E’ on line su Youtube l’intervista ufficiale su BBR. Si tratta di un autentico mini-documentario che offre nuove prospettive e idee a imprenditori e professionisti.
Nella quinta puntata di Imprese, il format innovativo ideato da Manabe Repici e prodotto da Strate Genius Agency, ci si addentra nel mondo di BBR, affermatasi come leader nella produzione di automodelli d’alta gamma, vantando oltre 40 anni di esperienza.
Nella foto di apertura, Balestrini e Reali nei locali di BBR a Saronno (foto David Tarallo/pitlaneitalia.com)
Da sempre, i “coffret” costituiscono per i fabbricanti un’ottima occasione di riciclare modelli magari vecchiotti, che vengono così reimmessi nel mercato con idee più o meno brillanti. Solido è stata maestra in quest’arte e ancora alla fine degli anni settanta, le confezioni speciali abbondavano nel catalogo, con set incentrati sui temi più vari, dal classico delle competizioni alla Gendarmerie, dal motocross alle vacanze invernali, dall’ambiente agricolo al campeggio. Al centro di questi coffret, modelli che non sempre avevano incontrato il pieno favore del pubblico, come le versioni break della Renault 12, della Peugeot 504 o della Citroën CX.
Ragionamenti come questi, ovviamente non li facevo nell’estate del 1979, allorché, in vacanza coi miei a Orbetello, leggevo e rileggevo fino allo sfinimento un catalogo Solido sognando le Porsche 917 che erano ormai fuori produzione e destinate alle borse di scambio, di cui neanche immaginavo l’esistenza.
Ma un’altra cosa colpì la mia immaginazione: il coffret numero 618, con la vettura di servizio familiare, il carrello e la Renault 5 Coppa. Questo fece scattare la classica molla della fascinazione. All’epoca iniziavo ad assistere alle prime corse al Mugello, e non c’era evento importante che non avesse la Coppa Renault come gara di supporto, magari insieme alla F.Fiat Abarth. Molti piloti si presentavano nel paddock ancora così, con la macchina da corsa trainata col carrello: un’eredità del passato destinata a sparire di lì a poco.
Oggi so che per la primissima immagine del coffret 618 sul catalogo, Solido utilizzò una Peugeot 504 Break. Per la produzione si decise saggiamente di impiegare una ben più coerente Renault 12, sempre in versione familiare. Nella sua versione definitiva, Solido studiò una confezione accattivante: scatola verde con inserto molto corsaiolo che rendeva bene lo spirito della Coppa Renault dell’epoca. Il tutto era molto semplice ma anche molto ben fatto. Senza analizzare le caratteristiche del set (magari lo farò un’altra volta), posso dire che ne esistevano con la R5 blu e con la R5 gialla, esattamente gli unici due colori della 58B della serie normale. La R12 era nel classico celeste, ma con decals specifiche, che riprendevano gli sponsor tecnici della “Coupe Renault”.
Passa una settimana, ne passa un’altra e questo coffret diventa una specie di fissazione. Si presenta un’occasione clamorosa: i miei nonni programmano una breve vacanza a Parigi.
Nella mia mente di decenne, l’equazione Parigi = Solido era quanto di più evidente potesse esserci. Del resto in quel periodo ero convinto che in Francia si trovassero dei kit Solido in versioni non importate in Italia (in realtà si trattava di semplici transkit o decals tipo BAM, ma questo non lo sapevo). I miei nonni, istruiti in modo adeguato, cercarono scrupolosamente il coffret a Parigi, non certo in negozi specializzati ma in posti tipo le Galéries Lafayette, dove venne loro detto che al momento non era disponibile ma che sarebbe tornato a breve. A breve ma non in tempo. Tornarono non a mani vuote ma con un paio di altri modelli che – poveretti – non potevano essere lontanamente comparati a quelli che potevano interessarmi: ricordo una Traction Avant dei pompieri, rossa, che penso fosse il modello Solido che mi interessasse meno in assoluto. La presi tutto sommato con filosofia. Poco dopo riuscii a trovare da Dreoni di Via Cavour a Firenze la R5 Coppa e mi consolai con quella.
