Circuito del Mugello: il 7 dicembre la presentazione del volume del cinquantenario

E’ iniziata proprio oggi la stampa del volume sul cinquantenario dell’Autodromo Internazionale del Mugello, inaugurato nel 1974.

Il libro, edito da Noferini di Borgo San Lorenzo e scritto da Francesco Benvenuti, Pierluigi Guasti, Francesco Parigi, Andrea Pini, Luca Raddi e David Tarallo, consta di circa 200 pagine che ripercorrono le vicende storiche, tecniche e amministrative della pista, con episodi, aneddoti, foto e documenti per la maggior parte inediti, senza trascurare la tradizione legata al vecchio Circuito Stradale, la cui prima edizione si svolse nel 1914.

Il volume sarà presentato sabato 7 dicembre alle ore 16 al Palazzo dei Vicari di Scarperia. Interverranno, oltre agli autori, Federico Ignesti, sindaco di Scarperia e San Piero a Sieve, e l’assessore Marco Recati, che è stato uno dei principali promotori dell’opera.

Formula 1: campioni e campioni

di Marco Giachi

In questi giorni del quarto titolo mondiale di Max Verstappen molti giornali hanno pubblicato l’elenco dei vincitori dal 1950 a oggi con le rispettive vetture, soprattutto i plurivincitori: Michael Schumacher e Lewis Hamilton (7), Manuel Fangio (5), Alain Prost, Sebastian Vettel e Max Verstappen (4), Jack Brabham, Jackie
Stewart, Niki Lauda, Ayrton Senna, Nelson Piquet (3). La cosa che mi fatto riflettere, scorrendo questa lista, è la differenza fra i “plurimarchisti” (coloro che hanno
vinto con vetture diverse) e i “monomarchisti” (coloro che hanno legato le loro gesta a una singola squadra), come se il merito di alcuni fosse stato solo quello di “trovarsi al momento giusto sulla vettura giusta”. Certo, si dirà che se la macchina va bene è comunque merito del pilota che evidentemente è un buon collaudatore, e ha carisma e prestigio per tenere unito e coeso il team però qualche sospetto viene. Manuel Fangio ha il record con cinque titoli vinti sedendosi su Alfa Romeo, Maserati, Mercedes e Ferrari. Jack Brabham ha vinto con Cooper e Brabham, Niki Lauda ha guidato per Ferrari e McLaren, Jackie Stewart Matra e Tyrrell, Nelson Piquet per Brabham e Williams, Alain Prost per McLaren e Williams, Michael Schumacher per Benetton e Ferrari e Lewis Hamilton per McLaren e Mercedes.
Gli altri tutti monomarca: Sebastian Vettel e Max Verstappen hanno colto il momento d’oro di Red Bull, Ayrton Senna è “griffato” McLaren e, va detto, anche la fama di due “plurimarchisti” come Michael Schumacher e Lewis Hamilton e comunque legata a un singolo marchio: Ferrari per il primo e Mercedes per il secondo. E’ interessante anche osservare che i “monomarchisti” sono quelli più recenti e i “plurimarchisti” sono quelli più lontani nel tempo con il record di Manuel Fangio. Si dirà anche che ognuno di loro ha avuto un compagno di squadra che aveva la stessa macchina quindi se hanno vinto loro piuttosto che lui qualche merito l’avranno. Tutto vero e lungi da me l’idea che siano diventati Campioni del Mondo solo per merito della vettura che guidavano però è curioso e la statistica, giusta o sbagliata che sia, offre sempre elementi su cui riflettere.
Anche il passaggio di Lewis Hamilton in Ferrari, visto da questo punto di vista, assume una luce diversa perché rappresenta un’occasione irripetibile per passare con più credibilità nel club dei “plurimarchisti”. Scorrendo ancora l’elenco dei vincitori si vede che le macchine in grado di vincere in Formula 1 non sono
mai state più di tre o quattro, ma in passato c’era sicuramente più alternanza mentre oggi una squadra vincente rimane sulla breccia per anni.
Questo può essere dovuto alla notevole complessità delle vetture attuali per cui una volta trovata la combinazione giusta di tutti i parametri che caratterizzano le prestazioni della vettura il vantaggio rimane a lungo e anche al fatto che, “ai miei tempi” quando frequentavo l’ambiente della Formula 1 negli anni ‘80/’90, lo sviluppo delle vetture era basato su elementi visibili (ali, carrozzerie, sospensioni), mentre ora è molto più legato all’elettronica che è nascosta e non si può copiare, quindi chi ha il “software” migliore se lo tiene.
I Regolamenti Sportivi cercano di “creare scompiglio” con cambiamenti sempre più frequenti e vediamo cosa accadrà nel 2026 quando si preannuncia una nuova “rivoluzione”.

