Nuove Ford MkIIB montate per Marsh Models

Marsh Models sta montando quattro serie di Ford MkIIB (resina, 1:43) che saranno pronte a brevissimo:

MM324B1 Reims 1967 #1 Schlesser/Ligier                 

MM324B6 Le Mans 1967 #6 Schlesser/Ligier

MM324B5 Le Mans 1967 #5VGardner/MkCluskey         

MM324B57 Le Mans 1967 #57 Hawkins/Bucknum (foto in apertura)

Ricevute le decals dopo diversi ritardi, saranno presto pronti quattro nuovi kit:

MM325 – McLaren M1B per 4 versioni: #2 Sam Posey Kent 1967, #3 Brooke Doran Watkins Glen 1967, #44 Skip Barber Watkins Glen 1967 e #55 Jim Adams St Jovite 1966.

MM326 – McLaren M1A per 4 versioni: #1 Ludwig Heimrath Labbatts 50 St Jovite 1965, #7 Augie Pabst Motorsport 1965, #12 George Wintersteen Bridgehampton 1965 e #21 Graham Hill Guards Trophy Brands Hatch 1965

MM333 – McLaren M1B Bruce McLaren Mosport 1966

MM334 – McLaren M1B Chris Amon Guards Trophy Brands Hatch 1966

La referenza MM337 sarà assegnata alla McLaren M1A pilotata da Dan Gurney al Guards Trophy del 1965, che sarà realizzata grazie alla documentazione fornita da un collezionista.

Il numero di catalogo MM336 verrà assegnato alla Ford GT40 della Scuderia Filipinetti, con un foglio di decals che consentirà la realizzazione di 10 versioni. E in preparazione almeno una versione montata di questo kit. Per quanto riguarda altre edizioni factory built, è annunciata la Ford MkIIB pilotata da Foyt e Ruby alla 12 Ore di Sebring 1967 (MM338B2).

Proseguono intanto i lavori sulla Chaparral 2G, il cui master dovrebbe essere pronto per le stampe in resina nelle prossime settimane.

I mezzi di trasporto pubblico in 1:87

Si sente spesso dire che tutto è stato fatto, che non ci sono margini per inventarsi nulla di nuovo e che non ti butti nell’1:18 sei finito. Questo discorso potrebbe essere valido per chi deve necessariamente investire 150.000 euro in una produzione diecast cinese di 3000 pezzi o cose del genere. Per chi invece non ha velleità industriali, la fabbricazione 3D casalinga già costituisce da diverso tempo una strada percorribile.

A Novegro si è avuta una conferma netta di questa tendenza, concentrata per lo più sulla scala 1:87, di derivazione fermodellistica. Il materiale rotabile si adatta bene a questa tecnica di riproduzione, ma vi è anche il settore del trasporto pubblico (autobus, filobus eccetera) che offre ottime prospettive.

Se l’Italia è la terra dei campanili, lo è anche nell’ambito del trasporto pubblico, con tantissimi esperti di “verde” o “arancione ministeriale”, legatissimi al territorio e alla sua storia. In passato piccoli produttori di modelli in resina avevano iniziato a colmare le lacune (prima degli anni novanta non c’era praticamente nulla), con modelli sempre più raffinati, provvisti anche di fotoincisioni, accessori torniti e così via. La N3C, giusto per fare un esempio, ha riprodotto una gran quantità di mezzi, sconfinando anche nel campo generico dei mezzi pesanti con riproduzioni di eccellente livello.

Dicevamo di Novegro. In occasione del Model Expo di questo weekend Real Dream Models, uno dei marchi più attivi nel settore 1:87 in 3D, ha portato ulteriori succose novità, quali il Fiat 418 Menarini declinato in diverse versioni, cui si affiancano gli Inbus e altri modelli in catalogo da oltre un anno. La rapidità con la quale queste riproduzioni sono sparite dalle vetrine già il venerdì mattina la dice lunga sull’interesse da parte dei fermodellisti e non solo loro. Come si è detto altre volte, gli automezzi in 1:87 si sono ormai affrancati dal settore dei treni per imboccare percorsi indipendenti. E’ una tendenza destinata ad avere ulteriori sviluppi, favorita dalla relativa facilità tecnica di progettazione e realizzazione.

