Ferrari 308GTB Turbo Gr5 CARMA Silverstone 1981 di Ferrari Racing Collection

Ferrari 308 GTB Turbo CARMA
Ferrari Racing Collection 1/43
A cura di Umberto Cattani
Foto di Umberto Cattani e David Tarallo

Mettiamo le calosce.

La Ferrari 308 GTB Turbo Gr5 CARMA nel corso delle
prove della 6 Ore di Silverstone 1981. Foto archivio David Tarallo,
proveniente da un lotto di 500 foto acquisite a
Silverstone nel 2006. Notare in questa immagine l\’assenza
della bandella sulla parte superiore dell\’enorme \”bocca\” di
raffreddamento (la bandella con l\’adesivo Lubrifilm,
per capirsi). 


Le prove della 6 ore di Silverstone 1981 si disputarono sotto un tiepido sole. Le 35 vetture verificate si giocarono la pole, conquistata dalla Porsche 908/80 di Mass, Joest e Merl. Alla domenica, rispettando la classica tradizione inglese che prevede primavere molto variabili, su Silverstone iniziò a piovere copiosamente. Secondo il regolamento, i piloti avevano diritto a percorrere due giri del circuito per regolare gli assetti. Tutti i fotografi si piazzarono a Copse Corner, la prima curva dopo i box. Purtroppo per loro, lo spettacolo ebbe svolgimento alla chicane di Woodcote Corner. Jochen Mass partì in testa coda abbattendo tre file di reti di protezione, terminando la sua gara ancor prima d\’iniziarla. In questo teatro, tornò ad esibirsi la Ferrari 308 GTB Turbo, la creatura ideata da Martino Finotto, una vettura che purtroppo stentava parecchio nello sviluppo. Dopo la 24 ore di Daytona, e le apparizioni al Mugello ed a Monza, la 308 sbarcò a Silverstone con poche speranze. Carlo Facetti ottenne un incoraggiante sesto posto in griglia ma la pista bagnata non era di certo il terreno ideale per esaltare la potenza della rossa Ferrari. La vettura fu bersagliata da una lunga serie di guai, finendo per ritirarsi a causa della rottura del cambio. Ad imporsi fu la Porsche 935 privata, guidata da Schornstein, Grohs e Roehrl.

Terminato il secondo giro di prove, la 308 s\’immette nella corsia dei box. Sono stati già montati i cerchi BBS e le gomme Pirelli da bagnato. La gara sarà disputata in regime di pista bagnata. 

La Ferrari si sta schierando sulla griglia di partenza, superando la Porsche 908/3 di Brunn/Jordan. Si notano le grandi pinne verticali in alluminio e la bandella sullo spoiler, già penzolante. 

In prova si usarono cerchi Campagnolo. Secondo i regolamenti, le Gruppo 5 dovevano mantenere tetto, parabrezza, portiere e cristalli laterali della macchina di serie. Quanti di voi ricordano i registratori Geloso, sponsor di CARMA?

Il modello uscito venerdì scorso in edicola riproduce con buona fedeltà la 308 che corse in Inghilterra. E\’ inserito nella collana Ferrari Racing Collection ed è venduto al prezzo abituale. Tra i collezionisti c\’era molta attesa, trattandosi di un inedito nel settore diecast (inedito in scala 1:43; nel 1982-1983, la Polistil produsse una 308 GTB CARMA in scala 1:16, primo modello della gamma TS che non riscosse grande successo e che fu seguito da una Porsche 928 Turbo. Si trattava di modelloni con carrozzeria in zamac e tutto il resto in plastica, appartenenti più al settore del giocattolo che non al campo delle riproduzioni vere e proprie, DT).  
Nel campo artigianale, prima HiFi poi Record e Meri Kits si interessarono al soggetto con alterne fortune.

Esaminando il modello, la prima cosa che balza all\’occhio è un aspetto credibile, rafforzato da una linea interpretata con buona ispirazione. Belli i cerchi a cinque razze, gli stessi che montava la Beta Montecarlo Gr.5, noi comunque li cambieremo, come vedrete più avanti. In questa occasione, le modifiche saranno soprattutto di dettaglio, tese ad esaltare il pedigree di un modello altrimenti snobbato. Fu una macchina osteggiata naturalmente da Ferrari e dalla stessa Pirelli ma dimostrò la fantasia di Martino Finotto, un imprenditore sempre pieno di idee, magari in qualche caso esaltate da un\’inguaribile passione. E, come tutte le passioni, a volte velate da un pizzico di follia.

In questo caso la pista appare solo umida. La vettura fu ideata da Martino Finotto nel 1979 ma solo nel 1981 scese in gara regolarmente, obiettivo la 24 Ore di Le Mans. Prima Facetti, poi la Pirelli portarono Finotto a più umili consigli. 

Non doveva essere facile domare i cavalli della 308, moltiplicati dalla doppia turbina. Se poi ci si metteva di mezzo anche la pioggia, i purosangue iniziavano a imbizzarrirsi. Veri cavallini rampanti!

Su AutoHebdo apparve questa foto che svela alcuni dei segreti celati agli occhi dei tecnici orientali. Nel 1981, in Cina, 308 era forse solo un codice cifrato. [E non tutti hanno nella squadra Umberto Cattani o Luigi Reni!, n.d.r.]

I cinesi ci stanno viziando, ultimamente. Infatti smontare il modello è quasi una passeggiata ai giardinetti. Due viti ed oplà, il pianale si separa dalla carrozzeria consentendoci d\’operare senza alcun problema. Gli interni appaiono completi, il roll-bar a gabbia in plastica va portato subito da uno specialista perché i tubi vanno e vengono senza una logica apparente. Via subito i due estintori, sembrano davvero un paio di bombole di GPL.

Il nostro modello è appena uscito dall\’edicola ed è già finito nella nostra mini officina. Ci sembra realizzato con una certa cura ma noi gli faremo i riccioli!


Non c\’è verso, su tutti i modelli da edicola finora esaminati, ad eccezione della 458 Italia, abbiamo dovuto far tappa dall\’elettrauto. Le prese d\’aria dei freni vanno dipinte in nero satinato, una tonalità più profonda dell\’opaco. 
I due lati sono simmetrici, come decorazione e come forma di carrozzeria. La 308 Carma è un soggetto molto interessante.

Rimpiazzateli vantaggiosamente con altri più piccoli in allumino tornito. Purtroppo non ci sono foto esaurienti che ritraggono il pianale lato passeggero, quindi abbiamo lavorato di fantasia e d\’intuito, sperando di poter trovare prima o poi una documentazione esauriente. Non fidatevi della 308 che troverete in rete, si tratta della macchina che Coys mise in asta nel 2007, ricostruita e, come tale, non propriamente in linea con gli allestimenti dell\’originale. Di questa macchina abbiamo tante immagini ma vi possiamo assicurare che… non c\’azzeccca!
Le cinture di colore rosso sono ora in tela, impreziosite da fibbie fotoincise. Quelle originali, ottenute con una decalcomania, è preferibile grattarle via in tutta fretta.

L\’idea per un transkit? Rinforzi del lunotto e pinne dell\’estrattore in fotoincisione, oltre un bel set comprendente cerchi BBS e gomme specifiche (possibilmente rain…). 

La doppia turbina imponeva un doppio scarico, quelli a sinistra sono più piccoli come diametro così come nella realtà. Bel colpo!
Le gomme posteriori sono strette, inoltre i cerchi sono sistemati troppo all\’interno dei parafanghi. Il colore nero della paratia di coda non è corretto. 


Abbiamo aggiunte un paio di traverse di rinforzo fotoincise, e null\’altro, accontentandoci di questi interventi.Come abbiamo accennato inizialmente, la gara si svolse sotto la pioggia ed i cerchi originali furono vantaggiosamente rimpiazzati da BBS con inserti a nido d\’ape, più efficaci in fase di smaltimento dell\’acqua. Abbiamo quindi cambiato le scarpe, anche perché le gomme posteriori apparivano davvero troppo strette. 

Per le scarpe, non abbiamo badato a spese. O meglio, le abbiamo trovate nella nostra capiente scarpiera. 

Forse sulla 308 Turbo, Finotto aveva montato due bombole da GPL per risparmiare sui consumi… Il rollbar va aggiustato, così come va cambiata la posizione dei rinforzi sulla paratia orizzontale. 

La paratia orizzontale di coda è stata dipinta in rosso, i rinforzi verticali sono stati nel frattempo tolti e poi assottigliati. 

