Si svolgerà il 30 settembre – 1° ottobre la sesta edizione di Strade Bianche Vino Rosso. Organizzata dall’Automobile Club Firenze e dalla Scuderia Biondetti, attraverserà Firenze e le strade del Chianti. La manifestazione, concorso d’eleganza a invito, sarà valida anche come Trofeo Challenge Memorial Roberto Segoni A.C. Firenze.
Inaugurato il nuovo Centro Porsche Palermo
Porsche Italia rafforza la propria presenza commerciale nel Sud Italia inaugurando un nuovo Centro Porsche a Palermo. Il primo sull’isola sviluppato con il nuovo concept architettonico “Destination Porsche”, caratterizzato da spazi aperti e inclusivi, dove poter condividere la passione per la Casa di Stoccarda in un’atmosfera rilassata. Il nuovo concessionario si unisce a quello già presente di Catania, ampliando l’offerta per i clienti siciliani, e al Centro Assistenza di Cosenza, facenti parte dello stesso Gruppo RS Motorsport della famiglia Spatafora.
Il nuovo Centro Porsche sorge sull’evoluzione di un’idea precedentemente concepita: quella di trasferire in una nuova sede il Centro Assistenza Porsche, già presente a Palermo dal 2012. Forti dei risultati commerciali che hanno visto raddoppiare le consegne negli ultimi dieci anni tra Sicilia e Calabria, la scelta finale si è trasformata in un progetto più ambizioso: l’apertura di una nuova concessionaria Porsche.
La struttura, di circa 2.000 mq, vanta un ampio salone in cui trovano lo spazio ideale sia le vetture nuove che quelle dell’usato Porsche Approved, integrandosi alla perfezione con la nuova “Porscheplatz”, l’area lounge dove i clienti e gli appassionati possono ritrovarsi. La facciata, inoltre, è certamente uno degli elementi distintivi: lame di alluminio orizzontali che enfatizzano il dinamismo dell’edificio richiamando le prese d’aria della 911.
Infine, sono stati installati 5 punti di ricarica ad utilizzo dei clienti, due da 150kw e tre da 22kw, oltre ad un sistema di pannelli solari fotovoltaici, in linea con la strategia per lo sviluppo della mobilità elettrica e sostenibile.
Pietro Innocenti, Amministratore Delegato Porsche Italia, presente alla serata inaugurale: “Quello di Palermo non è solo il 31° Centro Porsche in Italia e il terzo a presentare il nuovo layout “Destination Porsche”, ma è anche un importante tassello che si aggiunge alla già capillare presenza del nostro marchio in Italia attraverso formati retail diversificati per incontrare le necessità di tutti i nostri clienti”.




Le Mans, dieci anni fa
testo e foto di David Tarallo
Dieci anni nell’automobilismo possono essere tanti o pochi. Come fu la 24 Ore di Le Mans 2013? Ripubblichiamo un articolo apparso su Paddock dell’epoca, corredato da foto inedite.
