Non si esagera certo a definire Simon Antelmi uno dei migliori modellisti dell\’ultima generazione. Figlio di Pierangelo, conosciutissimo a chi si dedica all\’1:43, Simon è una felice sintesi fra modernità e tradizione e ha il non comune pregio di conoscere a fondo le tecniche del \”militare\”, settore nel quale ha ottenuto già numerosi riconoscimenti a livello internazionale. In questa intervista, Simon affronta alcuni temi di grande attualità, parlando di tecniche, di tendenze e di mercato. La seconda parte dell\’intervista la leggete qui: http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2012/05/modellisti-di-oggi-simon-antelmi-parte_13.html
Puoi descrivere la tua formazione modellistica, anche in rapporto ai tuoi studi artistici?
La mia formazione modellistica inizia intorno ai dieci anni, ho iniziato a modellare grazie alla presenza di mio padre, anche se ho realmente incominciato con le miniature fantasy ai tempi del liceo, non mi ha mai insegnato nessuno, anche perchè mio padre non si è praticamente mai occupato di figurini in scala anche se ha toccato quasi tutti gli estremi delle varie categorie. La possibilità di aver frequentato dapprima il liceo artistico, e poi l\’accademia di belle arti di Genova ha sicuramente influenzato il mio modo di fare modellismo, dai figurini sono passato ai mezzi militari con una breve parentesi degli aerei, intanto grazie agli approfondimenti tecnici appresi a scuola imparavo la struttura dei colori, i rapporti di contrasto, la complementarietà delle tinte e così via.
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| Figurino comandante esercito di Annibale |
Uscito dall\’accademia ho intrapreso dapprima la strada del restauro/decorazione, per poi approdare nel laboratorio di ricerca e sviluppo di un grosso colorificio genovese; ho avuto modo quindi di approfondire il tema del colore sia dal punto di vista artistico, ma soprattutto sotto la forma strutturale e chimica dei prodotti vernicianti, dai sistemi di protezione per facciate di palazzi storici sino ai prodotti poliuretanici, usandoli fino a conoscerne le possibili applicazioni più disparate.

Esperienza che mi è valsa in chiave modellistica, perché conoscere ciò che si applica significa saper ottimizzare le vernici in qualunque campo. Poi sono diventato modellista per professione, prendendo le redini di un lavoro che per tanti anni passati aveva gestito mio padre, lui si è sempre occupato di automodelli scala 1/43, per i quali ci vuole un approccio particolare, differente da altri tipi di modellismo statico. Non nascondo che fu un trauma perché l\’automodellismo ha le sue regole, spesso ferree, ma mi abituai con le Formula 1 Tameo, prima con quelle uscite negli anni ottanta, poi piano piano modelli più complessi, quasi sempre Ferrari per esigenze di mercato, sino ad oggi dove mi alterno tra automodellismo F1 e militare.
Quanto ha influito Angelo su questa passione per il modellismo?
Naturalmente avere un riferimento in casa ti porta per questioni ovvie a condividere passioni e hobby, è difficile che in una ipotetica casa di milanisti il più piccolo tifi Inter, in casa mia il modellismo è stata la ragione di vita di tutti, anche di mia madre che pur non avendo mai preso in mano una lima o una pinza è perfettamente in grado di esprimere un giudizio competente su un modello montato.
Hai guadagnato molta notorietà come specialista del “militare” ma hai già un’esperienza nel campo dell’1:43. Quanto ti ha insegnato il montaggio dei kit in plastica nell’assemblaggio dei kit speciali in scala 1:43?
Il successo ottenuto ai mondiali di Svizzera 2011 nel settore dei mezzi militari mi ha procurato molto lavoro, oltre a consolidare la fiducia riposta in questo settore. Tra il kit in plastica tradizionale e quelli in metallo in 1/43 le differenze sono molteplici, ma tutto sommato i metodi di approccio sono gli stessi, la precisione nel montaggio premia sempre; Le differenze, sostanzialmente, stanno nelle finiture estetiche della vernice, ma evitare colature di colla o curare l\’assetto di un mezzo vale tanto per una formula 1 quanto per un mezzo blindato.



