E\’ operativo da oggi il nuovo sito di Cartima, rinnovato nella grafica, più moderno e più ricco di funzionalità. I contenuti del vecchio sito non sono stati ancora del tutto trasferiti nel nuovo, ma a giorni l\’operazione sarà completata. Fra le iniziative che Cartima ha studiato per il 2013, vi è una tessera che permette l\’accesso a sconti e ad altre facilitazioni. Ogni acquisto dal sito, inoltre, permetterà di usufruire di uno sconto del 9,11% (evidente il richamo alla mitica Porsche…) fino al 31 gennaio 2013.
Messico e Nuvole. Porsche 356 Carrera Panamericana 1952 [di Umberto Cattani]
Arriba Carrera!
Testo e foto Umberto Cattani
WIP Brumm Porsche 356 1/43
Esaurito il capitolo storico, indispensabile per inserire i due modelli nel loro contesto agonistico, rivolgiamo l\’attenzione alle riproduzioni in scala delle 356. La scelta è caduta su altrettanti modelli Brumm, un prodotto economico che ben si presta allo spirito dell\’iniziativa. Come avete capito, questo spazio è dedicato alla passione più che alla qualità eccelsa, in parole povere, ci accontentiamo di lavorar di lima e stucco senza ricercare la perfezione, lontana anni luce dalle nostre mani. Le basi sono piuttosto datate, in commercio esiste altro, naturalmente, ma la filosofia di base andrebbe delusa, quindi largo alla nostra filiera e mano all\’estro personale. Le stesse decalcomanie, pur se provenienti dagli Stati Uniti, sono frutto della tecnologia Cartograf, quindi il WIP può essere definito come lavoro in divenire, utilizzando il verbo di casa. Fatto in Italia, quindi, e scusate se sbandieriamo l\’orgoglio nazionalista, ogni tanto è un lusso che dobbiamo permetterci.
Lo smontaggio è elementare, nulla a che vedere con le tonnellate di colla proprie degli orientali. C\’è purtroppo il rovescio della medaglia, mentre sui prodotti cinesi lo stampaggio dello zama è quasi del tutto privo d\’imperfezioni, le 356 Brumm soffrono di brutte giunture in corrispondenza delle chiusure dello stampo. Spazio quindi a lime ed olio di gomito per rifinire le carrozzerie. Indispensabile quindi il tuffo nel solvente e la successiva rifinitura con stucco e carta abrasiva.
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Il modello base della cabriolet proposto da Brumm. Sulla carrozzeria si notano le preoccupanti bave di stampaggio, poi eliminate in fase di rifinitura.
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Il lavoro è piuttosto impegnativo ma nulla può impensierire il cipollatore accanito. Si suda e s\’impreca ma alla fine, la soddisfazione sarà impagabile. Le basi di partenza sono private dei paraurti, dei gruppi ottici posteriori, dei cerchi e delle griglie anteriori. Conviene rimpiazzare tergicristallo e griglia di coda con elementi fotoincisi, il modello ne guadagnerà e l\’occhio sarà ripagato dai vostri sforzi.
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Per la coupé, la scelta è caduta su questa variante, ma sono adatte tutte le versioni prodotte dalla casa lombarda. Un modello economico ma caratterizzato da buoni dettagli di base.
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Lo smontaggio è molto semplice e veloce. Poche le componenti, il pianale è in metallo mentre i principali accessori sono in plastica di discreta qualità.
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Pochissime le differenze tra la cabriolet ed il coupé. Buona la riproduzione del tettuccio in tela, da dipingere in grigio scuro opaco.
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Come già accennato, la scocca va ripulita da ogni bava mentre il profilo sottoporta va eliminato completamente. Considerando che vogliamo abbigliare le 356 con il vestitino della domenica, via anche le maniglie stampate e spazio ad altre, fotoincise. Meglio fare i ganassa, potendo contare su una bella scatola ricambi, naturalmente. Prima di passare in sala dipinti, occorre stuccare in successione l\’incisione del tettuccio apribile sulla coupé, i fori di attacco dei paraurti, lo sportellino di rabbocco sul parafango destro e le doppie griglie anteriori.