L’interpretazione della 24 Ore di Le Mans 2013 può essere duplice: da una parte, leggendo la classifica, ci si potrebbe convincere che la Toyota abbia fatto un passo avanti rispetto al debutto dell’anno scorso, riuscendo ad insinuarsi fra le Audi, tormentate da qualche problema di troppo. Un secondo e un quarto posto delle TS030 a spezzare una potenziale tripletta, per una vettura relativamente ancora giovane, non è un risultato da buttar via. Ma il responso finale, letto senza le necessarie spiegazioni, rischia di ingannare sul reale andamento della gara e su come l’Audi abbia ottenuto il suo 12° successo a Le Mans su 14 partecipazioni. Riassumendo molto, la vittoria dei tedeschi non è mai stata in discussione, anche se è indubbiamente positivo il fatto che la Toyota abbia portato in fondo entrambe le vetture, che nel passato avevano terminato solo gare di 6 ore. E così, Tom Kristensen diventa sempre più “mister Le Mans”, con 9 primi posti, un primato che ben difficilmente potrà essere battuto. Allan McNish, per parte sua, si rifà delle recenti delusioni, conquistando il suo terzo successo, mentre Loïc Duval, per la gioia dei francesi, si presenta come l’ennesima conferma giovane (almeno per gli standard dell’endurance), a testimonianza di quanto l’Audi ci veda lungo nella scelta delle nuove generazioni da affiancare ai piloti più anziani. Certo, viene quasi automatico pensare che a Le Mans ha vinto la macchina che fino all’anno scorso era quella del nostro Dindo Capello, ma questa è un’altra storia. Resta il rammarico di non vedere più un pilota italiano a bordo delle Audi, dopo il cambiamento del programma di Bonanomi. Duval, in ogni caso, è stato quasi sempre il più veloce dei suoi compagni di equipaggio, nel giorno in cui la fortuna ha abbandonato il trio Lotterer/Fässler/Tréluyer, alla fine quinti dopo un guasto all’alternatore, una foratura e un altro inconveniente al pedale del freno, mentre la terza Audi, quella di Gené/Di Grassi/Jarvis, è stata ritardata ad inizio gara da una foratura al ponte Dunlop e senza quel tempo perso avrebbe potuto forse dire la sua per la vittoria finale. E siccome le auto le guidano i piloti, sarebbe ingiusto non citare l’ottima prova di un Oliver Jarvis, costante e redditizio, e di un Lucas di Grassi, che quasi sempre ha dimostrato di possedere la velocità dei migliori.







Più in generale, l’Audi ha costruito questo successo del 2013 sulla base di una performance nettamente superiore alla Toyota, che probabilmente aveva puntato a migliorare i consumi sacrificando un po’ le prestazioni, una scelta che è risultata sbagliata, anche in considerazione delle molte neutralizzazioni nel corso delle 24 ore. Penalizzate a priori dal regolamento che le assegna 18 litri di carburante in meno, le R18 e-tron quattro potevano percorrere 10 giri per ogni rifornimento, contro i 12 delle Toyota. Ciò si è tradotto, per la vettura di testa, in un totale di 34 soste ai box, mentre la migliore delle due Toyota, quella di Davidson/Buemi/Sarrazin, si è fermata 30 volte, ma in generale le soste delle Toyota sono durate più a lungo. Alla vigilia della gara, questo gap a svantaggio dell’Audi sembrava poter dare alla Toyota una qualche speranza, a patto di mantenere su 1”4 lo svantaggio rispetto R18. Cosa che non si è verificata, e l’Audi è riuscita a girare quasi sempre sui tempi che dalle simulazioni erano risultati quelli giusti per tenere a debita distanza la Toyota. Un vantaggio sul giro di un secondo e mezzo o poco più avrebbe assicurato una relativa tranquillità e forse i tedeschi ci avrebbero messo la firma per ottenere un risultato di questo tipo, per niente scontato soprattutto col traffico di 56 vetture in pista e con le previsioni meteorologiche che indicavano precipitazioni – peraltro non forti – nel corso della gara. Le cose, poi, si sono messe in discesa per Ullrich e compagni: non solo l’Audi non ha avuto grandi difficoltà a rispettare i tempi delle simulazioni, ma le differenze si sono attestate su valori ancora più ampi. Non per nulla il giro più veloce in gara è stato quello dell’Audi di Lotterer, in 3’22”746, mentre le Toyota non sono riuscite ad andare oltre un 3’25”151 con Davidson e un 3’25”718 con l’altra vettura, classificatasi quinta con Wurz/Lapierre/Nakajima (è stato quest’ultimo a siglare il miglior risultato cronometrico). Le Toyota sono arrivate ad accumulare un gap anche di 4” al giro, troppo per pensare di sfruttare anche minimamente i vantaggi derivanti dal regolamento. Dalla loro, le Toyota hanno goduto di un’affidabilità soddisfacente: la vettura seconda classificata non ha patito in pratica alcun problema, mentre l’altra TS030 ha avuto qualche noia all’alimentazione, oltre ad essere stata rallentata dalla mancanza di benzina, da una foratura e da una toccata a fine corsa.