Nel modello 1/43 spesso bisogna metter mano alle fusioni per liberarle da difetti tipici del metallo come bolliture superficiali, pezzi non sempre coincidenti in maniera esemplare, per esempio bisogna forare gli alloggiamenti delle sospensioni e le testate dei motori per una Formula 1 (operazioni di routine), problema che non sussiste per un kit in plastica, dove, di conseguenza, sei portato naturalmente ad un lavoro di dettaglio maggiore data la facile lavorabilità dei materiali. In ogni caso malgrado siano due mondi piuttosto distanti tra loro entrambi forniscono spunti di riflessione e margini di miglioramento assolutamente condivisibili.
Questi due mondi sembrano (a torto o a ragione) piuttosto lontani fra loro; quali tecniche si potrebbero importare nell’1:43 e con quali risultati?
Sono realtà diverse tra loro, è vero, ma ultimamente nel settore militare ha preso campo la modulazione cromatica basata sui principi della luce zenitale, ovvero aiutare a creare contrasti tonali utilizzando sfumature di luce metodiche dal basso verso l\’alto, non è chiaramente possibile utilizzare questo procedimento sulla carrozzeria di una GTO, ma sicuramente gli interni di una vettura potrebbero beneficiare moltissimo in termini estetici rispetto ad una classica verniciatura alla nitro, basti pensare ai sedili in cuoio ad esempio, e alla loro potenziale resa estetica se fossero realizzati con colori ad olio opportunamente diluiti da essenza di petrolio per smorzarne la lucidità, un esperimento che ho felicemente portato a termine nell\’esecuzione della pittura di stivali di un soldatino in 75 mm raffigurante una guida scout indiana.
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| Bianchi Miles (I) |
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| Bianchi Miles (II) |
Naturalmente si tratta della punta dell\’iceberg, pensiamo a cosa potremmo ottenere utilizzando tecniche di lavaggio con colori ad olio dispersi in acquaragia applicati su un motore di una gran turismo dei tempi d\’oro, funziona sul motore di un modello di caccia moderno, non vedo come possa “danneggiare” la resa estetica di un 12 cilindri degli anni sessanta, del resto, se escludiamo gli ultimi anni di corse, io non ricordo di aver mai visto motori “puliti”, chiaramente stiamo parlando di dosaggi razionali riportati alle esigenze di un automodello, lasciarsi prendere la mano sotto questo punto di vista non è mai conveniente.
C’è anche una differenza di approccio fra i due settori. Ci potrebbero essere dei punti di contatto, anche nelle “filosofie” di montaggio, di scelta di materiali, di tecniche di realizzazione di certi particolari?
Da un punto di vista costruttivo le opzioni sono molteplici, ma credo che il problema dell\’automodello consista nell\’essersi arenato alla semplice esecuzione e celebrazione di se stesso, se guardiamo i grandi modellisti europei del militare troviamo che sono tutti capaci di dipingere figurini che si vanno ad integrare con il mezzo in questione, se vado a vedere le realizzazioni di figurini fatti da nomi eccelsi dell\’automodellismo europeo spesso mi rendo conto che queste persone non sono mai andate al di là dell\’esecuzione di un automodello, e di conseguenza mostrano tutti i limiti del caso quando si trovano a dipingere il volto di un pilota oppure ad interpretare con un pennello le pieghe della tuta da gara.
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| Cansa CF20 in 1:72 |
Ci troviamo così di fronte ad un modello realizzato magnificamente affiancato da un figurino fortemente penalizzante che rovina la visione totale del pezzo (magari perché il volto del pilotino non ha nulla di umano e ci sembra più che altro una scultura futurista!!).