Da Ciemme43 nuove versioni dell’Alfa Romeo 33 Prototipo

La gamma Ciemme43 (modelli speciali in resina 1:43) si arricchisce di nuove edizioni limitate dell’Alfa Romeo 33: in particolare sono disponibili le 33/3 ufficiali che corsero alla 500km di Imola nel settembre del 1970 (Galli numero 30 e De Adamich numero 31, un nuovo stampo si è reso necessario), e alla gara Interserie di Zolder nel giugno del 1971 (Stommelen n°12 / Hezemans n°17).

Presentiamo nella gallery fotografica anche altre versioni che non erano mai apparse su PLIT, ovvero le quattro 33TT3 della Targa Florio 1972 e la numero 5 e numero 7 della 6 Ore di Daytona 1972.

I modelli sono disponibili a questo link: https://www.geminimodelcars.com/shop/21889459/143-scale-models

Lotus, essenza di guida

testo e foto di Roberto D’Ilario

Mi capita spesso di perdermi in riflessioni automobilistiche che mi allontanano dalle tendenze attuali tanto che il groviglio di emozioni, sensazioni e pensieri mi attanagliano stomaco e cervello. Una matassa difficile da dipanare aggravata dalla certezza di essere alieno da questa realtà. Sono da reparto psichiatrico? No, non credo, nulla di grave, si può curare e oggi la mia medicina è provare a scrivere qui alcuni dei miei pensieri.

Lo spunto è stato il raduno organizzato in Abruzzo dal Club Lotus Italia dove mi sono recato per catturare qualche immagine, salutare gli amici e respirare un profumo vivificante.

Le Lotus sono un mondo a parte. Guardarle lì tutte allineate con le loro forme sinuose e colorate è una gioia per gli occhi. Sembrano giocattoli, modellini per bimbi grandi ma pronte a ruggire al primo giro di chiave. Piccole e simpatiche ma cattive, pronte a pungere alla prima occasione. Terribilmente affascinanti. Fedeli a sé stesse da sempre, leggere, semplici, scarne ed essenziali, c’è solo quello che serve per godere della guida. Anche senza potenze esagerate, guidarle è come entrare in un mondo parallelo, ti regalano emozioni e sensazioni oggi purtroppo quasi introvabili altrove. È tutto diretto ed immediato, fulmineo e senza filtri. Sterzo duro, cambio contrastato, nessun ABS, nessun aiuto elettronico, abitacolo caldo e rumoroso, rigide che senti anche i sassolini, scomode per entrare ed uscirne. Inutilizzabili in città dove, a causa delle dimensioni lillipuziane,  rischiano  di essere schiacciate dai giganteschi elettrodomestici semoventi, sono poco sfruttabili, irrazionali inutili e anacronistiche… sì tutto vero però… però… appena la strada si dipana davanti a te scatta la magia e ti spunta un gran sorriso; di colpo tutto torna al suo posto, tutto ha senso e motivo di essere così com’è, il piacere di guidarle ti manda al manicomio, ti porta in una dimensione altra, il corpo si fonde con l’auto e l’asfalto, tutto fluisce senza sforzo e la strada danza con te che ormai sei diventato Re del mondo con la tua Principessa meccanica.  L’essenza è tutta lì, nelle sensazioni irripetibili che ti restano dentro.

Il caleidoscopio intorno a me continuava a muoversi allegramente ma di colpo si è ripresentato il Tarlo, il mio Tarlo persecutore e un nuovo pensiero prende il sopravvento: l’amara realtà è che questo mondo è finito, anche le Lotus sono finite perché le prossime saranno elettriche. Orrore! Grandi, pesanti e persino SUV con millemila inutili CV/kWh. Eresia! Anche la Lotus, ora cinese, ha tradito la sua storia cedendo ai dettami del nuovo trend voluto dai cosiddetti “governi”, dalle leggi del mercato o dai gusti dei nuovi consumatori. Emozioni svanite, purezza di guida scomparsa. “…eh, ma il futuro… la sicurezza… la tecnologia… la comodità… lo schermo da 99 pollici…”.  No, non mi va, non posso digerire anche questa. Mi dicono che sono talebano, estremista, ancorato al passato, anti-progresso, che rifiuto la tecnologia e le nuove tendenze: beh, non me ne importa nulla. Sono della generazione nata analogica ed evolutasi nel digitale, il progresso va bene ma solo se la direzione è a favore dell’uomo, l’elettronica o i carburanti alternativi d’accordo, le sperimentazioni ben vengano, ma lo sviluppo non deve perdersi in teorie finto-green che ci regalano costose auto anonime piene di orpelli inutili, ingombranti e pesanti come camion e assolutamente anti-ecologiche.

