Rassegna stampa: Renault 125 ans d’innovation

Riassumere in cento pagine di rivista un secolo e un quarto di storia della Renault con le sue innovazioni tecniche, attività sportiva ed extra-automobilistica compresa, sfiora l’impossibile. Eppure quelli della Vie de l’Auto ci sono riusciti, con questo Hors-Série che è uno dei migliori prodotti che questo editore francese abbia tirato fuori negli ultimi due-tre anni.

Cronologia, curiosità storiche, foto d’epoca documenti, vicende economiche e societarie: c’è tutto e scritto con garbo e ricchezza di particolari, senza esagerare.

Cosa non trascurabile, è stato evitato il caos, difetto in cui è facilissimo incorrere quando si confezionano pubblicazioni di questo genere. E invece, anche per merito di una veste grafica chiarissima, semplice ma anche elegante, ogni cosa è andata al suo posto, rendendo la consultazione agevole e divertente.

Davvero un ottimo acquisto anche per chi non necessariamente ami la Renault alla follia.

Prezzo di copertina in Francia: € 8. Non è prevista la distribuzione in Italia.

Atalanta, con la vittoria in Europa League è un cerchio che si chiude

Ho sempre pensato che nelle coppe europee si debba parteggiare per le squadre italiane in generale, a prescindere dalla propria fede o dalla propria simpatia calcistica. Tale convinzione risale ai tempi in cui da ragazzino mi sdraiavo sulla moquette di camera mia ad ascoltare i mercoledì di coppa su Radio2, magari continuando anche dopo mezzanotte cercando di intercettare le partite – quelle portoghesi per esempio – che erano iniziate alle 21 e oltre.

Con la vittoria dell’Atalanta in Europa League contro il Bayer Leverkusen si è chiuso un cerchio. Non solo per quanto riguarda Gasperini e la sua eccezionale squadra, meritevole finalmente di un titolo dopo tanti successi “di tappa”, ma anche per qualcosa di più antico, una storia che si era interrotta nel lontano 1988 e che continuava a lasciare un sapore di incompiuto, quel sapore amaro delle occasioni sfiorate e non colte.

Ancora oggi, quando si parla di Atalanta, penso a quella squadra allenata da Emiliano Mondonico che arrivò a sfiorare la finale di Coppa delle Coppe nella stagione 1987/88. Nel 1986/87, l’Atalanta disputò un campionato disastroso che l’avrebbe portata in Serie B, ma arrivò fino in finale di Coppa Italia, perdendo sia all’andata sia al ritorno col Napoli. Accadde però che il Napoli, campione d’Italia, ebbe diritto alla Coppa dei Campioni, lasciando all’Atalanta il posto in Coppa delle Coppe, probabilmente la più stramba e pittoresca delle tre competizioni europee, quella dove finivano le vincitrici delle coppe nazionali. A edizioni abbastanza abbordabili si alternavano anni assolutamente proibitivi, con magari cinque o sei squadre diventate fortissime e in testa ai loro campionati. Come d’abitudine, un ruolo lo giocava anche la semplice fortuna, con dei sorteggi a volte assolutamente crudeli. All’inizio l’Atalanta, in Serie B, sembrava destinata a fare la figura dell’allegra brigata in gita premio, e invece le cose andarono diversamente.

Di quella stagione, vide la Dea arrivare in semifinale contro il Malines (che poi vinse in finale contro l’Ajax) molti ricordano la sorpresa di trovare ogni turno l’Atalanta, data per morta e invece sempre presente nella schiera di squadre sopravvissute che si dimezzava di mese in mese. Con tanto di sfide ai limiti dell’improbabile come quel primo turno giocato a settembre contro il Merthyr Tydfil, squadra gallese, in un campo strettissimo perso fra i cottage con gli spettatori che si divertivano a lanciare dalle loro precarie tribunette rotoli di carta igienica.

Poi gli ottavi a Creta contro l’Ofi e i quarti con lo Sporting Lisbona: il gioco si faceva più serio e l’Atalanta restava in piedi. Strömberg, Prandelli, Progna, Garlini, Incocciati erano fra gli attori di un film che teneva la gente incollata alla tv. Arrivò la semifinale con i belgi del Malines, società sconosciuta quasi a tutti ma non a me che l’avevo fra le squadre del Subbuteo, smagliante nel suo giallo-rosso.

