Ho scoperto la Monteverdi

di Renato Scotti di Uccio

Il titolo di questo mio articolo è ambivalente: nel senso che, per rendere spider un coupè della casa svizzera, realizzato dalla Dinky Toys, ho imparato a conoscere più a fondo la Monteverdi, la casa svizzera creata da Peter Monteverdi.

Diciamo quindi che per “scoprire un coupè” ho “scoperto” una interessante storia!

Lo spunto è nato da un modellino ritrovato tra le elaborazioni da completare.

Un Dinky Toys acquistato perché tutto apribile, come piacciono a me!

Piuttosto preciso ma “giocattoloso”, come erano i die-cast degli anni ’70: una bella Monteverdi 375L di colore amaranto, con finiture cromate (e “ruote veloci”).

Purtroppo, per un incidente di percorso, di quelli che capitano anche quando amorevolmente vengono spolverati, il modellino aveva subito la rottura del parabrezza. 

Tra il cercare di restaurarlo e il… “pasticciarlo” scelsi la seconda opzione, in modo da inserirlo nella tematica delle spider…

Con la documentazione dell’era “pre-web” mi accinsi alla realizzazione dello spider Palm Beach a passo corto.

Detto fatto: tagliai via il tetto per farlo spider e, sullo slancio, tagliai carrozzeria e pianale per accorciarne il passo.

Il grosso era già stato impostato ed era pronto per la trasformazione…

Misi tutto nella sua scatolina in attesa di tempo necessario per “riunire” l’insieme…

Evidentemente non era una priorità, perché così è rimasto per parecchi anni!

Qualche giorno fa l’ho ritrovato e, più per curiosità che per convinzione, mi sono messo a fare un po’ di ricerche.

Innanzi tutto parliamo della vettura, la 375 Palm Beach: si tratta di un esemplare unico su passo corto disegnato da Frua e costruito da Fissore, per la quale avevo bisogno di qualche foto per capire quanto ancora restasse da fare…

Sembrava poco ma non era così.

Devo confessare che ho subito deciso di fare una elaborazione sui generis, rispettosa cioè delle proporzioni e delle linee ma conservativa dell’aspetto del Dinky prima maniera, che ho definito “giocattoloso”.

Questo avrebbe consentito la “non riverniciatura” sia pure a scapito di qualche compromesso con le linee della parte posteriore. Però sarebbero rimaste le quattro aperture e l’insieme molto “old fashion”.

Con l’occasione ho proseguito l’approfondimento sulla marca Monteverdi, scoprendo che è quella con una tra le più alte percentuali di riproduzioni in scala 1/43 rispetto alla produzione di modelli realizzati (in serie o in edizione unica)!

Qui sootto riporto un elenco dei modelli delle Monteverdi (ottenuto enucleando le diverse colorazioni) preso dal sito Car Model, in cui sono riportate anche succinte ma esaustive descrizioni delle varie vetture ad opera di David Tarallo.

I modelli sono di case come Autocult, Neo, Kess, Avenue 43 per cui sono tutti piuttosto ben fatti, compresa la Monteverdi Palm Beach spider oggetto del mio lavoro.

Proseguendo nella breve descrizione della mia elaborazione, segnalo che, per accorciare il passo, ho dovuto operare anche sulla dimensione delle portiere che, come nella realtà, sono ovviamente meno lunghe che nella versione 2+2, dotata di un passo di ben 2700 mm.

Anche gli interni sono stati modificati per avere solo due posti con panchetta porta-bagaglio posteriore. Modifiche sono state fatte anche al cruscotto, alla plancia (con decal ottenute da foto) e al volante.

Ho modificato la parte anteriore (con i fari non più tondi ma rettangolari), la mascherina (più piccola in altezza) e il paraurti (con le frecce integrate all’interno del paraurti e non al di sotto).

Per i cerchi ho solo realizzato una copia fotografica di quelli originali da applicare sulle famigerate ruote veloci.

Il rifacimento del parabrezza è stato infine la cosa più difficile, come era prevedibile.

Il tutto lasciando la verniciatura originale… e scusate se è poco! Anche se… proprio per non riverniciare il modello, non ho modificato la coda per cui il cofano del bagagliaio risulta più piccolo dell’originale, a scapito della copertura della capote, che è un po’ più grande di quella della vettura vera!

