Newgarden e Vanthoor col team ufficiale Porsche a Road Atlanta

Porsche Penske Motorsport disputerà il finale di stagione del campionato IMSA WeatherTech SportsCar a Road Atlanta con una formazione di piloti modificata. Alla “Petit Le Mans”, il vincitore in carica della 500 Miglia di Indianapolis e due volte campione Indycar Josef Newgarden e il belga Laurens Vanthoor rinforzeranno gli equipaggi regolari in ciascuna delle due Porsche 963 ufficiali. La gara di dieci ore della Georgia si svolgerà il 14 ottobre. I piloti ufficiali del Porsche Penske Motorsport ricevono quindi un supporto di primo piano per l’undicesimo e ultimo round del campionato IMSA WeatherTech SportsCar.

Il britannico Nick Tandy e il francese Mathieu Jaminet si alterneranno a bordo della Porsche 963 numero 6 insieme a Laurens Vanthoor. Il belga fa parte della formazione ufficiale Porsche Penske Motorsport nel FIA World Endurance Championship WEC e conosce quindi già bene la vettura. Il campione della 500 Miglia di Indianapolis Josef Newgarden affiancherà l’australiano Matt Campbell e il brasiliano Felipe Nasr sulla numero 7.

“Porsche Penske Motorsporst ha scelto di aggiungere Laurens Vanthoor e Josef Newgarden alla nostra formazione della Petit Le Mans”, ha affermato l’amministratore delegato, Jonathan Diuguid. “Laurens ha corso a Road Atlanta con la 911 RSR e potrà aggiungere la sua esperienza derivante dal WEC. Josef, che apporta una dinamica diversa come vincitore della 500 Miglia di Indianapolis di quest’anno, ha diversificato il proprio approccio alle corse già nel 2023 con un test nella LMP2, oltre a correre a Daytona. Ha inoltre avuto il suo primo contatto con la 963 all’inizio di giugno a Road America. Con diversi giorni di test per il team in programma a Road Atlanta, siamo fiduciosi che Laurens e Josef saranno pienamente preparati”. Sia la coppia Tandy/Jaminet che Campbell sia Nasr hanno già vinto gare IMSA nell’anno di debutto della 963. L’auto numero 6 ha vinto nella gara sprint di 100 minuti sul circuito cittadino di Long Beach e la numero 7 ha recentemente ripetuto il successo a Elkhart Lake.

Stellantis al Salone del Caravan di Düsseldorf

Oltre 700 operatori, 250.000 mq di superficie espositiva suddivisa in 16 padiglioni: questa è la 62^ edizione del Caravan Salon di Düsseldorf, evento di riferimento in Europa per produttori e clienti finali di veicoli ricreazionali (RV).

Lo stand Stellantis alla fiera tedesca si estende su 500 mq nel padiglione 16 (D42) e, come nell’edizione 2022, è un’esposizione multimarca che comprende Citroën, Fiat Professional, Opel e Peugeot. Si tratta quindi del rinnovo di una promessa, basata su linee di comunicazione precise e strategiche che riflettono il posizionamento di “famiglia per le famiglie”.

Una famiglia di prodotti ampliata due anni fa a seguito della fusione tra i Gruppi FCA e PSA, che ha fornito l’opportunità di ampliare e completare la gamma.

Con quattro brand distinti, Stellantis è oggi in grado di soddisfare ogni esigenza delle famiglie che utilizzano il camper e si recano in salone per scoprire le ultime tendenze e novità in un mercato in continua espansione, anche grazie ad una maggiore flessibilità lavorativa data dalle nuove abitudini di smart-work largamente diffuse e al fascino di trascorrere le vacanze in unità unifamiliari, in luoghi più tranquilli e a contatto con la natura.

Da qui la decisione di allestire uno stand dal forte potere ispirazionale, che richiama i valori emotivi di libertà, indipendenza e gusto per la scoperta. La predominanza del verde, che richiama la vicinanza all’ambiente naturale da esplorare, viene arricchita dalle foto di luoghi affascinanti e momenti felici di vita familiare, alcuni dei quali raccolti direttamente dai clienti stessi ed esposti in un diashow su uno schermo che sembra una cornice.

