Riflessioni di inizio novembre

Inizio dalla conclusione: sostanzialmente certe sofisticazioni mi hanno stufato. E lo dico pensando fra me e me \”per fortuna che c\’è questo blog\”, dove me ne posso stare tranquillo senza innescare incidenti diplomatici e varie faide di conventicole commercialmente più o meno in buona fede. Le ultime settimane sono state di riflessione. Ce ne sarebbero di cose da dire, e intanto sul tavolino di vetro mi sono messo qualche buon vecchio, sano obsoleto, che non sfigura di fronte a certe cose fatte oggi che non stanno né in cielo né in terra.

Insomma, dicevo che certe sofisticazioni mi hanno stufato. Avevano cominciato a stufarmi vedendo quanti bei kit \”nobili\” vengono sacrificati per operazioni di montaggio del tutto improbabili. Ora è diventata una moda, quella dei montaggi \”dettagliati\” di vecchi kit AMR. Personalmente considero i risultati che ne derivano semplicemente mostruosi. Altrove ho spiegato le mie ragioni, del tutto personali, ma tant\’è, siete su un blog, non sul sito dell\’ANSA. Si prende un vecchio kit X-AMR e lo si decora come un albero di Natale. Ecco, l\’effetto è un po\’ quello. Poi, come specchietto per le allodole, lo si agghinda con un bel trasparente sopra le decals. Basta convincere il cliente che fa figo avere un modello del genere, un po\’ di sapiente marketing e il gioco è fatto. Poi magari si coccola il cliente facendolo sentire importante e convincendolo di avere un pezzo di prestigio. Si gioca molto sull\’ingenuità e sul proverbiale ego dei collezionisti. Nulla di male. Si crea un prodotto ma anche la domanda, l\’ha esposto benissimo un vecchio squalo come Antonio Ghini nel suo recente, interessantissimo libro (di cui consiglio la lettura tanto ai pinocchi quanto ai gatti&volpi).
E\’ diventata una moda, nata forse per scimmiottare i giapponesi, che com\’è noto hanno approcci del tutto differenti. C\’è mister Taglincolla che con le sue marchette inonda alcuni forum di immagini improbabili di roba trasformata, senza capire che il risultato sembrerà nella maggior parte dei casi incompleto, insufficiente quando non addirittura sgraziato. Per certe cose non ci si potrebbe accontentare di un kit Provence Moulage o di uno Starter? No, perché, appunto, fa meno figo e costa meno. Poi non importa se non si capisce (o non si vuole divulgare troppo) che una Daytona Gr4 Le Phoenix è nata appunto per essere… Gr4, e se la ritrasformi nella configurazione quasi stradale, il modello assumerà tratti e proporzioni del tutto estranee alla realtà. Perché un modello in scala non è la riproduzione esatta della vettura reale, ma nasce così com\’è, almeno nella maggior parte dei casi: voglio dire che se ad una Daytona Gr4 vera le togli i parafanghi allargati, essa tornerà (più o meno) a essere una Daytona stradale; se alla Daytona Gr4 Le Phoenix togli i parafanghi allargati, essa sarà solo una Daytona Gr4 Le Phoenix mozzata. Per tacere di altri interventi ingenui, ridicoli o semplicemente inadeguati. Si pretende troppo da questi modelli e la rete favorisce le mode o le tendenze perverse.

La Panda della Brumm diventa Super

A sinistra la Panda 30S (Brumm R503), a destra la 45S (R504)