Anche il muso, nonostante la piccola modifica, è un po’ meno ricurvo verso il basso di come avrebbe dovuto essere.

Nell’esaminare il “pre-assemblamento” finale (ancora non completo in molti dettagli come tergicristalli, volante, interni, modanature del parabrezza e rifiniture varie), si può notare che il modellino ha tutte le caratteristiche che erano l’obiettivo della elaborazione: fare lo spider Monteverdi come se fosse un modellino Dinky in normale produzione.   Per questo motivo per i tergicristalli non ho previsto foto-incisioni ma riproduzioni in plastica e per i cerchi ho utilizzato adesivi che simulano le ruote reali: tutte cose che si richiamano a soluzioni dell’epoca.

A questo punto è ovvia la domanda: “Perché non ci sono le foto del modello finito?”

Semplice: perché ancora me lo rigiro tra le mani, con qualche nuova idea e qualche perplessità…

Infatti, nel godermi “la scoperta” della storia del sig. Peter Monteverdi, ormai deceduto, e della sua azienda, chiusa nel 1984, mi sono immerso in una storia veramente molto interessante che sarebbe ingiusto riassumere in poche righe in questa occasione (vi suggerisco di leggervela navigando sul web o acquistando qualche libro dedicato, perché ne vale la pena). Monteverdi è un personaggio appassionato ed eclettico ma anche originale, visto che, dopo la sua avventura come industriale e designer, ha costituito un museo delle vetture Monteverdi, ricomprandosi molte di quelle che aveva venduto!

…E oltre alla storia della sua fabbrica, c’è quella dei sui lavori come designer, della sua discordanza di opinioni con Frua… Tutte cose molto intriganti per un collezionista di modelli di auto (che ovviamente è molto interessato alle questioni inerenti le linee delle varie vetture e alla loro evoluzione nel tempo).

Un  esame critico della linea, confrontando il risultato della mia elaborazione con l’auto vera e con il modello della Autocult,  fa scaturire le seguenti considerazioni:

La mia elaborazione (in alto nel confronto fotografico qui a sinistra), ancorché non completata, ha i pregi che ho elencato prima a proposito dell’aspetto tipicamente “old-style” ed una linea complessivamente più filante.

Tuttavia ha quei gravissimi difetti: il colore non corrispondente, il piano posteriore troppo piccolo e la capote troppo grande (vedi le due foto più sotto).

Il modello di Autocult (ultima immagine nel confronto fotografico qui sopra) è molto preciso e pulito.

Però, visto di fianco, ha un aspetto lenticolare della fiancata ed un parabrezza troppo alto e poco inclinato che purtroppo gli fanno perdere quelle linee tese così caratteristiche dello spider Palm Beach (immagine di centro nel confronto fotografico sopra).

I dettagli sono stupendi, le ruote quasi perfette, così come gli interni; il colore è quello esatto dell’esemplare unico esistente.

A questo punto un’altra domanda è d’obbligo: “Sono veramente soddisfatto del modello in progress e lo completerò in ogni dettaglio o andrò a comprare presto quello di Autocult?”

Insomma; “Dalla vetrina in cui verrà collocato, questo mio lavoro potrà trasmettermi qualche cosa della storia della Monteverdi?”

Le domande con cui si conclude la prima parte di questo racconto, sono ovviamente retoriche… perché ho ripreso in mano il modello, con taglierino e aerografo a disposizione, per ricominciare l’elaborazione, partendo dal piano posteriore, la parte realizzata più “approssimativamente” (per usare un eufemismo).

Dal confronto con la prima “bozza” in alto (foto sotto a sinistra), si vede che allungando il cofano posteriore e rimpicciolendo le dimensioni della capote, il modello, in basso, ormai è fedele nella linea ma non nel colore.

Trattandosi di un esemplare unico non si può derogare.

Nonostante questo, il feeling col modello vero non aumentava, anzi addirittura diminuiva!

Tra l’altro il colore rosso metallizzato mi piaceva sempre più e la storia della Monteverdi meritava qualcosa di più rappresentativo: qualcosa che richiamasse i primi grandi entusiasmi…

A questo punto non rimaneva che armarsi di coraggio e proseguire nell’elaborazione, andando a ritroso nel tempo fino a trovare ciò che mi intrigava!

