, vera autorità in materia di Alfa Romeo e profondo conoscitore della realtà automobilistica nostrana. Lo scopo del libro (uscito in questi giorni) è stato raggiunto? La domanda si impone, magari un po\’ troppo brusca ma motivata: il rischio era quello di scivolare nella semplice storia sportiva dell\’Alfa, mentre l\’intento era quello di tracciare sì le vicende agonistiche del Biscione, ma nell\’ottica di ricostruire la storia della struttura diretta da Carlo Chiti, che ha condotto l\’Alfa Romeo fino ai primi anni ottanta.

Se i due temi sembrano esattamente gli stessi, in realtà il taglio necessario è leggermente diverso, ed è proprio in questo nodo che risiede il maggior difetto del libro: per diverse pagine si ha la sensazione di trovarsi di fronte all\’ennesima storia sportiva dell\’Alfa. Non che ci sia nulla di male in tutto questo, e d\’altra parte \”reggere\” il tema principale spesso in assenza di fonti certe o sufficienti a sostenere un\’opera di tale ampiezza non è cosa semplicissima. Certo, il libro presenta in appendice diverse testimonianze dirette, riportate a mo\’ di intervista, con le alcune delle personalità che hanno reso celebre l\’Autodelta (piloti, tecnici, progettisti, collaudatori), ma è come se si deviasse sempre di qualche grado dall\’obiettivo posto.

Il volume si apre con un breve riassunto dell\’eredità sportiva dell\’Alfa Romeo prima della nascita della struttura satellite, per poi entrare in medias res con gli anni delle varie GTA, TZ, 33 e così via. Soprattutto per la GTA la sensazione è che si sia usato molto del materiale già pubblicato in altre opere (non ultima la storia di questo modello, opera dello stesso Tabucchi) e paradossalmente la parte più nuova e interessante è quella dedicata al periodo compreso fra la metà degli anni settanta e l\’inizio degli anni ottanta, quando si interruppe la fallimentare esperienza in Formula 1.

Vi sono tuttavia troppi pochi retroscena e troppa storia \”annalistica\” com\’è uso di una certa tradizione britannica (in primis Anthony Pritchard) che tende a inzeppare i capitoli di descrizioni di risultati e mezze cronache di gare, poco interessanti perché o risapute o tranquillamente riassumibili in un\’appendice dedicata al palmares (appendice tra l\’altro presente nel libro), a meno che non servano a spiegare un particolare aspetto delle vicende.

Si ha – come dire? – la sensazione di qualcosa di incompleto, pur se ben scritto e ben confezionato, come ci si attende da uno come Tabucchi. Forse, ripensandoci bene, lo scopo del libro era davvero solo quello di raccontare la storia sportiva dell\’Alfa nel ventennio dell\’Autodelta, e allora in questa prospettiva la collocazione di questo volume può essere riconsiderata sotto un aspetto più neutro, recuperando una maggiore coerenza rispetto agli intenti.
Resta però l\’impressione di un libro che non è riuscito a raggiungere del tutto gli obiettivi che si poneva, pur costituendo comunque un titolo che nella biblioteca di uno storico o di un appassionato dell\’auto non dovrebbe mancare.

