Ancora sul Porsche Modell Club…

…ecco, grazie alla gentilezza di Umberto Cattani, il primo adesivo del PMC, stampato nell\’anno della fondazione, il 1978. Accanto, naturalmente, una delle versioni della Porsche 917K del 1969 di Faster43, venduta montata. Mi pare una bella accoppiata storica. Tra l\’altro una di queste volte mi piacerebbe parlare di questo modello della 917, che rappresenta un capitolo importante nella storia degli speciali montati.

Rassegna stampa: Four Small Wheels 06-2012

Da sempre FSW rappresenta un caso abbastanza atipico nel panorama delle riviste specializzate in automodellismo. Sempre a metà strada fra catalogo di vendita e strumento più generico di consultazione, FSW non sempre ha saputo mantenere un equilibrio fra logiche di mercato e qualità, ma mi pare che in questi ultimi anni il livello sia tornato su valori più che accettabili, con recensioni scritte accuratamente da Mark Chitty cui va riconosciuto il merito di uno sforzo notevole.

Non è per niente facile confezionare decine di giudizi critici con cadenza mensile e a FSW va almeno ascritto il merito di saper mantenere separati gli interessi commerciali di GPM dalla valutazione storica e tecnica di ciascun modello. O almeno lo sforzo c\’è e va senz\’altro apprezzato, soprattutto oggigiorno con gli arrivi a getto continuo di Spark, Bizarre, TSM e compagnia bella. Oltre a ciò, FSW offre in ogni numero un paio di articoli piuttosto dettagliati, uno riguardante la prova di montaggio di un kit, l\’altro più storico, che prende spesso spunto dall\’uscita di un modello: Wayne Moyer per il primo settore e David Blumlein per il secondo sono le firme più frequenti. Come molti ricorderanno, Blumlein era l\’autore in passato di una rubrica su FSW dal titolo \”A random dip into Le Mans history\”.

Il numero 6-2012 di FSW si apre con l\’anteprima del primo kit 1:43 (in metallo bianco) di Model Factory Hiro, che sarà la Eagle T1G F.1 del GP del Belgio 1967. La novità è importante e le prospettive di una linea di kit altamente dettagliati che propongano soggetti che vanno a integrare l\’offerta di Tameo e This Way Up sono senza dubbio interessanti. La pagina delle \”Editor\’s choices\” è dedicata a quattro versioni della Porsche 956 GrC di Eidolon-Make Up, alla Bugatti T57S in 1:18 di Spark, al doppio libro di Bernard Cahier (ma non era uscito due o tre anni fa?) e al Supermarine Spitfire prototipo 1936 prodotto in kit da Aerotech di Marsh Models in scala 1:32.

Il \”test build\” di Waune Moyer è dedicato alla Duesenberg Mormon Meteor 1935 di Tin Wizard, mentre David Blumlein si occupa della prima stagione di corse (1967) dell\’Alfa Romeo 33; non è bello autocitarsi, ma per inciso è lo stesso soggetto che il sottoscritto aveva affrontato nel 1996 per FSW quando c\’era ancora Brian Harvey.
Un altro numero \”classico\” du FSW, da cui non si vogliono radicali cambiamenti; FSW è come il Marmite o la marmellata di arance.

Grand Prix Models a Banbury

Da qualche anno Grand Prix Models si è spostata da Saint Albans a Banbury, non lontano da Milton Kaynes e da Stratford-upon-Avon (oltre che da Silverstone).

Thorpe Lane si trova nell\’area industriale e sulla facciata dei locali che ospitano la ditta campeggia il notissimo logo nero, che tutti gli appassionati hanno imparato a riconoscere dagli anni settanta a oggi. Non ho frequentato GPM nella vecchissima sede di Radlett, ma ricordo ovviamente bene i locali in Noke Lane nel Business Centre di Saint Albans. Ebbene, entrando sembra di essere ancora là. La struttura è ospitata in una specie di terra-tetto a mattoni rossi, al cui pianterreno vi sono l\’ufficio e la stanza per le spedizioni. Al primo piano, lo showroom con i kit e i modelli montati. Al giorno d\’oggi per trovare un assortimento così completo di modelli montati bisognerebbe forse andare in Giappone (senza dubbio Raccoon) o nei pochi negozi rimasti negli Stati Uniti, ma alla fine i posti \”buoni\” finirebbero per potersi contare sulle dita di una mano. Qui da GPM qualcosa della vecchia passione per l\’ \”handbuilt\” è rimasta e anche se Brian Harvey ha lasciato da tempo la conduzione degli affari a André Marot (una persona molto educata e competente), validamente coadiuvato da due o tre assistenti, l\’aria che si respira è quella di una volta, nel senso buono.