Forse nemmeno la 308 GTB stradale montava gomme così strette. Se volete mantenere i cerchi d\’origine, almeno allargate leggermente la carreggiata. 

Prime prove della 308 su cui abbiamo montato cerchi in alluminio tornito. L\’assale anteriore è stato incollato, la nostra 308 riposerà tranquilla senza correre sui pavimenti di casa. 


Sui nuovi cerchi sono stati montati pneumatici intagliati, più adatti a solcare le numerose pozzanghere presenti sul circuito di Silverstone. Gli amici cinesi hanno sbagliato il colore della paratia sopra al motore, non era nera bensì rossa ed anche il posizionamento dei rinforzi verticali alleggeriti va rivista, avanzandoli leggermente. Approfittando dell\’occasione, abbiamo assottigliato il loro spessore con carta abrasiva. Anche la presa d\’aria rettangolare sul cofano motore va fatta avanzare di qualche millimetro. 

Inserti BBS, tergicristallo e tante pinzillacchere fotoincise, il nostro modello inizia a drizzare le penne. 

Da quest\’immagine si nota come sia stata cambiata la posizione delle pinne sotto al lunotto e sia stato avanzato lo snorkel. 

Più che di stucco, la nostra 308 necessita di ricambi e di qualche ritocco di vernice. La linea c\’è, il resto dovete trovarlo da soli. 

Commodore… i più vecchi ricorderanno uno dei primi PC, altri tempi, quando si sperava di correre con una 308 semplicemente sovralimentata. 

Avremmo voluto aprire lo scorrevole inserito sul plexi di destra ma, alla fine, l\’applicazione di una decalcomania nasconde meno rischi ed offre un lavoro più pulito. 


La zona sotto all\’alettone, nel dettaglio la paratia orizzontale rettangolare, va dipinta in alluminio così come l\’estrattore di coda con relative pinne verticali. Per simulare una parvenza di meccanica a vista, abbiamo incollato dietro gli scarichi in posizione verticale un inserto che figura in qualche modo cambio ed accessori. 

Gli interni sono stati interpretati, mancando immagini relative. Notiamo nuove cinture di colore rosso, estintori torniti della giusta dimensione, rinforzi fotoincisi sulla paratia orizzontale, mentre le derive che sorreggono il lunotto hanno cambiato la loro posizione originale. Le gomme sono intagliate, lo stesso rollbar è stato modificato nella zona posteriore.
Prove di assetto per il retrotreno…

…e per l\’avantreno. 

La parte centrale dei cerchi va dipinta in neo satinato, lo stesso colore che applicheremo sulle prese d\’aria laterali, sugli sfoghi dei parafanghi anteriori, sulle NACA del musetto anteriore e sui faretti che illuminano i numeri di gara. 

Questi modelli sono un ottimo pretesto per tenersi in allenamento in previsione di partite ufficiali. Un kit oppure un transkit richiedono occhi e bracia pronti all\’agone!

Aguzzando la pupilla potete scorgere una piccola parte della meccanica a vista, sopra gli scarichi. La coda è la parte più caratteristica della Ferrari CARMA, come nel caso di tante altre Gruppo 5. 

Stanchi di tante parole, siamo passati ai fatti. Ecco la nostra 308 varcare i cancelli dell\’autodromo, pronta a muovere i primi, virtuali, passi. 

Non manca un fotografo, intrufolatosi fra tecnici e piloti, la 308 suscita davvero molto interesse. 

D\’accordo, la pista, considerato i BBS, avrebbe dovuto essere già bagnata, concedeteci questa licenza storicodioramicistica. 

I caschi sono di fantasia, così come le tute. Facetti e Finotto indossavano altre combinazioni. In qualche caso ci allarghiamo, consapevoli che i nostri lettori sono molto comprensivi. 


La decorazione è tampografata, fortunatamente sotto questo aspetto non abbiamo critiche da muovere al modello, piuttosto fedele. In fotoincisione sono il tergicristallo (prima in plastica) il gancio traino, i bulloni dei cerchi, le clip di fissaggio dei cofani e delle bandelle laterali. La bavetta sullo spoiler è stata modificata incollando un profilo bianco leggermente più alto. I gruppi ottici anteriori d\’origine sono stati sostituiti con altri firmati Adami, la stessa copertura in plastica è stata cestinata per lasciar posto ad un rettangolo in acetato.

Gomme, cambio, perdite d\’olio, la nostra 308 sta tornando in tutta fretta nel box, il sesto posto in griglia può accontentare tecnici e piloti. 
Il gruppo di fotografi sta crescendo in numero, la 308 esce dal box in retromarcia pronta a saggiare nuove coperture Pirelli. Le P7 erano specifiche ma davano tanti di quei problemi…

I figurini sono in parte TSM, in parte Endurance. Dallo studio alla pista il passo del modello è breve. Le gomme Goodyear erano usate dalla Lola T600, vicina di box.

Esaminando attentamente la foto che apparve su Auto Hebdo, abbiamo notato che, a causa delle avverse condizioni atmosferiche, la coppia di aperture orizzontali sul cofano motore furono chiuse, noi abbiamo riprodotto questo particolare grazie a due foglietti rettangolari adesivi di colore alluminio. Sul finestrino desto-e solo su questo-va messa una decalcomania che figuri l\’apertura parziale del plexi di custodia. 

I fari d\’origine proprio non andavano. Via calotte e parabole e sotto quindi ad acetato e i gruppi ottici ideati da Stefano Adami. Nuova anche la bandella bianca che avvolge lo spoiler. Nella realtà non poggia sul piano, il modello è stato infatti rialzato posteriormente per facilitare la prospettiva d\’immagine. 

Non dimenticate i tiranti che smorzavano le vibrazioni degli specchietti esterni e delle pinne di coda,  realizzati con fili di nylon. 

La fettuccia di rinforzo sul musetto è stata alzata ricorrendo ad un nuovo profilo sagomato e poi incollato. 

E\’ tutto, in questo caso il lavoro non è stato particolarmente invasivo, se desiderate la 308 in veste prove, allora i cerchi d\’origine vanno bene (magari montate dietro gomme più larghe) ma se intendete la riproduzione fedele della macchina in gara, allora diventa imperativo rimpiazzare i Campagnolo con i più efficaci BBS. A voi la scelta, non vorremmo che vi prendeste un raffreddore bagnandovi i piedi…

Terminate le prove, la Ferrari torna sotto i riflettori dello studio. Ferrari Racing Collection promette a breve la 312 PB del 1973, sapremo sottrarci al suo fascino?


Da Rhino nuove versioni civili della Fiat 500A berlina e furgonato in 1:32

Trio di Fiat 500A Furgonato: BP, Cinzano e Pirelli.
Alle versioni BP e Cinzano manca ancora la targa. 

Rhino è una piccola realtà artigianale di Firenze (per saperne di più cliccare qui), specializzatasi in veicoli militari meno conosciuti, per lo più italiani e tedeschi, venduti solo montati e adatti soprattutto agli appassionati di wargames. Tra la fine del 2012 e l\’inizio di quest\’anno, tuttavia, è stata lanciata una piccola serie di automodelli in resina montati, in scala 1:32, riproducenti vetture civili. La prima a uscire è stata la Fiat 500A Topolino anteguerra in versione capote chiusa, mentre le ultimissime novità riguardano la stessa 500A in versione aperta e una serie di tre 500A furgonati pubblicitari nelle livree Pirelli, BP e Cinzano. Questi ultimi vengono venduti forniti di una realistica basetta riproducente un tratto di asfalto \”pavé\”, con marciapiede in mattoni rossi e piccolo cippo, provvisto di…anellino in ottone. Si può parlare di modelli dal carattere particolare, non certo iperdettagliati, ma non senza quel fascino tipico di un certo artigianato che ricorda un po\’ le riproduzioni in scala 1:18 di Domenico Mamone. I vetri sono in acetato e la finitura è realistica, senza verniciature caramellose, le ruote e le gomme sono in fusione di metallo bianco, mentre carrozzeria e fondino sono stampati in una resina molto consistente. Previste per l\’immediato futuro altre realizzazioni civili, che si affiancheranno alla più tradizionale produzione militare.

Le tre versioni della 500A Furgone sono provviste di basetta realistica in resina. 

…notare il cippo con piccolo anello in ottone e… pezza sull\’asfalto!

