E’ visibile fino al 29 ottobre 2023 presso il Museo del patrimonio industriale di Bologna la mostra temporanea consacrata alla produzione motociclistica bolognese, tra il 1920 e il 1970. Questo periodo viene ricordato per l’inventiva e le capacità dei numerosi costruttori, oltre settanta, che si sono cimentati, con diversa fortuna, nella realizzazione di veicoli molto curati, dal punto di vista costruttivo ed estetico, offrendo una gamma di motocicli unica per quantità, varietà e bellezza.
Solo pochi marchi sono riusciti a tradurre l’apprezzamento della critica in successo commerciale, tuttavia l’industria bolognese delle due ruote, anche con l’apporto del settore della componentistica, ha lasciato un segno indelebile nella storia del motociclismo italiano.
In esposizione 32 moto di 15 marche diverse, tra le più significative di quegli anni e testimonianza della vivacità del settore motoristico a due ruote, documenti d’archivio, fotografie e filmati che restituiscono l’atmosfera e la suggestione della Bologna dei motori.
Non poteva esserci luogo migliore del Museo del patrimonio industriale di Bologna per l’anteprima del libro sulla storia della Giordani, di Gigi Soldano e Piero Pini, pubblicato da Giorgio Nada.
A sinistra, l’entrata del Museo del patrimonio industriale di Bologna, che ha sede nella ex-fornace Galotti, collocata lungo il Canale Navile al Battiferro, nella prima periferia nord di Bologna. Al centro, uno dei momenti della presentazione, con l’intervento degli autori, di Antonio Campigotto, revisore dei tesi, e di alcuni personaggichiave nella storia della Giordani. Il pubblico è intervenuto numeroso: fra gli uditori, diversi collezionisti che hanno fornito materiale prezioso per la buona riuscita del volume
Gigi Soldano (a sinistra) autore delle foto e Piero Pini, responsabile della ricerca e dei testi
Alle ore 10.30 presso Roberto Curti del Museo, sito in Via della Beverara, i due autori, Antonio Campigotto, direttore delle pubblicazioni del museo e alcuni importanti ex-dirigenti dell’azienda bolognese, hanno presentato e commentato il volume Giordani – Il mito delle auto a pedali di cui leggerete a parte una recensione dettagliata. E’ stata l’occasione per ripercorrere le vicende di un marchio importantissimo per l’economia del territorio bolognese e che ha fatto la storia delle auto a pedali, ma anche di tricicli, carrozzine e altri accessori per l’infanzia. Durante l’incontro – cui ha partecipato un foltissimo pubblico – si sono premiati anche i collezionisti che hanno contribuito fattivamente con foto e materiale documentario, che hanno ricevuto un’edizione speciale del volume.
Dopo la presentazione, i partecipanti hanno raggiunto Gio Cars, il museo del giocattolo in movimento a Sala Bolognese per uno spuntino e la sessione firma copie. E’ stato presente all’evento di oggi Stefano Nada, in rappresentanza della casa editrice.
Foto in apertura: Auto Sport Normale della Giordani (anno 1950), esposta in occasione della presentazione del volume.
ll circuito di Spa-Francorchamps è stato il teatro della presentazione dei calendari 2024 del Ferrari Challenge Trofeo Pirelli Europe, UK e Japan. Prima di entrare nel vivo con le serie regionali e nazionali, l’annata sportiva dei clienti della Casa di Maranello avrà un prologo invernale con il Winter Round negli Emirati Arabi Uniti, a febbraio, quando i protagonisti del monomarca si daranno appuntamento ad Abu Dhabi.
Winter Round. A inaugurare la stagione sarà l’avveniristico circuito di Yas Marina che accoglierà le vetture da competizione del Cavallino Rampante in concomitanza con i Ferrari Racing Days. A fare da cornice all’attesa ripresa delle corse saranno i riflettori del circuito inaugurato nel 2009, il quale all’inizio della stagione corrente aveva ospitato due round della Winter Challenge.
Abu Dhabi, 1-4 febbraio
Ferrari Challenge Europe. Sei tra gli impianti motoristici più noti del Vecchio continente saranno il palcoscenico della stagione europea del monomarca Ferrari giunto alla trentaduesima edizione. Per tutti gli iscritti un calendario ampiamente rinnovato rispetto all’annata 2023 prima del gran ritrovo autunnale, da tradizione ospitato alle Finali Mondiali.
