La 22ma edizione della borsa di scambio a Chappes (Alvernia, Francia) si svolgerà il prossimo 2 febbraio con orario 9-16. L’organizzazione si deve come al solito all’Association des parents d’élèves con il contributo di Limagne Miniatures.
Modelli del passato: BMW 528i Production 1980 di Verem
L’anello mancante nella nostra storia. Settimane fa, parlando della BMW 530i E12 di Solido (https://pitlaneitalia.com/2024/10/17/la-bmw-530-production-di-solido/)1 avevo accennato a un ultimissimo modello di cui avevo promesso di occuparmi quanto prima.
Nella seconda metà degli anni ’80 Verem faceva la felicità dei nostalgici di Solido proponendo versioni inedite di modelli ex-serie 100 e serie 10. Ricordo ancora la gioia provata nel ricevere da Paolo Tron, all’inizio del 1987, la Lola T280 Start Pilote di Le Mans 1973, la Porsche Carrera 6 di Poirot di Le Mans 1968 o la Giulia TZ verde di Le Mans 1964 (peraltro del colore sbagliato ma nessuno ci fece troppo caso). Altri tempi, in cui l’arrivo di una Lola un po’ meno nota (dico una, non venti o trenta come accade oggi con Spark o anche Trofeu) scatenava passioni degne di zio Paperone nel Klondike.
Se quelle memorie restano così vivide dopo decenni, una ragione ci sarà.



Torniamo alla BMW. Sul finire del 1987, Verem tirò fuori – un po’ a sorpresa2 – una E12 da competizione. Si trattava della vettura che Guy Fréquelin aveva pilotato a Montlhéry nel campionato francese Produzione 1980. Il modello, art. 717, veniva venduto montato e con le decals da applicare, come d’abitudine nelle edizioni Verem di quel periodo3. Il foglietto di decalcomanie, stampato da Cartograf, era datato ottobre 1987.


La particolarità di questa versione risiede nel fatto che si trattava già di una 528i, introdotta nel corso della stagione 1980, e non più della 530i, modello americano di cui la BMW si era servita per far approvare una serie di omologazioni a partire dal 1977, anno in cui Jean-Pierre Beltoise vinse il Production francese, campionato d’importanza cruciale per il marketing BMW in Europa4.
E trattandosi finalmente di una “vera” 528i, fu possibile mostrare con orgoglio la sigla della vettura, regolarmente commercializzata in Francia, in bella evidenza sulle fiancate, sul cofano e sul bagagliaio.


Insieme alle decals, nella confezione Verem forniva un foglietto posadecals con le immagini del modello visto di tre quarti anteriormente e posteriormente.
La scatola non era più quella in cartone rosso con gli interni verdolini ma venivano ormai utilizzate basi in plastica con teca in plexiglass a incastro, senza alcuna protezione supplementare. Numero di catalogo e descrizione erano stampigliati in color oro su una delle facciate corte della teca. Il modello veniva fissato alla base con vite e messo in sicurezza con l’aggiunta di un grosso pezzo di gommapiuma fra il tetto e l’interno del plexiglass.

