Un museo di automobili non può che avere come colonna sonora il rombo dei motori. Ed è così anche al Museo Alfa Romeo, dove video e installazioni accompagnano normalmente la visita.
Sabato 29 ottobre, però, quei suoni si spegneranno, insieme alle luci che solitamente svelano le leggendarie vetture esposte. E l’atmosfera, quindi, sarà quella da “una notte al Museo”.
A partire dalle 18, orario di chiusura, il Museo sarà visitabile in una modalità decisamente diversa: a luci spente, appunto.
Visitato ogni anno da decine di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo, il Museo Alfa Romeo di Arese ospita una straordinaria collezione di vetture che hanno segnato non solo l’evoluzione del marchio, ma la storia stessa dell’automobile.
Solitamente, l’attenzione del pubblico è focalizzata sui dettagli delle singole auto e sui contenuti multimediali che consentono di approfondire la storia centenaria del marchio. Sabato 29 ottobre, il visitatore avrà l’opportunità di vivere un’esperienza completamente diversa, negli ampi spazi disposti su sei piani del Museo di Arese: la penombra che esalta le forme sinuose delle carrozzerie, i volti dei grandi personaggi – da Tazio Nuvolari a Juan Manuel Fangio – che emergono come lampi dall’oscurità, nuovi dettagli svelati dalla luce della propria torcia.
Il Museo Alfa Romeo sarà visitabile sabato 29 ottobre A luci spente fino a mezzanotte (ultimo ingresso alle 23.30) e sarà aperto al pubblico fino alla chiusura anche l’Alfa Romeo Caffè con servizio di caffetteria e ristorazione veloce.
Non è necessaria la prenotazione, informazioni su orari e biglietti sul sito www.museoalfaromeo.com.
Norev Excluweb stavolta nel segno di Volkswagen e Austin Healey
Altre tre serie Excluweb per Norev (in realtà ci sono state due Alpine A110 1600S di cui non abbiamo dato notizia la settimana scorsa). Da domani 28 ottobre alle ore 12 saranno in vendita sul sito ufficiale i seguenti modelli:
- Volkswagen Golf GTI 2020 rosso metallizzato, 1:43 serie limitata di 300 pezzi non numerati, art.840138
- Volkswagen Golf GTI 2020 giallo metallizzato, 1:18 serie limitata di 200 pezzi numerati, art.188592
- Austin Healey 3000 Mk.II 1961 rosso/nero, 1:18 serie limitata di 200 pezzi numerati, art.182601





L’attuale gamma Ferrari alle Finali Mondiali di Imola
Come ormai tradizione, l’intera gamma Ferrari fa bella mostra di sé nel paddock delle Finali Mondiali Ferrari. A Imola è visibile anche un esemplare in grigio metallizzato della Purosangue, che sembra attirare molta curiosità fra i clienti, e qui non circolano i semplici curiosi ma potenziali acquirenti (il paddock è chiuso al pubblico che avrà la possibilità di assistere agli eventi in programma sabato e domenica dalle tribune). Fra le livree più originali vi è quella della SF90 Spyder, in una combinazione della serie “Taylor made”, ossia realizzata su specifiche richieste del compratore.































Trenta stagioni di Ferrari Challenge
Il 2022 ha segnato la trentesima stagione del Ferrari Challenge, il monomarca dal Cavallino nato nel 1993. Nel padiglione che ospita le vetture storiche, sistemato nel paddock per le Finali Mondiali Ferrari a Imola, si ripercorre la vicenda di una formula che in tre decenni ha conquistato un notevole successo in tutto il mondo. Il Challenge debuttò nel 1993 col modello 348 TB/TS, protagonista di stagioni in cui si iniziò a capire l’importanza di sbocchi internazionali di un monomarca Ferrari. La F355 rappresentò il secondo modello del Challenge, che dal 1995 accolse, oltre alla serie europea e nordamericana, anche quella giapponese. Terzo modello fu la 360 Challenge (2000-2006), derivata dalla 360 Modena stradale. Le prestazioni crescevano costantemente e con la 360 Challenge si arrivò alla potenza di 400cv. La 360 Challenge venne sostituita dalla F430 Challenge (2006-2011). Si arriva poi alle 458 (2011-2013), 458 EVO (2014-2016), 488 (2017-2019) e 488 EVO, sempre più sofisticate anche dal punto di vista aerodinamico. La 488 Challenge Evo, presentata in occasione delle Finali Mondiali Ferrari al Mugello nell’autunno del 2019, è il modello attualmente impiegato in tutti i campionati.


























