Le Mans, un giro nel villaggio fra modelli e non solo

Sicuramente la Le Mans Classic, biennale, è ormai molto più adatta allo spirito collezionistico dei molti lettori del blog, che ringrazio pubblicamente per il loro sostegno. La 24 Ore moderna, straordinariamente intensa per i contenuti sportivi e tecnici, riserva altre soddisfazioni e non credo di essere il solo a rimpiangere un posto come Manou in Passage du Commerce ogni anno che vengo qui. Jacques Simonet ha chiuso il proprio negozio alla fine del 2014 e da quel momento, per un appassionato di automodelli, Le Mans ha perso un pezzo, neanche trascurabile, del proprio fascino unico. Nel villaggio l\’atmosfera è quella tipica degli ultimi otto-dieci anni: in queste foto vi renderete conto dell\’ambiente, sempre molto colorato, ma anche della progressiva standardizzazione che è la naturale conseguenza di un cambio del gusto e di una radicale trasformazione del collezionista tipo. Il resto può essere anche  appassionante, ci mancherebbe, anche se personalmente non mi convince del tutto il fenomeno dilagante di quella che si potrebbe chiamare l\’iper-Le Mans. Un fenomeno che piacerebbe forse a Roland Barthes. Di che si tratta? Ve lo spiegherò forse un\’altra volta. Intanto ecco una gallery di un giro nel villaggio. 

Una storia di modelli: gli originali delle BMW art car di Le Mans tra Calder, Stella e Lichtenstein

L\’arrivo della Ford a Le Mans, e proprio in occasione dell\’anniversario della storica vittoria del 1966 ha facilitato tutto un battage pubblicitario da parte della casa americana, presente tra l\’altro con ben quattro vetture in GT. A Le Mans il padiglione tematico è dedicato quest\’anno agli americani alla 24 Ore, con una bella selezione di vetture di case statunitensi e di altre auto pilotate da americani (vedi la prima foto della gallery). Un\’esposizione pensata e fatta molto bene, arricchita tra l\’altro dalla presenza delle \”maquette\” originali delle tre BMW art car disegnate da Alexander Calder, Frank Stella e Roy Lichtenstein. Di che riempire gli occhi degli appassionati. La maquette di Calder è particolarmente suggestiva, essendo stata ricavata in origine da un semplice giocattolo telecomandato, usato come modellino per le prove della livrea gialla, blu, bianca e rossa. Un pezzo di storia di Le Mans, che si intreccia con l\’idea di concetto e di arte. Le maquette sono preziose quanto le vetture che effettivamente corsero nel 1975, 1976 e 1977, visto che si tratta delle creazioni originali degli artisti, mentre sulle auto venne utilizzato solo il concetto, senza l\’intervento manuale dell\’artista. Un\’eccezione fu la BMW M1 che corse a Le Mans 1979, decorata direttamente da Andy Warhol, ma questa è un\’altra storia. Ed è non solo arte, ma anche un po\’ modellismo, no?

Le Mans modellistica parte 2: al di qua della pit lane

Al di qua della pit lane è il regno di Spark e del merchandising ufficiale delle varie Audi, Aston Martin, Alpine e così via. Uno dei negozi del cortile principale è occupato dalla boutique principale di Spark, che al di qua della pit lane ha un\’altra roulotte, esattamente uguale a quella che si trova vicino alla sede dell\’ACO. Il resto del villaggio è occupato da altri articoli, grosso modo sempre i soliti, dai quadri degli imbrattatele pseudoartistici agli arredamenti di pessimo gusto che richiamano livree che solo un esiguo numero di poveri fissati saprebbe distinguere da un brutto esempio di pop art degenerata. Un consiglio è quello di concentrarsi sulla gara, anche se magari per un semplice spettatore potrebbe essere una possibilità un po\’ limitante. Magari andatevi a mangiare una salsiccia e una birra. Sono soldi meglio spesi.

La boutique Spark nella piazzetta centrale del paddock aperto al pubblico. 

Modelli, merchandising e tutto il mondo di Spark è presente a Le Mans. 

Decisamente tutti i modelli di Spark costituiscono un richiamo
per gli appassionati. 

Non c\’è un angolo del circuito che non sia \”coperto\” da un punto
vendita di Spark. 

…e Spark come se piovesse. Ormai c\’è posto per pochi altri. 

C\’è anche il \”grande capo\” Ripert. 

Una vista del paddock dalla piazzetta del circuito. 

