Il Golden Arrow di Ugo Fadini

Visto l\’interesse che ha incontrato il post sul Sunbeam 1000HP, ho deciso di fare una serie di piccole retrospettive sui primi modelli di Ugo Fadini, almeno fino ai modelli numero 6-7, arrivando quindi al 1982/3. Dopo il Sunbeam, Fadini mise in cantiere un altro mezzo utilizzato da Segrave, il Golden Arrow Irving Napier del 1929, che a Daytona stabilì il record di velocità su terra a oltre 334 km/h. Questo è probabilmente uno dei modelli più rari della produzione Fadini: uscito nel 1976, il Golden Arrow si arrestò dopo 160 esemplari, anche per la complessità del montaggio e della finitura di certi dettagli, come la scritta alle spalle del pilota, fatta a mano. Le gomme sono in resina e ancora oggi, dopo 36 anni, il Golden Arrow di Fadini non impallidisce al confronto con modelli ben più recenti. Si trattava di un primo passo in avanti rispetto al pur sempre ottimo Sunbeam 1000HP, anche considerando l\’epoca ancora pionieristica. Nel 1976 non erano in molti a poter produrre modelli con questo livello di finitura, anzi si può dire che i Fadini rappresentavano lo stato dell\’arte nell\’1:43 artigianale.

L\'Alpine "mugellana" di Spark

L\’Alpine A441 Turbo di Spark e Autosprint.

Mugellane sono le galline del Mugello, mugellesi gli abitanti di questa bellissima vallata a nord di Firenze che ospita l\’autodromo, e allora usiamo l\’aggettivo \”mugellano\” anche per questo modello di Spark (catalogo S1550). E\’ passata una vita da quando Solido propose l\’Alpine-Renault A441 Turbo 2000 che vinse la gara al Mugello del 23 marzo 1975, valida come seconda prova del Mondiale Marche, con Jabouille e Larrousse. Si trattava essenzialmente di una A441 col motore 2 litri cui era stato aggiunto il turbocompressore. Era un ulteriore passo avanti della Renault alla conquista di Le Mans, che restava l\’obiettivo principale, che sarebbe stato raggiunto solo nel \’78. La vettura montava ancora il serbatoio piccolo utilizzato nell\’Euro 2000, ed era quindi costretta a rifornimenti più frequenti. Nonostante questo e alcune preoccupazioni sulla tenuta meccanica, quel giorno tutto funzionò a dovere e l\’equipaggio francese riuscì a battere le Alfa Romeo 33TT12 del WKRT e le Porsche 908/3.

Spark ha denominato questo modello A441, come riportano alcune fonti, anche se in altre la vettura è indicata già come A442.

Senza andare nel particolare (questa è una semplice segnalazione, non una recensione), Spark ha riprodotto molto bene questa Alpine, che arriva più di un anno dopo l\’A441 aspirata di Le Mans \’75. Niente è stato trascurato ed è un\’ulteriore conferma che Spark sta lavorando su livelli impensati anche solo fino a qualche anno fa e con un rapporto qualità/prezzo imbattibile.

Un po\' di storia: il Sunbeam 1000HP Segrave di Ugo Fadini

Ugo Fadini è uno dei maggiori esponenti della produzione artigianale italiana. Il suo primo modello, il Sunbeam 1000HP di Henry Segrave di Daytona 1927, risale al 1974. Questa riproduzione è senza dubbio una pietra miliare nella storia dell\’1:43 speciale, prodotto in 300 esemplari dal 1974. Presentando questo modello, vorrei riportare – stavolta nella versione italiana – una parte di un mio articolo pubblicato qualche anno fa su Auto Modélisme, in cui Fadini mi raccontò la genesi del Sunbeam.