Wow la Stratos del Monte ’76 di Darniche di Spark!
Di Riccardo Fontana
È di questi giorni la diffusione in rete di alcune anteprime riguardanti la futura produzione Spark, e tra queste anteprime svetta l’ormai solito paio di Lancia Stratos in versione Gruppo 4. In questo paio, a sua svolta svetta la Chardonnet di Bernard Darniche e Alain Mahé terza assoluta nel trionfale Monte ’76, dominato in lungo e in largo dalla Lancia, forse il punto di massimo dominio della più bella Auto (e mi si conceda la maiuscola) di tutti i tempi: lei sì che si può fregiare del titolo di “Regina”, altroché la Delta, ma non travalichiamo.
Tornando al modello, la Chardonnet del Monte ’76 è una macchina molto particolare: rappresenta il debutto assoluto in corsa della celeberrima targa (occhio al lessico!) TO N14329, che con una trentina abbondante di vittorie assolute, tutte con Bernard Darniche al volante, è la targa (ri-occhio al lessico) di maggior successo in tema Stratos.
Al Montecarlo 1976 la macchina era in effetti una mezza macchina: nuova fiammante, Claudio Maglioli non aveva ancora avuto il tempo di prepararla a dovere per i Rally, limitandosi a metterla sugli uniball (cosa indispensabile per rendere “vivibile” la guida della Regina), a cambiare gli scarichi coi classici tre in uno liberi da Gruppo 4, e pochissimo o nulla d’altro: in mano ad un Fuoriclasse, forse il più grande interprete in assoluto della Béte à Gagner, bastò per conquistare un terzo posto assoluto, dietro alle vetture ufficiali di Munari e Waldegård, vere e complete Gruppo 4 con motori a quattro valvole, freni Lockheed “giusti”, e quasi ottanta CV in più (il computo era 320 contro 240-245).
Per tutti questi motivi, il modello dovrebbe essere un qualcosa in grado di fare tremare i polsi agli appassionati.
Dovrebbe… Dovrebbe, e invece no, perché ancora una volta Spark, almeno in questa anteprima, che mi auguro caldamente venga corretta almeno nelle sue pecche più macroscopiche, dimostra tutta la mancanza di competenza e di passione delle sue maestranze in tutto ciò che non siano Endurance, Formule, ed eventualmente GT.
Riassumendo al massimo: chi ha fatto quel modello o è affetto da cataratta in stadio alquanto avanzato, oppure non ha scientemente nemmeno guardato le foto del veicolo reale.
Non so neanche da dove cominciare, non c’è che l’imbarazzo della scelta in effetti, comunque comincerò col dire che, in ogni caso, resto convinto che Spark abbia tirato fuori la migliore Stratos in scala 1:43 che abbia mai visto a livello di forme e impatto generale: ha ottime ruote (parlando di Campagnolo da asfalto), ottimo assetto, e in certe versioni di carrozzeria è veramente corretta.
C’è chi dice di non essere convinto dalla larghezza di qui e dalla curvatura di la, per me invece guardandola si ha l’impressione di vedere la Stratos, e ciò basta.
Detto questo, che va detto ad onor di onestà, in Cina non si è persa mezza occasione di rovinare una basa ottima con errori sempre più pacchiani (chi ha avuto per le mani l’Alitalia del Monte ’77 ne sa qualcosa) anche su versioni assolutamente mainstream di cui girano miliardi di immagini in rete.
Per questa versione è stata utilizzata una scocca da Gruppo 4 post-Allegato J, cioè post-1977, con i codolini posteriori riportati al posto dei parafangoni bombati, e la presa d’aria per l’abitacolo sul tetto.
