I pionieri dei listing AMR

Spesso la rivista francese Argus de la Miniature ha offerto un contributo notevole alla conoscenza e alla classificazione della produzione di determinati marchi, più o meno noti. Negli anni novanta, André-Marie Ruf aveva già accumulato una notevole storia (c’è chi dice la parte migliore, ma questo è un altro discorso) e i collezionisti, ancora in un’epoca senza Internet non sempre riuscivano ad orientarsi correttamente fra le decine di kit e montati usciti in una moltitudine di gamme. Nel periodo in cui Ruf entrò a lavorare da Bigaudet dopo essersi lasciato alle spalle una traumatica rottura con Lang (traumatica per entrambi, visto che il Maestro era tutt’altro che uno stinco di santo), la redazione di Argus iniziò a riunire foto e materiale vario per uno di quegli speciali a puntate intitolati “La cotation illustrée”. Vi collaborò fattivamente anche lo stesso Bigaudet, probabilmente interessato a rilanciare il personaggio di cui si era assicurato i servigi a partire dal febbraio del 1993 (anche in quel caso, lo sapete, la cosa non funzionò e i due si separarono abbastanza presto). Fatto sta che nel numero di novembre/dicembre 1993, Argus ospitò la prima parte della “quotazione illustrata”, consacrata all’attività di Ruf. Fu un numero speciale di ben 92 pagine e si iniziò con quella che era considerata l’eccellenza dell’1:43, ossia la produzione ufficiale montata, dalla Carrera RSR Turbo uscita nel 1975 ai furgoni Renault commercializzati nel 1993 con livree promozionali La Mini Miniera, Milano 43 e TSSK.

L’impresa fu senza dubbio ardua. Ciascun capitolo nei singoli numeri di Argus era occupato da una lista in cui si indicavano tutte le caratteristiche principali del modello (nome, numero di catalogo, anno di uscita, scala, colori e quotazioni di massima espresse in franchi francesi). Il tutto era corredato da foto di repertorio o inedite, note complementari e riproduzione di documenti come cataloghi e bollettini. Nel numero 161 di gennaio 1994 uscì anche un’intervista con Ruf.

Fu, quello, il primo sforzo di inquadrare in modo sistematico l’universo AMR. In precedenza i collezionisti dovevano arrangiarsi collazionando fonti a volte piuttosto complete come il TSSK ma altre volte assai incomplete e non sempre esatte.

Consultando questi repertori alla luce della documentazione emersa successivamente si possono rilevare inesattezze o più spesso lacune, ma per l’epoca il risultato poteva considerarsi eccellente. Alcune perle non erano sfuggite ai redattori, come ad esempio la Peugeot 202 montata da Magnette in 30 esemplari nel 1981, di cui però è indicato il solo colore rosso, mentre il modello esiste anche in nero. Questo tanto per fare un esempio, ma nonostante omissioni più o meno evidenti sono in molti ad aver fatto affidamento alle liste di Argus, almeno fino all’uscita del catalogo generale, pubblicato anch’esso a puntate sulla fanzine ufficiale a partire dal gennaio del 1998.

L’opera di Argus andò avanti fino al numero 170 del dicembre 1994. Nel frattempo Ruf era giù fuggito da diversi mesi da quella che considerava una prigione per fondare, insieme a Michel Croquefère, la società André-Marie Ruf (scritto per esteso, visto che il marchio AMR era rimasto proprietà di Lang) a Grisy-Suisnes. Il listing si concludeva con i kit X-Tenariv, Bernard Sauvage, Manou, GYL, Franco, con gli accessori e i cataloghi.

Ecco una sintesi di ciò che fu trattato numero per numero:

Serie AMR montate n°160 / Serie X-AMR dal n°161 al 163 / Serie Simpl’X n°163 / Serie X-F1 n° 165 / Serie Voiture n°165 / Serie BAM-X n°165 / Serie X-Solido n°165 / Serie X-Vario kit n°165 / Serie Annecy Miniatures n°166 / Serie Tron n°168 / Apothéoz n°168 / Minichamps n°169 / Serie Stanumlinea n°169 / Serie Danhausen promozionale n°169

L’interesse anche storico verso i modelli di Ruf cresceva in modo considerevole. Un bel contributo alla conoscenza di alcuni aspetti meno noti di tutta la vicenda del modellista francese lo detto il figlio Antony nel 1996, con tre articoli pubblicati su Four Small Wheels e poi riproposti nell’originale francese nel vecchio sito ufficiale, ormai non più attivo.

