BBR lancia il MyWay club

Coloro che in un recente passato hanno effettuato acquisti sul sito ufficiale di vendita di BBR (www.bbrmodelstore.com) si saranno visti recapitare la tessera del nuovo MyWay club, inventato dal produttore di Saronno per incoraggiare vecchi e nuovi collezionisti. Il MyWay club prevede tre diversi livelli: Premium customer, Prestige customer e VIP customer, in base al numero di acquisti. La tessera base, la Premium, garantisce uno sconto del 5% sui modelli prodotti in Italia e del 10% sulle altre gamme, oltre all\’accesso ai prodotti esclusivi BBR e alla priorità sulle future edizioni limitate.

La tessera Prestige assicura un 10% di sconto sulla totalità di modelli, l\’accesso ai prodotti esclusivi BBR, alta priorità sul servizio pre-order delle edizioni limitate, il 15% di sconto sui modelli in vendita alle fiere e un tour guidato alla sede italiana BBR. La tessera VIP, infine, prevede il 10% di sconto su tutti i modelli, l\’accesso ai prodotti esclusivi BBR, la priorità Top sul servizio pre-order delle edizioni limitate, il 20% di sconto sui modelli esposti alle fiere, il tour guidato e uno speciale modello promozionale BBR. La tessera Prestige si ottiene con 1500 punti, mentre la VIP si ottiene con 4000 punti a partire dal 1° gennaio (2012? 2013? Non è specificato). Ora, a parte tutto sommato la validità dell\’idea, volta a mantenere una clientela che è sempre più difficile da accontentare, restano alcuni interrogativi che vanno oltre le percentuali di sconto, sulle quali ognuno potrà farsi la propria opinione: che significa \”accesso ai prodotti esclusivi BBR\”?

Non esisteva già questo accesso anche prima? E qual è la differenza fra \”priorità\”, \”alta priorità\” e \”priorità top\” nel servizio pre-order per le edizioni limitate? Lodiamo l\’iniziativa ma ci sono certe cose che sanno un po\’ di fuffa.

La domanda di Andrea sull\’assegnazione dei punti fra i commenti del post mi ha suggerito di inserire una dimostrazione pratica: effettuato il login, al momento dell\’acquisto viene indicato lo sconto praticato (cumulabile con gli sconti standard che a volte vengono applicati ai modelli del sito) e il numero di punti guadagnati con l\’operazione.

Confronto fra Volkswagen Polo

Testo e foto di Andrea Rossignoli

Che senso ha mettere a confronto due modelli apparentemente molto simili e della stessa auto per di più? Quello che ci interessa andare ad analizzare non sta tanto nelle realizzazioni in se quanto in ciò che sta dietro un modello costruito per il pubblico europeo ed uno per quello asiatico/cinese. In questo caso ho scelto due modelli abbastanza recenti ovvero la Volkswagen Polo 3 porte di Schuco (promozionale per la casa madre, è l’esemplare nero) e la Polo 5 porte di marca ignota ma prodotta per la Volkswagen Shangai (la rossa). Le differenze formali tra i modelli sono solamente di allestimento: le frecce laterali hanno posizioni diverse (sugli specchi per la versione europea, sul passaruota per la cinese), i cerchi sono diversi così come c’è il tetto apribile (che fa molto anni 80/90) e le scritte identificative con ideogrammi sulla cinese.

Parlando delle linee generali bisogna convenire che entrambe riprendono bene i tratti dell’auto, segno che ormai con le matematiche CAD e la collaborazione con la casa madre, è difficile sbagliare qualcosa (sì, c’è chi ci riesce lo stesso..). Il problema risulta un altro: la versione cantonese ha una verniciatura molto pesante che se da un lato affoga le linee (sul posteriore sarebbero presenti i sensori di parcheggio ma si vedono solo in controluce) dall’altro le fughe rimangono scoperte. La Schuco da questo punto di vista si difende (certamente aiutata dal colore nero metallizzato) pur essendo anche lei migliorabile. Nei dettagli esterni non c’è storia: la Schuco è figlia delle ultime tendenze per i diecast dove, sebbene senza l’uso di fotoincisioni, ogni particolare è riprodotto separatamente in plastica e poi applicato con un effetto particolarmente gradevole. Al contrario, dalle parti di Shangai sono rimasti indietro di qualche anno per cui sulla Polo color porpora troviamo profili vetro dipinti (in nero lucido!) sulla carrozzeria, il tergilunotto incorporato nella fusione del lunotto, frecce laterali dipinte malamente e simboli VW tampografati e non riportati.
Unico particolare degno di nota sono le mascherine anteriori che trasmettono una buona profondità sebbene le modanature siano verniciate con le sbavature e le prese d’aria siano cieche (in questo lo Schuco non è da meno). Gli ultimi commenti esterni riguardano le ruote e le targhe: nulla da dire per l’occidentale mentre sulla cinese entrambi danno una sensazione di pochezza: non vi è traccia dei dischi freno dietro i cerchi mentre le targhe hanno uno spessore esagerato.