Tutto bellissimo, peccato che:
1) la presa sul tetto non ci fosse: a gennaio 1976 questo dettaglio non era nemmeno stato pensato, ha debuttato in corsa sulle ufficiali Alitalia al Sanremo di ottobre dello stesso anno;
2) i codolini non c’erano, al pari dei parafanghi bombati: la scocca della Stratos in questione era completamente di serie, quindi col suo bravo cofano posteriore stretto e “asfittico” stradale, utilizzato se vogliamo anche al Safari e in Svezia, e questo per una ragione molto semplice: in quell’edizione del Monte, la Federazione si esibì in una delle tante regole assurde che spesso ama concepire, ed impose il “monogomma”, da scegliersi un mese prima dell’inizio della gara (brillantissimo in una gara invernale a fondo variabile come il Montecarlo) e da certificarsi tramite impronta del pneumatico da inviare all’attenzione della Federazione stessa.
Tali gomme si potevano intagliare e chiodare a piacimento, ma la larghezza e il disegno del battistrada dovevano restare quelli, e così la Cesare Fiorio pensò, molto giustamente, di schierare Munari e Waldegård con i “canotti” da asfalto e Pinto e Darniche con le M+S.
La gara, a parte una speciale a St-Jean en Royans che quasi costò la cotenna al Drago, si dimostrò quasi completamente secca, e i due mostri coi Dino a 24 valvole e le gomme larghe si involarono indisturbati, ma ad ogni buon conto, Claudio Maglioli essendo indietro con la preparazione non ritenne di sostituire il cofano posteriore, dovendo l’auto montare solo gomme strette.
Queste sono le pecche iper-macro della riproduzione Spark, adesso possiamo passare a quelle light o moderatamente light:
3) il colore: al Monte, ed in realtà per quasi tutto il 1976, le auto di Chardonnet furono caratterizzate da una meravigliosa e sobria livrea blu scuro, che altro non era se non il blu cannes a listino per la normale Stratos stradale, nulla che, a meno di (possibilissimi ed ingannatori) giochi di luce abbia a che vedere con la tinta proposta da Spark, che potrebbe forse essere buona per una versione Tour de Corse di fine anno.
4) i cerchi Speedline: non sono male, al netto che mi paiono piccoli e montati su un assetto troppo basso e su gomme decisamente troppo larghe, ma l’averli messi a filo dei codolini posteriori, evidentemente per fare risaltare meno l’errore di cui sopra, è quantomeno risibile.
Potrei dire altro, ad esempio che i fari a scomparsa erano dello stesso colore della carrozzeria e non neri, ma sarebbero piccolezze a confronto della titanica mole di errore di quella che, a meno di correzioni dell’ultima ora, è l’ennesima occasione persa in tema Rally di casa Spark.
A proposito di ciò, volendo concedere il beneficio del dubbio riguardo a future correzioni, vorrei capire a quale scopo sia utile diffondere anteprime raffiguranti modelli completamente sbagliati, che certamente non portano buona pubblicità all’azienda che di lì a poco si troverà a dover vendere il modello: non sarebbe meglio non diffondere immagini piuttosto?
Ai collezionisti l’ardua sentenza, resta granitico il fatto che, in tema Rally, da quelle parti ci sia più di un problema.
Finali Mondiali Ferrari a Imola
E’ già in svolgimento la settimana delle Finali Mondiali Ferrari, che tornano a Imola dopo un’assenza che durava dal 1999. La manifestazione di quest’anno è particolarmente attesa anche perché sarà il teatro della presentazione ufficiale della LMH che debutterà nel FIA-WEC l’anno prossimo. Qui sotto potete trovare il programma completo.
Dino Beganovic correrà in F.3 con Prema
Era un passo quasi scontato, ma ora è ufficiale: il fresco campione europeo di Formula Regional, Dino Beganovic, nella stagione 2023 gareggerà nel campionato di Formula 3 con il team Prema. Il diciottenne svedese, allievo della Ferrari Driver Academy dal 2020, ha corso con la squadra veneta fin dall’esordio in monoposto, avvenuto proprio quell’anno in Formula 4. Nella scorsa stagione ha esordito in Formula Regional, una serie quanto mai competitiva, e quest’anno ha guidato la classifica fin dalla prima gara portando a casa il titolo con una corsa d’anticipo, forte di quattro vittorie e dodici podi complessivi.
Dino ha già provato la vettura di Formula 3 in questa stagione, approfittando dei test collettivi organizzati dalla serie alla fine della stagione che ha visto due piloti della Ferrari Driver Academy impegnati proprio con il team Prema – Oliver Bearman, poi terzo in campionato, e Arthur Leclerc, sesto –. Sulla pista di Jerez de la Frontera Beganovic ha mostrato un buon livello di affiatamento con la nuova monoposto, simile nei pesi ma dotata di oltre cento cavalli di potenza in più.