Una vettura dallo stile tipicamente inglese per gli interni, con abbondanti modanature in radica, e una linea fortemente caratterizzata, indiscutibilmente (!?) Frua: la 375 C Hi Speed costruita in 6 (?) esemplari e dotata a richiesta dei cerchi in lega.

A mio parere la vettura più gradevole tra tutte le Monteverdi: l’unica non ancora riprodotta in 1/43!

L’impegno per la nuova elaborazione è tutto rivolto al muso e agli interni.

Cofano motore più inclinato verso il basso e leggermente allungato; due soli fari con un invito dal taglio assolutamente caratteristico, una mascherina nuova a tutta larghezza e dei lussuosi interni con nuovo cruscotto, nuova piattaforma intorno al cambio e legno dappertutto. (foto 20, 21, 22)

 Volutamente ho lasciato che il modellino conservasse l’aspetto che ho definito “giocattoloso”, senza indulgere in fotoincisioni per volante, tergicristalli e ruote a raggi; ho lasciato perfino il grande specchietto retrovisore esterno, a memoria del coupè Dinky da cui deriva… ed ovviamente ho lasciato anche tutte le parti apribili, ritoccando solo le portiere, i due cofani e i deflettori (ora dotati di vetro).

Le caratteristiche linee ricordano molto la mano di Frua, all’epoca molto gettonato ed autore di vettura altrettanto belle e spesso elitarie, oltre alla bellissima Maserati Quattroporte.

Tutte vetture ovviamente in collezione, come l’AC Cobra (29 spider – modello Neo) Maserati Mistral (125 spider – modello Ixo, di cui poche equipaggiate con Hard Top – modello Maserati Collection elaborato) a far da contorno all’ultima arrivata.

Ecco! Ora sento che il modellino mi dice qualche cosa!

Mi racconta degli entusiami degli inizi dell’attività  di Peter Monteverdi, della esclusività della sua produzione (tanto che di questo spider c’è controversia sul numero dei modelli prodotti: 6 secondo alcuni, solo 2 secondo altri, di cui uno sarebbe diventato lo spider Palm Beach…di cui sopra), della collaborazione con Frua (…e delle vicende legali connesse, tanto che non è chiaro se questo spider sia dovuto alla sola matita di Frua o non sia una rivisitazione di Monteverdi in persona), della vitalità industriale di quegli anni e della eleganza delle Supercar di una certa epoca…

OK elaborazione finita, modellino in vetrina!

Musée 24h du Mans: l’esposizione del centenario visibile fino a domenica 2 luglio

Ultimi giorni di apertura per l’esposizione del centenario al Museo della 24 Ore di Le Mans. Nel corso della Le Mans Classic gli orari di visita saranno i seguenti: venerdì 30 giugno ore 9-24, sabato 1° luglio ore 9-12.30 / 15-24, domenica 2 luglio ore 9-19.

Il museo chiuderà poi provvisoriamente dal 3 al 13 luglio per ospitare i lavori di adattamento della nuova configurazione, che sarà presentata il 14 luglio.

Nella foto di apertura, alcune vetture esposte al museo in occasione delle celebrazioni del centenario.

Disponibile il kit Tameo della Ferrari 312 F.1 GP Monaco 1969

E’ disponibile il nuovo kit Tameo (Silver Line, numero di catalogo SLK135) della Ferrari 312 F.1 guidata da Chris Amon al GP di Montecarlo del 1969. Gara sfortunata per un ritiro inaspettato ma con prestazioni di tutto rispetto finché il pilota neozelandese rimase in gara. Si tratta di un kit semplice ma estremamente dettagliato, col musetto amovibile e tutta la zona meccanica posteriore in evidenza. Una caratteristica di questo modello è l’alettone posteriore a scivolo realizzato in fotoincisione con gli scarichi a “spaghetti” in bella evidenza.

Ferrari Cavalcade torna con oltre 100 vetture nell’Italia centrale

Ferrari annuncia il ritorno di Cavalcade, uno degli eventi più esclusivi del mondo dell’automobilismo, con una nuova manifestazione che attraverserà il Centro Italia dal 27 giugno al 2 luglio.

La prossima edizione di Ferrari Cavalcade, come sempre riservata alla clientela della Casa, consentirà di partecipare a un’esperienza di guida unica e a una gara di regolarità lungo un tracciato di circa 1.200 Km.