Lo sbiadito schermo della RAI trasmette la partita di andata dei sedicesimi di finale Merthyr Tydfil-Atalanta, settembre 1987. Bucolico scenario della provincia britannica col pubblico attaccato al campo. Adorabile

Dopo la prima semifinale persa per 2-1 in Belgio, l’Atalanta pareva potersela giocare a Bergamo. La domenica successiva la squadra di Mondonico strapazzò in Serie B l’Arezzo (3-1) e al nostro quotidiano La Nazione non restò che titolare così il resoconto della partita: “Arezzo, ma questa è Europa”. Fu un titolo che mi rimase stampato nella memoria perché raccontava di come ci si potesse staccare da certe dimensioni deprimenti e provinciali senza accontentarsi di viaggiare solo con la fantasia. Aveva molto di simbolico, quel titolo.

La telecronaca del ritorno, Atalanta-Malines a Bergamo, la fece Bruno Pizzul. Mia mamma mi chiese: “Ma gioca l’Italia stasera?”. La portata dell’evento era così ampia che molti profani pensavano che c’entrasse la nazionale. L’Atalanta andò in vantaggio, segnò Garlini su rigore; vigeva la regola dei gol segnati in trasferta e quindi la qualificazione era in mano ai nerazzurri. Giocava bene, la squadra di Mondonico, veloce e precisa. “Grande, Atalanta!”, si lasciò scappare a un certo punto Pizzul. Però il Malines non si perse d’animo, pareggiò e vinse ancora 2-1. Fine del sogno. Le italiane in coppa avrebbero vissuto un periodo d’oro, ma l’Atalanta la sua occasione l’aveva perduta.

La vittoria di ieri in Europa League ha avuto quindi un sapore particolare. E quell’impresa di 36 anni fa acquista per chi è tifoso e per chi semplicemente ama le belle storie una luce più brillante, dando un senso compiuto alla ruota che gira. Congratulazioni Atalanta. Ieri abbiamo tifato tutti per la Dea.

GP di Monaco di Formula 1, appuntamento con la storia

Quello dell’A.C. Monaco è stato certamente uno sforzo notevole: a pochi giorni dal GP dell’Emilia Romagna a Imola, accogliere e sistemare team e addetti ai lavori nel paddock di Principato non è stato certo semplice, dal punto di vista logistico e organizzativo.

Da oggi prende il via il programma di uno dei weekend più attesi del calendario della Formula 1.

Il pubblico potrà frequentare anche la Fan Zone in Place d’Armes, incontrando i piloti secondo questo programma:

Questo il programma sportivo del fine settimana monegasco con l’ubicazione di accessi e servizi:

Borsa di Scambio a Novegro del 9 giugno, aperta la prevendita dei biglietti

E’ aperta la prevendita online di Novegro Borsa Scambio, la fiera per collezionisti e appassionati di giocattoli, videogiochi, modellismo e bambole d’epoca.

Link per la prevendita: https://www.parcoesposizioninovegro.it/biglietti/novegro-borsa-scambio-biglietto-1-giorno-235099/?mc_cid=8b657be0fb&mc_eid=7ad3f070c6

Appuntamento domenica 9 giugno presso il padiglione C.

Orario di apertura:
– domenica 9 giugno 9:30 – 16:30

Giornaliero online: 6,70 euro + 1,30 euro

Giornaliero alla cassa: 8 euro

*Ridotto: 5 euro – militari (muniti di tesserino) *Gratuito: persone con disabilità (previa esibizione del certificato di invalidità) e ragazzi fino ai 18 anni non compiuti

*I biglietti Ridotti e Gratuiti sono solo acquistabili in loco alla Biglietteria del Parco Esposizioni Novegro.

Accompagnatori: Nei casi in cui è previsto il biglietto gratuito per disabili con invalidità dall’80% al 100% (vedi casi sopra riportati) verrà concesso l’ingresso gratuito agli accompagnatori.

Il nome dell’acquirente viene riportato sui biglietti per ragioni formali ma i ticket non sono nominativi.