Iniziate a Maranello le FDA Scouting World Finals
Sono iniziate il 24 ottobre le Scouting World Finals della Ferrari Driver Academy, ovvero la fase decisiva di valutazione e selezione che vede protagonisti sei talenti che arrivano da cinque nazioni di quattro continenti diversi, accomunati dall’ambizione di entrare a far parte di uno dei migliori programmi junior in assoluto nel mondo del’automobilismo sportivo.
Mai come quest’anno il sistema di scouting messo a punto dalla Ferrari è stato efficace: FDA nella scelta dei candidati ha potuto infatti contare pienamente sulla rete creata ormai tre anni fa e che tuttavia, a causa del Covid-19, non era mai entrata del tutto in funzione. Nel 2022 invece la Academy di Maranello ha potuto contare sulle indicazioni di ACI Sport per l’Europa, di Tony Kart per tutti i protagonisti della categoria propedeutica per eccellenza, ma anche su Escuderia Telmex per tutta l’America Latina, e su Motorsport Australia per la selezione dei talenti dell’area Asia-Pacific. Durante quest’anno a Maranello e Fiorano sono stati valutati otto piloti divisi in due camp, che si sono svolti a luglio e a settembre. Ma altrettanto è stato fatto in America Latina e in Australia, con due eventi di selezione che si sono tenuti rispettivamente a Puebla e a Sepang che hanno permesso di definire in base ai risultati ottenuti sul campo quali fossero i giovani talenti più meritevoli.
Uno dei giovani arriva dall’Europa ed è un kartista: si tratta del finlandese Tuukka Taponen, classe 2006, già presente alle Scouting World Finals del 2021 nonché attuale vicecampione del mondo di kart in classe OK. C’è poi Rashid Al Dhaheri, un altro kartista, classe 2008, rappresentante degli Emirati Arabi Uniti. Gli altri quattro ragazzi, come detto, sono stati scelti nei due eventi recentemente organizzati dagli scouting partner intercontinentali, Motorsport Australia ed Escuderia Telmex. Jack Beeton e Gianmarco Pradel, di 14 e 16 anni rispettivamente, sono entrambi australiani e nel 2022 sono stati impegnati in kart e in Formula 4 nel proprio paese. I due si sono messi in luce come i profili più interessanti dalla selezione organizzata a Sepang da Motorsport Australia. Gli ultimi due giovani attesi a Maranello sono invece stati definiti insieme ad Escuderia Telmex nell’evento che si è tenuto a Puebla, in Messico: si tratta di Emerson Fittipaldi Jr., 15enne brasiliano impegnato in Formula 4 in Italia, e di Jesse Carrasquedo, messicano, anche lui di 15 anni, che ha esordito quest’anno in Formula 4 nella serie spagnola e ha disputato l’ultimo appuntamento della serie italiana lo scorso weekend al Mugello.
I ragazzi sono arrivati nella mattinata del 24 ottobre nella sede di via Enzo Ferrari 27 dove hanno affrontato una serie di prove di valutazione che punta a mettere in risalto le capacità fisiche di ciascuno ma anche le attitudini e la predisposizione mentale alla gestione di una vita sportiva intensa, dentro e fuori la pista, come ad esempio la gestione dei rapporti con i partner e gli sponsor o quella della comunicazione. Sono inoltre previste prove di guida al simulatore e l’esperienza al volante sulla pista di Fiorano su una monoposto di Formula 4 equipaggiata con gomme Pirelli identiche a quelle in uso nel campionato italiano.
Oltre ai sei ragazzi, sono coinvolti nella seconda parte della settimana anche alcuni dei piloti di FDA. In particolare, il brasiliano Rafael Camara – uno dei vincitori delle FDA Scouting World Finals insieme al britannico Oliver Bearman, quest’anno giunto terzo nel campionato di Formula 3 –, avrà la funzione di “reference driver” ed effettuerà i primi giri di pista in entrambe le giornate per dare un termine di paragone ai ragazzi.
Al termine della settimana di lavoro trascorsa a Maranello i candidati faranno ritorno alle rispettive sedi e i tecnici di FDA si riuniranno per definire se tra loro ci sia chi dispone delle doti per essere accolto nella Academy e iniziare un percorso certamente molto impegnativo ma che propone un traguardo quanto mai ambizioso: diventare un giorno pilota ufficiale della Scuderia Ferrari e correre in Formula 1 per il Cavallino Rampante, proprio come è accaduto per Charles Leclerc a partire dal 2019.