André Marot alle prese con una Bentley di Minichamps in 1:18. Il nero non è facile da lucidare… soprattutto quando si è riempito di… polvere cinese.
 
Al piano terra vengono imballati i modelli e stampate le fatture.

Ogni giorno diversi modelli partono per raggiungere i quattro angoli del mondo.
 

Non si ha certo l\’impressione di una struttura che non ha saputo evolversi: del resto nell\’era di Internet, quelli di GPM sono stati fra i primi a metter su il proprio sito di vendite on-line, riuscendo a mantenere una clientela fedele. Non è un caso se GPM vanta probabilmente il più alto tasso di clienti \”esclusivi\”, nel senso di compratori che non cercano mai altrove, ma che casomai ordinano ciò che serve loro nello stesso posto, a costo di dover attendere anche qualche settimana in più. Dicevo dello show-room, un vero piacere per gli occhi: molto ben rappresentata la tradizione del metallo bianco inglese (SMTS in primis), ma si trovano anche alcune rarità francesi o italiane, oltre alla gamma completa dei più recenti Spark, diversi kit (Mini Racing, Vroom, Tameo…), e i soliti accessori che i modellisti conoscono bene. E\’ Mark che si occupa di fotografare quotidianamente le nuove uscite che arrivano a getto continuo: di recente sono arrivate alcune Ferrari 330 P3 di Marsh Models, dei nuovi kit da Jade Miniatures e una curiosa Gordon Keeble di Enco, curiosa non tanto per i soggetto, già conosciuto, quanto perché stavolta il factory built sembra in… resina e non nel classico metallo bianco! Che il gruppo Tin Wizard si sia convertito alla resina, almeno per i modelli montati? Eppure il kit resta in white metal. Mah. Affascinanti alcuni vecchi SMTS; peccato invece che i famosi montati GPM siano notevolmente diminuiti, anche se restano alcune eccezioni. Si tratta, come molti sanno, di montaggi singoli a partire da kit recuperati in vari modi (ultimi stock, clienti che hanno cambiato idea, ecc). Per chi non ha provato, negli anni ottanta o novanta, l\’emozione di vedersi arrivare una scatolina della Starter o della Provence Moulage con la famosa etichetta \”GPM built\” forse non può capire cosa evocano questi modelli. In fondo è tutta una questione di nostalgia. Oppure no? In ogni caso ci sono concrete speranze che possano essere riprese iniziative come le famose serie di Le Mans autografate dai piloti o di alcune BMW \”art car\”, montaggi in serie limitata (a 5-10-15 esemplari), l\’ultimo esempio dei quali non è neanche troppo lontano nel tempo: alla fine del 2011, infatti, fu proposta la McLaren MP4 di Watson vincitrice del GP d\’Inghilterra 1981 (kit Tameo), proposta in 10 pezzi, di cui oggi resta disponibile un solo esemplare. Magari presto un\’altra Formula 1 del GP d\’Inghilterra, magari nella configurazione no-tabacco immediatamente riconoscibile e con i sacrosanti pneumatici rain? Queste due caratteristiche fanno tanto Silverstone o Brands Hatche e badate che non parlo di certe squallide realizzazioni senza scritte per ottemperare alle ipocrite leggi antifumo, ma a vetture che hanno effettivamente corso in questa configurazione. Una Lotus nera senza scritte JPS o una Lotus gialla senza i loghi Camel e con i pneumatici scolpiti. Non vi vengono forse in mente certe edizioni lontane del GP di Gran Bretagna che guardavate d\’estate nella casa delle vacanze?

Al primo piano Mark con gli ultimi arrivi da fotografare e caricare nel sito.

