Un sabato di gennaio molto simile alla giornata di oggi, nasceva il blog, quasi per caso; non aveva uno scopo preciso, questo sito, giusto ospitare qualche commento o impressione di chi, stanco dei soliti forum in cui non si riconosceva più, aveva sentito l\’esigenza di uno spazio proprio, più controllato e controllabile, ma che desse anche la possibilità di fare ciò che i forum non permettono. E\’ passato un anno, e il bilancio lo lascio a chi ha letto mese dopo mese questi interventi, che si sono susseguiti in maniera – questo va detto – molto regolare. La situazione è tutto sommato simile a quella del 2012, con Norimberga e Retromobile alle porte, ma anche un po\’ differente, almeno da parte di chi scrive. Nel corso dell\’anno sono maturate decisioni la cui descrizione è andata a intrecciarsi con argomenti più oggettivi, direi da vera rivista. E sotto questo aspetto il blog a volte ha vestito i panni del notiziario vero e proprio, forse allontanandosi un po\’ dall\’intento più o meno personale che hanno i blog, anche in considerazione del progetto, mai abbandonato, di fare di questo spazio un sito vero e proprio, indipendente e interamente gestito dall\’ideatore. Verrà anche quel momento, prima non era ancora tempo. Inutile descrivere tutto ciò che è stato fatto, ma una cosa mi preme più delle altre: ringraziare tutti quelli che hanno dato il loro contributo con articoli, foto e servizi, tutti molto interessanti. Ce ne sono stati diversi, e a ciascuno di essi va tutta la mia gratitudine per aver creduto a un progetto che è ancora lontano dall\’esaurire la propria forza.
Record-Solido Peugeot 505 STI
A volte esistono degli intrecci casuali: a Novegro, in dicembre, avevo trovato uno stock di vecchi Record-Solido a 5 euro l\’uno e ne avevo presi diversi. Non era trascorsa che qualche settimana che apparve sul blog la storia della Record, di cui un capitolo, interessante anche se tutto sommato marginale, lo occupa la collaborazione con Solido. Già prima della pubblicazione della storia della Record, tuttavia, avevo pensato di prendere uno di quei modelli dello stock e di \”montarlo\”, o meglio di elaborarlo secondo lo stile dell\’epoca. Niente stravolgimenti (in fondo si tratta di un semplicissimo modello Solido), ma alcune migliorie qua e là per avere sotto mano il risultato concreto di ciò che si sarebbe potuto ottenere da questi che non chiamerei neanche transkit. Cosa ne è uscito? Un modello dignitoso, penso, che in corso d\’opera ha anche guadagnato un bel set di ruote… Norev. Si tratta niente più che un divertissement, ma come dice la parola stessa, mi sono divertito! Poco importa se questo post lo leggeranno i classici venticinque lettori, l\’essenziale è che il blog continui a pubblicare cose che non troverete altrove. E questa, probabilmente, altrove non la troverete, anche se un frequentatore del forum Duegi, alcuni anni fa, pubblicò su quel forum il proprio lavoro su un modello analogo.
La versione scelta da Record-Solido dovrebbe essere un millesimo 1981, ossia prima che la 505, almeno nelle sue configurazioni di punta, ricevesse il piccolo spoiler sul cofano posteriore. Dovendo scegliere fra la SRD Turbo e la STI, ho optato per quest\’ultima.
