Rassegna stampa: Modelli Auto 114

Lo scopo di una rivista non è (quasi) mai quello di misurarsi direttamente con la concorrenza, altrimenti rischia di esaurirsi in uno sfiancante duello che non porta a niente; i lettori, tuttavia, possono spesso fare confronti e in questo caso non credo che nessuno si scandalizzerà se scrivo che  Modelli Auto 114 (luglio/agosto 2012) è ben più interessante dell\’ultimo Auto Modélisme, con i suoi articoluzzi dolciastri e semi-insulsi, a iniziare da quell\’inutile parata di vincenti a Le Mans in cui alcuni modelli di gran pregio si mescolano banalmente a delle autentiche patacche. La vignetta iniziale, poi, ha del patetico (non so se voluto o meno: credo di no), con quelle Ferrari nella vetrinetta che cantano \”bravo Audi\”; se l\’autore voleva sottolineare l\’inconsistenza e l\’ormai scarsa importanza del cavallino nelle gare serie (la F.1 non è una categoria seria), con delle vetture del passato che celebrano una casa che si impegna da anni con ben altri investimenti tecnologici, lo scopo è raggiunto; altrimenti siamo nel territorio del banale.
Come? Modelli Auto 114? Vero. Ma questo cappello era necessario, proprio per mettere in evidenza la qualità di questo numero italiano. Non si inorgoglisca troppo l\’editore, eh. Il merito è di Umberto Cattani, che mi sembra una di quelle casalinghe del passato che con due avanzi riuscivano a preparare dei piatti gustosi e autentici, facendo letteralmente miracoli. E occhio perché a forza di fare miracoli uno poi si stufa. Un po\’ di normalità non gli farebbe male. La stanchezza e la demotivazione sono sempre dietro l\’angolo, anche per i più coriacei. Questo Modelli Auto celebra il mezzo secolo della GTO con una rassegna fotografica (con tanto di storia-Bignami per i più distratti, ma non era certo il caso di fare di più, con una vettura di questa fama), proponendo alcune delle più celebri riproduzioni in scala 1:43. Modelli interessanti, senza l\’ambizione della completezza, ma si tratta di una buona scelta. Mi domando piuttosto se sia il caso, con modelli così piccoli, di proporre questo tipo di inquadratura, che evidenzia gli immancabili e inevitabili difetti di montaggio e le tante sproporzioni che si celano dietro una miniatura in 1:43. D\’accordo le foto tecnicamente perfette, ma se la perfezione deve svelare tante…imperfezioni non sarebbe meglio cambiare inquadratura? Piccola nota per i più distratti: la GTO marrone di pagina 15 non è della Targa Florio ma della 1000km del Nuerburgring, versione senza dubbio meno conosciuta. Altra piccola precisazione, la GTO di Solido non risale alla fine degli anni settanta ma fu commercializzata a partire dal 1985 (art. 4506 stradale, 4507 competizione).

Come sempre bello e interessante l\’articolo tecnico di Stefano Adami, che stavolta fa uno strappo alla regola e si butta nell\’1:24, con una (ri)costruzione della Porsche 935 K3/81 di Scale Coachworks. A questo punto mi verrebbe la curiosità di vedere il Nostro alle prese con uno dei quei bei kit di Model Factory Hiro. Peccato che ormai le sue giornate siano così piene, altrimenti… Ehm! (come disse uno dei bravi a Don Abbondio).

Prima delle due parti consacrate alla BMW M1, una delle passioni di Umberto Cattani: un\’occasione per vedere modelli anche rari, con livree accattivanti e sempre originali.

Ottimo il confronto, sempre di Umberto, di quattro interpretazioni della McLaren F1 GTR vincitrice a Le Mans 1995: l\’idea di mettere fianco a fianco le due più recenti creazioni (TSM e HPI) e due modelli più datati (Minichamps e IXO) è valida, così come molto documentate e serie sono le varie argomentazioni che danno la palma di miglior compromesso al modello HPI.

Segnalazione d\’uscita con breve recensione per la Fiat 127 di Brumm, con l\’aggiunta della \”chicca\” spagnola, la Seat 127 realizzata per Minicar Espana. Questo e altro si trova nel numero estivo di Modelli Auto, e anche gli appassionati delle scale maggiori troveranno argomenti di interesse, senza che per questo l\’1:18 diventi preponderante come accade troppo spesso per Auto Modélisme. Insomma, questo numero merita. Accattatev\’ille.

Una storia di 33 anni fa (di Paolo Tron)

\”te lo dico io…la verità non la può raccontare, è tuppo furbo!\”

****

Wow !!
Parto da questo meraviglioso intervento del fan di Franco.
Dico sempre che la vita è meravigliosa, nonostante persone di questo
tipo perchè comunque anche persone come queste ti permettono di
imparare qualche cosa.
Io, caro amico, non solo sono \”tuppo furbo\” ma sono anche pieno di
ironia e i tuoi interventi nel Blog di David mi permettono di passare
da una ironia a Mac1 a una ironia a Mac3.
Cosa ne dici?
Ma non è il caso, non c\’è nulla di ironico in quello che sto per
raccontarvi.
Indubbiamente l\’altra tua affermazione
\”dopo il male che gli hai fatto, evita\”
mi ha parecchio turbato perchè può significare solo due cose:
a) non hai informazioni o hai quelle sbagliate …
b) hai dei problemi psichici molto seri …

Devo in qualche modo ringraziarti, nonostante la tua vigliaccheria,
perchè la decisione di aprirmi totalmente dopo 33 anni scaturisce dai
tuoi interventi.
Non avrei mai voluto raccontare quello che è successo, anche per rispetto
alle persone coinvolte.