I modelli della gamma attuale e del recente passato del Cavallino Rampante potranno essere ammirati dagli appassionati lungo le strade del Lazio e dell’Abruzzo, oltre che nel corso di alcune esposizioni presso le piazze più scenografiche delle città visitate.

A partire da Roma, oltre cento Ferrari sfileranno per i centri storici di Fiuggi, L’Aquila, Orvieto e Tuscania oltre che nel Parco Nazionale del Gran Sasso. Il 1° luglio le vetture in parata attraverseranno il centro di Roma per arrivare presso Piazza del Popolo, dove saranno esposte nel corso della giornata.

L’evento si concluderà presso gli spazi di Santo Spirito in Saxia con una serata di gala e un’asta di beneficenza a favore di iniziative per l’educazione delle giovani generazioni, uno dei pilastri delle attività ESG di Ferrari. I proventi dell’asta saranno devoluti in questa occasione a Save the Children per supportare dei progetti educativi in un istituto scolastico del territorio.

Tra i vari lotti saranno messi in vendita alcuni pezzi unici, come il motore V12 della Ferrari Purosangue, i memorabilia di F.1 e pezzi unici della collezione Ferrari Lifestyle, oltre a esperienze indimenticabili quali l’opportunità di essere presenti al muretto box di Scuderia Ferrari insieme a Frédéric Vasseur, Team Principal & General Manager.

I proventi dell’asta saranno devoluti per sostenere le attività educative che l’organizzazione svolge in Italia per le giovani generazioni.

La Ferrari 296 GT3 debutta alla 24 Ore di Spa

Cinque Ferrari sono attese al via della prova più importante del GT World Challenge Europe – Endurance Cup, la 24 Ore di Spa-Francorchamps che si disputerà nel fine settimana del 2 luglio sui 7,004 chilometri del tracciato delle Ardenne. La corsa, organizzata per la prima volta nel 1924 e giunta alla 75ma edizione, vedrà in griglia quattro 296 GT3 – una vettura al debutto nell’impegnativo evento belga – e una 488 GT3 Evo 2020, con la partecipazione di otto piloti ufficiali della Casa di Maranello tra i quali Antonio Fuoco e Nicklas Nielsen, reduci dalla 24 Ore di Le Mans conclusasi con la vittoria, la Hyperpole e il miglior tempo in gara per le Hypercar 499P. Al via anche Lilou Wadoux, vincitrice sulla medesima pista del terzo round del FIA WEC 2023 in LMGTE Am. La gara scatterà alle 16.30 di sabato 1 luglio (orario locale).

Classe Pro. Nella categoria “regina” sono due le Ferrari 296 GT3 iscritte, entrambe portacolori del team AF Corse – Francorchamps Motors ed affidate a piloti ufficiali del Cavallino Rampante. Sulla vettura numero 71 Daniel Serra, Davide Rigon e Antonio Fuoco si presentano ai nastri di partenza dopo aver ottenuto un quinto posto in occasione della 1000 Chilometri del Paul Ricard andata in scena nel primo fine settimana di giugno, secondo appuntamento della Endurance Cup dopo la tappa inaugurale a Monza. In livrea rossa con dettagli gialli anche la seconda Ferrari – numero 51 – schierata della squadra belga sulla quale Alessio Rovera, Robert Shwartzman e Nicklas Nielsen, settimi in Francia, proveranno a conquistare punti dall’elevato peso specifico per la corsa al titolo. Nella classifica Piloti della Endurance Cup i due equipaggi occupano rispettivamente la settima e la nona casella con 12 e 10 punti prima della 24 Ore.

Altre classi. Nella categoria Bronze il team AF Corse torna sul tracciato di Spa-Francorchamps con due vetture. Sulla 296 GT3 numero 50 si alterneranno Simon Mann, il belga Ulysse de Pauw – laureatosi campione in Silver Cup lo scorso anno nella serie Sprint del GT WC Europe –, Nicolas Varrone e Julien Piguet; mentre sulla 488 GT3 Evo 2020 numero 52 Andrea Bertolini e i compagni Louis e Jef Machiels, che a Le Castellet sono saliti sul secondo gradino del podio, sono affiancati da Lilou Wadoux.

