Breve confronto Fiat Panda 2011 Mondo Motors e Motorama

Pur esulando dai normali argomenti del blog, i modelli low cost possono costituire, come ha testimoniato bene Umberto Cattani, delle ottime basi per elaborazioni soddisfacenti, un po\’ come erano i Solido negli anni settanta e ottanta. I modelli economici, oltretutto, possono aiutare a colmare lacune nelle collezioni e permettere anche, a chi non può spendere cifre oggettivamente alte in modelli di maggiore pregio, di costruire una raccolta ugualmente dignitosa.
La Fiat Panda modello 2011 ha sostituito il modello precedente, che era stato presentato nel 2003, e si caratterizza per una maggiore rotondità delle linee, per degli ingombri leggermente maggiori e per una migliorata funzionalità. In scala 1:43, due i modelli disponibili per pochi euro ciascuno (siamo nella fascia sotto i 5 !), prodotti da Mondo Motors e da Motorama. Il primo si fregia di prodotto ufficiale Fiat, e anche la scatola riporta il caratteristico bollino di \”official product\” con numero di serie. Entrambi hanno la classica configurazione di questo tipo di modelli, carrozzeria in zamac, chassis e interni in plastica, ruote/gomme in plastica. Ecco un breve confronto fra le due interpretazioni, delle quali la migliore sembra la Mondo Motors, anche se il Motorama ha qualche particolare in più che manca al modello concorrente.

A sinistra, la Fiat Panda Motorama, a destra la Mondo Motors. Le dimensioni sono pressoché identiche, anche se la Panda Mondo Motors ha delle linee di carrozzerie meglio definite e dei tagli meno grossolani rispetto a quella di Motorama. 

Le maniglie del Mondo Motors sono realizzate in spessore. La versione bianca non ha le protezioni laterali in nero, che sono presenti negli altri due colori disponibili (rosso e blu), vedi foto sotto. La protuberanza e le nervature sul cofano sono ben definite.

Il Motorama dà un\’idea di minore precisione nella definizione delle linee, soprattutto a livello di tagli delle portiere e dei paraurti. Entrambi i modelli hanno il marchio Fiat tampografato sulla calandra. 

La presa d\’aria inferiore, sotto la calandra del Motorama è meno dettaliata rispetto al Mondo Motors…

…che riporta correttamente la grigliatura. Notare anche la presenza dello specchietto stampato con i cristalli, mancante nel Motorama. Gli interni del Mondo Motors sono riprodotti con maggiore precisione e la qualità della plastica è leggermente migliore. Sul Mondo Motors è presente la leva del cambio, a differenza del Motorama. 

La terza luce laterale è reale nel Mondo Motors…

…mentre nel Motorama è semplicemente simulata da una tampografia grigia. Questo è forse il particolare che fa pendere definitivamente l\’ago della bilancia dalla parte del Mondo Motors. 

I Motorama hanno colori forse più attraenti (metallizzati) dei Mondo Motors. Sulla versione bianca di Mondo Motors manca la targa \”Panda\” e la tampografia Fiat sul posteriore, presente invece negli altri due colori (vedi foto sotto).

I cerchi del Mondo Motors sono più puliti, senza sbavature e ben definiti. 

Il Motorama ha cerchi meno belli, meno definiti e con qualche sbavatura dentro gli occhielli. 

Il fondino di entrambi i modelli riporta una meccanica riprodotta molto sommariamente; più realistica la larghezza delle gomme sul Mondo Motors…

…mentre sul Motorama la larghezza appare eccessiva. 

I gruppi ottici posteriori del Motorama sono più realistici, con la luce bianca della retromarcia…

…che manca sul Mondo Motors. 

La scatola del Motorama è più giocattolesca…
…mentre quella del Mondo Motors ricorda immediatamente la collaborazione ufficiale con Fiat. 

