Le tante sfaccettature dell\'1:87. Gollwitzer Modellbau

Che la scala 1:87 sia ricchissima di piccole realtà artigianali non è certo un mistero. Anche in Italia abbiamo molti marchi che quasi in silenzio colmano tante lacune con grande competenza.

Spesse volte nel blog ci siamo occupati – tanto per fare un esempio – di \”nonomologati\”, ma i nomi sono tanti, tantissimi. E in un paese dove l\’1:87 è popolarissimo da sempre, come la Germania, i casi si moltiplicano. Lì, tra l\’altro, hanno marchi industriali di grande tradizione, che da decenni trainano questo mercato nato dal fermodellismo ma che col tempo si è affrancato fino a essere indipendente da ogni implicazione di quel tipo.

Rilevando una piccola collezione di mezzi dei pompieri in 1:87, composta per lo più, com\’è facile immaginare, dai vari Herpa e Wiking, mi sono imbattuto in un bell\’Opel della marca Gollwitzer. In resina, montato a mano, esso appartiene a un vecchio modo di intendere il modellismo, che per fortuna esiste tutt\’oggi. La Gollwitzer, che aveva sede a Heroldsberg in Baviera, ha prodotto tanto, anche in altre scale come l\’1:35, e deve aver chiuso i battenti intorno al 2003/2004. L\’Opel di queste foto ha le pedane sul tetto e la scala posteriore fotoincisa, ed è corredato di due specchietti retrovisori esterni, amch\’essi in fotoincisione, da applicare a cura del collezionista. Una zavorra posta sotto lo chassis in resina ne assicura maggiore stabilità. A quanto mi si dice, la rete di vendita era piuttosto aleatoria all\’epoca della produzione ed è per questo che i Gollwitzer sono conosciuti praticamente solo dagli specialisti. Con questo thread ho voluto rendere un piccolo tributo a un marchio forse come tanti, ma che come tanti rispecchia il valore e lo spirito della creazione artigianali, con i suoi difetti, certo, ma anche con i suoi irresistibili pregi.

Paolo Giolito e il "Codice da Vintage": un blog alternativo

Paolo Giolito non ha bisogno di troppe presentazioni. Collezionista eclettico e allo stesso tempo espertissimo, ha un gusto per le cose rare e particolari che non s\’incontra facilmente. Tutto questo è frutto di un\’applicazione diuturna e di lunga data, perché queste competenze non si improvvisano di certo. In un contesto come quello di Internet e soprattutto dei social, dove prevalgono l\’acritico affastellamento di dati senza giudizi o di giudizi (idioti) senza dati e lo scatenarsi di gazzarre fatte di livore e pregiudizi, i suoi interventi sono sempre all\’insegna della sobrietà che gli deriva dalla cultura accumulata in tanti anni di militanza nei vari ambiti: il giocattolo d\’epoca, i diecast d\’antiquariato, ma anche gli speciali artigianali, la documentazione, i cataloghi, i gadget promozionali e tanto altro. Su Facebook, Giolito ha aperto un blog (è praticamente una delle normali \”pagine\” di FB, quelle utilizzate anche da aziende, associazioni e gruppi), su cui quasi tutti i giorni annota le sue impressioni su molteplici aspetti del collezionismo, corredandole con foto degli straordinari pezzi della sua raccolta.

E\’ forse un peccato che tutto questo sia stato confinato (per ora?) al caotico mare magno di Facebook, ma mi sento davvero di consigliarvi questa pagina, sulla quale troverete autentiche perle: https://www.facebook.com/ilcodicedavintage/
Imperdibile uno degli ultimi commenti sull\’essenza del collezionismo, breve ma così denso. Complimenti all\’autore e speriamo che tutto questo possa evolversi ulteriormente in un prossimo futuro.