Per una volta, sempre per cercare di non essere banale, voglio partire
dalla fine della storia.
Da un grande amico, da un grande Uomo, da una grande persona, con
tutti i suoi difetti (è lento come un bradipo del Cuiabà) e con tutti i
suoi pregi…tra i tanti … un cuore grande come il Colosseo.
Il Sig. Emilio Re.
Emilio, un sabato di Dicembre del 1979, dopo aver parlato con mio padre,
che sempre scoppiava in lacrime in quel periodo, chiunque lo chiamasse;
dove aver capito la situazione e aver capito lo stato di choc di mio
padre è riuscito a violentare la sua abituale \”pacatezza\” per affittare
un grosso furgone, tralasciare ogni cosa e attività che aveva in quel
momento e dirigersi a Loano.
Arrivato a Loano ha caricato tutto quanto poteva caricare su quel
furgone per dirigersi verso il quartiere Fieristico di Bologna.
Da mesi, infatti, avevamo programmato la nostra quarta partecipazione
al Motor Show del 1979.
Come mai tutto ciò?
Come mai Emilio Re ha deciso ciò?
Come mai mio padre era sotto choc?
Come mai noi non c\’eravamo?
Emilio aveva saputo da mio padre cosa era successo e si era offerto
di partecipare al Motor Show in nostra vece; sicuro che il dramma che
ci stava accadendo si sarebbe risolto presto e per il meglio.
Dove ero io, mio fratello Angelo e anche il mio amico Claudio Riva?
Da quell\’episodio, se così lo vogliamo chiamare, ho capito che in questo
paese può succedere veramente ma veramente di tutto.
Noi eravamo in galera.
Mio fratello nel braccio 1 delle Carceri Nuove di Torino … Claudio nel
braccio 2 e io nel braccio 3.
Divisi perchè \”ritenuti pericolosi\”.
Eh si … pericolosi perchè l\’arresto, avvenuto il sabato precedente, era
stato determinato da una denuncia (indovinate da chi?) per rapina a
mano armata.
Si … a mano armata… da tre tizi che avevano dimestichezza con le armi
esattamente come Pol Pot con la democrazia.

La domanda diventa: perchè?
Perchè fummo arrestati? Perchè ci venne dedicata una pagina sul Secolo XIX?
(tristemente conservata da mio padre e vista dopo la scarcerazione
il cui titolo era:
Tre Commercianti Incensurati di Loano Arrestati per Rapina a Mano Armata\” —
il fatto è avvenuto a Torino dove saranno presto trasferiti dal carcere di Savona)
Perchè arrestati alle 04.45 del mattino e trasportati in un cellulare (si, quelli su
quattro ruote) in manette (lo sapevate che le manette fanno male?)
nel Carcere di Savona?

… in questa sorta di fiction story che più reale non potrebbe essere
…. devo fare un piccolo flash-back….

Nel mese di Ottobre, Claudio, Angelo ed io andammo a vedere un Rallyno nella zona
di Saluzzo e alla fine decidemmo di andare a trovare Franco Morelato a Torino.
Non solo per andare a trovare un amico, ma per capire dove era sparito… nonostante
nostri ripetuti solleciti non aveva più consegnato i montaggi che doveva farci oltre
ad altri impegni che si era preso e non stava mantenendo… per capire come stava,
perchè avevamo notizie poco confortanti al riguardo.