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Entrambe le carrozzerie sono state private della vernice d\’origine. Si notano le giunture di stampaggio, lo zama appare comunque di buona qualità, senza grossi difetti di superficie.
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Gli interni sono da dipingere interamente in nero opaco, poi spazzolato per ottenere l\’effetto similpelle. Gli schienali dei sedili sono ripiegabili, noi li abbiamo incollati per praticità.
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Prima mano di stucco per intervenire dove necessario. In coda i gruppi ottici sono stati fresati, eliminate pure entrambe le modanature del sottoporta.
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Con una fresa sferica ricaverete sulle portiere lo svasatura che consentiva l\’inserimento agevole delle dita dietro alla maniglia. I gruppi ottici anteriori, privati delle bave di stampaggio, saranno quelli originali mentre in coda, spazio alle doppie gemme circolari sulla coupé ed ad un paio di cristalli rettangolari sulla cabriolet. Quest\’ultima vettura è stata fotografata in veste aperta prima della gara ma scenderà in corsa montando la capote in tela, accessorio che dipingerete in grigio opaco scuro. Nuove le frecce direzionali anteriori, diverse come posizione sui due modelli. La documentazione aiuta nella realizzazione fedele delle 356, grazie ad alcune immagini molto preziose e rare, considerando che si tratta di fotocolor.
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Dopo una mano di primer si correggono gli errori restanti con altro stucco. Usiamo un prodotto reso più malleabile con l\’aggiunta di solvente alla nitro.
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Sui sedili sono montate le cinture di sicurezza, obbligatorie in gara. Saranno corredate di fibbie fotoincise. La capote è già dipinta nella colorazione corretta.
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Le due 356 hanno già la finitura definitiva, tutta alla nitro, in ottemperanza alle caratteristiche storiche dell\’epoca.
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Vista posteriore delle carrozzerie fresche di vernice. Il cofano della cabriolet va dipinto in bianco, dato che sulla decalcomania non esiste sviluppo per riprodurre il dettaglio.
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Facendo la messinpiega alle pulci, abbiamo notato l\’assenza tra le decals di un paio di scritte presenti sul parafango anteriore della vettura di Chavez ed anche in coda.. Pazienza, non si trovano da nessuna parte ma potreste richiederle a Francesco Dall\’Ora (Fides Grafica di Verona) che stampa con buona qualità ed in tiratura minima.
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I pannelli delle portiere sono ricavati da plasticard. Sopra, quello semplificato della cabrio, sotto, quello del coupé, provvisto di maniglia alzacristalli.
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Le plance posteriori che illuminano la targa, diverse tra loro, provengono dalla scatoletta magica. I terminali di scarico, doppi, sono ricavati da connettori elettrici, poi dipinti in gun metal. Gli interni, fedeli d\’origine, ospitano ora una strumentazione arricchita grazie a decalcomanie, rivista la leva del cambio ottenuta con il classico spillo. La testa dello stesso è ingrossata con colla vinilica poi dipinta in nero satinato. Così otterrete un pomello più fedele e gratificante.
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Un meccanico in tuta sembra accarezzare la pelle a squame della 356 di Chavez. Un fotografo con apparecchio d\’epoca immortala il momento, i figurini sono realizzati da Omen ed Endurance.
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Serve una ventina di giorni per ricevere le decalcomanie ma l\’attesa è ampiamente ripagata. Eccellente la loro qualità, Cartograf resta un punto di riferimento ineguagliabile.
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L\’ ambientazione è piuttosto semplice, un nastro d\’asfalto ottenuto con carta vetrata dipinta ad aerografo, un cartello segnaletico e del pietrisco, secondo una fotografia d\’epoca.