Limes, rivista italiana di geopolitica, e la Cina. Una digressione

A me piace il blog dell\’Autojaune di Vincent Espinasse perché non parla solo di modelli. O meglio, parla di modelli cercando di non alienarli eccessivamente dalla vita di tutti i giorni, dall\’arte e dalla società. Dal 2012 il nostro blog cerca di fare – di quando in quando – la stessa operazione, anche se a volte non è possibile discostarsi troppo dall\’argomento centrale. Ma l\’ispirazione può venire da qualsiasi cosa ed è forse per questo che prendendo in edicola l\’ultimo numero di Limes, dedicato alla Cina contemporanea, il pensiero è subito andato alle centinaia di migliaia di modelli che di giorno in giorno invadono i mercati del collezionismo. In fondo, come le chiamano oggi, anche quelle modellistiche potrebbero essere considerate delle nuove vie della seta. Il numero corrente di Limes (Rivista italiana di geopolitica) cerca di fare il punto soprattutto economico e politico sulla Cina di questi anni. Un numero monografico che si intitola \”Non tutte le Cine sono di Xi\”, a ricordare che di Cine non ce n\’è una sola, ma molte, disperse fra l\’immenso territorio dalla silhouette di gallo.

Fra chi sta con Washington e chi sta con Pechino, le case produttrici continuano a pompare modelli come se non ci fosse un domani, nei paesi amici, nei paesi ostili e anche in quelli che cercano di tenere i piedi in due staffe come il nostro.
Avrei voluto parlare dei molti libri di automobilismo in uscita in questi giorni e nelle prossime settimane, ma la lettura e la meditazione di alcuni aspetti di questo numero di Limes mi ha suggerito questa digressione sul blog. Piuttosto scontata, lo ammetto, l\’immagine di apertura: una Lancia Fulvia di Starline, simbolo dell\’ \”intrusione\” cinese nei fatti di casa nostra. Tra l\’altro ricordo il livore che Starline provocò, ormai più di dieci anni fa, negli ambienti degli artigiani nostrani, che la criticavano a priori. Errori storici o no, approssimazioni o no (e ce n\’erano tante), era la fine di un\’epoca e l\’inizio di un\’altra. Dieci anni dopo non siamo morti ma siamo cambiati. Questo numero di Limes può far luce su qualche perché.

Collezione Mercury 1:48 presto in edicola

Dopo l\’uscita di un test, Hachette ha annunciato l\’avvio ufficiale della Collezione Mercury, basata sulla celebre serie in scala 1:48. Composta prevalentemente da vetture italiane, la produzione Mercury in 1:48 è una delle più celebri nella storia dell\’automodellismo, comprendendo tra le altre alcune delle più iconiche vetture Alfa Romeo, Lancia e Fiat degli anni cinquanta-sessanta. La collezione prevede anche alcuni bonus, come un portachiavi con lo stemma Mercury oltre a una documentazione tecnico-storica relativa alle vetture reali e ai modelli. Alcune uscite si preannunciano particolarmente interessanti e rispecchieranno versioni che nell\’originale sono rarissime, come la Fiat 1100 Taxi di Berna, il Maggiolino della PTT o la Giulietta berlina bicolore. Sarà l\’occasione per far conoscere ai collezionisti alcuni risvolti meno noti della storia della Mercury. La domanda che alcuni si fanno è sempre la stessa: quanto impatto sui modelli \”veri\” hanno queste collezioni di riedizioni? A livello di quotazioni, nessuno, e questo si è già ampiamente visto con le uscite Dinky Atlas.

I collezionisti si distinguono – oltre che per diversi altri criteri – soprattutto per due disposizioni di base: quelli che possono/vogliono spendere e quelli che non possono/non vogliono spendere. I primi, attratti dalla rarità e dal prestigio di pezzi che non tutti hanno la capacità economica o anche la cultura di acquisire, non esitano a investire cifre anche di una certa importanza su un mercato che per chi può offre sempre qualcosa di esclusivo. I secondi, hanno diverse opzioni: modelli in condizioni non perfette da restaurare o da lasciare così come sono, oppure le riedizioni. Oggi, con le produzioni di massa cinesi, tali riedizioni – che sono sempre esistite, basta ricordare, proprio a proposito dei Mercury, gli Scottoy – possono avere prezzi competitivi, anche se non mancano marche di \”élite\” in quello che si definisce new vintage (ne abbiamo già parlato in passato sul blog). Il new vintage, tuttavia, è concettualmente un po\’ diverso da una riedizione tout court; il new vintage è qualcosa che si ispira all\’antico, ma contemporaneamente innova, con modelli un po\’ diversi per tipo o semplicemente per caratteristiche tecniche, colori o quant\’altro. E\’ il caso di Minialuxe o di alcune marche artigianali. Altri, come Dan Toys, s\’ispirano volutamente a modelli del passato ma modificano colorazioni o livree.