Arriviamo a casa di Franco e lui è bello-bello, sciallo-sciallo, in salotto a
giocare a scacchi con la moglie Silvana (?) … era una scena abbastanza incredibile
ai nostri occhi perchè neppure sapevamo che Franco sapesse giocare a scacchi e la
accoglienza che ci riservarono fu come minimo … \”surreale\”.
A un certo punto però, ci accorgiamo che Silvana stava piangendo e cercava di
nasconderlo.
Non voglio andare avanti nei dettagli. La serata non è andata come previsto.
Franco era molto aggressivo e sembrava non capire assolutamente quello che gli
stavamo dicendo — di una semplicità impressionante e che riassumo:
\”se non hai più voglia di collaborare con noi, per i tuoi motivi, quali essi siano, torneremo
a Torino quando potremo, magari in dicembre a recuperare tutto il materiale in tuo
possesso\” (che ci apparteneva)… ci spiace enormemente ma non è possibile andare
avanti in questo modo\”.
Ciao ciao Franco e Buona Fortuna.
In realtà le cose non andarono così liscie, perchè Franco, capendo che non scherzavamo
e che davvero NON potevamo andare avanti in quel modo ….e che eravamo MOLTO preoccupati
per la sia ricaduta nell\’alcool (quella sera era totalmente completamente oscuramente
fuori da ogni controllo) …. pieno di Whiskey sin sopra i capelli …. (il suo preferito era
il Cutty Sark… ne beveva una bottiglia come io non riesco neppure con il tè freddo)
ha iniziato a sbraitare che eravamo dei biiip biiiiiiip e che dei biiiip come noi non
meritavano un amico come lui e biiiiiip… eccetera eccetera… nella nostra lingua si
dice: inveire…
Siamo tornati a casa quella notte molto provati — ricordo che Claudio era quello
più incredulo nel constatare di persona (non vedeva Franco da molti mesi) a che livello
era sceso e in che condizioni fosse.
Ma soprattutto per l\’atteggiamento che aveva con noi.
Quella stessa notte (l\’abbiamo saputo dopo) Franco è andato dai
Carabinieri per denunciarci per \”rapina continuata e aggravata a mano armata\”….
ata ata … ata…
Nella mia (grazie al cielo!) ignoranza in materia giuridica pensavo che, quando queste cose
succedevano ad ALTRI … ci fosse una denuncia, una indagine, una convocazione delle parti
e semmai un arresto in un SECONDO tempo…
Invece no … oh no… non è successo così…. noi, circa un mese dopo, siamo stati arrestati alle
04.45 del mattino e trasferiti al carcere di Savona (insieme) per poi essere trasferiti,
separatamente al Carcere Le Nuove di Torino (quanti costi per le forze di Polizia!).
Ricordo che ai Carabinieri che sono venuti a prelevarci continuavamo a chiedere, in totale
angoscia, come potrete immaginare, la ragione dell\’arresto e loro non ci dicevano
nulla di nulla… solo uno, poi impietosito ci ha detto che era un cosa \”accaduta a Torino\”.
Ma non potevamo credere che fosse coinvolto Franco in una cosa così grave, così ignobile
così IMPOSSIBILE.
Arrivo alle Nuove di Torino il lunedì a pranzo — mi trasferiscono subito in cella senza passare
dal via e senza darmi da mangiare (ma questo era il meno… chi aveva fame in quel momento?).
Mi mettono in cella con un tizio un po\’ strano — in questo caso ho (chissà perchè!) conservato
nei file di memoria il suo nome: Giuseppe Ortalda.
Dopo molti anni ho cercato notizie sul suo percorso giudiziario e sul suo destino ma non ho mai
trovato nulla…neanche nel web…
Io ero nel panico … non riuscivo a capire cosa mi stesse succedendo … quando abbiamo potuto
riabbracciarci mio padre mi ha detto che piangeva praticamente tutto il giorno … cercando di
darsi da fare con avvocati e quantaltro… senza capacitarsi di quello che stava succedendo… se
qualcuno ha conosciuto mio padre potrà testimoniare che era la persona più buona e onesta
del Pianeta… mia madre (sofferente di angina-pectoris) era stata tenuta all\’oscuro di tutto …
non senza difficoltà… e la moglie di Claudio Riva, Marina, era incinta… ed era
distrutta ….
Questo, fan anonimo di Franco, una piccola piccolissima parte del male che ha fatto quest\’uomo.

Giuseppe Ortalda, mio simpatico e ciarliero compagno di cella — in realtà non diceva una sillaba,
era teso, era scontroso, insomma era fuori-di-testa… dopo poco ho capito dai gioiosi e organizzati
compagni di braccio che cosa avesse fatto per essere in cella con me.
Aveva ucciso la sorella con 36 coltellate.
Bello, vero?
Soprattutto dormire in cella con un burlone come Giuseppe Ortalda.
Ho dormito molto poco, fan anonimo di Franco, te lo posso giurare.
E visto che sei cosi anonimo e visto che sei così fan di un uomo di quel valore ti racconterò,
solo per te, un piccolo episodio successo una sera.

Non tutte le celle avevano il televisore, quindi una sera su richiesta mia (per uscire dalla cella
e sperare PREGARE che Ortalda rimanesse in cella) chiedo il trasferimento per due ore nella
cella accanto che aveva l\’elettrodomestico … la richiesta viene accolta MA Ortalda non doveva
rimanere da solo (c\’erano rischi di suicidio … non ho mai capito perchè un assassino con piena
confessione e mani sporche di sangue, non fosse in isolamento… ma forse erano altri tempi) …
… dicevo … ci portano Ortalda ed io nella cella di questi altri due tizi (un rapinatore (vero!) e
un pusher) e ci mettiamo a chiacchierare …. di dove sei, che cosa hai fatto, ma come mai?
ma non mi dire … ecc. ecc. … ovviamente io dicevo la ragione dell\’arresto ma NON che non
ero quello che un arresto del genere doveva essere… insomma cercavo di stare sulle mie
e di non parlare affatto… non più del dovuto.
A un certo punto, il pusher, annoiato dal telegiornale e alla vista di uno spot su una schiuma
da barba, ha una idea geniale.
Questo lo racconto solo a tuo beneficio, anonimo e fan di Franco…
L\’idea geniale è fare la barba all\’Ortalda perchè lui, il pusher, aveva il permesso di avere
un rasoio … io non capivo la ragione di questa cosa… che senso aveva?
Intervengo e dico: \”lasciatelo stare… non vedete come è agitato\”…. e il pusher mi risponde
\”è agitato perchè ha la barba troppo lunga, gli voglio fare la barba, gli voglio fare la barba!\”
Anche l\’altro, il rapinatore \”vero\” è d\’accordo … insomma vogliono divertirsi e prendere in
giro questo povero ragazzo.
Inizia a fargli la barba…. sbaglia e gli fa un piccolo taglio sotto il collo… Giuseppe
vede il sangue e inizia una cosa che non dimenticherò mai nella mia vita.
Ha strappato il rasoio dalle mani del pusher e ha iniziato a tagliarsi le braccia… senonchè
qualche attimo dopo ha iniziato ad avere degli spasmi e ha iniziato a avere una crisi (epilettica?)
scalciando e dimenandosi come una biscia … impressionante… pur cercando di proteggermi
prendo un sacco di pedate… sembrava dinoccolato… sembrava senza ossa… urlava come un
ossesso… anzi sembrava quasi un guaito … quasi non umano…
Un incubo.
Arrivano i secondini e lo portano via di peso in infermeria.
La notizia ben positiva?
Quella notte ho dormito.
La notizia quasi negativa?
La sera dopo è tornato in cella piena di cerotti e con lo sguardo un po\’ vacuo, imbottito di
tranquillanti che hanno tranquillizzato anche me….