Ferrari 365 GT4BB Le Mans 1977 Ferrari Racing Collection

WIP

Ferrari 365 GT4BB Le Mans 1977
Ferrari Racing Collection 1/43
Testo e foto Umberto Cattani
L\’ereditiera
Una bella immagine che ritrae la 365 ferma al box già nella sua veste definitiva. 
Dopo la gloriosa Ferrari Daytona preparata in Gr.4, si cercava un\’erede degna di tal nome, in grado di rinverdirne i fasti. Non potendo contare su un appoggio ufficiale, chi se non Luigi Chinetti poteva impegnarsi nell\’opera? Rimboccatosi le maniche, l\’appassionato concessionario americano trovò nella 365 GT4 una base adatta allo sviluppo. Siamo nel 1975, il debutto avviene a Daytona per mano di Minter e Ballot-Lena ma la vettura nel corso delle prove non percorse più di un giro di pista. A Sebring, invece, la 365 chassis 18095 riesce finalmente a prendere il via, guidata, oltre che da Minter, anche dal canadese Wietzes. Pur avendo terminato la gara al sesto posto, non si trattò di una prestazione troppo brillante, la BMW vincitrice infatti era molto lontana. A Lime Rock un principio d\’incendio determinò il ritiro. Per la 24 ore di Le Mans, si ricorse ad una carrozzeria più tradizionale ma la diatriba tra NART ed organizzatori portò all\’abbandono del team di Chinetti con tutte le vetture iscritte alla gara. Il 1976 fu speso nello sviluppo e la 365 tornò a ruggire di nuovo a Le Mans nel 1977. 
Vista dall\’alto, si nota come il bollo portanumero di coda avesse un diametro inferiore agli altri. La vettura è ritratta in occasione delle prove, come si nota da alcuni dettagli. 
Parafanghi allargati consentivano di montare gomme di dimensioni generose, sui fianchi due NACA portavano aria ai freni posteriori, diverso era anche lo sviluppo del cofano anteriore ed in coda fu montato uno spoiler. Guidata da Migault e Guittény, la BB ebbe un debutto incoraggiante, dopo un\’ora e mezzo di gara era risalita fino al secondo posto assoluto. 
Qui invece la vettura è pronta per schierarsi al via. Specchietti neri, flap anteriori, scotch sui plexi dei fari. Ben evidente il rigonfiamento all\’interno della zona che ospita i fari di sinistra, assente sul lato opposto. 
Purtroppo, prima una perdita d\’olio seguita poi da noie alla frizione ed al cambio ne limitarono le prestazioni. Pur se perseguitata da queste noie meccaniche, la Ferrari vinse la classe IMSA terminando la gara al sedicesimo posto. Lo stesso equipaggio correrà l\’anno seguente a Daytona ma con scarsi risultati. NART si fece quindi da parte, deluso dall\’avventura, e toccò quindi ad Howard O\’Flynn, banchiere a Wall Street e titolare del Team Grand Competition Cars, il cimento nell\’avventura Le Mans. 
Una vista posteriore di tre quarti, non troppo nitida ma utile per scorgere alcuni preziosi dettagli. 
In luogo del motore originale fu montata una nuova unità proveniente da una 512. La vettura fu alleggerita grazie a nuovi cofani in alluminio, perdendo circa 70 kg. Affidata di nuovo a Migault ed a Guittény, la 18095 finì la gara sempre al sedicesimo posto, come l\’anno precedente. La BB terminò la sua breve carriera l\’8 Luglio dello stesso anno, a Watkins Glen. Un modesto ottavo posto finale concluse un percorso agonistico non troppo brillante.
L\’assetto del modello è corretto, la 365 aveva una luce importante tra gomme ed arco dei passaruota, interpretata correttamente. 
Come realizzazione pressofusa in scala 1/43, se si eccettua la produzione artigianale -in primis il kit firmato da André Marie Ruf- il modello della 365 GT4 Le Mans 1977 proposto nella Ferrari Racing Collection costituisce una primizia assoluta. Le caratteristiche di base ed il relativo prezzo sono costanti, focalizziamo quindi le nostre attenzioni sull\’aspetto e la fedeltà della riproduzione.
I due lati erano simmetrici come decorazione, eccezion fatta per il posizionamento del bollo portanumero posteriore, presente a destra. 
La prima cosa che si nota è lo spazio ridotto dell\’alloggiamento dei fari anteriori, certamente il difetto più evidente e penalizzante. Discutibili anche lo spoiler di coda ed il taglio dei parafanghi posteriori ma in questo caso bisogna chiudere un occhio, infatti l\’intervento sarebbe possibile da attuare solo trovando un set di decalcomanie di ricambio, dato che quasi tutta la decorazione è tampografata.
A nostro avviso questo è il difetto più importante del modello: la ridotta sezione dell\’alloggiamento dei fari anteriori. 
Buona la riproduzione dei cerchi, l\’assetto, condizionato dal disegno dei passaruota, appare fedele. Questa BB non poggiava le gomme sugli archi, la luce tra pneumatico e parafango era ben evidente. Fondamentalmente si tratta quindi di una base sana su cui poter lavorare, favoriti da un pianale ancorato alla scocca tramite viti e da una verniciatura di livello più che accettabile. La stessa decorazione è fedele, quindi gli ingredienti principali sono presenti, il resto è affidato al vostro talento.
Forse, vista di coda, la 365 appare un po\’ magra, l\’interno degli scarichi va dipinto in nero opaco e gli stessi terminali erano trattenuti da una doppia treccia metallica.
A noi, quell\’alloggiamento striminzito dei fari proprio non andava giù, che fare?
Il rischio maggiore, fresando la sede originale, è che l\’attrezzo s\’impunti sullo zama, terminando la sua corsa sconsiderata sulla carrozzeria, scheggiando la vernice.
In questi casi, bisogna far uso di attrezzature fresche, il lavoro sarà più spedito ed incisivo. Attenti però, perché ad una maggior forza lavorativa si associa il concreto pericolo di far ricami poco graditi. Per limitare ogni danno, abbiamo fasciato il muso con carta adesiva, delimitando la zona interessata ai lavori in corso. Non resta che affidarsi a Santa Fresa e pregare d\’avere mano ferma ed allenata. Per fortuna è andata bene ma abbiamo sudato le proverbiali sei canottiere…
Le proporzioni sono accettabili, la linea ci sembra interpretata con buona fedeltà. Naturalmente non siamo ai massimi livelli ma il compromesso tra prezzo e qualità ci sta tutto. 
Naturalmente bisogna lavorare il nemico ai fianchi, con attenzione. Il piano orizzontale sarà livellato incollando in sede due fogli di acetato tagliato ad arte e poi dipinti in nero opaco. Ruf e tutta la serie di suoi clonatori avevano dimenticato un dettaglio originale: nel vano sinistro fu ricavato un rigonfiamento trapezoidale, assente a destra. Abbiamo creato questo particolare sagomando con lime e carta vetro un blocchetto di resina, poi incollato in sede. Per i fari, la produzione firmata Stefano Adami ci viene costantemente in aiuto. 
Siamo convinti che questo modello avrà un buon successo di vendite. Da parte vostra, servirà un minimo di lavoro supplementare prima di mettere in vetrina la 365 GT4 NART. 

Certo, in giro si trova di meglio, gli artigiani sono stati più coscienziosi, ma anche loro, qua e là, hanno fatto degli errori. E voi, con poco più di 12 euro, potrete accontentare la tasta e soddisfare le vostre pretese modellistiche. 

Un\’immagine più circoscritta evidenzia il difetto principe, difficile davvero da digerire. 

Esternamente-gli interni richiedono sforzi più prolungati-abbiamo rimpiazzato il tergicristallo originale con un altro fotoinciso, e sempre in fotoincisione sono i tappi rifornimento, le clip di fissaggio del parabrezza, i fermacofano, lo staccabatteria ed i gommini elastici che serrano il cofano motore. In questo caso, il cestino con i viveri vi sarà di grande aiuto, ogni onesto tuner ne deve avere uno ben fornito, per ogni evenienza e per ogni appetito. Sui bolli portanumero abbiamo incollato, sovrapponendoli a quelli riprodotti a decalcomania, i faretti d\’illuminazione, sempre ideati da Stefano Adami. 
Poco realistiche quelle griglie in coda, semplicemente dipinte. Per quanto riguarda le pieghe del bollo portanumero originale, nessun timore, tanto dovrete toglierlo…

Maschera di bellezza oppure lifting? Il trapano sta già scaldandosi, ansioso di scavare!

Qui e sotto: la mano ci ha aiutato, e con lei, Santa Fresa. Una lima e della carta vetrata ci aiuteranno invece nella finitura finale. Due pezzetti di acetato molto fine (sopra) saranno incollati sul piano orizzontale, per livellare la superficie, che andrà poi dipinta in nero opaco. 

Essendo i parafanghi anteriori passanti, abbiamo dipinto in nero satinato il doppio taglio verticale, per ingannare l\’occhio. Solo un talento giapponese si metterebbe a fresarne l\’apertura!  Avendo allargato il vano che ospita i fari, il logo rettangolare Total andava eliminato e sostituito da un altro più piccolo, a patto di trovare una decal adatta allo scopo. La fortuna ci ha assistito, quindi, con un cotton fioc imbevuto d\’acetone, abbiamo cancellato la scritta d\’origine senza particolari problemi. In coda i gruppi ottici, ivi compreso il faro rettangolare supplementare, sono stati dipinti prima in argento brillante quindi ripassati con smalti clear, in grado di donare maggiore realismo. 
Gl interni originali. Su quasi tutti i modelli di questa collezione si notano omissioni ed errori più o meno importanti. 

Gli interni facilmente scomponibili negli elementi principali: cruscotto, pianale e sedile. 