Oltre che ai clienti finali dei camper, Stellantis presenta la sua nuova ampia gamma di prodotti anche ai produttori di veicoli ricreazionali, dimostrando di offrire il più vasto range possibile di modelli e dimensioni destinati al mercato e alla strada.

Oltre all’esposizione dei veicoli base, il clou di quest’anno è riservato a Citroën con il Type Holidays, derivato dal Citroën SpaceTourer. Il Type Holidays offre tutto il comfort e le funzionalità intelligenti dei migliori camper, tra cui tetto sollevabile, sedile a panchina trasformabile in letto, angolo cottura e tavolo ribaltabile.

Il marchio Fiat Professional espone un Ducato Van L4H2 nel colore Grigio Artense, che presenta alcune delle configurazioni e degli optional più scelti. Tra i tanti contenuti, il veicolo esposto dispone di cambio automatico a 9 rapporti, luci full LED, radio navigatore con touchscreen da 10″. Tra le più avanzate dotazioni ADAS e di sicurezza, il Ducato esposto è dotato di adaptive cruise control, intelligent speed assist, rilevamento stanchezza del conducente, controllo completo della frenata, controllo mantenimento in corsia, sensore pioggia e crepuscolo, riconoscimento dei segnali stradali e degli abbaglianti, assistenza agli angoli ciechi e rilevamento di attraversamento posteriore.

Peugeot presenta un Boxer ChassisCab L4 in bianco con 165 CV e vari extra opzionali come volante in pelle, sensori di pressione dei pneumatici e radiocomando sul volante.

L’Opel Vivaro L2 con omologazione N1 viene consegnato, a differenza della versione normale, senza guide sul pavimento e panca della 2^ e 3^ fila e funge quindi da base ideale per l’espansione come camper nella classe dei furgoni compatti. Il veicolo con cambio automatico a 8 rapporti e 180 CV convince con un’ampia dotazione di serie come sedili riscaldati, climatizzatore automatico, radio DAB con touch screen da 7” e sensori di parcheggio posteriori.

Con questa line-up ampliata e rinnovata, Stellantis conferma la leadership dei suoi marchi nel settore dei veicoli ricreazionali, considerato un campo strategico sia ora che in futuro, come sottolineato nel piano strategico “Dare Forward 2030” presentato a marzo 2022.

Questo piano non si concentra solo sul riconoscimento da parte del mercato per quanto riguarda prodotti e volumi, ma si occupa anche dell’attenzione e della soddisfazione del cliente. Tutti e quattro i marchi della famiglia – ciascuno distinto da caratteristiche proprie – stanno lavorando per sviluppare servizi specifici che possano sia anticipare in modo proattivo le future esigenze del mercato, sia seguire da vicino le necessità dei clienti quando si tratta di post vendita e assistenza.

Fiat 1200 East African Safari 1963

Fra le elaborazioni più recenti eseguite da Fabrizio De Gennaro vi è una curiosa Fiat 1200 in versione rally. Si tratta della vettura dell’equipaggio kenyota Bharij/Sehmi all’Eeast African Safari del 1963. La base dell’elaborazione è il diecast Starline in 1:43, le decals sono state stampate artigianalmente e vi è poi tutto l’armamentario di piccoli dettagli e accessori riciclati e/o autocostruiti. Un’elaborazione nel puro spirito “ludico” ma non senza quel rigore storico e quella precisione che caratterizzano le realizzazioni di Fabrizio.

Presto disponibile la Ferrari F300 GP di San Marino 1998 di Tameo

Tameo sta lavorando al kit della Ferrari F300 F.1 in versione GP di San Marino 1998. In quella gara Michael Schumacher e Eddie Irvine arrivarono rispettivamente secondo e terzo, Nell’occasione la vettura era dotata di caratteristiche “ali a torre”, vietate dalla FIA a partire dal gran premio successivo, vista la loro potenziale pericolosità in caso di distacco.