Panoramica delle 500A Topolino aperta; all\’interno di questa particolare versione sono state aggiunte una piccola cassetta in legno e la caratteristica sacca per gli attrezzi. La vettura bianca e celeste, per quanto insolita, è realmente esistita, e appartenne al famoso ristoratore svizzero Gilli, proprietario di uno storico caffè a Firenze. 

Il blog compie un anno

Un sabato di gennaio molto simile alla giornata di oggi, nasceva il blog, quasi per caso; non aveva uno scopo preciso, questo sito, giusto ospitare qualche commento o impressione di chi, stanco dei soliti forum in cui non si riconosceva più, aveva sentito l\’esigenza di uno spazio proprio, più controllato e controllabile, ma che desse anche la possibilità di fare ciò che i forum non permettono. E\’ passato un anno, e il bilancio lo lascio a chi ha letto mese dopo mese questi interventi, che si sono susseguiti in maniera – questo va detto – molto regolare. La situazione è tutto sommato simile a quella del 2012, con Norimberga e Retromobile alle porte, ma anche un po\’ differente, almeno da parte di chi scrive. Nel corso dell\’anno sono maturate decisioni la cui descrizione è andata a intrecciarsi con argomenti più oggettivi, direi da vera rivista. E sotto questo aspetto il blog a volte ha vestito i panni del notiziario vero e proprio, forse allontanandosi un po\’ dall\’intento più o meno personale che hanno i blog, anche in considerazione del progetto, mai abbandonato, di fare di questo spazio un sito vero e proprio, indipendente e interamente gestito dall\’ideatore. Verrà anche quel momento, prima non era ancora tempo. Inutile descrivere tutto ciò che è stato fatto, ma una cosa mi preme più delle altre: ringraziare tutti quelli che hanno dato il loro contributo con articoli, foto e servizi, tutti molto interessanti. Ce ne sono stati diversi, e a ciascuno di essi va tutta la mia gratitudine per aver creduto a un progetto che è ancora lontano dall\’esaurire la propria forza.

Record-Solido Peugeot 505 STI

A volte esistono degli intrecci casuali: a Novegro, in dicembre, avevo trovato uno stock di vecchi Record-Solido a 5 euro l\’uno e ne avevo presi diversi. Non era trascorsa che qualche settimana che apparve sul blog la storia della Record, di cui un capitolo, interessante anche se tutto sommato marginale, lo occupa la collaborazione con Solido. Già prima della pubblicazione della storia della Record, tuttavia, avevo pensato di prendere uno di quei modelli dello stock e di \”montarlo\”, o meglio di elaborarlo secondo lo stile dell\’epoca. Niente stravolgimenti (in fondo si tratta di un semplicissimo modello Solido), ma alcune migliorie qua e là per avere sotto mano il risultato concreto di ciò che si sarebbe potuto ottenere da questi che non chiamerei neanche transkit. Cosa ne è uscito? Un modello dignitoso, penso, che in corso d\’opera ha anche guadagnato un bel set di ruote… Norev. Si tratta niente più che un divertissement, ma come dice la parola stessa, mi sono divertito! Poco importa se questo post lo leggeranno i classici venticinque lettori, l\’essenziale è che il blog continui a pubblicare cose che non troverete altrove. E questa, probabilmente, altrove non la troverete, anche se un frequentatore del forum Duegi, alcuni anni fa, pubblicò su quel forum il proprio lavoro su un modello analogo.
La versione scelta da Record-Solido dovrebbe essere un millesimo 1981, ossia prima che la 505, almeno nelle sue configurazioni di punta, ricevesse il piccolo spoiler sul cofano posteriore. Dovendo scegliere fra la SRD Turbo e la STI, ho optato per quest\’ultima.

Questo è il modello d\’origine, nella sua confezione originale. Con le decals fornite era possibile ottenere la SRD Turbo oppure la SRD. 

Non facilissima da smontare, la Peugeot 505 di Solido, a causa del particolare sistema a incastro dell\’ultima generazione, che sostituì in toto la vite (o le due viti). Bisogna forzare sui paraurti cercando di non spezzarli e contemporaneamente senza danneggiare la verniciatura della carrozzeria. Notare il foglio di decals, di qualità veramente deplorevole, che comprende anche il particolare tessuto dei sedili… molto anni ottanta!

Si inizia con una bella mano di nero opaco al cielo e all\’interno dei montanti. 
Lo stampo è quello della primissima generazione della 505; sul modello andranno quindi allargati per ospitare le decals che simulano i vari colori. All\’uopo è stato utile lo stucco Tamiya. Le decals sono state poi coperte con uno strato di trasparente, per renderle un po\’ più brillanti. 

Alcuni dei pochi pezzi che compongono il modello: una portiera (il cui pannello interno è stato anch\’esso dipinto in nero opaco), il paraurti anteriore e il gruppo dei fari. Trattandosi di una vettura francese, i due proiettori sono stati colorati dall\’interno con del trasparente giallo Tamiya. 

Su questi modelli gli sportelli chiudono sempre male, complice un approssimativo aggiustaggio del mollone centrale e dei vari stampi. Per tagliare la testa al toro, il mollone è stato rimosso e gli sportelli incollati nella giusta posizione. 

Le decals, oltre che bruttine, sono un incubo nell\’applicazione. Microset e Microsol come se piovesse… e prima dell\’applicazione, anche una bella passata di Liquid Decal Film, assolutamente necessaria, altrimenti le decals si romperebbero in mille pezzi. L\’unica decal letteramente impossibile da applicare è quella che simula gli occhielli dei cerchi: intenzione nobile ma le leggi della fisica sono quelle e quelle. 

Prima prova di rimontaggio: i tessuti dei sedili sono stati applicati con un enorme lavoro a base di ammorbidente e di pazienza. E siccome la finitura era stranamente metallica, è stata necessaria una passata di trasparente opaco per rendere il tutto un minimo più realistico. Sono state applicate le decals che simulano le maniglie (aiutandosi anche con del nero opaco) e quelle relative alle varie modanature laterali. 

Le ruote originali non erano davvero gran ché e l\’impossibilità di applicare gli occhielli neri forniti nelle decals non migliorava la situazione. Alla fine un modello di 505 SR di Norev, completamente rovinato dal fenomeno di reazione dello zamac con la vernice (grazie Norev…) si è prestato alla bisogna: le ruote andavano benissimo, anche se è stato necessario un aggiustaggio delle sedi degli assi che sono quelli del Norev, così come le gomme. Il lavoro più impegnativo è stato al retrotreno, dove son dovuto andare di fresa e poi incollare tutto. 

Ecco qua: questo il modello da cui derivano le ruote, e – se vedrà più avanti – anche lo specchietto. Se non fossi contento di aver trovato una soluzione per le brutte ruote del Record-Solido, mi girerebbero parecchio. Ma lasciamo perdere, questo è un altro discorso. 

Un paio di stemmini vari provengono da questo foglio Colorado, dedicato alle vetture francesi. 
Lo specchietto fornito con modello era un semplicissimo pezzetto di resina, da verniciare. Ho approfittato del modello Norev per prendere il suo specchietto, molto più preciso e con parte riflettente. Oltretutto si adatta perfettamente al Solido (per inciso, Norev e Solido hanno misure molto simili). 

Un particolare che rivela lo specchietto Norev; il montante centrale andrà invece in alluminio, anziché in nero opaco. 

Ecco il modello quasi completo, ma ancora col montante centrale nero. Sono state aggiunte le altre decals del foglio: le frecce anteriori, le targhe, la sigla posteriore \”F\”, il piccolo bollo \”82\” da posizionare sul vetro. 

Da aggiungere i piccoli listelli del vetro posteriore, provenienti da una decal generica di Tauro Model. 

Ecco il modello finito: tutto sommato ha una sua dignità…

…e la targa di Marsiglia (dipartimento 13) è quasi d\’obbligo…

Alpine Renault A110 16 soupapes di Ottomobile (1:18)

Ottomobile Scala 1/18
Alpine Renault A110 16 soupapes
Testo e foto Umberto Cattani
Un\’immagine storica: Renault presentò l\’A110 speciale alle stampa nel 1975 , obiettivo Tour de France ma problemi di gomme decretarono la sospensione del progetto. 
La storia di quest\’Alpine è originale. Fu costruita in esemplare unico dalla Renault allo scopo di prendere parte al Tour de France Automobile del 1975. Era equipaggiata da un motore di 1800 cc. bialbero a sedici valvole, realizzato in una decina d\’esemplari, poi montati anche su una R17 ed una R12. La potenza raggiunta fu incredibile per l\’epoca, circa 200 CV a 8000 giri/minuto.
Restaurata di recente, l\’Alpine A110 a sedici valvole ha partecipato a numerosi raduni rievocativi. Da questa immagine si notano le due grosse prese d\’aria ovali ricavate sul cofano posteriore. 