\”Eravamo nel 1973-74, e se non ricordo male fu Aldo Zana che mi suggerì direttamente o indirettamente di buttarmi sulle auto da record; del resto mi erano noti i suoi disegni di vetture da record su \’Modelli in Europa\’ e decisi così di dedicarmi a questa categoria di veicoli, un po\’ diversa dal solito e poco battuta dagli altri artigiani”. Il primo modello fu una Sunbeam, una vettura difficile anche per la scarsità di documentazione. All\’inizio Fadini non pensava di produrne più di 20-25 esemplari, e si era quindi organizzato per produrre tutto da solo, incluso lo stampaggio della resina (allora poliestere) negli stampi di gomma. “Era un lavoro abbastanza rustico, con una resina non caricata e quindi trasparente; ricordo che la reperivo nei negozi per aeromodellismo: era un materiale impiegato sostanzialmente per ricavare la vetroresina con i fogli di lana di vetro. Purtroppo questo tipo di resina era fragilissima e col tempo tendeva a rompersi. Le scritte in bianco sui fianchi furono realizzate col Letraset e le bandierine nazionali vennero ricavate in un primo tempo con foglietti di recupero Solido, poi, quando finirono quelli, finii per dipingerle a pennello. Le ruote in filo non erano ancora comparse (il primo in Italia fu Brianza, con quelle ruote a raggi molto radi che allora sembravano chissà cosa), e mi arrangiai con delle ruote di una Fiat della Rio. Solo i cerchi anteriori erano a raggi, per cui con un modello Rio ci facevo due Sunbeam delle mie. La verniciatura era piuttosto rudimentale, con una specie di spray a mano, col quale comunque avevo raggiunto dei risultati accettabili, per una tecnica così rustica. Avevo creato una specie di separé nel garage, e bardato con tutta una serie fazzoletti, mi dedicavo alla verniciatura a spruzzo dei modelli. Ma altro che 20-25 esemplari: la produzione, alla fine, toccò i 300. Si può dire che l\’idea iniziale era stata buona! Con gli appassionati c\’era uno scambio per trovare sempre nuove soluzioni: ricordo che Alberto Patrese, fratello del pilota Riccardo, aveva escogitato un modo per riprodurre i vetrini azzurrati delle monoposto di Formula 1, ritagliandoli dalle confezioni di un tipo di supposta\”.

Il limite di 300 esemplari fu una specie di limite fisiologico, e Fadini stabilì che anche i suoi futuri modelli non avrebbero dovuto oltrepassare quel limite.

Ecco alcune immagini di un esemplare delle ultime decine, numerato 250 e montato nel 1978:

La storia della collezione di Raffaele Marzano

8000 pezzi raccolti dal 1987: la collezione di Raffaele Marzano potrebbe riassumersi così. Ma c\’è ovviamente dell\’altro; c\’è tutta un\’esperienza di un collezionista col proprio modo di vedere le cose e di vivere l\’hobby modellistico. Raffaele ha inviato al blog la propria testimonianza diretta. Si tratta di una delle tante strade che si possono seguire nel collezionismo, in questo caso privilegiando forse la quantità alla qualità vera e propria, anche se nella sua collezione esistono pezzi pregevoli. Questo percorso di un quarto di secolo potete leggerlo dalle sue stesse parole, e ne viene fuori un racconto appassionante attraverso marchi e negozi che hanno segnato la fine degli anni ottanta e gli anni novanta.