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La pedaliera è sempre fotoincisa e costantemente nascosta, agli amici farete roteare gli occhi purché riescano a scorgerla dopo mille acrobazie ottiche! La corona del volante va dipinta in bianco lucido su entrambe. Identico il colore degli interni, nero opaco poi spazzolato con un pennello a setola dura per arrivare ad una finitura molto simile alla pelle dei rivestimenti. Mancano i pannelli delle portiere, ricavati sagomando ad arte rettangoli di plasticard. Sulla cabrio, ci sono solo le maniglie di chiusura mentre la coupé monta anche le leve dell\’alzacristalli. Saranno poi incollate in corrispondenza della battuta interna della scocca. I cerchi vanno cambiati con quelli alleggeriti tipici delle 356 da competizione, sulla cabrio saranno dipinti nella stessa tonalità della carrozzeria.
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Se questa 356 è fedele nella decorazione, la sorella purtroppo non lo è, alcune scritte sono state colpevolmente dimenticate. Per il colore della capote, abbiamo usato smalti opachi Humbrol.
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Pur essendo una vettura conosciuta grazie ad una documentazione facilmente reperibile, la 356 cabrio di von Metternich è stata a lungo dimenticata. Il cofano posteriore va dipinto in bianco lucido.
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Per i colori, un bel Fiat 456 blu notte abbiglierà la 356 di von Metternich mentre la sorella adotterà un azzurro metallizzato molto chiaro, tipico di alcune 356 dell\’epoca. Vernice alla nitro su cui poi abbiamo steso una leggera mano di trasparente, sempre alla nitro, per ottenere una finitura in linea con quegli anni. Caramelle, non ne voglio più…Ricordate, la cantava Mina, che bei tempi.
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Chàvez non era un pilota eccelso ma poteva contare su cospicui mezzi finanziari. La sua macchina colpì il pubblico più per la decorazione che per le doti velocistiche dell\’equipaggio.
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Il lavoro di lima vi farà venire braccia da culturista, per ripulire al meglio la carrozzeria armatevi di santa pazienza, è il lato più pesante della vostra elaborazione.
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Per i cerchi del coupé, invece, la tinta sarà alluminio. I fari anteriori erano mascherati per proteggerli da sassi ed insetti, tre bande incrociate di adesivo erano applicate sulla 356 blu mentre l\’altra aveva le calotte oscurate da una pellicola bianca opaca, solo una sottile lama centrale consentiva il passaggio di un flebile raggio di luce.
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Le fotografie scattate con la luce ambientale sono molto più calde e realistiche di quelle fatte in interno con il flash, soprattutto se il modello è inserito in un\’ambientazione specifica.
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In coda abbiamo inserito il doppio terminale di scarico ricavato da connettori elettrici. La griglia, in origine stampata in plastica, è stata rimpiazzata da un\’altra fotoincisa.
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Siamo in inverno, le ombre sono lunghe, le vostre 356 potrebbero essere state ritratte al tramonto nell\’atmosfera tipica della pianura messicana.
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Prossimamente sul blog…
Rassegna stampa: AutoModélisme 185
Si chiude l\’anno col Delta Wing in copertina, quello in scala 1:24 di Profil24, del cui kit la rivista francese pubblica la recensione. Del resto, da sempre (o quasi) la maggior parte delle recensioni dei modelli verte sulle scale più grandi. Gli articoli tematici di questo mese di dicembre sono dedicati alle Cougar/Courage a Le Mans in scala 1:43 (prima parte: 1982-1995); la seconda parte coprirà il periodo fino al 2007. E\’ l\’occasione di rivedere tanti modelli semidimenticati, prodotti dagli artigiani francesi del periodo d\’oro del kit, come DAM-Team T, cui va ascritta gran parte della tematica Cougar dei primi anni. Completano l\’articolo due tabelle, che riportano la lista delle Cougar a Le Mans dal 1982 al 1992 e delle Courage ufficiali dal 1993 al 1995: un bell\’excursus dalla primissima C01 alla C41. Il seguito della puntata, nel numero 186 di AutoModélisme, che sarà nelle edicole francesi ai primissimi di gennaio, ma che spesso in Italia arriva tardissimo (a Firenze ha preso a non arrivare mai prima del 16-17 del mese).