L\'isolamento a volte fa bene

A volte isolarsi è necessario. Alcuni commenti sul forum Duegi si domandano della necessità di \”chiudersi\” in spazi privati, a scapito dell\’interesse del sito principale, da cui – va riconosciuto – sono nate tante idee e tante iniziative da dieci anni a questa parte. E\’ vero. Ma è anche vero che esistono periodi in cui si cercano forse maggiori certezze o ci si sente demotivati o poco inclini al confronto. Un confronto che sullo spazio messo a disposizione dalla Duegi è sempre stato scevro da quella censura ipocrita (e interessata) che caratterizza altri forum. Non è quindi certo per spirito distruttivo che è stato creato questo blog, né per amore della divisione e dello spezzettamento. Si tratta piuttosto – mi pare di averlo scritto anche altre volte – di un\’esigenza di maggior raccoglimento, in un\’ottica che il nostro Cico ha definito in modo calzante: un posto dove gli altri possono venire in visita, dove sono ben accetti, ma che tutto sommato prescinde da una partecipazione di massa. Insomma, lo spirito di un blog non è quello di raccogliere consensi, né probabilmente quello di condividere sempre e comunque opinioni. Proprio sotto questo punto di vista mi ero un po\’ stufato di una condivisione continua e indiscriminata, come ovviamente ci si deve aspettare quando si scrive in modo costante su un forum. So di avere opinioni che non sempre sono condivise. Ho i miei gusti, le mie predilezioni e anche le mie idiosincrasie che comunque cerco nei limiti del possibile di motivare. A volte un forum è un luogo troppo vasto.


Ci vogliono spazi più ristretti per poi – chissà – tornare a frequentare certi ambienti con rinnovato interesse ed energia. Da qualche mese questo spazio è quello che fa per me, anche se non mi sono certo isolato del tutto, continuando a leggere e a intervenire, anche se con meno energie, sul forum Duegi e mantenendo un rapporto molto vivo con tutti coloro che decidono di intervenire su questo blog, e continuano a essere in parecchi. C\’è stata poi l\’esigenza di riallacciare contatti meno virtuali, che in questi ultimi tempi si erano fatti un po\’ troppo radi, per continuare a parlare di modelli in modo forse più autentico e/o tradizionale. Confesso anche che non me la sentivo più di esporre alcuni pezzi cui tenevo particolarmente alla critica gratuita quando non alla malcelata invidia. Insomma, c\’era bisogno di un po\’ di silenzio o di calma, e mi sono ritirato qui, dove ognuno, anche se virtualmente, può venire a trovarmi. E che non si confonda tutto ciò come un gesto di superiorità. E\’ semmai un tentativo di riacquistare un equilibrio nella comunicazione che a partire dalla fine dell\’estate dell\’anno scorso avevo un po\’ perso nel nostro caro forum Duegi.

Gallery: Audi da turismo del passato

Quest\’anno a Le Mans, Audi esponeva alcuni significativi modelli di vetture competizione turismo di un recente passato. Pubblico questa gallery sperando possa interessare, considerato che le macchine sono in condizioni originali e restano tutt\’oggi soggetti di grande fascino (foto David Tarallo).

Rassegna stampa: Passion 43ème n°30

Rivista bimestrale con sede a Bordeaux, Passion 43ème, diretta da Didier Beaujardin (autore tra l\’altro di alcuni libri del settore, fra cui una ricerca completa su Norev), Passion43ème ha ormai raggiunto i 30 numeri, seppur con alcune difficoltà, che al momento sembrano essere superate. Per chi non la conoscesse, la rivista si pone più o meno sulla falsariga di Argus de la Miniature, anche se con alcune aperture in più verso l\’attualità. Rispetto ad Auto Modélisme l\’interesse principale è incentrato sul modello obsoleto, ma vi sono interessanti rassegne sulle principali borse di scambio con uno spazio dedicato ai pezzi più rari.

Il numero 30 di giugno-luglio 2012 si apre con dei resoconti sulla borsa di Dorlisheim, per poi proseguire con Vagney, Funtoys a Torino e l\’Hobby Model Expo a Novegro, oltre ad un altro paio di eventi. Fra gli articoli, una bella retrospettiva sui Norev motorizzati, un confronto fra autobus Chausson APH52 (Ixo per Altaya) e APH53 (Norev).

Anticipazione in esclusiva per quella che sarà la futura gamma Minialuxe, marchio resuscitato proprio a cura del fondatore di Passion 43ème, Marc Faujanet, che si è assicurato l\’utilizzazione del marchio per 20 anni.