Le Mans modellistica parte 1: al di là della pit lane

Nella generale piattezza dell\’offerta modellistica a Le Mans si distinguono, come il blog ha già riportato in anni passati, i modelli di Bruno Allinand, che vanno letteralmente a ruba. Si tratta di elaborazioni su base Solido, Verem, a volte anche edicola, di vetture che hanno preso parte alla 24 Ore di Le Mans, inclusi i vari non qualificati, non partiti e compagnia bella. Si parte da 38 euro per arrivare agli 80 dei modelli speciali montati (per lo più JPS, MRE, Restart ma anche qualche Madyero e altra roba); modelli montati in modo decoroso, durante i mesi che precedono la settimana di Le Mans. Decals realistiche e parecchio trasparente sopra. I montati a volte hanno addirittura il trasparente sulle cinture di sicurezza, magari per aumentarne la tenuta. In ogni caso, il pubblico degli estimatori c\’è. E\’ gente che non apprezza troppo gli Spark, magari che li giudica troppo costosi o che in ogni caso vuole distinguersi da una tendenza generalizzata. Perché ovviamente Spark è presente in forze a Le Mans anche quest\’anno, ci mancherebbe. Per chi ha voglia di curiosare un po\’, tutta la parte dei negozietti ricavati sotto la tribuna Michelin e in generale lungo la direttrice che all\’esterno della prima curva arriva fino alle bancarelle della chicane, è quella più originale. Nulla di eccezionalmente raro, a parte i modelli di Allinand che a me personalmente sono sempre piaciuti. Alcuni kit JPS presso Angers Miniatures, degli accessori Tron, delle decals ormai sempre meno numerose anno dopo anno. Altrove alcuni speciali montati a prezzi molto alti che rivedo puntualmente a ogni edizione della 24 Ore. Da quella parte anche Modelissimo, che porta di tutto un po\’, soprattutto Ixo a prezzi scontatissimi, e poi i soliti 1:18 che si ritrovano un po\’ dappertutto. Nel prossimo post vi racconterò dell\’altra parte della Le Mans modellistica, quella al di qua della pit lane, il cosiddetto villaggio. Che è poi quello che si è globalizzato maggiormente.

Angers Miniatures è una presenza fissa a Le Mans,
sotto la tribuna Michelin. 

Spark in tutte le salse. 

Un gruppo di vecchi modelli fra cui non mi è parso di
notare nulla di particolarmente interessante. 

Le elaborazioni di Bruno Allinand, come ho detto altre volte,
valgono il \”viaggio\” dall\’altra parte della pista. Questa foto, scattata giovedì
mattina, mostra già qualche \”buco\”. 

Altre elaborazioni di Bruno Allinand. I modelli \”girati\” sono quelli
già prenotati dai collezionisti. 

Vecchi modelli in condizioni non ottimali. 

Torniamo sulle elaborazioni di Bruno, che sono più
suggestive. 

Indubbiamente, tutte insieme in una vetrina farebbero
un certo effetto. 

Il mainstream degli anni dieci. Looksmart, GT Spirit, i figurini
GTS e gli onnipresenti Spark. Può piacere o no. A me inizia ad annoiare. 

Altri Spark, stavolta in 1:18. 

Beh, è difficile non innamorarsi di queste elaborazioni
dal sapore antico. Almeno chi ha iniziato montando i
kit Solido è sensibile al fascino di certi modelli. 

…e quest\’anno, poi, Bruno Allinand ha portato una vetrina in più. Gli
appassionati lo aspettano sempre con grande curiosità. 

Qui siamo sugli slot, soprattutto in 1:32. Mi sempre
chiesto se esistono collezionisti che intendono questi modelli
dal punto di vista statico. In effetti alcuni sono davvero notevoli. 

Gli slot sono in generale ben rappresentati a Le Mans. 

Una selezione delle più recenti LMP1 che prendono parte
alle gare endurance nei nostri giorni. 

Alcuni BBR di produzione non recente. 

La tribuna Michelin, che ospita numerosi spazi commerciali. 

Si continua con l\’altra tribuna accanto a quella Michelin. 

Alcuni dei più recenti Spark 1:43. Sotto, alcuni 1:18. 

Spark 1:18. 

La scala 1:18 è quella che fa maggior presa fra
gli appassionati di vetture ma non propriamente collezionisti.  
Scusate, ma questi modelli qui mi piacciono troppo. Eccone
un gruppo già acquistato in un colpo solo da un collezionista. 

Ritornando indietro verso il ponte Dunlop, troviamo uno dei punti
vendita di Spark. 

…proseguendo ancora ci sono due o tre tende dedicate
specificamente ai modelli. 

…il negozio tedesco Modelissimo…

Da RS-Automobiles è possibile trovare alcuni vecchi kit
in resina montati recentemente. Per molti di essi i
prezzi sono parecchio alti (sui 180 euro). 