Internamente la storia si ripete: non si può dire che la Polo cinese sia fatta male ma si è indietro per lo meno di una generazione rispetto ai nostri ultimi diecast. Nella Schuco bisogna ammettere che non manca nulla: si parte dal cielo in colore chiaro con dettagli interni riportati per finire alle cinture di sicurezza e relativi attacchi, passando naturalmente per la strumentazione tampografata. Quest’ultima è presente pure sulla versione cinese ma con una qualità decisamente inferiore come un po’ in tutti i particolari: si è preferito mettere tutti i dettagli sebbene la qualità non sia in generale eccelsa. La sensazione è come per l’esterno accentuata per i colori, la versione europea presenta infatti sedili e pannelli porta chiari mentre nella cinese è tutto in nero.

Le ultime righe le dedico al sottoscocca: sebbene sia un particolare che reputo non molto importante, mi ha stupito trovarli entrambi ben fatti, la Schuco con alcune finezze come il gruppo scarico-marmitta riportato con relativo rivestimento anti calore, il gancio traino ben fatto, e le ruote posteriori non dotate di asse che le collega per non rovinare l’insieme ma indipendenti l’una dall’altra.
Traendo le fila di questo confronto si potrebbe dire che i cinesi non sanno fare i modellini, considerando come un loro promozionale diecast (pagato 20€ + ss) abbia all’incirca la qualità di un nostro Motorama ben fatto. In realtà sappiamo bene che loro i modelli li sanno fare, ed anche bene: solamente che per il mercato interno non ritengono necessario sprecarsi più di tanto. In fin dei conti siamo stati noi occidentali ad insegnargli il mestiere con la tradizione che portiamo avanti dal dopoguerra in poi ma ancora non ritengono i tempi maturi per mettere pienamente a frutto queste conoscenze per i loro stessi modelli.

Due nuove Porsche Gruppo C del Fuji da Car.Tima

Dopo un periodo di pausa, riprende la produzione di serie limitate da parte del negozio tedesco Car.Tima in collaborazione con Spark. Particolarmente interessanti le ultime due uscite. Iniziamo con una Porsche 956 Gr.C ufficiale, in versione Fuji 1984, nella serie dedicata a Stefan Bellof. In quell\’occasione fu John Watson a prendere il posto di Derek Bell come compagno di equipaggio del pilota tedesco. Questa Porsche 956, telaio 009, ebbe una vita agonistica particolarmente lunga, debuttando proprio al Fuji, ma nel 1983, con Bell/Bellof, e disputando l\’ultima gara a Silverstone il 12 maggio 1985. La carriera della \”009\”, ormai rimpiazzata dal nuovo modello 962C, proseguì comunque per tutto il 1985 e nel 1986 come muletto.


La Porsche 956 telaio 009 del Fuji 1984 (Bellof/Watson). Sulla sinistra la riproduzione in lamierino di un tipico poster Porsche di quegli anni.

Stavolta, insieme alla miniatura, Car.Tima offre anche la riproduzione in piccola scala, in lamierino, di un poster Porsche riferito proprio alla gara del Fuji del 1984. Una bella idea che speriamo possa ripetersi con le prossime uscite.
Il secondo modello appartiene alla serie dedicata a Bob Wollek, di cui ricorre quest\’anno il decimo anniversario della scomparsa (e a questo proposito desidero segnalare l\’uscita di un libro sulla sua carriera, scritto da Jean-Marc Teissedre e edito da Le Mans Racing). Anche in questo caso siamo in presenza di una versione del Fuji, ma del 1990: si tratta di una delle tante 962C alquanto modificate che continuarono a correre fino ai primi anni \’90. Accattivante la livrea rossa con le grandi scritte bianche. Di Car.Tima sentiremo parlare ancora molto presto, visto l\’interesse dei loro programmi a breve termine.