Nel 1988 la stessa versione venne commercializzata in kit col medesimo numero di catalogo. La carrozzeria era preverniciata.
Questo modello non è raro ed è possibile trovarlo in condizioni originali a prezzi bassissimi. Resta un pezzo curioso e necessario in collezione per chi voglia ripercorrere in modo completo l’intera storia della BMW 530 di Solido.
- Si veda anche https://pitlaneitalia.com/2024/06/21/modelli-del-passato-bmw-530i-bastos-24-ore-di-spa-1981/ ↩︎
- Sulle scelte di Verem si potrebbero versare fiumi d’inchiostro. A volte uno cerca di vederci una logica; logica che sfugge a ogni tentativo di razionalizzazione. ↩︎
- Poco più tardi si sarebbero visti anche dei modelli preverniciati venduti in kit. ↩︎
- Con un motore 3 litri da 240 cavalli, la 530i rappresentò una transizione decisiva tra le 3.0 CSi coupé e la 635, dominando la categoria turismo gruppo 1,5 con vittorie sonanti come quella alla 24 Ore di Spa 1977. In Sud Africa un altro modello competizione, omologato dalla 525 prodotta per il mercato locale, venne impiegato con successo a partire dal 1976 (tipo 530 MLE, che sta per Motorsport Limited Edition), fino all’arrivo nel 1980 della M535i. ↩︎
Il prossimo 26 gennaio la borsa di Chamalières
Giunta alla 33ma edizione, la borsa di scambio di Chamalières (nei pressi di Clermont-Ferrand, Francia), si svolgerà il prossimo 26 gennaio presso l’Espace Simone Veil, avenue Giscard d’Estaing con orario 9-17. La borsa, per modelli di treni, auto e giocattoli d’epoca, è organizzata dall’AFMC (Arverne Ferroviaire Miniature Club).
Al Porsche Experience Center Franciacorta i campioni della Carrera Cup Italia 2024
Il Porsche Experience Center Franciacorta è stato lo scenario ideale per la cerimonia di premiazione che dopo le sfide in pista ha concluso ufficialmente la stagione della Porsche Carrera Cup Italia, la 18esima nella storia del monomarca tricolore, ormai sempre più di livello internazionale e fra i più ambiti in Europa. Durante il gala di sabato scorso la Carrera Cup Italia ha celebrato i campioni 2024 in una serata che ha riunito i vari protagonisti di una stagione dai contenuti sportivi esaltanti. In rappresentanza di 15 nazionalità diverse e provenienti da 6 continenti, sono stati 33 i piloti iscritti all’intero monomarca (47 i presenti al via in almeno uno dei sei appuntamenti in calendario) sotto le insegne di 13 team e 23 Centri Porsche da tutta Italia, da Bolzano a Catania, nuovo primato per la serie.
Sotto ai riflettori del Porsche Experience Center Franciacorta, appositamente allestito per l’occasione, sono stati incoronati il 24enne driver sudafricano Keagan Masters, laureatosi per la prima volta campione assoluto al volante della 911 GT3 Cup del Team Q8 Hi Perform, Alberto De Amicis, per la seconda stagione consecutiva vincitore della Michelin Cup con Ebimotors – Centro Porsche Varese, e Lirim Zendeli, 25enne portacolori tedesco di Ombra Racing – Centro Porsche Bergamo primo campione della nuova classifica Rookie, istituita quest’anno da Porsche Italia e riservata ai piloti all’esordio sulle 911 GT3 Cup.
Sul podio assoluto, Masters ha preceduto l’asso olandese e campione 2023 Larry Ten Voorde (Enrico Fulgenzi Racing – Centro Porsche Udine) e il due volte campione della Carrera Cup France Marvin Klein (Target Competition – Centro Porsche Bolzano). Su quello della Michelin Cup con De Amicis sono saliti al secondo posto Francesco Maria Fenici (Raptor Engineering – Centri Porsche di Roma) e al terzo Paolo Gnemmi (Ebimotors – Centro Porsche Varese). Per quanto riguarda le squadre, alla seconda stagione in Carrera Cup Italia Target Competition ha vinto il suo primo titolo Team. In rappresentanza della compagine alto-atesina, il riconoscimento è stato ritirato da Andreas e Markus Gummerer.
Durante la cerimonia, condotta da due volti noti dello sport in tv come Guido Schittone e Federica Masolin, sul palco del Porsche Experience Center hanno sfilato anche i vari rappresentanti dei Centri Porsche coinvolti e i vertici dei Partner tecnici e commerciali più affezionati alla Carrera Cup Italia. Immancabile il Main Partner Q8 Hi Perform, la cui 911 GT3 Cup vincitrice con Masters in livrea ufficiale è stata anche esposta all’interno.








