Confronto fra due Porsche 904: Record e Vroom

Oggi, riguardando un paio di interpretazioni della Porsche 904, mi è venuta l\’idea di fare un piccolo confronto puramente visivo. Niente di particolarmente documentato, ma piuttosto un parallelo per documentare due modelli separati da loro da molti anni (il Record e il Vroom) ma accomunati da quella tradizione francese dei kit in resina che continua tuttoggi, malgrado qualche perdita importante. Nella fattispecie si tratta di un montaggio recente del Record, che rappresenta la vettura di Fischhaber/Koch alla 24 Ore di Le Mans 1965 (una 904/6) e quella di Bonnier/Hill alla Targa Florio, sempre del 1965 (in questo caso siamo in presenza di una 904/8). Della 904 di Record (il cui prototipo si deve al solito, bravissimo Goupille) ho avuto sempre qualche modello in collezione: il primo fu la versione vincitrice alla Targa Florio 1964 montata da Jurgen Renardy per il Porsche Modell Club di Ulrich Upietz; a parte vari kit, questo montato si è aggiunto di recente, ed è stato eseguito con una certa cura, attenendosi anche alle diverse foto reperite sui libri e in rete. Ho dovuto rimetterci le mani per sostituire le gomme con altre sempre originali (quelle di questo kit si erano in parte sciolte, diventando appiccicose) e per eliminare l\’inverosimile cintura di sicurezza Sabelt (!) che il montatore in buona fede aveva aggiunto per rendere il modello più realistico. Meno male che questi modelli sono tenuti insieme da due viti. L\’altro è un factory built di Vroom, sul cui responsabile, Michel Ottenwaelder, potete leggere un\’intervista su questo blog (http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2012/05/focus-su-michel-ottenwaelder-vroom.html). Dalle foto che presento, emerge forse una parentela fra i due modelli (non saprei quanto stretta). Al di là di alcuni dettagli che meriterebbero una trattazione a parte (mancanza della targa sulla #174, un solo scarico per la versione 8 cilindri…?), quello che interessa è il confronto delle forme. Leggermente più grande il Record, molto più fine nelle incisioni il Vroom, probabilmente anche meglio proporzionato. La parola alle immagini.

Metodo vecchio quanto il mondo: non ci sono foto del posteriore? Il modello si fa lo stesso e non si mette niente, tanto i collezionisti sono cretini e non se ne accorgono.

Qualche progresso sulla Dino di Roberto Quaranta

Ecco alcuni dei più recenti particolari della Dino di Roberto Quaranta. Il montaggio sta progredendo, anche se resta qualche questione da risolvere come quella del battistrada degli pneumatici.
Occhio che le foto falsano parecchio alcuni dettagli: le griglie anteriori, ad esempio, sembrano diverse fra loro, invece sono assolutamente identiche. Stesso dicasi per i gruppi ottici posteriori.

Rassegna stampa: AutoModélisme 179

Il numero di maggio di AutoModélisme, di cui mi occupo con ritardo perché a Firenze è arrivato solo stamani (!) è fra i migliori di questi ultimi mesi. Pur con tutti i suoi limiti, la rivista del gruppo Hommel continua a proporre contenuti superiori rispetto alla media degli altri mensili o bimestrali europei, almeno a mio parere. L\’editoriale del caporedattore Alain Geslin solleva alcune questioni sul disorientamente generale dei produttori, costretti a guardare un po\’ dappertutto per tenere testa alla concorrenza, moltiplicando i campi o meglio, moltiplicando le specializzazioni, perché è ormai sulle specializzazioni che si campa.
Fra le novità librarie recensite, il libro di Ray Strutt e David Wright (di cui ci siamo occupati già altre volte sul blog) e un volume a cura di Renaud Siry sui modelli di Citroen DS, edito da ETAI. Non avendolo ancora sfogliato non so darne un giudizio documentato, mentre sul volume di Strutt e Wright non si può dire che un gran bene.
Bello zoom sulla Metro 6R4 di Ottomobile in scala 1:18, mentre la serie delle recensioni prosegue con le scale grandi, di cui in questo blog ci si occupa in maniera molto sbrigativa, per cui tralasciamo gli argomenti.
Da leggere subito il bel servizio di Guillaume Waegermacker sul prototipista Patrick Cornu, praticamente un pezzo di storia dell\’automodellismo francese. Inutile ricordare il contributo che Cornu ha dato allo sviluppo di un marchio come Provence Moulage. Sei pagine ben scritte, con molte foto; forse non è proprio l\’optimum, ma è sempre meglio di ciò che normalmente si trova sulle riviste specializzate (di nome ma non di fatto).

