foto copyright Ferrari Media















































foto copyright Ferrari Media















































di Riccardo Fontana
Qualche giorno fa, tra i commenti ad un articolo qui su PLIT, abbiamo appena sfiorato il tema dell’omologazione, tanto dei modelli in scala quanto, molto più in grande, relativamente alle auto vere: in particolare si parlava del fatto che molti automodelli “moderni” ormai nascano e vengano sviluppati dalle “ben note” engineering (tradotto: Spark e i suoi marchi derivati), in maniera analoga a quanto succeda per le auto vere, con questi giganteschi conglomerati multinazionali sempre più grandi che fanno condivisione di piattaforme e di sinergie, spersonalizzando tutto.
A questo, forse, due righe non tanto sui modelli ma quanto sui veicoli a motore veri sarebbero d’uopo: scriveremo anche di modelli a tal proposito, fors’anco in giornata, ma prima questo.
Mi spiace, ormai rischio di diventare una macchietta, come quegli odiosissimi critici che apostrofano con “ridicolo” o con “follia” tutto quanto venga loro proposto, però non posso astenermi dal dirlo: l’attuale panorama dell’automotive, auto ma anche moto, è una follia.
Pura, semplice, letale ed insindacabile.
Tralascio ogni considerazione sull’elettrico e sugli evidenti problemi familiari dei suoi fruitori, bastano e avanzano le auto di normale produzione, le “termiche”.
Avete notato? Le macchine normali non ci sono più, niente più Ford Fiesta, addirittura si pensa di silurare la Volkswagen Golf dai listini, e perché? In nome del “Dio SUV”, sul cui altare anche Porsche (da antani), Lamborghini, Maserati e addirittura Ferrari hanno pensato bene di immolare la loro dignità.
Perché questa mania per i SUV? inspiegabile in effetti, oppure no, a seconda di come la si voglia vedere: di per loro, non sono macchine stupide, ma come tutte le cose vanno ristrette in fasce ben definite.
Di fatto, i SUV sono riconducibili a ben quattro macchine molto ben definite: Jeep Cherokee, Honda CR-V, Toyota RAV, Subaru Forester.
Auto medio-grandi per l’Europa e al limite della Lemon Car per gli Stati Uniti, di costo corretto (una volta, fino a qualche anno fa), di gestione economica, ottima motricità e affidabilità, e soprattutto non “sborone”, mai eccessive. Oneste vetture utilitarie mediamente spaziose e sicure.
Il SUV è questo, e per definizione non può né essere una Yaris o una Polo rialzata proposta a quarantamila euro (Audi Q qualcosa) né un ecomostro con un motore da LMP1 e 900 CV.
Io ho una Honda CR-V, sono alla terza, ma non mi sognerei mai di comprare un Levante o un Purosangue, un Cayenne, perché i loro costruttori sono altro.
Incredibile è la difficoltà terrificante che hanno i costruttori a produrre nuove piattaforme, che sembra che i costi siano impossibili da sostenere, quando in realtà le voci di costo sono altre, nella fattispecie potenza (spalmata su motori schifosamente sottodimensionati, tipici sono i SUV da due tonnellate spinti da improbabili 1.0 tre cilindri da 150-160 CV) ed elettronica, ed è questo che ammazza il listino e rende questa catena di obbrobri sempre più inacquistabile all’utente finale.
La cosa, devo dire, è ancor più evidente nel settore moto, in cui si è bypassata la follia per svoltare diretti sul ridicolo: non più tardi di ieri, come (ahimè) spesso mi trovo a fare, mi sono imbarcato in una discussione (fortunatamente breve) col classico fruitore di social, sul seguente argomento: presentazione KTM LC8R, 135 CV per 142 kg di moto.
Commento del nostro eroe: “135 CV sono veramente troppo pochi”.
