Personaggi: Giuseppe Vitali di True Earth [di Claudio Govoni]

Il weathering, o invecchiamento, è una tecnica diffusissima in quasi ogni campo del modellismo, necessaria per donare realismo ai modelli e poterli inserire, in maniera coerente e credibile, in un\’ambientazione.
Fa in genere eccezione il modellismo auto.
Per lo più, l\’automodello è presentato e gradito in veste \”salone\”, ovvero lindo e scintillante, spesso adirittura più lucido di quanto fosse nella realtà.
Questo non significa, tuttavia, che il modellista non possa desiderare di contestualizzare la sua creatura in un piccolo diorama, magari rappresentante una prova speciale di rallie, o non possa volere, adirittura, riprodutte una vettura danneggiata o ridotta a rottame.
In questi casi possono risultare preziose, anche nell\’automodellismo, quelle tecniche e quei prodotti che si sono diffusi da tempo nel modellismo militare.
Ho intervistato Giuseppe Vitali, creatore della linea di weathering tutta italiana (tranne che nel nome) \”True Earth\”.


Lei ha avuto un discreto coraggio. Si è posto in contrapposizione a un concorrente decisamente ingombrante, cioè MIG [n.: nota ditta spagnola produttice di pigmenti per sporcatura e invecchiamento].
No, in realtà non è veramente un concorrente. I miei prodotti sono più confrontabili con i prodotti a smalto, che esistono da decine di anni.  Ho innovato il concetto, utilizzando una tecnologia basata sulle resine in base acquosa. Mi appoggio a un\’azienda che ha un grosso settore ricerca e continuo quotidianamete a innovare e guardare al futuro.


Questo tipo di prodotto, quindi, in cosa si differenzia rispetto ai citati smalti?
Tutte le materie prime utilizzate non contengono solventi. Sono inoltre certificate ecolabel e rispondono alla normativa di sicurezza sui giocattoli. E\’ anche per questi motivi che dico che la concorrenza, sostanzialmente non esiste. Del resto, la scelta del \”senza solvente\” fa parte del DNA dell\’azienda. Ho cominciato nel 2006 con il terreno in pasta \”True earth\” (da cui il nome dell\’azienda) a base acquosa, proprio perchè un po\’ stanco di pasticciare coi solventi, che non consentono di tornare indietro sugli errori fatti.

Ma lei ritiene comunque che la nicchia di mercato in cui opera avrà una buona tenuta e uno sviluppo?
Assolutamene. Tenga conto che il weathering non è un concetto nato con il modellismo. In sostanza è stata un\’innovazione concettuale di Verlinden, che ha dimostrato come, con le tecniche appropriate, i modelli potevano cessare di avere l\’aspetto di semplici giocattoli. Credo che tutto quello che ci permette di risparmiare tempo e, nel contempo, rendere i nostri modelli più realistici, possa solo avere un futuro roseo.

Il suo mercato di riferimento è soprattutto italiano o sta avendo buoni risultati anche all\’estero?
Fortunatamente riesco a esprimermi correttamente in inglese! E\’ una condizione essenziale. I miei mercati principali sono USA, Canada, Australia, Sud Africa, Hong Kong.
L\’italia, per me, è ormai quasi un mercato residuale, anche se, ovviamente, alle fiere mi diverto di più a parlare con i miei colleghi modellisti italiani!

Intervista con Ilario Vecchiato [di Claudio Govoni]


Il modellismo auto italiano sta vivendo, come molti altri settori, un periodo non facile a causa della crisi. Lei che percezione ha della situazione?
Sì, concordo sul fatto che il modellismo auto italiano, inteso come produttori, stia vivendo un periodo notevolmente difficile. Ovviamente la crisi economica è una parte del problema, riducendo le disponibilità economiche per acquistare da parte dell\’utente finale. L\’altra parte del problema è il proliferare di realtà estere di dimensioni industriali che generano un\’offerta enorme coprendo pressochè ogni nicchia e lasciando poco spazio alle realtà artigianali locali.
Per poter restare sul mercato è necessario compiere scelte precise, lavorando su alcuni articoli con determinati livelli di qualità.

A oggi la sua attività è spostata pricipalmente verso la creazione e la vendita del suo prodotto o verso la commercializzazione di prodotti di terzi?
All\’80% riesco a concentrarmi sul mio prodotto. Quel che avanza, è pricipalmente la creazione e l\’assemblaggio di speciali su commissione di clienti.