La 22enne francese nella stagione in corso è protagonista anche del FIA World Endurance Championship, nel quale insieme a Rovera ha festeggiato uno storico successo di classe nella 6 Ore di Spa-Francorchamps andata sotto i riflettori lo scorso mese di aprile, in condizioni di meteo impegnativo per i piloti, con la pioggia che come da tradizione ha reso ancora più complicata la gara sul tracciato che si caratterizza per frequenti saliscendi e 20 curve.

In classe Pro-Am il team ST Racing with Rinaldi affida a Isaac Tutumlu, Samantha Tan, Jon Miller e Leonard Weiss la 296 GT3 numero 38, reduce dal podio ottenuto al Paul Ricard.

Storia e albo d’oro. La tradizione della 24 Ore di Spa-Francorchamps risale al 1924, l’anno dell’edizione inaugurale che seguiva di dodici mesi la prima 24 Ore di Le Mans, in un’epoca nella quale le corsa di durata rappresentavano una sfida non solo contro il cronometro, ma anche con la resistenza fisica dei piloti e l’affidabilità delle vetture da competizione nell’era iniziale dell’automobilismo. La prima vittoria Ferrari fu firmata nel 1949 dalla 166 MM di Luigi Chinetti e Jean Lucas.

Riservata oggigiorno alle vetture di classe GT3 (71 gli equipaggi iscritti nel 2023; la gara è valida anche come terzo atto dell’Intercontinental GT Challenge), negli anni recenti sono stati diversi i successi del Cavallino Rampante. Nel 2021 Alessandro Pier Guidi e Nicklas Nielsen, con Côme Ledogar, festeggiarono un successo assoluto con la 488 GT3 Evo 2020 in una gara che vide il pilota italiano tre volte campione del mondo siglare il sorpasso decisivo a pochi minuti dal traguardo. La medesima vettura, inoltre, ottenne altre tre vittorie di classe nel 2019, nel 2021 e nel 2022, in quest’ultimo caso con Bertolini, Rovera, L. Machiels e Stefano Costantini che salirono sul gradino più alto del podio in Pro-Am. Bertolini, che ha ottenuto due vittorie assolute nella storica corsa belga (nel 2006 e 2008), insieme a Louis Machiels ha inoltre firmato tre successi di classe.

Il programma. Dopo i test riservati ai piloti con licenza Bronze, martedì 27 giugno, il programma in pista proseguirà giovedì 29 con due turni di prove libere, le pre-qualifiche e le qualifiche; venerdì 30 giugno la Superpole decreterà la griglia della 24 Ore che partirà alle 16.30 di sabato 1 luglio (orari locali).

Porsche Italia scende in pista al fianco dell’Università di Padova

Porsche Italia al fianco degli studenti dell’Università di Padova all’interno di “Formula SAE”, un progetto di ideazione, progettazione e produzione di una monoposto da competizione. Un gruppo di studenti provenienti da diverse facoltà dell’Unipd si è unito per formare il team “Race UP”, portando a termine la realizzazione auto da corsa, una a trazione termica, l’altra elettrica.

Porsche Italia ha deciso di sostenere l’iniziativa e permettere agli studenti di testare le vetture sul tracciato del Porsche Experience Center Franciacorta insieme al supporto dei propri tecnici ed esperti Motorsport. Accelerazione frontale e laterale, hot lap e prova di endurance, queste le sfide nelle quali si sono cimentati i due prototipi sviluppati dagli studenti, in vista delle gare ufficiali di metà luglio all’autodromo di Varano.

La giornata, oltre a essere stata il momento per i test ufficiali, è stata anche un punto di incontro importante tra studenti e azienda, da sempre alla ricerca di giovani talenti da poter inserire nel proprio organico.

Epoqu’auto, maggiori dettagli sull’edizione 2023

Sono stati svelati stamani alcuni dettagli di Epoqu’auto, che si terrà dal 10 al 12 novembre presso l’Eurexpo di Lione (nella foto di apertura, l’ingresso dell’edizione 2022). Quello che è ormai uno dei più importanti saloni mondiali di auto e moto d’epoca proporrà tra l’altro, su uno spazio di 80.000mq, dieci settori di esposizioni, di cui tre principali dedicati a Peugeot, Talbot e Cadillac. Qui di seguito potete scaricare un’anteprima delle maggiori aree tematiche in programma.