Quattro porte e una Aston: il concept Rapide

Il Salone di Ginevra del 2006, uno dei più interessanti di inizio secolo, venne fortemente influenzato dal maltempo. Furono in molti i visitatori e gli addetti ai lavori a restare bloccati dalle forti nevicate che si abbatterono sulle Alpi svizzere in quell’inizio marzo. Il sottoscritto riuscì ad arrivare a bordo di una Fiat Punto noleggiata a Firenze insieme a un collega fotografo. Un’odissea dai tratti anche divertenti che un giorno forse vi racconterò.

Lo stand Aston Martin attirò l’attenzione per la presenza di una concept car già molto avanzata come progetto. Denominata Rapide (un nome ripreso da quello della Lagonda quattro porte), si poneva l’obiettivo di far concorrenza alle berline di lusso stile Maserati Quattroporte. Il concetto era basato sulla piattaforma VH (Vertical/Horizontal) e le linee richiamavano volutamente quelle della DB9, come aveva puntualizzato lo stesso Ulrich Bez, CEO del marchio britannico.

La Rapide misurava 5 metri di lunghezza contro i 4,38 della V8 Vantage e i 4,7 della DB9. Rispetto alla DB9 il passo aumentava da 2,74 a 2,99 metri. Il “linguaggio visuale” della Rapide, come lo chiamava Aston Martin nei comunicati dell’epoca, doveva richiamare i tratti distintivi della gamma integrando l’inserimento delle quattro porte con un’irrinunciabile armonia e sportività. Il gruppo di design che sviluppò l’aspetto della Rapide era guidato da Marek Reichman.

Ne risultò una vettura dalle forme indubbiamente armoniose, immediatamente identificabile come una Aston. La prima vettura del marchio a essere dotata di quattro porte era stata presentata all’Olympia Motor Show nel 1927, seguita nel 1931 da un’altra berlina, disegnata da Bertelli, che l’aveva dotata di una carrozzeria pannellata di alluminio. Nell’anteguerra la Aston aveva spesso sperimentato metodi costruttivi all’avanguardia, come nel caso del progetto Atom, avviato nel 1939 con lo scopo di contrastare la scarsità e il costo crescente dei materiali in un mondo che stava per affrontare gli anni della seconda guerra mondiale. Berlina a quattro porte, la Atom era costruita su un telaio tubolare in acciaio, su cui era montata la carrozzeria non portante. Le linee strettamente geometriche erano in qualche misura avanti con gli standard stilistici dell’epoca, e la vettura risultava più piccola, più leggera e anche più aerodinamica rispetto alla produzione dei marchi concorrenti. Nei decenni successivi alla guerra, durante il periodo di David Brown, l’Aston Martin costruì il proprio prestigio su eleganti coupé 2+2, approfittando – è un elemento che spesso viene trascurato – delle esperienze d’anteguerra con la Atom.

Negli anni settanta e ottanta, l’unico modo di restare competitivi su un mercato che cambiava rapidamente era quello di offrire alla clientela una gamma di personalizzazioni pressoché infinita, peculiarità tipica dei marchi britannici in crisi. Nacquero comunque delle interessanti vetture a quattro porte basate sulla V8 e sulla Virage. Della V8 quattro porte si conoscono otto esemplari più un prototipo, tutti ancora in mano a collezionisti privati.

Già nel 2006 la Rapide concept ricevette una meccanica concreta e funzionante, il V12 della DB9, con potenza portata a 480 cavalli. La trasmissione era una ZF Touchtronic, adattata al passo allungato e alla vocazione più “turistica” dell’auto. Le prestazioni erano praticamente le stesse della DB9, malgrado il peso e la mole.

Nella conferenza stampa di presentazione, la Aston Martin insisté molto sulla sportività della Rapide, che però non avrebbe sacrificato la praticità d’uso “con un ampio spazio per un weekend di golf in Scozia, un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti o anche una puntata a Bordeaux con un bagagliaio sufficiente a portarsi a casa venti bottiglie di vino. Potrete arrivare in un hotel, un ristorante o una première e le quattro porte vi permetteranno di entrare e uscire dalla vettura con stile”.