I primi prototipi (Simca 1000, Citroen DS19 e 2CV, Peugeot 104, Renault 5) sono già pronti per una produzione che dovrebbe avviarsi a fine 2012. Si prosegue poi con un curioso articolo sulla collaborazione, tutt\’oggi poco nota, fra Mebetoys e Solido, che dette vita ad una serie di modelli Mebetoys (Ferrari 330 P4, Chevrolet Rondine) commercializzati in Francia con base in plastica Solido e colori inediti, guarda caso molto vicini a certe tonalità utilizzate nella gamma della casa francese.

Che Solido fosse all\’inizio degli anni settanta importatore dei Mebetoys per la Francia era un fatto abbastanza noto, ma l\’esistenza di questi Mebetoys \”solidizzati\” è molto meno conosciuta per non dire quasi completamente ignorata. Belle le 8 pagine di miscellanea Norev, una carrellata di stranezze della casa lionese: colori rari, versioni pubblicitarie quasi mai viste, prove di colore, promozionali, errori di produzione e quant\’altro, il tutto senza le tipiche ossessioni per la bella foto a tutti i costi di certe altre riviste.

Lo spazio dedicato all\’approfondimento dei modelli singoli è stavolta per due Dinky, la Mercedes 230 SL e la Chevrolet Corvair. Questo e molto altro ancora si può trovare in una rivista che speriamo possa continuare a svilupparsi, in un ambiente editoriale sempre più ristretto e difficile.

Note sparse

In Francia per una \”missione speciale modellistica\” di cui non posso rivelare gli estremi. Mi tengo comunque in contatto col blog per una serie di brevi notizie:

**) Molto presto dovrebbero arrivare in Europa i primi kit della Ferrari 315S di Ffortissimo43, il cui prototipo fu esposto a Retromobile lo scorso inverno.

**) E\’ uscito in questi giorni l\’atteso libro sull\’Autodelta di Maurizio Tabucchi. Una copia mi è arrivata proprio la mattina della partenza; al mio ritorno ne scriverò una recensione per il blog.

**) Ho appreso che il montatore svizzero Jean-Marc Rebetez (JMR43) ha purtroppo ridotto parecchio l\’attività, continuando solo per 2-3 clienti di fiducia.

**) Il testo della lista ufficiale della produzione Le Phoenix è praticamente completato; fra qualche giorno riceverò da Bertrand Bigaudet un CD-ROM con diverse foto dell\’epoca, scansionate, che andranno a occupare la II e la III pagina di copertina. Se il numero e l\’interesse delle immagini dovessero essere eccezionali, potrò considerare di aggiungere anche un paio di pagine di foto. Ricordo che questa lista della produzione Le Phoenix non comprenderà solo la gamma ufficiale, ma anche i montaggi singoli su basi di altri produttori. Ulteriori dettagli molto presto.

**) Il blog si evolverà diventando un sito vero e proprio, ma lascerà la possibilità ai lettori di intervenire in calce ai vari thread esattamente come possono fare oggi.

BBR lancia il MyWay club

Coloro che in un recente passato hanno effettuato acquisti sul sito ufficiale di vendita di BBR (www.bbrmodelstore.com) si saranno visti recapitare la tessera del nuovo MyWay club, inventato dal produttore di Saronno per incoraggiare vecchi e nuovi collezionisti. Il MyWay club prevede tre diversi livelli: Premium customer, Prestige customer e VIP customer, in base al numero di acquisti. La tessera base, la Premium, garantisce uno sconto del 5% sui modelli prodotti in Italia e del 10% sulle altre gamme, oltre all\’accesso ai prodotti esclusivi BBR e alla priorità sulle future edizioni limitate.