Le novità di Le Mans Miniatures

La produzione della Bugatti T57S45 Tank del GP ACF 1937 in scala 1:18 (resina) è ormai terminata. Gli stock lasceranno presto le fabbriche in Cina per la consegna, prevista tra qualche settimana. Sempre in scala 1:18 è imminente la commercializzazione del figurino di Ken Miles. In 1:32 (serie slot) ritroviamo la Bugatti T57S45 Tank GP ACF 1937, che sarà seguita dalla Mirage M1 Le Mans 1967 (#14 e 15).

La Bugatti T57S45 è una vettura dalla storia molto particolare, preparata specificamente per una gara – il Grand Prix de l’ACF del 1937 – ma che malgrado le buone prestazioni partecipò solo alle prove per non riapparire più. Le Mans Miniatures ha riprodotto in 1:18 la vettura numero 14 (foto di apertura), pilotata da Jean Bugatti, che la guidò fino a Montlhéry partendo da Molsheim, sede dell’azienda, e la numero 16, pilotata da Jean-Pierre Wimille, che in prova fece registrare tempi eccezionali, girando addirittura 4″ più veloce di Raymond Sommer.

Veniamo al figurino di Ken Miles, personaggio che i più – almeno dalle nostre parti – ignoravano fino all’uscita nel 2016 del film Le Mans 66, con l’interpretazione di Christian Bale. Pilota emblematico degli anni sessanta, il suo talento attirò Carrol Shelby che lo volle per lo sviluppo e la messa a punto della Ford MkII. Il figurino di Le Mans Miniatures tiene in mano il suo casco Bell “open jet” di colore verde scuro.

Ritroviamo poi la Bugatti T57S45 nella serie slot in 1:32. Sviluppata dopo il successo alla 24 Ore di Le Mans 1937 con la T57C Tank, la T57S45 fu elaborata da Jean Bugatti in vista del GP ACF che si sarebbe tenuto quindici giorni dopo (il 4 luglio) sul circuito di Linas-Montlhéry. Con una carrozzeria incredibilmente moderna, la T57S45 fu il vero anello di congiunzione fra la T57C Tank del ’37 e quella che avrebbe vinto la 24 Ore di Le Mans nel ’39.

Nella gamma slot 1:32 torna dopo undici anni la Mirage M1 Le Mans 1967, con un nuovo chassis ora in ABS grazie a un nuovo stampo. Questo modello dovrebbe essere disponibile a inizio agosto.

Alfa Romeo celebra i cento anni del Quadrifoglio alla Le Mans Classic

Dal 29 giugno al 2 luglio si terrà l’11a edizione della Le Mans Classic. Questo evento offre a decine di migliaia di visitatori e appassionati la possibilità di ammirare sulla pista di Le Mans le auto del periodo tra gli anni ’20 e la fine degli anni ’70-inizio ’80 che hanno fatto la storia di questa corsa leggendaria.

Un’ottima opportunità per Alfa Romeo, quattro volte vincitrice della gara, per presentare alcuni dei modelli che hanno segnato le tappe della straordinaria avventura sportiva della marca, come quella del circuito della Sarthe. Un’occasione resa ancora più entusiasmante dal fatto che il centesimo anniversario del Circuito delle 24 Ore di Le Mans coincide con i cento anni del Quadrifoglio, che dal 1923 contraddistingue le vetture più performanti della marca Alfa Romeo. Sono dunque due i traguardi centenari, testimoni chiave della storia delle corse automobilistiche, che saranno celebrati quest’anno durante la Le Mans Classic.

In tale occasione, presso lo stand del marchio saranno esposti quattro modelli eccezionali, fiori all’occhiello della collezione Heritage in mostra presso il Museo Storico Alfa Romeo di Arese: una 6C 3000CM del 1953, la straordinaria 33 Stradale prototipo del 1967, una 33/3 Litri del 1970 e una 33 TT 12 del 1975.

Ciliegina sulla torta…di compleanno, l’esclusiva Alfa Romeo Giulia SWB Zagato farà la sua prima apparizione in pubblico nel corso della sfilata che si terrà nella mattinata di sabato 1° luglio. I visitatori potranno scoprirla in anteprima mondiale presso il “Village des Constructeurs”.