| Questo è il modello d\’origine, nella sua confezione originale. Con le decals fornite era possibile ottenere la SRD Turbo oppure la SRD. |
| Si inizia con una bella mano di nero opaco al cielo e all\’interno dei montanti. |
| Un paio di stemmini vari provengono da questo foglio Colorado, dedicato alle vetture francesi. |
| Un particolare che rivela lo specchietto Norev; il montante centrale andrà invece in alluminio, anziché in nero opaco. |
| Da aggiungere i piccoli listelli del vetro posteriore, provenienti da una decal generica di Tauro Model. |
| Ecco il modello finito: tutto sommato ha una sua dignità… |
| …e la targa di Marsiglia (dipartimento 13) è quasi d\’obbligo… |
Alpine Renault A110 16 soupapes di Ottomobile (1:18)
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| Un\’immagine storica: Renault presentò l\’A110 speciale alle stampa nel 1975 , obiettivo Tour de France ma problemi di gomme decretarono la sospensione del progetto. |
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| Restaurata di recente, l\’Alpine A110 a sedici valvole ha partecipato a numerosi raduni rievocativi. Da questa immagine si notano le due grosse prese d\’aria ovali ricavate sul cofano posteriore. |
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| Una bella fotografia a colori ritrae l\’A110 16v nella sua interezza. I parafanghi e lo spoiler sono quelli tipici delle Gruppo 4, solo il cofano posteriore svela l\’origine del sedici valvole. |
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| Favorita da un eccellente rapporto peso/potenza, questa macchina avrebbe potuto ottenere lusinghieri risultati, ma in Renault si preferì abbandonare lo sviluppo concentrandosi sulla pista. |
| Le varie appendici aerodinamiche ed i parafangoni appesantiscono leggermente la linea dell\’A110 ma allo stesso tempo la rendono ancora più grintosa. |
| La battuta interna degli sportelli è di colore nero, intervallata da un rinforzo laterale giallo. Un laccio verticale comanda la chiusura delle portiere, sul modello è riprodotto in vera tela. |
| Attraverso il lunotto si possono scorgere i bracci obliqui del roll-bar. La cappelliera era solidale al cofano. |
| Così come per la Clio Williams, anche sull\’Alpine A110 avremmo apprezzato la presenza sul cerchio Gotti scomponibile della valvola di gonfiaggio. In profondità s\’intravede il disco freno. |
| La doppia cerniera che comanda l\’apertura del cofano anteriore è dipinta in alluminio. Sullo spoiler sono presenti due prese d\’aria per il raffreddamento dei freni. |
| Guardando l\’ampiezza dei parafanghi, gomme e cerchi possono contare su larghi spazi di utilizzo. Essenziale ma corretta la decorazione. |
| Il cofano motore a sbalzo ed il pronunciato musetto anteriore allungano sensibilmente la carrozzeria di base dell\’A110. Le proporzioni sono rispettate con fedeltà. |
| La lama inferiore dello spoiler è in metallo fotoinciso, avvitato alla scocca. Le frecce anteriori sono rapportate, le calotte coprifaro, in plastica, sono perfettamente trasparenti. |
| Da questa inquadratura si nota la larghezza dei cerchi in lega perfettamente inseriti negli ampi parafanghi. Le gomme hanno una scolpitura fedele del battistrada. |
| Un dettaglio impietoso che svela la crudezza del flash e di un obiettivo macro: nella realtà le piccole sbavature di colore sono appena percettibili ad occhio umano. |
La storia di Francis Bensignor [parte 8]
et décembre je faisais la maquette d’une 3ème BMW 3.20 groupe 5,la Schnitzer Turbo Rodenstock qui allait courir l’année suivante en championnat.
Cette BMW est la dernière BMW que je réaliserai,mais elle tient une place de choix dans mon cœur. Dans les années qui suivront, je ne ressentirai pas à chaque fois cette sensation de parvenir exactement au résultat recherché !
1980, marquera un tournant pour moi….j’y reviendrai à la fin de ce chapitre.
En mars, je travaillais avec André-Marie Ruf (pas mal n’est-ce pas ?…) sur la carrosserie de la Porsche 911 S 1968 de série. Mais surtout, je sculptais une maquette qui m’aura donné beaucoup de plaisir, la Lancia Beta Monte Carlo turbo 79/80,qui sortira sous la marque BAM-X
A mon niveau de maquettiste, je devais relever un nouveau challenge : réaliser en une pièce le capot avant et l’habitacle, et en pièces séparées, 2 types de spoilers avant,et surtout, 2 capots arrières,un court et un long !