A causa di problemi legati alla fornitura delle gomme, l\’A110 dopo aver svolto alcuni collaudi non scese in gara al Tour Auto;  l\’anno successivo fu iscritta in forma ufficiale alla Ronde Limousine, una gara atipica inserita nel campionato francese rally. In testa per buona parte della gara, la vettura affidata a Bruno Saby patì una foratura che la relegò al terzo posto finale. Successivamente fu venduta ad Hervé Poulain, celebre battitore d\’aste per poi passare a Benny Raepers, conosciuto preparatore belga che ne ha curato di recente un paziente restauro.
Abbandonata nel garage di Raepers per quasi trent\’anni, oggi la A110 rivive grazie alle manifestazioni storiche. Sull\’esemplare restaurato è cambiata l\’immatricolazione, ora del dipartimento dell\’Ain. 

Una bella fotografia a colori ritrae l\’A110 16v nella sua interezza. I parafanghi e lo spoiler sono quelli tipici delle Gruppo 4, solo il cofano posteriore svela l\’origine del sedici valvole. 

Una pausa della Ronde Limousine, tanto per cambiare si sta lavorando sulle gomme, tallone d\’Achille di questa versione. Il cofano posteriore comprendeva il lunotto e si apriva grazie a due piccole cerniere sul tetto. 

Favorita da un eccellente rapporto peso/potenza, questa macchina avrebbe potuto ottenere lusinghieri risultati, ma in Renault si preferì abbandonare lo sviluppo concentrandosi sulla pista. 

Nella scala 1/18, ma non in quella tradizionale 1/43, si tratta di un inedito e riteniamo che resterà tale a lungo, tenendo conto che si tratta di una vettura in esemplare unico che non si presta alla moltiplicazione di varanti. Chi allora se non Ottomobile poteva proporsi ai collezionisti in queste dimensioni? Il modello è interamente in resina ed in ossequio alla filosofia cara ad Ottomobile, è curbside, privo cioè d\’ogni apertura
Il prezzo è di 54 euro, siamo ai livelli di Spark ma in tutt\’altra scala. Purtroppo al momento di scrivere queste righe abbiamo scoperto che il modello, realizzato in duemila esemplari, è già esaurito alla fonte ma può essere rintracciabile attraverso i punti di vendita più qualificati anche se, in qualche caso, con ritocchi al prezzo base.
Così come per la Clio Williams, anche in questo caso preferiamo far parlare le immagini, sufficienti da sole ad esaltare questa bella riproduzione.
In gara, l\’A110 a sedici valvole non ebbe troppa fortuna, l\’assenza di sponsor se non quelli tecnici certifica l\’ufficialità del progetto, affidato a un pilota, Bruno Saby, che avrebbe maturato negli anni tante esperienze agonistiche. 
Erano duemila ma, a quanto pare, tutta la produzione Ottomobile riferita a questo modello è andata esaurita in un attimo. Non resta che cercare sulla rete, costretti purtroppo a sottostare a prezzi anche sensibilmente superiori rispetto a quello di listino. 

Le varie appendici aerodinamiche ed i parafangoni appesantiscono leggermente la linea dell\’A110 ma allo stesso tempo la rendono ancora più grintosa. 
La battuta interna degli sportelli è di colore nero, intervallata da un rinforzo laterale giallo. Un laccio verticale comanda la chiusura delle portiere, sul modello è riprodotto in vera tela. 

Attraverso il lunotto si possono scorgere i bracci obliqui del roll-bar. La cappelliera era solidale al cofano. 

Così come per la Clio Williams, anche sull\’Alpine A110 avremmo apprezzato la presenza sul cerchio Gotti scomponibile della valvola di gonfiaggio. In profondità s\’intravede il disco freno. 

La doppia cerniera che comanda l\’apertura del cofano anteriore è dipinta in alluminio. Sullo spoiler sono presenti due prese d\’aria per il raffreddamento dei freni. 
Guardando l\’ampiezza dei parafanghi, gomme e cerchi possono contare su larghi spazi di utilizzo. Essenziale ma corretta la decorazione. 

Il cofano motore a sbalzo ed il pronunciato musetto anteriore allungano sensibilmente la carrozzeria di base dell\’A110. Le proporzioni sono rispettate con fedeltà. 

Discreta la riproduzione del pianale, stampato in resina. I principali organi meccanici sono presenti, la slitta che protegge il carter motore è rapportata e dipinta in alluminio. Se volete aprire il modello, sarete costretti a scollare questo particolare. 

La lama inferiore dello spoiler è in metallo fotoinciso, avvitato alla scocca. Le frecce anteriori sono rapportate, le calotte coprifaro, in plastica, sono perfettamente trasparenti. 
Da questa inquadratura si nota la larghezza dei cerchi in lega perfettamente inseriti negli ampi parafanghi. Le gomme hanno una scolpitura fedele del battistrada. 
Il pulsante d\’apertura della portiera è semplicemente dipinto. Si notano l\’ampio sportello di servizio e lo specchietto esterno, cromato. Gran parte della decorazione è ottenuta grazie a decalcomanie ad acqua. 
Sul tunnel centrale sono inserite le leve del cambio e del freno a mano mentre dietro ai sedili è alloggiato un capiente portacaschi. Sul piantone del volante si notano devioluci ed il comando degli indicatori di direzione. 
La cinghietta fermacofano non è rapportata ma stampata insieme alla scocca. Ben modellati i tergicristallo, per questo modello Ottomobile ha fatto ricorso per parabrezza e lunotto alla plastica, fortunatamente di qualità. I cristalli laterali sono invece in acetato.  
Per aprire il modello e fotografarne gli interni sarebbe stato necessario togliere il carter. Essendo questo particolare in resina, abbiamo soprasseduto. Da questa immagine potete comunque apprezzare la presenza degli estintori, la trama dei sedili provvisti di cinture in tela con fibbie fotoincise e la corta leva del cambio. 

Un dettaglio impietoso che svela la crudezza del flash e di un obiettivo macro: nella realtà le piccole sbavature di colore sono appena percettibili ad occhio umano. 
Lo scarico era inserito direttamente sulla carrozzeria, fuoriuscendo appena sotto il fanale sinistro. La slitta paracoppa è rapportata e alleggerita, fedele la riproduzione dei gruppi ottici in plastica traslucida. 



La storia di Francis Bensignor [parte 8]

1979, une année relativement pauvre en nombre de réalisations pour moi, mais qui m’aura permis de m’essayer à un nouveau type de voitures, les Sport proto de l’époque. Toujours pour le compte de la gamme X, en août, je finissais la Rondeau M379:
en novembre, c’était le tour de la WM P79


et décembre je faisais la maquette d’une 3ème BMW 3.20 groupe 5,la Schnitzer Turbo Rodenstock qui allait courir l’année suivante en championnat.


 Cette BMW est la dernière BMW que je réaliserai,mais elle tient une place de choix dans mon cœur. Dans les années qui suivront, je ne ressentirai pas à chaque fois cette sensation de parvenir exactement au résultat recherché !

1980, marquera un tournant pour moi….j’y reviendrai à la fin de ce chapitre.
En mars, je travaillais avec André-Marie Ruf (pas mal n’est-ce pas ?…) sur la carrosserie de la Porsche 911 S 1968 de série. Mais surtout, je sculptais une maquette qui m’aura donné beaucoup de plaisir, la Lancia Beta Monte Carlo turbo 79/80,qui sortira sous la marque BAM-X

A mon niveau de maquettiste, je devais relever un nouveau challenge : réaliser en une pièce le capot avant et l’habitacle, et en pièces séparées, 2 types de spoilers avant,et surtout, 2 capots arrières,un court et un long ! 


Et en juin, je faisais la Lotus Europe turbo Gr.5 


En 1980,donc, Jean-Pierre Viranet avait quitté AMR pour créer sa propre marque,les monoplaces si chères à son cœur devaient trop lui manquer… il quittera Vélizy pour rejoindre Paris et créera Tenariv.

AMR connaissant encore à l’époque des périodes assez difficiles, j’étais également obligé de quitter le navire pour essayer de voguer sous d’autres cieux, et en toute logique, je rejoignais mon ancien collègue et toujours ami, Jean-Pierre.

