Borsa al Motor Village di Firenze, 21 ottobre 2012

L\’ingresso del Motor Village in Via del Cantone a Sesto, a due passi da Firenze.

Mettiamola così: se stamani vi siete svegliati alle 5 e avete fatto 300 chilometri per visitare la borsa del Motor Village a Firenze, giustamente potrete essere alquanto arrabbiati (eufemismo) stasera al vostro ritorno; se invece abitate nel raggio di 10 km da Via Pratese e stamani vi siete alzati con calma e siete venuti al Motor Village per rivedere un po\’ di gente e fare due chiacchiere, potete prenderla con filosofia. In fondo poteva andarvi peggio. Tutto qui lo spirito della borsa di scambio al Motor Village di oggi, una manifestazione in tono decisamente minore, ma non credo che ci fosse da aspettarsi niente di meglio. In fondo ormai le borse/mercatini/fiere si moltiplicano a vista d\’occhio e a qualche giorno di distanza da un evento come Padova, non si poteva immaginare nemmeno di avere un plateau di espositori di primissimo livello. Angelo Tron, che a un certo punto sembrava interessato a partecipare, giustamente non si è fatto vivo. E se non fosse stato per i \”locali\” Denis Carrara e Gabriele Pantosti a dare un po\’ di verve alla sala espositori ci sarebbe stato davvero un po\’ da piangere. Del resto, quanto si è visto è tutto ciò che al momento attuale una piazza come Firenze riesce a esprimere. A Calenzano, nelle \”solite\” borse organizzate nell\’arco dell\’anno, l\’elenco dei partecipanti è fortemente rimpinguato dai vari trenisti, specialisti del giocattolo d\’epoca e roba varia. Se togli loro, restano quelli che abbiamo visto stamani al Motor Village. Devo dire, comunque, che alcune cose meritavano il viaggio, con prezzi assolutamente ragionevoli e ben lontani dalle isteriche esagerazioni di qualche anno fa. Qualche affare era possibile, ma qualcuno avrà comprato qualcosa?

Una buona idea, quella di portare i modelli in casa delle auto vere.

Obsoleti, più o meno pregiati.

Sempre affascinanti questo tipo di vetrine, in questo caso a cura dell\’Associazione sestese \”Il paese dei balocchi\”.

Un esempio di come con un giocattolo d\’epoca, due o tre figurini e un cimelio si possano ottenere effetti di indubbio fascino.

Poteva essere la vetrina di un collezionista degli anni settanta, con Rio e Dugu.

A volte basta un po\’ di gusto per far fare un figurone a modelli anche di valore modesto.

In fin dei conti, davvero pochi gli espositori al Motor Village.

Uno degli indiscussi animatori è stato Denis Carrara.

Qui, la sua officina Abarth, ancora un work in progress.

Meglio piazzato di così… un \”abarthista\” davanti allo stand delle Abarth vere!

I tavoli di Gabriele Pantosti, l\’altro pezzo forte della borsa al Motor Village.

Tutte le volte che vedo queste cassette, la tentazione è forte…

Rassegna stampa: Four Small Wheels 8/2012

Uscito da qualche giorno, il numero 8 di Four Small Wheels, edito da Grand Prix Models, presenta diversi bei modelli, e le recensioni sono spesso fra le migliori che si possano leggere su riviste specializzate, anche se FSW resta per molti versi un caso particolare. Le \”editor\’s chioces\” di questo numero autunnale sono il kit della Eagle T1G GP del Belgio 1967 di MFH in 1:43, la Suzuki SX4 vincente al Pike\’s Peak 2011 (K Model, resincast 1:43), le Sunbeam 350HP LSR 1922/23 di Touchwood Models (1:43, sia kit che montato) e il bel libro sulla Lotus 72 di Ian Wagstaff nella serie \”Owners\’ Workshop Manual\”. I due articoli sono dedicati al montaggio della Eagle Indy 1973 di Formula Models (Wayne Moyer) e alla storia della Bentley Continental R (di David Blumlein), cui Minichamps ha dedicato recentemente la riproduzione in scala 1:18, alcuni anni dopo l\’1:43. A proposito, nella mia visita a Banbury alla fine di agosto, ho trovato André Marot intento a lucidare il bizzoso nero del modello Minichamps, che era appena arrivato in negozio pieno di… ditate cinesi. Come al solito, FSW è una buona lettura, solo 24 pagine, ma piene di informazioni e spunti interessanti nella migliore tradizione britannica.