Renault Clio Williams 1995 1:12 di Ottomobile
Renault Clio Williams 1995
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| La Clio Williams era il sogno di tanti smanettoni. Se la R5 GT Turbo, seppure tremendamente efficace, era indubbiamente molto vistosa, la nuova belvetta di casa Renault era piuttosto discreta. |
| I principali loghi d\’identificazione sono in plastica autoadesiva cromata mentre le scritte Williams sono realizzate a decalcomania. |
| In mezzo a tanta qualità, permetteteci un piccolo appunto. La perfezione Ottomobile l\’avrebbe raggiunta fornendo i cerchi di valvola di gonfiaggio. |
| Il modello dispone di lunotto con resistenze termiche serigrafate e vetrofania originale Renault. La cappelliera è rivestita con un realistico feltro di colore grigio. |
| Alla base del montante sinistro si notano i contrassegni di bollo e assicurazione. Maniglie, pulsanti e ripetitori sono naturalmente rapportati. |
| Sulla consolle centrale sono ospitati i controlli secondari e l\’orologio di tipo analogico. Tipicamente Renault nella forma il pomello della leva cambio. |
| I sedili hanno la parte centrale in colore contrastante, ottenuto a tampografia. Si notano le cinture di sicurezza di colore azzurro, un vezzo della Williams. La fibbia è in metallo fotoinciso. |
| Sul tetto si nota l\’antenna realizzata in nylon con base in plastica iniettata. Il profilo del parabrezza è rapportato. |
| All\’interno dei cerchi da 15\” si notano i dischi freno realizzati in metallo. Da notare l\’estrema pulizia di montaggio e le giuste dimensioni – in termini di proporzioni – tra gomma e ruota. |
| Perfetta la verniciatura, brillante e profonda. Il logo a losanga di Renault è in plastica adesiva cromata. Il realismo è impressionante così come il prezzo di vendita… |
| Nessuna paura, l\’antenna appare leggermente ripiegata verso l\’alto in questa immagine, ma il modello era appena uscito dalla confezione. Basta un tocco e tutto torna a posto! |
La storia della Starter parte III (e ultima)
Starter Parte III
Foto Umberto Cattani-David Tarallo
| Se paragoniamo questo modello con quello realizzato prima da Minichamps, poi recentemente da Spark, sembrano passati anni luce. Starter iniziava già a perdere colpi. |
Ad inizio anni novanta, si profila all\’orizzonte un cambiamento. I collezionisti, stanchi di accumulare kit, cercano nel prodotto finito un\’alternativa per la loro collezione. Naturalmente resta sempre lo zoccolo duro degli esteti, di quanti privilegiano la qualità alla quantità, preferendo l\’artigianato di classe ed il modello prezioso alla produzione di massa. Si tratta di una percentuale minore, non insignificante ma incapace da sola di alimentare un mercato di fascia media. A Marsiglia s\’interrogano sul da farsi, i saldi sono già partiti ma da soli non riescono a conciliare l\’economia del gruppo. I prototipisti più validi lavorano per la concorrenza, garantendo migliore qualità e celerità nelle consegne, un fattore, quest\’ultimo, importantissimo per seguire le tematiche d\’attualità.
| Il prototipo della Porsche 917/20 Pink Pig era opera di Perche, più tardi farà parte del nutrito gruppo dei montati Starter. |
| Di Fraiz, autore del master di questa Pantera GTS, si sono perse le tracce. La parentela col modello Norev sembra molto stretta. |
Nel 1991, continua la proposta delle abituali tematiche, la qualità è sempre elevata, per fortuna, appare nel frattempo qualche modello apribile, ed alcuni kit, contenuti in un scatola personalizzata a scacci bianchi ed azzurri, sono realizzati in tiratura limitata, altri, invece, con una confezione a scacchi verdi, contengono un paio di modelli a costo limitato, una sorta di tre per due, relativo comunque a semplici varianti. Appare la Ferrari GTO 1962 ma non impressiona nessuno. Nello stesso anno si tenta la strada del Tour de France ciclistico, altra grande passione dei francesi: ecco la riproduzione piuttosto sommaria di una bicicletta da corsa con ruote a raggi fotoincisi, ma il progetto avrà vita breve.
| Victorni e Roulgie al lavoro: ed ecco realizzata in tempi brevissimi la Nissan Sunny GTI-R quinta al Rally Safari 1991. |
| Non sappiamo quanti modelli siano da attribuire a Fraiz, questa Aronde è comunque uscita dalla sue mani, con buoni risultati. |
| Una bella riproduzione della Toyota Celica Gr.B, prima al Safari Rally 1984. E\’ restata a lungo una riproduzione inedita in questa scala. |
Accanto a proposte valide, si affiancano realizzazioni discutibili. Nel 1993, ad esempio, appare la Mini prima al Montecarlo 1967, un modello a lungo atteso ma che delude per la qualità, davvero bassa.