Ma 1ère maquette,sous la marque Tenariv allait être…une Formule 1 !…et ce ne sera pas la seule en plus !

Renault Clio Williams 1995 1:12 di Ottomobile

 
OTTOMOBILE
Renault Clio Williams 1995
Scala 1/12

A cura di Umberto Cattani
Foto Umberto Cattani

Il blog si intitola \”1:43 e altro\”, no? E allora spazio (ogni tanto) a qualcosa che esula dalla scala tradizionale. E no, non si tratta neanche della quasi altrettanto oggi diffusa scala 1:18, ma di una sorprendente 1:12 che ci ricorda i vecchi e gloriosi kit Tamiya! Di scena Ottomobile, un marchio che si è posto alla ribalta per le sue ottime riproduzioni in 1:18 ma che non disdegna la scala più grande. Ultima annotazione: il numero di catalogo di questo modello è G008. I modelli Ottomobile si esauriscono velocemente, dopodiché potete solo trovarli presso qualche negozio on line che lo ha acquistato direttamente da Ottomobile oppure da qualche utente eBay, ma attenzione agli speculatori. Buona lettura. [D.T.] 

E\’ lecito parlare di fenomeno Ottomobile? A nostro avviso, sì. In poco tempo la firma francese, specializzata nella scala 1/18, ha raggiunto un invidiabile successo di vendite, grazie ad un rapporto prezzo-qualità senza eguali. Tutta la produzione non propone parti apribili come sarebbe logico attendersi da queste dimensioni, per una precisa scelta commerciale. I modelli, in resina, appartengono alla generazione delle ultime realizzazioni, linee fedeli e rispetto dei dettagli innanzitutto, un po\’come fa Spark ma a prezzi decisamente inferiori. Una nuova filosofia che pare aver trovato di recente un numero sempre maggiore di accoliti.
Ottomobile non vanta distributori, ma preferisce la vendita diretta ai collezionisti. In questo modo, si abbattono costi importanti ed è sul prezzo che la firma francese ha scommesso tutto. Una scommessa vinta in partenza, i numeri parlano da soli: da 37 a 44 euro per le stradali, cifre che salgono ai 54 delle versioni da corsa. Il tutto riferito alla scala 1/18. Una parte del catalogo è riservata alla scala maggiore, la 1/12. In questo caso, bastano 120 euro per mettere in vetrina una bella serie di Renault che comprende la R5 Turbo, la R8 Gordini, l\’immortale A110 e, da buon\’ultima, la Clio Williams. Grazie ad un\’efficiente organizzazione di vendita, è possibile ordinare i modelli direttamente al sito http://www.otto-models.com, ma a questo punto, ci permettiamo un consiglio, del tutto spassionato.
Se siete interessati a qualche referenza, non tentennate troppo, alcune potrebbero già essere esaurite prima ancora d\’essere presentate, considerando l\’alto numero di prenotazioni ed una produzione limitata. Quindi, occhio al clic, Ottomobile non conosce crisi, basta dare un\’occhiata al loro catalogo on line per capire la realtà dei fatti. Pochi, maledetti e subito, pena qualche rimorso di coscienza.
La Clio Williams era il sogno di tanti smanettoni. Se la R5 GT Turbo, seppure tremendamente efficace, era indubbiamente molto vistosa, la nuova belvetta di casa Renault era piuttosto discreta. 
In questa occasione, abbiamo messo sotto i nostri riflettori la Renault Clio Williams del 1995, una macchina che tutti gli appassionati conoscono molto bene.
Dopo i fasti della Volkswagen GTI e della Peugeot 205 GTI 1.9, ritenute a ragione le regine delle piccole \”cattive\”, Renault giocò la carta della Clio Williams, realizzata inizialmente in tiratura limitata. Bella ed aggressiva, con quel colore metallizzato e quei cerchi in tinta oro, non passava certo inosservata, anche se le sorprese più gratificanti si celavano sotto la carrozzeria. Un motore potente, robusto, affidabile, con una coppia generosa, si sposava ad un assetto ideale per mordere l\’asfalto. Su strada ed anche in pista, la Clio non aveva rivali e rinverdì ben presto i fasti della R5 GT Turbo. Pochi orpelli a vista ma un occhio allenato notava subito i dettagli della piccola belva: terminale di scarico specifico, assetto quasi racing e parafanghi bombati, non servivano alettoni, bande adesive colorate o minigonne, bastava un cuore pulsante cavalli. Renault puntò tutto sulla sostanza.
Fatta eccezione per i cerchi che sulla versione Williams erano colorati in oro, la Clio muscolosa poteva passare quasi inosservata. Non tanto sul dritto ma sui percorsi misti, se ben guidata, la piccola Renault era in grado di seminare macchine ben più blasonate e potenti. 
Il modello che ci propone oggi Ottomobile riproduce con assoluta fedeltà la Williams del 1995. Non ha parti apribili? Per un buon numero di collezionisti questo è oggi un dettaglio marginale, considerando il triste momento di congiuntura, è meglio guardare al portafoglio e badare alla sostanza, come fece la Règie all\’epoca.
120 euro non sono pochi ma diventano davvero una cifra ridicola se consideriamo le dimensioni del modello e le sue indubbie qualità.
Tralasciamo misure, dettagli e caratteristiche dell\’auto vera, numeri e descrizioni sono noti a tutti, preferiamo soffermarci più sulle immagini e sulle didascalie a corredo di questa presentazione,  ritenendo che il collezionista preferisca una bella galleria d\’immagini ad una pedissequa elencazione di pregi e difetti vari.
Se proprio volete un nostro giudizio, possiamo affermare che la Clio di Ottomobile esce dall\’esame promossa a pieni voti! Soddisfatti?
In queste dimensioni, c\’è poco da barare, ogni dettaglio salta immediatamente all\’occhio. Pianale e carrozzeria sono in resina, numerosi i dettagli rapportati. I gruppi ottici sono in plastica di ottima qualità, la targa (che farà felici gli abitanti di Saint Etienne!) è in metallo fotoinciso.
Il terminale di scarico è cromato come nella realtà. Bellissime le gomme Michelin Pilot da 185, provviste di battistrada fedele. Per chi fosse interessato a giocare col modello sul parquet del salotto, le ruote sono girevoli. 
I principali loghi d\’identificazione sono in plastica autoadesiva cromata mentre le scritte Williams sono realizzate a decalcomania.  
I parafanghi bombati s\’integravano perfettamente nella carrozzeria, niente codolini ma dei rigonfiamenti minacciosi. In Cina, come vedete, hanno lavorato bene ma i tecnici erano sorvegliati attentamente da occhi francesi…

In gara, nella sua categoria, la Clio Williams conobbe poche rivali, arrivando a battersi spesso anche per l\’assoluto. Speriamo che Ottomobile pensi alla piccoletta che dette tante soddisfazioni a Bugalski & Co. 

Il pianale è in resina, il materiale scelto è del tipo poliestere e questo fattore determina un peso complessivo importante. I principali organi meccanici sono riprodotti con cura e precisione. Una placca metallica identifica il modello e la numerazione progressiva. 

Gli interni prevedono un pianale con sedili anteriori, tunnel centrale e pedaliera mentre il resto è incollato direttamente sulla carrozzeria. Fortunatamente non sono previsti lavori di aggiustaggio, la nostra Clio va bene così com\’è. 

In mezzo a tanta qualità, permetteteci un piccolo appunto. La perfezione Ottomobile l\’avrebbe raggiunta fornendo i cerchi di valvola di gonfiaggio. 

Lo specchietto ha la parte specchiata riflettente, non poteva essere altrimenti. Come gran parte dei particolari, anche questo è stampato in resina ed è dipinto nella stessa tonalità della carrozzeria. 

Il modello dispone di lunotto con resistenze termiche serigrafate e vetrofania originale Renault. La cappelliera è rivestita con un realistico feltro di colore grigio. 

Il modello cattura in modo magistrale la cattiveria tipica della Williams. Non erano gli anni dei cerchi da 17 pollici o giù di lì, ma già allora la piccola Clio mostrava eleganza ed un appeal di razza. 

Alla base del montante sinistro si notano i contrassegni di bollo e assicurazione. Maniglie, pulsanti e ripetitori sono naturalmente rapportati. 

Sulla consolle centrale sono ospitati i controlli secondari e l\’orologio di tipo analogico. Tipicamente Renault nella forma il pomello della leva cambio. 