Patrick Cornu e la sua storia di prototipista.

Fra le novità, modello del mese fra gli \”stradali\” 1:43 la Jaguar C-X75 Concept Car di Spark (S2099), mentre fra le competizione si aggiudicano la palma la Mercedes 220SE del Montecarlo \’60, sempre di Spark (S1004) e la Tyrrell-Ford P34 di TrueScale Miniatures (TSM114352). Il problema di rassegne come questa è sempre il solito: si presenta una campionatura di novità, forzatamente incompleta, spesso ormai superata, con edizioni limitatissime che i collezionisti più attenti avranno giù acquistato, tralasciandone altre, ugualmente importanti, e il criterio che sembra guidare questo tipo di presentazioni è la casualità. Almeno i commenti che accompagnano ciascun modello sono abbastanza articolati, anche se fare un lavoro approfondito su decine di uscite al mese è un\’impresa impossibile.

Modelli del mese categoria competizione 1:43: la Mercedes vincitrice al Montecarlo nel 1960 (Spark) e la Tyrrell a 6 ruote di TrueScale.

Secondo bell\’articolo, la storia di tre Golf GTI da rally, dal 1979 al 1987 (testo di Philippe Carles, immagini di vari archivi, fra cui Taillade/Echappement). Molte foto inedite, ottime informazioni precise e dettagliate. Ovviamente in Italia è proibito fare cose del genere.

Ottimo, non solo per i rallysti ma per tutti gli appassionati, l\’articolo sulle Golf GTI da rally.

Chiude la rivista l\’inutile sezione slot, ormai è un fioretto che dobbiamo fare tutti i mesi e ci tocca sopportare \’sta roba.
Comunque buona lettura, il numero è più che accettabile.

Mini Racing cessa la produzione dei kit

Già qualche mese fa Mini Racing aveva annunciato la cessazione della produzione di nuovi kit, continuando la produzione dei modelli in catalogo. Adesso la storica marca francese ha chiuso ogni attività, con la conseguente sparizione anche dei marchi correlati Prestige, Prestige Turbo e MVI.

Un Mini Racing factory built: Ford Capri RS3100.

Paolo Bendinelli e gli 1:24

Quando uno pensa di aver visto già tutto ecco che spunta qualcosa di particolare e/o di eccezionale: con questi due aggettivi si potrebbe definire la collezione di Paolo Bendinelli, della provincia di Pisa, che possiede probabilmente la raccolta più completa di modelli in scala 1:24 prodotti in Italia negli anni d\’oro delle varie Martoys, Polistil, Burago. Oltre ad avere tutti gli esemplari in praticamente tutte le varianti conosciute, Bendinelli è riuscito a reperire rarissimi pezzi promozionali, prove di colore o modelli in colori di cui si ignorava l\’esistenza o con scatole per mercati specifici, come quello francese o olandese.

Se per altri marchi di modelli obsoleti come Dinky o Corgi si posseggono già informazioni molto dettagliate, anche sulle produzioni più rare, nel caso dei diecast italiani in scala 1:24 ogni ritrovamento può aprire la strada alla scoperta di una storia inedita o quasi. Fra i ritrovamenti più recenti di Paolo vi è una Fiat 126 blu della Polistil con scatola per il mercato francese, la Mercedes della Londra-Sydney prodotta da Burago in una variante blu che si pensava fosse presente solo per errore in una pubblicazione del Rampini e una Lancia Beta Montecarlo di Burago con confezione Martini Racing, realizzata per festeggiare nel 1983… il titolo nei rally! Evidentemente in mancanza di una 037 ci si era accontentati di quello che passava il convento.