La prevendita online rimarrà aperta fino alle 21:00 di sabato 8 giugno. In ogni caso, sarà sempre possibile acquistare i ticket direttamente in fiera.

Presentazione il prossimo 31 maggio a Prato del libro Formula 1 Campionissimi e grandi record

Venerdì 31 maggio alle 21.00, presso Ruoteclassiche Club Prato

PRESENTAZIONE del libro

FORMULA 1 Campionissimi e grandi record

interverranno:

MARIO DONNINI, giornalista di Autosprint e autore del libro

GIORGIO SERRA, in arte MATITACCIA, artista, vignettista e illustratore dell’opera

STEFANO NADA, editore

Seguirà FIRMA COPIE

RUOTECLASSICHE CLUB PRATO, via Francesco Ferrucci, 135 – PRATO

La BMW Art Car di Julie Mehretu presentata al Centre Pompidou di Parigi

La 20a BMW Art Car è stata presentata al pubblico per la prima volta ieri al Centre Pompidou di Parigi. Progettata dalla rinomata artista contemporanea di New York Julie Mehretu, il progetto trasforma la BMW M Hybrid V8 da corsa in un’opera d’arte performativa, continuando una lunga tradizione di BMW Art Cars e di corse competitive. Poche settimane dopo la sua anteprima mondiale nella capitale francese, la nuova edizione della collezione BMW Art Car gareggerà alla 24 Ore di Le Mans. Il legame tra BMW e il tennis nasce dalla condivisione di valori fondamentali e universali. Lo sport, e il tennis in particolare, è un linguaggio universale che accomuna popoli, culture e generi.

“L’intero progetto BMW Art Car riguarda l’invenzione, l’immaginazione, il superare i limiti di ciò che è possibile. Non penso a questa macchina come a qualcosa da esporre. La sto pensando come qualcosa che correrà a Le Mans. È una pittura performativa. La mia BMW Art Car è stata creata in stretta collaborazione con i team di motorsport e di ingegneria,” afferma Julie Mehretu. “La BMW Art Car è completata solo quando la gara è finita.”

La collaborazione tra BMW e Julie Mehretu include anche un impegno congiunto per una serie di Laboratori Translocali PanAfricani per Media per registi, che faranno tappa in varie città africane nel 2025 e 2026, culminando in una grande mostra al Zeitz Museum of Contemporary Art Africa di Città del Capo.

“Le BMW Art Car sono una parte essenziale del nostro impegno culturale globale. Da quasi 50 anni collaboriamo con artisti affascinati dalla mobilità e dal design quanto dalla tecnologia e dal motorsport. La visione di Julie Mehretu per una macchina da corsa è un contributo straordinariamente forte alla nostra serie BMW Art Cars,” ha dichiarato Oliver Zipse, Presidente del Consiglio di Amministrazione di BMW AG. “Julie Mehretu ha creato molto più di una fantastica Art Car. Le sue idee hanno dato l’impulso per ampliare l’impegno culturale delle nostre Art Car a promuovere la creatività dei giovani artisti in Africa.”

Nasce una pittura performativa.

Lo spazio, il movimento e l’energia sono sempre stati motivi centrali nel lavoro di Julie Mehretu. Per il design della 20a BMW Art Car, ha trasformato per la prima volta un’immagine bidimensionale in una rappresentazione tridimensionale, riuscendo a portare il dinamismo nella forma. Julie Mehretu ha utilizzato il vocabolario di colore e forma del suo monumentale dipinto “Everywhen” (2021 – 2023) come punto di partenza per il suo design. L’opera è attualmente in mostra nella grande retrospettiva dell’artista al Palazzo Grassi di Venezia e successivamente entrerà a far parte della collezione permanente del Museum of Modern Art (MoMA) di New York, a cui è stata donata.

La sua forma visiva astratta risulta da fotografie digitalmente alterate, sovrapposte in più strati di griglie di punti, veli dai colori al neon e le marcature nere caratteristiche del lavoro di Mehretu. “Nello studio dove avevo il modello della BMW M Hybrid V8 stavo semplicemente seduta di fronte al dipinto e ho pensato: Cosa succederebbe se questa macchina sembrava attraversare quel dipinto e venisse influenzata da esso,” dice Julie Mehretu. “L’idea era di fare un remix, un mashup del dipinto. Continuavo a vedere quel dipinto che in qualche modo gocciolava sull’auto. Persino i reni dell’auto hanno assorbito il dipinto.”