Ti è piaciuto il raccontino, fan anonimo?

Nel frattempo passavano i giorni … lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì… ci era
proibito comunicare con l\’esterno e il nostro avvocato aveva già fatto richiesta formale
per (tentare) di accelerare le nostre testimonianze al Giudice incaricato.
Angelo, nel suo braccio, se l\’era cavata abbastanza bene, è uno che sa farsi voler bene
anche in posto del genere e
almeno non aveva un assassino in cella con lui, mentre Claudio, aveva totalmente smesso
di mangiare… piangendo in continuazione (come noi, peraltro) pensando a Marina che aspettava
il suo bambino.
Il venerdì diventa una giornata cruciale perchè il Giudice istruttore (credo si chiami così)
ci interroga separatamente (purtroppo non riesco a vedere nè mio fratello, nè Claudio).
Evidentemente le nostre rispettive testimonianze (con tre tizi in lacrime che faticavano a
parlare) hanno convinto lo stesso a rivedere la denuncia e convocare alle Nuove il denunciante.
Cosa che è accaduta il giorno successivo: il sabato.
Da quello che ho saputo dopo, Franco Morelato (si il tuo amico, caro fan anonimo) è intervenuto
in uno stato abbastanza confusionale e PUR CONFERMANDO LA RAPINA SUBITA
si è perso in contraddizioni talmente evidenti che ha costretto il giudice a decidere per
una immediata scarcerazione perchè \”non avevamo commesso il fatto\”.
Ovviamente Franco era totalmente ubriaco ma neanche il Giudice se ne è accorto.

Non avevamo commesso il fatto? Ma va? Ma vai? Ma giura?
Ma non ci posso credere… ma se qualcuno ci ha conosciuti ….ci vedete Claudio, Angelo ed io a fare
una rapina a mano armata? … magari con le maschere di Monti, Berlusconi e Pannella ??

Questa decisione venne presa il sabato ma la scarcerazione è avvenuta solo il lunedì successivo…
con noi in galera anche la domenica, ovviamente senza sapere assolutamente nulla di questa
decisione, ma per fortuna a macerarci il fegato per le ultime ore.
Penso sia abbastanza immaginabile quello che è successo quando ci hanno comunicato la
decisione di scarcerarci… i secondini erano perplessi perchè quando hanno saputo quello
che era successo veramente ci dicevano che alcuni altri erano rimasti MESI in carcere.
In attesa di convocazioni che venivano sempre rinviate.
Persone totalmente innocenti.
Ricordo con estrema nitidezza quando sono uscito e soprattutto quando ho potuto abbracciare
Angelo, ma soprattutto Claudio (aveva perso 10 kili e non posso fare battute).
Perchè al limite Angelo ed io avevamo una responsabilità in quello che era successo… al di là
della follia di Morelato di denunciarci per qualcosa che non era mai accaduto… la collaborazione
con Franco erano nostra e non di Claudio con la sua MERI Kits.
Ricordo con nitidezza quando ho abbracciato mio padre e ho risentito il suo meraviglioso odore.
Mia madre che era pallidissima però con un sorriso mi ha detto, da religiosa come era:
\”figlio, così ha voluto il Buon Dio, ora devi saper perdonare\”.
Ricordo con nitidezza il primo pasto esterno (poi subito vomitato).
Ricordo con estrema chiarezza la richiesta del Giudice, giorni dopo, per una eventuale contro-denuncia
al Sig. Franco Morelato.
Ci siamo consultati con mio fratello, la mia famiglia e la famiglia Riva
… e abbiamo deciso di non contro-denunciarlo e di lasciarlo al suo destino.
Questo, caro fan anomino, è il male che abbiamo fatto a questa persona — perchè abbiamo sbagliato
a non denunciarlo per farlo rimanere un po\’ dove si meritava e non fare danni in circolazione…
danni che poi ha fatto.
Grande amarezza per la complicità di cui si era fatta oggetto la moglie di Franco… da questo
l\’impossibilità di riuscire anche solo a parlare con una persona che non ha fatto (da quello che so)
alcunchè per far uscire la verità PRIMA che succedesse il disastro… non posso accettare che lei
non sapesse di questa folle e falsa denuncia.

Concludo chiedendovi scusa per questo racconto che non ha nulla di automodellistico,
ma soprattutto chiedo scusa a Claudio Riva se mai leggerà questo racconto
perchè so bene quanto sia stata dura ed inaccettabile questa vicenda per lui.
Scusami Claudio… ma sono passati 33 anni ormai e ci sono in giro degli stronzi che pensano
che Franco fosse un granduomo.
Non vi devo neanche porre l\’ultima domanda: voi cosa avreste fatto?
Sono pressochè certo che molti di voi avrebbero fatto la nostra stessa scelta = cancellarlo

