21ma Borsa di scambio a Sorbiers

Organizzata dal MASES (Mini Auto Saint-Etienne Sorbiers), la 21ma edizione della borsa di scambio non è stata molto fortunata. Il paese di Sorbiers, come tutta l’area di Saint-Etienne, si è trovato fra ieri notte e stamani al centro di una perturbazione proveniente da Clermont-Ferrand, che ha causato una fortissima nevicata. Espositori e visitatori hanno incontrato difficoltà notevoli non solo ad arrivare ma anche a parcheggiare nelle aree del borgo (la borsa si svolgeva nella parte vecchia di Sorbiers, nel bocciodromo J.Coignet), piene sì di parcheggi ma tutti in forte pendenza. Vi lasciamo immaginare le conseguenze, anche per chi avesse pneumatici da neve.

Detto questo, la borsa non è stata neanche nulla di eccezionale. Nella regione si svolgeva oggi un’altra borsa, ad Avermes (di cui PLIT vi aveva fornito altre volte dei reportage), e forse sarebbe stato il caso di privilegiare quella ma nessuno è indovino. C’era comunque una bella collezione di Renault 5 in vendita, incluso un bel Martoys blu, diverse Norev e qualche Solido interessante, fra cui un kit montato bene con bei dettagli ma non perfetto nella conservazione. Alcuni speciali in kit e montati anche piuttosto datati (John Day, Danhausen, Plumbies etc) emergevano da qualche banco. Il livello generale, comunque, è stato piuttosto mediocre, con una bella raccolta di Bang/Best, alcuni Eligor, pochi Solido/Verem e qualche faldone di decals non particolarmente attraenti. Interessanti alcuni Schuco della vecchia produzione (BMW, Mercedes…).

Queste manifestazioni, anche se a volte finiscono per essere deludenti per chi è abituato a ben altri scenari, sono da lodare non solo per la buona volontà mostrata dagli enti organizzatori – che nella maggior parte dei casi sono associazioni di volontariato – ma anche per il ruolo di aggregazione e di incontro che svolgono all’interno di piccole comunità dove gli avvenimenti non sono così frequenti.

Rassegna stampa: Américaines de Légende de 1950 à 2000

Le vetture americane sono conosciute per la loro diversità, la loro potenza e il loro design particolare. Molti dei costruttori hanno una lunga storia – spesso ignorata in Europa – pur avendo prodotto nel corso dei decenni alcuni dei modelli più emblematici del motorismo.

Negli anni ’50 la produzione americana imboccò la strada della motorizzazione di massa, con concetti estetici molto diversi dall’anteguerra; gli anni ’60 furono poi quelli delle pony cars e delle muscle cars, categorie nelle quali i costruttori principali ingaggiarono guerre a suon di potenze sempre maggiori. Quest’epoca, da molti considerata come la migliore dell’automobilismo americano, ebbe fine con la crisi petrolifera del 1973, alla quale comunque l’auto seppe adattarsi, creando un nuovo segmento, quello delle personal luxury cars.

Con gli anni 90 e i primi 2000, le carrozzerie assumono forme più in linea con le tendenze europee e giapponesi e – per fortuna – i motori ad alte prestazioni fanno il loro ritorno dopo i fasti degli anni ’60.

Cinquant’anni di auto americane non sono facili da raccontare. Ci ha provato – secondo noi riuscendoci – la rivista francese Collection Garage, che propone un hors-série in cui si passano in rassegna molti dei modelli americani dal 1950 al 2000. Cinque capitoli – uno per ogni decennio – per quasi 140 pagine ricche di foto, di notizie, di dati e di storia. Un ottimo strumento di consultazione, soprattutto per i non specialisti.

Costo del fascicolo, € 14,90 in Francia, € 15,90 in Italia, ammesso che lo troviate.

FIA-WEC in Qatar: Ferrari in seconda e quarta fila

Le 499P della squadra Ferrari – AF Corse scatteranno dalla seconda e dalla quarta fila alla 1812 KM del Qatar, round inaugurale del FIA World Endurance Championship, che si disputa oggi sabato 2 marzo sulla distanza delle dieci ore, con bandiera verde alle 11 (orario locale).

Le posizioni in griglia di partenza sono il risultato della Hyperpole, nella quale Antonio Fuoco ha firmato il quarto tempo con la 499P numero 50 – condivisa in gara con Miguel Molina e Nicklas Nielsen – precedendo di quattro posizioni Antonio Giovinazzi, che ha qualificato la Ferrari numero 51 dell’equipaggio completato da Alessandro Pier Guidi e James Calado.

Scatterà dodicesima, invece, la 499P numero 83 del team AF Corse portata in gara dai piloti ufficiali del Cavallino Rampante Yifei Ye – al volante in qualifica – e Robert Shwartzman, insieme a Robert Kubica.

Nel corso della Hyperpole – la sessione introdotta in tutte le prove del Mondiale endurance a partire dalla stagione 2024, riservata alle dieci vetture più veloci in qualifica –, che si è disputata prima del tramonto con una temperatura dell’aria di 20°C e dell’asfalto di 28.5°C, Fuoco e Giovinazzi hanno fermato i cronometri rispettivamente a 1’39’’976 (+0’’629 dalla Porsche di Matt Campbell, che partirà dalla pole position) e a 1’40”224. I due piloti italiani hanno concluso la Hyperpole migliorando entrambi di una posizione il risultato che avevano firmato nei 12 minuti di qualifica.