Porsche 962C 500km Fuji 1990, nella serie Car.Tima dedicata a Bob Wollek.

Alfa Romeo 6C 2500 SS di Blue Moon

Testo e foto di Andrea Rossignoli

Oggi parliamo di Blue Moon: sottomarchio BBR appena nato con la prima riproduzione in catalogo, l’Alfa 6C 2500 SS. Il modello è declinato in numerose varianti di colore e versione nelle scale 1/43 ed 1/18 (entrambi in resina) per un totale di 19 referenze. Incuriosito dalla novità ho optato per la Cabriolet del 1949 S7N 915870 targata Palermo ma attualmente proprietà di un collezionista olandese con il quale partecipa a numerose gare e manifestazioni (si può osservare verso la fine della pagina http://www.coachbuild.com/index.php?option=com_gallery2&Itemid=50&g2_itemId=19622) . E’ da notare come il concept della nuova linea del marchio di Saronno sia creato qui in Italia mentre la produzione sia appaltata ad una ditta cinese.

Innanzitutto il packaging: nonostante la grafica sia simile la forma si distingue dalle classiche scatole BBR passando a linee tipiche nel mondo dei diecast sebbene il cartone sia leggero e poco gradevole al tatto. Al contrario la basetta e la teca sono in linea con la casa madre: la differenza è composta dalla targhetta identificativa piuttosto sobria. Il modello in sé presenta delle ottime linee che trasmettono l’eleganza delle Alfa dei tempi andati, di pari passo la verniciatura che copre senza soffocare le pannellature. I pochi ed essenziali fregi sono correttamente riportati tramite fotoincisione come anche le maniglie e le prese d’aria per il motore. Se la tecnica si addice allo scudetto centrale, finemente intagliato, lo stesso non si può dire per le altre quattro prese d’aria presenti: in particolare le due inferiori mancano di profondità. Rimanendo sul frontale si apprezzano le luci di posizione-frecce sebbene anch’esse siano fotoincise mentre risultano poco veritiere le calotte dei fari principali in quanto manca totalmente la bombatura. Passando al posteriore si fa apprezzare la targa in fotoincisione dipinta per i caratteri in rilievo nonostante gli stessi siano argento e non bianchi come dovrebbero. D’aspetto molto economico i fanalini posteriori cromati e dipinti di rosso trasparente: due gemme non avrebbero guastato. Per concludere l’analisi esterna, le ruote che hanno un bel disegno del cerchio (con marchio Alfa in decal) e del battistrada ma purtroppo il diametro è troppo elevato.

Gli interni più visibili sono una delle scelte che mi hanno portato a scegliere la Cabriolet (assieme al fatto che la coupè è stata fatta uscire in oro, secondo me poco adatto al modello) . Purtroppo uno degli elementi più importante, il volante, è riprodotto tramite (ancora loro!) fotoincisione ed i risultati… li lascio al vostro buon gusto!! Oltretutto le razze avrebbero dovuto essere circolari per cui è proprio fuori luogo. Ciò è un peccato perché i sedili e la copertura della capote presentano le striature della pelle/sky aumentando il realismo. Il cruscotto è riprodotto tenendo d’occhio i costi (solo il posacenere e le bocchette dell’aria sono riportati) ma alla fine il risultato è accettabile. Nota negativa la strumentazione con le decals ruotate entrambe di 90°: la cosa particolare è che il fatto si riscontra anche in altri modelli in vendita on line.

In conclusione, promossa? Questa prima referenza di Blue Moon si caratterizza per il prezzo ridimensionato rispetto all’usuale BBR (l’obbiettivo, raggiunto, era rimanere nei 100 € per gli 1/43 e nei 200 per gli 1/18) mentre la qualità si stabilizza su quella di un resincast ben fatto. A questo punto ci si chiede se, sforzandosi, si sarebbe potuto produrre una linea simile in Italia fornendo un valido concorrente ai giganti orientali e rinnovando la tradizione artigianale del Bel Paese. Purtroppo la domanda non ha ancora trovato risposta.