ps

caro amico fan, devi sapere che, nella prima puntata di questa tele-novela
ho detto il 10% … che SI! eravamo amici per la pelle anche se lui tifava Toro
e io Juve… tralasciando vari \”incidenti\” in giro per il mondo
… in Belgio è finito sotto un viadotto e ci è rimasto 30 ore …
si è addormentato fumando incendiando il suo piccolo appartamento nel torinese…
(è andato avanti per mesi nelle borse con scatole e modelli mezzi carbonizzati);
da ubriaco fradicissimo ci ha provato anche con la mia allora non ancora
moglie Enrica….dopo la Borsa di Aachen forse sempre nel 1979…
si era rifiutato di portarla in aeroporto perchè la voleva portare in un Motel…
la reazione di Enrica fu di prenderlo a calci … un altro uomo con l\’alcool in corpo…
perchè sapeva che ero già allora innamorato marcio di lei …
Per non dire di quella volta che è stato \”rimpatriato\” … non ricordo bene cosa
avesse combinato … si era dimenticato di dove avesse messo l\’auto e la Police l\’ha
messo su un treno e lui si è risvegliato a XXMiglia… potrei andare avanti all\’infinito…
E tu, caro fan anonimo?
Hai qualche raccontino magari bello e positivo e accattivante?
Io ne ho tanti, tantissimi di positivi, quando era un uomo che non beveva e non
un fallito che beveva sino a perdere la ragione … forza fan… fatti vivo … esprimiti ….

Listing officiel de la production factory built Le Phoenix (B.Bigaudet e D.Tarallo)

E\’ uscito oggi il catalogo ufficiale della produzione di factory built Le Phoenix (autori Bertrand Bigaudet e David Tarallo). Graficamente uguale allo \”storico\” catalogo prodotto nel 1996/97, esclusivamente fotografico, il catalogo 2012 contiene una lista ragionata dell\’intera produzione ufficiale di factory built, con tutte le varianti di colore, i numeri di produzione e di catalogo e tutte le informazioni supplementari che è stato possibile reperire.
Un \”plus\” di questa pubblicazione è inoltre la lista dei montaggi Le Phoenix realizzati singolarmente per i clienti o i negozi, contraddistinti dall\’anno e da un numero progressivo. La lista comprende montaggi eseguiti sulle basi più diverse: Le Phoenix, ma anche AMR, Marsh, Tameo e così via. Anche in questo caso sono stati specificati dove possibile i colori, le versioni e le basi utilizzate.
Si tratta di uno strumento di consultazione completamente nuovo, basato su un lavoro di ricerca che ha richiesto mesi di impegno.

E\’ stato necessario collazionare i dati d\’archivio di ACB con tutta una serie di informazioni incrociate, dalle foto d\’epoca alle raccolte private, dalle aste su internet ad altre fonti minori. Si tratta naturalmente di un primo passo suscettibile di miglioramenti negli anni a venire, magari nel contesto di una vera e propria storia di Le Phoenix. Intanto, però, i risultati della ricerca sono a disposizione dei collezionisti in questo catalogo realizzato in serie limitata e numerata individualmente.
Completano la pubblicazione (di 48 pagine) un inserto centrale di 12 pagine con foto soprattutto d\’epoca: sono stati scelti modelli particolarmente rari (proto, presse, Hs, varianti particolari di colore, montaggi singoli), in modo da fornire un\’ulteriore informazione.

Due nuove proposte di Spark: 917PA e GT40 Daytona \'65

Fra le molte uscite di Spark in queste settimane ne segnalo un paio particolarmente interessanti: nella serie limitata per Spark France (art. SF012, 500 esemplari numerati), la Porsche 917PA Spyder 5 litri che prese parte alla 1000km di Parigi 1971 con Leo Kinnunen e Gérard Larrousse, piazzandosi al secondo posto dietro ad un\’altra 917, la berlinetta coda corta di Bell/Van Lennep, iscritta da Wyer. Si tratta di una scelta particolarmente originale (anche se il modello era stato già riprodotto in kit da Provence Moulage), dato che non si è scelta la \”solita\” versione Interserie, ma si è andati a cercare una gara importante che chiudeva la stagione. Disponendo di questo stampo c\’è da augurarsi che Spark possa continuare a sfruttare la tematica, magari con le vetture Gesipa Rivets e Shell.

L\’altro modello è un classico nel suo genere, la Ford GT40 vincitrice della Daytona 2000km Continental del \’65 (ancora prima che assumesse il formato delle 24 ore) con Lloyd Ruby e Ken Miles. Pur non entrando stavolta nel merito di una recensione dettagliata, non si può fare a meno di notare alcuni dettagli raffinati, come il faro supplementare inserito a destra nella calandra (per illuminare il banking) lo specchietto retrovisore interno posto a sinistra o le particolari bavette anteriori fotoincise. Commercializzato da Spark nella linea dedicata ai vincenti di Daytona (numero di catalogo 43DA65 – in realtà è un Bizarre \”preso in prestito\”) è un\’ottima aggiunta ad ogni collezione di vetture endurance.