Siamo affetti da gigantismo.

Negli anni ’70 i progettisti sfornavano studi di auto piccole, leggere ed economiche per le città sempre più congestionate. Dove sono finiti questi progetti? Perché la tendenza è andata in senso opposto? Soprattutto, che senso ha tutto questo? Risposte non ne ho, per ora cerco di godermi gli ultimi scampoli di guida pura e se mi capita a tiro una Lotus non me la faccio scappare. Sono preistorico, lo so.

Domenica 24 settembre la presentazione del libro Car Care

Comunicato di Giorgio Nada Editore:

Domenica 24 settembre dalle 15.00 alle 17.30

presso il Museo Fratelli Cozzi di Legnano

presentazione del libro

CAR CARE Manuale per la cura dell’auto

CON:

MARCELLO MEREUhaute detailer e autore del libro
CARLO DI GIUSTO, giornalista sportivo

Visita guidata al Museo + intervista all’autore 

Cliccae QUI per il PROGRAMMA dell’incontro e per iscrivervi.

(Iscrizione obbligatoria con donazione)

Museo Fratelli Cozzi, viale Pietro Toselli 46 – LEGNANO (MI)

Giordani, il mito delle auto a pedali

E’ passato quasi un quarto di secolo da quando Alberto Lavit e Gigi Soldano pubblicarono per Giorgio Nada un volume sulla storia delle auto a pedali. Il libro, intitolato Auto per gioco, è esaurito da tempo e – sembra – anche molto ricercato dagli appassionati della materia e dai bibliofili in genere. A parte ciò, l’esigenza di tornare sull’argomento con qualcosa di ancora più specifico era ormai matura: qualche anno fa lo stesso Soldano – fotografo degli sport motoristici nonché cultore di questa particolare nicchia del collezionismo che sono le automobiline a pedali – insieme a Piero Pini, a sua volta grande esperto, decisero di ripercorrere le vicende dell’emiliana Giordani.

La genesi del volume, affidato ancora una volta alle cure dell’editore Nada, è stata tutt’altro che lineare, tanti sono stati gli elementi sempre nuovi che richiedevano continui aggiornamenti. La massa di immagini, storiche e contemporanee, ha imposto un processo d’impaginazione oltremodo complesso, per evitare che documenti preziosi potessero essere omessi per semplice mancanza di spazio.

L’idea era quella di dare una panoramica il più completa possibile dell’attività industriale e umana della Giordani, attraverso fonti dirette e anche la documentazione di esemplari conservati, in possesso di collezionisti di tutta Italia.

Il libro è imponente: 384 pagine zeppe di informazioni, con testo in italiano e inglese. L’attenzione si focalizza più sui prodotti singoli che sulla vera e propria storia industriale dell’azienda, ma questa è stata una scelta ben precisa che finisce comunque per privilegiare l’ordinamento dei singoli pezzi, con una classificazione sempre chiara e precisa degli allestimenti, delle varianti e delle disponibilità a catalogo, anno dopo anno. Non è poco, anzi è tantissimo.

Tante altre informazioni e curiosità rendono il volume un pregevole strumento di consultazione, come ad esempio la lista delle altre ditte produttrici di automobiline a pedali, o anche una bella rassegna di collezionisti italiani. Interessanti anche le puntualizzazioni e i consigli sul restauro, per il quale si possono applicare praticamente gli stessi criteri validi per le auto vere.

La ricerca si ferma con l’arrivo del Moplen nella produzione: si accenna alle esigenze e alle vicende che portarono al definitivo abbandono della lamiera tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta, ma tutta la vicenda della Giordani da quel momento chiave fino alla chiusura resta fuori dal libro. Del resto sono scelte necessarie ancorché abbastanza dolorose. E’ un volume, in ogni caso, che regala emozioni a non finire, sul filo della memoria ma anche del rigore filologico. Quanto mai evocativa la foto che ritrae un nugolo di “Indianapolis” schierate sull’anello di alta velocità di Monza il 19 giugno 2019, in occasione del primo raduno nazionale delle auto a pedali Giordani – e uno dei rari momenti in cui in quella giornata non piovve a catinelle!