Come tutte le collezioni tutto ha inizio da una numero 1 (Zio Paperone docet). La mia numero 1 è una Brumm R 066, Auto Avio 815, regalatami da quella che sarebbe diventata mia moglie nell’ottobre del 1987. Da lì ad un anno saremmo convolati a nozze e avevo deciso di usare un libretto di risparmio al portatore, denominato Cavallino (all’epoca si poteva) per arredare la nostra futura casa. Avrei dovuto comprarmi un 308 GTS con quei soldi, ma li usai per preparare la nuova casa . Il rimpianto un po\’ traspariva e mia moglie ne soffriva e alle sue rimostranze le risposi che lei era una donna d’epoca e non poteva capire. Il 24 ottobre 1987, giorno di San Raffaele si presentò con questa macchinina, che aveva due qualità, era una Ferrari ed era d’epoca. Da lì è cominciato tutto. Guardandola rimasi affascinato dai dettagli e dalla cura. Poi iniziai a comprare le altre, all’inizio Brumm. Poi dopo qualche mese , passando davanti ad una specie di piccola merceria a Milano in Corso di Porta Romana, in vetrina vidi le prime due Progetto K di Petrucci, due Ferrari 340 spider America Vignale. A vederle oggi fanno tenerezza, con le linea abbozzate in maniera approssimativa, dettagli tirati via con la scure e senza basetta ma avvitate addirittura sul cartone. Ma mi sembrò l’aprirsi di un mondo straordinario. Esistevano altri produttori. Box Model lo scoprii il giorno dopo sempre a Milano e così anche Rio. Oramai mi ero ammalato. Nei due anni successivi comprai un po’ a casaccio, facendomi guidare dall’istinto e dalle mie conoscenze motoristiche. La fortuna era che avevo una una discreta conoscenza della storia dell’automobile e tanti amici appassionati. Iniziava a formarsi quella che sarebbe stato il motivo centrale della collezione, ricreare in 1/43 la storia dell’automobile. Un giorno del 1989 poi un mio collega farmacista a Napoli, mi disse che tra i suoi clienti ve ne era uno che fabbricava macchinine. Il tempo di mettermi in auto e dopo un\’ora ero al cospetto di Francesco De Stasio. Un altro mondo mi si apriva davanti. Gli speciali in metallo bianco, le ruote fotoincise, la ricerca di modelli e di versioni particolari. La bonomia di De Stasio, la sua disponibilità ad insegnare e a parlare di modelli e di auto mi conquistarono. Ma avevo un enorme problema. Non avevo alcun talento modellistico. Ricordo con quanta pazienza mi insegnò a montare le ruote in fotoincisione e a piazzare i gallettoni. Non c’era verso. Lui non vendeva montati ma mi presentò Reitano e poi un medico di Palermo, Manzo, che aveva un grande talento. Ne comprai alcune. Ma per me le macchinine dovevano fare vroom vroom su di un tavolo. Quelle non le potevi nemmeno toccare tanto erano delicate. Dopo qualche tentativo, tra cui una Ferrari 330 GTS di BBR, talmente bella da non poter resistere, comprata ad una mostra scambio a Sora, e danneggiata seduta stante, decisi che da allora avrei comprato solo diecast. Un\’eccezione l’avrei fatta qualche mese dopo in un negozio di Milano, mi pare si chiamasse Milano 43, in una sperduta periferia, dove comprai tre Alfa 33 di Project 43 montate insieme ad una Giulia Van con carrello con sopra una Giulia ti Tour de France di Robustelli. Un\’altra fu l’acquisto di un cofanetto da un negozio piemontese specializzato in trenini, Norisberghen, che fece fare da Jielge le tre Alfa Romeo Bat. Nel frattempo la collezione in tre anni era arrivata a 300 pezzi. Non riuscivo più a ricordare cosa c’era in collezione e cosa no. Preparai un database con DB3. Ricordo che stampavo su 132 colonne con una stampante ad aghi. Il catalogo della collezione era così ingombrante che sembravo un commesso viaggiatore e per consultarlo ero costretto sempre a tornare a casa. Poi iniziai ad affinarlo e crescevano anche le capacità delle stampanti e dei computer. Oggi è un database in Access, veramente molto sofisticato, che credo sia lo state dell’arte oggi al mondo. L’evoluzione successiva fu di iniziare a girare per saloni.

Screenshot dell\’attuale database di Raffaele Marzano. Come specimen non poteva che scegliere la \”numero 1\”, l\’AAC 815 di Brumm acquistata nel 1987.