Antonio Fuoco, 499P #50

Qualifiche e Hyperpole sono state sessioni non semplici per noi durante le quali abbiamo dato il massimo. Al termine della giornata sono contento perché abbiamo potuto spingere, sfruttando tutti i minuti in pista, e migliorando i tempi sul giro. La gara? Partiremo da una buona posizione, ma sappiamo che la corsa sarà complicata e dovremo approcciarla con grande attenzione, anche considerato che qui a Lusail nelle prime quattro-cinque ore affronteremo temperature calde che nella fase finale scenderanno anche di diversi gradi.

Antonio Giovinazzi, 499P #51

Abbiamo conquistato l’accesso alla Hyperpole che non era affatto scontato, considerato che molte vetture hanno girato su tempi molto ravvicinati. Scatteremo dalla quarta fila in questa prima prova della stagione 2024 consapevoli che la gara sarà lunga e, penso, molto combattuta per le posizioni di vertice.

A febbraio Stellantis conferma la leadership in Italia nei veicoli commerciali

A febbraio i veicoli commerciali Stellantis confermano la propria leadership nel mercato italiano. In base all’elaborazione dei dati forniti da Dataforce, Stellantis ha chiuso il mese con una quota del 40,9% e volumi di vendita pari a quasi 7.500 unità.

FIAT Professional è stato il brand che ha realizzato la miglior performance con una quota del 26,2% in crescita di 0,3 punti percentuali rispetto all’analogo mese del 2023.

Il FIAT Professional Ducato, prodotto nello stabilimento di Atessa (Chieti), è il best seller del mercato dei veicoli commerciali in Italia con quasi 2.000 immatricolazioni ed una quota nel suo segmento del 26,4% in crescita di 2 punti percentuali rispetto all’analogo mese dello scorso anno. Nello stesso segmento dei Large Van, considerando anche PEUGEOT Boxer, Citroën Jumper e Opel Movano, tutti veicoli prodotti ad Atessa (CH), la quota di Stellantis è del 38,9%.

A febbraio abbiamo confermato la nostra leadership in Italia – ha dichiarato Gianluca Zampese, Direttore della Business Unit Veicoli Commerciali di Stellantis in Italia – grazie ai risultati in crescita di Fiat Professional e in particolare del Ducato fatto ad Atessa, con il supporto di tutti gli altri marchi. Ringrazio la nostra rete di vendita, che svolge un ruolo fondamentale nel saper offrire le migliori soluzioni alle esigenze complesse dei professionisti del trasporto e nella qualità del servizio di assistenza”.

La Bugatti Tipo 35B Roadster in 1:12

Col numero di catalogo 4713 è disponibile il kit in 1:12 della Bugati T35B Roadster di Italeri.

Si tratta di una scatola di montaggio di elevata complessità, con parti in plastica e dettagli cromati, fotoincisi, sedili in pelle artificiale, pneumatici in gomma, decals in serigrafia. La meccanica è stata riprodotta integralmente.

Il kit ha un prezzo al pubblico di € 160 circa.

FIA-WEC in Qatar, photo gallery

FIA-WEC in Qatar, pole position per la Porsche

Un flash per dare la notizia della pole position della Porsche nelle qualifiche della 1812km del Qatar, prima prova del FIA-WEC 2024. Qui di seguito il pdf scaricabile con i risultati finali delle qualifiche.

Alfa Romeo 33/3 Brands Hatch 1971 elaborazione Solido

testo e foto di Riccardo Fontana

Poco tempo fa, David aveva fatto una breve disamina di una strana Alfa Romeo 33/3 magnificamente elaborata sulla base del Solido referenza 187 (relativo alle prove preliminari della 24 Ore di Le Mans 1970) per ricavarne la versione vincitrice a Brands Hatch nel1971, che di fatto era un’auto quasi completamente diversa da quella di partenza se non per una manciata di stilemi nella parte centrale del corpo vettura. (Link all’articolo: https://pitlaneitalia.com/2024/02/19/alfa-romeo-33-3-brands-hatch-1971/).

Arrivata al suo legittimo proprietario – che sarebbe chi scrive – l’occasione di eseguire un breve confronto fotografico ragionato tra il modello di partenza e quello di arrivo è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire – anche perché perdersi nelle elaborazioni del tempo che fu è sempre molto bello – e quindi eccoci nuovamente qui a tediare chi vorrà leggere con l’ennesimo articolo su roba vecchia di cinquanta e più anni: ad ognuno il suo paraocchi, d’altronde.