Secondo articolo tematico, una retrospettiva piuttosto generica sulle vetture carrozzate Zagato, in scala 1:43: nulla di completo, niente più di un\’infarinatura insipida e a dir la verità poco interessante. Del resto la vastità dell\’argomento, per ottenere un risultato appena più completo, avrebbe costretto a circoscrivere drasticamente il tema.
Modelli del mese, nella sezione 1:43: Hispano Suiza H6C Dubonnet Xenia 1938 di Minichamps (stradali), Alpine-Renault A441 Turbo Mugello 1975 di Spark e Citroen Saxo Super1600 di Accro Mini43 (corsa).
PS A forza di leggere articoli sulle slot, quasi quasi mi è venuta la voglia di tornare a un sano divertimento, lontano da certe inutili sofisticazioni. Scalextric o Carrera?
La storia di Francis Bensignor [parte 6]
Je vais ainsi faire la connaissance de plusieurs personnalités internationales du monde de la miniature lors de leurs visites aux Ateliers AMR (Ciao Paolo !) entre 75 et 78.
Des collaborations vont naître pour faire paraître tel ou tel modèle.
C’est grâce à l’un de ces accords que me sera donnée l’opportunité, en 1977, de réaliser ma 1ère vraie maquette en cire, la BMW 320 GR 5 de 1977, qui sortira sous de multiples versions chez X-Minichamps.
En ce temps-là, la réglementation en matière d’aménagements aérodynamiques sur les « berlines » engagées sur circuits nous permettait de découvrir des carrosseries de plus en plus aggressives et j’étais à fond dedans! A noter d’ailleurs qu’ avec ces Gr5, on retrouvait beaucoup de cet espèce de délire visionnaire qu’André-Marie avait eu avec ses fameuses 4CV plusieurs années auparavant ! Dans cet esprit, on me confiait la réalisation de 2 ou 3 transkits, dont cette Ford Escort GR5 1977 sur base Solido, encore pour Minichamps.
…merci à Phicanam. Et je me permettais encore quelques petits extras…de luxe, comme cette modification sur base Maserati 151, que l’on aperçoit au centre de cette photo, parue il y a bien des années dans Auto Modélisme.
Sur cette même photo, devant la Maserati, celle qui aura été ma 2ème maquette entière en cire, la Porsche 935 Kremer Vaillant, sortie sous la marque BAM-X.
Une réalisation à la conception encore hésitante sur certains points… n’est pas André qui veut, et qui demandait une bonne dose de savoir-faire pour son montage… mais bien monté, l’esprit était à peu près bien rendu !
Des progrès j’allais devoir en faire, un certain Jean-Pierre Viranet allait intégrer l’équipe, il était très loin d’être maladroit… rien de tel que l’émulation pour vous donner des coups de pieds aux fesses …!
Alex Puggelli e ProModelTek
Alex Puggelli è uno di quegli appassionati dell\’1:43 che hanno saputo organizzarsi al di là di una semplice collezione, avviando collaborazioni e realizzando personalmente alcuni modelli inediti su basi esistenti e a volte create ex-novo. Vi invito a visitare il suo sito http://www.promodeltek.it/, ma qui di seguito troverete un\’intervista realizzata in questi giorni con Alex, che inquadra meglio il personaggio, che tra l\’altro vanta un\’esperienza in prima persona nell\’ambito dell\’automobilismo sportivo.
Come nasce ProModelTek?