La tessera Prestige assicura un 10% di sconto sulla totalità di modelli, l\’accesso ai prodotti esclusivi BBR, alta priorità sul servizio pre-order delle edizioni limitate, il 15% di sconto sui modelli in vendita alle fiere e un tour guidato alla sede italiana BBR. La tessera VIP, infine, prevede il 10% di sconto su tutti i modelli, l\’accesso ai prodotti esclusivi BBR, la priorità Top sul servizio pre-order delle edizioni limitate, il 20% di sconto sui modelli esposti alle fiere, il tour guidato e uno speciale modello promozionale BBR. La tessera Prestige si ottiene con 1500 punti, mentre la VIP si ottiene con 4000 punti a partire dal 1° gennaio (2012? 2013? Non è specificato). Ora, a parte tutto sommato la validità dell\’idea, volta a mantenere una clientela che è sempre più difficile da accontentare, restano alcuni interrogativi che vanno oltre le percentuali di sconto, sulle quali ognuno potrà farsi la propria opinione: che significa \”accesso ai prodotti esclusivi BBR\”?

Non esisteva già questo accesso anche prima? E qual è la differenza fra \”priorità\”, \”alta priorità\” e \”priorità top\” nel servizio pre-order per le edizioni limitate? Lodiamo l\’iniziativa ma ci sono certe cose che sanno un po\’ di fuffa.

La domanda di Andrea sull\’assegnazione dei punti fra i commenti del post mi ha suggerito di inserire una dimostrazione pratica: effettuato il login, al momento dell\’acquisto viene indicato lo sconto praticato (cumulabile con gli sconti standard che a volte vengono applicati ai modelli del sito) e il numero di punti guadagnati con l\’operazione.

Confronto fra Volkswagen Polo

Testo e foto di Andrea Rossignoli

Che senso ha mettere a confronto due modelli apparentemente molto simili e della stessa auto per di più? Quello che ci interessa andare ad analizzare non sta tanto nelle realizzazioni in se quanto in ciò che sta dietro un modello costruito per il pubblico europeo ed uno per quello asiatico/cinese. In questo caso ho scelto due modelli abbastanza recenti ovvero la Volkswagen Polo 3 porte di Schuco (promozionale per la casa madre, è l’esemplare nero) e la Polo 5 porte di marca ignota ma prodotta per la Volkswagen Shangai (la rossa). Le differenze formali tra i modelli sono solamente di allestimento: le frecce laterali hanno posizioni diverse (sugli specchi per la versione europea, sul passaruota per la cinese), i cerchi sono diversi così come c’è il tetto apribile (che fa molto anni 80/90) e le scritte identificative con ideogrammi sulla cinese.

Parlando delle linee generali bisogna convenire che entrambe riprendono bene i tratti dell’auto, segno che ormai con le matematiche CAD e la collaborazione con la casa madre, è difficile sbagliare qualcosa (sì, c’è chi ci riesce lo stesso..). Il problema risulta un altro: la versione cantonese ha una verniciatura molto pesante che se da un lato affoga le linee (sul posteriore sarebbero presenti i sensori di parcheggio ma si vedono solo in controluce) dall’altro le fughe rimangono scoperte. La Schuco da questo punto di vista si difende (certamente aiutata dal colore nero metallizzato) pur essendo anche lei migliorabile. Nei dettagli esterni non c’è storia: la Schuco è figlia delle ultime tendenze per i diecast dove, sebbene senza l’uso di fotoincisioni, ogni particolare è riprodotto separatamente in plastica e poi applicato con un effetto particolarmente gradevole. Al contrario, dalle parti di Shangai sono rimasti indietro di qualche anno per cui sulla Polo color porpora troviamo profili vetro dipinti (in nero lucido!) sulla carrozzeria, il tergilunotto incorporato nella fusione del lunotto, frecce laterali dipinte malamente e simboli VW tampografati e non riportati.
Unico particolare degno di nota sono le mascherine anteriori che trasmettono una buona profondità sebbene le modanature siano verniciate con le sbavature e le prese d’aria siano cieche (in questo lo Schuco non è da meno). Gli ultimi commenti esterni riguardano le ruote e le targhe: nulla da dire per l’occidentale mentre sulla cinese entrambi danno una sensazione di pochezza: non vi è traccia dei dischi freno dietro i cerchi mentre le targhe hanno uno spessore esagerato.