Nel 1990 a Milano, in gennaio, partecipai al Salone del Giocattolo, giustificando in famiglia che andavo per vedere la sezione della paidofarmacia. In realtà fui per tutto il tempo a parlare con gli importatori ed i produttori. Ricordo che un\’altra straordinaria rivelazione fu lo stand di un importatore genovese, Parodi , che importava Subbuteo e Meccano ma anche marche come Century, Collectors Classic, Buby, Brooklin e Robeddie. Anche lì amore a prima vista. Muovevano i primi passi Minichamps , Trofeu e dominavano il mercato Brumm, Vitesse e Solido. Credo che in quell’occasione nasca la predilezione per i modelli di scuola inglese. Con tutti questi contatti la collezione cresce rapidamente e inizia la ricerca di quei modelli importanti per la storia dell’automobile.
Scopro un signore inglese, tale John Gay che aveva una lista di obsoleti veramente importante. Mandava queste liste ciclostilate e per facilitare la consultazione usava carta di colore diverso per le diverse categorie (es. giallo per i diecast in produzione, rosa per gli obsoleti, celeste per i kit). In America c’era un negozio, EWA Cars, che stampava un catalogo in ottavo di foglio, curatissimo, che consultavo con la stessa compunzione con cui si leggerebbe la bibbia. Dopo 20 anni aveva a catalogo ancora le Dugu. E poi Four Small Wheels, Model Auto Rewiev ed Argus de la Miniature, che pubblicavano anche delle straordinarie liste di modelli che erano fondamentali. Vengono pubblicati i volumi di Rampini e di Bertrand Azema per Solido. Questo è un periodo straordinario in cui il nostro hobby diventa maturo. Si affinano le tecniche costruttive, si approfondiscono le ricerche iconografiche. In questo per me il caposcuola è Umberto Cattani. Il suo modo di esaminare un modello, la sua attenzione ad una serie di dettagli prima assolutamente trascurati, il suo modo cortese e molto british di far notare errori a volte imbarazzanti e grossolani dà un contributo fondamentale alla crescita di molti costruttori. In questo periodo viene fuori anche anche un altro limite forte dei produttori. La scelta dei soggetti che molto spesso è cervellotica e perdente. Ho fatto per dieci anni una battaglia, ben prima che le case iniziassero la battaglia delle royalties, per far riprodurre Porsche 906, 907, 910, 914 oppure Ferrari 512 lunga, o ancora tante auto classiche inglesi. Continuo a ritenere che probabilmente questi modelli avrebbero venduto più di Panda, Audi 50 , Wartburg o Tatra. Il salone di Milano viene cassato ed il pellegrinaggio si sposta a Norimberga, dove si assiste alla nascita dello strapotere del made in China, con un conseguente innalzamento straordinario della qualità. Si innesta anche il filone dei modelli da edicola, da molti disprezzato ma che rappresenta una risorsa straordinaria per il reperimento di modelli che non avrebbero mai visto la luce. Penso per esempio a tutte le Citroen Ds fuoriserie o a tutte le auto che hanno corso il Rallye di Montecarlo o la Paris Dakar. Poi mi avventuro nelle borse scambio, con l’ingenuità di voler scambiare per davvero . Mi capiterà di farlo una volta a Novegro ed un\’altra ad Imola. Poi mai più. Di queste spedizioni ricordo lo stupore e il divertimento dei finanzieri all’aeroporto di Linate nell’aprire il mio trolley e trovarlo stipato di macchinine. Ricordo anche come sono cambiati il tatto e l’educazione dei commercianti in questi 20 anni. All’inizio posso dire che condividevamo un hobby con un pizzico di snobismo ed un tratto di grande educazione. Oggi la situazione è veramente peggiorata. La collezione ad oggi conta più di 8000 pezzi e copre tutta la storia dell’automobile. Un posto particolare è occupato dalla 24 ore di Le Mans con circa 1600 pezzi e naturalmente da Ferrari e Porsche rispettivamente con 900 e 700 pezzi. Altro pezzo forte è la storia del record di velocità su terra, come dicono gli Inglesi LSR, dove ho recuperato un centinaio di pezzi tra Bizarre, Mach One Model, Spark. Non inseguo rarità modellistiche o obsoleti rari, ma modelli che completino i vuoti storici. E mi libererei volentieri di Dinky, Metosul, Norev, Polistil, Mebetoys non appena verranno fuori i corrispondenti modelli riprodotti con la qualità moderna. Naturalmente questo ammasso di roba non ha più un posto dove stare ed è ammucchiata in scatoloni in un appartamento. A volte penso che avrò qualche amara sorpresa aprendoli dopo tanti anni e il pensiero ricorrente è di allestire una sorta di spazio museale non appena il lavoro e le finanze lo permetteranno. Ho proposto alla mia città di donare la collezione al Comune in cambio di uno spazio museale tra i tanti che sono abbandonati a Caserta. Ma non c’è questa sensibilità e le macchinine non hanno appeal nei guru della cultura. La sera mi addormento pensando a come sarebbe questo museo, a come potrei accompagnare i ragazzini delle scuole tra le vetrine e fargli scoprire le bellezze e le stranezze della meccanica, a come disporre i modelli in maniera tale che raccontino le storie di uomini eccezionali. Poi la mattina quando mi sveglio mi dico sempre che comunque ne è valsa la pena e vado incontro alla mia giornata.