Fra le rarità, la serie completa di vetture da Rally prodotte da Burago per il Team Brunik oppure l\’intera gamma dei colori della Fiat 500 Rallye della Polistil. In totale sono circa 1600 per una collezione che con tutta probabilità non ha eguali nel mondo. Bendinelli sta lavorando da parecchi mesi a una pubblicazione-catalogo che si annuncia di estremo interesse.

Modellisti di oggi: Simon Antelmi (parte II)

Per il futuro pensi di sviluppare ancora il settore dell’1:43 speciale oppure il settore militare avrà ancora la priorità?

Non ho mai messo vincoli al mio lavoro, vado dove mi porta il mercato, indubbiamente in questi ultimi tempi il modello militare ha ben bilanciato la crisi del settore della F1, questo mi appaga perché premia la mia filosofia “poliedrica “ che ho di questo lavoro, ovvero quella di non fermarsi ad un punto fisso, ma di progredire sotto vari profili, in tutte le categorie possibili, insomma cercare di spendersi il più possibile nel tentativo di non rimanere mai a bocca asciutta. Spero comunque che il settore dell\’automodello recuperi il posto che gli compete, anche se la vedo dura per tre motivi, il primo la grande inflazione del fattore cinese che sta saturando il mercato, il secondo: la scarsa cultura in tema di qualità modellistica di cui soffrono molti collezionisti, e terzo ma non ultimo la mancanza di una testata editoriale specifica che si proponga di appoggiare il lavoro artigianale Italiano e non patire la sudditanza psicologica delle grandi ditte diecast. Ho detto italiano perché all\’estero sono fin troppo sponsorizzati, le riviste di tutta Europa propongono le realtà più disparate del proprio artigianato mentre qui siamo come al solito vittime delle logiche “all\’italiana”..

Pensi che il mancato ricambio generazionale (sia come montatori sia come acquirenti) di cui molti si lamentano nell’1:43 riguardi anche il settore del militare?

Direi che la mancanza di un ricambio generazionale di artigiani e acquirenti sia dovuta al percorso che un giovane fa all\’interno della propria adolescenza, oggi i ragazzi sono appagati dal ruolo che hanno di fronte ad uno schermo mentre giocano alla playstation, anche io giocavo al Commodore 64 ma non mi bastava, dovevo “creare” qualcosa per giocare manualmente, ora invece la grafica ha raggiunto livelli straordinari, ed un ragazzino non sente il bisogno di prendersi la briga di montare un modellino della vettura che ha utilizzato giocando a Granturismo perché è difficile anche raggiungere quell\’obbiettivo di bellezza che ha visto pochi istanti prima sulla consolle, al massimo lo compra dal tabacchino spendendo pochi euro.
Fiat CR-25 scala 1:72
E così non si generano appassionati e nemmeno montatori, perché la passione rimarrà su quello che offrirà il mercato del videogioco e non quello del modellismo, nel militare è diverso perché montare un carro armato è più semplice, con i nuovi kit short run che si trovano sul mercato a 7 euro al pubblico,  tutti possiamo trovare il tempo di montare un modellino in 1/72, ecco allora che avanza quello che per l\’automodello non esiste ne per volontà produttiva, ne per offerta commerciale e cioè il COMPRA, MONTA ,GIOCA… basta vedere il rapporto di forza tra modellismo militare e auto ai concorsi nazionali che animano le domeniche di vari appassionati, se il settore del militare conta 100 pezzi esposti, di auto se ne vedono al massimo 10…

Cosa ne pensi della scarsa attenzione di certi montatori cosiddetti “top” dell’1:43 che non smettono mai di cadere sulle bucce di banana di una scarsa documentazione? Mi pare che ci sia molta più disattenzione rispetto all’ambito militare o anche a quello fermodellistico.