Da Le Mans Miniatures le tre Ferrari 250 TR58 di Le Mans 1958

Sono in via di completamento nei laboratori cinesi le prossime novità slot in resina 1:32 di Le Mans Miniatures: si tratta delle tre Ferrari 250 TR58 di Le Mans 1958 (la vincente di Gendebien/Hill, quella di Hawthorn/Collins e quella di Von Trips/Seidel).

Le Mans Miniatures ne ha anche approfittato per fare una riedizione della Ferrari 330 LM TRI vincitrice a Le Mans nel 1962 con Olivier Gendebien e Phil Hill, ultimo successo alla 24 Ore di una Ferrari a motore anteriore. Questo modello (slot, 1:32) era ormai fuori produzione da quasi quattro anni.

Elaborazione: Alfa Romeo Giulietta Sprint Rally Monte Carlo 1962

Testo e foto di Marco Nolasco

Tempo fa su PLIT si è parlato di elaborazioni “semplici”, spesso da modelli da edicola; seguendo quel filone, ecco un mio lavoretto di qualche anno fa che ho ripreso recentemente che riguarda l’Alfa Romeo Giulietta Sprint 2^ serie che giunse 139ma e prima della categoria GT 1300 al Rally di Montecarlo del 1962, piloti R. Borgerhof Mulder e Jacob Maasland.

E’ l’uscita n.6 del 2005 dell’Alfa Romeo Sport Collection della Fabbri. Il modellino è carino e anche curato, tenendo conto della tipologia, con molti dettagli anche all’interno. Ne mancano però altri, come le palpebre sui fari anteriori o i fari supplementari posteriori.

Ma il difetto più importante è il colore, che non era il classico rosso, ma un blu direi metallizzato, come si vede dal fotocolor che allego. Quando presentai il modello sul forum Duegi anni fa qualcuno, notando le coppe scure, probabilmente in tinta con la carrozzeria, scrisse che doveva trattarsi non di una “normale” Giulietta Sprint, ma di una serie speciale commercializzata direttamente da Bertone, con alcune
caratteristiche specifiche tra cui appunto le coppe verniciate. Avendo una bomboletta di un blu metallizzato Bertone preparata da un colorificio specializzato in tinte di auto d’epoca, che purtroppo ha chiuso nel frattempo, che avevo usato per un code 3 Mercury 850 Spider che presentai anche su PLIT a suo tempo, ho fatto due più due e, poiché il risultato è stato quattro, ho pensato di rifare il
modellino aggiungendo anche i dettagli mancanti. Tra l’altro, qualche anno dopo, se ricordo bene, Miniminiera “copiò” il modellino in scala 1/18, compreso il colore rosso sbagliato!

Elenco anche gli interventi fatti:
1- riverniciatura
2- spostamento della cerniera del terzo tergicristallo, a sinistra
invece che a destra
3- copertina nera sui due lobi laterali del frontale
4- inserimento nei su citati lobi di due coppie di fari supplementari
invece di una
5- aggiunta di due fari supplementari posteriori (certo che questi
olandesi dovevano averne molta di paura del buio, sei fari anteriori,
uno orientabile sul tetto e due posteriori!)
6- cambio volante con uno in “legno”, come si vede dalla foto del frontale
7- verniciatura delle coppe
8- montaggio parabrezza aero sul cofano anteriori
9- montaggio antenna
10- montaggio palpebre sui fari anteriori
11- sostituzione dei tergi

Base Alfa Romeo Sport Collection di Fabbri

Le modanature, le maniglie e le cornici dei vetri sono state ottenute riportando alla luce il metallo. Le decals sono opera di Edoardo Gallini. Le due piccole sul parabrezza aero sono state “interpretate”, anche nel colore.

McLaren, a name for eternity

Sabato 14 dicembre il Museo della 24 Ore di Le Mans inaugurerà una nuova esposizione temporanea. Per celebrare il trentennale della vittoria della McLaren (1996-2025), è stata approntata una retrospettiva che comprenderà le tappe fondamentali della storia del marchio fondato da Bruce McLaren.