La IV è, a oggi, una delle poche ditte a offrire ancora la possibilità di acquistare i suoi prodotti in kit, oltre che montati. Lei crede ancora che esista spazio per il modellismo, oltre che per il semplice collezionismo?
Assolutamente, ci credo ancora. Per ogni mio prodotto è disponibile la doppia versione. Anche nella linea in 1/87, i modelli si possono acquistare anche in kit.

A proposito della sua produzione: lei ha effettuato alcune scelte coraggiose. Innanzitutto offre il tipico veicolo commerciale italiano (praticamente è il solo insieme a Gila), in secondo luogo produce anche in una scala più tradizionale dei paesi tedeschi che dell\’Italia, la 1/87. Le sta dando soddisfazioni questa scelta?
Sì, in effetti mi sta dando grosse soddisfazioni e ho molti progetti aperti proprio su questa scala. Intendo andare avanti coi modelli di pari passo 1/43 e 1/87. La prossima novità sarà una corriera OM che sarà realizzata in entrambe le scale. Intendo inoltre perseguire il filone della corriera in generale, partendo dagli anni 1940/50 per arrivare fino agli anni \’70. Il periodo successivo agli anni \’70 non è interessante per me perchè già coperto dai produttori di die cast. Voglio proporre corriere che sono state dimenticate dai produttori, nonstante facciano parte della nostra storia.

Nella creazione dei suoi modelli è totalmente autonomo o per alcune fasi produttive si avvale di altre competenze?
I nuovi prototipi li faccio ancora io. La riduzione in 1/87 viene fatta a computer con l\’aiuto di prototipisti specializzati.

Matra MS1 F.3 di Spark: il pilotino…

…ce lo dobbiamo tenere, a meno di interventi più radicali. A grande richiesta (\”grande\”… diciamo a richiesta, vai…), ho provato a vedere cosa sarebbe accaduto a cercare di aprire il modello per estrarre il pilotino dal sottoscocca. Ecco i risultati:

Il fondino è ancorato alla scocca tramite due piccole viti a croce. Una volta svitate, il fondino è appoggiato alla parte anteriore e si distacca facilmente con l\’aiuto di una lametta o di un coltellino…

…ma il vero problema è dietro. I triangoli delle sospensioni posteriori, infatti sono tutt\’uno col pianale e sono incollate ai mozzi…

…che a loro volta sono incollati agli elementi superiori…

…senza contare, ovviamente, la barra antirollio e i suoi vari perni e braccetti, che si spezzerebbero se si volesse staccare il fondino nella parte posteriore. Una possibile alternativa sarebbe forse quella troncare l\’attacco dei triangoli inferiori, separandoli dal fondino, che a quel punto dovrebbe venir via. Non ho neanche considerato l\’eventualità di togliere il pilota estraendolo dall\’abitacolo, perché troppo grande sarebbe il rischio di danneggiare volante, cruscotto, parabrezza, specchietti e quant\’altro.

La storia di Francis Bensignor [parte 4]

L\’incontro con André-Marie Ruf e la sua all\’epoca straordinaria Porsche Carrera RSR Turbo…!

\”1974 se terminait, j’allais bientôt découvrir le kit…mais pas que…

En replongeant dans mon cahier à spirale, je constate, ça ne surprendra pas grand monde, que mes premiers kits achetés et assemblés aussitôt, furent 3 John Day.

La Brabham Ford BT44 1974 de Carlos Reutemann, l’Hesketh 308 1974 de James Hunt et la Lola T 284 Gitanes No 7 du Mans 1973 
 
Mes goûts étaient variés à l’époque… mais mes préférences allaient tout de même vers les voitures que j’avais vu tourner sur le circuit Manceau. C’est là-bas que 2 ans plus tôt j’avais contracté le virus !

Quant aux kits, je m’y étais risqué en découvrant quelques exemplaires montés par certains des ténors qui fréquentaient le club et la boutique de Monsieur Périchard au Raincy.

Après plus d’une année, je me souviens que j’avais acquis l’impression de m’être hissé au niveau de beaucoup d’entre eux…pêché de jeunesse ! Avec le recul, je sais que j’étais loin du compte, mais je progressais….