La ProModelTek nasce dalla passione per le auto da competizione e il modellismo nonché dall\’aiuto di mia moglie Francesca, web designer. Tutto questo mi è stato trasmesso dal mio babbo, appassionato di motori, corse, competizioni e naturalmente modellismo. E\’ collezionista dal 1964… ed io sono dentro a tutto ciò dal 1973, data della mia nascita. Ho avuto la fortuna di iniziare a correre sin dal 1994 nel Campionato Italiano SpecialCar700 poi trasformatosi in Campionato Italiano MINICAR700, con la Fiat 500-700 e la Fiat 126-700 preparate da Rossi Mario della RossiCorse di Grosseto.Il mio curriculum è ricco di numerose vittorie, pole position, piazzamenti, trofei, targhe e riconoscimenti. Tra i più importanti la targa ricevuta dal pilota Ivan Capelli nel 1996, il Trofeo ROMBO \”al pilota piu\’ meritevole\” nel 1998, le targhe dal Comune di Grosseto Assessorato allo Sport nel 2000 e 2001 e il Trofeo pole position Michele Alboreto nel 2003. Sono stato Campione Italiano nel 2000 e 2001 e Vice-Campione Italiano nel 1998, 1999, 2003, 2004. Quindi da tutto questo è nata l\’idea di realizzare in scala 1/43 le auto con cui ho corso.
In cosa consiste la produzione di ProModelTek?
La produzione consiste nella realizzazione di modelli derivati da kit in commercio o elaborazioni/costruzioni da noi realizzate. I primi modelli sono stati quelli ottenuti con la collaborazione di Tecnomodel quali Ferrari 430 GT2 in varie livree, fra cui la Medley, Villorba, Daishin, Megadrive, Ferrari 430 GT2 Team Easy Race 1000Km Spa 2009 e la 575 GTC Rock Media Motors Mugello 2005. Con la Carrara Models dell\’amico Denis invece, abbiamo realizzato la Fiat 500/700 con la quale ho iniziato a correre e stiamo sviluppando anche la Fiat 126/700 che mi ha portato alla vittoria di varie gare e di due campionati italiani pista.
Quali sono i programmi in corso?
Al momento sto lavorando sulla Fiat 600 P2 Kawasaki che ha corso sia negli slalom che nelle salite, un modello di nicchia ma molto interessante poichè unisce lo storico al moderno; anche per questo modello posso dire di poter contare sul prezioso aiuto di Denis.
Sto anche realizzando una piccola serie di Ferrari 575 GTC, fra cui quella di Isolani da salita ed altre che hanno corso in pista, alcune Ferrari 430 GT2 in varie livree inedite, varie storiche fra cui Porsche 917, Ferrari 312P (Coupé e Spyder), Ferrari 312 PB superkit Tecnomodel aperto, Ferrari 250LM ed alcune Fiat 500/700 da pista. Uno dei modelli più interessanti è l\’Osella-BMW PA20S Evo, idea nata dal fatto che è un prototipo da corsa plurititolato e fra i più utilizzati nelle salite italiane ed europee.
Ho progettato insieme a Denis il modello sia coda corta che coda lunga, quest\’ultimo inedito in scala 1/43 che dovrebbe essere molto appetibile per i collezionisti. Saranno disponibili le versioni: livrea presentazione, Zardo Campione Europeo montagna 2003, Uwe Lang livrea Castrol e Jorg Weidinger livrea H&R.
E per il futuro?
Per il futuro conto di realizzare alcune Ferrari 430 GT2 che hanno corso a Le Mans nel 2010, partendo sempre da base Tecnomodel, utilizzando decals specifiche.
ProModelTek esegue anche montaggi singoli?
Naturalmente montiamo vari modelli su richiesta del cliente effettuando anche migliorie o radicali modifiche. Di recente abbiamo realizzato alcune Ferrari 312 B3 da superkit Tameo ed in questo momento stiamo lavorando su altri superkit Ferrari 312 T2 e T3 e Lotus 79 commissionate da un nostro affezionato cliente.
Resina vs. diecast: Spark risponde a AutoArt
Credo sia un inedito assoluto, e se non lo è per lo meno è un fatto abbastanza raro, che un grande produttore si metta in \”polemica\” con un marchio concorrente, e per di più su un argomento che concerne i massimi sistemi, ossia i materiali impiegati. In passato si era assistito a polemiche più o meno degne di un foro boario fra piccoli artigiani, ma quelle sono le baruffe tipiche della guerra fra poveri. Qui, invece, siamo in presenza di dichiarazioni ufficiali di una casa come Spark, che in questi giorni ha risposto ad un articolo apparso il 25 settembre sul sito di AutoArt. La questione può essere interessante e ve la ripropongo.