I sedili hanno la parte centrale in colore contrastante, ottenuto a tampografia. Si notano le cinture di sicurezza di colore azzurro, un vezzo della Williams. La fibbia è in metallo fotoinciso. 

Sul tetto si nota l\’antenna realizzata in nylon con base in plastica iniettata. Il profilo del parabrezza è rapportato. 

All\’interno dei cerchi da 15\” si notano i dischi freno realizzati in metallo. Da notare l\’estrema pulizia di montaggio e le giuste dimensioni – in termini di proporzioni – tra gomma e ruota. 

Un dettaglio dei tergicristallo. In queste dimensioni, la plastica vale più di cento fotoincisioni. Essendo la confezione in polistirolo, soffiate via ogni minima scoria di questo materiale, pronti a specchiarvi sulla lucentezza della vernice metallizzata. Brava Ottomobile, la strada è quella giusta. 

Il logo Williams appare in modo discreto sui parafanghi posteriori. La discrezione della Clio fece sì che fu acquistata anche da persone di una certa età, desiderose di non apparire come eterni ragazzini al volante dell\’auto del figlio. 

Anche se non è possibile aprire le portiere, gli interni sono perfettamente visibili grazie alla trasparenza dell\’acetato. Inutile cercare vizi, troverete solo virtù. Siamo quasi certi che in Ottomobile avessero a disposizione una bella documentazione per ammaestrare a dovere i tecnici cinesi. 

Perfetta la verniciatura, brillante e profonda. Il logo a losanga di Renault è in plastica adesiva cromata. Il realismo è impressionante così come il prezzo di vendita…

I cristalli seguono la tendenza: incollaggio a filo sulla carrozzeria, acetato e profili serigrafati. Ed anche l\’occhio è soddisfatto, addio alle plastiche grossolane, lo stesso acetato, considerando le dimensioni della scala di riproduzione, può vantare uno spessore che mette al riparo da eventuali deformazioni. 

Se dopo questa galleria d\’immagini non siete ancora corsi a prenotare il vostro modello, potrebbe essere troppo tardi. Gli Ottomobile, in qualsiasi scala, vanno infatti a ruba, come dare torto agli appassionati?

Nessuna paura, l\’antenna appare leggermente ripiegata verso l\’alto in questa immagine, ma il modello era appena uscito dalla confezione. Basta un tocco e tutto torna a posto!

La storia della Starter parte III (e ultima)

Starter Parte III

Testo Umberto Cattani, collaborazione David Tarallo

Foto Umberto Cattani-David Tarallo

Il vento cambia.

C\’eravamo lasciati con Starter in fase di riflessione. Nel 1988, solo in Francia, si contavano oltre quaranta case artigianali, si trattava della nazione più prolifica in fatto di produzione in scala 1/43, tra kit e montati. Se Record era una concorrente marginale, Provence Moulage stava progressivamente scalzando le posizioni di Starter. Non si poteva ancora parlare apertamente di crisi ma di certo il mercato, dopo anni euforici, si stava assestando su posizioni maggiormente definite.
Se paragoniamo questo modello con quello realizzato prima da Minichamps, poi recentemente da Spark, sembrano passati anni luce. Starter iniziava già a perdere colpi. 

Ad inizio anni novanta, si profila all\’orizzonte un cambiamento. I collezionisti, stanchi di accumulare kit, cercano nel prodotto finito un\’alternativa per la loro collezione. Naturalmente resta sempre lo zoccolo duro degli esteti, di quanti privilegiano la qualità alla quantità, preferendo l\’artigianato di classe ed il modello prezioso alla produzione di massa. Si tratta di una percentuale minore, non insignificante ma incapace da sola di alimentare un mercato di fascia media. A Marsiglia s\’interrogano sul da farsi, i saldi sono già partiti ma da soli non riescono a conciliare l\’economia del gruppo. I prototipisti più validi lavorano per la concorrenza, garantendo migliore qualità e celerità nelle consegne, un fattore, quest\’ultimo, importantissimo per seguire le tematiche d\’attualità.

Il prototipo della Porsche 917/20 Pink Pig era opera di Perche, più tardi farà parte del nutrito gruppo dei montati Starter. 

Di Fraiz, autore del master di questa Pantera GTS, si sono perse le tracce. La parentela col modello Norev sembra molto stretta. 

Dopo la gloria dei Gruppi B, nei rally iniziò il periodo dei Gruppi A. Starter ne fece terreno di battaglia. Questa Mercedes 190E 2.3 è con ogni probabilità uno degli ultimi prototipi firmati da Goupille. 

Nel 1991, continua la proposta delle abituali tematiche, la qualità è sempre elevata, per fortuna, appare nel frattempo qualche modello apribile, ed alcuni kit, contenuti in un scatola personalizzata a scacci bianchi ed azzurri, sono realizzati in tiratura limitata, altri, invece, con una confezione a scacchi verdi, contengono un paio di modelli a costo limitato, una sorta di tre per due, relativo comunque a semplici varianti. Appare la Ferrari GTO 1962 ma non impressiona nessuno. Nello stesso anno si tenta la strada del Tour de France ciclistico, altra grande passione dei francesi: ecco la riproduzione piuttosto sommaria di una bicicletta da corsa con ruote a raggi fotoincisi, ma il progetto avrà vita breve. 

Victorni e Roulgie al lavoro: ed ecco realizzata in tempi brevissimi la Nissan Sunny GTI-R quinta al Rally Safari 1991.

Non sappiamo quanti modelli siano da attribuire a Fraiz, questa Aronde è comunque uscita dalla sue mani, con buoni risultati. 

Una bella riproduzione della Toyota Celica Gr.B, prima al Safari Rally 1984. E\’ restata a lungo una riproduzione inedita in questa scala. 

Accanto a proposte valide, si affiancano realizzazioni discutibili. Nel 1993, ad esempio, appare la Mini prima al Montecarlo 1967, un modello a lungo atteso ma che delude per la qualità, davvero bassa. 

Non mancavano soggetti abbastanza insoliti per la maggior parte dei produttori di kit in resina, come questa Peugeot 306 Cabriolet, evidentemente pensata in funzione del mercato francese. Questo è il classico kit che su ebay oggi viene via a 12 euro…

Le immagini sul catalogo iniziano a diminuire in grandezza: la causa è l\’aumento della produzione oppure un progressivo scadimento della qualità?

Come curiosità, ricordiamo nel 1988 un tentativo di sondare nuovi mercati, grazie alla produzione della Ferrari di F1 in gara in quella stagione, ma scontrarsi con Luca Tameo non era impresa da poco.

L\’Audi Quattro fu osteggiata da molti collezionisti, anche se dal confronto con quanto realizzato da BAM-X, il modello Starter usciva promosso a pieni voti. 

Victorni si espresse piuttosto bene con la Porsche Almeras prima al Montecarlo 1978. Fu questo comunque uno dei tanti kit messi in saldo dalla casa francese. 

Il paragone con quest\’altra Porsche è impietoso, e già all\’epoca Provence Moulage aveva presentato un\’analoga riproduzione. Meglio voltar pagina, pensò Calligaro…

Faster43 ideò per conto di Miniminiera queste due versioni di Porsche 956 corte, adattabili a basi Vitesse oppure Starter. In questo caso le decalcomanie Cartograf furono vantaggiosamente adattate al modello marsigliese. 

La decima edizione del catalogo Starter, apparsa nel 1994, celebra in pompa magna il completamento delle vincitrici della 24 ore di Le Mans anteguerra oltre al plateau completo delle vetture prime a Daytona nella 24 ore e nella 500 Miglia, a partire dal 1964. Ma tutto questo non basta per risollevarsi dalla crisi. Il confronto con Provence Moulage è sempre più a favore di quest’ultimo fabbricante e ad aprire ulteriormente gli occhi ai collezionisti ci pensano le impietose recensioni di Four Small Wheels che nel caso di doppioni (viene da pensare alla Honda NSX di Le Mans) non mancano di far notare – e a ragione – quanto il kit Provence Moulage sia migliore sia come qualità generale sia come concezione stessa.
La soluzione di tutto appare semplice, lasciare progressivamente il settore dei kit per rivolgersi ai montati.