Le BMW Art Car con storia a Le Mans si riuniscono al Concorso d’Eleganza.

La fusione di immagine e veicolo è stata realizzata con l’aiuto della mappatura 3D, con cui il motivo è stato trasferito sui contorni del veicolo. La complessa pellicola consente alla BMW M Hybrid V8 interamente progettata di competere alla 24 Ore di Le Mans. I piloti del BMW Motorsport Sheldon van der Linde (RSA), Robin Frijns (NED) e René Rast (GER) gareggeranno con la 20a BMW Art Car con il numero di gara 20 al Circuit de la Sarthe il 15 giugno. Come loro, anche Julie Mehretu non vede l’ora della gara: “Sono andata a vedere la BMW M Hybrid V8 correre a Daytona, e questa esperienza è stata travolgente. Designer, ingegneri, aerodinamicisti e tante altre menti creative stanno lavorando per portare questo veicolo al suo estremo. Quando uscirà in pista ora, molti sogni si realizzeranno.”

Prima del giorno della gara, la BMW Art Car di Julie Mehretu farà un’apparizione al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este sul Lago di Como sulla strada per Le Mans. Nell’ambito della mostra di veicoli storici organizzata dal Gruppo BMW e dal Grand Hotel Villa d’Este, Julie Mehretu stessa presenterà la 20a edizione della Collezione BMW Art Car. Sarà esposta nei giardini di Villa Erba insieme alle BMW Art Car di Alexander Calder (1975), Frank Stella (1976), Roy Lichtenstein (1977), Andy Warhol (1979), Jenny Holzer (1999) e Jeff Koons (2010), che hanno debuttato anche loro a Le Mans. Julie Mehretu discuterà della creazione della 20a BMW Art Car in un talk con Adrian van Hooydonk, Responsabile del Design del Gruppo BMW, domenica 26 maggio 2024.

Ispirazione per i giovani artisti: PanAfrican Translocal Media Workshops.

La collaborazione tra BMW e Julie Mehretu è stata concepita fin dall’inizio oltre l’automobile. Si concluderà dopo la 24 Ore di Le Mans in un progetto per artisti emergenti del continente africano: I Laboratori Translocali PanAfricani per Media. Insieme, i partner si concentrano sul potenziale creativo in tutto il continente africano, dove il Gruppo BMW contribuisce da oltre 50 anni alla responsabilità sociale con progetti educativi.

Julie Mehretu e Mehret Mandefro, produttrice, sceneggiatrice e cofondatrice dell’Istituto Realness, che lavora per rafforzare l’ecosistema dei media in Africa, organizzeranno laboratori in varie città e regioni africane durante tutto il 2025. L’obiettivo del progetto è fornire uno spazio per artisti e registi per collaborare e scambiare idee. Questi incontri offriranno un forum per gli artisti per sviluppare nuovi percorsi verso un futuro civico giusto nelle loro rispettive comunità.

La serie di Laboratori Translocali PanAfricani farà tappa nelle città di Dakar (Senegal), Marrakech (Marocco), Kigali (Ruanda), Lagos (Nigeria) e Città del Capo (Sudafrica). I risultati dei laboratori saranno presentati insieme alla 20a BMW Art Car al Zeitz Museum of Contemporary Art Africa di Città del Capo nella prima metà del 2026.

Il Gruppo BMW sta così proseguendo coerentemente il suo sostegno pluridecennale per il cinema e i talenti creativi: dalla serie di cortometraggi ‘The Hire’ e la partnership con il Festival di Cannes all’acquisizione di opere di studenti delle accademie d’arte nei quartieri degli stabilimenti dell’azienda in tutto il mondo.

L’artista.

Julie Mehretu è una pittrice americana di fama mondiale. È nata ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, nel 1970. Insieme alla sua famiglia si è trasferita negli Stati Uniti all’età di sette anni. Vive e lavora a New York e Berlino.