Il kit, che permetterà la realizzazione di entrambe le vetture schierate a Imola, sarà inserito nella gamma standard (catalogo TMK444), quindi con meno complicazioni rispetto ad altri modelli, ma pur sempre con la fedeltà che contraddistingue i prodotti Tameo.

Ferrari 812 Competizione Tailor Made

Nel corso di un esclusivo evento trasmesso in diretta streaming tenutosi a Casa Ferrari durante la Monterey Car Week, il marchio di Maranello ha svelato lo scorso 19 agosto un esemplare di Ferrari 812 Competizione unico nel suo genere, una vettura Tailor Made ispirata al concetto di foglio bianco che rappresenta il punto di partenza dal quale il Centro stile Ferrari prende le mosse per la realizzazione di un nuovo modello.

L’auto è uno dei 999 esemplari di 812 Competizione che verranno prodotti, una serie limitata che si distingue per una targhetta celebrativa apposta all’interno. La 812 Competizione Tailor Made presentata a Monterey è stata commissionata da Ferrari North America e verrà battuta all’asta in occasione del Ferrari Gala che si terrà a New York il prossimo 17 ottobre al culmine di un esclusivo evento volto a celebrare la comunità di appassionati del Cavallino rampante. Il ricavato sarà devoluto a favore di progetti di supporto all’istruzione per le giovani generazioni.

La livrea della vettura è stata immaginata come uno degli ormai famosi cartoncini su cui i designer di Maranello trasferiscono le loro prime idee, intuizioni e appunti dalla mente al foglio e sui quali – interazione dopo interazione, dettaglio dopo dettaglio, idea dopo idea – si vanno componendo nuovi concetti.

Sulla vettura, di colore Giallo Tristrato, sono state tracciate in nero DS Sketch opaco le linee composte dal designer che immaginò le linee della 812 Competizione e i suoi dettagli più caratteristici. Il medesimo concetto viene ripreso nell’abitacolo. L’Alcantara di nuova generazione che ricopre gli interni di questa 812 Competizione, composto al 65% da poliestere riciclato e presentato in anteprima mondiale sulla Purosangue, è impreziosito dai bozzetti di design che sono stati ricamati direttamente su di esso con una tecnica innovativa. Si tratta di un vero e proprio unicum per le vetture di Maranello, che solitamente prevedono la sellatura per i motivi personalizzati. Completano l’allestimento degli interni il pavimento e la parete posteriore dell’abitacolo, in Superfabric trilobato nero.

L’Endurance statunitense raccontato da Rigon e Serra

Prosegue l’avventura sportiva in terra americana di Davide Rigon e Daniel Serra che dalla stagione in corso hanno portato al debutto la Ferrari 296 GT3 nella Endurance Cup dell’IMSA SportsCar Championship. Dopo aver conquistato il titolo Piloti in classe GTD Pro nel 2022, con la 488 GT3 Evo 2020, i piloti ufficiali della Casa di Maranello hanno già archiviato i primi tre appuntamenti dell’annata 2023, la 24 Ore di Daytona, la 12 Ore di Sebring e la 6 Ore di Watkins Glen con la nuova vettura derivata dalla serie portata in gara dal team Risi Competizione. In prospettiva per la coppia italo-brasiliana vi è la Petit Le Mans, che si corre a Road Atlanta nel fine settimana del 14 ottobre.

Risultati in crescendo. “Al debutto di Daytona la 296 GT3 era stata eccessivamente penalizzata in termini di Balance of Performance – racconta il 36enne Rigon -, mentre a Sebring con i nuovi parametri abbiamo iniziato a divertirci maggiormente nel guidare la nostra vettura, pur continuando a soffrire in termini di velocità. Il punto di svolta è arrivato a Watkins Glen quando abbiamo intuito che le nostre potenzialità stavano aumentando”.