Questo libro è destinato a restare a lungo l’opera di riferimento sulla Giordani e occuperà un posto importante anche nella biblioteca dei non specialisti. La tiratura è limitata a 750 esemplari.

Gigi Soldano – Piero Pini, Giordani Il mito delle auto a pedali / The pedal car legend, Giorgio Nada Editore, 2023, ISBN 978-88-7911-919-1, copertina cartonata, pagg.384, € 75,00.

Cent’anni di Monza…

E’ appena uscita la prima pubblicazione del sito Motoremotion, a cura di Massimo Campi, che celebra i cento anni dell’Autodromo di Monza (1922-2022).

Monza, “Il tempio della velocità”: così è sempre stata definita la pista dell’Autodromo Nazionale col suo tracciato fatto di veloci rettilinei e poche curve, tutte molto tecniche. L’autodromo ha compiuto un secolo di storia. Una pista nata per soddisfare la nascente industria automobilistica e motociclistica di una nazione che si stava rialzando dopo una feroce guerra.

Monza è un nome diventato famoso in tutto il mondo, sia  per le imprese sportive che hanno visto come protagonisti i migliori campioni ma anche per i suoi drammi. Quando è stata costruita, un secolo fa, era il terzo tracciato permanente al mondo dopo Brooklands e Indianapolis. Mentre sul tracciato inglese non si corre più da vari decenni, Monza, con l’ovale dell’Indiana, detiene il primato delle piste in attività più vecchie al mondo. Quando si parla di motorismo sportivo sono pochi i tracciati che sono rimasti impressi nell’immaginario collettivo oltre ai due già citati: Le Mans, il Nürburgring o Spa-Francorchamps.

Sfogliando gli albi d’oro dei vincitori dei Gran Premi, appare subito evidente che a Monza sono sempre emersi i migliori. La speciale classifica è guidata da due nomi: Michael Schumacher e Lewis Hamilton, con ben 5 successi a testa, seguiti da Nelson Piquet con quattro successi e una lista di altri grandi campioni, partendo da Tazio Nuvolari e Juan Manuel Fangio, passando per Ascari, Prost, Lauda, Clark, Vettel, Caracciola, Alonso, Peterson, Surtees, Stewart, Andretti, Mansell, per finire ad Ayrton Senna.

Vincere in terra di Brianza è sempre stato un vanto per tutti i grandi campioni ma anche per i piloti delle categorie minori. Entrare a Monza è per molti come accedere ad un santuario, con le sue regole spesso non scritte ma dettate da un mix di velocità, coraggio ed intelligenza.

Salire sul gradino più alto del podio quando si vince una gara importante e vedere sotto il pubblico che ha invaso la pista per far festa ai vincitori è come ricevere una laurea.

Spesso le gare nell’Autodromo di Monza hanno influenzato la storia delle grandi competizioni. Il Gran Premio d’Italia, per tante stagioni, è stata una delle ultime gare del campionato dove si sono decise le sorti della classifica finale e altre volte sono proprio stati i drammi a cambiare l’esito delle cose.

La velocità della pista l’ha sempre resa unica nel panorama internazionale, ma anche un tracciato tra i più pericolosi dove è spesso andata in scena la sfida tra l’uomo, la macchina ed il destino.  Vincere con una vettura dal colore rosso, Alfa Romeo o Ferrari, ha sempre rappresentato un vanto per l’industria italiana e per tutta l’Italia intera. 

“Monza 1922/2022” non vuole essere un elenco didascalico di risultati ma una serie di racconti con un comune denominatore: la passione per I motori, l’autodromo, gli uomini e le imprese sportive che lo hanno reso famoso. Recensiremo presto questo intrigante libro di Massimo Campi, scritto con la passione e la competenza di chi l’autodromo di Monza l’ha frequentato per una vita.

La celebrazione dei fratelli Brambilla dello scorso 17 settembre

Come avete letto nell’articolo di Riccardo Fontana (https://pitlaneitalia.com/2023/09/17/il-brambilla-day-a-monza-e-biassono-organizzato-a-cura-del-m-a-m-s/) lo scorso 17 settembre il M.A.M.S. (Monza Auto Moto Storiche) ha organizzato una bella manifestazione in memoria dei fratelli Tino e Vittorio Brambilla.

Pubblichiamo una gallery supplementare dell’evento. Foto copyright Raul Zacchè.