Diecast come se piovesse (piove anche acqua, non preoccupatevi…). 

…ancora RS-Automobiles, dov\’è possibile trovare
qualcosa di un più originale, ma niente della vecchia produzione
in resina francese del tipo Duvi, Prestige, Miniroute, che secondo
me era un po\’ l\’anima di questo tipo di negozio.  

Concludiamo il nostro giro con una foto della roulotte
Airstream di Spark, rigorosamente targata Marsiglia.

La vista di queste due BMW (Serie 3 e Serie 6) di Spark mi ha fatto
riflettere. Perché qualche anno fa per riprodurre le stradali di Alpina
sono stati correttamente usate cornici laterali in fotoincisione e
listelli a simulare il montante mentre nelle più recenti versioni
competizione il tutto è stato semplificato con un semplice pezzo unico in
acetato plotterato?

Le Mans modellistica: quel poco che ci è rimasto – un primo commento

Direi che la Le Mans modellistica ormai non presenta più dei motivi di interesse particolarmente rimarchevoli. Sono finiti da almeno 10-12 anni i tempi in cui si veniva a Le Mans per vedere qualcosa di diverso, di originale. Non c\’è più nulla di tutto questo. Anno dopo anno, le edizioni possono essere di grande contenuto tecnico e sportivo (quella del 2016, ad esempio, si preannuncia quantomeno incerta) ma gli appassionati dei modelli restano piuttosto delusi, a meno di non essere degli incondizionati di Spark, di Ottomobile e di altri marchi di questo genere. Ma per quelli basta collegarsi sul sito di Carmodel, di Cartima o di altri siti del genere. Alla globalizzazione ormai affermata (anzi, alla \”glocalizzazione\”, visto che Spark rappresenta un fenomenale esempio di glocal). In un paio di prossimi post cercherò di darvi un\’idea di ciò che propone Le Mans 2016 in termini modellistici. 

La tribuna Michelin, che come consuetudine ospita alcune boutique.
E\’ qui che si trovano le cose più interessanti, pur nell\’imperante piattezza. 

Ferrari 126 CK F.1 GP Spagna 1981 di Looksmart 1:18, gallery supplementare

Ecco un\’ulteriore serie di immagini della Ferrari 126 CK Formula 1 GP Spagna 1981 di Looksmart, di cui potete leggere l\’articolo principale a questo link:
http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2016/06/focus-su-ferrari-126-ck-f1-gp-spagna.html

Focus su: Ferrari 126 CK F.1 GP Spagna 1981 di Looksmart 1:18

Era molto attesa la Ferrari 126CK di Formula 1 in 1:18 di Looksmart, e la prima versione disponibile, quella del GP di Spagna 1981 (LSR18RC02) ha raggiunto in quest\’ultima settimana i rivenditori che applicano un prezzo di circa 240 euro, centesimo più centesimo meno. Altre versioni seguiranno nei prossimi mesi, fra cui la vettura di Montecarlo.

Gilles Villeneuve vittorioso a Jarama nel 1981 con la
Ferrari 126 CK Turbo.

Non è troppo utile dilungarsi troppo sull\’importanza di questa vettura per i ferraristi e in particolare per i tifosi di Gilles Villeneuve. L\’incredibile vittoria a Jarama, la seconda dopo un\’altra impresa a Montecarlo, è ancora fissa nella memoria di molti. La 126CK è una vettura-simbolo dei primissimi anni ottanta, un soggetto ormai classico che ricorda una Formula 1 ormai purtroppo perduta da tanto tempo.

Ebbene, com\’è il modello? Diciamo che segue a grandi linee le caratteristiche principali di questo tipo di resincast in scala 1:18. Si punta molto sull\’esattezza delle forme, che è irreprensibile. I particolari ci sono tutti, anche se a volte un po\’ semplificati. Un altro modello da osservare un po\’ da lontano, per coloro che si fanno guidare più dall\’emozione dell\’insieme che dal dettaglio esatto e riprodotto con ricchezza di particolari. Il modello, comunque, non manca di vere finezze come gli pneumatici di grande realismo, di una verniciatura perfetta e di un\’ottima pulizia di montaggio. La tendenza di certi resincast è questa, e per questo prezzo – per quanto possa sembrare elevato ad alcuni, ma il peso delle licenze di fa sentire – non si può forse pretendere di più. La parola alle immagini (*).

(*) Una gallery supplementare con ancora più dettagli è visibile separatamente a questo link:
http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2016/06/ferrari-126ck-f1-gp-spagna-1981-di.html

La 126CK è indubbiamente una Ferrari iconica, tanto critica da pilotare quanto
nel cuore dei tifosi per le imprese di Gilles.