Il podio al Glen. Una gara, la storica 6 Ore del Glen che si corre sul tracciato lungo 5,47 chilometri, conclusa al secondo posto per la coppia che condivide la vettura numero 62 del team Risi Competizione. “C’è un po’ di rammarico per aver terminato secondi, con la corsa caratterizzata nel finale da una bandiera gialla quando eravamo in lizza per il successo – analizza il 39enne brasiliano –. In ogni caso il risultato è stato positivo, la vettura ha dato il meglio specialmente sulle curve che si affrontano a medio-alta velocità, mentre soffriamo ancora un po’ in termini di velocità assoluta sui rettilinei”.

Gli obiettivi. In attesa del quarto e ultimo appuntamento della Endurance Cup, Rigon e Serra analizzano i punti favorevoli per la Ferrari 296 GT3. “Le caratteristiche della pista di Road Atlanta sono simili a quelle del Glen – dice il pilota veneto – quindi abbiamo buone potenzialità. Sarà importante rimanere fuori dal traffico ed evitare ogni errore”. L’obiettivo della Petit Le Mans “sarà quello di vincere l’ultima gara endurance della stagione che si corre su una delle piste che amo di più in assoluto” aggiunge Serra.

Colleghi e amici. Rigon e Serra hanno arricchito la propria personale bacheca vincendo il titolo nell’IMSA nella stagione 2022, un successo che ha permesso loro di irrobustire un rapporto fondato sulla fiducia reciproca. “Chi è Daniel? Una persona affidabile. Sono sempre certo che andrà fortissimo, come o più di me, e che mi consegnerà la macchina in ottime condizioni quando sarà il mio turno” racconta Rigon. “Davide è il compagno di squadra dei sogni – sorride Serra –. Un professionista che commette pochissimi errori con il quale è un piacere condividere l’abitacolo”.

Le corse americane. Piste che fondono storia e tradizione e un pubblico di appassionati che interpreta il motorsport con una filosofia unica: le corse oltre Atlantico esercitano un fascino straordinario tra gli appassionati. “Ho scoperto appieno tutto questo da un paio di stagioni, da quando partecipo a tutte le corse di durata dell’IMSA, mentre in passato ero iscritto solo alla 24 Ore di Daytona – commenta Rigon –. Amo le corse statunitensi perché tra piloti e meccanici, anche di team differenti, si respira un clima particolare, come se fossimo tutti una grande famiglia”. Serra aggiunge: “L’IMSA è uno dei miei campionati preferiti perché la gara è ‘aperta’ sino alla fine, e anche se hai dei problemi o commetti piccoli errori hai l’occasione per provare a tornare in corsa per un buon piazzamento. Gli ultimi giri sono sempre emozionanti e imprevedibili”.

Fiat Ducato assistenza Fiat Abarth 2008

In questi ultimi mesi Fabrizio De Gennaro, modellista fiorentino che i lettori di PLIT conoscono bene, si è cimentato anche in una serie di elaborazioni di veicoli assistenza rally di Case italiane. Presentiamo qui il Fiat Ducato della Fiat-Abarth (anno 2008), trasformazione del diecast Cararama in 1:43. La base, che era rossa, è stata riverniciata in bianco e decorata con le decals di Simone Zamolo (SZ Models). Le ruote originali sono state sostituite con quelle di Mondo Motors, giudicate più proporzionate e fedeli. Hanno completato il lavoro le abituali piccole rifiniture.

Forme d’arte

testo e foto di Roberto D’Ilario

Eccolo qui, ogni tanto accade, basta abbassare un po’ la guardia e lui, il malefico Tarlo, si riaffaccia alla mente più vispo che mai. Tarlo di antica data, mai estirpato perché non estirpabile dalla mente di chi ama il bello, l’armonia, il gusto, la classe.

Il Tarlo è strettamente connesso ad una domanda di ordine filosofico-automobilistico, ovvero:

“Sono più belle le auto di ieri o quelle di oggi?”

Risposta scontata per noi ma non per tutti, per cui procediamo con qualche considerazione.