Atteso per fine novembre il nuovo kit Tameo
Sarà commercializzato a partire da fine novembre il prossimo nuovo kit 1:43 Tameo (serie Silver Line, SLK138), la Ferrari 312 Formula 1 del GP del Belgio 1966. Il prezzo si aggirerà sui 60 euro.
La Peugeot 607 Paladine del 2000
Il tetto retrattile elettroattuato è una caratteristica molto conosciuta, creata da Peugeot coi modelli Eclipse degli anni ’30 e poi riproposta in tempi recenti, che ha fatto la fortuna di diversi modelli Coupé/Cabriolet degli ultimi anni, come 206, 207, 307 e 308 CC. Pochi sanno che esso equipaggia anche una lunga e prestigiosa limousine landaulet, ovvero apribile solo per gli ospiti posteriori, in forze nientemeno che al parco auto dei presidenti francesi. Si tratta della Peugeot 607 Paladine, nata nel 1999 per accompagnare le uscite dei presidenti Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy e tuttora custodita nel garage dell’Eliseo.
Presentata esattamente 25 anni fa, a fine 1999, la grossa berlina 607 fu la vera grande novità dell’anno 2000 nella gamma della casa del leone, chiamata a sostituire la bella e raffinata 605 disegnata da Pininfarina, a sua volta erede della 604, che pure era stata il modello di rappresentanza di papi e presidenti, da Giovanni Paolo II a Giscard d’Estaing a François Mitterand.
Una tradizione di alta rappresentanza
Per rinvigorire il prestigio delle grandi berline del passato, in Peugeot si decide quindi di realizzare una vettura molto speciale, espressamente destinata a guadagnarsi uno spazio di rilievo nel parco auto dell’Eliseo. Deve essere qualcosa di molto prestigioso e di veramente particolare e a tal fine un team di progettisti viene messo già al lavoro quando le prime 607 di serie ancora non escono dalle catene di montaggio. Il risultato, presentato a febbraio del 2000, è qualcosa di mai visto: la Peugeot 607 Paladine.
Lunga oltre cinque metri, circa trenta centimetri più di una 607 berlina di serie, la Paladine riesce comunque a mantenerne la fiancata affilata e slanciata, valorizzata dalla brillante ed elegante verniciatura in “Bleu Céleste”. Ma quello che rende la 607 Paladine unica nel panorama delle limousine dell’epoca è l’applicazione, nella parte posteriore, ovvero in corrispondenza dei due posti destinati agli ospiti di riguardo, del tetto in acciaio e vetro ripiegabile elettricamente finora visto solo su piccole e compatte sportive. Una peculiarità unica che permette di rispolverare l’antica definizione di vettura landaulet, usata in passato per identificare le berline di rappresentanza con solo parte dell’abitacolo apribile, adibite ad accompagnare monarchi e capi di stato in parata. Completano l’esterno, per il resto identico a quello della Peugeot 607 di serie, i cerchi in lega da 18” con pneumatici 235/45R18.
Interni di alto prestigio
A bordo il livello delle finiture è a dir poco esclusivo. I due posti anteriori, di “servizio” perché destinati ad autista e guardia del corpo, sono simili a quelli di serie, mentre la zona posteriore è destinata ad accogliere due ospiti più un terzo posto “occasionale” come un interprete o una seconda guardia del corpo, sistemati contromarcia. Le due poltrone principali montano uno schienale regolabile elettricamente con memoria, poggiatesta pure a regolazione elettrica, e sono arricchiti da braccioli individuali e poggiapiedi, anch’essi regolabili. Una consolle centrale, mutuata da quella anteriore della 607 di produzione, riporta tra i due sedili posteriori i comandi della climatizzazione, del telefono di bordo e dell’interfono. Completano la dotazione l’immancabile frigo bar, una piccola libreria e un raffinato impianto audio. Tutti i sedili sono finemente lavorati da Hérmes in morbido cuoio in tonalità “Bleu Saphir”, rifiniti con doppie cuciture alla francese in cotone Indingo; coordinati ad essi, i tappetini in lana intrecciati a quadretti blu e bianco.
A disposizione della persona di servizio, la poltroncina disposta contromarcia offre invece un tavolino pieghevole a scomparsa totale e a comando elettrico, che incorpora uno schermo al plasma da 17 pollici collegato ad un pc e ad un lettore DVD, per lavorare in viaggio in perfetto comfort.





Borsa di scambio alla Moutade
Si è svolta oggi alla Moutade (comune di Chambaron sur Morge, nel centro della Francia), la borsa di scambio organizzata dall’Association Trésors d’O Temps Jadis Patrimoine & Traditions con l’appoggio di Limagne Miniatures.
L’evento, giunto ormai alla sua quinta edizione, ha fatto il pieno di adesioni da parte degli espositori, in uno spazio non certo enorme, ma che permette di riunire qualche decina di banchi di ottima qualità.

E la qualità non è mancata neanche quest’anno, anzi: probabilmente l’edizione 2024 è stata ancora più interessante rispetto a quelle del recente passato. Diversi venditori con modelli di alto livello, come Dinky francesi e inglesi, una scelta di camion Tekno sempre molto belli (venduti da Limagne Miniatures), e poi svariati kit Tamiya, documentazione cartacea, alcuni Norev (non troppi per la verità) e le immancabili serie da edicola. In queste borse, poi, abbondano i vecchi Solido in condizioni di semi-rottame, assolutamente economici e ideali per recuperare pezzi vari. A proposito di prezzi, in generale le cifre richieste erano basse, se non bassissime, come per una selezione di Dinky, proveniente da due collezioni diverse.