Uno dei primi esempi di catalogo di modelli speciali

E\’ noto a tutti come il marchio di Barry Lester, Auto Replicas, sia stato fin dagli inizi all\’avanguardia nella produzione dei propri modelli. Non è raro trovare nelle confezioni dei factory built o dei kit materiale promozionale vario, dal piccolo cataloghino al pieghevole in quattro o otto parti. Questo documento l\’ho ritrovato di recente presso la libreria di Brands Hatch: si tratta di un portaschede contenente alcuni fogli sulla produzione Auto Replicas. Ciascun modello è riprodotto in disegno, accompagnato da note sulla vettura vera. Il primo foglio della serie, invece, è una breve descrizione dei modelli Auto Replicas. Sul \”verso\” del portaschede, la menzione del \”diploma speciale\” ottenuto da Lester da parte del Club delle Quattroruotine nel 1974. Il 1974 è quindi il terminus post quem evidente per la datazione del catalogo. Quanto al terminus ante quem, considerata l\’assenza di alcuni modelli usciti fra il 1976 e il 1977, direi che potrebbe collocarsi agli inizi del \’76. Il catalogo è quindi da datarsi fra il 1974 e la fine del 1975. Era un periodo in cui il collezionismo di modelli speciali era ancora agli albori e tali modelli venivano considerati con grande ammirazione, visto che i termini di paragone erano i vari Dinky, Solido, Mercury e Corgi che inevitabilmente erano concepiti più che altro come giocattoli. Si collezionava praticamente tutto quello che usciva e la Ferrari di Le Mans stava accanto alla Era degli anni 30, la Bugatti anni 20 accanto alla Mirage del 1974 e la Cooper di F.1 accanto alla Jaguar stradale. I modelli speciali esercitavano il loro magnetico fascino in quelle scatole spesso spoglie, di cartone marroncino o avorio, lontane dalle decorazioni che abbellivano le confezioni dei modelli industriali. Era una specie di garanzia di \”serietà\”, mentre dagli scaffali occhieggiavano anche le buste coi kit John Day e Manou. Un giorno approfondiremo il discorso su Barry Lester, Auto Replicas e gli altri marchi afferenti alla sua produzione. Ecco intanto alcune immagini di questo documento con ormai quasi 40 anni sulle spalle.

Inizio ottobre

Inizio ottobre – e le impressioni su Novegro sono state generalmente buone. Forse non troppe vendite ma sicuramente, come diceva Carlo \”Casper\” in un suo intervento, c\’è la voglia non dico di ricominciare (di fatto non si smette mai) ma almeno di aprire dei nuovi orizzonti. In che modo è ancora difficile da capire, ma probabilmente il vento lo si sente cambiare quando è il momento. In che senso potrebbe cambiare il vento nel nostro piccolo settore dell\’1:43, speciale e non? Non certo a livello di chissà quali fenomeni commerciali. Semmai identifico un qualche mutamento (maturazione) in una generalizzata o diffusa presa di coscienza \”post moderna\”. Ci siamo ingozzati per anni di forum, ci siamo scambiati idee, foto, impressioni, ci siamo scontrati sugli argomenti più peregrini, Abbiamo conosciuto i modelli giapponesi, i modelli low-cost, quelli dei guru europei, quelli dei pataccari e quelli dei montatori onesti. Ho l\’impressione che molti siano cresciuti, che si siano fatti col tempo delle opinioni più mature. Lo vedi da diversi segnali, e senza dubbio lo riconosci anche grazie al fatto che gli incontri, i viaggi o semplicemente il moltiplicarsi dei contatti ha favorito la formazione di opinioni personali motivate e articolate. Non basta più mettere un WIP in un forum per essere giudicato come un dio in terra, così come, al contrario, chi non mette WIP nei forum non è necessariamente l\’ultimo arrivato. Ci sono state settimane di trasformazione. Modelli Auto ha chiuso e questo, al di là del dispiacere per chi ci aveva dedicato tanto del proprio tempo e delle proprie energie, sembra aver causato il classico effetto del sasso nello stagno. C\’è stata una specie di reazione che continuerà con l\’onda lunga, e che necessariamente porterà a qualcosa di originale. Ho come l\’impressione che l\’Hobby Model Expo di quest\’anno preluda ad una specie di presa di coscienza da parte dei collezionisti. Sono sensazioni ancora generiche ed è difficile trovare loro una collocazione esatta, ma come dicevo all\’inizio, il vento che cambia lo si sente cambiare prima ancora che si abbia l\’idea precisa di cosa sia destinato a morire e di cosa al contrario stia per nascere.