Presentata al recente Hobby Model Expo di Novegro, è in commercio in questi giorni la Panda Super della Brumm, in versione 30S (codice R503) e in versione 45S (codice R504). Due le colorazioni: marrone metallizzato per la 45, grigio metallizzato per la 30. E\’ appena il caso di ricordare come la Panda sia l\’ultimo \”vero\” stampo di Brumm (la recente 127 è in realtà una creazione Rio, destinata a seguire la Fiat 128, ma che come Rio non è mai stata commercializzata). La Panda di Brumm, già uscita nelle versioni base 1980 (30, 45 e la 34 destinata al mercato estero) e 4×4, si ripropone così nelle due versioni Super, che rivestono un\’importanza particolare nella storia dello stile Fiat: la Panda Super, infatti, fu il primo modello a adottare il nuovo logotipo formato dalle cinque barrette inclinate, che contraddistinse la produzione dal 1982 fino al 1999, anno del centenario. Fu al Salone di Parigi che venne presentato l\’allestimento Super della Panda, uscita due anni prima; oltre che per la calandra in plastica nera con le nuove barrette, essa si riconosceva per la base della fiancata verniciata nel colore della carrozzeria e non più in grigio, per le ruote con una piccola borchia di plastica nera (la 45S), per lo specchietto retrovisore esterno di nuovo disegno, per gli interni meglio rifiniti e per altri piccoli particolari. Il modello Brumm ripropone tutte le caratteristiche della Super ed è un completamento di una certa importanza in ogni collezione di auto italiane di serie, oltre che un must per ogni collezionista di Fiat.

Padova modellistica: alcune considerazioni

I riflettori su Auto e Moto d\’Epoca a Padova non si sono ancora spenti ma proviamo a buttar giù qualche considerazione, limitata alla parte modellistica. Il padiglione 3, dedicato per intero al modellismo, più altri padiglioni offrivano una panoramica ricca e interessante sul mondo delle miniature. Presenti alcuni fra gli abituali frequentatori di borse e esposizioni (Brianza, Tron, Vecchiato, Pantosti, ma anche BBR), il colpo d\’occhio era davvero suggestivo, anche se stringi stringi non si usciva dalla fiera con la netta impressione di aver visto niente di particolarmente nuovo o eclatante, almeno rispetto al recente Expo di Novegro a fine settembre. Del resto Padova è e resta un\’esposizione più generica e sarebbe stato forse ingiusto aspettarsi grandi cose fra Novegro e Norimberga 2013. A Padova si potevano concludere ottimi affari: gli artigiani in vena di riduzioni e in generale per i modelli obsoleti (anche molto belli e in condizioni perfette) si spuntavano prezzi parecchio vantaggiosi. Come al solito bisognava guardare con attenzione e le cose più interessanti magari le potevi scovare nei posti meno conosciuti, fra libri, memorabilia e altri pezzi non necessariamente legati al modellismo. Nella maggior parte dei casi le trattative erano largamente possibili, con oscillazioni anche del 15/20%. Non conosco i dati ufficiali di affluenza, ma mi pare che – limitatamente alla giornata del venerdì – ci fosse leggermente meno pubblico rispetto agli anni scorsi. E\’ probabile che dopo il periodo del boom, Auto e Moto d\’Epoca si sia assestata su meno eclatanti, ma potendo ormai contare su una base di frequentatori abituali davvero alta. Fra le cose più interessanti fuori dal padiglione 3, la collezione di Alpine A110 di Panarotto, che presenta il suo libro sulle Alpine preparate in Italia. Nel padiglione 3, invece, lo spazio centrale era occupato dal Ferrari Model Club tedesco, che ha organizzato una sorta di concorso modellistico in occasione dei 50 anni della 250 GTO.

Auto e Moto d\'Epoca a Padova: gallery modellistica (parte 1)

Il padiglione 3 e parte di altri padiglioni ospitano i vari stand modellistici all\’interno di Auto Moto d\’Epoca, in programma a Padova questo fine settimana. Ecco una prima gallery di immagini, con presenze più o meno conosciute:

Renault RE30 F.1: un kit Tenariv aggiornato da Renaissance


Fra Jean-Pierre Tenariv e Etienne Dhont esiste un\’amicizia di lunga data e forse non sorprende più di tanto vedere un vecchio kit Tenariv comparire nel catalogo Renaissance col singolare nome (che altro non è se non un anagramma) di R-Trinavé. Si tratta della Renault RE30 della stagione 1981; col kit si possono ottenere versioni di vari gran premi (Prost e Arnoux), che differiscono fra loro per la colorazione ma anche per la forma dell\’ala posteriore, per gli sfoghi d\’aria sulle pance e altri dettagli. Il modello di base è stato arricchito da moltissimi particolari, fra cui un gran numero di fotoincisioni. Spero di pubblicare presto una recensione più accurata di questo modello, che si colloca in una fascia un po\’ \”strana\”, nel senso che è plausibile che prima o poi Spark riprenda la tematica delle Renault F.1; dall\’altra parte c\’è Tameo con i suoi kit ipertecnologici, di concezione più moderna. Insomma si tratta di un modello di nicchia, che però non manca di fascino. Una prova che alcune vecchie basi possono dare risultati di tutto rispetto.

Ferrari 330 P4 P3/4-412P 1967 Sportscar Spectacles Part-2

Era stato impossibile non entusiasmarsi all\’uscita del primo volume dedicato alle foto di Joe Honda (*)sulle Ferrari 330 P4 e P3/4 (di cui potete leggere qui: http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2012/03/ferrari-330-p4-p34-412p-1967-sportscar.html ) e sarebbe altrettanto difficile non accogliere con grande favore l\’uscita della seconda e ultima parte, dedicata alla Targa Florio, a Le Mans, alla 1000km del Nuerburgring e a Brands Hatch. Un\’altra messe di foto spettacolari e utilissime per il modellista (non a caso i due quaderni sono editi da Model Factory Hiro), molte delle quali a colori e incentrate su dettagli che non si vedono riprodotti tanto spesso. I modellisti sanno di cosa sto parlando. Questa seconda parte è forse meno \”eccezionale\” della prima, nel senso che forse una percentuale maggiore di foto era già nota, ma la qualità di riproduzione e la nitidezza della stampa sono di qualità talmente elevata da far preferire sempre le versioni proposte in questa pubblicazione ad altri libri e periodici dove si erano visti gli stessi soggetti. Questo senza contare naturalmente le decine di foto assolutamente inedite. Una pubblicazione così si acquista per le immagini ed è forse appena il caso di criticare le spesso goffe traduzioni inglesi, le didascalie con troppi errori e la tabella finale delle gare e dei risultati con troppe lacune / sviste che sarebbe stato piuttosto facile evitare. Ma questi, tutto sommato, in una pubblicazione di questo tipo, sono dettagli.
In questo, come del resto nel primo volume, un discreto spazio viene lasciato anche alle altre Ferrari presenti nelle varie corse: il capitolo sulla 1000km del Nuerburgring, ad esempio, è dedicato alla Dino da 2400cc che venne schierata dalla Ferrari in sostituzione delle P4.
In sintesi, assolutamente da non perdere.

(*) Questo il suo sito ufficiale: http://www.joehondahisworks.com/index.html . Non è gran ché ma potete farvi un\’idea dell\’importanza del personaggio.

Porsche 956 Gr.C Kremer 1000km Fuji 1984 di Spark-Cartima

Le vetture dai colori bianco-rosa \”Italya Sports\” possono costituire ormai una piccola tematica. E\’ con interesse che va accolta l\’uscita di questa Porsche 956 Kremer, nella vivace livrea bicolore, che partecipò alla 1000km del Fuji nel 1984. Si trattava del telaio 101, classica proprietà del team Kremer, che fra il 1983 e la fine del 1984 aveva disputato già tredici gare con varie livree, tutte molto note (da GPI a Kenwood, da Boss a Swatch, da Dallas a Warsteiner, eccetera). Già alla gara del Fuji dell\’anno prima questa 956 aveva vestito i colori bianco e rosa dello sponsor giapponese, e nel 1984 si ripresentava con uno schema quasi invariato, ma con un vistoso alettone anteriore, comune ad altre 956; il caratteristico disegno più angoloso della paratia dell\’ala posteriore era stato introdotto proprio dalla gara del Fuji dell\’anno precedente (mentre in prova era stato utilizzato il tradizionale profilo con andamento più tondeggiante). Manfred Winkelhock e Mike Thackwell ottennero un buon quinto posto finale, in una gara dominata dalle due 956 ufficiali di Bellof/Watson (*) e Mass/Ickx, rispettivamente prima e seconda nello stesso giro. Questo modello, realizzato da Spark in collaborazione con Porsche e Cartima (catalogo numero CAP04311016), è in serie limitata e numerata di 300 pezzi e presenta tutte le specificità della 956 di Kremer del 1984. Un\’altra bella realizzazione, accurata e molto ben montata. Da porschista convinto posso affermare che delle 956 e delle 962 non ci si stanca mai!