La Rapide entrò in produzione tre anni dopo la presentazione a Ginevra, nel 2009. Fino al 2013 venne utilizzato il V12 da 480cv, sostituito da una versione da 558cv (Rapide S). Dal 2018 al 2020 è stata la volta della Rapide AMR, meno elegante ma più grintosa e con ancora più cavalleria (603).

Nella foto di apertura, l’Aston Martin Rapide esposta al Salone di Ginevra, 1° marzo 2006 (foto David Tarallo).

Alfa Romeo 4C “Designer’s Cut”

Per celebrare il decimo anniversario dell’Alfa Romeo 4C, prodotta fino al 2020, il dipartimento Heritage di Stellantis ha ideato e sviluppato il progetto “Alfa Romeo 4C Designer’s Cut” che darà vita a un esemplare unico personalizzato da Alessandro Maccolini, Alfa Romeo Design Project Manager.

L’iniziativa viene presentata oggi con una video-intervista realizzata presso l’Heritage Hub, dove il designer dell’Alfa Romeo Maccolini, allora responsabile del design della 4C, e Alessandro Ravera, Special Vehicles Operations manager di Heritage, ripercorrono la genesi del modello che ha riportato il marchio italiano negli Stati Uniti.

“Per realizzare questa one-off su base 4C ho individuato tre caratterizzazioni estetiche da cui prendere ispirazione”, spiega Maccolini. “Ho già un’idea di quello che vorrei sviluppare però mi piacerebbe anche attingere dagli appassionati del brand. Nel corso degli anni ho toccato con mano il mondo dei club Alfa Romeo e ho avuto modo di vedere tantissime versioni di 4C, di tutti i colori, con diverse tipologie di verniciatura e configurazioni anche con tuning abbastanza profondi. Ecco, mi piacerebbe coinvolgere anche loro in questo progetto in modo da celebrare insieme i dieci anni della 4C con una one-off davvero speciale”.
In particolare, il primo filone denominato “4C Tributo” è quello storico che gioca sul colore rosso, la tinta che più di tutte identifica le vetture Alfa Romeo incarnando una particolare accezione di sportività Premium tipico del marchio, un vero e proprio archetipo entrato nell’immaginario collettivo. Invece, la seconda ambientazione esplorata è quella “corsaiola”, da qui il nome “4C Corsa”, ben espressa dalle livree grigio opaco che mettono in risalto le forme muscolari della vettura e, al tempo stesso, enfatizzano le peculiarità tecniche votate alle prestazioni. Infine, “4C leggenda” è terzo e ultimo filone, quello più intimo di Alfa Romeo poiché unisce la sportività con la storia del Biscione, come dimostrano i colori pastello del passato, tra cui un sofisticato azzurro abbinato a cerchi bianchi tecnici.

Con l’Alfa Romeo 4C Designer’s Cut prosegue il percorso, iniziato lo scorso anno con l’Abarth Classiche 1000 SP, che vede protagonista il team guidato da Roberto Giolito, Heritage Stellantis (Alfa Romeo, Fiat, Lancia, Abarth), nella creazione di one-off o few-off sulla base di auto fuori produzione. L’attività rientra nel programma “Reloaded by Creators” di Heritage, lanciato nel 2018, che prevede la vendita di un numero limitato di vetture classiche dei brand Alfa Romeo, Fiat, Lancia, Abarth: modelli storici, dall’autenticità certificata e riportati alla bellezza originaria direttamente dalla Casa Madre. Il fascino senza tempo di ogni auto è restituito dalla cura, dal know-how e dalla passione del team d’esperti all’interno delle Officine Classiche. Dalla scoperta, con un meticoloso lavoro di scouting, all’intervento di restauro, dalla valorizzazione alla re-immissione sul mercato: un “ciclo completo” che al valore economico di una vettura aggiunge quello culturale.