Inoltre, Alfa Romeo invita tutti i suoi fan a rendersi protagonisti di questo evento imperdibile. Da venerdì 30 giugno a domenica 2 luglio, gli appassionati clienti e clubs di Alfa Romeo prenderanno parte alla 2° edizione degli Alfa Romeo Tribe Days. Tre giorni di pura passione, costellati di eventi inediti ed esperienze di guida esclusive sui circuiti di Montlhéry e Le Mans.

6C 3000 CM spider (1953)
La “6C 3000 Competizione Maggiorata” (CM), realizzata dalla carrozzeria Colli, nasce nel 1953 come coupé da corsa destinata alla categoria “vetture sport”. Questo modello è stato progettato per partecipare alla Mille Miglia del 1953 e alla 24 Ore di Le Mans.
Il motore di questa spider da corsa, progettato da Giuseppe Busso, riprende vari elementi del precedente 6 cilindri in linea da 3 litri, creato espressamente per il prototipo 6C 3000, ma con una cilindrata maggiorata a 3495 cm3 e una potenza, al termine delle successive evoluzioni, di 275 CV.


La versione coupé taglia il traguardo in seconda posizione alla Mille Miglia del 1953, pilotata dal leggendario Juan Manuel Fangio, campione del mondo di F1 nel 1951 con la GP Tipo 158-159 “Alfetta”, e all’epoca il miglior pilota del team Alfa. Il pilota argentino domina la gara, ma è costretto a rallentare a causa di un problema al telaio.
L’esperienza di La Sarthe, nel giugno 1953, si rivela di nuovo sfortunata per l’Alfa Romeo 3000 CM coupé: tutte le vetture si ritirano dalla corsa. La ragione principale è da attribuire al poco tempo a disposizione per sviluppare il progetto complessivo: il reparto progettazione ha come obiettivo principale e imperativo quello di mettere a punto e organizzare la produzione di un nuovo modello compatto, che diventerà la “Giulietta”.
La versione spider, per contro, ha conquistato il primo “Gran Premio Supercortemaggiore”, corso a Merano nel 1953 con J.M. Fangio alla guida. Questa vettura straordinaria è normalmente esposta presso il Museo Alfa Romeo. La vettura in esposizione è dotata di freni a disco montati nel 1955 dal reparto R&D.

Alfa Romeo 33 Stradale (1967)
Sulla base della Tipo 33, tra il 1967 e il 1969 viene realizzata una piccola serie di 18 coupé da strada, con un’affascinante carrozzeria in alluminio progettata da Franco Scaglione.
Modello leggendario che ha segnato non solo la storia di Alfa Romeo, ma anche quella dell’automobilismo, sia per la sua rarità che per la sua bellezza scultorea, è una delle pochissime vetture da strada nate a partire dal modello da corsa, dal quale ha ereditato eccellenti soluzioni tecniche che, cinquant’anni dopo, sono ancora in grado di offuscare quelle delle sofisticate vetture moderne. Il suo design, quintessenza della bellezza in un’automobile, è quasi impossibile da descrivere: a esprimerlo sono l’equilibrio delle forme, la purezza delle linee, l’eleganza di ogni minimo dettaglio.

Il telaio originale, derivato dalle corse, è costituito da tre grossi tubi in lega di alluminio di 20 cm di diametro disposti in modo da formare una “H” asimmetrica. Due strutture in fusione di magnesio sono quindi fissate alle estremità: quella anteriore sostiene la sospensione e i pedali, mentre quella posteriore sostiene il motore, la trasmissione e la sospensione. I serbatoi del carburante, in gomma, sono alloggiati all’interno dei tubi del telaio.
Rispetto alla versione da gara, la 33 Stradale si distingue per il passo allungato di 10 cm e un telaio rinforzato con lamiera d’acciaio a livello dell’abitacolo, oltre che per equipaggiamenti e finiture adatti all’impiego su strada.
Anche il motore – un V8-90° da due litri – è stato “ammorbidito” e portato a 230 CV (rispetto ai 270 CV della versione corsa), rimanendo comunque in grado di spingere la vettura fino a 260 km/h.

Alfa Romeo 33/3 litri Le Mans (1970).
Il ritorno di Alfa Romeo nelle corse per vetture sport avvenuto nel 1967, con il progetto “Tipo 33”, rientra in un processo evolutivo che durerà dieci anni. Dopo i successi iniziali della vettura da due litre e prima delle vittorie del 1968, Autodelta mette a punto una nuova versione del motore V8, con una capacità di 3 litri, per concorrere per i titoli generali.
Le cose sembrano promettere bene, ma al suo debutto nella 12 Ore di Sebring nel 1969, la vettura è costretta ad abbandonare. Nel corso della stagione conquista due vittorie (Zeltweg e Pergusa) e nel 1970 l’Autodelta consolida lo sviluppo.