Resta il fatto che la Toyota non ha saputo mai approfittare dei problemi dell’Audi, ancor meno quando era il momento di attaccare dopo che le vetture #1 e #3 erano state rallentate dai già citati inconveniente. Insomma, da parte della Toyota è mancata la capacità di imporre un ritmo diverso alla gara, di cambiare il corso delle cose, che guarda caso è stata in tante altre edizioni l’arma vincente dell’Audi, e che in passato era mancata anche all’altro illustre sfidante dei tedeschi, la Peugeot. Nel corso dalla gara, resa più complicata dalle irregolari precipitazioni, il team di Wolfgang Ullrich non ha mai perso la calma, riuscendo ad adeguare alle condizioni che cambiavano continuamente tante piccole variabili tecniche e strategiche.








La Toyota lascia Le Mans con un bilancio ampiamente negativo: si dice che per vincere la 24 Ore occorrano almeno tre anni, ma la sensazione è quella che le TS030 non siano progredite al ritmo in cui Pascal Vasselon e Yoshiaki Kinoshita si auguravano. Alla fine del 2012 la Toyota sembrava essersi avvicinata notevolmente all’Audi, che però nel corso dell’inverno ha tirato fuori una vettura del tutto nuova o quasi (il mancato cambio di sigla non inganni), mentre l’evoluzione della TS030, che si è vista solo a Spa, non è mai stata in grado di apportare quel quid in più in termini velocistici. Finita la stagione 2013, sia la R18 sia la TS030 andranno in pensione perché i regolamenti 2014 imporranno la progettazione di vetture completamente diverse. Per battere l’Audi ci vorrà più coraggio, forse più creatività. I maligni dicono che per mettere un po’ di sale sulla coda all’Audi, ci debba pensare lo stesso Gruppo tedesco…










Fra i team privati, non c’è stata praticamente lotta; la HPD-Honda ARX03c di Strakka Racing, pilotata da Leventis/Watts/Kane, sesta assoluta, dietro le Audi e le Toyota, ha condotto una gara regolare tenendosi fuori dalle mischie e approfittando anche delle vicissitudini delle due Lola-Toyota B12/60 Coupé del team elvetico Rebellion. La vettura di Belicchi è stata eliminata da un’uscita di pista quando al volante si trovava proprio l’italiano, che ha riportato un paio di costole fratturate. Alla ripartenza dopo una serie di giri in regime di safety car, Belicchi si è intraversato all’uscita della seconda chicane dell’Hunaudières, andando a finire di muso contro le barriere di protezione.





Classe LMP2
Se si osservava il team OAK nel corso dei preparativi del venerdì mattina, l’intera squadra sembrava rilassata ma decisa, affiatata e soprattutto alquanto sicura dei propri mezzi. Se la differenza la fanno tanti piccoli particolari, le due Morgan-Nissan di punta (cui si aggiungeva la stravagante art-car decorata da Fernando Costa) sembravano di gran lunga le vetture più competitive. E così è stato col team di Jacques Nicolet che ha dominato la gara piazzando un’eccezionale doppietta: primi Baguette/González/Plowman, secondi Pla/Heinemeier Hansson/Brundle. Come sempre la classe LMP2 è stata all’insegna dell’abbondanza (22 partenti) e della varietà tecnica, ma contro le ex-Pescarolo motorizzate Nissan c’è stato poco da fare. Terzo posto (a tavolino per l’esclusione dell’Oreca-Nissan del G-Drive a causa di un’irregolarità al serbatoio della benzina) per la Zytek-Nissan del Greaves Motorsport, pilotata da Jann Mardenborough, Lucas Ordonez e Michael Krumm. Il G-Drive ha annunciato ricorso, ma al di là di questo, due fattori sono emersi dalla classe LMP2 di questa 24 Ore di Le Mans: il dominio dei motori Nissan e delle coperture Dunlop, in una gara in cui le Lola hanno deluso, le Lotus hanno occupato le pagine dei comunicati stampa per ragioni tutt’altro che sportive e le Oreca hanno vissuto alterne vicende, culminate con la squalifica della vettura di Rusinov/Martin/Conway (ma la G-Drive ha fatto appello). Evidentemente a Le Mans il “pacchetto” evoluzione disponibile per la stagione 2013, comprendente modifiche per migliorare l’accessibilità meccanica e per incrementare l’affidabilità e le prestazioni, non si è rivelato troppo utile. Quanto alla Alpine A450 (che per ora altro non è se non un’Oreca 03, condividendo con questo modello tutti gli sviluppi), la prima uscita nel WEC dopo l’esordio nell’ELMS ha fruttato un piazzamento senza infamia e senza lode, ma è chiaro che si tratta solo di un primo passo verso il rilancio di questo storico marchio; è pur vero che il programma di LMP2 sembra essere più che altro un riempitivo da decidersi anno per anno, in attesa dell’arrivo della berlinetta nel 2016.