Ultimo arrivo, una Ferrari 625 F.1 di Historic Replicas, montaggio semplice, \”all\’inglese\”, semplice e pulito. Ovviamente gli Spark occhieggiano da uno scaffale intero a loro dedicato. Presso GPM non negano di essere affascinati da questi modelli e non è escluso che in futuro possano essere realizzate alcune serie specifiche come del resto fanno – con successo – negozi come Cartima o Raceland. Il tempo scorre davanti a una bella tazza di caffè americano e per un momento sembra che le preoccupazioni di tutti i giorni passino in secondo piano, ed è forse proprio a questo che servono i modelli. Dopo molti anni di interruzione ho anche rifatto l\’abbonamento a FSW, disdetto nel 2004 in segno di protesta contro la diminuzione delle pagine e della qualità generale della rivista. Però mi sono detto che FSW non può mancare nella lista degli arrivi mensili, con quella caratteristica busta marrone che fa tanto inglese. O magari adesso lo spediranno come tutti nel cellophane trasparente?

Antico e moderno: kit e Spark.

Una delle vetrine principali dello show room.

Ancora il passato (che vive tutt\’oggi) e il presente: kit Tameo e i modelli Spark.

Vari montati speciali in scala 1:43 (e anche più grandi).

Lo zoccolo duro dell\’handbuilt vecchia maniera: la Porsche 908/3 di Marsh Models, qui in una delle versioni uscite di recente (Targa Florio 1971).

Tanti SMTS insieme li avevo visti soltanto anni fa da St. Martin\’s a Londra prima che chiudesse baracca.

Alcuni modelli montati, fra cui diversi di produzione italiana (MG Model, Tron, Carrara…).

Sempre molto ricco l\’assortimento di accessori.

Minichamps.

Renaissance, Arena, Mini Racing…

Credo che visite di questo tipo possano riconciliare con un certo modo di intendere il collezionismo. Riassumendo molto, penso che a lungo andare ci manchi il contatto umano. Internet è stata la rivoluzione e non ringrazieremo mai abbastanza la rete che ha permesso a tanti commercianti e collezionisti di mettersi in contatto, ottenendo anche risultati impensabili fino ad appena un quindicennio fa. La rete non potrà essere sostituita ma potrà continuare ad affiancarsi ad altre occasioni di incontro di cui il collezionista fondamentalmente ha bisogno. Non è questo in fondo il motivo per cui tanti di noi continuano ad andare a Novegro, tanto per fare un esempio, ben sapendo magari che troveranno ben poco (o nulla) di interessante? Non è certo il caso di GPM, che di spunti anche entusiasmanti ne fornisce tutt\’oggi, continuando a miscelare con sapienza lo spirito antico alle esigenze della modernità.

Da Saint Albans

Lo so, GPM non è più a Saint Albans, ma a Banbury, ma ho deciso lo stesso di dormire nell\’antica Verulamium perché è più simpatica. Poi mi trasferirò a Milton Keynes dove da giovedì pomeriggio inizierò a fare la persona seria (?). E poi, promesso, i reportage non-automobilistico del prossimo anno li farò con una Leica X2, che fa molto più figo che non questa Lumix ormai un po\’ scalcinata. Le Canon reflex restano, appunto, per le cose serie. Vabbè. Intanto, in attesa di qualcosa di più in tema, ecco una bella perla all\’aeroporto di Pisa… rassicurante, no?

Per controbilanciare, ecco un dovuto omaggio a chi comunque il mio, di trolley, non l\’ha buttato nella spazzatura. Vedremo al ritorno.

In viaggio per Silverstone

Partirò un po\’ prima per seguire il WEC a Silverstone perché dovrei fare tappa da GPM nei prossimi giorni. Silverstone, come evento in sé, non presenta mai motivi modellistici di particolare interesse, però spero che da una visita a GPM possa nascere un piccolo articolo.

Un po\' di storia: il Porsche Modell Club

Il logo commemorativo per i dieci anni del PMC.