La storia dell’Alfa Romeo 4C inizia con il concept car presentato al Salone dell’Automobile di Ginevra nel 2011, che riscosse un grande successo e generò un forte interesse tra gli appassionati di auto sportive. A seguito della risposta entusiastica, nel 2013 l’Alfa Romeo decide di avviare la produzione di questa coupé che incarna l’essenza della sportività del marchio: prestazioni, stile italiano ed eccellenza tecnica finalizzata al massimo del piacere di guida in piena sicurezza.
Disegnata dal Centro Stile Alfa Romeo, la supercar 4C richiama immediatamente alcuni modelli iconici della tradizione che hanno lasciato un segno importante nella storia del marchio. Uno su tutti, per analogie dimensionali e di layout, è sicuramente la 33 Stradale, una vettura che coniugava le estreme esigenze meccaniche e funzionali ad uno stile essenziale che “vestiva” adeguatamente il motore e il telaio con dei trattamenti inconfondibilmente Alfa Romeo. “Di certo a livello estetico la 4C prende ispirazione dalla 33 Stradale – ricorda Maccolini – ma, dal punto di vista telaistico, è più vicina alla Scarabeo, una due posti con motore trasversale posteriore e una carrozzeria molto particolare”.

Salone di Ginevra 2011: debutta in anteprima mondiale l’Alfa Romeo 4C


La 4C completa un percorso iniziato con la 8C Competizione estremizzando alcuni concetti peculiari del marchio come la compattezza, la dinamicità e l’agilità. E l’essenzialità del design e dei materiali contraddistingue anche gli interni, essendo tutto concepito e finalizzato al massimo coinvolgimento dell’esperienza di guida. In particolare, all’interno spicca immediatamente la fibra di carbonio della cellula centrale, lasciata a vista per esaltare il senso di leggerezza, tecnologia e unicità. Basti pensare la coupé due posti fa registrare un peso a vuoto di soli 895 kg e un rapporto peso-potenza inferiore ai 4 kg/CV: un record anche tra le supercar. Il merito va certamente all’abitacolo (monoscocca) in fibra di carbonio e all’ampio uso di alluminio per il telaio e il vano motore e di speciali materiali compositi per la carrozzeria. Ad equipaggiarla un motore turbo a 4 cilindri a iniezione diretta e basamento in alluminio che, con una cilindrata di 1750 cm³, produce una potenza di 176 kW (240 CV) ed è abbinato al cambio automatico a doppia frizione a secco “Alfa TCT” e al selettore Alfa D.N.A. con la modalità Race. Grazie al suo peso ridotto e alla potenza del motore, le prestazioni sono impressionanti: accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 4,5 secondi, velocità massima di oltre 250 km/h, accelerazione laterale in curva di 1,1 g e massima decelerazione in frenata di 1,25 g. Inoltre, una lunghezza di circa 4 metri e un passo inferiore a 2,4 metri, da una parte mettono in risalto le doti di compattezza della vettura, dall’altra parte ne accentuano le caratteristiche di agilità. A conferma della sua indole “corsaiola” basti ricordare un record: il 12 settembre del 2013 una versione pre-serie della 4C ha coperto in 8 minuti e 4 secondi i 20,8 km del Nürburgring, la pista più difficile e impegnativa al mondo, segnando la miglior prestazione mai finora registrata per un’auto stradale con potenza compresa entro i 250 CV.

Günter “Bobby” Klass

Dal 2017 un gruppo di appassionati mugellani si ritrova il 22 luglio in località Favale a Firenzuola per rendere omaggio a Günter “Bobby” Klass, pilota tedesco della Ferrari deceduto durante le prove del Circuito Stradale del Mugello il 22 luglio 1967. Nel 2023, distanza di 56 anni, la data coincide di sabato come il giorno dell’incidente. In accordo con Renzo Marinai, ideatore e promotore di questa iniziativa, il programma delle celebrazioni prevede il ritrovo dei partecipanti alle ore 10.30 nel piazzale di Scarperia, dove ai tempi dello Stradale del Mugello venivano montate le strutture di box. Il gruppo raggiungerà il Favale dove alle ore 11.15 si terrà la commemorazione per Klass davanti al cippo che la Scuderia Biondetti fece installare alcuni anni fa in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Firenzuola, con in testa l’allora sindaco Claudio Scarpelli. Al termine della cerimonia, il gruppo si trasferirà al Passo della Futa per un ritrovo conviviale.

Due novità Solido 1:43 per luglio

Per questa fase dell’estate Solido annuncia nella gamma 1:43 due colorazioni nuove di modelli già visti l’anno scorso: l’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio in blu (S4313104) e la BMW M5 E39 in rosso (S4310504).