Oggi le auto sono super potenti, capaci di velocità straordinarie ma non sfruttabili a causa dei limiti di velocità e del traffico. Sono piene di tecnologia, di elettronica che le domina e le controlla per renderci la vita a bordo più facile e comoda; peccato che a volte un circuito stampato (in Cina) le blocchi e nessun meccanico possa metterci le mani, quindi si cambia direttamente l’accrocchio completo che proprio economico non è.

Qualità costruttiva eccelsa, dicono, ma a guardare bene si scoprono rozzi plasticoni, incastri malfermi, finta pelle, finto tessuto, finto cromo, finto carbonio, vera plastica.

Ma veniamo al punto centrale: lo stile, la forma, la carrozzeria. Le moderne sono senz’altro aerodinamiche, studiate al computer e in galleria del vento, rispettose dei regolamenti anti-collisione, certo, ma tutte tristemente banali, piatte, simili a lavatrici con le ruote che si spostano a passo di lumaca nel traffico, prive di appeal, di personalità, di un’impennata stilistica, di una nota caratteristica che le faccia spiccare. Monotone come pecore al pascolo, con tutto il rispetto per le pecore che pure qualche diversità tra di loro ce l’hanno.

E’ finita l’epoca dei grandi carrozzieri che disegnavano opere d’arte, che plasmavano la lamiera come fosse un blocco di marmo da scalfire per tirare fuori l’anima della vettura, in cui infondere un’idea del bello, alla ricerca dell’armonia tra efficienza e utilità, per imprimere la caratteristica saliente del mostro meccanico, per caratterizzare un marchio. I disegnatori di auto erano stilisti nel miglior senso del termine, persone che amavano l’arte e la cultura, capaci di trasmettere attraverso una forma un coacervo di emozioni, sensazioni, sogni. I nostri sogni di automobilisti non ancora omologati. C’era la cura dei materiali e del particolare raffinato, della ricercata espressione artistica fin nei minimi dettagli, classe e tecnica fuse da un tocco di estro creativo.

La lucida cromatura di un fanale, la forma sinuosa di un parafango, un cruscotto di pregiata radica, un volante in legno, uno stemma smaltato, un radiatore dai listelli incastonati a mano, un cofano sagomato per trasmettere imponenza o sportività, un cerchione composto da mille raggi, un interruttore che emetteva il suo “clic” meccanico, un sedile in pelle Connolly, pura poesia di  raffinatezze evocanti  una cultura e una cura ormai perdute.

Se è vero che “ogni scarafone è bello a mamma sua”, ovvero “se ogni auto è figlia della sua epoca”, soffermiamoci con attenzione sulle immagini e riflettiamo su ciò che di bello abbiamo perso: il Tarlo s’insinuerà anche in qualcuno di voi.

In margine al libro del generale Vannacci

Figuriamoci se il libro del generale Vannacci (Un mondo al contrario) non diventava un caso politico.

Ovviamente, a Firenze, il duo Nardella & Giani non ha perso un attimo per gridare all’intolleranza, resa ancora più odiosa in una città tradizionalmente accogliente (è questa la vulgata del PD). Certo, accogliente. Forse Nardella potrà essere esentato, ma una persona che si definisce di cultura come Eugenio Giani dovrebbe ricordare che Firenze spesso è stata accogliente sì, ma solo con ricchi viaggiatori, come accadeva nell’Ottocento con inglesi e americani. Gli altri, e soprattutto quelli di religione non cattolica, dovevano accontentarsi di Livorno.

Ci sono motivi che noi non conosciamo dietro l’uscita del volume? I provvedimenti presi contro il colonnello Vannacci sono leciti dal punto di vista procedurale?

Uscendo da Firenze, troviamo i soliti paladini di Corriere. Stavolta Aldo Grasso si produce in una breve (ma non mai abbastanza, vista la debolezza concettuale) accusa alle idee espresse in un libro che speriamo abbia letto per intero. Insomma, come spesso accade in questi tempi di pensiero debole: “Vannacci ha torto perché ha torto”. Grasso è un personaggio che, dagli anni in cui brillantemente commentava i fatti di televisione su Radio Due, è andato incontro ad una sclerotizzazione paurosa.