La disattenzione spesso è figlia della fretta, penso che sia un male comune che troviamo nei vari aspetti del modellismo, non è settoriale; va detto che i modellisti militari, siano essi aeroplanari, carristi o figurinisti possono contare su pubblicazioni specifiche e monografiche stupefacenti, cosa neanche lontanamente paragonabile a chi deve sostenere il montaggio di un automodello, anche i modelli militari più remoti hanno trovato fiumi di inchiostro e decine di fotografie pronte a supportare il modellista nella sua opera riproduttiva; questo la dice lunga sulle scelte editoriali delle case editrici. Sta sempre comunque all\’acquirente avere nozioni tecniche tali da giudicare in tempo reale se un modello risulta più o meno piacevole, il montaggio di un vetro o di un fanalino, la posizionatura delle decal, la verniciatura, l\’assetto sono tutte variabili che un buon collezionista non può trascurare al momento dell\’acquisto… poi siamo tutti esseri umani, sbagliare è nella nostra natura, basta non perseverare negli stessi errori.

Nell’1:43 quali sono i soggetti che ti affascinano di più?

Per tre anni e mezzo ho corso nei rally come navigatore, e mi sono tolto delle belle soddisfazioni, il rally mi è rimasto nel cuore e mi piacerebbe enormemente proporre vetture che hanno fatto la storia di questo fantastico sport, e sarei felicissimo di poter realizzare qualcuna di questi colossi della velocità per me o per il pubblico nella scala 1/43, del resto ho in studio un Renault 5 Turbo della Norev che voglio smontare completamente per riproporre la vettura che mi regalò il primo posto di gruppo al “Minisanremo 2002” (ma questa è un\’altra storia, e un\’altra scala!!).
Coppia di Fiat 626 di DOC Model in scala 1:72, profondamente elaborati e migliorati. Se qualcuno ha visto il kit DOC Model capirà sicuramente quanto lavoro sia stato fatto su questi due modelli.

A parte Angelo, a quale altro montatore ti ispiri? C’è qualcuno che ammiri in particolare?

Mi piacciono molto i modelli di Roberto Quaranta, ho ammirato molte sue realizzazioni postate su Facebook; chiaramente, conoscendo di persona Vincenzo Bosica, non posso non essere affascinato da tutto ciò che crea e che ha creato, più complessivamente quando sono alle manifestazioni di settore mi fermo quando passo davanti ad un tavolo o vetrina dove vedo esposte cose ben fatte, non importa di cosa si tratti, aereo, auto, moto, o altro… mi fermo a guardare se il modello cattura la mia vista e la mia curiosità, penso sia questo il leit motiv che ogni modellista dovrebbe avere.

Puoi anticipare qualche progetto nell’ambito dell’automodellismo?

Per il mio futuro modellistico vorrei affacciarmi al mondo dei rally, ma credo di non avere il tempo materiale per riuscire anche in questo, sicuramente continuerò sulla F1 (Tameo) con i grandi classici del passato, campioni del mondo, piloti Ferrari etc. etc., almeno fin che terrà il mercato, se le necessità dovessero richiederlo penso che mi “butterò” solo su modelli apribili e superdettagliati, il tutto per cercare di difendersi sempre e comunque dall\’orda asiatica.

N.d.r.: per altre foto e un ulteriore approfondimento sul lavoro di Simon e Angelo Antelmi, invito i lettori a visitare il loro sito ufficiale: http://www.antelmimodels.com/

Modellisti di oggi: Simon Antelmi (parte I)

Non si esagera certo a definire Simon Antelmi uno dei migliori modellisti dell\’ultima generazione. Figlio di Pierangelo, conosciutissimo a chi si dedica all\’1:43, Simon è una felice sintesi fra modernità e tradizione e ha il non comune pregio di conoscere a fondo le tecniche del \”militare\”, settore nel quale ha ottenuto già numerosi riconoscimenti a livello internazionale. In questa intervista, Simon affronta alcuni temi di grande attualità, parlando di tecniche, di tendenze e di mercato. La seconda parte dell\’intervista la leggete qui: http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2012/05/modellisti-di-oggi-simon-antelmi-parte_13.html

Puoi descrivere la tua formazione modellistica, anche in rapporto ai tuoi studi artistici?