Il y avait quand même un personnage parmi nous qui continuait toujours à m’impressionner, et plus je découvrais ses modèles, plus il m’impressionnait…je crois que je n’étais pas le seul dans ce cas ! Des cheveux mi-longs, noirs et raides, une barbe toute aussi noire, pas très bavard, et même plutôt avare en explications sur son travail. Et ce qu’il apportait chaque samedi !… pour la plupart, des modèles complètement déconcertants, délirants, totalement sortis de son imagination, un style unique, de la création pure…pas de surprise,beaucoup d’entre vous savent de qui je parle…André-Marie Ruf !

Et un samedi après-midi de cette fin d’année 1974, en proposant aux membres du club sa première série de Porsche Turbo, il commence à graver son nom dans l’histoire de la miniature auto.
 

C’est seulement ce soir-là que j’ai du oser lui adresser la parole pour la première fois, en lui commandant mon exemplaire, gravé sous le chassis , numéro 21.

Ma passion à charcuter Solido et Norev grandissait, et avec elle ce penchant pour les Ligier JS2 1973/74/75. Je voulais les faire toutes, alors l’envie d’en faire une qui serait moulée puis dupliquée germa dans ma tête et se concrétisa assez vite.

Pour la énième fois, j’étais parti de la Ligier JS2 civile Norev pour la modifier en une version JS2 Maserati Le Mans 74.

Et c’est à Dominique Esparcieux que j’allais confier ce premier proto.  Je savais que Dominique maîtrisait déjà largement l’art du moulage !

Entre Avril et Mai 1975, je prenais livraison de 25 kits, d’une excellente qualité, j’en montais 5 ou 6 pour ma collection et pour les exposer (elles seront aussi toutes vendues plus tard) , et je parvenais même à en vendre 19, en kit !…je vendais du kit !!

A cette période, puisqu’il me fallait bien travailler comme tout un chacun, je passais mes journées à nettoyer et stériliser du matériel médical dans un laboratoire de recherches sur les allergies, situé dans la banlieue sud de Paris.…passionnant.

Un jour du mois d’avril, ma chef de service est venue me chercher, avec des gros yeux, me disant que quelqu’un voulait me parler au téléphone, mais qu’à l’avenir il vaudrait mieux éviter que cela se reproduise, et que bla-bla et bla-bla…je ne le savais pas encore, mais effectivement, cela ne se reproduirait plus !

Au bout du fil, une voix que je n’ai pas reconnu aussitôt…il faut dire qu’on avait pas souvent l’occasion de l’entendre ( ! ) et qui me dit à peu près ceci « Monsieur Francis Bensignor ? » , « Bonjour, c’est André-Marie Ruf »…( !!) … « …j’aurais besoin de quelqu’un pour faire du montage, est-ce que cela vous interresserait ? » …Je lui ai demandé si il avait besoin de ma réponse tout de suite, il m’a répondu « Oui »…qu’auriez-vous répondu à ma place ?

Moins de 10 jours plus tard, le 5 mai 1975, rue du loup pendu, à Chatenay-Malabry, j’étais assis à la petite table de la cuisine de l’appartement de Marie-Claude et André-Marie Ruf, petite table qui servait de plan de travail….adieu les flacons et les éprouvettes, bienvenue chez AMR !

André et moi-même, chacun une caisse de Porsche Turbo 1974 peinte en gris métallisé dans une main, un pinceau dans l’autre (1), nous appliquions le rouge Humbrol N° 19 tout autour de la coque. Des dizaines de carrosseries alignées devant nos yeux.

L’aventure AMR commençait pour moi !


(1) Pour appliquer le rouge, nous commencions tous les deux par le dessus du spoiler
avant. André enchainait par l’aile avant droite, puis le bas de caisse, ensuite l’aile arrière droite, le filet sur le bas du capot arrière, puis tout le côté gauche pour finir sur l’avant gauche… tout l’inverse de moi…normal, je ne suis « que » droitier » et lui était gaucher !\”