Passano gli anni. Anzi, passano i decenni. Si cresce, si fanno tanti percorsi ma certe cose si depositano sul fondo delle sensazioni, prendendo la luce giallastra dei ricordi d’infanzia, che ti balenano in testa nelle loro sembianze fantasmatiche un po’ consunte (avete presente il video dell’Estate di John Wayne, girato con le lenti anamorfiche? La memoria ragiona con quelle come occhiali). Quel coffret ho sempre continuato a cercarlo, non certo con grande accanimento ma con un’attitudine del tipo “tengo gli occhi aperti, prima o poi lo ribecco”. A ritardare il ritrovamento, il fatto che ne volessi uno perfetto, con le decals dei fianchi destri delle vetture ancora da applicare.
Qualche giorno fa il cerchio si è chiuso. Un coffret 618 è sbarcato a casa, proveniente dal nord della Francia, e non è un coffret 618 qualunque. La scatola è un po’ deformata dal tempo (ma non è il suo bello?) ma probabilmente il polistirolo con i modelli non è mai uscito dalla sua scatola. Tutto è al suo posto come nel 1979. Le decals erano posizionate sotto le ruote della R12 Break; solo per precauzione le estraggo e le avvolgo con carta non-acida rimettendole nella scatola lontane dal contatto col polistirolo. Mi sento come Grenfell e Hunt a Ossirinco.
I Solido di quel periodo sono come un K-Way vecchio o come un’Alpine A110 con la carrozzeria di plastica un po’ scalcinata ma che va ancora benissimo. Un libro raro con i bordi della copertina consumati.
Il coffret 618 andrà a riposare vicino al gioco della F.1 che mi regalarono a “Porte aperte alla Renault” dove ogni anno andavo sperando di trovare in esposizione una R5 Alpine.
Qatar Tourism ha inaugurato la prima edizione dell’atteso Geneva International Motor Show (GIMS) Qatar, attirando 180.000 visitatori e più di 1.000 giornalisti provenienti da oltre 50 paesi in 10 giorni. E’ stata la prima volta che il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra si è tenuto al di fuori della Svizzera, fin dalla sua nascita nel 1905.
Ambientato presso il Doha Exhibition and Convention Center (DECC), il salone dell’auto si è svolto dal 5 al 14 ottobre e ha visto la presenza di 30 espositori che hanno svelato 12 anteprime mondiali e 29 novità regionali.
L’edizione inaugurale ha chiuso i battenti alle 22:00 del 14 ottobre al suono dei clacson, come da consueta tradizione del Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra.
Parlando del clamoroso successo della mostra, Saad Bin Ali Al Kharji, Vice Presidente di Qatar Tourism, ha dichiarato: “Siamo lieti di aver guidato gli sforzi per portare in Qatar una delle esposizioni più prestigiose dell’industria automobilistica e di aver dimostrato la capacità del Qatar di ospitare eventi su larga scala. Le nostre strutture per eventi e congressi all’avanguardia, le politiche di viaggio semplificate e l’offerta di ospitalità molto ampia, rendono il Qatar la scelta ideale per le aziende che necessitano di una destinazione internazionale per i loro eventi. Inoltre, la celebrazione dell’eccellenza automobilistica, che ha avuto luogo a Doha in più location, dimostra l’unità di intenti e l’adesione totale del Paese alla visione condivisa di promuovere il Qatar sulla scena internazionale”.