Le GT
Cronaca di una sconfitta annunciata: nella festa dei centenari (il secolo dell’Aston, i 50 anni della Porsche 911) la Ferrari rischiava di fare la fine del vaso di coccio fra i vasi di ferro e così è stato. Il famigerato balance of performance non dava troppe possibilità alle 458 Italia, penalizzata nella capacità del serbatoio e da vari aggiustamenti del peso e delle flange concessi alla nuova 911 RSR e alla Aston Martin. “Mettiamola così”, affermava Andrea Bertolini alla vigilia della gara: “significa che la Ferrari fa paura”. E così, fra un accomodamento e un altro – e anche un po’ di sana pretattica come quella che la Porsche ha fatto a Silverstone e a Spa per celare le vere potenzialità della 911 modello 991 – la Ferrari non è mai stata in gioco, così come del resto le altre contendenti, dalla Viper alla Corvette. Dei “non-factor”, come direbbero gli inglesi. Tappezzeria. La doppietta della 911 RSR è stata favorita dall’incidente di Makowiecki, che si trovava in testa con la Aston Martin domenica mattina, e da alcuni errori di strategia da parte del team inglese. Al di là di tutto, però, le due 911 RSR ufficiali hanno mostrato un’affidabilità invidiabile, oltre ad un alto livello di prestazioni, favorito dal fatto di poter girare con una configurazione aerodinamica non esasperata, contrariamente alle Ferrari che hanno dovuto compensare con una taratura particolarmente “scarica” delle ali le limitazioni imposte dal balance of performance. Alla Porsche è andata anche la classe Am (Narac/Bourret/Vernay, IMSA Performance); un en-plein che è un ideale viatico per un ritorno in grande stile nel 2014. Le balaustre retrostanti la palazzina dei servizi a Le Mans erano imbandierate con enormi riproduzioni di manifesti commemorativi delle numerose vittorie Porsche alla 24 Ore. “Home is where your heart is” lo slogan scelto per la campagna pubblicitaria di Porsche in questa edizione. “C’est ici que bat notre coeur”, ribadiva la scritta gigante nella lingua autoctona. E niente accade per caso.
Le Mans come nel 2014!
Almeno per le grandi case, il cammino verso Le Mans è costellato di piccole o grandi evoluzioni: da Sebring alle prime prove del WEC l’Audi R18 non ha smesso di cambiare, fino al debutto a Spa della versione a coda lunga e alla comparsa del tanto chiacchierato sistema degli scarichi soffiati. La Toyota, per parte sua, a Spa aveva portato una TS030 in configurazione 2013, e per Le Mans si sono visti tanti accomodamenti che spesso risiedono in particolari che possono sembrare insignificanti e che invece sono in grado di fare la differenza (sarebbe interessante, ad esempio, capire l’esatto motivo per il quale le due TS030 hanno girato ognuna con un airscoop dalla bocca di foggia diversa). E come nel passato, i test pre-gara sono serviti non solo per avere un assaggio di cosa avrebbe offerto la corsa, ma anche di cosa ci riserva un futuro ancora più lontano. I test di Le Mans sono un’occasione troppo ghiotta per non mostrare qualche muscolo alla concorrenza. Ed ecco che ha fatto la propria apparizione una quarta Audi, tutta nera, col numero 4, una vera e propria T-car nel senso tradizionale del termine. Su questa vettura sono stati provati pneumatici ottemperanti al regolamento che andrà in vigore dal 2014: riduzione della larghezza da 16 a 14 pollici e del diametro da 28,5 a 28 (in pratica le misure dell’attuale classe LMP2). E’ quasi sicuro che oltre alle nuove coperture la misteriosa Audi n.4 (provvista di coda lunga come le altre tre) celasse al suo interno alcune nuove soluzioni aerodinamiche in vista della prossima stagione. E tutto questo mentre la nuova Porsche LMP1 muoveva i suoi primi passi sulla pista privata di Weissach.











