Salone di Ginevra, game over

Nonostante i giri di parole di circostanza, il Salone di Ginevra 2024 è stato un fallimento. E puntuale, dopo qualche mese, arriva il comunicato della Fondazione del Comitato permanente del Salone internazionale dell’automobile che annuncia la fine di ogni attività a Ginevra. Il GIMS Qatar, invece, proseguirà il proprio cammino, con la prossima edizione prevista nel novembre 2025.

Dopo quattro anni di assenza dovuti alla situazione sanitaria, il Salone di Ginevra era tornato nel 2024 ma con un numero di partecipanti ridottissimo e la defezione di quasi tutti i maggiori costruttori mondiali. “Siamo costretti – dichiara il comitato organizzatore – a riconoscere il poco interesse dei costruttori per il Salone di Ginevra in un contesto settoriale difficile, con la concorrenza dei Saloni di Parigi e Monaco che hanno il favore dei gruppi locali”.

Il Consiglio della Fondazione del Salone domanderà formalmente all’autorità di sorveglianza delle fondazioni (ASFIP) l’autorizzazione a sciogliere il sodalizio. Doha, invece, continuerà, in una zona geografica che evidentemente continua a chiedere eventi di quel tipo, dedicati esclusivamente alla produzione e ai servizi di fascia alta.

Foto di apertura: una vista del Salone di Ginevra 2024 (credito: GIMS media).

La 24 Ore del Nürburgring e Hans Stuck

Nella vita di un giornalista ci sono personaggi che non spariscono mai dall’orizzonte. Incontrai per la prima volta Hans Stuck al Mugello per un Euroturismo degli anni ’80, in cui la BMW schierava le 635CSi Gruppo A in un campionato che era divenuto uno dei più belli d’Europa. Poi ancora, l’ho incrociato tante volte, nei posti più remoti. Anche lui è stato contaminato dalla scenetta della voce nasale di cui i lettori di PLIT non sanno nulla ma un giorno ve la racconterò con tanto di filmato. Fatto sta che ogni volta che mi vede mi parla all’inizio con la voce nasale. Tornando seri, la 24 Ore del Nürburgring è un terreno familiare per il nostro Strietzel che stamani è salito in sala stampa. Avevo in programma un giro nel paddock per fare due foto ma ho preferito rimandare. Ecco quindi un paio di botta e risposta con un personaggio che non ha mai lesinato il suo tempo, anche quando era impegnato in prima persona.

Cosa fa della 24 Ore del Nürburgring un evento così particolare?

“Il fatto che sia un vero avvenimento per famiglie, l’occasione di fare una vacanza di una settimana col camper, la tenda o la roulotte. Ormai queste cose sono rare. Citerei solo un altro paio di circuiti che consentono di trascorrere momenti come quelli che gli spettatori vivono alla 24 Ore del Nürburgring: Sebring e anche Watkins Glen. Gli altri autodromi si sono parecchio “anestetizzati”. In secondo luogo, la varietà dei partecipanti e la bellezza della competizione. Con tante classi in gara, non ci si annoia mai. Direi che il progressivo passaggio dal turismo al GT non ha finito per nuocere alla gara, che si è rinnovata senza però rinnegare se stessa”.

Vediamo qui migliaia di famiglie con bambini e ragazzi. Questo fa essere ottimisti sul futuro delle competizioni automobilistiche?

“Le gare non moriranno. La mia generazione e quelle successive alla mia vivevano l’auto come un sogno, uno status symbol. Poi le cose sono cambiate, con generazioni del tutto disinteressate all’auto come oggetto di divertimento e di sport. Però la situazione è mutata di nuovo e i giovani che oggi hanno 18-19 anni li vedo molto interessati all’automobilismo. Ne ho avuto molte conferme, a partire dalle sessioni autografi che si vedono a ogni gara ma anche con esperienze familiari. C’è un riavvicinamento in termini di entusiasmo ma anche di competenza che fa ben sperare”.

Quindi c’è da essere ottimisti anche quando (o se) tutto sarà elettrico?

“Io penso di sì. A proposito dell’elettrico, la Formula E la reputo interessantissima, con un modo di guida completamente diverso che mi appassiona. Il fatto è che il margine di utilizzo e di limite di un motore di quel tipo è sottilissimo e il difficile è sfruttare la vettura in quei limiti stretti. E’ una specie di sfida moderna che richiede enormi capacità di guida e di concentrazione. Per quando riguarda gara come la 24 Ore del Nürburgring, spero possano sopravvivere anche all’espansione del motore elettrico. Spero”.

Torniamo un po’ indietro nel tempo. Tu hai vinto la 24 Ore del Nürburgring per tre volte e in tre epoche molto diverse fra loro: nel 1970, nel 1998 e nel 2004. Che confronto si potrebbe fare tra quelle tre vittorie?