Nella gallery sotto trovate mezzi in 1:87 sia di concezione tradizionale (N3C, Tommasoner), in 3D (Real Dream Models, Isacco) e anche derivanti da elaborazioni su basi industriali in plastica.

Manifesto

di Riccardo Fontana

Oggi parliamo del cancro vero anche se unico del mondo in generale e dell’Italia in particolare: gli analfabeti funzionali, così definiti secondo termini e “feeling” anche troppo classisti, e che si potrebbero – invece – tranquillamente definire “scemi del villaggio”, senza per questo togliere nulla né all’individuazione del problema né alla sua gravità.

Lo “scemo del villaggio” è una persona la cui gaussiana dell’età trova la sua naturale media tra i quaranta ed i sessant’anni, ed è colui che non legge e commenta oppure che legge ma non capisce un’acca.

E commenta, naturalmente.

E vive, e contribuisce fattivamente a rovinare la società e con lei milioni di vite altrui, ma andiamo con ordine: lo “scemo del villaggio” – per secoli e giustamente – è stata un’entità schernita ed emarginata, proprio in quanto “scemo del villaggio”.

Andava al bar, sparava due cazzate, e gli altri gli davano dello scemo e finiva li.

Poi è sorta una classe politica – per carità di Dio non farò nomi, tanto chi vuol capire capisce – che gli scemi del villaggio ha iniziato a titillarseli, a farseli amici, a convincerli che non c’era niente di sbagliato in loro, che andavano bene così com’erano, e tutto perché (poco) giustamente gli scemi del villaggio votano, per puro marketing potremmo dire.

Sono nati programmi televisivi dove gli scemi del villaggio uscivano dal Cottolengo per entrare negli studi di Cologno Monzese (penso a tutta la merda di Bonolis tipo Ciao Darwin, I pacchi e Avanti un altro!) a fare, indovinate? Gli scemi del villaggio.

Strano.

E la gente rideva, e pian piano lo sdoganamento si è acquisito: si è arrivati ad oggi dove lo scemo del villaggio (si notino le virgolette scomparse) è diventato un must, e l’essere “normali”, cioè persone di buona istruzione con ottime facoltà di comprensione attiva è un qualcosa quasi di cui diversi vergognare: si viene additati a “professoroni”, sempre da gente rispondente alla categoria degli scemi del villaggio.

Ebbene, no.

Signori, voi potete benissimo commentare il link di Fragolina86 o di certi produttori di resincast in scala grossa facendo schifo e dimostrando al mondo quanto fate pena – del resto la “democrazia” ve lo permette – ma su Pitlaneitalia non ci venite.

Qua non ci venite a fare domande da scappati dall’istituto denotando anche piglio arrogante e saccente.

Qua le domande stupide fatte senza leggere gli articoli non devono esistere.

Perché qui vi si prende a calci nei denti, come e più che al bar ai tempi andati.

Fate ciò che volete, continuate a sentirvi importanti finché non arriverà un cataclisma a ridurvi nuovamente al nulla che siete (e purtroppo temo arriverà presto, rovinando anche le vite di chi con voi non ha nulla a che fare), ma state alla larga.

Vogliamo crescere, ma vogliamo farlo in modo sano: le macchine le proveremo in Oltrepò e non a Campo Imperatore, e l’Arna in scala non la faremo mai, quindi di gente come voi non sappiamo che farcene.