Sandro Mesquita, CEO del Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra, ha dichiarato: “Il nostro Salone di Ginevra ha permesso per molti anni al “meglio” dell’industria automobilistica di connettersi, condividere idee e ispirare il futuro del settore. E’ stato anche il luogo in cui si è potuto ammirare quella che chiamiamo “l’eccellenza automobilistica”. Che si tratti di un marchio di lusso che mostra la sua ultima hypercar, di una start-up che fa il suo ingresso sul mercato o di una grande casa automobilistica globale che svela la sua strategia di elettrificazione, se avviene a Ginevra si assicura una grande risonanza a livello mondiale. Questo è quello che rappresenta l’essenza del Salone di Ginevra. Ma questo è anche il significato di GIMS. Ovunque e in qualsiasi momento si svolga un evento “marchiato” GIMS, si caratterizza per la medesima qualità. Questa prima edizione di GIMS Qatar ne è una chiara testimonianza”.
Dislocato nei 10.000 m2 del DECC, GIMS Qatar ha offerto una piattaforma unica per agli esperti del settore automobilistico, per presentare tecnologie, design e concept all’avanguardia. Oltre ai padiglioni espositivi, il salone dell’auto si è esteso ad altre location, diventando un vero e proprio festival dell’eccellenza automobilistica, attraverso l’organizzazione del Future Design Forum presso il Museo Nazionale del Qatar, dei Track Days nel rinnovato circuito F1 di Lusail, delle esperienze off-road nel deserto presso il Sealine Adventure Hub e infine della Parade of Excellence presso l’Urban Playground creato nel Lusail Boulevard, zona ricreativa per famiglie.
Gli organizzatori e i partner di GIMS Qatar, hanno espresso la loro profonda soddisfazione per i risultati e la travolgente partecipazione. Gli espositori sono stati ugualmente entusiasti dell’eccezionale allestimento, della logistica e della grande affluenza.
Mentre GIMS Qatar tornerà nel mese di novembre 2025, gli appassionati di automobili di tutto il mondo possono già prenotarsi per la prossima edizione del classico Geneva International Motor Show, che si svolgerà dal 26 febbraio al 3 marzo 2024 al Palexpo di Ginevra.
Sempre alla ricerca di modelli di auto da corsa un po’ particolari – che spesso preferisco alle più comuni versioni ufficiali -, tempo fa mi sono imbattuto in una Fiat 131 Abarth direi quasi sconosciuta ai più, ovvero la versione con la quale ha gareggiato il pilota biellese Alberto Crola, “privato” che ha corso il Rally della Lana dal 1977 al 1981.
Dopo l’esordio con un’Opel Ascona 1.9 il nostro Alberto ha pilotato due volte una Porsche 911 Carrera e negli ultimi due anni di gare una 131 Abarth verniciata nei celebri colori bianco, azzurro e blu utilizzati dalla squadra ufficiale Fiat per le vetture dei propri piloti.
Cambiavano – abbastanza logicamente – i loghi degli sponsor, tra i quali figuravano anche la concessionaria Astidue e Radio Piemonte.
Non so bene perché ma queste decorazioni “ibride”, frutto della commistione tra schemi grafici dei team ufficiali e sponsor locali, mi hanno sempre affascinato. L’aspetto un po’ ruspante che ne risultava trovo che rispecchiasse piuttosto bene l’ambiente dei rally dei decenni d’oro, un misto tra professionismo e dilettantismo che oggigiorno è andato abbastanza a scemare…
Le immagini della 131 in questione le vidi sul sito di Decals for Model, gestito da Marco Fontanella; non persi tempo e contattai subito uno dei modellisti con i quali collaboro da più tempo, ovvero il biellese Stefano Coda.
Volevo un modello fatto bene ed optai per quella che secondo me (e secondo molti altri) è il modellino migliore della 131 Abarth, neanche a dirlo il Troféu, che restituisce ottimamente le forme della versione “larga” del ’31.
Avevo in casa alcuni esemplari di questo modello e ne spedii uno a Coda, il quale me lo restituì, dopo neanche troppo tempo, perfettamente montato.