Firma autografa di Henri Pescarolo sulla fotografia che ritrae la riproduzione della Courage C52 in gara a Le Mans nel 2000. Modello disponibile solo montato. 
La battaglia si faceva dura… Questa Panoz infatti uscì quasi in contemporanea con quanto realizzato da Onyx e non aveva argomenti più convincenti da mettere sul piatto. I montati Starter erano decorosi e niente più; le versioni competizione avevano il trasparente sulle decals. 
Analoga considerazione per la Toyota GT-1 in gara nel 1998 a Le Mans. Si trattava di montati \”economici\”, d\’accordo, ma Onyx spuntava prezzi di gran lunga inferiori. Seguire l\’attualità comportava questi rischi, purtroppo. 

All\’orizzonte Paul Lang, si sa, ha già gettato le basi di Minichamps made in China, i primi modelli a basso costo prendono ad invadere progressivamente il mercato, il gap qualitativo rispetto gli artigiani inizia un poco alla volta a scendere, quindi è necessario trovare un prodotto intermedio che sappia coniugare costi e qualità, la classica quadratura del cerchio.
Impossibile trovare mano d\’opera qualificata in Francia, o, almeno, gli artigiani ci sono ma non è più conveniente mantenere una quindicina di dipendenti. L\’interesse di Starter si sposta quindi nell\’Africa del Nord o in Asia. A Mauritius, ad esempio, esiste da anni una consolidata tradizione artigianale composta da centinaia di abili costruttori di velieri con manodopera prevalentemente femminile. Da questi laboratori escono piccoli capolavori, apprezzati in tutto il mondo, ad un prezzo decisamente competitivo. Nel 1993 si decide quindi di appaltare qui la produzione dei montati. Calligaro parte con uno stock di kit per verificare in prima persona le potenzialità africane, sfidando la perplessità di Philippe Roche.

Se non erano le realtà industriali a mettere i bastoni tra le ruote a Starter, ci pensavano i cugini di Provence Moulage. La Peugeot 206 XRC, realizzata in kit, costituì uno scomodo doppione. 

A volte ritornano… Gira che ti rigira, ecco di nuovo in circolo sul finire degli anni novanta la celebrata Porsche 935 JMS. Da MRF a Record, passando per Starter, tutta la Provenza diventa paese. E oggi, Spark…

Come se non bastasse Onyx, ci si metteva anche la portoghese Trofeu e la frittata era fatta. Si prospettavano giornate problematiche in seno al gruppo Starter. 

Purtroppo , il 5 Luglio dell\’anno seguente, quest\’ultimo scompare, lasciando Starter orfana di uno dei suoi fondatori ma, soprattutto, priva di un nocchiere lungimirante ed esperto. Calligaro, coadiuvato dalla moglie, cerca nella vasta produzione casalinga i modelli più gettonati: si sceglie tra le tematiche più diffuse quali la 24 ore di Le Mans, il mondiale rally oppure le vincenti delle gare più titolate. L\’asse portante di Starter si dimostra Le Mans: tutte le vincitrici sono infatti nel catalogo della casa marsigliese e, grazie ad un accordo con l\’ACO, questi modelli montati entrano ufficialmente a far parte del merchandising del club francese.
Un poco alla volta, tutta la produzione si affida ai montati. A partire dall\’anno 2000, solo il 15% del fatturato è riferito ai kit ma nessuna novità è prevista per il futuro, la concorrenza non consente più alcun tentativo in questa direzione. Starter riduce il personale a sole cinque persone, cercando di adattarsi in fretta ai nuovi mercati.
Dopo alcune défaillances iniziali, i montati prendono piede. Diventano più robusti grazie a modifiche ai dettagli più fragili, al tempo studiati per i kit e quindi con spessori e tecniche diverse. Le fotoincisioni lasciano il posto alla plastica iniettata, tecnica cara a Calligaro. Tra i best seller di Starter, la Peugeot 406 Coupé detiene la palma del modello più venduto pur dovendo fare i conti con una concorrenza chiamata Minichamps.

Si vende più la riproduzione di una vettura più conosciuta piuttosto che un\’altra inedita ma ignota ai più. La legger del commercio cita questo. Ma di Porsche 911 GT1, quante ne furono fatte?

La tematica Paris-Dakar era di grande attualità al punto che Starter acquistò alcuni prototipi esterni per allargare il volume di vendite. Un modello montato, proveniente direttamente dalle rive dell\’Oceano atlantico. 

La sigla SL che compare davanti alla referenza 012 significa Série Limitée. In quanti esemplari, non è dato saperlo, anche perché i modelli non erano numerati singolarmente. Minichamps di BMW LMP1 ne sfornò migliaia, Starter, forse, qualcuna in meno. 


Come già accennato, sono i macchinari a svolgere un ruolo da protagonista nel capannone Starter: una pressa per iniezione da 25 tonnellate, un computer che consente la programmazione degli stampi oppure un tornio a controllo numerico fanno la differenza, ma quel che manca è un team di prototipisti in gamba, in grado di rivaleggiare con la concorrenza. Lo staff, ridotto all\’osso, può infatti contare su di un solo artigiano in grado di scolpire un master. Certo, il prodotto finito ha un suo mercato ma i cinesi fanno sempre più paura e la lontananza dal luogo di effettiva produzione crea problematiche difficili da gestire. 

La gamma dei factory built comprendeva anche diverse vetture stradali, soprattutto supercar. Questa è una Lamborghini Countach 1985…

con la sua scatola originale, che ricordava nella livrea quella dei kit, salvo avere una larga apertura per mostrare il modello, montato su una basetta in plastica e vetrina in plexi. 

Altro modello stradale venduto anche come montato, la Ferrari 328 GTB. 


Basta poco per interrompere una fornitura. In più, la ditta marsigliese si affida a diversi laboratori e non sempre la qualità del prodotto finale è uniforme, a Mauritius queste automobiline sono ritenute più giocattoli che modelli da collezione, con tutte le conseguenze del caso. Nonostante ciò, i numeri ci sono: ogni mese da duemila a duemilacinquecento riproduzioni in scala escono dai magazzini per essere spedite in ogni angolo del mondo.

In quegli anni, c\’era poco da fare. Se seguivi la tematica Le Mans, prima o poi dovevi mettere in conto di scontrarti con la concorrenza, sia artigianale, sia industriale. Che recava nomi quali Provence Moulage, Renaissance oppure Minichamps. Le fette della torta si riducevano sempre più…

Calligaro è comunque uomo di conto, mentre Roche era collezionista, forse sta in questa distinzione la spiegazione della scomparsa l\’anno seguente dalle scene di Jean-Pierre. Il marchio è ceduto infatti a Provence Moulage, il rapporto tra costi e ricavi non è più redditizio e sul numero 60 di Automodélisme appare una pagina pubblicitaria che raggruppa alcuni montati: Cadillac LMP, Subaru WRC, Talbot Lago Le Mans 1950, Aston Martin DB7 ed Austin Healey 100. Reca la dicitura \”Built up by Starter\” ma in fondo pagina compare l\’indirizzo di Provence Moulage.

Il prezzo di questi montati si collocava all\’epoca tra i prodotti elitari e i pressofusi. Purtroppo per Starter la qualità di questi ultimi era cresciuta enormemente, rendendo impietoso ogni confronto diretto. 

Tutto ha un inizio e tutto ha una fine, come nelle migliori storie, l\’avventura si è conclusa ma il marchio non è scomparso. Calligaro si è ritirato, consapevole di non essere più competitivo oppure semplicemente perché stanco e desideroso di godersi la meritata pensione.
Dei molti prototipi frutto di tanti anni di lavoro, si ignora oggi il destino, nel frattempo anche Provence Moulage ha chiuso bottega, assorbita da Norev.

L\’Audi R8 era un soggetto troppo appetibile per essere trascurato, ma anche in questo caso la concorrenza degli \”industriali\” si faceva sentire eccome. Questa è la versione vincitrice della 24 Ore di Le Mans 2000…

…e questa è un\’altra delle vetture ufficiali schierate alla 24 Ore quell\’anno. 

Anche la BMW LMR venne declinata in diverse varianti, e questa è una delle più attraenti. 

Così si presentava un modello, pronto per essere spedito ai negozi: una fascetta assicurava il modello alla basetta, oltre alle due viti di fissaggio. Ancora oggi si possono trovare abbastanza facilmente questi factory built ed è possibile portarseli a casa a prezzi bassissimi. Di tanto in tanto, addirittura appaiono su ebay o altrove piccoli stock di 20-30 modelli provenienti da magazzini o da negozi che hanno liquidato la merce invenduta. 

Tenendo conto dei tempi attuali, si tratta di un patrimonio purtroppo relativo, il cui valore è destinato progressivamente ad esaurirsi, salvo qualche eccezione.