ABC presenta all’Hobby Model Expo di Novegro l’Alfa Romeo 6C 2300 Turismo

E’ disponibile l’Alfa Romeo 6C 2300 Turismo del 1934 (collezione Righini), modello factory built di A.B.C., serie limitata a 60 esemplari numerati. Il modello, numero di catalogo 376, è stato presentato a Novegro, in occasione dell’Hobby Model Expo di questo fine settimana. In una delle immagini qui sotto, Laura Brianza con l’esemplare numero 2 di questa nuova serie montata. Il modello è disponibile anche in kit.

Il kit, uscito dalla porta…

Per anni, frequentando borse, esposizioni e mercatini, ci eravamo spesso interrogati su che fine avessero fatto i kit 1:43 “giusti”. Per intenderci, non i soliti Starter vincitori di Le Mans o partecipanti del trofeo Andros, ma la roba che faceva sognare i collezionisti tra la metà degli anni ottanta e la fine del decennio successivo. Ebbene, la risposta era abbastanza scontata: tutte o quasi le scatole di montaggio giacevano chiuse in armadi, nell’attesa che qualcuno le montasse. Ora, questo qualcuno col tempo è divenuto ottuagenario quando non nonagenario, ammesso che non sia passato direttamente a miglior vita. E’ il ciclo delle cose. Ormai da tre-quattro anni, a Novegro e dintorni si rimarca un proliferare di kit, spesso in condizioni eccellenti, provenienti a frotte da collezioni coerenti e indubbiamente ben costruite grazie alla competenza e alla passione di chi via via non poteva fare a meno di cercare di star dietro alle copiose produzione francese, italiana, inglese. Kit che ora escono allo scoperto dopo venti o trent’anni di oblio. Il rubinetto si è aperto.

A Novegro, in occasione dell’Expo in questo fine settimana, il fenomeno ha avuto una conferma: è apparsa – tra le altre – una raccolta eccezionale di Porsche 956, 962 e 962C prodotte da Record, Starter, ma anche MA Models e Horbra, venduta da un modellista che le aveva acquistate tutte negli anni ottanta e conservate amorevolmente senza neanche cedere alla tentazione di aprire una bustina sigillata. Una trentina di questi kit furono montati all’epoca ma altri rimasero intonsi, in attesa del momento opportuno. Qualche rimpianto nel vederli partire, e anche abbastanza rapidamente?

Molto varia all’Expo di Novegro anche l’offerta di Meri Kits, con tanti Provence Moulage che meritavano almeno un’oretta di scrupolosa cernita. All’epoca anziché impilare uno sopra l’altro gli Spark, si ammucchiavano kit Starter o Provence Moulage. Le logiche forse erano le stesse degli odierni accumulatori seriali, accompagnate – questo è sicuro – da una crescente frustrazione dovuta all’impossibilità di montare o far montare decine, centinaia e in alcuni casi anche migliaia di scatole che invadevano appartamenti, garage e soffitte. Chi compra oggi questi kit (o li ricompra magari dopo aver venduto esattamente gli stessi una prima volta dieci o vent’anni fa) è destinato a cadere vittima della medesima frustrazione? L’utopia – come potrebbe domandare Marzullo – va salvata? E se sì, in che senso?

Ormai imminente la commercializzazione della Panda Supernova di Brumm

Fra circa una settimana prenderà il via la distribuzione dell’attesa Fiat Panda Supernova di Brumm (zamac, 1:43), la cui commercializzazione ha richiesto molto più tempo di quanto previsto. Ora ci siamo: la prima versione, la 750S, sarà da subito disponibile in sette colori. All’Hobby Model Expo di Novegro, Rio Tattarletti ha confermato che le altre versioni seguiranno in tempi abbastanza brevi.

Il modello, di cui fotografiamo un esemplare in rosso corsa (grazie a Brumm per la preziosa collaborazione) appare corretto in tutti i suoi dettagli. Malgrado la somiglianza con la prima serie, questa Panda Supernova di Brumm non condivide con l’altro modello che pochi, quasi insignificanti pezzetti come i tergicristalli. Il resto è stato progettato ex-novo, inclusi ovviamente gli interni, molto ben dettagliati. I fari saranno provvisti delle classiche “rigature” che daranno un tocco di realismo in più. Ci scusiamo per le foto non perfette.