Se otto anni vi sembran pochi… [di Claudio Govoni]

Cosa ci fa la foto di due telefonini qui sotto?

Che senso ha su un blog di modellismo?
Un attimo e ci arrivo.
Ma prima un piccolo ragionamento.
Questi due telefonini sono stati acquistati a circa otto anni di distanza e appartengono allo stesso segmento di mercato, seppure  nelle rispettive epoche.
Pochi oggetti hanno subito una trasformazione più radicale dei telefoni cellulari, in questi anni.
Si è passato da un oggetto che, beh, banalmente telefona e fa poche altre cose a un vero e proprio PC palmare, in grado di svolgere diversi compiti che in un passato prossimo erano demandati a più ingombranti notebook.
Se qualcuno ancora ha un cellulare funzionante di otto anni fa, oltre a gridare al miracolo, penso possa cominciare a considerare la sua sostituzione come un atto giustificato e non come un mero gesto consumistico.
Veniamo ora al modellismo.
Questi due modelli sono a loro volta stati acquistati a otto anni di distanza.

Per la cronaca si tratta della BMW 3.5 CSL, nell\’interpretazione di Spark e di Minichamps (in gare differenti, in ogni caso).
La distanza che c\’è fra loro è equivalente a quella che c\’è tra i due telefonini?
Da un punto di vista del collezionismo non è una domanda oziosa.
L\’ampiezza del catalogo Spark, ma anche la nascita di nuovi produttori sia di diecast che di resincast,
fa sì che siano disponibili versioni aggiornate di modelli che molti hanno già in collezione.
Mentre è assodato che un modello di vent\’anni fa, senza nulla togliere al suo valore storico, difficilmente potrà avere l\’accuratezza di un contemporaneo, rispondere alla domanda che ho posto sopra, in un modo o nell\’altro, diventa fondamentale per stabilire se può valere la pena di sostituire -o integrare- i propri 1/43 acquistati tra i cinque e i dieci anni fa con prodotti più recenti.
Cominciamo dalla presentazione.

Non c\’è dubbio che la presentazione di Minichamps sia decisamente più accattivante.
La teca più ampia, con la base dai bordi inclinati, lascia più respiro al modello che, affiancati ad altri suoi simili, non risulterà eccessivamente sacrificato.
La techina di Spark, per quanto curata, risulta leggermente claustrofobica, soprattutto in altezza.
Certo, non tutto il male viene per nuocere: può essere un vantaggio se gli spazi espositivi a disposizione non sono molto grandi.
Passiamo poi all\’esame dei dettagli:

 

Qui, indubbiamente, il modello Spark mostra di avere un margine di vantaggio.
Mentre nel Minichamps le griglie sono tutte stampate solidali alla carrozzeria e verniciate in nero, i fermacofani sono ottenuti con una decal e il tergicristallo è in plastica, nel modello franco-cinese sono tutti dettagli riportati in fotoincisione, donando all\’insieme un maggior senso di realismo.
Queste foto ci permettono anche di fare qualche prima considerazione sulla fedeltà storica.
La decorazione (in decal in entrambi i casi) presenta tre bande colorate: rossa, blu e azzurra.
Mentre le tonalità di rosso e azzurro sono abbastanza simili, il blu, anche se forse in foto non si nota molto, risulta decisamente più chiaro sul modello Minichamps.
A meno che la BMW non abbia cambiato da una gara all\’altra la tonalità, l\’interpretazione di Spark è più fedele.
Veniamo ora al muso:

In entrambi i casi la tipica mascherina BMW è ben riprodotta.
Sia sul modello più vecchio che su quello più nuovo gli indicatori di direzione sono stati ottenuti con parti in plastica trasparente.
Nel modello Spark spicca il gancio di traino anteriore in fotoincisione, totalmente assente sul Minichamps, oltre alla modanatura cromata, che è ottenuta con un filetto incollato alla carrozzeria, mentre sul modello tedesco è stata riprodotta con una decal, per la verità più color alluminio che cromo.
Grossa differenza anche nella forma del muso e del dam anteriore
Il muso nell\’auto vera è inclinato di circa 30°. Questo è colto fedelmente nel modello più recente, mentre nel minichamps l\’inclinazione risulta più o meno della metà.
Il dam, a sua volta, nel modello Minichamps è decisamente più massiccio e bombato al centro.
Avevo ipotizzato potesse trattarsi di una differenza dovuta alla gara (Daytona nel caso dello Spark, Norisring nel caso del Minichamps), ma una veloce ricerca su Internet mi ha confermato che l\’interpretazione Minichamps della BMW #59 che corse a Daytona nel \’76 ha esattamente lo stesso musetto.
E quindi anche per questa parte, Spark è più accurata.
Veniamo ora all\’analisi del posteriore.

Qui, se di nuovo lo Spark può vantare un margine di vantaggio grazie alla maggior ricchezza di dettagli, il Minichamps si prende, a mio avviso, una piccola rivincita quando si guarda l\’assetto.
Le ruote sono semiaffondate nei parafanghi, cosa che mi pare corrisponda maggiormente all\’auto vera, anche se non ho certezze assolute avendo trovato poche foto d\’epoca e, per di più, in piccolo formato.
I gruppi ottici posteriori sono in plastica cromata dipinta sul minichamps e in plastica trasparente dipinta sullo Spark.
I cerchi non sono scorretti, ma comunque non particolarmente entusiasmanti su nessuno dei due modelli.
Venendo al tetto, si nota sullo Spark la presenza di un\’antennina, che manca invece sul Minichamps.

In questo caso non posso garantire per la fedeltà storica di nessuna delle due interpretazioni, anche se mi pare che l\’antenna fosse presente, dato che nelle foto spesso compare un puntino nero di incerta natura sul tetto.
Sul modello della casa di macao è presente anche un lampeggiatore in plastica arancione.
L\’analogo particolare sarebbe presente anche sull\’omologo modello Minichamps (non su quello in mio possesso, essendo relativo ad altra gara), ma viene riprodotto con una decal.
E sinceramente, se non si sa cosa rappresenta, è un particolare di difficile interpretazione.
Piccola nota di demerito a Spark per un\’imperfezione, sinceramente evitabile, nella verniciatura della linea inferiore nera, mentre risulta regolare quella di Minichamps.
In compenso, se si guarda dentro le grosse prese d\’aria laterali, si vede la rete in fotoincisione, certo non passante, ma comunque più verosimile della soluzione \”solo nero opaco\” adottata da Minichamps.
Decisamente più curati e verosimili anche i tubi di scarico.

Difficile un giudizio sugli interni, dato che non ho trovato molto materiale iconografico.
Il piantone dello sterzo di minichamps mi sembra un pò più fine dello Spark, per il resto si equivalgono.

In conclusione è possibile dire che la distanza tra i due modelli è analoga alla distanza tra i due telefoni? Probabilmente no. Per riprodurre, in altro ambito, la stessa differenza che esiste tra le due periferiche tecnologiche sarebbe stato necessario che il modello Spark montasse anche una riproduzione del motore funzionante.
Ciò non toglie che la differenza sia ampia e, benché il modello Minichamps non sia affatto da  buttare, sufficiente a giustificare l\’eventuale sostituzione di quanto abbiamo in vetrina.
In caso di acquisto ex-novo, anche in considerazione dei prezzi d\’acquisto simili (si trovano facilmente a circa 50/55 euro su Internet), la scelta dovrebbe invece essere ovvia.

Rassegna stampa: Auto Modélisme 183

Arrivato a Firenze tardissimo (addirittura solo oggi), il numero di ottobre della rivista francese è una piacevole lettura. Intendiamoci, niente di stratosferico, ma comunque ci sono diversi argomenti simpatici che valgono una serata davanti a una buona birra.

Vedette della copertina è la Ferrari 250 GT California di CMC in scala 1:18, la cui recensione occupa due pagine della rivista. Fra gli articoli a tema citiamo quello dedicato alle passerelle di Le Mans (ponti, ponticelli e ponti Dunlop) nella collezione di diorami dell\’ormai famoso Marc Bourillon, e un servizio a tema sulle Simca stradali nell\’1:43.