La mostra si chiuderà il 7 luglio 2025, all’indomani della Le Mans Classic.

Ancora sui modelli… sbagliati

testo e foto di Marco Nolasco

Prendo spunto dall’interessantissimo articolo di Claudio Neri1 e aggiungo qualche considerazione sull’argomento che riguarda un’epoca ormai lontana. Non è farina del mio sacco, ma di quello di Van Cleemput, che nella prima parte del suo librone sulla storia della Corgi Toys parla proprio dell’interpretazione delle linee del veicolo reale nella sua riduzione in scala e cita un effetto ottico dovuto al diverso punto di vista da cui si guarda un 1/43 rispetto al vero.

Normalmente il modello è visto da un punto di vista molto più alto rispetto al reale e ciò causa un effetto di “restringimento” del modello. Per compensare ciò, tutti i modelli Corgi Toys fino al 1983 erano realizzati a partire da un master diviso a metà longitudinalmente, in modo da poter inserire, spiega Van Cleemput, degli spessori tra i due gusci via via crescenti per allargare il modello fino a compensare l’effetto di cui sopra.

Come esempio più significativo cita le due Triumph Herald di Corgi, la coupé, e della concorrente Dinky Toys, la berlina, e con questa foto cerca di dimostrare la sua tesi.

Ovviamente la conclusione sottintesa da Van Cleemput è che, nonostante il Dinky Toys abbia tutte le dimensioni in scala, il Corgi Toys è più fedele perché sapientemente deformato per rendere un’immagine più realistica del modellino. e che quindi in Mettoy erano più bravi che in Meccano…

Aggiungo foto dei due esemplari della mia collezione, purtroppo
tutt’altro che perfetti.

  1. https://pitlaneitalia.com/2024/11/23/modelli-sbagliati/ ↩︎

Collezionismo e classismo

di Claudio Neri

Il recente dibattito sull’annosa questione dei resincast cinesi palesemente sbagliati ha portato a galla tutta una serie di considerazioni – ora più sensate ora decisamente deliranti – circa la sensatezza di tali proposte sul mercato, e sull’inquadramento che il pubblico dei loro estimatori ha o, nelle intenzioni dei fautori di determinate tesi alquanto ardite – dovrebbe avere.

Una delle teorie più “interessanti” si basa (oddio…) su due colonne portanti: il fatto che chi acquista questi modelli nulla sappia delle auto che vorrebbero riprodurre, e che chi critica queste dubbie opere lo faccia non per spirito critico, ma piuttosto perché non se le può permettere.

Naturalmente, il solo apparire di questo ragionamento – in verità molto traballante – ha scatenato tutta una serie di reazioni, che vanno dall’aplomb di stampo sabaudo ad un colorito quanto tranchant spirito di liquidazione senza troppa voglia di fermarsi a discutere sulle sfumature (e del resto, l’illogicità non da tutti viene trattata con indulgenza, né si può pretendere che lo sia) ma comunque, forse, vale la pena di affrontare l’argomento con un minimo di metodo, perché gli spunti da esso derivanti possono comunque essere interessanti.

In primis, la pretesa scarsità di cultura di chi compra i modelli: il collezionismo di automodelli dovrebbe essere una naturale appendice alla passione per l’automobilismo reale, quindi che nel mondo di oggi qualcuno possa investire cifre anche importanti per acquistare modelli di auto a lui totalmente sconosciute appare come pura fantasia.

Idealmente, l’acquisto di automodelli segue il desiderato di auto vere, oppure il possesso dell’auto vera che questo o quel modello riproducono.

In ogni caso, c’è una competenza a monte, grande o piccola che sia, e soprattutto una passione, almeno nella quasi totalità dei casi.

C’è poi l’aspetto relativo alla critica di ciò che, a detta di qualcuno, “non ci si può permettere”: smontare questa tesi di dubbio gusto e dubbissima intelligenza è in verità molto semplice: mettiamo caso che uno chef stellato a caso domattina lanci le tagliatelle allo sterco di cavallo, alla modica cifra di 200€ a porzione.

A questo punto vi domando: la critica di tale grottesca pietanza sarebbe forse dovuta al “non potersela permettere”?

Se si vuole dimostrare di avere delle possibilità è penoso aggirarsi in area B con delle ridicole utilitarie solo per farsi selfie con aria beffarda ed insopportabile abbracciati a cumuli di modelli di grande serie solo per ricevere dei complimenti sui social: non sarebbe forse più consono dotarsi di una Ferrari 296 GTB e fare la passerella a Montecarlo con la ventenne di turno?