La pratica di Mehretu nella pittura, nel disegno e nella grafica coinvolge lo spettatore in una dinamica articolazione visiva dell’esperienza contemporanea, una rappresentazione del comportamento sociale e della psicogeografia dello spazio, esplorando i palinsesti della storia, dal tempo geologico a una fenomenologia moderna del sociale.

Mehretu ha conseguito la laurea presso il Kalamazoo College nel Michigan, ha trascorso un anno all’estero presso l’Università Cheikh Anta Diop di Dakar, in Senegal, e ha completato il Master of Fine Art con lode alla Rhode Island School of Design nel 1997. Mehretu ha ricevuto numerosi premi, tra cui il MacArthur Award (2005), il Berlin Prize: Guna S. Mundheim Fellowship presso l’American Academy di Berlino (2007) e il U.S. Department of State Medal of Arts Award (2015). Una retrospettiva di metà carriera del suo lavoro ha recentemente girato al LACMA (Los Angeles), High Museum (Atlanta), Whitney Museum of American Art (New York) e Walker Museum of Art (Minneapolis) dal 2019 al 2023. La sua più grande mostra personale europea finora intitolata “Ensemble” è stata inaugurata il 17 marzo 2024 a Palazzo Grassi a Venezia.

Mehretu è membro dell’American Academy of Arts and Letters, dell’American Academy of Arts and Sciences e della National Academy of Design. La sua rappresentante globale è la Marian Goodman Gallery. Espone anche con White Cube, Londra, e Carlier Gebauer, Berlino.

Dichiarazione della Giuria per la 20a BMW Art Car.

Nel 2018 Julie Mehretu è stata selezionata all’unanimità da una giuria di rappresentanti di alto livello del mondo dell’arte internazionale per progettare la 20a BMW Art Car. Il panel include rinomati curatori e direttori di musei di vari paesi, tra cui Koyo Kouoh, Direttore Esecutivo e Curatore Capo dello Zeitz MOCAA di Città del Capo; Hans-Ulrich Obrist, Direttore Artistico delle Serpentine Galleries di Londra; e Cecilia Alemani, Direttrice e Curatrice Capo di High Line Art, New York.

In occasione della première mondiale a Parigi della BMW Art Car realizzata da Julie Mehretu, i membri della giuria hanno pubblicato la seguente dichiarazione: “Siamo entusiasti della BMW Art Car di Julie! Okwui Enwezor aveva già coniato la frase ‘Dinamismo nella Forma’ durante la nostra sessione di giuria e nulla si applica meglio alla sua BMW M Hybrid V8 da corsa. Il primo lavoro tridimensionale di Julie combina la sua estetica e il suo linguaggio formale con l’idea del glitch e del blur, trasformando la velocità in un’esperienza viscerale. Questo spazio energetico è tanto feroce e competitivo in pista quanto ambizioso come campo di gioco creativo dell’immaginazione. Non solo rende omaggio alle art car di Jenny Holzer e Frank Stella, ma tesse anche una rete visiva dal Mad Max all’arte di strada e ai graffiti che è unica nella serie delle BMW Art Car.”

La BMW M Hybrid V8.

Il supporto per la 20a BMW Art Car è la BMW M Hybrid V8. La nuova auto da corsa di BMW M GmbH presenta un sistema di trazione ibrida elettrica con circa 640 CV, alimentata da un motore V8 da 4,0 litri supportato da un motore elettrico (velocità massima: fino a 345 km/h o 215 mph, a seconda della configurazione della pista).

Durante le gare ufficiali del Campionato del Mondo FIA di Durata di quest’anno, la BMW M Hybrid V8 affronterà una concorrenza di alto livello nella categoria Hypercar. L’auto gareggerà anche alla 24 Ore di Le Mans – il primo prototipo BMW M Motorsport a farlo dal BMW V12 LMR, che vinse la classica gara nel 1999.

La collezione BMW Art Car.

Artisti di fama mondiale hanno partecipato al programma BMW Art Car dal 1975. L’iniziativa è nata dal pilota di corse francese e amante dell’arte Hervé Poulain, che insieme all’allora Responsabile del Motorsport BMW Jochen Neerpasch, chiese al suo amico artista Alexander Calder di dipingere un’auto. Il risultato fu una BMW 3.0 CSL, che gareggiò alla 24 Ore di Le Mans nel 1975.