Il sedile in metallo bianco che andrà a sostituire l\’originale in plastica. Il tergicristallo fotoinciso è già stato dipinto e attende che la vernice nera si asciughi. 
Primi lavori sugli interni: roll-bar centrale, rinforzo, serbatoio, leva del cambio e piastra poggiapiedi, oltre la pedaliera. 
Lavori ultimati: cinture di sicurezza, centraline, barra alleggerita, bracci inferiori del roll-bar. 
Inserito il cruscotto sul tunnel, il pianale è pronto ad essere riavvitato alla carrozzeria. Gli assali sono stati incollati, meglio inserire una marcia e non lasciare il cambio in folle…

La parte interna degli scarichi va dipinta in nero opaco, un filo di cotone nero riprodurrà fedelmente il doppio laccio originale di sostegno. L\’unica decal ad acqua è costituta dal bollo portanumero posteriore, ed è un dettaglio che gioca a nostro favore perché va rimpiazzato con un altro di diametro inferiore. Dopo aver tolto facilmente l\’originale, immergendo la scocca in acqua calda, abbiamo poi ritagliato i caratteri adagiandoli successivamente su un bollo più piccolo, inserito poi dove gli compete. Anche in questo caso, abbiamo incollato un faretto d\’illuminazione accompagnato da un altro di forma cilindrica. La doppia griglia sul cofano motore, inserita dietro i cassoncini d\’aspirazione, in origine solo dipinta, è stata vantaggiosamente arricchita da griglie fotoincise.
Un poco alla volta, il nostro modello sta prendendo forma. Abbiamo nel frattempo eliminato il numero di gara posteriore e le scritte Total anteriori. 
Sul cofano posteriore sono state incollate due griglie fotoincise che poi verniceremo in nero opaco. Il bollo portanumero è già in posizione. 
Le nuove sedi dei fari anteriori, ricoperte con plexi di protezione e bande argento di fissaggio. Si nota anche il tappo fotoinciso sul lato destro del cofano. 

Al posto dei rettangoli neri a decal, abbiamo incollato fari di illuminazione dei numeri firmati Adami. Saranno poi dipinti in nero opaco. 

Sul modello abbiamo passato una mano di cera protettiva, senza insistere troppo per non scolorire le tampografie d\’origine. 
Come già accennato, gli interni richiedono qualche attenzione supplementare. Una foto presente sul libro di Prunet \”Les Ferrari de route e de reve\” ci permette di scoprire l\’errore. La leva del cambio con relativa griglia fu spostata dalla sede originale al pavimento, la zona del selettore fu coperta da un rinforzo irrobustito da fasce di scotch adesivo. Questo rinforzo aveva il doppio scopo di chiudere lo spazio creatosi e di fungere in qualche modo da appoggio al braccio destro del pilota. L\’ampio serbatoio del carburante, seppure di colore nero, non aveva alcuna rivettatura ma superficie liscia. Per creare rinforzo e serbatoio abbiamo fatto ricorso a cartoncini bristol di spessore molto fine, nei colori rispettivamente marrone e nero. Il condotto del carburante, così come la paratia antifiamma verticale, vanno dipinti in alluminio lucido. Abbiamo aggiunto, oltre una nuova leva del cambio, una piastra antiscivolo e la pedaliera fotoincisa. La vettura disponeva di un roll-bar a centina con rinforzi posteriori, il tutto ricavato da filo d\’ottone poi dipinto in nero opaco.
Il modello è appena terminato, solo un occhio allenato saprà cogliere le modifiche ed i miglioramenti che gli sono stati dedicati. 

A conti fatti, sono state necessarie solo alcune ore di lavoro per giungere a questo risultato. Prima di cimentarvi nell\’opera, verificate di avere tutti gli ingredienti necessari. 

In coda si nota il doppio sostegno che reggeva gli scarichi. I gruppi ottici sono stati ridipinti con colori clear specifici. 

Ora ci sembra che la nostra Ferrari ci… veda meglio ed abbia spalancato gli occhi, finalmente. \”La notte è piccola per noi, troppo piccolina…\”. Ricordate le gemellone di gamba lunga?

Pochi fotografano i modelli da questa prospettiva, e dire che grazie a questa angolazione si evidenziano alcuni errori nell\’interpretazione finale di un modello. 

Sul piano orizzontale dietro al sedile di guida-particolare da noi sostituto con altro in metallo-vano incollate la scatola nera e l\’accensione elettronica, allontanata il più possibile dal serbatoio carburante. Cinture telate con fibbie fotoincise equipaggiano il nuovo sedile. A noi, le cinture sono sembrate azzurre ma in giro non ci sono foto attendibili, la stessa marca di fabbricazione è ignota. Se salterà fuori qualche documento, basterà aprire il modello, rettificando dove  necessario. E\’ tutto, ci pare di non aver tralasciato nulla, la BB è ora pronta per il vostro mini museo, non è perfetta al 100%, come abbiamo già sottolineato, ma già con gli occhi nuovi svela una spetto più fedele al vero. Gli altri sono ritocchi di routine, alla portata di tutti, secondo la nostra già conosciuta filosofia che ci spinge all\’economia di base. Poca spesa, buona resa e, quando serve, turbinar di fresa…Buon divertimento, vi aspettiamo tra quindici giorni, quella 308 GTB Turbo CARMA che occhieggia sulla brochure Ferrari Racing Collection siamo certi solleciterà la vostra curiosità ed i vostri appetiti. La cricca Facetti Finotto ne aveva combinata una delle belle!

Nota di D.T.: Per chi fosse interessato, Remember ha prodotto un piccolo transkit aggiuntivo per permettere di dettagliare ancora di più il modello descritto da Umberto Cattani. La busta contiene un set di ruote corrette (quelle del modello sono leggermente inesatte), un treno di gomme, un foglio completo di decals Cartograf, un tergicristallo a due componenti già verniciato in nero e due ganci fermacofano laterali in gomma. Le ruote sono state già montate sull\’assale, dopo aver preso le misure del modello di origine. 
Il transkit Remember con gli assali, i cerchi, le gomme, il tergi, i ganci fermacofano e il set di decals Cartograf. 

Gli assali montati su un modello (non elaborato). 

Il cerchio e la gomma, più corretti di quelli forniti col modello. Alle gomme andranno aggiunte le scritte Goodyear, comprese nel foglio di decals del transkit.  

Arezzo Classic Motors, 12 gennaio 2013

Se vi capita di passare dalle parti di Arezzo domani (oggi è troppo tardi…) date un\’occhiata ad Arezzo Classic Motors, rassegna che ormai da diversi anni costituisce uno dei maggiori appuntamenti motoristici toscani. Oltre alle \”solite\” auto d\’epoca (quest\’anno ce ne sono di davvero interessanti), vi è da segnalare la presenza di alcuni abituali venditori come la libreria Gilena, e alcuni banchi di modellismo magari non eccezionali ma che propongono pezzi che normalmente non si vedono nelle borse più \”classiche\”, magari esclusivamente modellistiche. Ecco una sintetica gallery per rendere un po\’ l\’idea.