Sono solo considerazioni in ordine sparso, ci mancherebbe altro, ma una volta di più il mondo del collezionismo dimostra di essere una fucina di tipi strani come forse nessun altro hobby al mondo.

Foto di apertura: un modello maledettamente classista che ben pochi si possono permettere perché non solo costa un botto ma anche ammesso che tu abbia i soldi per pagarlo col cavolo che lo trovi.

Borsa di scambio a Novegro: un’edizione di altissimo livello

Testo di Claudio Neri / foto pitlaneitalia.com

Va in archivio l’edizione di novembre – come di consueto la più ricca ed interessante dell’anno – del più classico degli appuntamenti legati al mondo dell’automodellismo, la borsa scambio del giocattolo d’epoca di Novegro.

Che dire di quest’ultima edizione? In primis che il trend degli ultimi tempi – legato cioè ad un incremento dell’offerta che, al netto di qualche lieve ed estemporaneo momento di flessione, parrebbe non conoscere sosta – è stato confermato in pieno, con moltissimi banchi traboccanti di oggetti di estrema qualità, ed una folla di visitatori persino superiore a quella delle edizioni dello stesso periodo degli ultimi due anni, che già era stata più che notevole.

È un momento, per così dire, in cui il serpente-collezionismo sta mutando pelle, esponendosi così ad un colossale quanto inevitabile salto generazionale: per mille motivi, molte collezioni immobilizzate da decenni stanno arrivando sul mercato, e questo ha l’effetto di produrre una crescita esponenziale dell’offerta, che parrebbe comunque ben accetta vista la folla che accorre sempre più numerosa, dimostrando un interesse che una decina di anni orsono sembrava pura fantascienza.

C’era di tutto tra i banchi di Novegro, compresi pezzi esotici e di eccezionale pregio, tra cui alcuni monumentali camion Jouets Renault e Citroën degli anni ’30 in condizioni perfette, e moltissime altre chicche, come Buby, Brosol e Dalia, anche a prezzi abbastanza abbordabili date le circostanze.

Modelli di grande interesse, come Solido, Mebetoys e Mercury, erano presenti in tali quantità e qualità da risultare quasi spiazzanti, rischiando di frastornare il visitatore.

Un’ottima edizione dunque, alle cui immagini vi rimandiamo per meglio giudicare da voi, qualora non abbiate potuto esserci, o per ricercare questo o quel pezzo su cui avete lasciato il cuore senza poterlo acquistare, qualora ci foste andati.

Borsa di scambio a Saint-Germain-des-Fossés

Riprendendo la strada, dalla borsa di Dompierre-sur-Besbre (non particolarmente interessante quest’anno)1, ho deciso di dare un’occhiata a quella di Saint-Germain-des-Fossés, organizzata dall’associazione Noeud Ferroviaire 03, che nel 2023 mi aveva piacevolmente sorpreso per la presenza di un’eccezionale collezione di Dinky.

Ma la borsa di Saint-Germain-des-Fossés – presso l’Espace du Levrault – è di vocazione fermodellistica e stavolta di automodellistico non c’era nemmeno un banco.

Pazienza, la deviazione farà comunque un paio di gallery in più per il sito, a beneficio degli appassionati dei treni in miniatura.

  1. https://pitlaneitalia.com/2024/11/24/borsa-di-scambio-a-dompierre-sur-besbre/ ↩︎

Borsa di scambio a Dompierre-sur-Besbre

Si svolta oggi a Dompierre-sur-Besbre (dipartimento dell’Allier, Francia) la tradizionale borsa novembrina organizzata dal Rétro Mobile Club Dompierrois. Rispetto a diverse altre borse del territorio della Francia centrale, questa edizione di Dompierre non ha detto gran che.

Molti gli espositori, ma poche le cose veramente valide, in una domenica in cui a poche decine di chilometri era programmata un’altra borsa, a Saint-Germain-des-Fossés, peraltro dedicata esclusivamente al fermodellismo, quindi non in concorrenza diretta con questa.

Pochissimi i modelli in ottime condizioni, fra i quali alcuni Dinky, dei Solido serie 10 e 1000 (da segnalare un piccolissimo stock proveniente da un ex impiegato ad Oulins) e poco altro. Molto gradevole come sempre l’atmosfera, con alcune auto d’epoca esposte e la tradizionale “buvette” all’interno della sala.