Chi conosce la 33/3 Solido sa che si tratta di un ottimo modello, che al pari della stragrande maggioranza dei suoi “fratelli di sangue” è ancora perfettamente in grado di reggere il confronto con prodotti molto più recenti ed avanzati concettualmente in tema di proporzioni ed esattezza delle linee, ma sa anche quanto ostico sia da modificare lo zamak di Solido: durissimo ed estremamente resistente, assai difficile da sagomare e quasi impossibile da forare, completava un quadro reso ancora più ostico da una vernice spessa e molto resistente, difficile da togliere al pari delle decals, che a loro volta non si lasciavano di certo scrostare con le unghie.

Alla luce di tutto ciò, il lavoro eseguito sul modello dallo sconosciuto modellista che lo fece all’epoca, appare ancora più incredibile: praticamente ogni millimetro della scocca è stato modificato, e se escludiamo la parte laterale della fascia centrale dell’abitacolo nulla è rimasto del modello originale, come d’altronde era ovvio che fosse, vista la lontananza aerodinamica estrema che separava le due versioni della 33 reali.

Ovunque sono state aperte grate e feritoie, dai passaruota anteriori al muso stesso, come anche è stato aperto l’abitacolo, mentre anche il grande cofano posteriore è stato – oltreché ritagliato – anche privato delle due piccole prese d’aria ai lati della gobba.

La grossa gobba sul cofano posteriore – da sempre uno dei tratti distintivi della 33 nelle sue varie versioni – è stata dotata di un verosimile foro come nella realtà, mentre lo sfogo presente nella parte sinistra è stato chiuso con una precisione invidiabile.

Il modello è a parer nostro stupendo, e questo nonostante le sue attuali condizioni siano tutt’altro che esaltanti: verrà certamente restaurato con l’aggiunta dell’alettone posteriore e dello specchietto originali, che certamente erano presenti (e che verranno “saccheggiati” da una 33 Retro-Le Mans alla prima occasione) e con delle decals quanto più in linea possibile con quelle già presenti, oltreché naturalmente con una curata e robusta pulizia generale.

E sarà, manco a dirlo, un modello ricco di fascino e di storia, peccato solo non sapere chi l’avesse fatto a suo tempo, né quali altri modelli avesse fatto, se ne avesse fatti.

E, soprattutto, peccato non potere ammirare gli eventuali altri modelli fratelli di questa bellissima 33, anche se con tutto quello che la Solido ha significato per generazioni di collezionisti e di modellisti, in giro per il mondo ci saranno migliaia e migliaia di elaborazioni di tutti i tipi simili a queste, in grado di passare inosservate ai più ma di regalare estrema soddisfazione ai meno.

A quelli, cioè, che visitano Novegro col paraocchi.

Norev: due novità 1:18 Excluweb

Sono da oggi disponibili sul sito Norev due novità 1:18 Excluweb, un Renault Estafette celeste (200 pezzi numerati, , realizzato su ispirazione diretta di un catalogo d’epoca, e la Mercedes 350 SEL utilizzata nelle occasioni ufficiali dal cancelliere tedesco Schmidt. Tutti i modelli Excluweb di Norev sono disponibili al seguente link: https://www.norev.com/fr/3327-exclu-web

Ciarpame in soffitta parte 2

testo e foto di Roberto D’Ilario

“…li farò quando andrò in pensione” frase tipica di chi, come me, accumulava kit preso dalla preoccupazione di accaparrarseli il prima possibile per poi ritrovarseli ancora intonsi in soffitta, per l’appunto. La pensione è arrivata ma loro sono sempre lì. Ne parlavo qualche tempo fa con il mio carissimo amico Willy, anche lui afflitto dallo stesso problema come presumibilmente tanti altri. Quanti scheletri ci saranno negli armadi dei modellisti? Difficile dirlo ma i produttori comunque ringraziano sentitamente, abbiamo dato il nostro contributo.

Possiamo farcene qualche idea alle borse scambio dove, come già evidenziato sulle pagine di questo sito, si vedono tanti pezzi provenienti da collezioni smantellate il che mi fa pensare ai miei eredi che dovranno liberarsi solo di un centinaio di kit 1/43 e una ventina in scale più grandi oltre alle centinaia di die-cast, accessori, decals e contorni vari. Problemi loro, ma il punto è cercare di capire il perché siano ancora lì in attesa di essere montati.

Credo che fondamentalmente sia questione di tempo o meglio del tempo che non troviamo più per pasticciare. Prima passavo pomeriggi e notti sul tavolo da lavoro, non vedevo altro e tutto il resto passava in secondo piano. Cosa è cambiato? Le priorità, la voglia, la passione, l’età, le preferenze per il mare o la moto o un bel giro in montagna? Non so, ognuno ha le sue risposte che mi piacerebbe confrontare per capire se è un problema solo mio o meno. Vorrei un giorno di 48 ore per fare tutto.

Davanti a  questo cumulo disarmante, arrivo alla seconda domanda: che farne? Venderli per liberare spazio e ricavarne qualcosa oppure continuare a tenerli nella speranza di farcela, prima o poi? Dopotutto anche i kit sono pezzi di cuore, ti ricordano i momenti, le situazioni, dove li hai comprati e le persone che hai incontrato, sono tocchi di colore nel quadro della vita quindi privarsene è dura, troppo dura. Essere o non essere, questo è il problema. Nel frattempo li contemplo, conscio di essere un vero collezionista… di kit da montare.