Che dire delle proporzioni? Perfette. E il modello è ben
presentato su una solida base con uno strato in moquette blu. Non
c\’è vetrinetta, come consuetudine su questo tipo di riproduzioni.

Buone le centrature delle ruote e delle appendici aerodinamiche,
un elemento fondamentale sulle Formula 1.

La plastica, a parte la resina della carrozzeria, prevale. Anche l\’ala
posteriore è in materiale plastico ma la resa dell\’alluminio originale
è comunque più che accettabile.

E se la plastica fa la parte del leone, non sempre i particolari
sono sufficientemente netti e realistici, tradendo a volte il materiale
d\’origine.

Appunto, un po\’ troppo \”plasticose\” le ruote, anche se con buoni particolari. Le razze sono per fortuna passanti.

Per i cerchi posteriori vale lo stesso discorso.

Realistica l\’altezza da terra e le prese d\’aria sono ben restituite
con un effetto trompe l\’oeil in nero.

Non molto bella la zona alle spalle dell\’abitacolo, poco definita e con
alcuni particolari un po\’ troppo abbozzati. Il rollbar è in plastica, di qualità accettabile.

Lo spoiler posteriore è ben dettagliato. Looksmart si è sforzata
di riprodurre la meccanica con una certa esattezza, anche se
la plastica e molto probabilmente gli inevitabili limiti di budget
non hanno consentito di spingersi troppo oltre.

La zona del motore V6 Turbo con i particolari dei supporti delle sospensioni.
Forse si poteva fare meglio in termini di precisione e magari di
scelta di colori. L\’effetto è quello di un kit in plastica montato bene
ma ignorando quegli effetti necessari per aggiungere realismo.

Molto ben riuscite le gomme. Da qui possiamo notare la precisione
generale del montaggio.

All\’interno delle prese d\’aria NACA è stato passato del colore nero,
per una corretta profondità.

Un elemento non troppo convincente è il modo in cui è stato
fissato il parabrezza: per uniformare la linea del plexiglas all\’andamento
del cockpit è stata applicata una decal rossa, con un effetto
abbastanza mediocre, nonostante l\’accuratezza della posa. La decal riproduce anche
i rivetti che fissavano il vetrino alla carrozzeria.

Anche l\’ala anteriore ha una buona resa \”alluminio\”.

Le decals sono applicate una ad una (ad eccezione ovviamente
di quelle inferiori o molto vicine), a tutto vantaggio
del realismo. Purtroppo unire le decals in parti uniche con
ampie superfici trasparenti è una pecca comune a molti resincast in tutte le scale.

La placca satinata applicata alla base ricorda la vettura, il Gran Premio
e il produttore (linea Race).

Di sicuro la 126 CK F.1 di Looksmart ha grinta e
può regalare soddisfazioni, a patto di non pretendere la luna.

Soddisfacente il dettaglio dell\’abitacolo? Noi non gli daremmo
più della sufficienza. L\’alluminio della monoscocca
è abbastanza ben simulato, la strumentazione c\’è, il volante
è ben riuscito e le cinture Arexons sono abbastanza buone, anche se un po\’ troppo
strette. Il tutto è piuttosto semplificato.

Una certa idea di semplificazione emerge da questa vista dell\’abitacolo, comunque
completo.

Da questa inquadratura si può apprezzare la precisione dello stampaggio
e la qualità della verniciatura. Anche le decals sono posate con grande cura.

Ottimi dettagli per le paratie dell\’ala posteriore, con le decals che
seguono perfettamente le nervature. Per ulteriori dettagli
rimando alla
gallery supplementare pubblicata a parte:
http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2016/06/ferrari-126ck-f1-gp-spagna-1981-di.html

Suggerimento tecnico: il sito Albion Hobbies

L\’home page di Albion Hobbies, un sito da
esplorare con molta attenzione.

Spesso mi è stato chiesto di fornire sul blog alcune fonti per materiali tecnici modellistici. Penso che questo sia il compito di altri siti molto più specializzati nella tecnica rispetto a questo blog, ma stavolta mi sento di suggerire un indirizzo dove molti troveranno parecchie cose di grande interesse. Si tratta del sito www.albionhobbies.com , un\’azienda britannica che commercializza varie gamme di materiali: Albion Alloys (tubi e microtubi di precisione), Connecto (un prodotto abbastanza rivoluzionario che consente di creare strutture 3D), Flex-i-File (abrasivi vari), Mr Hobby (Gunze Sangyo – GSI Creos, vernici, solventi e fondi), e infine Uschi van der Rosten, un incredibile assortimento di decals per gli appassionati dei diorami e del settore militare. Consiglio davvero di perdere un po\’ di tempo sul sito di Albion Hobbies, fornitissimo e ricco di idee che possono adattarsi perfettamente anche ai modellisti dell\’auto.