Nella foto di apertura, da sinistra a destra Jack Beeton, Gianmarco Pradel, Tuukka Taponen, Marco Matassa, Emerson Fittipaldi Jr., Jesse Carrasquedo and Rashid Al Dhaheri
Cresce la rete Militem in Italia e all’estero
Militem continua la sua espansione in Italia e all’estero con l’aggiunta di nuovi dealer a Roma e in Germania. Dopo l’inaugurazione dei due rivenditori a Düsseldorf (Autohaus Ulmen) e Berlino (Autohaus Kramm), ecco ora una nuova aggiunta a Francoforte. Quest’ultima concessionaria sarà ufficialmente operativa all’inizio dell’anno prossimo, nella nuova sede attualmente in costruzione.
A Roma il nuovo partner per gli amanti del brand Militem, è Guagliumi Cars, con sede in Piazza Pio XI n.67. Si tratta di un accordo importante in un’area strategica dalle grandi potenzialità per i prodotti Militem, dato che il nuovo dealer diventa in questo momento il referente per il centro-sud, in attesa di nuove aperture nelle altre regioni della nostra penisola.
In Europa sono in fase avanzata le trattative per aprire il primo dealer in Olanda, Belgio, Francia. Insomma, c’è “parecchia carne al fuoco”, anche in questo momento economicamente difficile per il mondo automotive.
Merita una segnalazione particolare il grande risultato che il concessionario Autohaus Kramm sta ottenendo a Berlino, dove i modelli più apprezzati dai clienti sono il FERŌX e il MAGNUM.
Parallelamente all’attività di sviluppo rete commerciale, Militem cresce anche nella propria offerta alla clientela. E’ stato infatti inserito a listino il modello FERŌX Plug-in Hybrid prenotabile su ordinazione.
E’ ingegnerizzato sulla base del Wrangler 4xe, con motore 2 litri Turbo benzina abbinato ad un motore elettrico, per una potenza complessiva di 380 CV e 637 Nm di coppia già fruibile ai bassi regimi.
Attualmente la gamma Militem comprende tre linee di prodotto (HERO, FERŌX, MAGNUM) declinate in svariati modelli, con diversi allestimenti e motorizzazioni.
FERŌX è ordinabile anche nella versione 2 porte a passo corto e nelle varianti FERŌX-ADVENTURE, FERŌX500, FERŌX Plug-in Hybrid. Tre sono i pick-up: FERŌX-T, MAGNUM e MAGNUM ADVENTURE.
Militem è il frutto della passione automobilistica e della formazione tecnica di un team di persone specializzate nel creare prodotti fuori dal comune, di alta qualità, con innovazioni stilistiche forti e con prestazioni tecnologiche adeguate allo stile.
Fedele al proprio claim “American Tech-Italian Made”, Militem sviluppa i propri modelli sulla base meccanica di prodotti americani di serie. Ogni veicolo Militem è la sintesi perfetta tra DNA statunitense e maestria artigianale italiana. Militem ridefinisce iconici modelli USA con artigianalità, classe e gusto rigorosamente Made in Italy, creando mezzi esclusivi che si posizionano nel segmento di mercato più elevato, riservato ai veicoli di lusso in pochi esemplari. Militem ha saputo trovare il proprio spazio grazie all’originalità dei propri modelli e alla ricchezza di contenuti, sia dal punto di vista del design che da quello tecnico. Sotto quest’ultimo aspetto, ogni Militem viene rivisto completamente nell’assetto, con l’adozione di componenti specifici progettati e realizzati appositamente, così come altre parti speciali quali freni, cerchi e impianto di scarico sviluppati dall’azienda. Sono tutti componenti che vanno anche a modificare la presenza scenica della vettura, oltre alle caratteristiche dinamiche.
Il profondo lavoro di modifica del look e degli interni, viene definito dal centro stile Militem. Vengono apportati interventi di design mirati, che rendono i veicoli Militem inconfondibili, grazie a elementi identificativi comuni all’intera gamma, contraddistinta dal medesimo “family feeling”.