In particolare mi colpì la realizzazione, tutta in decals, dell’assai complessa livrea “works”, tanto che pensai che fosse stata verniciata! Invece no, come detto era stata realizzata appunto interamente con le decalcomanie di Decals for Model, applicate in maniera semplicemente perfetta!
Mi chiedo ancora, riguardando questa 131 quarantatré volte più piccola della vera, come Stefano sia riuscito in un lavoro così complesso… che dire? Ad ognuno il suo mestiere, io non sono un bravo modellista ed a certi livelli non arriverei neanche tra cinquant’anni!
Appena mi arrivò il modello da Biella lo posizionai in una teca BBRmodels, applicai una targhetta identificativa – adesiva – che mi feci stampare da Fides Grafica di Verona et voilà, la mini “belva” era pronta per entrare in collezione!
Come da tradizione le Finali Mondiali Ferrari saranno impreziosite dalle vetture che fanno parte di XX Programme e F1 Clienti, che all’Autodromo Internazionale del Mugello raggiungeranno la cifra da record di 75 vetture complessive, impegnate in sessioni di prove non agonistiche.
F1 Clienti. Sui saliscendi della pista toscana sono attese 19 monoposto del programma che consente a un gruppo selezionato di clienti di mettersi al volante di monoposto entrate nella storia delle corse per aver fatto parte del circus della Formula 1, con la Scuderia Ferrari, sino all’avvento dell’era ibrida. La vettura più rappresentata nel corso dell’evento sarà la F2008 portata in gara nel 2008 da Felipe Massa e Kimi Räikkönen (4 esemplari), seguita dalla F2004 (2004); la F138 (2013) e la F60 (2009) rispettivamente con 3 e 2 vetture.
L’ultimo modello ad aver gareggiato è la Ferrari SF70H guidata da Sebastian Vettel nella stagione 2017, mentre ad aprire l’ideale linea del tempo sarà la F1-2000 con la quale Michael Schumacher e Ferrari vinsero i titoli iridati Piloti e Costruttori nel 2000, entrambe rappresentate da un’unità.
La SF70H è una monoposto ibrida monta un motore endotermico V6 da 1.600 cm3 abbinato a due unità elettriche; il peso complessivo, incluso il pilota, è di 728 Kg. Con questa vettura il pilota tedesco vinse il GP d’Australia all’esordio stagionale e quelli andati in scena in Bahrain, a Montecarlo, in Ungheria e in Brasile. A fine stagione in classifica Piloti Vettel concluse secondo, mentre il compagno di squadra di Räikkönen quarto; la Scuderia Ferrari terminò seconda nella graduatoria Costruttori.
XX Programme. Con 56 esemplari iscritti alle Finali Mondiali 2023 sarà straordinaria anche la partecipazione delle vetture che rappresentano al meglio il concetto di ricerca tecnologica portata al massimo livello. Il filo rosso? È rappresentato dal numero di cilindri del propulsore: tutte i modelli che fanno parte dell’XX Programme, infatti, sono mossi da un motore V12 – in varie evoluzioni – in grado di sprigionare una melodia unica e suggestiva.
Al Mugello la vettura più rappresentata sarà la FXX-K Evo (20 esemplari), un modello ibrido che grazie al propulsore termico in posizione centrale-posteriore da 6262 cm³ e all’unità elettrica è in grado di raggiungere una potenza complessiva di 1.050 Cv con una coppia massima di 900 Nm, seguita dalla 599XX Evo (18 unità), caratterizza dal dodici cilindri in posizione anteriore da 750 Cv e 700 Nm di coppia.
Le foto (David Tarallo/pitlaneitalia.com) sono relative alle Finali Mondiali Ferrari 2022, svoltesi a Imola.
Si svolgerà sabato 21 e domenica 22 ottobre l’edizione 2023 della “Biennale du modélisme & de la maquette” a Ceyrat (Clermont-Ferrand), presso l’ex-Espace Culture et Congrés, La Griffre.