L’Italia con l’autodromo del Mugello sarà il primo dei sei Paesi interessati dal Ferrari Challenge Trofeo Pirelli Europe, dal 2 al 5 maggio, prima che i concorrenti facciano tappa in Ungheria, nel nuovo Balaton Park Circuit, una pista lunga 4,1 chilometri che include 16 curve, tra il 30 maggio e il 2 giugno.
Nel corso dell’estate saranno tre i round che raduneranno piloti e team del campionato. Il circuito di Jerez, in Spagna, aprirà il trittico mediterraneo dal 20 al 23 giugno, anticipando gli eventi del mese successivo, in programma a Portimão, in Portogallo, e a Le Castellet, in Francia, rispettivamente nei fine settimana del 7 e del 28 luglio. Il sesto appuntamento della serie continentale si disputerà al Nürburgring, in Germania, dal 5 all’8 settembre.
Mugello, 2-5 maggio Balaton, 30 maggio-2 giugno Jerez, 20-23 giugno Portimão, 4-7 luglio Le Castellet, 25-28 luglio Nürburgring, 5-8 settembre
Ferrari Challenge UK. La sesta edizione della serie regionale britannica ripartirà dai medesimi circuiti, apprezzati dai piloti nel corso della stagione 2023, facendo visita a impianti sportivi che appartengono a pieno titolo alla storia delle corse oltre Manica.
Dopo l’esordio a Brands Hatch, dal 19 al 21 aprile, con le gare in scena sia sulla pista Indy sia sul circuito GP, il campionato si svilupperà con i round di Oulton Park, il 10-11 maggio, e Snetterton, l’8-9 giugno. La seconda parte del programma includerà la gara di Donington, il 20-21 luglio, prima del finale in scena a Silverstone, il 13-15 settembre, il più celebre tra i circuiti britannici, la cui fondazione risale al 1947.
Brands Hatch, 19-21 aprile Oulton Park, 10-11 maggio Snetterton, 8-9 giugno Donington, 20-21 luglio Silverstone, 13-15 settembre
Ferrari Challenge Japan. Conclusa una prima stagione all’insegna di una straordinaria partecipazione in termini di team e piloti, la serie nipponica ripartirà nel 2024 con cinque round che si svilupperanno in altrettanti autodromi.
Ad aprire l’annata sarà Suzuka, l’impianto famoso a ogni latitudine per aver ospitato la gran parte dei GP del Giappone di Formula 1 sin dalla fine degli anni Ottanta: qui il Ferrari Challenge Trofeo Pirelli Japan inaugurerà il 2024 con le prove dal 5 al 7 aprile. Quindi il monomarca si sposterà al Fuji International Speedway – che nel 2023 aveva accolto il primo appuntamento nel Paese del Sol Levante – in una data di maggio che sarà annunciata prossimamente, e a Sugo, dal 7 al 9 giugno.
Nel corso dell’estate il calendario prevede il ritorno nella Prefettura di Mie, con il secondo evento organizzato sui 5,807 chilometri di Suzuka dal 28 al 30 giugno. Appuntamento conclusivo atteso a Okayama, dal 23 al 25 agosto, tra gli impianti più apprezzati per le competizioni riservate alle vetture derivate dalla serie.
Suzuka, 5-7 aprile Fuji, data TBA Sugo, 7-9 giugno Suzuka, 28-30 giugno Okayama, 23-25 agosto
Ferrari Challenge North America. Con queste date si completa l’offerta del Ferrari Challenge Trofeo Pirelli che, lo scorso luglio, aveva annunciato le date del calendario della serie North America in occasione del round di Sonoma.
Circuit of the Americas, 25-28 aprile WeatherTech Raceway Laguna Seca, 16-19 maggio Circuit Gilles Villeneuve, 7-9 giugno Watkins Glen, 18-21 luglio Sonoma Raceway, 22-25 agosto Indianapolis Motor Speedway, 12-15 settembre
Dopo il successo del Berliet VBH-85 di Lione (https://pitlaneitalia.com/2021/12/16/miniatures-lyon-annuncia-il-berliet-vbh-85-numero-6-di-lione/) il negozio Lyon Miniatures annuncia il filobus Berliet Vétra VA3 B2, in tre versioni della linea urbana lionese: la 4 (Perrache – Parc de la Tête d’Or),la 7 (Perrache – Cusset) e la 18 (Place Sathonay – Gerland) attive col VA3 B2 fra il 1953 e il 1960.