Le immagini sul catalogo iniziano a diminuire in grandezza: la causa è l\’aumento della produzione oppure un progressivo scadimento della qualità?
Come curiosità, ricordiamo nel 1988 un tentativo di sondare nuovi mercati, grazie alla produzione della Ferrari di F1 in gara in quella stagione, ma scontrarsi con Luca Tameo non era impresa da poco.
| L\’Audi Quattro fu osteggiata da molti collezionisti, anche se dal confronto con quanto realizzato da BAM-X, il modello Starter usciva promosso a pieni voti. |
| Victorni si espresse piuttosto bene con la Porsche Almeras prima al Montecarlo 1978. Fu questo comunque uno dei tanti kit messi in saldo dalla casa francese. |
| Il paragone con quest\’altra Porsche è impietoso, e già all\’epoca Provence Moulage aveva presentato un\’analoga riproduzione. Meglio voltar pagina, pensò Calligaro… |
La decima edizione del catalogo Starter, apparsa nel 1994, celebra in pompa magna il completamento delle vincitrici della 24 ore di Le Mans anteguerra oltre al plateau completo delle vetture prime a Daytona nella 24 ore e nella 500 Miglia, a partire dal 1964. Ma tutto questo non basta per risollevarsi dalla crisi. Il confronto con Provence Moulage è sempre più a favore di quest’ultimo fabbricante e ad aprire ulteriormente gli occhi ai collezionisti ci pensano le impietose recensioni di Four Small Wheels che nel caso di doppioni (viene da pensare alla Honda NSX di Le Mans) non mancano di far notare – e a ragione – quanto il kit Provence Moulage sia migliore sia come qualità generale sia come concezione stessa.
La soluzione di tutto appare semplice, lasciare progressivamente il settore dei kit per rivolgersi ai montati.
| Firma autografa di Henri Pescarolo sulla fotografia che ritrae la riproduzione della Courage C52 in gara a Le Mans nel 2000. Modello disponibile solo montato. |
All\’orizzonte Paul Lang, si sa, ha già gettato le basi di Minichamps made in China, i primi modelli a basso costo prendono ad invadere progressivamente il mercato, il gap qualitativo rispetto gli artigiani inizia un poco alla volta a scendere, quindi è necessario trovare un prodotto intermedio che sappia coniugare costi e qualità, la classica quadratura del cerchio.
Impossibile trovare mano d\’opera qualificata in Francia, o, almeno, gli artigiani ci sono ma non è più conveniente mantenere una quindicina di dipendenti. L\’interesse di Starter si sposta quindi nell\’Africa del Nord o in Asia. A Mauritius, ad esempio, esiste da anni una consolidata tradizione artigianale composta da centinaia di abili costruttori di velieri con manodopera prevalentemente femminile. Da questi laboratori escono piccoli capolavori, apprezzati in tutto il mondo, ad un prezzo decisamente competitivo. Nel 1993 si decide quindi di appaltare qui la produzione dei montati. Calligaro parte con uno stock di kit per verificare in prima persona le potenzialità africane, sfidando la perplessità di Philippe Roche.
| Se non erano le realtà industriali a mettere i bastoni tra le ruote a Starter, ci pensavano i cugini di Provence Moulage. La Peugeot 206 XRC, realizzata in kit, costituì uno scomodo doppione. |
| Come se non bastasse Onyx, ci si metteva anche la portoghese Trofeu e la frittata era fatta. Si prospettavano giornate problematiche in seno al gruppo Starter. |
Purtroppo , il 5 Luglio dell\’anno seguente, quest\’ultimo scompare, lasciando Starter orfana di uno dei suoi fondatori ma, soprattutto, priva di un nocchiere lungimirante ed esperto. Calligaro, coadiuvato dalla moglie, cerca nella vasta produzione casalinga i modelli più gettonati: si sceglie tra le tematiche più diffuse quali la 24 ore di Le Mans, il mondiale rally oppure le vincenti delle gare più titolate. L\’asse portante di Starter si dimostra Le Mans: tutte le vincitrici sono infatti nel catalogo della casa marsigliese e, grazie ad un accordo con l\’ACO, questi modelli montati entrano ufficialmente a far parte del merchandising del club francese.