Una vista completa della Subaru Impreza WRC del Montecarlo 2001. Un modello dignitoso, reso inesatto dalla mancanza dello sponsor 555. 


A Mauritius, alcuni laboratori sono tornati a riprodurre velieri, a Marsiglia, oggi, si respira un\’aria nuova, il nuovo millennio ha portato mutamenti drastici, qualcuno ha scelto di iniziare un viaggio verso mete lontane, portando con sé in valigia la passione e l\’esperienza maturata in tempi passati. I pionieri lasciano il passo alla storia, rifugiandosi nei ricordi di un\’epopea-ci piace chiamarla oggi così- bella da raccontare a quanti non l\’hanno vissuta in prima persona.
Carlo Caspani ha scritto nel blog una farse davvero bella: \”Chi conosce la storia è padrone del proprio passato e quindi del presente e perfino del futuro\”.

Un modello che testimonia la collaborazione fra Starter e Provence Moulage tra i montati è la Peugeot 504 Cabriolet. Rigorosamente immatricolato \”13\” (il dipartimento di Marsiglia), si tratta di un modello montato decorosamente, che ancora oggi conserva un certo fascino, oltre a costituire una testimonianza di una realtà che non esiste più. 

A noi piace terminare qui il racconto di Starter, forse Philippe Roche avrebbe preferito un epilogo diverso ma la vita è fatta di scelte e, a volte, è condita da qualche rimpianto.

Quando il produttore diventa sponsor: alla 24 Ore di Daytona del 1994 una Porsche 911 Turbo GTU recava il marchio Starter sulle derive dell\’ala posteriore. Naturalmente la vettura fu oggetto della riproduzione da parte del fabbricante francese. 


Kess Models: Alfa Romeo Sprint 1.5 Quadrifoglio Verde 1983

Dopo la Maserati Quattroporte, l\’Alfa 6 e l\’Alfetta Quadrifoglio Oro, l\’italiana Kess Scale Models propone un modello molto atteso dai collezionisti, che era stato presentato già all\’ultimo expo di Novegro: la Sprint 1.5 Quadrifoglio Verde. La Sprint, svelata nel marzo del 1983, era essenzialmente una Alfasud Sprint rivisitata; il nuovo modello, tuttavia, perdeva il nome di Alfasud, per chiamarsi semplicemente Sprint. Tre le versioni disponibili all\’epoca: 1300, 1500 e 1500 Quadrifoglio Verde, che si contraddistingueva per delle ruote in lega specifiche. Questa gamma di vetture rimase in produzione fino al 1987, anno in cui fu sostituita da un restyling, conservando la motorizzazione 1.3 ma sostituendo i motori 1500cc con i 1700cc. La Sprint uscì definitivamente di produzione nel 1989. Due le colorazioni proposte da Kess nella serie standard: un classico Rosso Alfa (catalogo KE43000091) e nero (KE43000090). Questi due modelli sono stati realizzati rispettivamente in 285 e 254 esemplari. Esistono poi due colorazioni speciali vendute in esclusiva da Carmodel: argento metallizzato (KE43000093, in 51 esemplari) e bianco (KE43000092, 49 esemplari). Ricordiamo che i Kess Models, eccetto le serie esclusive di Carmodel, sono distribuiti in Italia da Balocco di Cesena. Lasciamo la parola alle immagini, che saranno accompagnate da articolate didascalie.

Il giudizio complessivo è buono, forse anche molto buono, sebbene questa Sprint sia penalizzata da qualche particolare che poteva essere realizzato meglio. In un certo senso è stato fatto un mezzo passo indietro rispetto ai primi modelli della serie, ma senza dubbio si tratta di un articolo atteso da molto tempo che dev\’essere accolto con favore dai collezionisti. Peccato per qualche ingenuità di troppo, facilmente evitabile. Speriamo comunque che Kess continui con idee di questo genere, di cui c\’è un gran bisogno. Del resto il programma di novità prossime all\’uscita è invitante (Mini De Tomaso, Citroen BX Sport sono annunciate per marzo) e le competenze ci sono. Il problema, semmai, è far collimare i progetti con l\’esecuzione materiale in Cina, cosa non sempre facile.

La classica confezione Kess: basetta simil-alluminio in plastica, vetrinetta in plexi e protezione esterna in cartone. Il tutto molto sobrio ed elegante. 
Per queste note abbiamo scelto un esemplare rosso Alfa, che si presta meglio del nero a essere fotografato. Il colore è molto bello, corretto (più scuro di quanto non appaia col flash), e la finitura è perfetta senza sbavature né difetti evidenti. Bello lo specchietto retrovisore esterno, con superficie riflettente. 

Le proporzioni ci sono. La Sprint di Kess è un modello \”sano\”. Come sempre, carrozzeria in resina, interni in resina/plastica e pianale in plastica. 

Il paraurti si presta forse a qualche critica: le due bocchette sotto lo scudetto Alfa (correttamente bordato di verde) sono un po\’ troppo fini, così come le due frecce ai lati del paraurti. Anche i fari sembrano un pelino piccoli. 

Molto belli i gruppi ottici posteriori; notare il retronebbia sotto il paraurti. I vetri, su tutti gli esemplari che ho esaminato, sono incollati molto bene, senza eccessive tracce di colla né fastidiose aperture. Se la colla tiene nel tempo, il modello sotto questo aspetto è irreprensibile. 

I paraurti e i fascioni laterali sono correttamente bordati di verde. La targa richiama la provincia del fabbricante e il numero di catalogo del modello, a discapito della fedeltà storica. Intorno al 1984 la provincia di Teramo andava per le 190000 immatricolazioni complessive. Non credo sia neanche mai esistita una targa arancione di Teramo con un numero così alto. 

I cerchi riproducono il disegno specifico di quelli in lega della Quadrifoglio verde: il problema maggiore, che altera un po\’ la percezione del cerchio in 1:43, è l\’assenza di profondità  (o forse di definizione) delle piccole asole fra gli occhielli. La larghezza e la spalla delle gomme sono corrette. 

I gruppi ottici anteriori, con i due fendinebbia. 

Molto ben applicate le cornici dei vetri, complice anche – evidentemente – una prototipazione \”pulita\” e senza difetti.  L\’indicatore di direzione laterale è semplicemente dipinto in arancione e sembra più tondo che quadrato; su un modello di questa fascia si richiederebbe un elemento ottico più consono all\’originale. 

La griglietta rotonda dietro il finestrino posteriore non è orientata correttamente. 

Da questa immagine si percepiscono bene gli interni verdi, che facevano da pendant con le filettature della carrozzeria. Un richiamo evidente al colore del Quadrifoglio. 

Il caratteristico tessuto dei sedili è realizzato con delle decals. Notare, una volta di più, le cornici correttamente incollate. In questo esemplare il volante è incollato leggermente storto rispetto all\’asse longitudinale della vettura 

Il pianale è fissato alla scocca mediante quattro viti (due coppie alle estremità anteriore e posteriore). Per svitarne una delle due di coda è necessario rimuovere il terminale di scarico, attaccato al fondino con un perno e con una punta di colla neoprenica. 

Il fondino si sfila facilmente, visto che non è incollato alla scocca, ma solo avvitato. Notare il gruppo del divano posteriore, incastrato nella carrozzeria. All\’interno vi sono le cinture di sicurezza con fibbia fotoincisa. 

Questa è la parte più deludente del modello. Se non andiamo errati, il tunnel centrale dovrebbe essere di colore nero e dovrebbe collegarsi al cruscotto senza soluzione di continuità. Sul modello, invece, crea un effetto di discontinuità con la parte inferiore del cruscotto. Piuttosto grossolana la fattura del cambio e del freno a mano, nonché in generale di tutta la parte inferiore del tunnel sotto il cruscotto. Inspiegabilmente nell\’esemplare sotto, i pedali sono rimasti verdi, mentre sull\’esemplare nero sono stati correttamente colorati. Il bordo superiore dei poggiapiedi si nota molto anche a modello chiuso (complice il colore chiaro), e non si raccorda bene con la parte della scocca. 

Notare la retina trasparente all\’interno dei poggiatesta. I sedili, incollati un po\’ storti (specie quello lato passeggero) si risistemano facilmente, essendo incollati al pianale con una colla molto elastica. 

Ancora una visuale dei sedili.  La leva del cambio e il suo supporto col rivestimento in gomma avrebbero meritato un trattamento più fine.