La mia formazione modellistica inizia intorno ai dieci anni, ho iniziato a modellare grazie alla presenza di mio padre, anche se ho realmente incominciato con le miniature fantasy ai tempi del liceo, non mi ha mai insegnato nessuno, anche perchè mio padre non si è  praticamente mai occupato di figurini in scala anche se ha toccato quasi tutti gli estremi delle varie categorie. La possibilità di aver frequentato dapprima il liceo artistico, e poi l\’accademia di belle arti di Genova ha sicuramente influenzato il mio modo di fare modellismo, dai figurini sono passato ai mezzi militari con una breve parentesi degli aerei, intanto grazie agli approfondimenti tecnici appresi a scuola imparavo la struttura dei colori, i rapporti di contrasto, la complementarietà delle tinte e così via.

Figurino comandante esercito di Annibale

Uscito dall\’accademia ho intrapreso dapprima la strada del restauro/decorazione, per poi approdare nel laboratorio di ricerca e sviluppo di un grosso colorificio genovese; ho avuto modo quindi di approfondire il tema del colore sia dal punto di vista artistico, ma soprattutto sotto la forma strutturale e chimica dei prodotti vernicianti, dai sistemi di protezione per facciate di palazzi storici sino ai prodotti poliuretanici, usandoli fino a conoscerne le possibili applicazioni più disparate.

Esperienza che mi è valsa in chiave modellistica, perché conoscere ciò che si applica significa saper ottimizzare le vernici in qualunque campo. Poi sono diventato modellista per professione, prendendo le redini di un lavoro che per tanti anni passati aveva gestito mio padre, lui si è sempre occupato di automodelli scala 1/43, per i quali ci vuole un approccio particolare, differente da altri tipi di modellismo statico. Non nascondo che fu un trauma perché l\’automodellismo ha le sue regole, spesso ferree, ma mi abituai con le Formula 1 Tameo, prima con quelle uscite negli anni ottanta, poi piano piano modelli più complessi, quasi sempre Ferrari per esigenze di mercato, sino ad oggi dove mi alterno tra automodellismo F1 e militare.

Quanto ha influito Angelo su questa passione per il modellismo?

Naturalmente avere un riferimento in casa ti porta per questioni ovvie a condividere passioni e hobby, è difficile che in una ipotetica casa di milanisti il più piccolo tifi Inter, in casa mia il modellismo è stata la ragione di vita di tutti, anche di mia madre che pur non avendo mai preso in mano una lima o una pinza è perfettamente in grado di esprimere un giudizio competente su un  modello montato.

Hai guadagnato molta notorietà come specialista del “militare” ma hai già un’esperienza nel campo dell’1:43. Quanto ti ha insegnato il montaggio dei kit in plastica nell’assemblaggio dei kit speciali in scala 1:43?

Il successo ottenuto ai mondiali di Svizzera 2011 nel settore dei mezzi militari mi ha procurato molto lavoro, oltre a consolidare la fiducia riposta in questo settore. Tra il kit in plastica tradizionale e quelli in metallo in 1/43 le differenze sono molteplici, ma tutto sommato i metodi di approccio sono gli stessi, la precisione nel montaggio premia sempre; Le differenze, sostanzialmente, stanno nelle finiture estetiche della vernice, ma evitare colature di colla o curare l\’assetto di un mezzo vale tanto per una formula 1 quanto per un mezzo blindato.

Nel modello 1/43 spesso bisogna metter mano alle fusioni per liberarle da difetti tipici del metallo come bolliture superficiali, pezzi non sempre coincidenti in maniera esemplare, per esempio bisogna forare gli alloggiamenti delle sospensioni e le testate dei motori per una Formula 1 (operazioni di routine), problema che non sussiste per un kit in plastica, dove, di conseguenza, sei portato naturalmente ad un lavoro di dettaglio maggiore data la facile lavorabilità dei materiali. In ogni caso malgrado siano due mondi piuttosto distanti tra loro entrambi forniscono spunti di riflessione e margini di miglioramento assolutamente condivisibili.