Car design in un mondo che cambia

I progettisti di automobili devono affrontare molti vincoli nel processo di progettazione. Alcuni di essi sono legati a problemi tecnici, ma ce ne sono molti altri dovuti alle norme in materia di sicurezza. Il progetto di un nuovo modello “globale” deve rispettare le normative di omologazione vigenti nei diversi paesi di tutti i continenti. Per questo motivo, a volte diverse marche adottano soluzioni simili e questo fatto porta spesso il consumatore a ritenere che tutte le auto si assomiglino. In realtà i quattro progetti sviluppati dagli studenti della XIV edizione del Master in Transportation & Automobile Design (TAD), promosso dal Politecnico di Milano e gestito da POLI.design dimostrano che saranno le esigenze degli utenti il principale motore nella definizione delle caratteristiche dei veicoli del terzo millennio. In un futuro non troppo lontano, la riduzione dell’inquinamento e la congestione del traffico costringeranno i costruttori a produrre mezzi in grado di adattarsi a scenari differenti e a qualsiasi tipo di percorso.

I concept presentati nel corso del Graduation Day 2023 dagli allievi del Master TAD divisi in quattro gruppi, hanno avuto come filo conduttore il seguente tema progettuale: “Car design in a changing world: new mobility scenarios for new needs”. Scenari dove le esigenze degli utenti saranno sempre più mirate per una mobilità sempre più articolata e specializzata. Due dei quattro progetti presentati scelgono la propulsione elettrica; tre la guida autonoma di livello 3-4; tre hanno le portiere controvento.                                

Gli studenti hanno realizzato i concept ispirandosi a brand automobilistici e non solo, scelti direttamente da loro, in funzione delle caratteristiche e degli obbiettivi del progetto, senza nessun coinvolgimento diretto da parte di questi marchi.

MISTRALETTE

Versatile ed efficiente veicolo full-hybrid compatto, dedicato al marchio Citroën. In un ipotetico co-marketing tutto francese con Decathlon, si presta al trasporto di attrezzature sportive. Ha una grande spaziosità interna in stile open space. E’ pensato soprattutto per una clientela femminile, con un design “fresco”, che si rispecchia nella scelta dei colori e dei materiali, abbinando tinte sgargianti come l’arancione e il verde, a finiture glossy e opache. Ha la guida assistita.

VANGUARD

E’ un’auto elettrica dedicata al marchio Kia, da usare per lavoro e in famiglia. E’ un piccolo van professionale adatto a caricare utensili e strumenti nel vano posteriore, appositamente allestito per alloggiare quattro trolley robotizzati multifunzione. Allo  stesso tempo accoglie quattro persone nella comoda “vasca” abitacolo. Ha un’esaustiva strumentazione digitale e per gli interni utilizza materiali resistenti e antimacchia eco-sostenibili. E’ guidabile anche con guida autonoma di livello 4.

QS-SPHERE

E’ un SUV luxury per sei persone dedicato ad Audi. L’intelligenza artificiale integrata nell’infotainment, offre un’esperienza di guida, navigazione e pianificazione continua lungo il percorso. Asseconda i gusti e si adatta alle esigenze degli occupanti, fornendo suggerimenti durante il viaggio. Rileva se il conducente è in condizione di guidare, altrimenti ne suggerisce l’avvicendamento. Il tetto elettrocromico dà accesso alla realtà virtuale. Ha un motore V6 turbo da 270 CV.

VALIANT

E’ una roadster scoperta per due persone, con motore centrale da 420 CV e trazione posteriore. Nasce dalla passione nel mito di James Bond, per questo è dedicata ad Aston Martin. L’esterno è elegante e affusolato, plasmato da linee aerodinamiche. Gli interni orientati al pilota, sono connotati da un mini-parabrezza, un display olografico ispirato alla F1 e un sedile in carbonio. Valiant ha due volanti estraibili tarati per uso stradale e pista.

Ulteriori informazioni, foto e video dei quatto progetti saranno prossimamente disponibili al seguente link con il riferimento ai crediti per le immagini: https://www.polidesign.net/it/formazione/interior-design-and-architecture/master–transportation-automobile-design/#tab_showcase

I modelli in scala 1:10 con i relativi pannelli informativi e i campioni dei materiali di “colour & trim” per esterni ed interni, sono esposti fino al 28 luglio nell’atrio di ingresso dell’edificio B2 del Campus Bovisa, con ingresso da via Durando e via Candiani.