Sforzandosi di andare un po\’ più nello specifico, una cosa che mi viene in mente è quanto la conoscenza dei montatori giapponesi si sia diffusa grazie all\’opera di informazione e alla disponibilità di Piero Tecchio. Ora, per molti, i modelli dei vari Shimoma, Kamimura, Momose e compagnia bella non sono delle semplici chimere da inseguire in siti di cui a stento si sa digitare l\’indirizzo. Oggi quei modelli si possono guardare da vicino, commentare, insomma sono diventati parte integrante del panorama nostrano. Hanno perduto molto dell\’esotico per guadagnare in concretezza. Con quali risultati? Allacciandomi al discorso sullo sviluppo delle capacità critiche di ciascuno, potrei dire che è stato un bene. La loro conoscenza sempre più diffusa ha indubbiamente dato alla testa a qualcuno, che continua ostinatamente a tagliare/incollare pezzi di AMR senza rendersi conto che di questo passo non andrà da nessuna parte; altri hanno capito e si sono adeguati, altri ancora hanno preso atto e hanno imparato a convivere coi \”fenomeni\” trovando nondimeno la propria decorosa dimensione. Perché se c\’è una cosa che i giapponesi hanno insegnato, è che non bisogna necessariamente essere tutti giapponesi.

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Hobby Model Expo a Novegro (parte II)

Anche se non è il tema precipuo di questo blog, pubblico una serie di immagini relative ai vari settori dinamici, che a Novegro erano davvero in gran spolvero (soprattutto le slot, cui era dedicato un intero padiglione o quasi). Nel settore fermodellistico ho cercato di privilegiare la produzione artigianale (Model71, Alpen Modell eccetera) che sa raggiungere livelli di assoluta eccellenza. Infine ho incluso anche qualche foto più generica \”di ambiente\” e un po\’ di documentazione sull\’accessoristica.

Varie novegrine (e non)

  • A chi si recherà domani a Novegro per il XXXVI Hobby Model Expo consiglio vivamente l\’acquisto del piccolo ma utilissimo programma, la cui caratteristica più interessante è il repertorio di tutti gli espositori, che costituisce una referenza che potrebbe rivelarsi indispensabile per contattare alcuni marchi anche meno conosciuti. Costo della pubblicazione, 1 Euro.
  • Annunciata per domenica 14 ottobre alla Fiera di Verona la 55ma edizione della Borsa Scambio. Prenotazioni: tel. 045-8032929 (sera), 045-504644 (ore ufficio). Ingresso gratuito al pubblico.
  • Dal 1998 Brumm produce in occasione dell\’HME un modello promozionale. La vettura prescelta per il 2012 non poteva che essere la Fiat 127, novità principale di quest\’anno del produttore lombardo; il promozionale HME si presenta in colore bianco con interni rossi e scritta Hobby Model Expo in rosso bordato di nero sulle portiere.
  • L\’Hobby Model Expo Spring Edition XIV Fiera del Modellismo si svolgerà il 23-24 febbraio 2013.