Matra MS1 F.3 Reims 1965 di Spark

Anche se con un po\’ di prudenza, Spark sta saggiando il campo delle formule minori. Dopo un paio di Lotus F.2, esce questa Matra MS1 di F.3 (catalogo S1598), una novità particolarmente interessante, che probabilmente prelude ad altri modelli di una categoria che nella seconda metà degli anni sessanta conobbe un periodo particolarmente felice, con un proliferare di costruttori e di team che lanciavano piloti destinati a farsi strada fino alla Formula 1. Sarà perché il mio ricordo di collezionista va spesso a un vecchio kit Heller in plastica acquistato nel lontano 1985 in Svizzera, fatto sta che questa Matra di Spark per me ha un richiamo particolare, come del resto tutti gli altri \”formulini\”. Non oso immaginare che manna sarebbe se Spark si mettesse a fare le Brabham, Lotus, Cooper, Alpine, Pygmee, Merlyn… Chissà. Intanto abbiamo questa MS1 che rappresenta una tappa importante nella storia del costruttore francese: la versione prescelta è infatti quella della vittoria di Jean-Pierre Beltoise alla Coupe Internationale de Vitesse a Reims, disputatasi il 4 luglio 1965. Tanto per curiosità, nello stesso weekend erano in programma la famosissima 12 Ore, il Grand Prix de France di Formula 2 e la Coupe des Provinces… Due giorni belli intensi! Nella gara di Formula 3, Beltoise, iscritto dalla Matra insieme a Jean-Pierre Jaussaud, non era probabilmente il favorito. Partito abbastanza indietro, in corsa si dimostrò efficacissimo, facendo segnare il giro più veloce e andando a vincere davanti a Piers Courage (Brabham-Ford) e J.Fenning (Cooper). Jaussaud, con l\’altra Matra, terminò al 10° posto. Non amo la storia dell\’automobilismo fatta da pura cronaca, ma queste poche righe spero siano state utili a contestualizzare (come si suol dire) la vettura nella sua epoca. Vettura che, tra l\’altro, è conservata nell\’unico museo dedicato alla Matra, sul quale vi consiglio di visitare, ad esempio, questo sito web .
Il modello di Spark è ormai classico nella concezione: carrozzeria in resina, particolari in plastica, pilota (purtroppo, ma comunque potevano anche farlo peggio, tutto sommato…), dettagli ben definiti, che fino a 10-20 anni fa avreste trovato solo sui più costosi modelli artigianali – ma comunque continuo a considerare \”artigianale\” anche la produzione di Spark. Dal confronto con le poche foto, il modello sembra corretto nella sua decorazione. Un\’immagine abbastanza chiara si trova a pagina 244 del libro di D.Dameron-Derauw/C. e J.-P.Mélin, Reims, vitesse, champagne et passion, L\’atelier graphique, Reims 1998. Lascio la parola alle immagini, che commenterò con brevi didascalie.

Un modello \”classico\” della produzione Spark: carrozzeria in resina, particolari in plastica, pilota decorato con fedeltà di colori.

Tutto sommato, il pilota, in questo caso, non è neanche del tutto fuori luogo, anche se personalmente preferisco i modelli \”vuoti\”, anche quando si parla di monoposto.

La Matra MS1 F.1 di Spark non manca di quella che i francesi definirebbero \”fière allure\”.

Il retrotreno col gruppo della trasmissione è decorato realisticamente in un gun metal mischiato di alluminio.

Il flash esagera il disegno del battistrada delle gomme, che in realtà è molto fine. Notare la minuscola decal che simula la targhetta Hewland sul cambio.

Il parabrezza correttamente rivettato e il tappo dell\’olio in fotoincisione con parte centrale rossa. Forse le parti che simulano i bracci delle sospensioni e tutta la struttura della barra antirollio sono un po\’ troppo brillanti per i miei gusti. Mi piacerebbe vedere cosa succederebbe a passarci sopra una leggera mano di trasparente semilucido.

Ben dettagliata la carrozzeria con la rivettatura.

Anche in questo caso il flash rende forse poca giustizia ai cerchi, molto ben disegnati, puliti e fini.

Motor Show 2012: gallery autostoriche [foto David Tarallo]

Si preannuncia un\’edizione alquanto sotto tono del Motor Show. Nella giornata riservata alla stampa e agli operatori del settore sono già emersi contenuti piuttosto deludenti, con una scarsissima partecipazione delle case (non è una novità) e un diradamento dei partecipanti. Vi propongo quindi quella che secondo me è uno degli elementi di maggiore interesse del salone di quest\’anno, una raccolta di auto d\’epoca con pezzi magari non rarissimi ma conservati o restaurati molto bene.