Questa fu la nascita della collezione BMW Art Car. Negli anni successivi, artisti rinomati come Frank Stella, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Esther Mahlangu, David Hockney, Jenny Holzer, Ólafur Elíasson e Jeff Koons hanno arricchito la collezione con ulteriori BMW Art Car, ognuno con il proprio stile individuale. Più recentemente, l’artista multimediale cinese Cao Fei e l’artista concettuale americano John Baldessari hanno presentato una BMW Art Car basata rispettivamente sulla BMW M6 GT3 e sulla GTLM nel 2016 e 2017. Le BMW Art Car non sono esposte solo nella loro sede, il BMW Museum di Monaco, ma sono anche in tour in tutto il mondo nell’ambito di mostre internazionali.

Il 9 giugno la Borsa di Novegro

Si svolgerà domenica 9 giugno dalle 9.30 alle 16.30 l’edizione estiva dalla Borsa di Scambio di Novegro.

Per ulteriori informazioni: https://www.parcoesposizioninovegro.it/fiere/novegro-borsa-scambio-12/

Franz Carl Weber, Brekina e la Svizzera

Il Franz Carl Weber di Lucerna in una foto degli anni ’60, Stadtarchiv Luzern

Franz Carl Weber è una catena di negozi di giocattoli e modellismo notissima in Svizzera e fa parte direi dell’immaginario collettivo del Paese. Da ragazzino, nei miei frequenti viaggi a Lucerna e nel resto della Svizzera centrale negli anni ’80, per me FCW significava le piste elettriche Faller Aurora AFX e i camion Tekno.

Ancora oggi, quando vedo uno di quei coloratissimi Scania e Volvo, il ricordo va alle pile di scatole arancioni e azzurre nel grande negozio a due piani di Falkenplatz a Lucerna, dove vi era anche un incredibile gioco elettronico a moneta col giro del Nürburgring, austero e fascinoso. Roba seria, mica il Game and watch o lo Schiacciapensieri Polistil. Ricordi che ti accompagnano per una vita senza lasciarti più.

Modellisticamente, la Svizzera è sempre stata affascinante ma non è mai stato facile reperire gli indirizzi e i contatti giusti. Nel mondo degli speciali potrei citare per un passato ormai abbastanza lontano Mario Pasquier (S.M.S.) oppure Rolf Müller di Romue Models, a parte ovviamente il notissimo Michel Sordet (MA Collection) o il negozio ginevrino Amacher; oggi c’è GCAM ma con Internet è tutto molto più semplice.

Nel settembre del 1996 mi trovavo a Lugano per il convegno annuale degli Svizzeri all’estero. Da Paradiso, ogni mattina, arrivavo verso il centro e, abbastanza poco interessato ai laboratori che si svolgevano nel corso della giornata, la testa andò quasi automaticamente alla possibilità di reperire qualche modello “locale”.

Le tre edizioni Brekina per la Svizzera prese a Lugano nel 1996: Migros ma anche il leggendario gelato Pierrot. S’Haldengut Bier isch das Schwiizer Traditionsbier

In tutti i paesi del centro-nord Europa c’è una cultura radicata per l’1:87 (l’H0 dei treni) e le principali case produttrici presentano di anno in anno edizioni limitate per i vari mercati. La Svizzera non fa eccezione, potendo anche contare su una profonda tradizione fermodellistica.

In quel periodo la catena FCW, che era stata acquisita nel 1984 da Denner, aveva due filiali anche in Ticino, a Lugano e a Morbio Inferiore, destinate ad essere chiuse pochi anni più tardi, nel 2002.