Questi due mondi sembrano (a torto o a ragione) piuttosto lontani fra loro; quali tecniche si potrebbero importare nell’1:43 e con quali risultati?
Sono realtà diverse tra loro, è vero, ma ultimamente nel settore militare ha preso campo la modulazione cromatica basata sui principi della luce zenitale, ovvero aiutare a creare contrasti tonali utilizzando sfumature di luce metodiche dal basso verso l\’alto, non è chiaramente possibile utilizzare questo procedimento sulla carrozzeria di una GTO, ma sicuramente gli interni di una vettura potrebbero beneficiare moltissimo in termini estetici rispetto ad una classica verniciatura alla nitro, basti pensare ai sedili in cuoio ad esempio, e alla loro potenziale resa estetica se fossero realizzati con colori ad olio opportunamente diluiti da essenza di petrolio per smorzarne la lucidità, un esperimento che ho  felicemente portato a termine nell\’esecuzione della pittura di stivali di un soldatino in 75 mm raffigurante una guida scout indiana.
Bianchi Miles (I)

Bianchi Miles (II)
Naturalmente si tratta della punta dell\’iceberg, pensiamo a cosa potremmo ottenere utilizzando tecniche di lavaggio con colori ad olio dispersi in acquaragia applicati su un motore di una gran turismo dei tempi d\’oro, funziona sul  motore di un modello di caccia moderno, non vedo come possa “danneggiare” la resa estetica di un 12 cilindri degli anni sessanta, del resto, se escludiamo gli ultimi anni di corse, io non ricordo di aver mai visto motori “puliti”, chiaramente stiamo parlando di dosaggi razionali riportati alle esigenze di un automodello, lasciarsi prendere la mano sotto questo punto di vista non è mai conveniente.

C’è anche una differenza di approccio fra i due settori. Ci potrebbero essere dei punti di contatto, anche nelle “filosofie” di montaggio, di scelta di materiali, di tecniche di realizzazione di certi particolari?

Da un punto di vista costruttivo le opzioni sono molteplici, ma credo che il problema dell\’automodello consista nell\’essersi arenato alla semplice esecuzione e celebrazione di se stesso, se guardiamo i grandi modellisti europei del militare troviamo che sono tutti capaci di dipingere figurini che  si vanno ad integrare con il mezzo in questione, se vado a vedere le realizzazioni di figurini fatti da nomi eccelsi dell\’automodellismo europeo spesso mi rendo conto che queste persone non sono mai andate al di là dell\’esecuzione di un automodello, e di conseguenza mostrano tutti i limiti del caso quando si trovano a dipingere il volto di un pilota oppure ad interpretare con un pennello le pieghe della tuta da gara.

Cansa CF20 in 1:72

Ci troviamo così di fronte ad un modello realizzato magnificamente affiancato da un figurino fortemente penalizzante che rovina la visione totale del pezzo (magari perché il volto del pilotino non ha nulla di umano e ci sembra più che altro una scultura futurista!!).

Maserati Quattroporte I (2^serie) di BBR

BBR realizza in scala 1:43 una delle pietre miliari nella storia della Maserati, la Quattroporte I in versione 4000. Si tratta di un\’idea valida, che permette di mettere in collezione la capostipite delle Quattroporte. La versione prescelta è una 2^ serie della I generazione (1965), che si distingue per i doppi fari al posto dell\’unico proiettore rettangolare della 1^ serie e per altre piccole migliorie all\’estetica e soprattutto all\’abitacolo.
BBR propone quattro combinazioni di allestimenti in serie limitata e numerata, così ripartite:
160A rosso con interni cuoio (108 pezzi)
160B blu scuro metallizzato con interni crema (54 pezzi)
160C verde scuro metallizzato con interni crema (54 pezzi)
160D argento con interni azzurri (54 pezzi)
Azzeccata la linea…