La vettura preparata per l’anno successivo subisce una revisione radicale: il motore sviluppa 420 CV, il cambio è ridisegnato, il peso ridotto a 650 kg e viene realizzata una carrozzeria completamente nuova.
Il 1971 è l’anno delle vittorie: la 1000 km di Brands Hatch (De Adamich/Pescarolo), la Targa Florio (Vaccarella/Hezemans) e la 6 Ore di Watkins Glen (De Adamich/Peterson) sono i successi che proiettano Alfa Romeo al secondo posto nel Campionato del Mondo Costruttori.

Alfa Romeo 33 TT 12 (1975)
La 33 TT 12 fa il suo debutto alla 1000 km di Spa-Francorchamps il 5 maggio 1973. Mentre il numero “33”, presente sui circuiti dal 1967, richiama un’auto da corsa leggendaria, l’acronimo “TT” significa “Telaio Tubolare”, derivato dalla precedente “33 TT3”, con un motore V8-90°. Il “12” rappresenta invece il numero di cilindri del nuovo motore flat-12 da 3 litri, in grado di erogare una potenza di oltre 500 CV. La carrozzeria presenta un’aerodinamica inconsueta e un’estetica impareggiabile, costituita da due pinne laterali e una grande presa d’aria sopra al cofano del motore.
La stagione 1973 viene consacrata allo sviluppo completo della nuova vettura e l’anno successivo la 33 TT 12 raccoglie i suoi primi successi, il particolare il primo posto alla 1000 km di Monza.
Nel 1974 la direzione di Alfa Romeo decide di partecipare alla 24 Ore di Le Mans con l’obiettivo di battere il team Matra, il suo primo vero concorrente. Durante la sessione di qualifica svolta in marzo, Merzario e la sua 33 TT 12 prendono il volo con un giro realizzato in 3’31”, ossia 4 secondi più rapido della Matra. Alfa Romeo e Autodelta decidono tuttavia di non partecipare alla gara.
La stagione 1975 segnerà l’età d’oro della 33 TT 12. I piloti migliori si alternano al volante e conquistano il Campionato del Mondo Costruttori: Merzario, Andretti, Bell, Brambilla, Ickx, Laffite, Mass, Pescarolo, Scheckter, Vaccarella, Watson.

Fiat, addio al grigio

Da oggi Fiat smette di produrre auto grigie. La decisione è stata presa per esaltare – così comunica il marchio – l’importanza dei colori nella vita, incarnando lo stile di vita italiano.

La strategia è stata attuata per aggiungere un tratto distintivo alle vetture Fiat nel mercato automobilistico, dato che il 2023 è l’anno di un notevole cambiamento per il marchio.

“Abbiamo infranto le regole: abbiamo deciso di interrompere la produzione di auto grigie Fiat. Si tratta di una scelta impegnativa e dirompente, che mira a rafforzare ulteriormente la leadership di Fiat come marchio della gioia, dei colori e dell’ottimismo. L’Italia è il Paese dei colori e, da oggi, anche delle auto Fiat”, ha dichiarato Olivier Francois, CEO Fiat e Global Chief Marketing Officer di Stellantis. “Fiat vuole ispirare le persone a vivere con ottimismo e positività e questa sarà anche una delle missioni della nuova Fiat 600e, l’elettrica per famiglie e amici, che sarà presentata il 4 luglio”.

L’attuale gamma Fiat – Nuova 500, 500 Hybrid, 500X, Panda e Tipo – è disponibile in diverse tonalità di colore, tra cui Bianco Gelato, Arancio Sicilia, Arancio Paprika, Rosso Passione, Blu Dipinto di Blu, Blu Italia, Blu Venezia, Verde Rugiada, Verde Foresta, Rose Gold e Nero Cinema – tutti con un nome che richiama le bellezze paesaggistiche e la vita in Italia.

Potrebbe anche sembrare un’operazione simpatica, se non fosse per il fatto che all’orizzonte si staglia, incontestabilmente e invariabilmente, l’auto a pile.