Business is business
Che l’OAK Racing non fosse un team qualsiasi, magari di quelli ancora semiamatoriali che popolano le liste degli iscritti di classe LMP2 nel WEC, nell’ELMS o nell’American Le Mans Series lo si era capito da un pezzo; la struttura di Jacques Nicolet si è saputa dare un’impronta professionale non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sotto l’aspetto della comunicazione e del marketing. Quest’anno l’OAK ha giocato la carta “art-car”, che a Le Mans fa sempre una certa presa. Stavolta la BMW non c’entra niente (ricordiamo che l’ultima vettura della collezione BMW aveva preso parte alla 24 Ore nel 2010, decorata da Jeff Koons). A differenza degli illustri precedenti firmati Alexander Calder, Roy Lichtenstein, Frank Stella, Andy Warhol e compagnia cantata, la vettura schierata nel 2013 nasce da una vera e propria scultura, creata da Fernando Costa saldando insieme – ormai lo sanno anche i muri – innumerevoli frammenti di cartelli e segnalazioni stradali. Quello che si è visto sulla griglia di partenza non è che un simulacro, mentre l’originale faceva bella mostra di sé sotto un tendone nella piazzetta retrostante il paddock. E stavolta, dal concetto è nata tutta una sapiente operazione di marketing: l’OAK Racing ha affittato uno degli spazi coperti, una vera e propria boutique, in buona compagnia fra Rolex e altri marchi celebri.

L’art-car, la Morgan-Nissan numero 45 e la sua stravagante decorazione sono diventate un brand nel volgere di pochi giorni. Mentre Costa tagliava e cuciva divieti di sosta e indicazioni di passaggi pedonali, il produttore franco-cinese Spark lavorava alla realizzazione di una serie limitata di modelli in scala 1:43 e 1:18 da porre in vendita durante la settimana di Le Mans. E con essi, magliette, penne, matite, quaderni, felpe, giacche e quant’altro per un fenomeno che ha dimostrato ancora una volta come l’arte sia anche (e solo?) business. Al confronto Hervé Poulain e le sue BMW colorate erano roba da dilettanti.








Allan Simonsen
Un secco ma chiarissimo comunicato dall’Automobile Club de l’Ouest ha raggelato la sala stampa il sabato pomeriggio. Da allora, come sempre succede, è stata una ridda di ipotesi, di “se” e di “ma”, troppo spesso pronunciati da sedicenti esperti e opinionisti dell’ultima ora che pare non aspettino altro per potersi mettere in evidenza. Oggi la morte è tabù, nella vita di tutti i giorni e nell’automobilismo. Le corse sono a rischio linciaggio e la ricerca della sicurezza è diventata il leitmotiv imperante. L’eliminazione dei rischi inaccettabili ha fatto passi da gigante, ma c’è sempre quello scarto, quella frazione di imponderabilità che quando le velocità sono così elevate presenta un conto salato. Magari nel momento più inatteso. Tutto è perfettibile, e certamente oggi che siamo abituati ai circuiti mikey mouse a rischio zero (?), un circuito come Le Mans dovrà sembrare paradossale a uno di quegli opinionisti improvvisati che all’indomani di un evento tragico come la morte di Allan Simonsen si divertono a sparare sentenze senza aver mai abbandonato la poltrona e le pantofole per andare a vedere cos’è il vero automobilismo. Al di là di questo, si poteva fare di più? Le conseguenze di questo incidente erano davvero inevitabili? Sarebbe forse opportuno assumere un atteggiamento quanto meno critico di fronte a questo tipo di domande. A lato di ciò, tanti dubbi e un dato di fatto: la sempre maggiore urbanizzazione di tutta la zona permettono sempre meno interventi. Questo in generale; in particolare, forse qualcosa