…ottime le proporzioni generali…

…ma il gruppo delle cornici laterali piatto e non bombato toglie un po\’ di realismo all\’insieme.
Ho avuto modo di visionare tutte le varianti in questione, e per le foto di questo post ho scelto la più classica, in rosso. I modelli sono montati con cura, anche se in alcuni esemplari si notano ruote non perfettamente allineate, tracce di colla sui vetri e qualche altra piccola magagna, cose che su modelli di questa fascia di prezzo non sono sempre facilissime da accettare.
L\’aspetto generale del modello è molto convincente: la linea della carrozzeria è netta e le verniciature sono di altissimo livello; i metallizzati hanno uno strato di trasparente non eccessivamente spesso e soprattutto liscio e senza la minima sbavatura. E\’ su alcuni dettagli che la Quattroporte di BBR convince meno: la cosa che maggiormente salta all\’occhio è la piattezza delle cornici dei vetri laterali, che nella realtà erano un po\’ bombate.
Molto curato l\’interno, anche se alcuni particolari lasciano un po\’ perplessi. Brutte le maniglie in fotoincisione, troppo piatte. La fotoincisione non è la soluzione di tutti i problemi!

Sulla riproduzione di questo articolo uscito su un Ruoteclassiche del 1994 si possono apprezzare le maggiori differenze fra la Quattroporte I 1^Serie e la 2^Serie.
Questo conferisce al modello una linea un po\’ troppo angolosa, e d\’altronde con le fotoincisioni sarebbe stato quasi impossibile ottenere l\’effetto dell\’auto vera, a meno di non rivoluzionare la concezione del modello. Forse un tantino strette le gomme; il cerchio stampato delle ruote è molto bello, ma le calotte delle borchie non sembrano del tutto fedeli all\’originale, così come i gruppi ottici anteriori inferiori dovrebbero essere realizzati in due pezzi, con la freccia separata, mentre sul modello siamo in presenza di un blocco unico.

Troppo grandi le scritte di identificazione posteriori.

Non molto convincenti i gruppi ottici inferiori, che avrebbero richiesto una maggiore definizione e precisione.

Ottimi i montaggi dei vetri, con le cornici applicate in modo preciso anche se su alcuni esemplari ho notato qualche traccia di colla di troppo.
L\’abitacolo è sontuoso come quello vero, ma su questo esemplare in rosso mancano i listelli in legno nella parte superiore dei rivestimenti delle portiere, mentre sugli altri colori da me visionati i listelli sono ben presenti: svista di BBR su un certo numero di modelli? In ogni caso a me risulta che la 2^ serie li avesse sempre, ma del resto bisogna considerare che potrebbero esserci notevoli differenze fra un esemplare e l\’altro, soprattutto a livello di interni (sul BBR, ad esempio, il pomello del cambio simula un acciaio satinato, mentre era molto più comune il legno).

Su questo esemplare verde scuro metallizzato i listelli laterali dei rivestimenti delle portiere sono presenti, mentre mancano sul modello rosso. Mistero.

Sul cruscotto, che ha la foggia corretta della 2^ serie, i due bocchettoni centrali per l\’aerazione dovrebbero essere neri, non argento.

Da questa immagine si nota bene la griglia completamente nera, mentre in realtà dovrebbe essere argento.

Bella la stampata del cerchio, mentre la borchia dovrebbe essere leggermente più bombata e liscia.
La corona del volante non riesce a nascondere la sua “plasticosità”, mentre un capolavoro, come su tutti i BBR più recenti, è il quadro strumentazione, con i quadranti provvisti del loro bordino cromato: la decal a simulare il legno sullo sfondo, le tacche degli strumenti perfettamente stampate in decal e il contorno argento sono una vera gioia per gli occhi. Chiudiamo con qualche altra nota sugli esterni: forse un po\’ generose le dimensioni delle due scritte posteriori “Maserati 4000” e “Quattro Porte” e abbastanza bruttine le maniglie, realizzate in fotoincisione e quindi troppo piatte. La griglia dietro alla calandra dovrebbe essere argento, non nera.
La scatola specifica Maserati. La Quattroporte appartiene alla produzione italiana di BBR.
In sintesi si tratta di un modello affascinante e in perfetto stile BBR, ma i puristi potrebbero parlare di occasione in parte sprecata.