Epoqu’auto 2023: il “dossier de presse”

Si avvicina la data del salone Epoqu’auto a Lione (in apertura un’immagine dell’edizione 2022), programmato dal 10 al 12 novembre. E’ stato pubblicato oggi il libretto di presentazione del 2023, che trovate qui di seguito in formato pdf insieme alla locandina ufficiale.

Ferrari al GP di Singapore

foto credit 2023 Scuderia Ferrari Press Office

Il Brambilla Day a Monza e Biassono organizzato a cura del M.A.M.S.

testo e foto di Riccardo Fontana

Nella giornata di oggi, domenica 17 settembre, si è tenuto il Brambilla Day in quel di Monza e Biassono, un raduno di auto e moto d’epoca organizzato a cura del M.A.M.S., in onore di Tino e Vittorio Brambilla, piloti tra i più rappresentativi degli anni ruggenti del Motorsport, e simboli di un modo più sano e “vivo” di intendere le competizioni, così lontano dalla routine patinata e politicamente corretta della Formula Uno odierna ma al contempo genuino ed irripetibile.

Mi ricordo come se fosse ieri quando, verso i cinque anni (quindi 1997), la sera sfogliavo l’Enciclopedia della Formula Uno (edita a puntate tra il 1978 ed il 1979) con mio padre, ed è stato lì che ho visto la prima volta Vittorio Brambilla e la sua March arancione, uno dei tanti imprinting della mia infanzia e, d’altronde, ognuno ha le favole che si merita.

Un corteo di una quarantina di auto di ottimo pregio è partito dalla Reggia di Monza alle 10 del mattino, dirigendosi all’officina dei Fratelli Brambilla, per un piccolo rinfresco in compagnia di Roberto, uno dei figli del grande Vittorio, che porta ancora avanti l’attività di famiglia preparando bellissime special su base Guzzi e Kawasaki, oltreché svolgendo ordinaria attività di riparazione.

Entrare nell’officina dei Brambilla è già di per lei un’esperienza da raccontare: entri e vedi le foto, vedi gli attestati quanto del Tino che del Vittorio, e ti trovi davanti alle foto della 4 Ore di Monza del ’73, alle bagarre tra Vittorio con la BMW CSL grigia e Jochen Mass e Niki Lauda, alla coppa della vittoria a Zeltweg nel 1975, a tutta una serie di cose che, se hai passione e conosci la storia delle corse, ti danno i brividi.

E non può essere altrimenti, e del resto l’officina è un ambiente dove si viene accolti nella massima amicizia, ed anche se – come me – non si conosce nessuno non ci si sente mai fuori posto, sintomo di un’umanità eccezionale.

Dopo il rinfresco, che è seguito ad alcuni momenti molto belli e per certi aspetti abbastanza toccanti, la carovana si è rimessa in marcia per il pranzo, che ha concluso la giornata nel segno della passione e dell’amore per i motori e le corse.

Un evento certamente da ripetere, ed un grosso plauso agli organizzatori – privati – che hanno voluto e saputo rendere omaggio sia ai mitici fratelli Brambilla che al territorio.

Gallery supplementare, con foto di Raul Zacchè, a questo link: https://pitlaneitalia.com/2023/09/18/la-celebrazione-dei-fratelli-brambilla-dello-scorso-17-settembre/

Un’occhiata a Gio Cars

Aperto dal marzo del 2018, Gio Cars, museo del giocattolo in movimento, è frutto dell’idea di Adriano Guidi, un appassionato collezionista che ha deciso, di esporre la propria collezione di auto a pedali, biciclette, tricicli, carrozzine, passeggini cavalli a dondolo e altri oggetti per l’infanzia in un bel casolare sito nella campagna di Sala Bolognese.

Nella struttura, approntata in collaborazione col Comune di Sala Bolognese, sono esposti centinaia di pezzi, che vanno dai secoli passati alle auto a pedali in Moplen e in plastica che segnarono per i principali produttori come la Giordani una necessaria modernizzazione dal periodo della lamiera.

Nel museo si possono ammirare diversi pezzi di notevole rarità, come appunto molta della produzione Giordani, auto da giostra e anche una bella raccolta di aerei in latta anni cinquanta-sessanta.

Gio Cars è aperto giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18. Per informazioni: tel. 391 434 59 43, e-mail staff@giocars.com, sito Internet www.giocars.it .