“Il 1970 è ormai su un altro pianeta. Non avevamo quasi neanche dove dormire, mangiavamo dove capitava ed era tutto abbastanza improvvisato, anche nei team di prima fascia. Poi le cose sono diventate via via più sofisticate e direi che la vittoria che ricordo con maggiore piacere è stata quella del 2004, con la BMW M3 GTR. Una sfida davvero al limite, in un periodo in cui la 24 Ore del Nürburgring subiva un’evoluzione in termini di prestazioni e di tecnica: era il momento in cui le GT prendevano sempre più piede e le case guardavano con interesse crescente alla gara, con vetture tecnicamente interessanti, basti pensare alle DTM adattate alle regole del VLN. A partire da quegli anni, il livello agonistico è andato costantemente crescendo”.

24 Ore del Nürburgring: pioggia e fango non fermano i 200.000 spettatori

La 24 Ore del Nürburgring è forse (anzi, senza forse) l’ultima gara veramente selvatica che esista. Forse la 24 Ore di Bathurst o la 12 Ore di Sebring possono essere paragonate all’evento dell’Eifel in termini di genuinità e di vicinanza al passato per un certo stile ancora molto diretto. Ormai una 24 Ore di Le Mans o una 24 Ore di Spa sono lontane da quello spirito terrigno e immediato che caratterizza la gara del Nürburgring. Prima di tutto per l’intera area: se bonificare e rendere asettico un circuito come Le Mans o Spa è difficile ma non impossibile, pensare di rendere compatibile con gli “standard” di sicurezza e vivibilità che oggi pensiamo essere generalmente irrinunciabili significherebbe uccidere la gara e questo sia gli organizzatori sia i politici della provincia lo sanno bene. Del resto la 24 Ore del Nürburgring è così e il suo fascino sta proprio nella sua unicità. Oltre duecentomila spettatori restano accampati lungo il circuito per una settimana. La sera, per le strade che uniscono i vari accessi si creano ingorghi pazzeschi; la pioggia, poi, evento per nulla raro (anzi…) quando ci si mette, trasforma tratturi e aree di campeggio in colossali acquitrini in cui affondano migliaia di bottiglie di birra vuote. E poi riescono pure a pulire tutto in qualche giorno subito dopo la gara. In altri posti, tutto diventerebbe una terrificante discarica destinata a perpetuarsi nei secoli. Ogni tratto di pista ha da anni la sua gente, i suoi personaggi, i suoi slogan e le sue tradizioni. E se ti vedono passare carico di macchine fotografiche e di obiettivi, una Bitburger Pils te l’allungano di sicuro.

24 Ore del Nürburgring: la mania del Grello

In presenza di certi fenomeni mediatici è necessario ammettere la bontà delle scelte di marketing e la riuscita di un determinato metodo di comunicazione. Nel caso della Porsche “Grello” del Manthey Racing, si è avuto uno sviluppo esponenziale della notorietà di quella che tutto sommato resta una vettura marginale, ossia nota soltanto a un certo settore delle competizioni, lontana – tanto per fare un esempio – dalle luci iper-mediatizzate della Formula 1. Tutto è nato quasi per caso ma è stato incanalato con tanta sapienza commerciale che oggi questo brand – perché ormai tale è diventato – rivaleggia con altre linee di prodotti legate a livree di vetture da corsa ben più antiche (un altro esempio, anche se diverso per molti aspetti, potrebbe essere la Porsche 917/20 Pink Pig di Le Mans 1971). Che dire? Se riescono a vendere migliaia di modelli industriali e di articoli di merchandising a collezionisti sempre più dipendenti e condizionati, significa che hanno ragione loro.

24 Ore del Nürburgring: un’occhiata alla fan zone

Un’abbondante pioggia continua a cadere sulla regione dell’Eifel. Oggi pomeriggio si inizia a fare sul serio, con i primi due turni di qualifica, dalle 13 alle 14.45 e dalle 20 alle 23.30. Intanto ecco una gallery delle varie aree destinate al pubblico, con alcune immagini degli stand e i negozi di costruttori, preparatori e sponsor.

CK-Modelcars a Adenau

Dallo scorso 21 marzo, CK-Modelcars ha una filiale a in Trierer Strasse ad Adenau, a due passi dal Nürburgring. Il negozio, abbastanza grande, propone tutte le marche che possono essere trovate sul sito (https://ck-modelcars.de/de/) e negli altri punti vendita fisici di Berlino e Francoforte.

L’offerta è quella tipica del mainstream, ossia Spark, Minichamps, Solido, Ixo e cose di questo genere (non manca il merchandising di team e costruttori, con magliette, adesivi, cappellini e così via).

Direi che uno dei maggiori punti di interesse è costituito da libri anche ottimi, proposti a prezzi di reminder. E’ possibile trovare ad esempio, l’eccellente “911 in Racing” edito diversi anni fa da Gruppe C Verlag a 25 euro. Molto gentile e disponibile il personale, che ringraziamo per averci concesso l’autorizzazione a scattare e pubblicare le foto della gallery.