Il processo di realizzazione di un’auto Militem prevede lo studio del design totale e la definizione dei particolari che andranno a determinare, in maniera netta, l’estetica del modello. Si tratta di un progetto gestito internamente, avvalendosi – solo per alcuni aspetti – della collaborazione di altri designer del settore.
Il centro stile Militem ha ridisegnato completamente ogni automobile, apportando modifiche che riguardano soprattutto il frontale, con l’adozione della calandra anteriore in tinta (disponibile anche in carbonio a vista) con griglia nera a nido d’ape corredata dallo stemma del brand, e finiture lucide o opache. Sono ridisegnati gli ampi passaruota ad effetto “wide body”, in carbonio o verniciati, così come i grandi paraurti avvolgenti, sempre in tinta, e i cerchi in lega con il coprimozzo centrale a stella Militem da 20” e 22” (a seconda del modello). Montano pneumatici maggiorati all terrain oppure off-road.
Anche l’impianto di scarico sportivo Militem, a due o quattro terminali, contribuisce a dare una forte personalità alla vettura, oltre ad ottimizzare le prestazioni con un sound inconfondibile, ma modulabile, per poter usare la tonalità appropriata in funzione del luogo dove si transita.
Ulteriori modifiche vanno ad interessare i fari, il disegno e il colore delle relative profilature, ma comportano anche interventi più evidenti, come la rimozione della ruota di scorta dal portellone posteriore del FERŌX500, con il risultato di avere un’estetica più pulita ed accattivante,
Per arrivare alle definizione finale di ogni progetto di nuovo veicolo, vengono ovviamente valutate diverse soluzioni di stile, soprattutto per quanto riguarda la parte frontale, prima di arrivare alla scelta definitiva. Dai bozzetti di stile, è possibile vedere l’intero processo decisionale seguito dai designer.
Con le versioni Adventure, Militem ha introdotto ulteriori contenuti estetici, come le finiture antigraffio per parafanghi, paraurti anteriore, cerchi black edition, paraurti posteriore.
Se le forme grintose caratterizzano gli esterni, l’eleganza Militem modifica completamente gli interni, utilizzando materiali pregiati, con il gusto e l’artigianalità tipici della manifattura d’eccellenza italiana. Ci si avvale della manualità di esperti mastri sellai non solo per il rivestimento dei sedili, ma anche della plancia, del volante, degli interni portiere e persino del vano bagagli. Ogni Militem è un capolavoro rifinito a mano: comfort e lusso denotato l’intero abitacolo. E’ proprio in questo mix poco convenzionale fra esterni grintosi da “muscle car” ed interni lussuosi, troviamo la vera anima Militem.
Partendo da una gamma che prevede allestimenti prestabiliti per ogni famiglia di prodotto, il cliente può personalizzare il veicolo in base alle proprie preferenze, grazie ad una vasta scelta di tipologie di pelli, fibre tecniche e Alcantara, per rendere in questo caso l’abitacolo più sportivo ed esclusivo, con molteplici possibilità di colori e finiture. Le cuciture e i ricami a contrasto, completano il look, dando un effetto sofisticato ed elegante.
Sul FERŌX, sono stati introdotti per la prima volta anche gli inserti in tessuto Denim.
Tra le varie combinazioni scelte dai clienti, se ne segnalano alcune “ardite”. Un esemplare di HERO nero con interni in pelle color acquamarina e inserti in Alcantara nero e un altro HERO blu metallizzato con interni in pelle e Alcantara® di una tonalità blu più chiara. Tra i FERŌX, spicca quello con la carrozzeria di colore rosso ed interni neri, un abbinamento particolarmente sportivo che ricorda il colore della auto da competizione italiane; un altro FERŌX particolarmente scenico è stato realizzato unendo esterni di colore bianco all’abitacolo interamente in Alcantara azzurro.
Militem offre anche la possibilità di avere come optional il rivestimento del bagagliaio e del cassone del pick-up, in materiale nautico hi-tech personalizzabile nelle colorazioni. Un rimando diretto al mondo della nautica e degli yacht, dato che con la propria capacità di traino, i modelli Militem si prestano perfettamente al ruolo di tender e al rimorchio di scafi.
Proprio in funzione di queste innumerevoli possibilità, lo showroom Militem diviene un vero e proprio atelier creativo.





Ferrari al GP degli Stati Uniti F.1
foto copyright Ferrari Media




