La scala che non ti aspetti: l\'1:64 fra vecchie e nuove istanze

Mentre l\’1:43 continua a faticare negli Stati Uniti senza mai imporsi del tutto, almeno su un\’ampia fascia di collezionisti, l\’1:64 sembra godere di una seconda giovinezza, forte anche di una tradizione che risale ai vecchi e mai dimenticati Matchbox. L\’hanno capito bene produttori come Johnny Lightning, che fa parte del gruppo AutoWorld, intuendo che esiste un mercato di collezionisti che andando avanti con l\’età, restano affezionati alla 1:64, adeguando comunque le loro esigenze in termini di dettagli e qualità generale.

Un sestetto di Johnny Lighting 1:64, chiaramente
orientati al mercato americano.

Del resto, in Giappone, la linea Limited Vintage di Tomica e altri brand da anni propongono modelli sempre più esatti e corrispondenti alle aspettative di un pubblico del tutto adulto; accanto, ci sono i soliti Hot Wheels, Matchbox, Majorette e chi più ne ha più ne metta, che a volte riescono a suscitare l\’interesse di collezionisti lontani dal mondo dei giocattoli. Esistono poi collezionisti estremamente competenti negli Stati Uniti, come il promotore del sito-blog The Lamley Group, un vero punto di riferimento nella produzione attuale dell\’1:64. Il sito è ricchissimo di notizie e soprattutto di recensioni di alta qualità; lo si può trovare all\’indirizzo http://www.lamleygroup.com/ , e in più c\’è un canale Youtube dove certi argomenti vengono davvero sviscerati come meglio non si potrebbe( https://www.youtube.com/channel/UC1CNw4lEQaflRG0orNnroeQ ).

Una screenshot del sito The Lamley Group, con in bella evidenza la
Lancia Delta Integrale di Tomica in 1:64, di prossima presentazione.

La distinzione principale tra gli 1:64 corrisponde ormai a quella vigente nell\’1:43, vale a dire da una parte i diecast tradizionali, dall\’altra i resincast che ripropongono esattamente le modalità costruttive dei vari Spark e compagnia.

Il canale Youtube di The Lamley Group propone settimanalmente delle
interessantissime sessioni in presa diretta di \”unboxing\” di pacchi contenenti
modelli in 1:64, con interessanti commenti e riprese dettagliate.

Direi che comunque i diecast tradizionali nell\’1:64 non vengono considerati come i parenti poveri, in vista di uno sviluppo nella direzione della resina, visto che i collezionisti li apprezzano proprio per il loro legame più diretto con gli antichi 1:64 degli anni sessanta-settanta. Sia come sia, in questo mercato in espansione tentano di inserirsi marchi specialistici come Minichamps e la stessa Spark, ma con soggetti tipicamente europei e lontani dall\’allegra fantasia che contraddistingue una Greenlight; Kyosho ha puntato sulla tipologia di clientela che acquista i Tomica Limited Vintage, mentre altri marchi si ritagliano spazi ancora più ristretti con produzioni che raramente raggiungono i collezionisti europei.

Una serie di Mazda 1:64 di Kyosho.

A proposito di Tomica Limited Vintage, recentemente sono usciti soggetti che potrebbero interessare il nostro pubblico, come l\’Alfa Romeo Giulia GT e presto arriverà anche la Lancia Delta Integrale, il tutto rigorosamente in diecast…

Rassegna stampa: Passion43ème n.53 (maggio-giugno 2016)

Forse leggermente meno ricca del solito questa edizione del bimestrale Passion43ème, che propone comunque contenuti di un certo interesse. Si va da un ulteriore approfondimento sui modelli smontabili Dalia (stavolta del dopoguerra) alle Jeep in lamierino della marca francese Polichinelle, poco note da noi, fino a un bell\’articolo sulla Renault 8 della serie Junior di Dinky France. Passion43ème passa con disinvoltura dagli obsoleti ai diecast moderni, occupandosi però sempre degli avvenimenti come borse, esposizioni, mercatini. Ottimo lo studio sui Dinky-Matchbox, pubblicato a puntate in collaborazione con la Vectis Auctions Ltd.: stavolta è il turno, nella sesta parte, della Cadillac Coupé de Ville 1959 (catalogo DY07) di cui non vengono trascurati nemmeno i prototipi e le prove di colore pre-serie.