Kerri Stanley di Dinkyworld

La recente borsa di Novegro con i suoi molti obsoleti può essere lo spunto per alcune riflessioni, che forse non interesseranno la maggior parte del pubblico abituale di questo blog, ma visto – cari cicci – che per leggere queste righe non pagate una lira, io scrivo quello che mi interessa di più. O piglia. Tornando seri, ho già scritto che nella compravendita degli obsoleti, molti non considerano l\’enorme differenza che passa fra un modello \”ottimo\” e uno \”eccezionale\”. Tanto per fare un esempio, su 100 esemplari, quelli ottimi (e con scatola, ovvio) saranno 10, e fra questi dieci ce ne sarà a malapena uno eccezionale. La statistica si riduce via via che si va indietro nel tempo o con soggetti particolarmente amati dal pubblico dell\’epoca, composto essenzialmente da ragazzini, o con i modelli più delicati. In Italia non mi pare ci sia una grossa cultura in questo campo e si tende a considerare \”MB\” anche ciò che MB non è. Situazione migliore in Francia, anche se nei miei frequenti viaggi ho trovato parecchia approssimazione nelle descrizioni, non so se per malafede o semplicemente per distrazione. Collezionare obsoleti può essere facile: su una produzione di migliaia di esemplari, si trova praticamente tutto e i negozi più famosi tengono uno stock permanente di tutti o quasi tutti i modelli più conosciuti. Ma questa abbondanza è esclusivamente numerica, perché se si cerca l\’eccellenza, allora si rischia di lasciare il negozio con niente in mano, magari dopo aver visionato decine di pezzi. Oggi come oggi, però, c\’è chi ha scelto una strada contraria, sicuramente più difficile, ma di qualità. E\’ il caso di Kerri Stanley, che nel suo sito www.dinkyworld.com propone solo modelli rigorosamente immacolati. E\’ stata l\’occasione per porgli alcune domande, alle quali ha risposto con disponibilità, spiegando fra l\’altro le ragioni di una passione:

 
\”To my fellow collectors, my name is Kerri Stanley and I specialise in the sale of Rare Mint and Boxed Dinky Toys from the 1940’s, the 1950’s and the 1960’s.

I personally got into the collecting bug over twenty five years ago when I bought a small collection of Mint & Boxed Dinky Toys which was bought to be sold. But in that collection was a 1947 issue Guy Flat Truck number 512 in the colour scheme of Yellow/Black chassis and Red coloured hubs. I ended up putting that model in my own cabinet but with the intention to be sold when I attended the toy fair which wasn\’t until a few weeks time. And as it sat along the only Foden I had in my collection at the time, which was in Red/Black chassis and Red coloured hubs, a colour scheme also from 1947 number 503, I couldn\’t resist but to keep the Guy lorry. From there on I made it my mission to collect the Guy Lorry range, as well as the Foden range, and I never looked back.

Dinky Toys in general are not rare unlike many a dealer would like you to have think so. What makes Dinky Toys rare is one, the condition, and two, certain colours, i.e. rare colours.

Many Dinky Toys are still about today and many in un played with condition, but why this is the case we will never.

The models which draw peoples affections are the sports and racing cars, commercials with advertising, and the Foden and Guy lorry range. As I specialised in the Foden and Guy commercial models, I decided to look into the history of those colours made as there is now an increasing amount of non original factory release colours on the market, and second to that, there are many, many models being sold on the wrong style boxes. So, I then decided to put all the information I acquired on my website, DINKY WORLD so as to inform the collecting market of the correct colours.

And for sure, there is always room for a new book covering the range of Dinky Toys so as the new collectors that are coming onto the market have an idea of what colours were produced. For me, the most fascinating Dinky model, or models would be the rare special promotions/Ltd editions like the number 944 Leyland Octopus Tanker \”SWEETENERS FOR INDUSTRY – CORN PRODUCTS (sales) Ltd\”. I have been lucky to have owned three such models in my collecting/trading years. And another model would be the Number 340/27D Land Rover especially made for the Ministry Of Food (M.O.F) I have been lucky enough to have had an example of that model too.

Dinky Toys have always been and will always be a fascination with the collecting market.\”

Novegro, borsa di scambio, 2 dicembre 2012

La prima cosa che viene in mente tornando da Novegro sono gli amplissimi margini di trattativa che un acquirente avrebbe potuto permettersi nella maggior parte dei casi; mi si perdonerà l\’inizio un po\’ venale, ma penso che sia questo il leitmotiv che i frequentatori della borsa di scambio di oggi avranno notato nelle compravendite di modelli più o meno recenti. Erano davvero in pochi a non concedere sconti abbastanza consistenti rispetto al primo prezzo proposto, a volte anche un 30-35%. C\’era, insomma, di che trovare occasioni.