Un poco alla volta, tutta la produzione si affida ai montati. A partire dall\’anno 2000, solo il 15% del fatturato è riferito ai kit ma nessuna novità è prevista per il futuro, la concorrenza non consente più alcun tentativo in questa direzione. Starter riduce il personale a sole cinque persone, cercando di adattarsi in fretta ai nuovi mercati.
Dopo alcune défaillances iniziali, i montati prendono piede. Diventano più robusti grazie a modifiche ai dettagli più fragili, al tempo studiati per i kit e quindi con spessori e tecniche diverse. Le fotoincisioni lasciano il posto alla plastica iniettata, tecnica cara a Calligaro. Tra i best seller di Starter, la Peugeot 406 Coupé detiene la palma del modello più venduto pur dovendo fare i conti con una concorrenza chiamata Minichamps.
| Si vende più la riproduzione di una vettura più conosciuta piuttosto che un\’altra inedita ma ignota ai più. La legger del commercio cita questo. Ma di Porsche 911 GT1, quante ne furono fatte? |
Come già accennato, sono i macchinari a svolgere un ruolo da protagonista nel capannone Starter: una pressa per iniezione da 25 tonnellate, un computer che consente la programmazione degli stampi oppure un tornio a controllo numerico fanno la differenza, ma quel che manca è un team di prototipisti in gamba, in grado di rivaleggiare con la concorrenza. Lo staff, ridotto all\’osso, può infatti contare su di un solo artigiano in grado di scolpire un master. Certo, il prodotto finito ha un suo mercato ma i cinesi fanno sempre più paura e la lontananza dal luogo di effettiva produzione crea problematiche difficili da gestire.
| La gamma dei factory built comprendeva anche diverse vetture stradali, soprattutto supercar. Questa è una Lamborghini Countach 1985… |
| con la sua scatola originale, che ricordava nella livrea quella dei kit, salvo avere una larga apertura per mostrare il modello, montato su una basetta in plastica e vetrina in plexi. |
| Altro modello stradale venduto anche come montato, la Ferrari 328 GTB. |
Basta poco per interrompere una fornitura. In più, la ditta marsigliese si affida a diversi laboratori e non sempre la qualità del prodotto finale è uniforme, a Mauritius queste automobiline sono ritenute più giocattoli che modelli da collezione, con tutte le conseguenze del caso. Nonostante ciò, i numeri ci sono: ogni mese da duemila a duemilacinquecento riproduzioni in scala escono dai magazzini per essere spedite in ogni angolo del mondo.
Calligaro è comunque uomo di conto, mentre Roche era collezionista, forse sta in questa distinzione la spiegazione della scomparsa l\’anno seguente dalle scene di Jean-Pierre. Il marchio è ceduto infatti a Provence Moulage, il rapporto tra costi e ricavi non è più redditizio e sul numero 60 di Automodélisme appare una pagina pubblicitaria che raggruppa alcuni montati: Cadillac LMP, Subaru WRC, Talbot Lago Le Mans 1950, Aston Martin DB7 ed Austin Healey 100. Reca la dicitura \”Built up by Starter\” ma in fondo pagina compare l\’indirizzo di Provence Moulage.
Tutto ha un inizio e tutto ha una fine, come nelle migliori storie, l\’avventura si è conclusa ma il marchio non è scomparso. Calligaro si è ritirato, consapevole di non essere più competitivo oppure semplicemente perché stanco e desideroso di godersi la meritata pensione.