Porsche 956/962C: due novità in serie limitata di Spark

Decisamente la Porsche 956/962 costituisce una fonte pressoché inesauribile per chi voglia ripercorrere la storia dei molti team che l\’hanno impiegata nell\’arco di un decennio. Era stato così per i produttori di kit in resina, è altrettanto per Spark. Appena uscite due varianti, una su base 956, l\’altra su base 962C. La prima referenza riproduce la vettura del team Joest che vinse la gara del DRM a Zolder nel 1983 con Bob Wollek. Edizione limitata a 300 esemplari, questo modello fa parte della serie dedicata al pilota alsaziano, realizzata dal negozio tedesco Cartima in collaborazione con Porsche (catalogo CA-WOL06). L\’altro modello è una 962C di Brun, già in configurazione con cerchi più grandi e coda con la caratteristica \”gobba\”. In questo caso la tiratura è di 500 esemplari e la versione prescelta è la \”Rial-Carrera\” del Nurburgring 1987, pilotata da Jochen Mass. Questa edizione è stata fatta per l\’importatore tedesco di Spark, Maxmobile GmbH (catalogo SG025). Non si tratta di un modello inedito ma poco ci manca: se non andiamo errati l\’aveva riprodotto solo la svizzera Romue Models all\’inizio degli anni novanta, ma nella versione Hockenheim. I porschisti apprezzeranno… vero Luigi?

Spark CA-WOL-06 Porsche 956 Joest-Warsteiner DRM Zolder 1983 Bob Wollek

Spark SG025 Porsche 962C Brun-Rial Nurburgring 1987 Jochen Mass

La storia della Starter, II parte

Starter Parte II
Testo Umberto Cattani, collaborazione David Tarallo
Foto Umberto Cattani-David Tarallo
E la nave va….

La Porsche 356B Carrera GTL Abarth segna il debutto di
Perche in seno a Starter. La produzione cresceva e si
cercavano nuovi talenti in grado di allargare le
prospettive commerciali. 

Tolti gli ormeggi, la barca Starter prende il largo. Chiamarla barca ci sembra un po\’ riduttivo, forse sarebbe meglio definirla una corazzata, con tutti gli attributi in regola per fronteggiare la concorrenza.
Se Starter mosse i primi passi nell\’estate 1983, non bisogna dimenticare che all\’orizzonte già s\’era profilata l\’avversaria principale. Nel 1982 infatti, a Cogolin, piccolo comune a pochi km da Saint Tropez, nasceva Provence Moulage, una firma che avrebbe ingaggiato un duello all\’arma bianca con il gruppo marsigliese, con esiti che vi narreremo più avanti. Tornando alla nostra protagonista, il secondo catalogo Starter copre il periodo compreso tra l\’autunno 1985 e la fine del 1986. Gli obiettivi diventano sempre più ambiziosi: da sei novità per mese si passa ad otto, le pagine diventano a colori e l\’attività di Calligraphe si allarga alla produzione di decalcomanie conto terzi nelle scale 1/43, 1/24 ed 1/87. Per l\’anno a venire, il 1987, la casa francese consente al collezionista di realizzare autonomamente il proprio raccoglitore. 
Il retro dell\’affiche spedita ai commercianti che, in questo modo, potevano attaccarla alla vetrina del loro negozio. Un modo semplice ma efficace per promuovere il prodotto. 
Per la prima volta, un fabbricante di modelli propone un\’informazione diretta, grazie all\’invio mensile di un foglio novità a colori tale e quale quello spedito ai commercianti. Un complemento indispensabile per facilitare il montaggio dei kit, accompagnato da una lettera che garantirà la conoscenza della produzione Starter presente e futura. 
Prima che la NASCAR facesse calare sul mondo dei modelli speciali la sua tremenda mannaia, Starter ebbe modo di proporre una nutrita serie di kit sulla tematica. Oggi se ne trovano ancora parecchi, a prezzi decisamente vantaggiosi. 
Bastava sottoscrivere un abbonamento, limitato alla Francia, di 70 franchi ed il postino vi portava direttamente a casa la busta con le novità. E\’ possibile che quest\’iniziativa celasse in qualche modo un passaggio diretto tra produttore e consumatore… Anche perché i kit contenevano istruzioni dettagliate che altro non erano se non la fotografia pubblicata sul dépliant. Inizia in quei mesi una fattiva collaborazione con Ulrich Upietz, fotografo tedesco che aveva fondato anni prima il Porsche Modell Club a Duisburg (per la storia del Porsche Modell Club, leggere qui ). Per conto di questa associazione furono realizzati kit personalizzati e serie di modelli montati da Juergen Renardy; tra le iniziative ci fu anche la sponsorizzazione congiunta di una Porsche 944 Turbo che partecipò alla Coppa monomarca del 1986, prontamente inserita nella linea modellistica del club. 
Una bella immagine della Porsche 944 Turbo che partecipò nel 1986 alla Cup omonima per i colori del Porsche Modell Club, associazione creata alla fine degli anni settanta da Ulrich Upietz, poi divenuto fotografo ufficiale Porsche nonché autore di libri. Il modello in scala 1:43 fu realizzato naturalmente da Starter. 
Furono commercializzate anche alcune Ferrari già montate, come ad esempio le TR60 e 61, vincitrici a Le Mans nel 1960 e 1961. Per conto di BAM, celebre negozio parigino, fu realizzata un\’ulteriore Ferrari, la 330 TRI prima a Le Mans nel 1962, disponibile sia in kit, sia montata da Jean-Paul Magnette.
Le Gruppo B erano vetture spettacolari e attiravano le attenzioni dei collezionisti. Perche si cimentò brillantemente nella riproduzione della MG Metro, declinata in numerose livree.

 
Solo la Delta S4 non raccolse i favori di Starter, forse perché qualcun altro a Cogolin si era brillantemente impegnato sul progetto? Ecco invece la Ford RS200. 

Purtroppo per Starter, la Citroën BX Gruppo B ebbe una carriera agonistica piuttosto sporadica, un grosso limite per una ditta che faceva della moltiplicazione delle versioni una delle sue strategie chiave. 

Dopo la Porsche 911, fu la 959 a cimentarsi fra le sabbie del deserto. La tematica della Dakar poteva contare su un buon numero di appassionati, soprattutto se imperniata sulle protagoniste assolute. 