La sezione dei kit (recentemente reintrodotta) è dedicata a varie scatole di montaggio in plastica in 1:24 (Revell, Pit Wall, Simil\’R), mentre il test di montaggio vero e proprio verte questo mese sulla Chevrolet Impala Nascar 2010 \”Godaddy\” della AMT, in scala 1:25. Queste le miniature che si aggiudicano il titolo di modello del mese in scala 1:43 Bugatti T57 Galibier Graber (Luxcar 014) nella sezione turismo; Cooper T53 GP Inghilterra 1961 (Spark S3513) e Vw Golf Montecarlo 1980 (Spark S3201). Nella parte finale della rivista, dedicata come al solito alle slot, riveste un certo interesse la visita a Didier Dupuis, collezionista di materiale Joeuf, una vera autorità in materia.

Ferrari 365 GT4/BB NART Road Atlanta 1975 X-AMR

Probabilmente un unicum nel quasi sconfinato mondo dei montati AMR

La Ferrari 365 GT4/BB NART (più o meno telaio 18139) è un modello fondamentale nella storia di AMR, perché rappresenta il primo kit completo della serie X, uscito nel 1977. E\’ un modello importante perché segna anche l\’apparizione, a produzione già avviata, delle decals Cartograf, ma i primi kit avevano decals ben più rozze e approssimative. La versione riprodotta col kit è quella della 12 Ore di Sebring 1975. Di questo modello dovrebbero esistere alcuni rarissimi factory built, così come dell\’altra versione che uscì quasi contemporaneamente, la #75 di Le Mans 1977. E\’ quindi da registrare con un certo interesse questo modello, che rappresenta probabilmente un caso abbastanza isolato: si tratta di un factory built dell\’epoca (fine anni settanta), del tutto originale, che sul fondino porta un graffito della classica firma AMR, la dedica a Paolo Tron e un terzo graffito, appena percettibile: \”Road Atlanta\”. Ultima particolarità, un\’impronta digitale ben evidente, lasciata sulla vernice ancora fresca, molto probabilmente di proposito, per \”firmare\” il modello.
Questa vettura corse, col numero 111, a Sebring, a Road Atlanta (dove non partì) e a Lime Rock. Il modello è stato modificato nella parte anteriore per riprodurre la variante specifica, diversa rispetto alla gara di Sebring (e ricordiamo che la vettura aveva esordito a Daytona col numero 1) e altre piccole modifiche. Insieme al modello vi è una plancia di decals pre-Cartograf, anch\’esse di per sé abbastanza rare.

La versione Road Atlanta non esiste nella produzione X-AMR

Ovviamente i dettagli sono quelli dell\’epoca, condizionati molto anche dalla mancanza di una documentazione completa (notare i due semplici scarichi posteriori al posto dei quattro).

Il frontale modificato.

Si possono notare evidenti le tracce della modifica del frontale e il graffito AMR.

Qui si scorge abbastanza bene… l\’impronta digitale. Sotto il \”BB\” si legge \”Per Paolo Tron\”, che qualcuno ha cercato di cancellare con l\’Humbrol #19. Il terzo graffito (purtroppo non visibile in foto) aggiunge le parole \”Road Atlanta\”.

Il modello con la plancia di decals di riserva, ancora non stampate da Cartograf.

Porsche WSC 1995 di J.Renardy: aggiornamento

Partendo dal thread di alcuni giorni fa ( http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2012/10/unidea-originale-porsche-wsc-spyder-1995.html ), ecco un paio di foto dei due modelli Provence Moulage da cui verrà fuori la Porsche WSC 1995 che non corse mai. La base è la ben nota Joest-TWR-Porsche di Le Mans \’96:

Il Fusi, il blog e il sesso degli angeli

Il blog continuerà, indipendentemente dal ruolo che mi sarà dato ricoprire in questo piccolo settore modellistico nei prossimi mesi. Continuerà con la sua informazione alternativa, saltuaria se vogliamo, arbitraria e anarchicamente dittatoriale. Insomma sopravviverà in quanto espressione di un libero pensiero, non necessariamente quello giusto, ma abbastanza importante in quanto l\’unico qui dentro a fregiarsi di uno status ufficiale…. eheheheh. Tout le monde propheta in patria. E mentre altrove fioccano alcune discussioni sul sesso degli angeli, qui si fa il paio, ma con la differenza che questo è un monologo. Si mostrano foto di GTO con assetti presumibilmente giusti (piuttosto brutte peraltro, a mio parere), si parla del più e del meno. Io non ci sto. Io me ne resto qui a fare l\’antipatico. Oggi pensieri accatastati. Sono riuscito a trovare l\’ultimo libro del Fusi che mi mancava, quello sull\’Alfa Romeo Tipo A Monoposto, scritto nel 1982. Un libro di automobilismo alla vecchia maniera, secco ma denso di contenuti, apparentemente con pochi dettagli (o meno rispetto agli standard oggi giudicati accettabili) ma che si definiscono man mano che la lettura avanza. Libri-tunnel, li chiamo io. Li apri ed è buio. Poi, via via che li sfogli inizi a scorgere qualche dettaglio, sempre maggiore, sempre più significativo, finché non ti rendi conto che il buio era relativo e che in realtà ci si può vedere benissimo. Tutto il contrario di alcuni libri odierni che debbono per forza attrarre con grande brilluccichio, per poi stuccare inesorabilmente dopo alcuni minuti, come quei dolci rosa e celesti tutti glassati. Lo stile semplice del Fusi somiglia a quello di De Agostini o a quello di un Gabellieri. Scrittori validi ne abbiamo avuti. E dire che il Fusi era un \”tecnico\”. Ma un tecnico di altri tempi, di quelli che avevano dovuto imparare anche l\’italiano a scuola, a suon di nerbate. Uno stile poco denso, in cui i dettagli risaltano poco – almeno inizialmente. Il Fusi ha scritto diverse opere sull\’Alfa, com\’è noto. Iniziò col famosissimo \”Le vetture Alfa Romeo\” nel 1965, poi riedito in veste completamente aggiornata, per poi proseguire con due opere scritte in collaborazione con Roy Slater (la 6C 1750, edito nel \’68 in Inghilterra e in Italia) e con D. Nardiello (Le grandi Alfa Romeo, 1969). Sono libri poco appariscenti, che quando li apri sanno di sigaro e di leggera umidità anche se l\’acqua non l\’hanno mai vista. La copertina rigida scricchiola ma non cede. Ti danno sicurezza. Era un\’epoca in cui i contenuti contavano. E si scriveva ancora sui palazzi \”restauro eseguito nell\’anno 1976\” perché il tempo era ancora sufficientemente lento per non includere anche la banalità di un mese specifico, figuriamoci la bazzecola di un dato giorno. Si parla sul forum degli assetti delle GTO e penso di non aver niente da dire. Allora mi sono inventato questo thread sul Fusi, che mi ha sempre affascinato col suo positivismo tecnico, con la fiducia nell\’homo faber che trapela da ogni sua riga. Un personaggio d\’altri tempi, certo, una bandiera, come si direbbe oggi con espressione vagamente calcistica. Iniziò a compilare questo libro sulla Tipo A il 1° agosto del 1980, proprio il giorno dell\’incidente a Hockenheim del povero Depailler. Me lo ricordo bene quel giorno di quell\’assurda estate del 1980. Ero a Monte Morello in vacanza coi miei. E mi ricordo benissimo anche Ustica, la stazione di Bologna, il terremoto dell\’Irpinia. Proprio un anno coi fiocchi. E poi si dice che le cose vanno peggio di trent\’anni fa. Un libro come questi del Fusi va aperto con accanto un modello della Dugu o uno dei primi Fadini. Ci sono abbinamenti di libri modelli esattamente come esistono gli abbinamenti dei vini coi formaggi. Chi non coltiva questa pratica si perde la parte propriamente gustativa del nostro hobby. Esiste, questa parte, e ha anche il non piccolo vantaggio di non farti salire il colesterolo. Volete qualche altro esempio di abbinamento? Eccovi serviti: La Legende 250 GT Compétition di Jess Pourret (annata 1978 o 1980, scegliete voi) – Ferrari 250 GT SWB di X-Nostalgia; The colonel\’s Ferraris – Ferrari 250 GTO Le Mans 1964 montata da Magnette su basetta di legno; uno Spark potrebbe andare benissimo con uno degli ultimi libri di Glen Smale, così come potrei azzardare un abbinamento antico-moderno combinando uno dei volumetti di MFH sulla Ferrari 330 P4 con un bell\’Annecy d\’annata; oppure uno di quei libri di Car Graphics con un Newcon: antico-moderno ma seguendo il fil rouge dell\’avanguardia giapponese, di oggi come di allora. Apro il volume del Fusi e vedo un bel ritratto del pilota Arcangeli. Ci potrebbe stare un bel Remember, non una Tipo A ma l\’8C 2300. Penso anche che un tempo i nostri modelli potevamo maneggiarli con più disinvoltura. Anche gli speciali erano più robusti, alcuni addirittura indistruttibili. Come si chiamava quello stile particolare? Per saturas scribere, e che non si pensi che mi paragono a Orazio. Se qualcuno vuole conoscere il mio parere sugli assetti delle GTO, che vada a guardarsi un modello di Magnette. Altro che storie. Buona notte a tutti.