Dei molti prototipi frutto di tanti anni di lavoro, si ignora oggi il destino, nel frattempo anche Provence Moulage ha chiuso bottega, assorbita da Norev.
| …e questa è un\’altra delle vetture ufficiali schierate alla 24 Ore quell\’anno. |
| Anche la BMW LMR venne declinata in diverse varianti, e questa è una delle più attraenti. |
Tenendo conto dei tempi attuali, si tratta di un patrimonio purtroppo relativo, il cui valore è destinato progressivamente ad esaurirsi, salvo qualche eccezione.
| Una vista completa della Subaru Impreza WRC del Montecarlo 2001. Un modello dignitoso, reso inesatto dalla mancanza dello sponsor 555. |
A Mauritius, alcuni laboratori sono tornati a riprodurre velieri, a Marsiglia, oggi, si respira un\’aria nuova, il nuovo millennio ha portato mutamenti drastici, qualcuno ha scelto di iniziare un viaggio verso mete lontane, portando con sé in valigia la passione e l\’esperienza maturata in tempi passati. I pionieri lasciano il passo alla storia, rifugiandosi nei ricordi di un\’epopea-ci piace chiamarla oggi così- bella da raccontare a quanti non l\’hanno vissuta in prima persona.
Carlo Caspani ha scritto nel blog una farse davvero bella: \”Chi conosce la storia è padrone del proprio passato e quindi del presente e perfino del futuro\”.
A noi piace terminare qui il racconto di Starter, forse Philippe Roche avrebbe preferito un epilogo diverso ma la vita è fatta di scelte e, a volte, è condita da qualche rimpianto.
Kess Models: Alfa Romeo Sprint 1.5 Quadrifoglio Verde 1983
Dopo la Maserati Quattroporte, l\’Alfa 6 e l\’Alfetta Quadrifoglio Oro, l\’italiana Kess Scale Models propone un modello molto atteso dai collezionisti, che era stato presentato già all\’ultimo expo di Novegro: la Sprint 1.5 Quadrifoglio Verde. La Sprint, svelata nel marzo del 1983, era essenzialmente una Alfasud Sprint rivisitata; il nuovo modello, tuttavia, perdeva il nome di Alfasud, per chiamarsi semplicemente Sprint. Tre le versioni disponibili all\’epoca: 1300, 1500 e 1500 Quadrifoglio Verde, che si contraddistingueva per delle ruote in lega specifiche. Questa gamma di vetture rimase in produzione fino al 1987, anno in cui fu sostituita da un restyling, conservando la motorizzazione 1.3 ma sostituendo i motori 1500cc con i 1700cc. La Sprint uscì definitivamente di produzione nel 1989. Due le colorazioni proposte da Kess nella serie standard: un classico Rosso Alfa (catalogo KE43000091) e nero (KE43000090). Questi due modelli sono stati realizzati rispettivamente in 285 e 254 esemplari. Esistono poi due colorazioni speciali vendute in esclusiva da Carmodel: argento metallizzato (KE43000093, in 51 esemplari) e bianco (KE43000092, 49 esemplari). Ricordiamo che i Kess Models, eccetto le serie esclusive di Carmodel, sono distribuiti in Italia da Balocco di Cesena. Lasciamo la parola alle immagini, che saranno accompagnate da articolate didascalie.
Il giudizio complessivo è buono, forse anche molto buono, sebbene questa Sprint sia penalizzata da qualche particolare che poteva essere realizzato meglio. In un certo senso è stato fatto un mezzo passo indietro rispetto ai primi modelli della serie, ma senza dubbio si tratta di un articolo atteso da molto tempo che dev\’essere accolto con favore dai collezionisti. Peccato per qualche ingenuità di troppo, facilmente evitabile. Speriamo comunque che Kess continui con idee di questo genere, di cui c\’è un gran bisogno. Del resto il programma di novità prossime all\’uscita è invitante (Mini De Tomaso, Citroen BX Sport sono annunciate per marzo) e le competenze ci sono. Il problema, semmai, è far collimare i progetti con l\’esecuzione materiale in Cina, cosa non sempre facile.