(*) anch\’essa prodotta da Cartima nella serie dedicata a Bellof: http://grandiepiccoleauto.blogspot.it/2012/06/due-nuove-porsche-gruppo-c-del-fuji-da.html

Borsa al Motor Village di Firenze, 21 ottobre 2012

L\’ingresso del Motor Village in Via del Cantone a Sesto, a due passi da Firenze.

Mettiamola così: se stamani vi siete svegliati alle 5 e avete fatto 300 chilometri per visitare la borsa del Motor Village a Firenze, giustamente potrete essere alquanto arrabbiati (eufemismo) stasera al vostro ritorno; se invece abitate nel raggio di 10 km da Via Pratese e stamani vi siete alzati con calma e siete venuti al Motor Village per rivedere un po\’ di gente e fare due chiacchiere, potete prenderla con filosofia. In fondo poteva andarvi peggio. Tutto qui lo spirito della borsa di scambio al Motor Village di oggi, una manifestazione in tono decisamente minore, ma non credo che ci fosse da aspettarsi niente di meglio. In fondo ormai le borse/mercatini/fiere si moltiplicano a vista d\’occhio e a qualche giorno di distanza da un evento come Padova, non si poteva immaginare nemmeno di avere un plateau di espositori di primissimo livello. Angelo Tron, che a un certo punto sembrava interessato a partecipare, giustamente non si è fatto vivo. E se non fosse stato per i \”locali\” Denis Carrara e Gabriele Pantosti a dare un po\’ di verve alla sala espositori ci sarebbe stato davvero un po\’ da piangere. Del resto, quanto si è visto è tutto ciò che al momento attuale una piazza come Firenze riesce a esprimere. A Calenzano, nelle \”solite\” borse organizzate nell\’arco dell\’anno, l\’elenco dei partecipanti è fortemente rimpinguato dai vari trenisti, specialisti del giocattolo d\’epoca e roba varia. Se togli loro, restano quelli che abbiamo visto stamani al Motor Village. Devo dire, comunque, che alcune cose meritavano il viaggio, con prezzi assolutamente ragionevoli e ben lontani dalle isteriche esagerazioni di qualche anno fa. Qualche affare era possibile, ma qualcuno avrà comprato qualcosa?

Una buona idea, quella di portare i modelli in casa delle auto vere.

Obsoleti, più o meno pregiati.

Sempre affascinanti questo tipo di vetrine, in questo caso a cura dell\’Associazione sestese \”Il paese dei balocchi\”.

Un esempio di come con un giocattolo d\’epoca, due o tre figurini e un cimelio si possano ottenere effetti di indubbio fascino.

Poteva essere la vetrina di un collezionista degli anni settanta, con Rio e Dugu.

A volte basta un po\’ di gusto per far fare un figurone a modelli anche di valore modesto.

In fin dei conti, davvero pochi gli espositori al Motor Village.

Uno degli indiscussi animatori è stato Denis Carrara.

Qui, la sua officina Abarth, ancora un work in progress.

Meglio piazzato di così… un \”abarthista\” davanti allo stand delle Abarth vere!

I tavoli di Gabriele Pantosti, l\’altro pezzo forte della borsa al Motor Village.

Tutte le volte che vedo queste cassette, la tentazione è forte…