Gli studenti della XIV edizione del Master TAD sono 18, con una significativa partecipazione internazionale: Italia (10 allievi), India (4), Spagna, Turchia, Argentina e Colombia (1).

Il Master TAD, diretto dal Prof. Fausto Brevi, è a numero chiuso per un massimo di 20 allievi: si rivolge ai possessori di lauree appartenenti alle discipline della progettualità (ingegneria, architettura, disegno industriale). Il Master in Transportation & Automobile Design, rappresenta un percorso d’eccellenza della durata di quindici mesi, che prepara progettisti in grado di sviluppare la propria creatività attraverso l’intero processo metodologico progettuale dei centri stile: dalla definizione delle linee esterne, allo sviluppo degli interni; studio e scelta di materiali e colori; modellazione, sia fisica con il clay che digitale. Il piano didattico è svolto prevalentemente in lingua inglese per favorire la partecipazione di studenti internazionali e per ampliare le opportunità lavorative per gli studenti italiani.

La grande valenza formativa e qualitativa del Master TAD è ampiamente riconosciuta dall’elevato tasso di inserimento degli allievi nel mondo del lavoro. Si attesta sempre sull’80% la percentuale di iscritti che trova occupazione nel settore di competenza, entro diciotto mesi dalla fine del corso.

Anche nella XIV edizione, Wacom, azienda leader nella produzione di tavolette e display interattivi con penna, è stato partner ufficiale e fornitore di strumenti didattici per il digital modeling.

Novità di Marsh Models

E’ pronta la Chaparral 2D di Marsh Models (resina, 1:43), nelle due versioni della 12 Ore di Sebring 1966, Hall/Sharp n°11 e Bonnier/Hill n°12.

Come al solito il modello è disponibile sia in kit sia montato. Prossimamente saranno disponibili anche la Chaparral 2G Bridgehampton 1967 Jim Hall e la Ford GT40 Shelby, il cui kit consentirà la realizzazione di ben nove versioni della stagione 1965: Daytona Bondurant/Ginther, Daytona Miles/Ruby, Sebring Ginther/Hill, Sebring Miles/McLaren, Nürburgring Amon/Bucknum, Nürburgring McLaren/Hill, Monza Amon/Maglioli, Monza Miles/McLaren, Le Mans Rob Walker Racing Bondurant/Maglioli.

Märklin torna all’Hobby Model Expo

Il Parco Esposizioni Novegro ha annunciato che Märklin farà il proprio ritorno all’Hobby Model Expo del prossimo settembre, dopo quattro anni di assenza

L’azienda tedesca è in attività dal 1859 ed è specializzata in locomotive, vagoni, binari e molto altro.

Nuove Alfa Romeo 33/3 e 33TT3 da Ciemme43

La gamma di Ciemme43 si sta arricchendo di ulteriori versioni dell’Alfa Romeo 33 Sport-Prototipo. Fra le più recenti aggiunte vi sono diverse 33/3 e 33TT3, fra cui le TT3 della 1000km di Buenos Aires 1971 o le numero 17 e 19 di Le Mans 1972, che non uscivano da tempo (recentemente era stata realizzata la numero 18, che aveva una carrozzeria differente). Molto interessanti alcune versioni di Imola e di altre gare meno note. La maggior parte delle uscite Ciemme43 è disponibile al seguente link: https://www.geminimodelcars.com/shop/21889459/143-scale-models

Kit Manthey per la Porsche 718 Cayman GT4 RS

Porsche propone per la 718 Cayman GT4 RS un kit Manthey appositamente ottimizzato per l’uso in pista. La GT4 RS da 368 kW (500 CV) equipaggiata con kit Manthey ha completato il giro della Nordschleife al Nürburgring in 7:03.121 minuti. Con questo tempo, risulta essere più veloce di 6″179 rispetto alla 718 Cayman GT4 RS senza kit. Le modifiche si focalizzano sull’aerodinamica e sui componenti del telaio. Sono inoltre disponibili, come optional, pastiglie sviluppate specificamente per la pista destinate al potente impianto frenante. Il nuovo kit è stato sviluppato a Meuspath in particolare per i track day ed è frutto di una stretta collaborazione tra gli ingegneri di Porsche Motorsport e gli specialisti per la Nordschleife di Manthey. I componenti omologati da strada possono essere installati in retrofit e sono in vendita nei Centri Porsche di tutto il mondo.