Hobby Model Expo a Novegro (parte I)

Non si può dire che a Novegro, per il Model Expo autunnale (giunto alla 36ma edizione), sia mancato il pubblico. Già da ieri, ma ancor più stamani, i vialoni attorno alla zona espositiva erano intasati e verso le dieci e mezzo del mattino quasi tutti i parcheggi erano completi. Nel padiglione ci si girava a fatica e questo indubbiamente è stato abbastanza un sollievo per chi aveva ancora negli occhi la fiacca edizione della borsa di inizio settembre.  Di numeri effettivi sulle vendite e gli affari conclusi, ovviamente nessuno sa niente: le solite lamentele, ma quelle si sentono da trent\’anni. Lasciamo quindi perdere per un momento gli ormai canonici discorsi sulla crisi e concentriamoci su qualche immagine. In questa prima parte avrete le foto del settore che interessa maggiormente gli appassionati di automodellismo e in particolare della scala 1:43, mentre in una seconda parte saranno pubblicate, a scopo principalmente documentativo, foto degli altri settori (treni e dinamico in generale, come rc e slot, ma anche navi, accessoristica, utensileria eccetera). Se sarà il caso si potrà affrontare ancora l\’argomento HME con alcune considerazioni finali. Ecco intanto la prima serie di foto.

Atelier Car Model presentava alcune versioni della Ferrari 250 GT TdF con fari non carenati in scala 1:18.

Prosegue la serie delle Ferrari 512 S e M di Atelier Car Model.

Le più recenti Ferrari 512 S di Atelier Car Model, fra cui particolarmente interessante è la versione di Imola (numero 1), fino ad oggi inedita, così come sono pressoché inedite tutte le altre novità.

Al centro del padiglione principale, lo stand di Ripa.

\”Vedette\” di una delle principali vetrine di Ripa, la Ferrari 250 GT California di CMC (foto in alto e in basso).

Lo stand di Quattroruotine – Editoriale Domus.

La Brumm è da sempre fra i principali protagonisti dell\’HME, e anche in questa edizione non è mancata. Alcune novità: R503 Fiat Panda 30 Super 1982, R504 Fiat Panda 45 Super 1982, R505 Fiat Panda Van 1982, R506 Fiat Panda Van SIP, R507 Fiat 500 Giardiniera SIP.

Per il 50° anniversario della Ferrari 250 GTO, Brumm presenta questa mitica vettura in diverse varianti. Lo stampo non è altro che il vecchissimo Box Model (risalente al 1984), passato attraverso quasi un trentennio di storia modellistica…

Gli autori delle migliori Carrera RSR mai prodotte: va bene così? Pier Luigi \”Madyero\” Madiai e Stefano Adami. Certo che se i due si mettessero a collaborare, darebbero ancora di più del filo da torcere a tutti. Vero?

Serie di realizzazioni di ABC.

Scelta di vari BBR, FB Model, ecc. Una specie di miscellanea.

Un gruppuscolo di loschi figuri. Quello con la maglia viola ha potuto ritirare l\’ennesimo giocattolino a tre zeri, mentre quello al centro, che fa il bischero, continua a scherzare col fuoco. Quanto agli altri, scherzano e basta.

BBR a gogo.

Elegante come sempre lo stand di Angelo e Simon Antelmi, con gli ultimi montaggi in materia di kit classici in metallo bianco.

Una delle principali novità nel settore degli speciali 1:43: l\’Alfa Romeo GTO 1.6 (ex-BOG) ristampata e riproposta da Arena in una serie di coloratissime e originali versioni SCCA e Trans-Am.

La serie delle GTA metà bianche e metà rosse di Arena.

Panoramica su altre novità di Arena: Porsche 911 Carrera in varie configurazioni pista e rally.

Il trio delle Alpine A110 della Targa Florio 1973 creato da Francesco Panarotto ad accompagnare il suo libro sulle Alpine A110 \”italiane\”, di imminente presentazione (a Padova).

Una razza in via di estinzione, il kit classico. Alcuni Provence Moulage, Axel\’R e Mini Racing. Ma ce ne sono in giro sempre meno, e soprattutto sempre i soliti. Ma non li avranno mica montati tutti? Dove sono finiti tutti gli altri?

DN Racing, con alcune F.1 e GT in scala grande.

Lo stand BBR Models, che aveva anche portato parecchi vecchi kit e decals.
Numeri arretrati di Modelli Auto nello stand della Duegi.

Lo stand Duegi.

Nell\’area di IV Model Factory erano ospitati anche i Kess Model, sia quelli già in produzione (Alfa 6 e Maserati Quattroporte III ) sia quelli che saranno presto disponibili notare la novità forse più ghiotta, l\’Alfa Romeo Alfasud Sprint.