Ancora sui modelli Manou

Visto l\’interesse suscitato dal post su Manou, ecco qualche foto e alcune informazioni in più su questo genere di modelli, senza dubbio molto particolare, soprattutto in un periodo come il nostro, in cui Spark ci ha abituato a livelli e prezzi completamente diversi. Tuttavia l\’interesse di riproduzioni come i Manou non consiste ormai nella perfezione assoluta, ma in quella combinazione, spesso irresistibile fra storia e terroir, come si direbbe di un vino. Il fatto che siano prodotti a Le Mans, che abbiano una storia molto lunga alle spalle, che siano insomma fra gli ultimi rappresentanti di un certo modo di intendere il modellismo colloca questi pezzi fuori dal tempo. Ed è proprio considerando questi elementi che vanno valutati modelli di questo genere, che peraltro continuano ad essere prodotti, con pochissime aggiunte o migliorie rispetto a 30 o 40 anni fa.
Qualche accenno sul sistema di numerazione: ogni modello ha due numeri di catalogo, il primo che corrisponde al montato, il secondo che corrisponde al kit. I prezzi non sono bassissimi: un montato costa dagli 82 ai 112 euro, mentre per un kit non dipinto ci vogliono dai 33 ai 58 euro; per un kit dipinto i prezzi variano dai 47 ai 79 euro. Nella gamma esiste anche un modello apribile, la Maserati 300 S realizzata a partire da un kit Brianza.
Ecco la Maserati Tipo 65 di Le Mans 1965, il primo modello realizzato da Manou nel 1969 e oggi aggiornato con ruote a raggi e tergicristallo in fotoincisione, ma nulla di più:

Coppia di Alfa Romeo 33TT12 dei test di Le Mans 1974:


E poi uno dei modelli più celebri della produzione Manou, la Maserati Bora Gruppo 4 in argento Thépenier; questa vettura avrebbe dovuto disputare la 24 Ore di Le Mans 1973, ma l\’omologazione in Gruppo 4 venne negata, anche dopo forti pressioni \”politiche\” della Ferrari, evidentemente preoccupata per i propri clienti che utilizzavano la Daytona:


Come si puà vedere, si tratta di modelli fuori dai canoni odierni; eppure, proprio a Le Mans, esiste tutto un pubblico di compratori di queste miniature, che si ritrovano nel fine settimana nel negozio di Simonet per parlare e scambiare pareri. E\’ stato sorprendente rendersi conto di certe realtà che resistono al passare del tempo. Al momento dell\’acquisto, Monsieur Simonet attribuisce al modello un numero progressivo, lo segna sul fondino e registra il nome del proprietario. Chiamatelo come volete. E\’ il fascino discreto della Francia dell\’automodellismo.

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Le Mans, in giro per il paddock

Da qualche anno Le Mans si è allineata allo standard della globalizzazione: chi si aspetta di trovare quello che si trovava almeno fino all\’inizio degli anni duemila, resta deluso. Oggi gli espositori sono accomunati dall\’offerta della sempre più imperante Spark, che ovviamente occupa essa stessa un posto preminente, con vari punti vendita sul circuito, il più importante dei quali quello nella piazzetta accanto alle boutique dei marchi tradizionali (ACO, Audi, Rolex ecc…). La recente integrazione BAM/Spark ha portato, anzi, ad un\’ancor più accentuata standardizzazione dell\’offerta, con la scomparsa dal negozio della piazzetta dei pochi modelli che fino a poco tempo fa occupavano ancora una parte – benché marginale – delle vetrine di BAM. Sono i segni dei tempi, e non è necessariamente detto che sia un male. E\’ così e basta. Se si vuole qualcosa di meno allineato si può dare un\’occhiata sotto la tribuna Michelin da Bruno Allinand di Angers Miniatures. Lì, ogni anno, si ripete l\’offerta di tipici modelli che seguono una tradizione francese che pare immortale: versioni inedite di Le Mans realizzate elaborando vecchi Solido e ora anche modelli da edicola. Il nuovo si sposa col vecchio! Modelli onesti, a 30 o 40 euro, magari fatti non sempre benissimo, ma con un qualcosa che ad alcuni nostalgici non dispiace affatto. Presente come sempre la libreria inglese Chaters, uno degli stand che merita visitare per primi. Prezzi molto competitivi e parecchi volumi anche recenti in offerta speciale.