Un ricordo di Franco Morelato (di Paolo Tron)

Ho iniziato molte volte con:

\”C\’erano una volta … \” ??

mmm … non ricordo … ma questa volta, considerando le cose che andrò a raccontare e il tanto tempo passato, ritengo sia il miglior modo per cominciare questa piccola e, ai nostri giorni, insignificante storia.
\”C\’erano una volta due persone … una si chiamava Franco Morelato ed è mancato da poco (R.I.P.) mentre l\’altra è ancora in circolazione, forse sotto falso-nome, forse con una parrucca
e baffi finti, forse emigrata nelle Isole Cayman… e si chiama Pasquale Chiapperino.
Sto ovviamente scherzando.
Il Sig. Chiapperino non ha commeso alcunché per dover confondere i propri connotati
o andarsene in paradisi fiscali.
Ma vi volevo accennare prima al Sig. Franco Morelato.
La cosa che mi colpisce particolarmente in questo momento è che non ricordo come
ci siamo conosciuti… mangio purtroppo pochissimo pesce e mi mancano tutta una serie di vitanime per supportare la mia sgocciolante memoria. Ahimè.
In realtà, una delle ragioni per buttare giù le mie ultime scempiaggini è quella di mettere
nero su bianco cose che mi sto innegabilmente quantunquemente dimenticando.
Anche perché fanno ormai parte di una mia vita precedente …
Con il passare dei giorni mi chiedo come sia possibile che siano passati tutti questi anni.
L\’altra sera, il 19 di Luglio, ho festeggiato il mio, il nostro personalissimo anniversario …con la
mia amata moglie Enrica… sono passati 31 anni da quando, quel giorno a Loano ci siamo
\”trovati\” … e, con lei, abbiamo appurato che sono stati anni trascorsi bene e con una velocità
non del tutto comprensibile…
Scusate la divagazione famigliare e la banalità del concetto… quando i Tronacci, il gatto e la volpe … quando \”le sorelle Loanesi\” (come amava definirci il Franco) l\’hanno conosciuto?
Bah… da qualche parte o in qualche borsa, presumibilmente… dovrei chiedere al mio amico Emilio che si ricorda tutto di tutto…
Franco Morelato il cui padre aveva una delle più importante Concessionarie d\’auto di Torino
e che era caduto in disgrazia. Vi evito le ragioni di quel fallimento. Sono sempre le stesse.
Per questo motivo Franco era caduto in una grave depressione ed aveva avuto inizio il suo calvario con l\’alcool. Primi anni Settanta.
Quando iniziammo la nostra collaborazione erano due anni che non beveva per una
particolare operazione che aveva subito per potersi allontanare dall\’alcool drasticamente.
La nostra è stata una amicizia dirompente … con un feeling reciproco davvero
formidabile… sia con me che con il mio fratellone …
Iniziammo viaggi su viaggi all\’estero per le varie borse e importazioni di novità dai
Paesi che allora sfornavano gli \”speciali\” più ambiti.
Con la prossima \”puntata\” mi devo ricordare di raccontarvi un paio di episodi piuttosto
interessanti di un viaggio a Parigi con tutti e due i personaggi di questa storia.
L\’incontro con Morelato fu per le sorelle Loanesi estremamente importante.
Franco era un \”cittadino\” e aveva una notevole mentalità imprenditoriale oltre a molta
esperienza e questo ci consentì di iniziare a uscire dal guscio di \”paesani\” un pochetto
isolati.
La prima iniziativa promossa da Franco e da noi pienamente accettata, pur con
qualche patema d\’animo per l\’investimento che comportava, fu la partecipazione al
Motor Show del 1976 — il primo — quello con i padrini di lusso Munari, Agostini, Lauda e
Molinari; quattro campioni del Mondo nelle rispettive specialità.
La decisione di accettare l\’idea di partecipare venne non senza molte perplessità.
Eravamo piccoli e con scarse risorse economiche e partecipare al Motor Show era
una scommessa. Che, fortunatamente, abbiamo vinto.
Successivamente la collaborazione con Morelato entrò nella sua fase automodellistica
con l\’inizio di una serie di montati in serie limitata di Formula Uno dell\’epoca … su
base Hobby Tecnica o John Day o FDS … insomma con quello che passava il convento in
quel momento… ricordo una Lotus 72 \”Gunston\” che poi Franco realizzò in piccola
serie nei primi anni Ottanta.
Un’altra scommessa vinta fu quella di far realizzare una piccola serie da André
Marie Ruf e il suo allora collaboratore nella realizzazione di F.1, J.P. Viranet.
Ruf accettò con entusiasmo di creare la serie \”franco\” perché gli era molto simpatico
Morelato (quando voleva era un matto vero, estremamente estroverso e carismatico)
e realizzammo con André le prime due F.1 March 711 \”padellone\” e Penske
F.1 che vinse in Austria nel 1976 con Watson.
Questa serie avrebbe dovuto andare avanti a lungo se non fosse successo quello
che poi è successo.
Anche la collaborazione di Viranet con Ruf non ebbe fortuna e cessò di lì a poco.
Nel frattempo la nostra amicizia si saldava sempre di più… avevamo parecchie
passioni in comune… Sanantonio e il Commissario Berurier … le belle donne
(beh quando ce vò ce vò…), le sigarette Gitanes (oh quante ne fumavamo…avevamo
sempre la A112 con la nebbia… allora ero un idiota e non immaginavo i danni
del fumo…) … e molte altre cose ancora.
Nelle borse all\’estero eravamo diventati una coppia fissa.
Devo confessare che ho molta nostalgia di quei viaggi … con orari di \”pilotaggio\”
assurdi… con rischi di \”pilotaggio\” assurdi… con discussioni sui temi della vita
(chi siamo? dove andiamo? cosa vogliamo?)
a non finire e che finivano sempre nello stesso modo …  a sfinirci e a litigare … ma erano
litigi di amici e quindi sempre utili e sempre indimenticabili… Franco era
piuttosto estremista sul senso della vita … lui riteneva che noi dovessimo dare
fondo alle nostre energie e usare il nostro corpo nel modo più completo possibile…
io avevo posizioni un attimino più equilibrate …
Tutto è filato alla grande sino al Rally dei Rododendri del 1979.
Quando, chissà perché e chissà percome, Morelato ha ricominciato a bere…
l\’effetto della operazione/innesto al pancreas era terminato e lui, lentamente
ha ricominciato … prima con una birretta… poi due birrette… e, colpevolmente e
in modo scioccamente ignaro, mio fratello ed io non abbiamo capito che era
l\’inizio della sua fine… della fine del nostro magnifico rapporto.
Una cosa che non tutti sanno è che gli alcoolisti e anche ex-alcoolisti quando arrivano
alla totale ubriacatura (e quando dico totale so cosa dico…) tu non ti rendi minimamente
conto che loro sono \”stra-fatti\”.
Con la A112 abbiamo fatto una innocua (per fortuna!) uscita di strada e la gara è
finita lì… mentre l\’odissea di Franco era solo all\’inizio … da quel giorno in poi …
non è più riuscito a rispettare i tanti impegni che aveva con noi e per mesi ha posticipato
ogni decisione … l\’alcool o il \”male\” si era ri-impossessato di lui.
Nel Novembre di quell\’anno è accaduta una cosa molto grave che non ho voglia di
ricordare e che ha messo la parola fine al nostro rapporto umano e di amicizia.
Da allora non ho più voluto saperne nulla di lui… pur una grande angoscia e un
grande senso di frustrazione per la sua caduta all\’inferno e per la sua famiglia … aveva
una moglie e una figlia meravigliose.
Non molti sanno e a questo punto è rivelabile che al Sig. Franco Morelato è legato un episodio in cui rimasero uccise due persone.
Un anziano in bicicletta e una bambina di 11 anni … nelle strade di Torino… la bambina
investita al centro di un grande Viale torinese in mezzo all\’erba… Morelato l\’ha investita
uscendo di strada senza neanche rendersene conto.
La sopraggiunta Polizia non si è accorta di nulla … non si resero conto … che era ubriaco fradicio e non ha fatto un solo giorno di galera.
Sembra un film ma è successo davvero.
Sicuramente non vorrò arrivare davanti al Giudizio Divino con un simile fardello.
Ho il solito groppo allo stomaco quando penso a tutto questo e mi rendo perfettamente
conto che tutto ciò è molto forte se non raccapricciante.
In sostanza Franco aveva, come tanti alcoolisti, due personalità … una buona e un ‘altra altamente distruttiva…
Sono \”andato lungo\” … quindi
alla prossima puntata per raccontarvi dell sig. Pasquale Chiapperino, della sua Cartograf e del perché e del percome ha
iniziato e del perché e del percome è diventata l\’azienda n°1 nel settore…