Quello di Via Nassa a Lugano era un bel negozio, non come quelli che trovavi nella Svizzera interna ma comunque molto fornito e attraente. Piantai al centro congressi la signora ultra-ottantenne che avevo accompagnato in auto da Firenze (che si dimostrò peraltro molto comprensiva e divertita all’idea che un giornalista venticinquenne se ne andasse in giro alla ricerca di “macchinini”, come li chiamava lei) e parcheggiai, con parecchia fortuna, poco lontano dal FCW. Chissà se in fondo in fondo sognavo di ritrovare alcuni Tekno il cui ricordo era ormai qualcosa di abbastanza distante. Niente Tekno, dovetti accontentarmi di alcune edizioni fatte per la Svizzera dalla Brekina in 1:87. Del resto anche quelle avevano il loro fascino: riviste come Modelauto Review, attente a queste tematiche, pubblicavano puntualmente le foto di queste novità in serie limitata per i vari importatori. Quella era l’Europa ancora lontana, delle partite di coppa ascoltate in AM, dei viaggi con i Travellers Cheques e delle telefonate una volta alla settimana (nel frattempo potevi anche essere rimasto ucciso in un attentato dell’IRA, se ne sarebbero accorti quando sarebbe stato il momento; quanta fretta perbacco).

La serie Brekina per la Svizzera si è sviluppata in varie decine di modelli, sempre molto apprezzati dal pubblico locale e non solo. Raramente raggiungono quotazioni elevate ma sono un bellissimo modo per ricostruire la storia del trasporto e dei più popolari marchi commerciali svizzeri

La sorpresa fu tutto sommato gradevole: tre edizioni per il mercato svizzero, fra cui un VW T2 furgone nella livrea Migros, che più svizzera non si poteva. A distanza di trent’anni si è conservato anche il sacchettino di plastica che penso sia tutt’altro che biodegradabile. Ecco cosa volevano dire quando minacciavano che tra duemila anni ci saremmo ritrovati i tappi della Fanta in fondo al Mediterraneo.

E a proposito di plastica, i modelli stessi se la passano magnificamente, senza una piega. Hop Schwyz.

Foenix H2 e H24: tecnologia dell’idrogeno in evidenza a Le Mans 2024

Il 15 giugno 2024, tra le 12:00 e le 13:00, ossia prima del via della 24 Ore di Le Mans, avrà luogo una dimostrazione di diversi prototipi a idrogeno. 

La Foenix H2 di Solution F, filiale del gruppo GCK, dotata di motore a combustione di idrogeno, e l'H24, con cella a combustibile, dimostrano la gamma di possibilità offerte da questa nuova tecnologia nelle competizioni.

La Foenix H2 sarà esposta nell'area "ACO H2" dall'11 giugno nel villaggio del circuito, con altri prototipi a idrogeno e una stazione mobile, creata da TotalEnergies.

In pista, sabato, le MissionH24 H24 gireranno in buona compagnia visto che oltre alla Foenix H2 della Solution F sono attese anche l'Alpine Alpenglow Hy4 e la Ligier-Bosch JS2 RH2.

Ferrari vince il Randstad Employer Brand 2024

Con il 71,32% di preferenze dei lavoratori e la migliore performance in particolare in fattori chiave come solidità finanziaria, reputazione, sicurezza del lavoro a lungo termine, infatti, la Casa di Maranello ha vinto il Randstad Employer Brand 2024, il riconoscimento assegnato sulla base della più importante ricerca mondiale sull’employer branding che misura il livello di attrattività percepita da parte dei potenziali dipendenti.

L’indagine è realizzata da Randstad attraverso interviste a quasi 7000 lavoratori in Italia di età compresa tra i 18 e 64 anni sull’attrattività percepita di 150 potenziali datori di lavoro, svolta contemporaneamente in 32 diversi Paesi del mondo con un sondaggio indipendente (nessuna azienda si può iscrivere volontariamente per partecipare) che coinvolge complessivamente 173.000 rispondenti e oltre 6000 aziende a livello globale.

“Siamo felici di ricevere questo premio, che riconosce Ferrari come l’azienda più ambita dai lavoratori italiani. È la conferma di un impegno costante per le nostre persone, nonché della nostra comprensione delle loro aspirazioni e aspettative – dichiara Michele Antoniazzi, Chief Human Resources Officer di Ferrari –. “Continueremo a valorizzare la diversità e l’uguaglianza di genere non solo in termini salariali, ma anche garantendo a tutti i nostri dipendenti le stesse opportunità di crescita professionale basandoci esclusivamente sul merito. Il riconoscimento di Randstad ci motiva a proseguire i nostri sforzi per un ambiente di lavoro inclusivo e gratificante per tutti”.