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Le Mans, passage du commerce

Per tutti gli appassionati, Passage du commerce a Le Mans è sinonimo di Manou. Questa stradina pedonale piena di negozi nel centro di Le Mans ospita una delle boutique più famose d\’Europa, o almeno una delle più tradizionali. Tradizionale come solo i francesi sanno essere: Manou Auto Sport, di J. e L. Simonet, è qualcosa che ha sfidato il tempo e che resiste in un mondo che sembra passargli accanto correndo a un altro ritmo. Qui ti danno ancora le liste della produzione dattiloscritte e fotocopiate. Facciamo un passo indietro: da oltre 30 anni presente a Le Mans, Manou Auto Sport esiste come attività da molto prima, esattamente dal 1964. Fu nel 1969 che venne creato il marchio Manou-Le Mans, specializzato nella produzione di kit e montati con tematica prevalente la 24 Ore di Le Mans. 1969, non ieri: probabilmente Manou-Le Mans è il più vecchio marchio francese dell\’automodellismo speciale, apparso 2 anni prima di John Day, 6 anni prima di AMR, 13 anni prima di Starter e Provence Moulage. Salvo errori, nel 1969 di produttori di modelli speciali c\’erano in giro solo Stanley e Marc Europa. Roba da preistoria, insomma.

Nel tempo, Manou è stato un pioniere nella produzione di soggetti interessanti e inediti, e ancora oggi resta l\’unico ad aver fatto uscire i modelli di alcune vetture come la Maserati Bora Gr.4; per altri soggetti, poi ripresi da altri marchi, è stato comunque il primo a cimentarsi nella riproduzione, come nel caso della Maserati Tipo 65, uscita nel 1969 (modello inaugurale della gamma), la Moretti di Le Mans \’56, la Nardi Bisiluro, varie Stanguellini, VP-Renault, René Bonnet, Panhard Riffard e chi più ne ha più ne metta.

Sembra strano, ma gran parte di quella produzione oggi esiste ancora, sia nella forma di kit (resina o metallo) sia di factory built, rigorosamente montati secondo lo stile del tempo che fu, ma forse proprio per questo irresistibili.

Nel negozio di Passage du commerce il tempo sembra essersi fermato: vetrine con Solido elaborati, kit John Day, alcuni vecchi Dinky, Politoys e Norev, il tutto compreso in uno spazio ristretto da costringere a veri e propri contorsionismi chiunque voglia girare intorno alla bacheca centrale. Qui è un po\’ come negli anni settanta e nei primi anni ottanta: ci sono i testi che anche all\’epoca erano indispensabili (ad esempio gli annuari di Le Mans), alcune foto, riviste… Tutto sembra inesorabilmente off-line.

Certo, ci sono gli Spark e la gente compra anche quelli: molti li ordinano qui e vengono a ritirarli. Ma da Manou non si va per gli Spark, o almeno non solo per quelli; si va per osservare un\’incredibile collezione di modelli di Le Mans (non in vendita), frutto di elaborazioni ora facili, ora più complesse, su kit rari, modelli industriali a volte improbabili, ma che hanno dato un risultato di grande omogeneità; si va per prendere i kit John Day, Starter, Provence Moulage, Mikansue, Mini Racing o DAM ancora sugli scaffali come trent\’anni fa. E acquistare qui un factory built Manou con i fari ancora dipinti in argento a simulare il plexiglass di protezione ha ancora un senso.

Eccome se ce l\’ha. Il catalogo Manou-Le Mans si compone oggi di una trentina di referenze, inclusa una bellissima Giulia TZ in scala 1:24, realizzata in pochissimi esemplari nel 1989 da Bernard Duchemin in bronzo patinato con riflessi lucidi. Un oggetto che pesa quasi un chilo e cento, di cui nel negozio è disponibile ancora un esemplare.

Fra le curiosità anche l\’Alfa Romeo 33TT12 delle prove di Le Mans 1974 in due versioni oppure alcune vetture di costruttori della Sarthe, come la RB motorizzata OSCA 996cc di Le Mans \’56 o la BG-Renault Coupé 750 di Le Mans \’54.

Il modello più recente è la AC Cobra 289 \”camionenette\” di JM Vincent in varie versioni, realizzato in collaborazione con Jean Damon di Jade Miniatures.