La Biennale, evento dalla tradizione ormai molto lunga, vedrà la partecipazione di espositori e modellisti in tutte le branche della disciplina: auto, treni, aerei, navi, diorami e così via. E’ prevista anche una sezione di vendita ma con spazi limitati.
Organizzata dall’associazione Ceyrat Partage, la Biennale devolverà i guadagni ai bambini ricoverati all’ospedale d’Estaing di Clermont-Ferrand. Questi gli orari: sabato 14-19, domenica 10-18.
La serie completa di decals delle Ferrari Daytona di Le Mans, stampate per la Boutique Auto Moto costituisce uno degli exploit più affascinanti nella lunga storia della Cartograf. Ancora oggi quelle decals sono molto ricercate e i fogli completi raggiungono quotazioni di tutto rispetto su eBay e altrove. Diversi collezionisti le conservano senza mai utilizzarle e invero questa costituisce una scelta filologicamente razionale; l’ideale sarebbe averne diversi esemplari in modo da non sacrificare il nucleo della raccolta quando si avesse bisogno di usare un foglietto per decorare ex novo o per restaurare un modello.
Qualche settimana fa mi è capitato di acquisire un paio di Ferrari Daytona della Verem: una completamente rossa, l’altra gialla con le decals (sempre Cartograf…) per la versione numero 37 di Le Mans 1973, quella con un lato rosso, per intenderci.
Avendo già in collezione questa vettura, decidevo di ricercare un’altra auto gialla della quale avessi in archivio un doppione BAM: l’unica alternativa risultava abbastanza… banale, perché coincideva con una delle tre versioni proposte da Solido ai tempi dell’uscita del kit, vale a dire la vettura numero 36 di Le Mans 1972, iscritta dall’Ecurie Francorchamps per Derek Bell, Teddy Pilette e Richard Bond. Le decals Cartograf-BAM sono ovviamente molto migliori rispetto a quelle che si trovavano nel kit Solido. Avrei comunque preferito una versione che si differenziasse dalle tre prescelte da Solido (la numero 36 di Le Mans 1972, appunto, e poi la 56 di Le Mans ’73 e la 71 di Le Mans ’74) ma pazienza: la voglia di rimettere mano a un’elaborazione semplice era tanta, e poi c’è sempre l’altro modello, quello rosso, che mi aspetta.
L’idea è stata quella di non esagerare con le trasformazioni. All’inizio, addirittura ero propenso ad aggiungere giusto un paio di dettagli a pennello, quasi si fosse trattato di uno dei primissimi montaggi da kit rigorosamente anni settanta (del resto, sui Solido fotografati da BAM per pubblicizzare la serie delle decals gli interventi erano limitatissimi). Poi, via via, ho deciso di fare qualcosa in più, non cedendo però a tentazioni che avrebbero portato troppo lontano.
A differenza della Daytona Solido in versione Giro d’Italia con decals Arena che elaborai nel 2015 (trovate le varie fasi a questo link: https://pitlaneitalia.com/?s=Ferrari+Daytona+Giro) gli interni sono rimasti di serie, senza alcuna aggiunta: ho provveduto solamente a dipingere cruscotto, volante, sedili e cappelliera di nero satinato, per ridurre l’effetto “plasticoso”. Ovviamente anche i pannelli delle portiere e tutto il sottotetto inclusi i montanti hanno ricevuto lo stesso trattamento.
La parte anteriore in plastica nera, corrispondente al fascione sotto ai fari è stata dipinta in giallo; per simulare la bocca supplementare posizionata poco sopra allo spoiler è stata usata una semplice decal nera opaca, che nelle foto del montaggio in corso ancora non appare e che non si vede nelle immagini del modello terminato. Fari e aperture d’aria sono stati ripresi con vari colori, trasparenti, lucidi e satinati: arancione, alluminio, nero e così via.