Tra i prototipisti chiamati a lavorare sui master, si aggiunge Perche cui si devono modelli principalmente da rally. Benoit Moro lavorerà solo saltuariamente, principalmente sulla cera della Chevrolet Corvette realizzata da Ruf qualche anno prima, adattata e rivista in qualche dettaglio. Tra le novità in catalogo per la fine 1985, si evidenziano la Porsche 908/01 ed ulteriori versioni della 956 che festeggia le diecimila unità prodotte, celebrate da un\’etichetta gialla applicata sulla scatola. I rally entrano nella fase Gr.B ed ecco uscire la Citroen BX 4 TC, la MG Metro 6R4, l\’Audi Sport Quattro e la Ford RS200.
L\’attualità impera. Ferrari è protagonista con la 750 Monza, la TR60 e la 275P. Nella primavera 1986 Porsche torna a ruggire, celebre la bella serie di 908/2 protagoniste della Targa Florio 1969 ed altrettanto riuscite le 718/8. Tra le vincitrici della 24 ore di Le Mans, Starter propone la Ford MKIV, la Mercedes 300 SL e la Ferrari TR 61, ora finalmente disponibile anche in kit. Originale la scelta della Mercury Capri Trans Am, un kit divenuto oggi rarissimo e molto ricercato perché inedito. Naturalmente ogni modello si presta facilmente ad una moltiplicazione di versioni e livree. Il 1986 si chiude in pompa magna con l\’Aston Martin DBR1, la Nissan GTP IMSA, la Mercedes Kouros, la Spice Fiero C2, le Porsche 961 e 917K Coca-Cola. La NASCAR, altra passione di Philippe Roche, è celebrata dalla Pontiac in livrea Alugard.
La Mercedes 300SL fu spolpata all\’osso: si contano più di una decina di varianti; in pratica non ci fu gara passata sotto silenzio. Il mercato, allora, lo consentiva. 

Benoit Moro realizzò il prototipo della Peugeot 405 in gara alla Dakar. Lavorò molto bene e ancora oggi questo modello appare fedele ed è oltretutto piuttosto difficile da trovare. 

André-Marie Ruf cedette a Starter alcune delle sue cere. Si quella della Corvette 1969 lavorò Moro, per adattarla dalla produzione in metallo bianco a quella in resina. 

Inizialmente realizzata per conto di BAM (Boutique AutoMoto) di Parigi, la Ferrari 330 TRI entrò più tardi nel catalogo Starter.
Sotto il punto di vista amministrativo, nel 1985 fu creata una nuova società, denominata Callipress comprendente le due precedenti entità. Tutto va a gonfie vele, il kit non conosce crisi ed il gruppo giunge a contare oltre una ventina di dipendenti. Le cifre sono impressionanti: ogni mese escono dai magazzini circa seimila scatole di montaggio, una forza produttiva incredibile favorita dalla completa autonomia del gruppo, in grado di sviluppare internamente ogni fase lavorativa, dalla concezione del modello alla fase finale, passando attraverso stampaggio, disegno, serigrafia, fotoincisione, iniezione dei particolari, fabbricazione delle ruote a raggi. Si effettua pure lo stampaggio di resine conto terzi. 
Con l\’abolizione dei Gruppi B calò la spettacolarità dei rally ma l\’interesse dei collezionisti per la tematica non venne meno. Largo quindi alle Gruppo A; questa Mazda 323 fu prototipata da Goupille. 

La BMW M3 rinverdì i fasti delle Porsche 956! Era infatti possibile, partendo dalla stessa base, moltiplicare livree e versioni, anche se il mercato iniziava a dare qualche piccolo segno di cedimento. 

La bete-à-gagner, così i francesi avevano soprannominato la Stratos, un modello che non poteva mancare nel catalogo Starter. Fu comunque sviluppata solo nelle versioni più conosciute. 
Mentre gran parte degli artigiani si affida a ditte esterne per la realizzazione d\’ogni dettaglio, in Starter ampio spazio è dedicato a macchinari di tipo industriale, la concezione è quella della piccola impresa e non del semplice artigianato. Naturalmente, le potenzialità del mercato consentivano questo tipo d\’investimento a tal punto che la sede originale, ospitata in pochi vani nel Boulevard Pardigon, si sposta al numero 164 di Chemin Saint-Jean-du-Désert, in locali più ampi e confortevoli. Nel frattempo, allo scopo di snellire il magazzino, inizia una campagna promozionale di vendita, un certo numero di kit infatti viene posto in vendita anche in Italia ad un prezzo molto competitivo, circa 20.000 lire dell\’epoca, quasi la metà dei listini ufficiali. 
Starter fece la gioia di tanti \”spolpettatori\”… Produsse infatti numerosi fogli di decals generiche in varie scale, comprese l\’1:87 e l\’1:24. 

Un esempio di stampaggio conto terzi. La Ferrari 512S coda lunga che corse a Le Mans nel 1970 fu affidata da Faster43 a Starter, una garanzia in termini di serietà e velocità di consegne. 

Un kit di seconda generazione, il cui prototipo è opera di Victorini. La casa marsigliese si dedicò progressivamente alle vincitrici della 24 Ore di Le Mans, con ottimi riscontri. 

Un paio di kit offerti in saldo da Starter. Iniziava una fase di progressiva liquidazione degli stock giacenti in magazzino, allargata ad una buona parte delle decalcomanie prodotte da Calligraphe. 
Si tratta in gran parte di Rondeau e vetture NASCAR, il cui interesse è logicamente scarso. A fine 1987, la ditta marsigliese aveva a catalogo quasi quattrocento referenze ma qualcosa si muoveva nell\’aria, un venticello malandrino proveniente dalla vicina Costa Azzurra, foriero di grandi mutamenti. E la nave, di conseguenza, cercò porti più sicuri….

Da queste immagini potete farvi un\’idea delle varie tipologie di istruzioni che negli anni accompagnarono i kit Starter:  dalle più semplici, fino all\’arrivo del colore. 


Alfa Romeo 155 156 147 Competition Touring Cars

Peter Collins, Alfa Romeo 155 156 147 Competition Touring Cars, Veloce Publishing, 2012, pagg.226, prezzo Uk(£) 40,00/USD 79,95.