in più si poteva fare per rendere più sicuro il punto in cui ha impattato l’Aston Martin del pilota danese. Negli anni la pista di Le Mans si è evoluta, perdendo, secondo molti, parte del proprio fascino. Il lungo rettifilo dell’Hunaudières lasciò il posto, nell’inverno 1989/90, a due chicane, nate nella fretta di trovare una soluzione di un problema che si era probabilmente ignorato troppo a lungo negli anni precedenti, quando ci sarebbe stato tutto il tempo per trovare una soluzione meno traumatica e ugualmente sicura. Da quel momento in poi, le chicane sono state il teatro di clamorosi “botti” (una Bugatti distrutta nel 1994, la Toyota di Brundle nel 1999, la Pescarolo che tira dritto contro il muro nel 2006, la Lamborghini del JLOC che fa la stessa fine un anno più tardi, la Porsche RS Spyder del Team Goh che sbanda sull’olio nel 2009…) ma è anche vero che il tratto di Hunaudières ha cessato di essere letale. Per inciso l’avvento delle chicane ha favorito definitivamente l’avvento dei freni a carbonio anche a Le Mans, quando in Formula 1 erano usati ormai già da tempo. Con l’Hunaudières ancora integro, essi si sarebbero raffreddati troppo rapidamente (50 secondi alla massima velocità) per poi non funzionare in maniera ottimale alla staccata di Mulsanne. Fu Nissan a introdurre la novità, seguita ben presto da tutti gli altri. Con le due chicane finì (almeno in parte) l’incubo della foratura progressiva, quella che ti tradisce perché non te ne accorgi, o della quinta marcia che si rompe magari a mezz’ora dalla fine, ma quella almeno non uccide. L’incidente di Simonsen ha riaperto inquietanti interrogativi su questioni che trenta o quarant’anni fa sarebbero state considerate semplicemente parte del gioco.
Porsche 908/2 prove Le Mans 1969
Su PLIT ci siamo occupati spesso di elaborazioni più o meno recenti (e più o meno estreme) su base Solido. Questa di Massimo Martini, eseguita ormai diversi… decenni fa, è una delle più intriganti che abbiamo mai pubblicato. Partendo dalla 908LH numero 174, Martini ricavò la 908/2 Spyder delle prove di Le Mans ’69. Inutile enumerare tutto ciò che il Nostro dovette eliminare o aggiungere per ottenere una barchetta da un coupé. Il risultato secondo noi è ancora oggi validissimo, al di là dell’importanza storica del modello. Martini ricorda di aver elaborato la 908 appena uscì il Solido (quindi tra la fine del 1969 e l’inizio del 1970), sulla base delle foto che Autosprint aveva pubblicato. In una delle immagini di questo articolo trovate il modello in mezzo a diversi altri montaggi da kit, elaborazioni e rarità varie, come le Porsche 908/2 di Modélisme-Evrat.






Nuova data per la 24 Ore del Nürburgring 2024
La 24h Nürburgring si svolgerà nel 2024 nel fine settimana del Corpus Domini (dal 30 maggio al 2 giugno). Lo ha annunciato oggi l'organizzazione ADAC Nordrhein. La riprogrammazione si era resa necessaria perché la prova del FIA WEC a Spa-Francorchamps, era stata fissata per il weekend dell'Ascensione d'inizio maggio. La sovrapposizione dei due eventi avrebbe presentato a molti team e piloti problemi difficilmente risolvibili, visto che dal 2024 il FIA WEC avrà una classe per vetture GT3, che da anni gareggiano al Nürburgring. E poiché gli organizzatori della 24 Ore e dell'evento musicale Rock am Ring si sono dimostrati estremamente flessibili, è stato possibile decidere un rinvio. Rock am Ring si svolgerà come da programma dal 7 al 9 giugno 2024, ma i tempi di allestimento e smontaggio dei due mega-eventi, ora in diretta successione, si sono ridotti drasticamente.