Ampia l\’offerta di modelli obsoleti nelle classiche scale 1:24 e 1:25.
  

Qualità della merce più che discreta, con alcuni picchi di eccellenza. Fra i modelli speciali, direi che i più assidui erano tutti all\’appuntamento: Gabriele Pantosti di Atelier Car Model, Valerio Comuzzi, Ilario Vecchiato, Angelo e Simon Antelmi, Fabrizio Pitondo, Angelo Monducci, Meri Kits, Tron, Gilardoni, ABC e perfino Gamma di Roma che da un bel po\’ di tempo non si vedeva a Novegro (se in altre borse italiane non saprei).

Interessante questa Alfa Romeo 33TT3 prodotta negli anni settanta dalla Edison di Firenze nella linea Shocking Line. Insieme alla Ferrari 512 M era un modello molto popolare fra gli appassionati e i collezionisti.

Belli ma troppo cari alcuni factory built AMR proposti: fra questi spiccavano un\’Alpine A310 arancione della serie \”ufficiosa\” (\”preparé par AMR\”) e una Ferrari 250 GTO gialla di Spa 1965 della serie montata in 28 pezzi. Molto interessante la scelta degli obsoleti, con il banco di Monsieur Gianni di Rue43ème di Parigi pieno di Dinky inglesi e francesi, Solido e anche Mercury; si trattava di modelli in ottime condizioni, forse non tutti conservati in maniera eccezionale, ma certamente in grado di soddisfare una larga parte dei collezionisti più esigenti. Visti da un venditore di Barcellona tre Ediltoys, una Lancia Flaminia Coupé e due Fiat 1500 berlina, tutti perfetti (o quasi) con scatola: una delle due Fiat 1500, quella con interno bianco, è andata via a 400 euro, un prezzo assai ragionevole per un modello di questo genere, mentre quella con interno rosso (fra l\’altro meno perfetta) credo sia rimasta invenduta.

Alcune rarità AMR, fra cui diversi factory built.

La produzione Polistil, Mattel e Burago degli anni settanta-primi ottanta riscuote sempre larghi consensi, soprattutto nelle generazioni di chi oggi ha 35-45 anni.

La Fiat 127 Sport, realizzata in resina \”alla maniera\” dei vecchi Polistil da Laudo Model. Un po\’ cara (120 euro), ma sicuramente un soggetto simpatico.

Una miscellanea di modelli speciali montati in 1:43.

Forse meno asfissiante del solito l\’ondata degli edicolosi, e fra l\’altro i prezzi erano più che accettabili per modelli che fino a qualche tempo fa sarebbero stati proposti a parecchio di più: tanto per fare un esempio, era possibile acquistare la Giulia GTA in 1:24 a 15 euro, lo stesso prezzo di tutti gli altri modelli della serie. Il bilancio dell\’ultimo Novegro dell\’anno è stato tutto sommato positivo: pubblico abbastanza numeroso (anche se ormai ci si conosce un po\’ tutti), alcune ottime occasioni, come quelle proposte dal venditore francese all\’estrema destra guardando dall\’entrata, che proponeva anche un numerosissimo stock di Solido gam1 e Solido-Record a 5 euro (!) e altre allettanti offerte su Eligor di recente produzione (1 modello 15 euro, 2 modelli 25, 3 modelli 30 euro). Insomma, chi voleva, non sarà tornato a casa a mani vuote, risparmiando nella maggior parte dei casi anche delle discrete somme. Per Novegro, il primo appuntamento del 2013 è fissato a febbraio per l\’Expo Spring Edition.

Altri modelli speciali factory built in 1:43.

Obsoleti con e senza scatola. In questi casi è necessaria un\’osservazione molto scrupolosa, perché fra molti pezzi poco interssanti può nascondersi la rarità.

Sempre piuttosto ampia l\’offerta di Dinky e Corgi, ma anche in presenza della scatola originale non sempre le condizioni generali del modello sono in grado di soddisfare i collezionisti più esigenti.

Ilario Vecchiato di IV Model Factory presentava alcune delle sue novità in scala 1:87, fra cui l\’autobus Fiat 626 (sotto).

Un angolo dello stand di Atelier Car Model.