Questo l\’articolo di AutoArt, per la verità un po\’ capzioso:
Resin models – 25 Sep, 2012
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Questa o quella per me pari sono? Lola T222 Interserie 1971
In altre parti del blog avevo notato come Spark sia particolarmente \”attenta\” a cogliere ciò che di interessante hanno prodotto certi artigiani, riproponendo alla sua maniera modelli che sicuramente non lasceranno indifferenti gli appassionati dell\’automobilismo sportivo degli ultimi decenni. Del resto, tutti hanno sempre copiato tutti: e se oggi Spark clona (o copia? o si ispira?) modelli altrui, gli artigiani non hanno forse vivacchiato per lungo tempo clonando i modelli AMR e ancora prima i vecchi Solido, Politoys e Mercury? Allons…
Questa, però, è davvero stramba: quasi contemporaneamente, Marsh Models (nella nuova gamma denominata Group 7) e Spark sono usciti con la stessa versione della Lola T222 di Bonnier che corse nell\’Interserie, 200 miglia di Norimberga 1971. Non certo la versione più conosciuta della T222, ciò che rende il caso ancora più bizzarro. Indovinate, fra Marsh Models e Spark, chi sarà il meno contento?
![]() |
| Marsh Models GRP43001, disponibile in kit o montato. |
| Spark RS1106, edizione speciale limitata a 300 esemplari. |
Tout passe tout casse tout lasse tout se remplace
Ho iniziato a collezionare modelli (scientemente perché collezionista ci sono nato) nel 1977, a sei anni; ho iniziato a collezionare AMR nel 2006, ossia 19 anni dopo. In mezzo ci sono stati molti cambiamenti, molte battute d\’arresto, ripensamenti, correzioni di rotta e marce indietro. E\’ normale. Per sei anni, fino a oggi, ho trovato nei modelli AMR una risposta alle mie esigenze, pur non avendo del tutto abbandonato altri filoni che mi accompagnano da sempre. Iniziai a interessarmi agli AMR quasi casualmente, dopo un momento di \”crisi\” nel quale mi ero accorto che i vari diecast (soprattutto Minichamps) coi quali avevo inzeppato la collezione erano né più né meno che un accumulo inutile di robaccia. Oggi penso la stessa cosa dei Minichamps ma sono andato oltre. Riguardo gli AMR e non mi emozionano più. Perché? Sostanzialmente perché stanno tornando alla ribalta vecchie passioni. Innanzitutto quella per certe auto che AMR non ha mai riprodotto: il mio pane sono le auto da competizione (soprattutto endurance) fra gli anni sessanta e ottanta; sono nato e cresciuto con i kit Provence Moulage e Starter, con montaggi spesso anonimi ma rispettosi di un certo rigore storico e compravo un AMR non perché era un AMR ma perché riproduceva un modello che mancava nella mia raccolta. La scelta di AMR fu una scelta quasi obbligata in un periodo in cui temevo che i vecchi kit montati e i nuovi diecast nella mia collezione non avrebbero retto l\’urto del tempo. Negli AMR trovai sicurezze che non avrei trovato in un Ixo o in un Minichamps. Mi avvicinai a quel mondo e vi trovai collezionisti di lunga data, persone più o meno gradevoli, commercianti che volevano farmi credere che Cristo è morto dal sonno e se non ci credevo di incazzavano dandomi dell\’incompetente, montatori di grande prestigio e inconcludenti wanna-be con nessun futuro davanti a sé. D\’accordo. Mi sono divertito. Ho percorso quel mondo col massimo della leggerezza possibile, e anche col massimo della curiosità. Ho imparato molte cose e le competenze acquisite non se ne andranno. Ma ora è tempo di passare oltre, non necessariamente cercando cose nuove, ma riscoprendo parte di quelle vecchie, valorizzandole e guardandole con occhi più maturi dopo aver scartato definitivamente ciò che