Deportanza quasi raddoppiata con l’impostazione Performance
Il kit Manthey per la 718 Cayman GT4 RS è riconoscibile per le ampie modifiche apportate agli elementi aerodinamici funzionali aggiuntivi. Nella parte anteriore della vettura, i flap e le nuove prese d’aria Air Curtain con flap di Gurney sui passaruota, insieme a un nuovo sottoscocca in carbonio con diffusori, migliorano la deportanza sul frontale. L’ala posteriore, più larga di 85 millimetri e dotata di una nuova pala aerodinamica e di piastre terminali maggiorate, aumenta la deportanza sull’asse posteriore. È regolabile in quattro posizioni. Per sopportare le forze aerodinamiche più elevate, la carrozzeria del cofano motore posteriore è stata rinforzata con una finitura a trama di carbonio. Sono realizzati in CFRP anche gli aero-dischi delle ruote posteriori, che riducono le turbolenze nella zona posteriore della vettura e completano visivamente il pacchetto aerodinamico. È possibile personalizzarli con una pellicola decorativa disponibile su richiesta. A 200 km/h, con l’ala posteriore impostata su Performance per l’uso in pista, la deportanza totale aumenta da 89 a 169 chilogrammi.

Sospensioni con coilover regolabili e carico delle molle modificato
In collaborazione con Manthey, Porsche ha sviluppato per la 718 Cayman GT4 RS una speciale sospensione con molle coilover e assetto rovesciato che può essere adattata all’uso in pista. I puntoni delle sospensioni sono regolabili in quattro diverse posizioni ed è possibile intervenire anche sugli stadi di estensione e compressione senza l’ausilio di attrezzi. I carichi delle molle sulle sospensioni anteriori sono stati aumentati del 20%. Il telaio è disponibile in due versioni: per auto con e senza sistema di sollevamento sull’asse anteriore. Rientra nella dotazione standard del kit un set di tubi dei freni con guaine in acciaio. Questo assicura un punto di pressione molto preciso e quindi un’erogazione ottimale della forza frenante. Come optional sono disponibili speciali pastiglie dei freni da competizione caratterizzate da un comportamento d’attrito estremamente costante su un’ampia gamma di temperature. Per personalizzare esteticamente la vettura vengono proposti battitacco illuminati con logo Manthey. Come optional si possono richiedere anche i ganci di traino, progettati appositamente per l’uso in pista.

Accessori extra con finitura a trama di carbonio
Il kit può essere ampliato con un attacco per lo spoiler posteriore in CFRP di speciale progettazione. Il componente, rifinito con una trama di carbonio, viene fissato allo spoiler posteriore di serie. Questa soluzione, in abbinamento all’ala posteriore più grande, aumenta la deportanza sull’asse posteriore di un ulteriore 4%. Il carattere prestazionale della vettura è sottolineato visivamente dalle prese d’aria opzionali (deflettori sui passaruota) con finitura a trama di carbonio presenti nei parafanghi anteriori. Queste riprendono le caratteristiche estetiche del pacchetto Weissach.

Oltre sei secondi più veloce sulla Nordschleife
La 718 Cayman GT4 RS con kit Manthey ha dimostrato tutto il suo potenziale sulla Nordschleife del Nürburgring. La vettura, guidata da Jörg Bergmeister, ha completato i 20,8 chilometri, con una temperatura di 18 gradi e sotto un cielo coperto, in 7’03″121 minuti, 6″179 in meno rispetto al tempo segnato dalla 718 Cayman GT4 RS di serie nel 2022. Entrambe le auto erano equipaggiate con pneumatici Michelin Pilot Sport Cup 2 R opzionali. Il tempo sul giro è stato certificato da un notaio presente sul posto.
Il kit Manthey può essere acquistato presso i Centri Porsche di tutto il mondo. Il prezzo specifico per ogni Paese è riportato nella sezione di ricerca accessori Porsche (tequipment-finder.porsche.com). In Europa il lancio è previsto per il prossimo dicembre. A seguire, altri mercati. Resta invariata la garanzia del Costruttore per la 718 Cayman GT4 RS.