Aperta ieri la tre giorni dell’Hobby Model Expo a Novegro

Si è aperto ieri mattina l’Hobby Model Expo di Novegro, che resterà accessibile al pubblico fino a domani pomeriggio. La giornata del venerdì è l’ideale per girare tranquillamente e scattare foto senza troppo pubblico. A una prima impressione, l’edizione di quest’anno del Model Expo appare sulla linea di quella del 2022, forse un tantino al di sotto, ma i nomi ormai usuali – almeno del settore automodellistico – c’erano tutti. Sempre molto ben rappresentato il fermodellismo, con prodotti che sconfinano anche nel tema collezionistico statico, come certo materiale rotabile (basti pensare alle raffinatissime creazioni di Alpenmodel) o come le riproduzioni di mezzi da trasporto urbano in 1:87, sempre più numerose e interessanti, anche grazie al largo sviluppo della stampa 3D. Ne riparleremo. Una parte importante, diremmo ormai irrinunciabile, dell’Hobby Model Expo è costituita dai banchi dei privati: di fatto una sorta di replica – anche se in misura minore – della borsa che si è svolta ai primi di settembre.

Numeri da record per l’audience televisiva della 24 Ore di Le Mans 2023

Domenica 11 giugno la bandiera a scacchi ha salutato la vittoria della Ferrari alla 24 Ore di Le Mans. La scorsa edizione ha battuto tutti i record del circuito (325.000 spettatori) ma la copertura mediatica non è stata da meno: 113 milioni di telespettatori sulle diverse piattaforme delle emittenti ufficiali, un’audience due volte e mezzo superiore rispetto alla corsa del 2022.

Se la Francia resta il Paese principale in termini di diffusione televisiva, l’internazionalità della Le Mans del centenario è stata confermata dagli Stati Uniti, con un pubblico senza precedenti, potenziato dalla presenza di LeBron James come starter ufficiale dell’evento e da una vettura NASCAR sulla griglia di partenza. Anche altri mercati chiave come Germania, Giappone e Danimarca hanno registrato un seguito eccezionale.

La 92esima edizione della 24 Ore di Le Mans si svolgerà dal 12 al 16 giugno 2024 e avrà una griglia di partenti ancora più completa e suggestiva, con l’arrivo di nuovi costruttori nella categoria Hypercar e con l’avvento della classe GT3.

Nella foto di apertura, un momento delle fasi di preparazione prima della partenza dell’edizione 2023

Da Ciemme43 nuove versioni dell’Alfa Romeo 33 Prototipo

La gamma Ciemme43 (modelli speciali in resina 1:43) si arricchisce di nuove edizioni limitate dell’Alfa Romeo 33: in particolare sono disponibili le 33/3 ufficiali che corsero alla 500km di Imola nel settembre del 1970 (Galli numero 30 e De Adamich numero 31, un nuovo stampo si è reso necessario), e alla gara Interserie di Zolder nel giugno del 1971 (Stommelen n°12 / Hezemans n°17).

Presentiamo nella gallery fotografica anche altre versioni che non erano mai apparse su PLIT, ovvero le quattro 33TT3 della Targa Florio 1972 e la numero 5 e numero 7 della 6 Ore di Daytona 1972.

I modelli sono disponibili a questo link: https://www.geminimodelcars.com/shop/21889459/143-scale-models

Lotus, essenza di guida

testo e foto di Roberto D’Ilario

Mi capita spesso di perdermi in riflessioni automobilistiche che mi allontanano dalle tendenze attuali tanto che il groviglio di emozioni, sensazioni e pensieri mi attanagliano stomaco e cervello. Una matassa difficile da dipanare aggravata dalla certezza di essere alieno da questa realtà. Sono da reparto psichiatrico? No, non credo, nulla di grave, si può curare e oggi la mia medicina è provare a scrivere qui alcuni dei miei pensieri.