Questo tipo di filobus ha segnato la storia dei trasporti pubblici a Lione, in un’epoca in cui l’innovazione tecnica era al suo massimo. Il VA3 B2 si distingueva per le sue caratteristiche eccezionali, come la lunghezza di 11,990 metri, i 111 posti disponibili (di cui 23 seduti) e un motore Alsthom TA635A che sviluppava 103kW (103CV).
Ogni modello, in zamac scala 1:43, sarà in serie limitata di 500 esemplari numerati. Il prezzo di un singolo modello è di €99, che diventano 267 incluse spese di spedizione per tutti e tre insieme. La commercializzazione è prevista dal prossimo 10 novembre.
E’ disponibile un’altra serie limitata factory built di Madyero. Si tratta delle celebri Porsche numero 09 protagoniste della serie IMSA di fine anni ’70. Nei primi mesi del 1977 il pilota e team manager Gary Belcher acquistò da Brumos una Porsche 934 che aveva iniziato la propria carriera con Georg Loos. Belcher la trasformò con alcune specifiche 935, ottenendo di fatto una 934/5 e adottando il numero di gara 09. Con questa vettura corse nel 1977 e nel 1978, con tra l’altro un sesto posto alla 24 Ore di Daytona del 1978. Per la stagione 1979 la nera 934/5 uscì di scena ma l’ormai famoso numero 09 venne trasferito su una 935 ex-Interscope Racing. Nel frattempo era intervenuto a sostenere il team, gestito da Preston Henn, lo sponsor Michelob. Dopo la 12 Ore di Sebring venne montato un cofano anteriore dalle linee più tese e piatte. La livrea Michelob cedette poi il posto ad altre colorazioni dopo la seconda metà della stagione 1979 per poi assumere le sembianze, con pezzi di carrozzeria specifici, della 935 K3 continuando ad essere impiegata fino a tutto il 1981.
Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre si svolgerà la quindicesima edizione della Coppa Franco Mazzotti, gara di regolarità Superclassica ACI Sport, organizzata dal Club della Mille Miglia “Franco Mazzotti” in collaborazione con l’Automobile Club di Brescia e con il patrocinio di 1000 Miglia srl.
Il percorso, con partenza da Sirmione, pernottamento a Boario Terme e arrivo all’Aerobase Militare di Ghedi è stato completamente rinnovato.
La presentazione della XV Coppa Franco Mazzotti sarà tenuta mercoledì 20 settembre, alle ore 11:30, presso Villa Mazzotti a Chiari.
Nell’immagine di apertura, una fase di un’edizione della Coppa Mazzotti di alcuni anni fa.
Sabato 16 settembre 2023 alle ore 10:30 presso la Sala Auditorium “Roberto Curti” del Museo del patrimonio industriale di Bologna (Via della Beverara, 123) si terrà la presentazione del volume: Giordani: il mito delle auto a pedali di Gigi Soldano e Piero Pini, edito da Giorgio Nada. Il libro, commercializzato in soli 750 esemplari, è una ristampa della prima edizione, tutt’oggi ricercatissima dai collezionisti.
Giordaniè stato il marchio italiano più importante e conosciuto nel settore dei giocattoli sportivi, amato e desiderato dai bambini di un tempo, ma anche dai nostalgici appassionati alla ricerca del gioco dell’infanzia perduto e, soprattutto, dai collezionisti di oggi.
Sono state le auto a pedali, in primo luogo, a decretare il successo della ditta bolognese, proposte fin dal primo catalogo del 1915, per essere realizzate poi in modelli sempre accattivanti e curati, con soluzioni costruttive originali, grande varietà di accessori, nelle versioni popolari e lusso, in un numero di modelli e varianti via via crescente nel corso dei decenni.
Fin dagli anni Venti per tutta la sua lunga storia la Giordani ha ideato e costruito auto a pedali in gran parte ispirate al mito sportivo, in grado di trasmettere negli acquirenti, e nei loro bambini, l’idea di velocità, potenza, competizione, vittoria.
Gigi Soldano, fotografo, e Piero Pini, studioso della produzione Giordani, entrambi appassionati collezionisti e profondi conoscitori della materia, in questo volume documentano e descrivono in modo analitico i modelli prodotti, con le loro varianti ed evoluzioni, dalle origini fino all’avvento della plastica, attingendo ad un patrimonio pressoché sconosciuto ed inedito di cataloghi, foto, materiali storici, ed utilizzando i servizi fotografici dedicati alle più belle automobiline giunte fino a noi, conservate nelle raccolte di alcuni tra i più importanti collezionisti italiani.