Continua, così sembra, la vendita di grossi lotti da parte di eredi di collezionisti o di persone che si sono stancate (semplicemente di collezionare, non di campare, come si direbbe a Napoli!). Un venditore è arrivato con tre scatoloni pieni di Spark e Minichamps anni 2000-2010 ancora da tirar fuori. Centocinquanta pezzi da cui spera di farci una decina di migliaia di euro. Li avrà pagati dieci euro l’uno?
Un altro specialista di modelli obsoleti sta continuando una trattativa lunghissima con gli eredi di un appassionato, che aveva accumulato non meno di ventimila pezzi nel corso di una vita. Un’occasione eccezionale perché nella raccolta sono presenti decine di Dinky rari, JRD, CIJ e così via, ma anche una transazione difficile, vista la mole del materiale e le diverse idee dei singoli componenti della famiglia venditrice.















Come nelle classiche borse di provincia francesi, non manca la ristorazione artigianale, con tanto di vin chaud e torte fatte in casa. Questo è un aspetto impagabile in manifestazioni di questo tipo: si arriva, si parla, ci si rilassa senza l’assillo del tempo e il morso dell’invidia. Un ritorno alla semplicità che non significa minor soddisfazione.

























Non nego che avrei preferito essere presente a Milano Classica ma per questioni logistiche non è stato possibile. Ho deviato quindi la rotta verso la catena dei Puys, trascorrendo qualche ora in santa pace e riprendendo la strada per la RN 2009, dove puoi incrociare un Estafette che non va a nessun raduno ma che semplicemente trasporta la frutta e la verdura.














Ancora sulla Porsche 928 in 1:43
Ero sicuro che il bell’articolo di Marco Nolasco con il confronto fra quattro Porsche 928 in 1:43 (https://pitlaneitalia.com/2024/11/15/porsche-928-confronto-in-143/) avrebbe suscitato interesse, anche per l’originalità della vettura che probabilmente piace più oggi che quando uscì.

Ricollegandosi all’articolo di Marco, Jean-Marie Callegher mi invia oggi alcune foto supplementari per approfondire ulteriormente l’argomento.
Nelle immagini della gallery qui sotto, una serie di scocche in resina di Michel Ottenwaelder (commercializzate prevalentemente col marchio Vroom) derivanti dal kit in plastica Heller (art.172, a sinistra la scatola col classico disegno della vettura reale). Anche i vari pezzi inclusi nel kit Vroom erano stati clonati dall’Heller.





Nelle due foto sotto, sono visibili un transkit MRF che permetteva di ricavare la 928 S dalla base Solido standard, la 928 GT della produzione più recente Solido (referenza 1525, datata giugno 1991) e la carrozzeria dell’Heller.


Abarth e Breil celebrano lo Scorpione con un orologio ispirato all’Abarth 695 75° Anniversario
Abarth continua a celebrare il suo 75° anniversario svelando il prodotto della longeva collaborazione con Breil, ormai lunga una decade. Prodotto in 375 pezzi, Breil e Abarth hanno progettato un esclusivo orologio in edizione limitata, rendendo omaggio ai codici estetici dell’edizione limitata Abarth 695 75° Anniversario.
Grazie alla precisione dei suoi dettagli, il cronografo ispirato ad Abarth 695 75° Anniversario simboleggia la passione per il design e le prestazioni condivise dai due brand, fondendo abilmente tecnologia, stile e carattere. Una collisione perfetta tra due universi paralleli che hanno trovato un modo unico di combinarsi tra loro.
Breil ha scelto un look total black con particolari dorati per rendere omaggio alla livrea dell’auto, e a dettagli accattivanti, come il cerchione dorato, la scritta Abarth sulla portiera o lo scorpione sul tetto, elementi distintivi dell’audace Abarth 695 75° Anniversario. Dotato di una cassa in acciaio IP black satinato, una corona in acciaio IP gold con un inserto in gomma zigrinata e di una lunetta IP black lucido, Breil non poteva fare a meno di riproporre uno dei tratti più iconici di Abarth: i cerchi ultra-sportivi e ruggenti dell’intramontabile vettura.
Il Breil Abarth 75° Anniversario, messo in moto da un calibro Miyota OS21, vanta un’accattivante lancetta dei secondi IP gold che percorre con eleganza il quadrante nero costruito su due livelli. Quest’ultimo è arricchito dal simbolo dello scorpione, in nero su sfondo dorato, aggiungendo un tocco distintivo che esalta il design audace dell’orologio.
Gli indici e i numeri dorati sul rehaut creano un contrasto sorprendente con lo sfondo nero, esaltando sia la leggibilità che l’estetica lussuosa. Il contrasto dei dettagli dorati con le tonalità nere del quadrante sottolineano l’eleganza sportiva e il carattere celebrativo dell’Abarth 75° Anniversario. L’orologio Breil ispirato all’Abarth 695 75° Anniversario sarà disponibile presso i migliori rivenditori di orologi e online.
La collaborazione con Breil è solo l’ultima di una lunga e ricca serie di celebrazioni per il 75° Anniversario del brand dello Scorpione. Ad aprile, l’Heritage Hub di Torino ha ospitato una mostra che ha unito tradizione e innovazione esponendo alcune delle vetture più iconiche e i modelli più recenti di Abarth, come l’edizione limitata 695 75° Anniversario, concepita per l’occasione e protagonista dell’evento.