Remember Ferrari 250 GTO 3445GT Ulf Norinder

Molti di voi non avranno mai visto tante GTO 3445GT insieme… oltretutto la vettura è tornata agli onori delle cronache per una poco simpatica vicenda in occasione dell\’ultima Le Mans Classic. Lasciando perdere comunque l\’attualità (anche perché sulle GTO di oggi, di originale c\’è rimasto ormai ben poco), ecco una carrellata di 3445GT Remember (con cofano apribile) in livrea svedese, che rappresentano la totalità delle gare alla quale partecipò con Ulf Norinder:

#33 Daytona Continental 1964 Norinder/Cannon
#2 Vastkustloppet 1963 Norinder
#29 12 ore di Reims 1964 Stewart/Amon
#9 Vastkustloppet 1964 Norinder
#32 500km Spa 1964 Norinder
#41 Coppa Intereuropa Monza 1963 Norinder
#112 Targa Florio 1964 Norinder / Troberg
#77 1000km Nurburgring 1964 Norinder / Amon

Può riconciliare…

…col mondo modellistico l\’arrivo di quella che probabilmente una delle migliori 911 GT2 in scala 1:43 in circolazione, ossia un kit Provence Moulage montato nel maggio di quest\’anno da Jean-François Alberca (link del montaggio: http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2012/05/wip-jf-alberca-porsche-911-gt2-lm95-81_6812.html scorrete poi le varie parti; ce ne sono 12). Ok, un modello \”vecchio\” che forse non dà neanche più piacere perché ormai lo consideravo già \”mio\” anche se materialmente è arrivato solo oggi, insieme a una Jaguar E-Type sulla quale JFA ha eseguito un leggero ma importantissimo restauro. Anche di questo modello meriterebbe parlare, ma al tempo… Dicevo della Porsche. Probabilmente resterà un caso isolato anche perché il lavoro che c\’è dietro a questi kit Provence Moulage alquanto \”basici\” è notevole e comporta dei costi molto elevati. Tanto vale averne uno come rappresentativa, anche se mi ero proposto di metterne in collezione cinque o sei.
Dicevo di una certa riconciliazione. Non è proprio la parola adatta. Sono continue correzioni di rotta alla ricerca di un nuovo equilibrio. Questo modello è la testimonianza di come in una collezione di AMR debba (o possa) esserci spazio per qualcos\’altro, che in un certo senso migliori e rinsaldi il rapporto col tema di base, anche perché da appassionato di automobilismo sportivo sono queste le auto che preferisco, non certo (con tutto il rispetto) le Ferrari 250 GT California o le Maserati 151. A proposito di classici, c\’è un modello che mi attira particolarmente, anche se esula dalla scala \”canonica\” di questo blog: si tratta di una Ferrari 275 GTB/C Sperimentale di Le Mans 1965 montata da Rosso su kit MFH: la vende Miniwerks, in questi giorni potete osservarla sul sito. Mi piace istintivamente. Forse un particolare che mi ha impedito di farci un pensiero serio sopra è l\’aspetto dei cerchi. Li avrei visti meglio verniciati di alluminio, sebbene il loro colore originario non sia del tutto inaccettabile: in fondo non sono cromati e non paiono usciti dal concorso di Pebble Beach. Quindi potrebbero anche andare bene. Ma sono questi i particolari che non riescono più a convincermi e che fanno saltare il meccanismo dell\’interesse.