Questo libro ci voleva. Un\’opera così si inserisce in un filone già iniziato qualche tempo fa col volume di Sergio Limone sull\’attività dell\’Abarth sotto il gruppo Fiat. La storia sportiva recente del gruppo Fiat, con tutte le sue contraddizioni, le stranezze politiche e scelte ai limiti del masochismo resta un argomento intrigante. Storia recente, per certi versi, forse troppo per dire tutto, ma certamente questo libro, che tratta le vicende legate alle Alfa Romeo 155, 156 e 147 nelle gare turismo su pista, colma una lacuna che iniziava a farsi sentire. Tutto sommato, gli esordi di questo gruppo di vetture risalgono al 1992: ventun anni, che non sono ormai neanche pochi per cominciare a considerare le cose dal punto di vista dello storico, più che da quello del cronista. Siamo in presenza di un libro di rara precisione: il fatto che l\’argomento sia stato trattato da un autore inglese potrebbe fare storcere il naso; sono note le difficoltà degli anglosassoni ad affrontare le cose di casa nostra. E invece qui è tutto il contrario. C\’è tutto: tecnica, politica, storia sportiva, risvolti umani. Del resto Peter Collins è uno che – come si suol dire – è addentro. Non era facile dare un quadro soddisfacente delle molteplici esperienze dell\’Alfa con le tre piattaforme: la 155, che ebbe una brillante carriera iniziata nel Superturismo italiano e poi proseguita nelle varie configurazioni per il DTM; la 156, non solo nelle sue versioni più conosciute a livello internazionale, ma anche nella veste Gruppo N, che ha dato vita a una delle vetture più sfruttate nel nostro CIVT; la 147, infine, che dette vita in varie configurazioni ad alcune stagioni di un fortunato monomarca. Ricco l\’apparato iconografico, e non si è trascurato niente, neanche certe raffinatezze di cui forse nessuno si ricordava più, come la partecipazione di Giorgio Francia con la 155 GTA ufficiale alla Biella-Oropa del 1992, o le vetture riprese nei vari test, o ancora le 156 Gruppo N impegnate in campionati europei ormai caduti nell\’oblio. Molti i disegni a corredo, le riproduzioni delle carte di omologazione e alcuni argomenti tecnici affrontati con competenza, come il famigerato episodio dell\’ala posteriore della 155 campione del BTCC con Gabriele Tarquini (cui si deve tra l\’altro l\’introduzione del libro). Riassumendo, è un volume che interesserà tutti: i modellisti, gli appassionati dell\’Alfa, i cultori della storia delle gare turismo. Senza dubbio una delle migliori uscite dell\’ultima parte del 2012.

Minialuxe, si avvicina il momento della rinascita

Il revival è di moda, con serie più o meno ispirate alle vecchie produzioni: chi come Dan-Toys naviga ai confini della riedizione e del modello promozionale, chi come Atlas decide di ripristinare tout court – forte della licenza ufficiale – un marchio come Dinky Toys anche se con stampi del tutto nuovi, simili solo ad un primo sguardo a quelli dei modelli degli anni cinquanta e sessanta. Ci si prova anche con Minialuxe, ed è un\’operazione di cui si era già parlato in altre parti del blog. Ora, però, sembra tutto pronto per il debutto della serie, che sarà presentata a Retromobile agli inizi del prossimo febbraio; il sito ufficiale, http://www.minialuxe.fr , esiste già ma non è ancora operativo (per ora on-line c\’è solo l\’home page). Verrà creato anche un profilo Facebook, www.facebook.com/pages/Minialuxe . A completamento del rilancio di questo storico marchio, uscirà anche il primo libro sulla sua storia, scritto da un esperto di modelli obsoleti, Didier Beaujardin, caporedattore della rivista Passion43ème e già co-autore dei volumi su Norev. I modelli Minialuxe saranno offerti in varie gamme, con la possibilità di un abbonamento e con la creazione di edizioni speciali e numerate.

Prossima al lancio la nuova serie Minialuxe, che prevede varie gamme di modelli, più o meno ispirati alla produzione anni sessanta, ma con stampi del tutto nuovi. 

Starter, partenza lanciata: la storia del marchio con le scatole a scacchi [parte I]

Starter, partenza lanciata
Testo Umberto Cattani, collaborazione David Tarallo
Foto Umberto Cattani-David Tarallo
La celebre scatoletta a scacchi biancorossi
adagiata sul primo catalogo edito
da Starter nel 1983. La casa francese
avrebbe compiuto trent\’anni proprio nel 2013!

Settembre 1983, ci piace identificare le nostre storie con precisi riferimenti temporali, anche in questo modo si cerca di inquadrare la narrazione inserendola in un contesto di date, delineando un quadro relativo ad un periodo ben definito. L\’estate nel sud della Francia si fa ancora assaporare, il clima in Provenza è sempre piacevolmente caldo  ma nubi temporalesche si addensano all\’orizzonte. Ripert e Calligaro, padri di Record, decidono di comune accordo di interrompere il loro sodalizio modellistico. Il primo resta al timone di Record mentre il secondo, coadiuvato da Roche e Carpena, fonda una società denominata Starter. Gli obiettivi di questa nuova realtà sono ambiziosi, noi, da parte nostra, un passo alla volta ripercorreremo una vicenda umana e commerciale testimone dell\’evoluzione del settore.
Calligaro aveva le idee molto chiare. Dopo la separazione da André Ripert, trovò in Philippe Roche e Jean-Loup Carpena due alleati in grado di apportare nuove idee. Come già accennato, un punto debole di Record era costituito dalle decalcomanie. Calligaro capì che era necessario produrre tutto in casa, per abbattere i costi e contare sull\’affidabilità delle consegne. Troppe volte un kit si fermava a causa di intoppi esterni. Parallelamente a Starter fu costituita una ditta affiliata, Calligraphe, che si occupava della parte grafica, stampando cataloghi e, soprattutto, decalcomanie di buona qualità e semplice applicazione.
Dopo alcuni tentativi deludenti, la colla di supporto non era perfettamente trasparente ma assumeva una colorazione rosacea, il tiro fu rapidamente aggiustato. Oggi, a distanza di trent\’anni, le stesse decalcomanie appaiono accettabili ma con il tempo la vernice di supporto tende a cristallizzare, rendendole molto fragili.
Il primo kit riproduceva la Porsche 956 Gruppo C, si componeva di pochi particolari ma perfettamente ridotti in scala. 

Dalla data di debutto, fissata nel settembre 1983, Starter si propone di realizzare almeno sei kit ogni mese scegliendo come tematiche iniziali l\’Endurance, il Rallye, l\’IMSA e la NASCAR senza dimenticare le Gran Turismo.
Per il debutto ufficiale, si scelsero otto versioni di Porsche 956 in gara a Le Mans nel 1982 e 1983, nelle livree Rothmans, Kenwood, Skoal, Canon, BP, JDavid, New Man e Boss. 
Diverse le livree scelte da Starter per la sua serie iniziale di kit basati sulla Porsche 956. Questa è la celebre New Man di Joest. 
Le case artigianali riuscivano nel breve volgere di qualche settimana a presentare la riproduzione in scala di una vettura che poco tempo prima era scesa in gara. Ecco la Porsche 911 4×4, direttamente dalle sabbie sahariane…!