Porsche 928: confronto in 1:43
Testo e foto di Marco Nolasco
Propongo un confronto a quattro sulla Porsche 928 e come al solito tratteggio una breve storia dell’auto vera per inquadrare meglio i modellini, tutti in scala 1/43.
La vettura vera nasce nel 1977, è mossa da un V8 da 4,5 litri da 241cv e segue il filone inaugurato l’anno precedente con la piccola 924.

La classica 911 cominciava ad invecchiare e il bilanciamento delle masse, con il motore posteriore a sbalzo, non era certo ottimale e in Porsche decisero di rivoluzionare l’architettura passando ad un motore anteriore con trazione posteriore e cambio al retrotreno, anche per facilitare il superamento dei severi crash test degli USA, mercato troppo ricco per poter essere trascurato. Il risultato lasciò molti, abituati allo stile 911, interdetti, ma la 928 non era e non poteva essere una sostituta della 911, era un’altra cosa, destinata ad una utenza diversa e, grazie anche ad alcuni aggiornamenti, incominciò ad essere capita ed apprezzata, tanto che fu prodotta in circa 61000 esemplari nelle varie versioni fino al 1995.
Nel 1977, in contemporanea con la vera, Solido lancia una fedele riproduzione nella serie 10, precisamente il n.49. E’ a parer mio uno dei migliori modelli di questa serie, lo stato dell’arte dei pressofusi industriali a metà degli anni ’70, con fanali riportati, cerchi fedeli anche se in plastica e le portiere apribili con un bel movimento comandato a scatto grazie ad una molla e il pianale pressofuso che gli dona sostanza e peso. Io non valuto un modello in base al peso, ma in questo caso trovo la scelta indovinata.


Nel 1979 nasce la 928 S, con un motore portato a 4,7 litri e 295 cavalli di potenza. La carrozzeria è invariata, ma compaiono uno spoiler sotto al muso e uno in coda che, se migliorano l’efficienza aerodinamica, “sporcano” un poco la linea.

Nel 1985 NZG, nella sua linea di Porsche penso in qualche misura promozionali, ne presenta la riproduzione con il n.262. E’ un modellino molto “tedesco”, solido e
senza fronzoli, dotato delle quattro aperture canoniche.


Da segnalare le portiere con telaio, che manca in quelle apribili del Solido, e le luci colorate. I retrovisori sono fusi con le portiere, ma non hanno la parte riflettente evidenziata. Il disegno dei cerchi è fedele, ma appaiono più poveri di quelli del Solido.

Nel 1986 arriva una nuova evoluzione, la 928 S4 dotata di testata a 4 valvole e cilindrata di 5 litri, la potenza arriva a 320 cv e viene modificata anche la carrozzeria, soprattutto in coda.


Nella mia collezione questa versione è rappresentata da un High Speed della serie edicola Porsche Collection DeA, uscita 21 del 2002. La tinta è chiassosa, ma trovo il modellino di qualità molto elevata per il genere, basti osservare i retrovisori con vera superficie riflettente. Non mi convincono invece i tergi stampati sui vetri, tampografati in nero.

Nel 1989 si aggiunge alla gamma la 928 GT, catalizzata e con una manciata di cavalli in più, e finalmente nel 1991 arriva l’ultima evoluzione, la 928 GTS, motore da 5,4 litri e 350 cv, con parafanghi posteriore allargati e fanali posteriori uniti da un fascione rosso.


Nel 2012, credo, Minichamps ne cura una bella riproduzione. La mia è però la sua derivata Maxichamps di fine 2023. Caratteristiche consuete del marchio.