Negli anni ottanta e novanta il Porsche Modell Club (PMC) rappresentò per gli appassionati delle vetture di Stoccarda un punto di riferimento e un\’occasione pressoché unica per mettersi in contatto con colleghi collezionisti di tutta Europa e anche del resto del mondo. Nell\’era prima di Internet uno dei grandi vantaggi dell\’associazione al PMC era la frequenza delle comunicazioni, con un gran numero di newsletter, novità e altre iniziative. Il PMC fu fondato nel 1978 da Ulrich Upietz (oggi fotografo ufficiale della Porsche), A. Fey e E. Wollny e ottenne subito il riconoscimento ufficiale di Porsche AG. Già dal 1979 il club si mosse in varie direzioni per far conoscere la propria attività, all\’inizio ovviamente limitata ma poi sempre più articolata.: fin da subito venne stampato un notiziario e furono stipulata alcune convenzioni con negozi specializzati, per sconti e altre facilitazioni ai soci, che nel 1980 erano già 86. Nel 1981 Fey e Wollny, pur restando associati, lasciarono tutte le incombenze a Upietz, che divenne così l\’unico responsabile del PMC dopo un sostanziale riassetto organizzativo. La sede del PMC era a Duisburg, nella Ruhr.


\”Porsche Modell\” era l\’organo ufficiale del PMC. I quaderni, in piccolo formato, vennero sostituiti dall\’A4 all\’alba degli anni novanta.

L\’anno successivo il club entrò a far parte dell\’orbita del Porsche Club tedesco e l\’organo ufficiale del PMC (\”Porsche Modell\”) venne rinnovato e migliorato, ricevendo una veste grafica più all\’altezza della situazione. Proprio nel 1982, Christophorus, rivista ufficiale della Porsche, pubblicò un ampio articolo sull\’attività del PMC. Per i 5 anni del club (1983) venne organizzato un incontro presso il concessionario Porsche Löhr & Becker di Coblenza. Nell\’occasione fu proposta la prima delle serie fotografiche, sul tema \”20 anni della Porsche 911\”: proprio col supporto del PMC, la Porsche aveva presentato all\’IAA di Francoforte un\’esposizione con 50 modelli in scala 1:43 della 911, che in seguito divennero anche oggetto di un poster ufficiale. Nel 1984 i soci del PMC ebbero la possibilità di esporre i modelli delle proprie collezioni per la Porsche Parade a Stoccarda e uno stand del PMC fu presente alla fiera \”Modellbau \’84\” a Dortmund. Il 1985 fu un anno importante per il PMC, perché segnò l\’inizio della collaborazione con la francese Starter e la nascita della serie Porsche Modell Exclusive (PME), disponibili solo per i soci.

Il logo che accompagnava tutti i modelli prodotti con Starter.

Si trattava di modelli realizzati da Starter in esclusiva per il PMC, con scatola specifica PME. I modelli venivano forniti sia in kit sia montati dallo specialista J. Renardy. Nella metà degli anni ottanta il PMC era cresciuto considerevolmente, sia in termini di iscritti (300 soci) sia come attività: la collaborazione con Starter originò, come vedremo, molte serie limitate; accanto a ciò il club fu attivo anche come sponsor del team Löhr & Becker, che schierava una Porsche 944 Turbo Cup nella Porsche Cup; un\’altra Porsche, la 936C del dottor Brunn (da non confondere col quasi omonimo Walter Brun) portò gli sticker del PMC alla 1000 del Nürburgring, a Spa e nella gara finale della Super Cup. L\’operazione di sponsorizzazione della 944 si ripeté anche nel 1987, anno in cui il PMC organizzò due importanti incontri, ad Aachen e al Nürburgring. La fine del decennio fu probabilmente il momento di maggior successo del PMC. Il 1988, anno delle celebrazioni del decennale della fondazione fu ricco di iniziative: meeting a Stoccarda, nuovi modelli PME, stand al \”Modellbau \’88\”, altre edizioni fotografiche e molto altro ancora.

Memorabilia: cartolina di auguri (Natale 1988) firmata da Ulrich Upietz.