Riprendevano lo stesso prototipo di Goupille, rivisto in alcuni dettagli. La filosofia di base era la stessa maturata con Record: pianale ed alettone, dopo la resina iniziale, furono poi stampati in plastica. Pochi i pezzi che componevano la scatola, il tutto studiato allo scopo di facilitare il montaggio finale. Già in quegli anni, infatti, i garage dei collezionisti erano pieni di scatole, scatoline e scatolette mai aperte, creando quell\’ansia del tempo che fugge che fu alla base di tanti abbandoni collezionistici. Un kit Starter, tenendo conto del tempo necessario all\’essiccazione della vernice ed alla posa delle decalcomanie, poteva essere ultimato in un paio d\’ore. Sulle 956 e su altri modelli, i gruppi ottici erano in resina traslucida, gli interni formavano una cellula unica, gli acetati si adattavo perfettamente alle carrozzerie, i cerchi erano in acciaio, tutti questi ingredienti semplificavano il lavoro, rendendo gli Starter molto \”simpatici\” agli appassionati!
Il parallelo tra la Porsche 904 firmata Starter e quella Record è presto fatto. Uno è la copia conforme dell\’altro…
D\’accordo che le linee della Lancia 037 erano difficili da interpretare, ma questo modello non fu certo fra i più felici tra quelli creati da Bourdin. In Italia sapevamo fare meglio…
La Ford Mustang esulava leggermente dalle tematiche Starter. Il suo prototipo è da attribuire da François Bourdin. Fu realizzato in versione stradale o Tour Auto. 
Inizialmente, ma la tendenza si perpetuò nel tempo, il filone Porsche era dominante, grazie alla passione di Philippe Roche per le vetture di Stoccarda.
Già verso la fine degli anni settanta Philippe realizzò autonomamente un suo kit, firmato Ph. Story o anche Porsche Story. Riproduceva la Porsche 908/03 Turbo Martini, il modello poteva tranquillamente essere scambiato per un MRF, essendo la confezione e la resina del tutto simili a quelle utilizzate dalla casa marsigliese. Fu presentata in anteprima alla Borsa di Marsiglia 1979 priva delle decalcomanie – Cartograf non brillava certo per puntualità…- e solo nella primavera successiva poté finalmente ricevere il vestito della festa. Stranamente, la 908/03 non entrò mai nel catalogo ufficiale Starter. 
Il foglio d\’istruzioni che corredava il kit Ph.Story / Porsche Story. Responsabile del progetto, Philippe Roche che poi avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale in seno a Starter. 

Il kit Porsche Story della Porsche 908/3 Turbo debuttò nel 1979 alla borsa di Marsiglia. Solo nella primavera dell\’anno successivo sarà corredato dal foglio di decalcomanie relativo. 
Oltre la valanga di 956 lunghe o corte che fossero, Starter debuttò nel mondo Ferrari con una splendida 250 GT Sperimentale. Va sottolineato come, almeno inizialmente, tanti modelli si sovrapponessero a quanto prodotto da Record. Con ogni probabilità, qualcosa fu clonato, qualcos\’altro prese ufficialmente la strada di Boulevard Pardigon, prima sede della società, creando non poca confusione tra commercianti e collezionisti.
Starter fu tra le prime realtà artigianali a credere nella comunicazione: il loro catalogo era una vera primizia, qualcosa di mai visto prima se non da parte di Western Models, che, comunque, proponeva un semplice pieghevole, e di qualche altro marchio, soprattutto inglese (viene in mente, ad esempio, Auto Replicas, ma gli esempi sono pochi). La pubblicazione, venduta a 35 franchi, era in bianco e nero ma costituiva una fonte ineguagliabile d\’informazione per ogni appassionato.
Non traggano in inganno i cerchi. Su questo modello, infatti, sono state montate ruote firmate Bosica. Inizialmente, le Ferrari costituivano una parte importante della produzione Starter. 

Goupille forever! E Porsche come se piovesse. Se oggi trovate un kit Starter, prestate grande attenzione allo stato delle decalcomanie che con gli anni diventano molto fragili. 

Sulle Ferrari e, in genere, sulle vetture provviste di ruote a raggi, furono montate rivoluzionari cerchi con una raggiatura diversa e più fine rispetto le prime ruote MRF. In particolare, furono adottati galletti fedeli, realizzati in fotoincisione, lo stesso materiale sfruttato per riprodurre tergicristallo ed inserti dei cerchi. Come già accennato, alcuni doppioni si affiancarono pericolosamente alla produzione di Ripert: Porsche 935 K4 J.David, Opel Ascona 400, Porsche 924 Break, Ferrari 375 Plus e 250 GT SWB, ma l\’elenco sarebbe davvero troppo lungo da stilare. La battaglia era iniziata, senza esclusione di colpi!
Due versioni della R5 Maxi Turbo, un best seller immediato. All\’epoca, erano poche le ditte in grado di fronteggiare lo strapotere marsigliese. 
In sala macchine, era Goupille a tirar le fila e ad oliare gli ingranaggi, si devono a lui gran parte dei prototipi Starter di prima generazione ed è a lui che si attribuiscono le fortune iniziali del gruppo marsigliese. Nella primavera 1984 escono per la gioia degli appassionati alcune Ferrari come la TR58 in tre varianti e la 250 GT Tour de France, mentre tra le Porsche debuttano la 930 Zimmermann, una 718 RSK, la 924 IMSA Rislone e la 911 SC RS Gr.B.
Un modello piuttosto raro. Si tratta del primo montato risalente al 1984, il prezzo era concorrenziale ma il pubblico non gradì molto l\’iniziativa, forse a causa della scelta del soggetto riprodotto. 
La tematica IMSA arride alla Ford GTP ed in questo ambito non potevano mancare le macchine di Stoccarda, come la 935 K3 Style Auto, e la nuovissima 962 che fece il suo debutto a Daytona nel 1984. Goupille lavorò molto bene su alcune Ferrari, vedi la 330 LMB e la 375 MM Spider, dimostrando di sapersi destreggiare su qualsiasi soggetto Roche e Calligaro gli proponessero. 
Una delle rarissime Ferrari riprodotte da Bourdin, probabilmente l\’unica. Di questo prototipista si conosce ben poco, ogni informazione al suo riguardo sarà benvenuta. 

Bisognerà attendere parecchi anni per rivedere una riproduzione della 917 prima a Zeltweg nel 1969. All\’epoca, Starter giunse seconda dopo Faster43, ma nel caso del prodotto francese, si trattava di un kit; il Faster43 fu commercializzato solo montato. 
Carpena, agiva nell\’ombra, disegnando tutte le decalcomanie della produzione Starter, un lavoro oscuro ma che contribuiva concretamente al successo del marchio. Nell\’estate dello stesso anno l\’interesse si focalizzò sul marchio Rondeau, nello specifico i modelli M382 ed M379 che sarebbero stati in seguito accomunati alla M482. Non si trattava per inciso di prodotti Starter ma TeamT, con la firma di Boulevard Pardigon che ne curava solo lo stampaggio e la distribuzione.
La Porsche 935 K4 JDavid vide la luce quasi in contemporanea tra Record e Starter. Difficile stabilire chi fra i due concorrenti sia stato più corretto commercialmente, i master andavano e venivano vorticosamente…

Starter non faceva un uso smodato di fotoincisioni. Solo dov\’era necessario era usata questa tecnica, in questo caso tergicristallo, galletti dei cerchi e fermacofano. Una tendenza che non cambierà nel corso degli anni. 