Io, con gli occhi fuori dalle orbite ribatto “che auto guidi per andare al lavoro? Perché se un barcone da due tonnellate ha 250-300 CV già è considerato Supercar mentre se una moto da 150 kg non ha almeno 200 CV è una roba da poveri sfigati? Vi rendete conto che siete tutti vivi solo perché il computer vi tiene attaccati a terra?”.
Le Delta Integrale, carissimo (in tutti i sensi) rottame iper-inflazionato dai fanboy amanti del numerino sul libretto, aveva 205 CV per 1320 kg di peso: potrei avere una spiegazione decente del perché sia considerata una specie di Formula 1 dai più?
Questo è uno dei punti: le case prima spendono caterve di soldi per tirare fuori montagne di CV, e subito dopo caterve di soldi moltiplicate per tre per fare andare auto e moto come se i CV fossero un terzo.
E questo è il motivo per cui certe auto, un esempio stupido, una vecchia Mini Cooper 1.3 degli anni ’60-’70, nonostante potenze oggi ridicole siano di un vigore e di una brillantezza esemplari.
Stesso discorso per le moto: Giacomo Agostini con 80 CV di MV 500 3 cilindri ha vinto tanti mondiali da non contarli, ma Ciccio Benzina per andare al bar a ubriacarsi deve averne 200, sennò sono pochi.
Nel frattempo, le regioni che riscuotono i bolli, ringraziano commosse di cotanta insperata stupidità.
E forse questo è il problema: in un mondo sempre più a misura di deficit dell’attenzione, è necessario illudere la gente, gli si danno i cerchi da 19, i 250 CV e il marchio premium, ma poi gli si rifilano degli arnesi alti tre metri che stanno attaccati a terra solo per i computer che li infestano.
Ogni tanto i produttori rinsaviscono però, e producono mezzi più “veri”, penso alla Toyota Yaris GR, all’Alpine A110 in tutte le sue salse, o alla Cayman GT4, o in tema moto alla Yamaha Ténéré 700, che sembrano cose prese dagli anni ’90 e lanciate direttamente nel 2022, e sono, chi più chi meno, dei successi di gradimento, in certi casi molto grossi, segno che, forse, le masse silenziose qualcosa vogliono dire, ma parliamo pur sempre di mezzi di nicchia (con l’eccezione del Yamaha forse), grigia è la questione per auto e moto di tutti i giorni, che in uno scenario di impazzimento generale sempre più marcato sembrano destinate ad involvere verso livelli sempre più estremi.
I quattro modelli che vedete in foto sono dei costosi factory built prodotti artigianalmente. Abbiamo cancellato il marchio per evitare inutili polemiche, tanto chi ha un minimo di pratica riesce a indovinare, e poi il discorso deve restare generico. Queste sono le conseguenze non solo di una cattiva prototipazione (le cornici dei vetri non hanno un alloggiamento) ma anche di un montaggio poco adeguato, che non tiene conto di alcune banali norme fisiche: la fotoincisione non si adatta e oltretutto viene incollata su un fondo nero opaco che non favorisce la tenuta nel tempo, anzi. Risultato, dopo 800 euro spesi, il povero compratore finisce per dover rivolgersi a qualche artigiano volenteroso per farsi sistemare questi disastri. Non è così che si combatte il fenomeno dei resincast. Così lo si incentiva.
E’ fissato per il 27 novembre l’ultimo appuntamento dell’anno con la Borsa di Scambio di Novegro. L’edizione autunnale è da sempre quella più attesa e anche quella più interessante. I cancelli saranno aperti dalle ore 9.30 alle 16.30 presso il padiglione C.