Nel 1989 i soci sfioravano quota 500. Il biennio 1988-1990 fu, come detto, il più glorioso della storia del PMC, ma ben presto iniziò un declino piuttosto rapido. Le difficoltà economiche in cui versava la Casa madre ebbero senz\’altro il loro peso: in quegli anni la Porsche si imbarcò in due avventure sportive (la F.Indy e la F.1 insieme al disgraziato team Footwork) che, costosissime e dagli scarsi risultati, condizionarono pesantemente il bilancio e l\’attività sportiva di quasi tutti gli anni novanta, almeno fino al varo del programma con la 911 GT1. Intanto Ulrich Upietz, sempre più coinvolto nell\’attività di fotografo, lasciò la gestione del PMC all\’olandese Henk Koop, ma si capì molto presto che qualcosa era definitivamente cambiato e che nulla sarebbe stato come prima.


Starter-PME: Porsche 917/10 AAW Interserie 1972 e Neste Oy Interserie 1972

Starter-PME: Porsche 935 IMSA Le Mans 1978 Redman/Barbour/Paul

Starter-PME: Porsche 936C Gr.C 1986

Usciti di produzione i modelli PME, Koop avviò una timida collaborazione con altre marche (di diecast), collaborazione i cui risultati, qualitativi e quantitativi non erano minimamente paragonabili a quelli raggiunti nel periodo di collaborazione fra il PMC e la Starter. La cosa, quindi, si spense abbastanza presto. Oggi il Porsche Modell Club esiste ancora, sotto la gestione diretta della Porsche, ma è un lontano fantasma di quella bellissima associazione che aveva fatto sognare tanti collezionisti negli anni ottanta e novanta.

Ampia la scelta di Porsche RS60 e RS61: furono ben 16 le versioni realizzate.

Il PMC era impegnato ogni anno nella sponsorizzazione di una vettura partecipante al monomarca Porsche, che alla fine degli anni ottanta si disputava con le 944 Turbo.

La famosa 944 Turbo Cup 1987 con i geroglifici in versione bianca e rosa, esclusiva PME.

Come si è già accennato, il PMC dei momenti d\’oro viene ricordato soprattutto per la collaborazione con Starter: la produzione, di cui magari ci occuperemo più diffusamente in un articolo specifico, era molto variegata e spaziava dalle 718 RSK declinate in moltissime versioni alle RS60 e 61, dalle 904 Carrera GTS alle 944 Turbo Cup fino naturalmente alle 956 e 962 Gruppo C e IMSA. Ma c\’era anche altro: per il decennale del 1988, ad esempio, uscirono due bellissime 917/10 (la AAW vincitrice dell\’Interserie 1972 e la Neste Oy, vincitrice del \’73), la 935 IMSA di Redman/Barbour/Paul (Le Mans 1978 #90), oltre alla 962 IMSA vincitrice della 12 Ore di Sebring 1986.

Edizione limitata evoluzione della 911.

Era un fiorire di versioni inedite, con modelli esclusivi e montati molto bene da Renardy. Nelle edizioni di \”Porsche Modell\” ogni uscita era descritta dettagliatamente e veniva fornito un formulario di ordinazione spesso completo di un\’immagine su carta fotografica del modello. Un altro piatto forte del PMC era poi l\’offerta di foto: grazie all\’attività di Upietz e della sua Group C Production, il PMC era in grado di fornire una documentazione completa di praticamente tutte le principali gare endurance della stagione (WSC, IMSA, Le Mans, ma anche Super Cup), e questo nel periodo in cui Internet ce l\’aveva solo l\’esercito americano era qualcosa di incredibilmente utile e innovativo. Insieme alla documentazione di vetture reali venivano prodotti dei quaderni tematici in cui si raccoglievano alcune decine di immagini di modelli Porsche: particolarmente interessanti le edizioni che raffiguravano le elaborazioni, provenienti per lo più dalla collezione di Paul Roche.

Qui e in alto: alcune immagini dei famosi quaderni di foto; nella fattispecie si tratta di un\’edizione dedicata a modelli elaborati.








Lo stesso \”Porsche Modell\” ospitava interessanti articoli di recensioni di modelli, consigli di montaggio e documentazione, che spesso si rivelavano preziosi. Prima di concludere questo pezzo – forse anche troppo lungo per i canoni di Internet – ancora due parole sui soci: il primo iscritto italiano fu – neanche a dirlo – Paolo Tron nel 1979, il quale se non andiamo errati rappresentò anche il PMC in Italia. Troviamo poi, iscritto dal 1985, un certo… Valerio Comuzzi, ma anche Alberto Balestrini e Gennaro Robustelli (dal 1987). L\’autore di queste note si iscrisse tardi, nel giugno 1989 (del resto non avevo ancora 18 anni… sigh).
Per ora bastino queste note. Probabilmente altri potranno aggiungere altre testimonianze su uno dei più affascinanti club modellistici dedicati a una singola marca.