| La classica confezione Kess: basetta simil-alluminio in plastica, vetrinetta in plexi e protezione esterna in cartone. Il tutto molto sobrio ed elegante. |
| Le proporzioni ci sono. La Sprint di Kess è un modello \”sano\”. Come sempre, carrozzeria in resina, interni in resina/plastica e pianale in plastica. |
| I gruppi ottici anteriori, con i due fendinebbia. |
| La griglietta rotonda dietro il finestrino posteriore non è orientata correttamente. |
| Da questa immagine si percepiscono bene gli interni verdi, che facevano da pendant con le filettature della carrozzeria. Un richiamo evidente al colore del Quadrifoglio. |
| Ancora una visuale dei sedili. La leva del cambio e il suo supporto col rivestimento in gomma avrebbero meritato un trattamento più fine. |
Attivata la funzione di ricerca nel blog
Per rendere più facile il reperimento degli argomenti trattati in ormai un anno di attività, è ora disponibile la funzione di ricerca. Provate!
Breve confronto Fiat Panda 2011 Mondo Motors e Motorama
Pur esulando dai normali argomenti del blog, i modelli low cost possono costituire, come ha testimoniato bene Umberto Cattani, delle ottime basi per elaborazioni soddisfacenti, un po\’ come erano i Solido negli anni settanta e ottanta. I modelli economici, oltretutto, possono aiutare a colmare lacune nelle collezioni e permettere anche, a chi non può spendere cifre oggettivamente alte in modelli di maggiore pregio, di costruire una raccolta ugualmente dignitosa.
La Fiat Panda modello 2011 ha sostituito il modello precedente, che era stato presentato nel 2003, e si caratterizza per una maggiore rotondità delle linee, per degli ingombri leggermente maggiori e per una migliorata funzionalità. In scala 1:43, due i modelli disponibili per pochi euro ciascuno (siamo nella fascia sotto i 5 !), prodotti da Mondo Motors e da Motorama. Il primo si fregia di prodotto ufficiale Fiat, e anche la scatola riporta il caratteristico bollino di \”official product\” con numero di serie. Entrambi hanno la classica configurazione di questo tipo di modelli, carrozzeria in zamac, chassis e interni in plastica, ruote/gomme in plastica. Ecco un breve confronto fra le due interpretazioni, delle quali la migliore sembra la Mondo Motors, anche se il Motorama ha qualche particolare in più che manca al modello concorrente.
| La presa d\’aria inferiore, sotto la calandra del Motorama è meno dettaliata rispetto al Mondo Motors… |
| La terza luce laterale è reale nel Mondo Motors… |
| …mentre nel Motorama è semplicemente simulata da una tampografia grigia. Questo è forse il particolare che fa pendere definitivamente l\’ago della bilancia dalla parte del Mondo Motors. |
| Il Motorama ha cerchi meno belli, meno definiti e con qualche sbavatura dentro gli occhielli. |
| Il fondino di entrambi i modelli riporta una meccanica riprodotta molto sommariamente; più realistica la larghezza delle gomme sul Mondo Motors… |
| …mentre sul Motorama la larghezza appare eccessiva. |
| I gruppi ottici posteriori del Motorama sono più realistici, con la luce bianca della retromarcia… |
| …che manca sul Mondo Motors. |
| La scatola del Motorama è più giocattolesca… |
| …mentre quella del Mondo Motors ricorda immediatamente la collaborazione ufficiale con Fiat. |
Ferrari 365 GT4BB Le Mans 1977 Ferrari Racing Collection
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| Una bella immagine che ritrae la 365 ferma al box già nella sua veste definitiva. |
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| Vista dall\’alto, si nota come il bollo portanumero di coda avesse un diametro inferiore agli altri. La vettura è ritratta in occasione delle prove, come si nota da alcuni dettagli. |
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| Una vista posteriore di tre quarti, non troppo nitida ma utile per scorgere alcuni preziosi dettagli. |
| L\’assetto del modello è corretto, la 365 aveva una luce importante tra gomme ed arco dei passaruota, interpretata correttamente. |