E’ stato reso noto oggi il calendario 2024 della European Le Mans Series. Confermati cinque dei sei circuiti del 2023, arriva anche una tappa al Mugello, prevista a fine settembre.
di Roberto d’Ilario. Foto copyright Roberto d’Ilario e Walter Corsini
Quando l’arte sposa la passione per i motori incontriamo il Prof. Walter Corsini,un autorevole esponente di una particolare forma di pittura che ha come soggetto le auto e tutto ciò che ruota intorno ad esse. Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo nel suo laboratorio in un tranquillo pomeriggio passato tra amarcord, cultura e innumerevoli libri di auto, da cui abbiamo tratto l’intervista che presentiamo.
Prof. Corsini, qualche cenno biografico?
Sono nato nel 1949 a Chieti dove mi sono diplomato perito meccanico per poi laurearmi in Biologia all’Aquila. Ho intrapreso l’insegnamento di Scienze Naturali e Scienze della Terra alle Scuole Superiori per poi andare in pensione qualche anno fa.
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Bene, ma oltre ad un insegnante Lei è anche un pittore. Cosa dipinge?
Ho preso il “virus” della pittura e dei motori sin da bambino, contagiato da mio padre pittore paesaggista e ritrattista ma anche appassionato di automobili. Mi portava a vedere le corse automobilistiche, Circuito di Pescara, Mille Miglia, Gran Criterium delle Vetturette, oltre a regalarmi continuamente automobiline di latta e modellini via via più costosi che, ad averli adesso, varrebbero un capitale. Le giornate intere a giocare con le macchinine, l’ispirazione di mio padre e, chissà, un qualcosa insito nel mio DNA, mi hanno spinto a riportare su carta le forme e le prospettive delle auto, seppur filtrate dagli occhi e dalla capacità di un bambino di 8 anni.
Alle Scuole Medie mi ritrovavo a disegnare sui quaderni durante le lezioni al punto che, partendo da un dettaglio come un fanale o una ruota, riuscivo a creare carrozzerie fantasiose ma perfettamente proporzionate, quindi con una tendenza al design puro. Quante prese in giro ho subìto dai miei compagni! La svolta avvenne quando uno dei miei nipoti, tra il serio ed il faceto, mi suggerì di passare dai “disegnini” ai quadri veri e propri. Lì è scattato il meccanismo che, dai primi tentativi su cartoncino nero, mi ha portato a realizzare opere su tela dove il soggetto principale è sempre l’automobile ma inserita in un contesto paesaggistico.
Quali auto preferisce rappresentare?
Quelle che ritengo abbiano fatto la storia dell’automobilismo, soprattutto sportivo, dal primo dopoguerra fino agli anni ’70, quando ognuna aveva un suo stile e una sua forma particolare, con una predilezione per le italiane. Ovviamente non disdegno di rappresentare anche auto più recenti, ma che abbiano una personalità ben precisa.
Spesso le sue auto sono inserite nel contesto di una gara. Quali?
Le classiche su strada, Le Mans, Targa Florio, Mille Miglia, Circuito di Pescara o i rallyes dove il paesaggio circostante è fondamentale perché mi permette inserire gli spettatori che rendono il quadro più vivo e vibrante. Mi preme trasmettere l’atmosfera della corsa, l’emozione ed il fascino che i bolidi suscitavano al loro passaggio tra due ali di folla, a diretto contatto con le persone.
Il mio intento è di trasmettere cosa rappresentava l’automobile, sublimata nell’attività sportiva, nell’Italia del dopoguerra, quando bastava il rombo del motore, una carrozzeria filante o un gesto del pilota per colpire l’immaginario della gente comune. Attingendo ai miei ricordi personali, cerco di fare emergere lo spaccato di un’epoca fatta di temerarietà e di pericolo, di semplicità e meraviglia, di profumo dei pomodori maturi e di olio di ricino dei motori.
Quindi l’elemento umano è fondamentale?
Certo, è fondamentale. Queste manifestazioni hanno fatto la storia per l’industria, per la tecnologia, hanno determinato il progresso e la trasformazione sociale. Non dimentichiamoci che in pochi anni si passò dall’asinello al trasporto a motore.
Quanto Abruzzo c’è nei suoi dipinti?
Molto, dalla Coppa Acerbo a Jarno Trulli. Appartengo a questa terra, le mie radici sono qui.
Lei è più conosciuto dentro o fuori dalla nostra Regione?