Neppure un altro paladino, Beppe Severgnini, che molti ricordano col ditino alzato nell’era-Covid ad accusare chi lecitamente si poneva dubbi sulle politiche statali e sull’obbligo del vaccino, non ha saputo dire niente di originale, se non ripetere ad nauseam concetti che i quotidiani istituzionali ormai hanno fatto propri rendendoli delle specie di dogmi.

Una cosa, però, Severgnini l’ha azzeccata: “Non c’è dubbio che l’arroganza di alcune minoranze possa indispettire”. E’ proprio questo, il punto. Il pensiero unico (la cui esistenza viene negata dai giornaloni, per carità) agisce come un martelletto sui nervi e a volte accade che chi non si sognerebbe mai di menare un nero in quanto nero o di insultare un gay in quanto gay, inizia seriamente ad avvertire un profondo disagio quando ne incrocia uno. E’ l’effetto aberrante della propaganda, che ottiene risultati opposti, trovando poi una facile autolegittimazione quando è chiamata a ristabilire l’ordine per “questioni di sicurezza”.

L’informazione veste i panni dell’ideologia e finisce per avallare ulteriori discriminazioni, spesso ben peggiori di quelle che vorrebbe combattere. “Ma questo – puntualizza Severgnini – accade in America, non in Italia, dove in termini di diritti civili abbiamo ancora strada da fare”. Non mi risulta. I diritti civili italiani sono in teoria anche più avanzati di quelli americani.

E, per non farsi mancare niente, Severgnini scredita l’autore puntualizzando che Un mondo al contrario è stato stampato con Amazon: “Il desiderio di vedere il proprio nome in copertina è alla base di una fiorente industria che gli americani chiamano «vanity publishing». Anche nel caso di «Il mondo al contrario» la vanità deve aver giocato un ruolo”. Argomento debolissimo. Spesso libri importanti (certo ben più importanti di quelli del generale) non hanno trovato editore per decenni. L’affermazione della stampa digitale, con tanto di ISBN, non deve essere vista di buon occhio da parte di Rizzoli, e c’è anche da capirli. D’altro canto la maggior parte dei libri editi da case tradizionali finisce al macero senza aver raggiunto le dieci copie vendute. In questo modo, almeno, Vannacci di libri ne ha venduti parecchi, ricavandoci sicuramente più di quanto non gli avrebbe liquidato un editore tradizionale di medio-piccolo livello, visti che quelli grossi sono riservati sempre ai soliti noti.

Di paralogismo in paralogismo

Con la rubrica “Corti circuiti” (chissà se c’è un richiamo ai nostri beneamati autodromi?) inauguro una serie di brevi interventi che metteranno in luce una serie paradossi e artifici che il sistema di comunicazione giornalistica mette in atto, quasi sempre in malafede, per rafforzare certe idee e screditarne altre.

Schemi di questo tipo si ritrovano sistematicamente, tanto per fare qualche esempio, sugli editoriali e sulle risposte alle lettere dei lettori dei vari Gramellini, Cazzullo o Severgnini sul Corriere della Sera. Qualche tempo fa, proprio Cazzullo rispondeva piccato alle critiche mosse al suo giornalone dalla Verità di Belpietro. Senza neanche citare io nome della testata (artificio retorico) ne metteva però in evidenza, come argomento principale, la sua scarsa diffusione. Io scrivo su un giornale letto da milioni di persone, quindi i miei pareri sono più autorevoli o più degni di fede. Anziché smontare le argomentazioni contrarie con elementi validi, si vanno a cercare “punti deboli” laterali, sperando che attecchiscano nelle menti poco allenate dei lettori. Come se la verità (o almeno un concetto da prendere in considerazione) dipendessero dalla loro diffusione. Spesse volte accade proprio il contrario ma non spingiamoci verso quello che potrebbe sembrare un voluto paradosso.