Questo Verem, catalogo 409, uscì intorno al 1987 con un foglietto di decals Cartograf (marchiateVerem) che permetteva la realizzazione della vettura numero 37 di Le Mans 1973. Ricordo che all’epoca ne acquistai un esemplare al negozio Teorema in Via Martelli a Firenze, verniciando la parte rossa a pennello. Venne fuori un discreto modello.
Per non dilungarmi troppo su quella che fondamentalmente è una semplice – per quanto divertente – elaborazione, ecco il riassunto degli interventi e alcune note:
Eliminazione degli scarichi posteriori e aggiunta di quelli laterali, ricavati da tubi di alluminio. In realtà dovrebbero essere bianchi, magari li colorerò più avanti.
Verniciatura, insieme agli altri particolari citati sopra, di montanti e cornici vetro.
La parte anteriore, verniciata con più mani di giallo Molak, una specie di incubo. Al centro, i fari con alcuni dettagli dipinti; a destra, insieme al modello , il foglietto di decals stampatoda BAM per Cartograf
Particolari aggiunti: tergicristallo a compasso fotoinciso nero; le cinghie fermacofano sono ricavate da una fotoincisione di cui un’estremità aveva anche un bottoncino, cosa che mi è parsa compatibile con l’insieme; ganci fermacofano fotoincisi stile Ferrari 330 P4, non esattamente come quelli usati sulla Daytona ma va bene uguale; ganci posteriori fermacofano in gomma; faretto posteriore con goccia di trasparente Heller; derive anteriori fotoincise, incollate con l’acrilica e poi dipinte in un giallo che tutto sommato si avvicina abbastanza a quello della carrozzeria, previ diversi tentativi con giallo e bianco Tamiya. Lucine d’illuminazione sul numero destro lato box e su quello posteriore; i due bottoncini che simulano lo staccabatteria e il comando dell’estintore provengono da un set di rivetti di Princess of Tumult: per differenziarli fra loro, uno è stato incollato sul dritto (con coroncina e forellino simulato), l’altro sul rovescio (completamente piatto).
Ho deciso di non esagerare con i dettagli, scegliendo ciò che negli anni ’80 sarebbe stato compatibile con un modello di questo tipo
I cerchi sono quelli originali ma è stato data una mano di alluminio satinato.
A distanza di oltre quarant’anni, le decals sono state una bella sorpresa: immerse nell’acqua, non solo non si sono rotte, ma hanno iniziato a muoversi dal supporto dopo appena una ventina di secondi, per poi farsi applicare con grande facilità. Un po’ di ammorbidente è stato necessario per adattare la striscia nera sul posteriore. Momento di panico quando mi sono accorto che il bollo portanumero laterale faceva trasparire troppo il nero della striscia sottostante, ragion per cui ho messo momentaneamente da parte la decal tonda, ho rimosso la striscia nera che ormai era compromessa dall’ammorbidente, ho ritagliato da un foglio Tameo due strisce nere separate e le ho adattate a destra e a sinistra del bollo portanumero.
Le ruote in plastica dei Solido di questo periodo erano tutto sommato accettabili. Una mano di alluminio satinato ha tolto l’effetto cromato. I longheroni sono stati verniciati in nero come sulla vettura reale
Mi viene un dubbio sul colore della carrozzeria che non ho voluto riverniciare, a mio parere un po’ troppo pallida come punto di giallo. Del resto, se non ricordo male, Solido aveva previsto per i BAM due tipi di giallo, uno più chiaro, l’altro più scuro, con un accenno di arancione. Non avendo sotto mano alcun BAM di quel periodo (chissà dove sono stipati) non riesco a capire se il Verem si avvicini notevolmente a uno dei due oppure se faccia storia a sé.