Ferrari 246 GT Dino AMR di Roberto Quaranta

Roberto Quaranta sta apportando gli ultimi ritocchi all\’interno della Ferrari 246 GT Dino di X-AMR. Potete seguire tutti i lavori fatti fino a questo momento cliccando su questo link del forum Duegi:
http://www.forum-duegieditrice.com/viewtopic.php?f=10&t=56513
Le ultime fasi saranno invece documentate sul blog, soprattutto per ragioni di praticità (le foto si caricano automaticamente).
Ecco l\’abitacolo quasi terminato e alcuni dettagli dei paraurti, con i gommini di protezione:

Modelauto Review, quando i contenuti facevano la differenza

Alcune copertine di Modelauto Review di fine anni 80-inizio 90.

Modelauto Review è una delle poche riviste modellistiche a vantare una storia trentennale: fondata nel 1982 da Rod e Valerie Ward (produttori dei Sun Motor Co.), che avevano un negozio a Leeds chiamato appunto Modelauto, questa rivista conobbe il suo periodo di massimo interesse tra la fine degli anni ottanta e l\’inizio degli anni novanta. Con cadenza bimestrale, Modelauto presentava tutte le migliori caratteristiche della stampa specializzata anglosassone: testi lunghi e particolareggiati, didascalie curate, ricerche storiche di ottimo livello.

Il negozio Modelauto a Leeds, 1991. La vendita per corrispondenza era molto efficiente.

In quel periodo (cui si riferiscono le foto di questo post) Modelauto era uno strumento essenziale per conoscere le novità su settori molto specifici dell\’automodellismo, che in Italia o in altri paesi lontani dall\’Europa settentrionale erano spesso trascurati dalla stampa: la produzione Tekno, tanto per fare un esempio, ma anche Lion Car, Albedo (serie speciali in 1:87), per non parlare di tutta quella teoria di piccoli artigiani del metallo bianco impossibili da rintracciare in un\’epoca in cui Internet era di là da venire.
Modelauto ospitava articoli di approfondimento di grande interesse, spesso pubblicati a puntate, sia sulla storia dell\’auto rapportata alla produzione modellistica, sia sulla storia di singoli fabbricanti: molti ricorderanno gli scritti di Jim McLachlan, Max Tomlinson, Don Elliott, Dave Turner, mentre la rubrica delle novità era redatta grazie ai contributi di corrispondenti in Europa e negli USA.

Alcuni esempi di articoli tematici, che potevano trattare i temi più vari. Molto frequenti erano i pezzi sui veicoli industriali inglesi.

Anche gli obsoleti avevano spesso il loro spazio.

Con gli anni duemila, il panorama delle riviste e del commercio cambiò profondamente: Modelauto aprì molto presto il proprio sito di vendita on-line, prima sotto il proprio nome, poi sotto zeteo.com, tutto\’oggi esistente. Il negozio chiuse e Rod Ward si concentrò sul sito, mentre Modelauto cambiò gradualmente i propri contenuti, riducendo la foliazione e diventando mensile; da quest\’anno la cadenza è tornata bimestrale e fra le novità più interessanti vi è l\’inserimento, nell\’ambito delle uscite, di numeri speciali monografici, il prossimo dei quali (il 261, disponibile da aprile) sarà dedicato agli artigiani inglesi del metallo bianco.

Le due pagine centrali, a colori, erano dedicate alle novità.

Modelauto era un punto di riferimento per chi voleva tenersi aggiornato sulle uscite dei veicoli commerciali di Tekno, Lion Car e altre marche, che in Italia erano alquanto difficili da reperire.

Rubrica (quasi) fissa, la Letter from the tree house, firmata da un \”certo\” The stylite… mah?

Due tipici articoli: Riley…

…e Bristol.