Un\'idea originale: Porsche WSC Spyder 1995

Lontano da certi clamori, Renardy coltiva il proprio orticello e propone alcune idee realmente brillanti. Prossimamente realizzerà su base Provence Moulage un paio di esemplari di una Porsche inedita, che già di per sé è una bella impresa. Si tratta della WSC Spyder costruita per la stagione americana del 1995 ma che in realtà non corse mai per l\’improvviso voltafaccia dei legislatori tecnici (la storia, per chi non la conoscesse ancora, la racconteremo quando il modello sarà pronto). In passato Peter Lindemeier (prototipista di Vroom, fra l\’altro), aveva realizzato questa vettura a partire da un Ixo, di cui vi proponiamo le foto. A seguire.

Rassegna stampa: Passion43ème n.32

Numero particolarmente ricco e interessante, quello di ottobre per questa rivista che si ispira per stile e contenuti ai vecchi Argus de la Miniature, non dimenticando però l\’attualità. Il bello di Passion43ème è proprio la vivacità e la freschezza che mancano completamente in altre riviste. Il direttore, Didier Beaujardin, universitario di Bordeaux e persona di cultura, ha saputo dare a questo mensile un\’impronta molto personale e originale, privilegiando spesso l\’aspetto umano del collezionismo, con visite frequenti agli appassionati e reportage su borse di scambio, mostre e manifestazioni varie. Questo numero di ottobre propone diversi argomenti sui quale varrebbe la pena soffermarsi con maggiori dettagli in futuro: si continuano le anteprime sulla futura produzione Minialuxe, ormai prossima al debutto, tanto per fare un esempio. Interessante intervista a Bernard Hue, che ha recentemente creato la gamma Perfex, specializzata in veicoli pubblicitari. Ricordiamo che Hue è anche l\’amministratore delegato di Momaco, che distribuisce in Francia numerosi marchi). Lo \”zoom\” è stavolta dedicato alle Ford Vedette in scala 1:43, mentre quasi al centro della rivista si trova uno stimolante dossier-recensione sull\’ultima edizione di Dinky Toys et Dinky Supertoys Français, recentemente rivisto e corretto dallo storico autore Jean-Michel Roulet. Questo e molto altro si trova nel numero 32 di Passion43ème, che a mio parere è una delle letture più piacevoli in materia di riviste automodellistiche. Priva delle ingessature tipiche di altri mensili, Passion43ème è qualcosa di abbastanza alternativo, da guardare con molta curiosità.

Borsa scambio al Motor Village di Firenze il 21 ottobre

Domenica 21 ottobre si terrà presso il Motor Village di Firenze (Via del Cantone 43 – Osmannoro, Sesto Fiorentino) una borsa di scambio riservata a collezionisti, commercianti, rivenditori e appassionati del settore. Presso il salone del Motor Village, la borsa costituisce un evento interessante dell\’autunno fiorentino, e osserverà i seguenti orari: 9-13; 15-17. Per prenotazioni: 055 882041, 330565439, e-mail a.barlacchi@mclink.it . Moduli di tavoli di cm 80×70 euro 20,00.