Un set di fotoincisioni recuperato dalla proverbiale “scrap box” è servito come base per riprodurre le due bavette sull’anteriore, poi verniciate in un giallo ottenuto mescolando l’X-2 e l’XF-3 della Tamiya
Un’elaborazione che ha preso un po’ di tempo ma che mi ha riportato indietro di tanti anni, quando nel periodo del liceo e anche dell’università passavo i miei weekend ad armeggiare sui Solido, Top43, Verem, Sport Cars e compagnia varia. Un salto nel passato – stavolta non solo virtuale – capace di far riemergere emozioni che alla fine non si dimenticano mai. Lavorando (o ri-lavorando) su modelli di questo tipo, osservandoli e rigirandoseli tra le mani per ore, si apprezza ancora la radice “manuale” che un prodotto come questo conservava in un’epoca già ampiamente moderna: piccole asimmetrie, aggiustamenti della seconda ora sul master, ma anche l’ingegnosità e la semplicità nel concepire un oggetto industriale che doveva costare poco e far giocare i ragazzini in sicurezza senza scontentare i collezionisti adulti.
Agli occhi di oggi, la Daytona Gr.4 di Solido potrebbe evidenziare difetti piuttosto grossolani ma all’epoca si andava parecchio meno per il sottile. Questa versione aveva il tappo del serbatoio a destra, simulato da una decal nella plancia BAM. A sinistra è rimasto il contorno del tappo ricavato nella fusione. La Daytona Gruppo 4 derivando al serie 100, Solido non si era peritata di eliminare caratteristiche tipichedella stradale, quali le sagome dei loghi Pininfarina sulle fiancate, la targa e la sua modanatura d’illuminazione
Il successo alla 24 Ore di Le Mans del centenario è stato al centro dell’evento dedicato all’impegno di Ferrari nella top class dell’endurance, organizzato a Trento in occasione della seconda giornata del “Festival dello Sport” 2023. La 499P che ha trionfato sul circuito della Sarthe, esposta all’ingresso del Palazzo della Regione, è stata fotografata dai tanti tifosi che hanno assistito all’incontro “Ferrari Le Mans” con protagonisti Antonello Coletta, Ferrari Global Head Endurance e Corse Clienti, e Antonio Giovinazzi, il pilota che in Francia il 10-11 giugno ha condiviso la Hypercar numero 51 con Alessandro Pier Guidi e James Calado.
A un anno di distanza dalla partecipazione all’edizione 2022, quando sotto i riflettori vi era stata la Ferrari 488 GTE protagonista nel FIA WEC nella classe LMGTE Pro – con la quale il Cavallino Rampante si sarebbe confermato campione del mondo sia tra i Costruttori sia nella classifica Piloti –, il ritorno a Trento è stata l’occasione per affrontare il nuovo impegno sportivo con l’Hypercar nel Mondiale endurance.
“A meno di un anno dallo shakedown della 499P siamo stati in grado di vincere a Le Mans, un risultato davvero straordinario – ha detto Coletta – che ha arricchito una stagione nella quale avevamo firmato la pole position all’esordio, sulla pista di Sebring, e siamo saliti sul podio in tutte le gare eccetto il Giappone”. Un risultato, quello ottenuto alla 24 Ore del Centenario, che è stato quindi celebrato a Maranello due settimane dopo l’impresa sportiva. “Una festa che abbiamo voluto organizzare a beneficio di tutti i dipendenti dell’azienda e della cittadinanza – ha aggiunto Coletta –, una giornata memorabile che ha visto la partecipazione di tanti tifosi giunti da ogni parte d’Italia e non solo”.
Sono stati tanti gli argomenti affrontati nel corso del dibattito, moderato dal giornalista della Gazzetta dello Sport Mario Salvini. “Gareggiare nell’endurance significa condividere la vettura con due compagni – ha spiegato Giovinazzi –: questo implica un costante confronto tra noi piloti perché ogni informazione è fondamentale per la messa a punto della vettura e per ottenere buoni risultati. Tra i punti di forza della nostra squadra, infatti, c’è il bel rapporto che unisce me, Alessandro e James, ma anche Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, i nostri compagni della numero 50”.