Ufficialmente Gilardoni chiude l\’attività a fine anno. Rivedremo rispuntare questi camion con altri marchi?

Simon Antelmi reduce da una massacrante due giorni: sabato 1° dicembre Genova, 2 dicembre Novegro. E chi lo ferma più?

Alcuni montati speciali di Antelmi.

Lo stand di Riva.

Pochi ma buoni i giocattoli in latta. Al centro un Tippco.

Arena di Valerio Comuzzi, con la solita ampia e coloratissima scelta di vetture da rally.

Alcuni rari gift set di Corgi, in condizioni più che buone.

Due delle tre Ediltoys proposte da un venditore spagnolo: già assente la Fiat 1500 grigia con interni bianchi, venduta da pochi minuti.

Fabrizio Pitondo, Pit Models.

Ritorno di Gambari e Martella, \”Gamma\” di Roma.

Angelo Tron.

Pier Luigi \”Madyero\” Madiai e Angelo Monducci (Faenza 43).

La storia di Francis Bensignor [parte 3]

Testo di Francis Bensignor

De retour à la maison, j’ai du déposer mon carton de miniatures au 1 :87ème dans un coin, et certainement ne plus jamais y toucher, sauf à l’occasion de mes différents déménagements !

Cette fois c’était décidé, je me lançais dans le 1 :43ème !!


Dès cet instant, j’ai toujours pris soin de noter dans un cahier à spirale le nom de chacun des modèles que je reproduisais, ou que j’essayais de reproduire ( ! ) ainsi que la base utilisée…et plus tard la date exacte d’achèvement du modèle.

 

J’ai toujours ce cahier. Dans les débuts hélas, , les indications étaient peu précises, et n’ayant aucune photo de mon 1er essai au 43ème, tout ce qu’on peut lire est que je m’étais essayé sur une Fiat 124 1600 Sport…civile ?…je ne crois pas …groupe 2 ? …peut-être…mais j’aurais tendance à plutôt penser qu’il s’agissait d’une Fiat 124, peut-être utilisée en course de côte, dont la carrosserie avait été transformée.

Ce qui m’y fait penser, c’est ceci, quelques 20 modèles plus tard , je notais : Fiat 124 Silhouette 1ère version , puis plus tard encore, une Fiat 124 Silhouette 2ème version
 
et que l’on retrouve ici, en compagnie d’une Porsche 908-2 Camel Le Mans 1973
 

Pour les Fiat, je me servais de la 124 Auto Pilen, la Porsche était une Solido.

Mes bases de départ allaient de Mebetoys à Politoys en passant par Solido et pas mal de Norev, comme en témoignent cette Lancia Stratos et cette Ligier JS 2 Tour de France Auto 1973
 

J’avais un gros penchant pour les Ligier JS 2 de 1973, j’avais totalement flashé sur le jaune et le vert BP !

Sur une base Norev, j’avais aussi reproduit cette numéro 14,engagée à Dijon 1973 et qui se retrouve ici dans une situation totalement anachronique. J’avais d’ailleurs exposé ce décor quelques temps dans la vitrine des « Jouets du XX ème siècle » et quelqu’un avait du le trouver à son goût car je ne l’ai plus jamais revu ! Je ne me souviens plus si la voiture avait aussi disparu comme par magie !…cela aura fait au moins un heureux !
 

A l‘époque les décalcomanies « after market » n’existaient pas encore vraiment, ce qui me donnait l’occasion d’affûter mes pinceaux et d’utiliser mes petits pots de peinture Humbrol.


Ma jeunesse et ma fougue n’avaient peur de rien, ici sur la Stratos…tout est fait au pinceau…je sais, bien sûr ça se voit ,mais il fallait oser !!


Comme ici avec cette Porsche Carrera Longue Queue SUNOCO sur une base Mebetoys
 

Ou ces 2 Porsche du Mans, la Carrera 2,7 l. 3M de 1973 et la 3 l. TISSOT de 74, toutes deux des Solido.
 

La chose qui m’intrigue, et m’amuse beaucoup quand je relis les annotations de mon fameux cahier, c’est le fait que j’ai réussi à vendre la plupart des modèles inscrits sur les 2 premières pages ! Qui pouvait bien acheter ça !? Si un lecteur se reconnaît en tant qu’acquéreur de l’une ou l’autre de ces antiquités…1974 se terminait, j’allais bientôt découvrir le kit…mais pas que…