prima di tutto questo creava problemi. Riassumendo molto, sento l\’esigenza di qualcosa di più semplice, forse anche di meno costoso. Mi sono stufato dei cosiddetti montatori top che prendono 400 o 500 euro a montaggio, delle basette che costano 50 euro e dei falsi idoli che un certo tipo di mentalità da parvenu ha creato, non so a beneficio di chi. E\’ pieno di gente che segue ciecamente le mode, anche in questo settore. Dici una cosa e sei mesi dopo li vedi muoversi sul sentiero che avevi intrapreso; parli di un montatore, e lentamente lasciano il proprio per avvicinarsi alla star di turno. Basta. A me piacciono le auto e il collezionismo è un modo per averle tutte in casa. In questo momento, per me vale più un montaggio di Renardy, onesto e condotto magari in collaborazione col sottoscritto, che dieci Daytona sbudellate da qualche genio francese o qualche montaggio magnificato dal re dei broker americani. Basta, basta, basta. A me piacciono gli Spark, col loro inimitabile rapporto qualità/prezzo. Coi soldi di un montaggio di Hayakawa ci faccio mille altre cose. E\’ questione di priorità. Non sono fra quei poveri di spirito che danno di \”tonno\” a chi spende tali cifre in modelli. Sono arrivato a una spanna dal farlo per concludere che non lo farei. Non aggiungo la parola \”mai\” solo per onestà intellettuale. Torno indietro nel tempo a ciò che ero prima del 2006: stessa passione di oggi, collezione diversa. Recuperare certe cose del passato non significa fare dei passi indietro, ma piuttosto aver ripreso in chiave diversa una vecchia dimensione. Il recupero della semplicità dopo un lungo percorso è diverso dalla conservazione della semplicità per mera mancanza di nuove esperienze.
| …trovate una piccola scrostatura, se vi riesce… |
Nella mia vita sono tornati a dare allegria i vecchi obsoleti. Vedo Retromobile come una bella occasione per acquisire dei pezzi che ho sempre desiderato. Naturalmente, questo recupero lo vivrò alla mia maniera: solo modelli assolutamente perfetti e non mi farò mancare qualcosa di davvero eccezionale quando ci sarà occasione. Non sarà un semplice accumulo ma uno studio sulla storia delle marche preferite, una collezione composta anche da memorabilia e arricchita da testimonianze di persone che a suo tempo lavorarono in quel settore (a Parigi ho conosciuto un paio di ex-dirigenti di Dinky France, presso i quali ho fotografato cose che neanche vi immaginate – che testimoniano oltretutto come ci sia una certa continuità fra la produzione Dinky e i primi prototipisti del mondo degli speciali; su questo argomento varrà la pena tornare).
So che non è tutto. Ma non mancherà occasione di approfondire due o tre temi.
Rassegna stampa: Passion43ème n°33
La copertina di Passion43ème né33 (dicembre-gennaio) ricorda ai lettori l\’ormai imminente rinascita della gamma Minialuxe, che sarà presentata a Retromobile e su cui spero di tornare presto. La rivista francese è coinvolta in questa operazione che vedrà l\’uscita di diverse serie di modelli con varie rifiniture, la nascita di un club e di varie edizioni limitate.
Passion43ème è una delle pochissime pubblicazioni che riportano con dovizia di particolari le attività delle associazioni e le cronache delle borse di scambio francesi ma non solo. Fra gli articoli più interessanti, uno speciale sulle Peugeot 403 Cabriolet, una rassegna sulla Giulia berlina e un\’analisi della DAF berlina della Dinky Toys. Ricordiamo che Passion43ème verte principalmente sul mondo dell\’obsoleto e del diecast, ma non mancano interessanti escursioni fra gli speciali.


