Prosegue il tema McLaren M1B in casa Marsh Models, con alcune versioni montate della McLaren M1B:
MM325B2 Sam Posey Kent 1967, MM325B3 Brooke Doran Watkins Glen 1967, MM325B44 Skip Barber Watkins Glen 1967, MM325B55 Jim Adams Laguna Seca 1966, MM333B4 Bruce McLaren Mosport 1966 e MM334B9 Chris Amon Brands Hatch 1966. I modelli (speciali in resina 1:43) sono disponibili anche in kit.
John Simons ha anche comunicato che, dopo diverse richieste, è stata decisa la riedizioni della Shelby Cobra Flip Top di Ken Miles, che uscirà col numero di catalogo MM339. Marsh rifarà anche la LE39, ossia la Eagle Weslake che Dan Gurney pilotò alla sua prima vittoria nella Race of Champions del 1967.
La prima edizione della Borsa di scambio a Orcet (Puy-de-Dôme), presso la Salle Jean Moulin non era nata sotto i migliori auspici. Per alcune incomprensioni fra gli organizzatori de alcuni partecipanti che avrebbero potuto dare un notevole aiuto, una parte consistente della promozione è stata vanificata, fino addirittura a far paventare un annullamento della manifestazione. “Inutile – sostenevano gli scettici – partire con un’edizione scarsa, si rischia di bruciarsi in partenza. Non sarebbe meglio rimandare tutto magari a febbraio e organizzarsi come si deve?”. Le defezioni, in effetti erano state abbastanza, fra cui quella del negozio Limagne Miniatures della vicina Chappes. Per rimpolpare i ranghi dei partecipanti, il Comité Des Fêtes Orcet, organizzatore della borsa, aveva deciso di aprire anche al settore della puericoltura, un modo elegante per dire che avevano pensato di accogliere anche i lavori manuali delle mamme. Di certo una prospettiva non entusiasmante, che magari ha fatto desistere più d’uno. E invece, tutto sommato, ne è venuta fuori una borsa più che decente, dove per fortuna la parte del leone l’ha fatta il modellismo e il giocattolo d’epoca. L’area interessata, quella di Clermont-Ferrand e dintorni, è tutto sommato una zona molto vivace dal punto di vista modellistico, dove si organizzano borse e manifestazioni non certo del livello di Parigi, Lione, Alsazia e Paesi della Loira, ma comunque assolutamente decorose. Il prossimo weekend, ad esempio, si svolgerà a Ceyrat la Biennale del Modellismo e del Modello, un evento che ha ormai una lunga tradizione.
Ma torniamo alla Borsa di Orcet: in Francia, anche in appuntamenti di seconda o terza fascia non ci si annoia di certo, anzi. L’offerta di modelli rari e particolari è spesso vivace, con prezzi competitivi: Norev, Solido di tutti i tipi, e poi altri diecast interessanti come Tekno, Schabak, Conrad, NZG sono all’ordine del giorno e in condizioni pari al nuovo con scatola. Fra i pezzi notevoli della borsa di oggi, una bellissima Ferrari 500 F2 Buenos Aires 1954 elaborata da Azur Models sulla base Tonka-Polistil, perfetta con la confezione in legno originale; accanto, una Porsche 917LH teleguidata di Meccano-Triang, in ottime condizioni con scatola e tutto.
Un angolo della Salle Jean Moulin era riservato a un’esposizione di modelli vari, soprattutto navali e militari, in grande scala.
Diamo quindi un buon voto d’incoraggiamento agli organizzatori di questa prima Borse di Orcet, consigliando loro di ascoltare di più i suggerimenti di chi ha maggiore esperienza in un settore più complesso di quanto si possa pensare.