Le riedizioni Atlas o Hachette, invece, riprendono pari pari le uscite originali mantenendo i colori e le caratteristiche di base del prodotto. Questione di scelte. Del resto niente vieta ai collezionisti più raffinati, che hanno già nelle loro raccolta i modelli originali, di prendere anche qualche esemplare moderno, per comparare, confrontare, non foss\’altro per uno spirito storico che dovrebbe contraddistinguere l\’appassionato. E\’ presto per dire se questa nuova collezione Mercury avrà successo oppure no. Certo, la presentazione è accattivante. Tutti i particolari potrete trovarli al sito https://www.collezionemercury.it .

Nuovo modello per CCC: Peugeot 12/6 Torpedo

Il marchio francese CCC, rinato ormai qualche anno fa e pienamente operativo, presenta un nuovo modello speciale in 1:43, che sarà disponibile in kit e montato. Proseguendo il filone delle Peugeot anni 20-30, è la volta della 12/6 in configurazione Torpedo. La 12/6 era già uscita in versione berlina, limousine e faux cabriolet. 


Annunciato il prossimo kit Tameo: Alfa Romeo 177 F.1 GP del Belgio 1979

Tameo Kits ha annunciato il prossimo kit, che sarà disponibile a gennaio 2019. Si tratta dell\’Alfa Romeo 177 Formula 1 del Gran Premio del Belgio 1979, pilotata da Bruno Giacomelli. La referenza del kit è SLK123.


I primi esemplari del Fiat 639 di "nonomologati" (1:87)


Era un po\’ di tempo che non ricevevamo notizie di \”nonomologati\”, uno dei più interessanti marchi nostrani in tema di mezzi pesanti in scala 1:87. Pubblichiamo qui le immagini del Fiat 639, per il quale è stata utilizzata come base di partenza il kit Tommasoner Art Model. Per la cabina sono stati realizzati vetri a filo in acetato con cornici riportate.


La fanaleria è stata sostituita con accessori Tron. Per il telaio, si segnala l\’aggiunta di marmitta e tubo di scarico. Aggiunta anche la gomma di scorta. La traversa posteriore è stata completata da fanaleria in fotoincisione.


Per ora gli allestimenti disponibili sono i cassoni in fotoincisione con tavolato ricavato con listelli in legno. Le ruote del kit e i copertoni sono stati verniciati a pennello e poi sporcati e usurati con colori acrilici.

Una buona idea low cost: Iveco Daily ACI di Burago

Ormai completamente cinesizzata, Burago continua a conservare un occhio di riguardo per il mercato italiano. E\’ da qualche tempo disponibile un Iveco Eurotrakker in scala 1:60 in configurazione autocarro di soccorso Automobile Club d\’Italia. 

L\’Iveco Eurotrakker ACI di Burago, scala 1:60. 


I famosi veicoli che rispondono al numero d\’emergenza 803116 fanno parte da sempre del panorama stradale nostrano, ed è un\’ottima idea averne riproposto uno, sebbene in una scala un po\’ strana. Certo, nelle più classiche 1:43 o 1:50 (scala tipica per i veicoli pesanti), il modello sarebbe stato probabilmente troppo grande per le scatole e per gli imballaggi. Con la referenza 18-32101 sono state prodotte due colorazioni, una arancione, l\’altra gialla. 

La piattaforma si abbassa e scorre lungo il supporto. 
Due le colorazioni disponibili, giallo e arancio. 