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Rassegna stampa: Auto Modélisme 180


Il numero di giugno di Auto Modélisme non poteva non essere improntato all\’imminente 24 Ore di Le Mans, che si svolgerà questo weekend. Già in copertina campeggiano alcune vetture protagoniste delle 24 ore di un passato più o meno recente, ed un occhiello annuncia uno degli articoli più intriganti di questo numero, quello dedicato alle auto del grande Bob Wollek. Già nel popolare Forum Auto, a Wollek sono state dedicate moltissime pagine di documentazione originale e modellistica, e questo numero di Auto Modélisme è la degna occasione per ricordare il pilota alsaziano, che non ebbe mai la soddisfazione di vincere la \”sua\” Le Mans.


Per lui era diventata una specie di ossessione, dopo essere andato vicino in più occasioni al successo. Wollek resta comunque uno dei più grandi piloti di gare endurance di tutti i tempi. Tornando al numero di AM, prosegue la rubrica dedicata ai montaggi-test di kit, e questa volta tocca alla Citroen C4 di Heller nella duplice scala 1:43 e 1:24.


Come sempre nutrita e abbastanza ben commentata la rassegna delle novità; fra l\’1:43, il titolo del modello del mese per la categoria corsa va alla VBM 4000GTC di Renaissance e alle Skoda 130 RS Rally realizzate da Spark in serie speciale. Nella categoria vetture stradali, la palma se l\’aggiudica la Super Seven di Kyosho, scelta discutibile ma va ovviamente si tratta di opinioni tutto sommato individuali (a meno di altre pressioni più o meno velate da parte di qualche produttore, importatore o distributore, ma lasciamo stare).


André Gourmelon è nato il giorno della partenza della 24 Ore di Le Mans 1951 (per inciso il sottoscritto è nato invece il giorno dell\’arrivo della 24 Ore di Le Mans del 1971), ed è forse anche per tale motivo che questo collezionista ha deciso di raccogliere le vetture di Le Mans degli anni del secondo dopoguerra, dall\’edizione del \’49 a quella del \’56. Belle foto, tanti modelli e un testo interessante.
Ritornano su Auto Modélisme le pagine dedicate alle varie viste delle vetture vere, ad anticipare l\’uscita dell\’Hors Série di Le Mans 2012 che sarà nelle edicole a metà luglio: l\’occasione della prima gara europea del WEC, svoltasi a Spa lo scorso maggio era troppo ghiotta per non pubblicare una quindicina di immagini delle nuove Audi R18, la Ultra e la e-tron Quattro.


Chiude la rivista la solita sezione delle slot. In sintesi si tratta di un bel numero, da leggere magari tenendo accanto le due Porsche 911 GT3 Flying Lizard Le Mans 2011 di Spark… no?

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Verso Le Mans (passando per Kit Miniatures)

Visto che quest\’anno abbiamo tutt\’altro che fretta, l\’itinerario è stato impostato all\’insegna di un (relativo) relax. Passaggio per la Costa Azzurra, poi verso Millau, Clermont-Ferrand ecc. ecc.


Non poteva mancare una deviazione ad Aix-en-Provence, destinazione Kit Miniatures (Pierre Laugier di LP Créations). Negozio come al solito pieno di kit (lo dice il nome stesso!), alcuni spunti interessanti fra i quali edizioni di una certa rarità di modelli diecast (come alcune A110 di Cofradis su base Trofeu) – e la visita è stata l\’occasione per farsi mostrare da Laugier i prossimi montaggi che presenterà a Retromobile 2013, che dal punto di vista modellistico si annuncia anche più interessante della pur brillante edizione 2012.


Visto che le ho trovate insieme, ho preso le due Porsche 911 GT3 RSR Flying Lizard Le Mans 2011 di Spark, che dal vivo sono ancora più belle che in foto. Eccole ritratte insieme alla copertina dell\’ultimo numero di Auto Modélisme, che giustamente le mette in bella evidenza.


Madyero e Pierre Laugier: paga, paga…

A metà strada

Arrivati nei pressi di Montpellier, in un paese che si chiama Saint André de Sangonis, che fa concorrenza all\’ultima Thule. Se non altro c\’è silenzio. Maggiori aggiornamenti più tardi. Ah, il mio compagno di viaggio è \”Madyero\” Madiai, per chi non l\’avesse indovinato. Eccolo immortalato oggi pomeriggio ad Aix-en-Provence vicino alla macchina a noleggio. Tutto sommato per fare 1400 km una Panda 1.2 è più comoda di una Civic Type-R e questo dovrebbe far riflettere anche un irriducibile. Il problema è che non lo fa riflettere e l\’irriducibile si tiene la Civic noleggiando la Panda quando gli serve.

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