Lo spunto è stato il raduno organizzato in Abruzzo dal Club Lotus Italia dove mi sono recato per catturare qualche immagine, salutare gli amici e respirare un profumo vivificante.

Le Lotus sono un mondo a parte. Guardarle lì tutte allineate con le loro forme sinuose e colorate è una gioia per gli occhi. Sembrano giocattoli, modellini per bimbi grandi ma pronte a ruggire al primo giro di chiave. Piccole e simpatiche ma cattive, pronte a pungere alla prima occasione. Terribilmente affascinanti. Fedeli a sé stesse da sempre, leggere, semplici, scarne ed essenziali, c’è solo quello che serve per godere della guida. Anche senza potenze esagerate, guidarle è come entrare in un mondo parallelo, ti regalano emozioni e sensazioni oggi purtroppo quasi introvabili altrove. È tutto diretto ed immediato, fulmineo e senza filtri. Sterzo duro, cambio contrastato, nessun ABS, nessun aiuto elettronico, abitacolo caldo e rumoroso, rigide che senti anche i sassolini, scomode per entrare ed uscirne. Inutilizzabili in città dove, a causa delle dimensioni lillipuziane,  rischiano  di essere schiacciate dai giganteschi elettrodomestici semoventi, sono poco sfruttabili, irrazionali inutili e anacronistiche… sì tutto vero però… però… appena la strada si dipana davanti a te scatta la magia e ti spunta un gran sorriso; di colpo tutto torna al suo posto, tutto ha senso e motivo di essere così com’è, il piacere di guidarle ti manda al manicomio, ti porta in una dimensione altra, il corpo si fonde con l’auto e l’asfalto, tutto fluisce senza sforzo e la strada danza con te che ormai sei diventato Re del mondo con la tua Principessa meccanica.  L’essenza è tutta lì, nelle sensazioni irripetibili che ti restano dentro.

Il caleidoscopio intorno a me continuava a muoversi allegramente ma di colpo si è ripresentato il Tarlo, il mio Tarlo persecutore e un nuovo pensiero prende il sopravvento: l’amara realtà è che questo mondo è finito, anche le Lotus sono finite perché le prossime saranno elettriche. Orrore! Grandi, pesanti e persino SUV con millemila inutili CV/kWh. Eresia! Anche la Lotus, ora cinese, ha tradito la sua storia cedendo ai dettami del nuovo trend voluto dai cosiddetti “governi”, dalle leggi del mercato o dai gusti dei nuovi consumatori. Emozioni svanite, purezza di guida scomparsa. “…eh, ma il futuro… la sicurezza… la tecnologia… la comodità… lo schermo da 99 pollici…”.  No, non mi va, non posso digerire anche questa. Mi dicono che sono talebano, estremista, ancorato al passato, anti-progresso, che rifiuto la tecnologia e le nuove tendenze: beh, non me ne importa nulla. Sono della generazione nata analogica ed evolutasi nel digitale, il progresso va bene ma solo se la direzione è a favore dell’uomo, l’elettronica o i carburanti alternativi d’accordo, le sperimentazioni ben vengano, ma lo sviluppo non deve perdersi in teorie finto-green che ci regalano costose auto anonime piene di orpelli inutili, ingombranti e pesanti come camion e assolutamente anti-ecologiche.

Siamo affetti da gigantismo.

Negli anni ’70 i progettisti sfornavano studi di auto piccole, leggere ed economiche per le città sempre più congestionate. Dove sono finiti questi progetti? Perché la tendenza è andata in senso opposto? Soprattutto, che senso ha tutto questo? Risposte non ne ho, per ora cerco di godermi gli ultimi scampoli di guida pura e se mi capita a tiro una Lotus non me la faccio scappare. Sono preistorico, lo so.