Riflessioni di metà luglio: tagli, ritagli e frattaglie

Colleziono modelli da quasi 35 anni. Probabilmente continuerò a farlo finché non passerò a miglior vita. Ci sono stati alti e bassi in questa vicenda di collezionista e come capita a tutti la mia raccolta ha cambiato pelle nel corso dei decenni, dandosi direzioni fondamentalmente coerenti fra loro ma comunque via via abbastanza diverse nelle forme e nei modi.
E\’ stata questione di scelte, di disponibilità, anche di maturazione. I cambiamenti, poi, sono arrivati spesse volte all\’improvviso nella loro radicalità. E\’ accaduto forse qualcosa del genere anche di recente, un fenomeno preceduto da pochissimi segnali o piuttosto da nessun segnale Per varie ragioni ho dovuto fare una scelta di ciò che avevo accumulato in questi ultimi due o tre anni e ho scoperto di avere ammassato praticamente di tutto, in barba al proponimento che mi vedeva privilegiare i modelli AMR e derivati. C\’era di tutto: kit montati, kit da montare, alcuni diecast e via di seguito. La scelta, però, non è stata facile: “questo no, questo neanche, questo mi piace troppo, questo è troppo importante / raro / significativo / rappresentativo” e via di seguito con le scuse.
C\’erano le cosiddette “mini tematiche”, che alla fine crollano come castelli di carte: se si toglie un tassello, tutti gli altri vengono via perché sparigliata la serie non ha senso tenere una campionatura incompleta di quello che era un gruppo compiuto. All\’inizio è certamente una specie di dolore ma poi ho scoperto che man mano che i modelli partivano per le destinazioni più varie, essi non mi mancavano più. Come se non li avessi mai avuti. Mi sono chiesto se tutto ciò si verificherebbe anche se arrivassi a vendere qualcosa di più sostanzioso, che peraltro non è sfuggito a una disamina un po \’ più attenta. I modelli hanno il valore (affettivo) che noi stessi attribuiamo loro. Né più né meno di questo, al di là del valore economico, più o meno oggettivo. Semplicemente in questo periodo tendo a guardarli tutti con altri occhi, magari un po\’ impietosi e spesse volte ci vedo solo i difetti. Quando riscontro in me stesso atteggiamenti di questo genere, capisco che è il momento di prendersi una pausa; è il segno che qualcosa sta cambiando o è già cambiato e allora bisogna avere l\’umiltà o la pazienza di aspettare che le cose riprendano il loro corso.
I miei interventi sul forum Duegi sono ormai limitatissimi, non perché non ami certi argomenti proposti, ma perché non mi appartengono più. Non so esattamente cosa invece mi appartenga. Quando vedo alcuni montaggi che fino a qualche mese fa mi entusiasmavano, non riesco neanche a capirli: mi sembrano naif, pretenziosi o semplicemente inadeguati. Eppure ne ho in casa diversi. A volte penso che abbia piuttosto un senso concentrarsi sull\’aspetto storico del modellismo, per non incorrere nelle delusioni di un modello montato oggi con le migliori intenzioni ma che magari scivola sulla buccia di banana di uno strafalcione documentario. Come ho scritto anche altrove, un modello montato 30 anni fa ha il suo senso e non ci si cura troppo della sua esattezza storica (a meno che non sia grossolanamente sbagliato).
Ho osservato qualche settimana fa una GTO 64 montata da Magnette nel 1984. Essenziale, niente fuori posto: un montaggio fatto all\’epoca del kit con una precisione impressionante ma (forse) nulla di più. Eppure conserva un segreto. Mi sono detto che è probabilmente questo ciò che in questo periodo inseguo – e me lo sono detto pensando, con un angolo del cervello a tutti quei modelli “secondari” che ho venduto e che non ritroverò più, ma questo è un altro discorso. Mini-tematiche chiuse che non si riapriranno, semplicemente perché si sono aperte un po\’ per caso. Ma il nucleo, almeno per ora, resta. Non mi soddisfano più i montaggi di kit datati, semplicemente aggiornati; men che meno mi convincono certe finiture lucide con il trasparente sopra, per quanto lontanissime dalla caramellosa artificialità dei BBR.
Non mi piacciono neanche i dettagli affastellati per accumulo, ognuno dei quali implicherebbe la modifica o la ricostruzione di qualcos\’altro, in una spirale pressoché infinita di aggiustamenti che condurrebbe assai lontano. Preferisco i vecchi factory built nella loro essenzialità. O, in alternativa, qualcosa di molto più elaborato, come la Dino 246 GT che Roberto Quaranta sta completando in queste settimane. Tutto ciò che sta in mezzo lo vedo come un vorrei-ma-non-posso. Intanto, nella ricerca di una maggiore chiarezza nelle mie attuali direzioni di collezionista, sono partiti tanti modelli. Ho fatto bene? Ho fatto male? Troppo facile richiamare la metafora della potatura degli alberi. Ma i rami secondari sono sempre ricresciuti e anche questa volta ricresceranno più forti e più significativi che mai.