Sarà Rafael Nadal lo starter della Le Mans Classic 2023
Un'undicesima edizione eccezionale, la continuità della celebrazione del centenario della 24 Ore di Le Mans, oltre 230.000 spettatori attesi e più di 800 auto. A fare da starter alla Le Mans Classic 2023 sarà Rafael Nadal, tennista spagnolo autore di una carriera spettacolare con un record impressionante: 22 titoli del Grande Slam di cui 14 al Roland Garros e più di mille vittorie complessive. Partner fedele e amico del marchio Richard Mille, diversi orologi sono stati sviluppati per accompagnarlo durante i tornei dal 2010, l'ultimo dei quali è l'RM 27-04 Tourbillon. Una vera amicizia unisce Richard Mille e Rafa. Nadal darà il via ai festeggiamenti del fine settimana alle quindici e trenta coi giovani piloti della Little Big Mans. Dalle sedici sventolerà la bandiera francese per dare la partenza ufficiale tipo Le Mans della griglia 1.
Novegro, gli appuntamenti di luglio
Per luglio l’organizzazione di Novegro ha annunciato due eventi:
Partenza 36ma Milano-Taranto
Anche quest’anno, domenica 2 luglio, la partenza della Milano-Taranto si svolgerà presso il Parco Esposizioni Novegro.
L’evento, giunto alla sua 36° edizione, è l’importante rassegna storica per moto d’epoca a tappe che raccoglie partecipanti da tutto lo Stivale e da altri Paesi.
Il ritrovo dei centauri comincerà alle 13:00 all’interno del padiglione A, con le loro partenze a scaglioni da mezzanotte in avanti.
L’accesso al Parco è gratuito e riservato unicamente alle persone registrate.
Per ulteriori informazioni: info@milanotaranto.it
Il Bagagliaio
Domenica 16 luglio torna, per il suo ultimo appuntamento prima della pausa estiva, Il Bagagliaio, mercatino dell’usato e consueto luogo di ritrovo degli appassionati.
L’ingresso è gratuito.
Orario di apertura (area bagagliaio):
– domenica 16 luglio: 8:30- 16:00
Si riprenderà domenica 3 settembre con la Borsa di scambio di giocattoli, modellismo e bambole d’epoca.
Da Brumm una replica della loro prima Ferrari 1:43, uscita nel 1980
La battaglia legale fra Brumm e Ferrari è stata ampiamente commentata su PLIT nel novembre del 2022: https://pitlaneitalia.com/2022/11/18/analisi-e-commento-dellordinanza-n-32408-2022-della-corte-di-cassazione-tra-ferrari-s-p-a-e-brumm-s-n-c/
Oggi, a distanza di quasi un anno dalla sentenza della Cassazione, Brumm ha in serbo per i collezionisti un modello abbastanza particolare. Ecco il loro comunicato:
Per celebrare la vittoria in Cassazione ecco il primo modello commemorativo dedicato alla storica sentenza del 7 Luglio 2022. Se vuoi saperne di più visita la pagina web https://www.brumm.it/yeswecan/ .Trattasi della prima Ferrari prodotta in scala 1:43 da Brumm nel 1980, in confezione Revival Oro, la Ferrari 500 F2 n. 34 di Alberto Ascari, Campione del Mondo di Formula 1 1952-53. Riproponiamo quel modello, in tiratura limitata di 200 pezzi, con le medesime caratteristiche e la medesima confezione di allora per ricordare tutte le Ferrari che abbiamo riprodotto in miniatura dal 1980 ad oggi, sempre nel rispetto del lavoro e dei diritti altrui. A protezione di un prodotto così prezioso una fascetta personalizzata celebrativa.



Maranello applaude la squadra Ferrari vincitrice alla 24 Ore di Le Mans
Un successo atteso da oltre mezzo secolo festeggiato a Maranello dalla squadra Ferrari – AF Corse al completo, salutata dai dipendenti dell’azienda fondata nel 1947 e da centinaia di tifosi entusiasti riunitisi in due ali di folla per applaudire la vittoria alla 24 Ore di Le Mans. L’edizione del centenario della corsa endurance più famosa al mondo è entrata negli annali dello sport automobilistico non solo per la prestigiosa vittoria, ma anche per l’Hyperpole e il giro più veloce in gara firmato dagli equipaggi ferraristi.