Alfa Romeo Alfasud Sprint di Kess, disponibile da ottobre.

Altre novità facilmente riconoscibili di Kess. Dietro a questa nuova realtà c\’è un notevole sforzo, anche economico, e c\’è da sperare che presto possano essere eliminate alcune piccole ingenuità della primissima produzione e che il livello di montaggio possa fare un ulteriore salto di qualità.

Alfa Model 43.

Tecnomodel: pochi ma buoni.

Un classico: gli autocarri di Gila.

Le primissime configurazioni di quella che sarebbe stata la Lancia Rally Gr.B del 1982, proposte da MatiModel.

Ugualmente di MatiModel questa grintosa Fiat Abarth 500 che prese parte al redivivo Giro d\’Italia quasi un anno fa.

Altre proposte di MatiModel.

L\’Aquilone.

Ancora un\’immagine dello stand Antelmi, diviso fra modelli speciali 1:43 e il settore militare. Due branche destinate ad incontrarsi?

Simon Antelmi il sabato mattina, prima di alcune dimostrazioni didattiche dal vivo, su come si crea la patina di invecchiamento su alcuni mezzi militari.

In uno sgargiante Rosso Dino questa 246 GT di AMR, presente in due esemplari allo stand Antelmi.

Ancora alcune versioni delle GTA \”americane\” di Arena.

Panoramica su alcuni classici della produzione Arena: Porsche 911 Carrera RSR.

(Sopra e sotto) L\’ultimo lavoro ex-novo (o quasi) di Stefano Adami faceva bella mostra di sé allo stand Arena, con tanto di WIP già impaginato…

Altre coloratissime GTA SCCA e Trans-Am di Arena.

Le \”grosse\” McLaren di Tecnomodel… sponsorizzate da Spark!

TrueScale, Fujimi e Minichamps presso Ripa.

(Sopra e sotto) Novità Fujimi da Ripa.

Ferrari 156 Dino F.1 di Phil Hill, CMC in scala 1:18.

La F.1 del Modellismo, con qualche tonnellata di modelli.

Lo stand ABC, con alcune novità che erano state annunciate fin da Retromobile.

Speciali montati di varie marche e qualità.

(Sopra e sotto). Non solo 1:43 per Davide Negretti!

Come sempre, N3C presentava alcuni interessanti veicoli pubblici italiani in scala 1:87 (speciali in resina), fra cui alcune nuove versioni del filobus Fiat 668F. Molto simpatici i titolari e parecchio l\’entusiasmo che li muove.

Diorama con i veicoli di N3C.

Panoramica di bus e filobus prodotti da N3C in serie estremamente limitata. Ogni modello viene fornito con un certificato di autenticità e una breve ma esauriente storia del veicolo riprodotto.

Un\'escursione americana per Willi Kauhsen e la 917/10 Interserie

Nella tematica Porsche è ancora possibile scovare lacune storicamente interessanti. E\’ il caso di questa Porsche 917/10, recentemente riprodotta da Marsh Models sulla ben nota base già declinata in tante versioni. Stavolta il marchio inglese è andato a pescare la conosciuta vettura sponsorizzata Bosch di Willi Kauhsen, ma nella configurazione Can-Am. Alla fine del 1972, infatti, Kauhsen partì per una \”tournée\” in California, giusto in tempo per le ultime due gare del campionato Can-Am, a Laguna Seca (15 ottobre) e a Riverside (29 ottobre). A Laguna Seca si qualificò in ottava posizione su 32 (non male, anche se tutti i big del campionato gli erano davanti) per poi ritirarsi a causa della rottura del turbo dopo soli 3 giri.

Gli andò meglio due settimane dopo a Riverside: 9° tempo in prova (su 33), ma 8° posto finale, in una gara vinta da un\’altra Porsche 917/10, quella di George Follmer, dominatore del campionato. Il modello è realizzato con la consueta cura, ricco di dettagli e particolarmente ben riuscito nella parte posteriore, dove è ben interpretata l\’intricata gabbia strutturale. Disponibile sia in kit sia montato, in serie limitata a 100 esemplari (ma quanti ne avranno fatti, in realtà? Il mio è il numero 3!).