Il modello ha la piattaforma mobile e basculante e il dettaglio è più che accettabile visto il prezzo. Proprio in questi giorni, alcune Coop lo propongono al prezzo promozionale di € 3,90.

In tampografia la decorazione. 
Alcuni dettagli realistici, anche considerando il prezzo di vendita. 
La cabina è in zamak, mentre il resto degli elementi è in plastica. 

Ben fatti i cerchi, mentre sullo chassis è
inevitabile qualche semplificazione. 

In tampografia anche le cornici nere. 
Anche se le scale non coincidono perfettamente,
la tentazione di rispolverare un vecchio Burago di produzione
italiana era troppa!


Rassegna stampa: Dinky Toys Collectors\' Association, The Journal, issue n.71

Ultima pubblicazione dell\’anno per il DTCA: il numero 71 del \”Journal\” presenta alcuni temi di interesse. Si prosegue con la descrizione del restauro di alcuni Foden Dinky, un vademecum molto utile per chi ama questo tipo di lavoro. Non tutti sono d\’accordo, ma tutto sommato chi non può permettersi dei pezzi interamente d\’origine può trovare nel loro restauro un motivo di soddisfazione. Dopo tutto è più originale un Dinky restaurato che non un Dan Toys o uno degli Atlas da edicola. Lasciando il dibattito, peraltro intrigante, ad altra sede, andiamo avanti. Sei pagine sono dedicate alla Renault Dauphine di Dinky France, con alcuni approfondimenti sulla versione inglese \”minicab\”, recentemente ripresa dalla collezione da edicola. Nel servizio troviamo anche un\’immagine di quella che dovrebbe essere una prova di colore, in grigio-verdastro con vetri e cerchi concavi.

Prosegue poi il censimento dei vecchi rivenditori Dinky, con una lista molto dettagliata (pagg.20-21) dei timbri che compaiono sulla quarta pagina di copertina dei vari cataloghi.

La Ferrari 250 GT SWB di Matrix: qualcosa non torna

Da alcuni giorni girano sul web le foto della Ferrari 250 GT SWB di Matrix (1:43). La SWB non è certo un modello inedito, basti pensare alle storiche interpretazioni di AMR e poi di Le Phoenix, ma anche a MRF, ai più economici diecast oppure a Madyero che ha riprodotto decine e decine di versioni, facendone una tematica parallela alle 250 GTO di Remember. 

Versione 2735GT, Tourist Trophy 1961, con la
carrozzeria del modello 1960…
Telaio 2119GT, Nassau 1960 Stirling Moss. 

In teoria, quindi, un marchio di resincast dovrebbe essere avvantaggiato al momento della scelta di un simile soggetto, con tantissime possibilità di migliorare ciò che è stato fatto in un passato più o meno recente. E invece, anziché proporre qualcosa di ancora più valido o almeno in linea con quanto di meglio si è visto nel corso dei decenni, va indietro? 
2119GT, Tourist Trophy 1960 Stirling Moss. 
Com\’è possibile? Mistero. A parte la confusione fra modello \’60 (2119GT) e modello \’61 (2735GT) con oltretutto alcune incoerenze \”trasversali\”, che probabilmente sono dovute alla fretta di presentare l\’anteprima e che sicuramente verranno corrette, il giudizio sulle linee della SWB di Matrix lo lasciamo giudicare a voi lettori… Possiamo solo sperare che almeno l\’assetto possa essere ritoccato. 
Stirling Moss al Tourist Trophy 1960 con la vettura telaio
2119GT del Rob Walker Racing. 
Molto più difficilmente Matrix potrà intervenire sulle proporzioni generali; resteranno anche le mediocri ruote a raggi, sulle quali i produttori di resincast non hanno ancora trovato soluzioni pienamente accettabili. E, attenzione, per quanto riguarda le linee, qui non si tratta di subire la…sudditanza psicologica dell\’AMR, come accade da sempre con la 250 GTO. Qualcosa veramente non torna, soprattutto nel tronco frontale, oltre all\’altezza del parabrezza rispetto alle linee laterali.