Internamente la storia si ripete: non si può dire che la Polo cinese sia fatta male ma si è indietro per lo meno di una generazione rispetto ai nostri ultimi diecast. Nella Schuco bisogna ammettere che non manca nulla: si parte dal cielo in colore chiaro con dettagli interni riportati per finire alle cinture di sicurezza e relativi attacchi, passando naturalmente per la strumentazione tampografata. Quest’ultima è presente pure sulla versione cinese ma con una qualità decisamente inferiore come un po’ in tutti i particolari: si è preferito mettere tutti i dettagli sebbene la qualità non sia in generale eccelsa. La sensazione è come per l’esterno accentuata per i colori, la versione europea presenta infatti sedili e pannelli porta chiari mentre nella cinese è tutto in nero.

Le ultime righe le dedico al sottoscocca: sebbene sia un particolare che reputo non molto importante, mi ha stupito trovarli entrambi ben fatti, la Schuco con alcune finezze come il gruppo scarico-marmitta riportato con relativo rivestimento anti calore, il gancio traino ben fatto, e le ruote posteriori non dotate di asse che le collega per non rovinare l’insieme ma indipendenti l’una dall’altra.
Traendo le fila di questo confronto si potrebbe dire che i cinesi non sanno fare i modellini, considerando come un loro promozionale diecast (pagato 20€ + ss) abbia all’incirca la qualità di un nostro Motorama ben fatto. In realtà sappiamo bene che loro i modelli li sanno fare, ed anche bene: solamente che per il mercato interno non ritengono necessario sprecarsi più di tanto. In fin dei conti siamo stati noi occidentali ad insegnargli il mestiere con la tradizione che portiamo avanti dal dopoguerra in poi ma ancora non ritengono i tempi maturi per mettere pienamente a frutto queste conoscenze per i loro stessi modelli.

Due nuove Porsche Gruppo C del Fuji da Car.Tima

Dopo un periodo di pausa, riprende la produzione di serie limitate da parte del negozio tedesco Car.Tima in collaborazione con Spark. Particolarmente interessanti le ultime due uscite. Iniziamo con una Porsche 956 Gr.C ufficiale, in versione Fuji 1984, nella serie dedicata a Stefan Bellof. In quell\’occasione fu John Watson a prendere il posto di Derek Bell come compagno di equipaggio del pilota tedesco. Questa Porsche 956, telaio 009, ebbe una vita agonistica particolarmente lunga, debuttando proprio al Fuji, ma nel 1983, con Bell/Bellof, e disputando l\’ultima gara a Silverstone il 12 maggio 1985. La carriera della \”009\”, ormai rimpiazzata dal nuovo modello 962C, proseguì comunque per tutto il 1985 e nel 1986 come muletto.


La Porsche 956 telaio 009 del Fuji 1984 (Bellof/Watson). Sulla sinistra la riproduzione in lamierino di un tipico poster Porsche di quegli anni.

Stavolta, insieme alla miniatura, Car.Tima offre anche la riproduzione in piccola scala, in lamierino, di un poster Porsche riferito proprio alla gara del Fuji del 1984. Una bella idea che speriamo possa ripetersi con le prossime uscite.
Il secondo modello appartiene alla serie dedicata a Bob Wollek, di cui ricorre quest\’anno il decimo anniversario della scomparsa (e a questo proposito desidero segnalare l\’uscita di un libro sulla sua carriera, scritto da Jean-Marc Teissedre e edito da Le Mans Racing). Anche in questo caso siamo in presenza di una versione del Fuji, ma del 1990: si tratta di una delle tante 962C alquanto modificate che continuarono a correre fino ai primi anni \’90. Accattivante la livrea rossa con le grandi scritte bianche. Di Car.Tima sentiremo parlare ancora molto presto, visto l\’interesse dei loro programmi a breve termine.


Porsche 962C 500km Fuji 1990, nella serie Car.Tima dedicata a Bob Wollek.