Sono molto conosciuto fuori, sono presente sui siti d’arte Europei, ho esposto soprattutto a Nord e all’estero durante le gare, così ho potuto conoscere persone provenienti da tutte le parti del mondo e posso annoverare persone importanti tra i miei clienti.
Quindi Lei trasferisce la passione su tela?
Assolutamente sì, è un connubio tra talento, passione e ispirazione. Chiamo la mia tecnica “Iperrealismo dinamico” perché ora non dipingo più auto statiche, voglio trasmettere l’idea del movimento, del dinamismo di una scena. Sono necessarie pazienza e applicazione, per finire un quadro impiego mesi lavorandoci tante ore ogni giorno.
Come si sente quando dipinge?
Realizzato, decisamente realizzato. La mia mente si isola dal resto del mondo, mi astraggo totalmente, è la mio valvola di sfogo, il mio modo di rilassarmi. Sono il pittore della notte, il mio momento magico in cui mi esprimo meglio, spazio e tempo non esistono più.
Visto che è l’emozione che la guida, possiamo definirla un inguaribile romantico?
Si, ma solo di una determinata epoca, gli anni ’50 e ’60 che ho vissuto davvero bene. Sono anni che non cambierei con nessun altro periodo, sono stato testimone del brevissimo benessere sociale e del decadimento attuale che accentua la nostalgia e i ricordi.
Come vede corse di oggi?
“Noiose, poco attraenti.”
Grazie, Prof. Corsini, alla prossima!
Abbiamo conosciuto una persona speciale, abbiamo sbirciato nelle pieghe della sua anima e abbiamo trovato le emozioni che guidano la sua mano nel comporre scene affascinanti e perfette. Se vi capita di incontrarlo alle mostre o al prossimo salone Auto e Moto d’Epoca di Bologna, fermatevi ad osservare la sua galleria: è come entrare nel paese dei balocchi!
In Toscana abbiamo sempre avuto ottimi storici del motorismo, a volte del tutto misconosciuti, più spesso rimasti all’ombra di altre realtà più potenti e facoltose pur godendo del rispetto dei veri addetti ai lavori. Ma pazienza, scripta manent.
E’ di recente pubblicazione un saggio a cura di Francesco Parigi e Maurizio Mazzoni: il primo si è occupato molto – ma non solo – dell’area motoristica mugellana, dal Circuito Stradale al Gran Premio di San Piero a Sieve di Formula 3; il secondo lo ricordiamo per diversi studi rimasti l’opera di riferimento in materia, come la storia della Coppa della Consuma motociclistica, uscita nel 1991, o della Coppa Toscana, pubblicata due anni or sono.
Stavolta i due specialisti, dopo aver collaborato insieme alla biografia di Gastone Brilli-Peri, apparsa nel 2021, hanno prodotto una interessantissima ricostruzione degli eventi delle due e delle quattro ruote nei territori occupati dall’Italia nella breve vita dell’Impero d’Oltremare: Libia in primis, quindi, ma anche Eritrea, Abissinia, Somalia, Rodi e le isole del Dodecaneso.
Evento per evento, sono riportate tutte le notizie che gli autori hanno potuto reperire in giornali, riviste e archivi vari. Spesso le informazioni sono scarsissime ma bastano a testimoniare una gara o una manifestazione di altro tipo, come le gimkane. Naturalmente molto spazio lo occupano i Gran Premi di Tripoli, con i loro intrighi che trascendevano il puro fatto sportivo, la Litoranea libica Tobruk-Tripoli (la “Mille Miglia africana”) o le sfide ad Asmara, ma accanto agli eventi più luccicanti e mondani vi è una lunga e sorprendente teoria di gare in salita, circuitini e altri eventi ormai quasi svaniti nella memoria.
Fra annotazioni tecniche e sportive e ficcanti flash storico-sociali, il libro – 342 pagine di prosa fluida e mai pedante – si legge che è un piacere.
L’apparato fotografico ha i suoi limiti: non ci risultano immagini precedentemente sconosciute, ma si è attinto a ciò che uscì su quotidiani e periodici dell’epoca. A ciò si aggiunge una documentazione fatta di pubblicità, manifesti e testimonianze varie (cimeli, passaporti, materiale postale), che contribuiscono non poco a restituire lo spirito del tempo. La bella immagine di copertina si deve all’archivio Daimler AG
Questo volume ben difficilmente lo troverete in vendita, essendo una pubblicazione “confidenziale”, senza ISBN e senza prezzo di copertina. Contattando gli autori riceverete comunque le istruzioni per procurarvene una copia: ne vale la pena.