In questo caso, il modello monta cerchi a raggi originali. Data l\’esiguità dei fili che riproducono i raggi, queste ruote erano da maneggiare con molta attenzione.

Inutile dilungarsi sulle varianti di Porsche 956 e 962, l\’asse portante di tutta la produzione Starter. Nel dettaglio, tutto ciò che scendeva in pista era oggetto d\’interesse!
Il filone Ferrari era ben lungi dall\’estinzione: 375 MM Coupé, 250 GTO 64, TR61 e Testarossa 84 festeggiavano assieme la fine dell\’anno, un 1984 trionfale per Starter. A novembre, fece il suo debutto la prima NASCAR: si trattava della Ford Thunderbird con i colori Wrangler, che sarà la prima di una lunga e fortunata serie, interrotta più tardi dagli appetiti famelici degli organizzatori del campionato. La linea Vintage fa il suo ingresso con una bella Ford Mustang Coupé del 1964, creata da François Bourdin, un nuovo prototipista entrato a far parte della scuderia provenzale. A lui si devono il master della Lancia 037 (da dimenticare) e della 375 MM Coupé (più azzeccata).
Qui sopra e sotto: un soggetto interessante, che ancora oggi spunta prezzi decisamente maggiori alla media dei kit Starter, almeno finché non se ne occuperanno Spark oppure – più verosimilmente – True Scale. Si tratta della Ford Probe GTP.

Il 1985 inizia con una novità inattesa: Starter affianca i montati ai kit ma si tratterà di un episodio. La scelta cadde sull\’ennesima Porsche e non poteva essere altrimenti. La 924 Cabriolet carrozzata da Hoffmann ebbe un\’accoglienza tiepida, al punto da convincere la dirigenza Starter a non insistere ulteriormente nell\’esperimento. Il debutto in gara della 959 4×4 non passò inosservato, a poche settimane dal termine della Parigi-Dakar il collezionista poteva cimentarsi nel montaggio di una delle tre vetture schierate al via. Era questo il punto di forza della Starter, coller l\’actualité, essere insomma sempre sul pezzo, assecondando gli appassionati e mettendo in sempre maggiore difficoltà la concorrenza. 
La Ferrari 250 GT Sperimentale, un modello decisamente ben riuscito. I kit Starter erano così: spesso azzeccatissimi nelle linee, semplici da montare e il risultato era quasi garantito. Aggiungendoci del proprio, era possibile ricavarne dei capolavori. 
Tutto passava attraverso le maglie del setaccio Starter: rally con la Ford RS200 e la Renault R5 Maxi Turbo, NASCAR con la Chevrolet Montecarlo, Le Mans con una nutrita serie di Ford GT40 Gulf ed un\’entusiasmante batteria di Ferrari 250 TR protagoniste nel 1958 e 1959. Il 1985 conclude questo nostro primo appuntamento con la casa marsigliese, impegnata come non mai ad accontentare i desideri dei collezionisti grazie a modelli come l\’ Alpine A310 V6 Turbo, la Ford Mustang GTO, la Porsche 908/03, la Toyota Celica Gr.B ed un\’inedita Ford Probe 7. 
Due varianti della Porsche 936, la 936/81 (a sinistra) e la vettura in configurazione Le Mans 1976 (a destra). 

Un altro soggetto rimasto inedito: la Mustang GTP IMSA 1983. 

Si è trattato di un\’annata densa di grandi soddisfazioni. Nel giro di un paio d\’anni Starter si è imposta all\’attenzione mondiale con una gamma articolata, in grado di abbracciare ogni tematica. Erano gli anni delle \”macchine da corsa\” e questo spiega seppure in parte il disinteresse per le stradali, una tendenza che Calligaro &C. manterranno fino all\’ultimo. Come sempre, stay tuned, ne leggerete delle belle prossimamente. Come un bel giallo a puntate, la tensione dev\’essere sempre mantenuta ai massimi livelli, alla fine non ci sarà un colpevole ma sotto i vostri occhi si dipanerà una storia che siamo certi vi coinvolgerà con il suo ritmo incalzante.
Porsche 924 Carrera GTR IMSA.

Alan Mann, a life of chance

Alan Mann in collaboration with Tony Dron, Alan Mann – a life of chance, MRP, Croydon 2012, pagg.272, Uk(£) 45,00 / USD 79,50

Tutti ricordano quelle favolose Ford rosso/oro. Immediatamente la memoria va alle Cortina, alle Escort o anche alle futuristiche P68 e P69. La carriera di Alan Mann, scomparso nel marzo del 2012 fu questo ma anche molto altro. Ci voleva un ex-pilota e ora giornalista, Tony Dron, per raccogliere le memorie di questo personaggio chiave nella storia dell\’automobilismo britannico. Questa è una storia ma anche un\’autobiografia, che inizia con l\’infanzia del protagonista e che continua – capitolo per capitolo – con un racconto entusiasmante, mai noioso su un\’esperienza irripetibile in un periodo eccezionale per l\’automobilismo sportivo. Nell\’occasione, Alan Mann, mise mano ai propri archivi, scovando delle vere e proprie perle, come la foto di Jim Clark al volante di una Cortina del team di Mann in prova a Goodwood alla fine del 1964, che smentisce coloro che continuavano a sostenere che Clark non avesse mai guidato una vettura della squadra di Alan Mann. Bellissimo il capitolo sulle Cobra, ricco di immagini inedite, e affascinante la retrospettiva sulla nascita e lo sviluppo delle F3L, il tutto condito dai ricordi personali che non sono mai appesantiti da noiose cronache, per le quali ovviamente si rimanda alle riviste dell\’epoca. Troppo libri vengono scritti compilando quelli che vengono considerati i fatti essenziali, dimenticando che in un volume di storia sono i come e i perché gli elementi che contano veramente, fatta salva naturalmente la correttezza dei fatti raccontati. Ma se il tizio si ritirò al terzo o al quarto giro sono note di cronaca che hanno senso solo se sono funzionali al racconto. Con la cronaca non si fa la storia. Chiude il volume un\’utilissima appendice con la lista di tutte le gare disputate dalle vetture di Alan Mann, compilata da Andy Morrison: un lavoro che già di suo merita il costo del libro. Il resto è puro divertimento. Da non perdere.