La presentazione delle decals studiate per la Carrera RSR, commercializzata come PME su base Starter (GELO e Tebernum).

Tramite la Group C Production, il PMC era in grado di offrire un\’ampia documentazione delle maggiori gare endurance del periodo.

Qui e sotto: alcuni esempi di formulari di ordinazione.

Opel di J.Renardy: aggiunta "Commodore Jumbo"

Visto che \”Rainbow\” ha menzionato la Commodore Jumbo nel thread principale sulle Opel di Renardy, ecco alcune immagini del modello, \”ripreso\” poi una decina di anni dopo da FPM… ehm ehm… tutto il mondo è paese.

Alcune Opel degli anni settanta di J. Renardy

Ecco una piccola gallery di alcune interessanti Opel degli anni settanta, realizzate (anche in collaborazione con Autodrome) da J. Renardy, di cui il blog si era già occupato nei mesi scorsi con una lunga intervista in due parti, di cui vi ripropongo i link:
http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2012/04/intervista-con-jurgen-renardy-parte-i.html
http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2012/04/intervista-con-renardy-parte-ii.html

Rassegna stampa: Passion 43ème n°31

E\’ uscito da poco il numero 31 (agosto-settembre) della rivista diretta da Didier Beaujardin, rivista che come si era detto in altre occasioni si colloca un po\’ a metà strada fra la tradizione inglese e Argus de la Miniature. Il fascicolo estivo propone diversi motivi d\’interesse, con una varietà di temi sconosciuta ad altre riviste più blasonate. I protagonisti restano comunque i modelli obsoleti, argomento affrontato con competenza e una documentazione completa, grazie anche all\’aiuto di alcuni commercianti e specialisti francesi. Non mancano poi alcuni resoconti sulle principali borse e rassegne degli ultimi mesi. Ecco una rapida rassegna dei principali argomenti: Renault Frégate in 1:43, Fiat 1300/1500, monoposto Lola (soprattutto obsoleti), Borgward Isabella e Alfa Romeo 1900 Super Sprint Dinky Toys, vetture dell\’ex-URSS, incontro con un paio di collezionisti (intriganti alcune foto di vecchi MRF), Renault 16TX Ottomobile scala 1:18, nuovo aggiornamento sulla futura produzione Minialuxe, un argomento da seguire in futuro.

Madyero Osella-BMW PA4 vincitrice Targa Florio 1976

La vincitrice della penultima edizione della vera Targa Florio, 14 maggio 1976

La storia la sapranno raccontare i numerosi targafloriologi che popolano i vari forum; qui basterà dire che la più recente Osella della gamma Madyero riveste per gli appassionati dell\’automobilismo italiano un\’importanza particolare, perché riproduce la PA4 a motore BMW 2000 vincitrice della Targa del \’76 con la quale Eugenio Renna (alias \”Amphicar\”) e Armando Floridia si aggiudicarono la 60ma edizione della gara madonita. Pier Luigi Madiai ha ripreso quindi in mano il soggetto Osella dopo diversi anni di interruzione. Ricordiamo che nel passato erano uscite le riproduzioni delle tre vetture di Le Mans (Elvia, Toleman, Alpilatte), la versione 1000km Monza 1980 della PA8 Alpilatte e la PA9 di Mauro Nesti.

Il più recente modello beneficia di tante piccole migliorie, inclusa una riproduzione più realistica delle cinture di sicurezza (con fibbie corrette); fra le altre caratteristiche già ampiamente apprezzate sulle Osella del passato, una bella riproduzione del retrotreno, un assetto corretto, cerchi e gomme di grande realismo. La partecipazione delle Osella alla Targa Florio è stata molto ampia e c\’è da sperare che in un prossimo futuro possano uscire altri soggetti, rimasti per lo più inediti in tutti questi anni.

Scuderia Ateneo, un nome mitico per gli appassionati di automobilismo nostrano.