Una giornata che rimarrà indelebile nella memoria degli appassionati di motori quella di martedì 20 giugno, quando in un’inedita e suggestiva cornice le due 499P hanno lasciato i cancelli di Via Abetone Inferiore, porta d’accesso al quartier generale del Cavallino rampante, per dare forma a una parata che ha toccato prima l’area di Attività sportive GT e di Scuderia Ferrari, quindi ha attraversato le vie del centro storico transitando dinnanzi ad alcuni dei luoghi più iconici, tra cui il Museo Ferrari di Maranello.
Tanti i tifosi e le famiglie che non hanno perso l’occasione per ammirare dal vivo le Hypercar ibride che hanno trionfato in Francia nel fine settimana dell’11 giugno. La cittadina modenese, per l’intera mattinata, si è vestita a festa per celebrare gli equipaggi della 499P numero 51, vincitrice a Le Mans con Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi, e numero 50, che grazie ad Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen era scattata dalla prima casella in griglia e aveva ottenuto il miglior tempo in gara.
Dopo la sfilata per le vie del centro storico, teatro di un caloroso abbraccio da parte del pubblico, l’evento è proseguito nel pomeriggio a beneficio dei dipendenti, a cui il Presidente John Elkann ha voluto dedicare la vittoria con l’esposizione sia della 499P numero 51, sia del trofeo del centenario della 24 Ore di Le Mans.
Come da tradizione, il popolo della Ferrari si è stretto intorno alla sua squadra. La Casa di Maranello, rientrata nella stagione corrente nella top class dell’endurance, tagliando per prima il traguardo del quarto atto del FIA WEC 2023 ha scritto una nuova pagina di storia dell’automobilismo, guadagnando un trofeo che va ad arricchire una bacheca nella quale ora brillano dieci vittorie assolute (l’ultima risaliva al 1965), e 29 successi di classe, alla 24 Ore di Le Mans.





Failure is being afraid to fail
Come testata giornalistica, di comunicati stampa ne riceviamo a caterve. Ma questo della Scuderia Cameron Glickenhaus, giuntoci ieri sera, è secondo noi uno dei più belli di sempre. Non parla di tecnica, parla di sportività e di gioia di fare ciò che si ama. Lo riportiamo per intero così com’è arrivato, perché pensiamo che meriti tutta l’ammirazione dei veri appassionati. E visto che ci siamo, ci aggiungiamo una gallery a suggello di una prestazione che non sarà dimenticata.
| Glickenhaus Races Le Mans 2023Le Mans, France, June 19, 2023 Failure is being afraid to fail. We dreamed of racing Le Mans for decades. For decades we worked to build that dream. We competed in eleven 24-Hour Endurance Races, and we finished every one. Last week we lived our dream of standing in the rain at Le Mans, watching our car thunder down the Mulsanne. We raced to run our best race yet. We made mistakes, fixed those mistakes, and raced to the end, finishing in 6th and 7th overall. We are proud of our dream, of building two vehicles that competed at the highest level of motorsports for 24 hours without a single technical problem. We are proud that we are the only manufacturer to have finished every 24 Hour Le Mans with every vehicle we have entered, and on a fraction of their budgets. Thank you to our team for your passion, dedication, and incredible work. Thank you to our fans, for cheering us on, for your notes of encouragement, and your support. Thank you to our sponsors for your financial and technical support. Thank you to our Dealer partner HK Motorcars for their support, including the complete sponsorship of 709.Onwards. Glickenhaus |
| “It is not the critic who counts; not the man who points out how the strong man stumbles, or where the doer of deeds could have done them better. The credit belongs to the man who is actually in the arena, whose face is marred by dust and sweat and blood; who strives valiantly; who errs, who comes short again and again, because there is no effort without error and shortcoming; but who does actually strive to do the deeds; who knows great enthusiasms, the great devotions; who spends himself in a worthy cause; who at the best knows in the end the triumph of high achievement, and who at the worst, if he fails, at least fails while daring greatly, so that his place shall never be with those cold and timid souls who neither know victory nor defeat.”– Theodore Roosevelt |