| I due lati erano simmetrici come decorazione, eccezion fatta per il posizionamento del bollo portanumero posteriore, presente a destra. |
| A nostro avviso questo è il difetto più importante del modello: la ridotta sezione dell\’alloggiamento dei fari anteriori. |
| Forse, vista di coda, la 365 appare un po\’ magra, l\’interno degli scarichi va dipinto in nero opaco e gli stessi terminali erano trattenuti da una doppia treccia metallica. |
| Le proporzioni sono accettabili, la linea ci sembra interpretata con buona fedeltà. Naturalmente non siamo ai massimi livelli ma il compromesso tra prezzo e qualità ci sta tutto. |
| Siamo convinti che questo modello avrà un buon successo di vendite. Da parte vostra, servirà un minimo di lavoro supplementare prima di mettere in vetrina la 365 GT4 NART. |
| Un\’immagine più circoscritta evidenzia il difetto principe, difficile davvero da digerire. |
| Poco realistiche quelle griglie in coda, semplicemente dipinte. Per quanto riguarda le pieghe del bollo portanumero originale, nessun timore, tanto dovrete toglierlo… |
| Maschera di bellezza oppure lifting? Il trapano sta già scaldandosi, ansioso di scavare! |
| Gl interni originali. Su quasi tutti i modelli di questa collezione si notano omissioni ed errori più o meno importanti. |
| Gli interni facilmente scomponibili negli elementi principali: cruscotto, pianale e sedile. |
| Il sedile in metallo bianco che andrà a sostituire l\’originale in plastica. Il tergicristallo fotoinciso è già stato dipinto e attende che la vernice nera si asciughi. |
| Primi lavori sugli interni: roll-bar centrale, rinforzo, serbatoio, leva del cambio e piastra poggiapiedi, oltre la pedaliera. |
| Lavori ultimati: cinture di sicurezza, centraline, barra alleggerita, bracci inferiori del roll-bar. |
| Inserito il cruscotto sul tunnel, il pianale è pronto ad essere riavvitato alla carrozzeria. Gli assali sono stati incollati, meglio inserire una marcia e non lasciare il cambio in folle… |
| Un poco alla volta, il nostro modello sta prendendo forma. Abbiamo nel frattempo eliminato il numero di gara posteriore e le scritte Total anteriori. |
| Sul cofano posteriore sono state incollate due griglie fotoincise che poi verniceremo in nero opaco. Il bollo portanumero è già in posizione. |
| Le nuove sedi dei fari anteriori, ricoperte con plexi di protezione e bande argento di fissaggio. Si nota anche il tappo fotoinciso sul lato destro del cofano. |
| Al posto dei rettangoli neri a decal, abbiamo incollato fari di illuminazione dei numeri firmati Adami. Saranno poi dipinti in nero opaco. |
| Sul modello abbiamo passato una mano di cera protettiva, senza insistere troppo per non scolorire le tampografie d\’origine. |
| Il modello è appena terminato, solo un occhio allenato saprà cogliere le modifiche ed i miglioramenti che gli sono stati dedicati. |
| A conti fatti, sono state necessarie solo alcune ore di lavoro per giungere a questo risultato. Prima di cimentarvi nell\’opera, verificate di avere tutti gli ingredienti necessari. |
| In coda si nota il doppio sostegno che reggeva gli scarichi. I gruppi ottici sono stati ridipinti con colori clear specifici. |
| Ora ci sembra che la nostra Ferrari ci… veda meglio ed abbia spalancato gli occhi, finalmente. \”La notte è piccola per noi, troppo piccolina…\”. Ricordate le gemellone di gamba lunga? |
| Pochi fotografano i modelli da questa prospettiva, e dire che grazie a questa angolazione si evidenziano alcuni errori nell\’interpretazione finale di un modello. |
| Il transkit Remember con gli assali, i cerchi, le gomme, il tergi, i ganci fermacofano e il set di decals Cartograf. |
| Gli assali montati su un modello (non elaborato). |
| Il cerchio e la gomma, più corretti di quelli forniti col modello. Alle gomme andranno aggiunte le scritte Goodyear, comprese nel foglio di decals del transkit. |






