Il quarto Hors-Série di Etoiles Passion, rivista specializzata Mercedes, esce in questi giorni ed è dedicato alle roadster, alle cabriolet e alle coupé. E se rispetto ai primi tre Hors-Série la grafica della copertina e la foliazione di 130 pagine non variano, è all’interno che si apprezzano i cambiamenti: un’impaginazione più ariosa e secondo il parere della redazione più chiara, foto più grandi e testi meglio leggibili. Vengono passate al vaglio vetture celeberrime come la serie W111/112 ma anche famiglie meno conosciute come la CL203 SportCoupé. Interessante anche il capitolo iniziale sulle 300 SL da competizione. Non mancano capitoli sulle roadster AMG degli anni 70, 80 e 90. Prodiga di consigli, di indirizzi e di indicazioni pratiche, questa pubblicazione, dal costo di € 13,90 in Francia, merita di occupare un posto negli archivi degli appassionati di automobilismo, siano essi specialisti del marchio oppure no.






Centro pieno! Youngtimers esce con un Hors-Série (numero 29) dedicato alle mitiche GTI dagli anni settanta agli anni 10 del 2000 e lo fa con una pubblicazione tutt’altro che banale – il rischio dello scontato c’era – che traccia in schede precise e agili la storia e le caratteristiche di oltre 120 vetture, dai 55 ai 300 cavalli. Insomma, cinquant’anni di GTI, dalle primissime come la Golf, l’Alfasud Ti, le Ritmo 105TC e Abarth 125/130TC fino alle varie generazioni più recenti. Il capitolo finale è riservato alle vere “bombe”, alcune delle quali hanno raggiunto quotazioni ragguardevoli: Delta Integrale, Ford Escort RS Cosworth e così via. Una pubblicazione di 130 pagine dal costo limitato (€ 8,90 in Italia) da non lasciarsi sfuggire.





Show ed emozioni in pista e fuori alle Finali Mondiali 2022 di Imola, che hanno registrato nell’arco della manifestazione 38 mila presenze tra paddock e tribune. La giornata di gare di domenica ha consacrato i Campioni del Mondo 2022 del Ferrari Challenge Trofeo Pirelli, con i successi di Thomas Neubauer (Charles Pozzi – Courage) nel Trofeo Pirelli e di Franz Engstler (Scuderia GT) nella Coppa Shell.
Occhi puntati e cuore in gola al tradizionale Ferrari Show che, insieme all’esibizione di alcune monoposto di Formula 1 che hanno corso nel recente passato, ha salutato il debutto delle ultime due nate di Maranello: la 499P, presentata ufficialmente nella serata di gala di sabato, con cui Ferrari, a cinquant’anni dall’ultima partecipazione, darà nel 2023 l’assalto al prestigioso campionato FIA WEC, e la 296 GT3, destinata a prendere il testimone dalla plurivittoriosa Ferrari 488 GT3.
Finale Mondiale Trofeo Pirelli. Al termine di una prova avvincente, che ha visto sfidarsi fino alla fine sei piloti in caccia del successo, è Thomas Neubauer a passare per primo sulla linea del traguardo, conquistando la gara che gli vale la palma di Campione del Mondo 2022. Partito dalla pole position, il giovane francese, dopo una fase in regime di Safety Car per il ripristino del tracciato a seguito di alcuni contatti a centro gruppo, senza conseguenze per i piloti coinvolti, riesce a respingere gli attacchi di Eliseo Donno (CDP – Best Lap). L’uscita di scena del pilota italiano, costretto al ritiro a pochi minuti dalla fine, dà il via libera a John Wartique (FML – D2P), che si deve però accontentare della seconda piazza, davanti alla campionessa del Trofeo Pirelli Europe, Doriane Pin (Scuderia Niki – Iron Lynx), terza. Appena fuori dal podio il campione 2021, Luka Nurmi (Formula Racing), abile ad approfittare di una sbavatura nel finale dell’ex pilota di Formula 1, Adrian Sutil (Gohm Motorsport), quinto.
Protetto all’interno del gruppo delle vetture della classe principale, Marco Pulcini (Al Tayer Motors) trasforma la sua pole position nel successo che lo consacra campione mondiale di classe Am. Fuori prematuramente dalla contesa due dei più accreditati contendenti, il neocampione europeo Ange Barde (SF Côte d’Azur Cannes – IB Fast) e Nicolò Rosi (Kessel Racing), il pilota italiano, autore anche del miglior crono sul giro in 1’45”236, precede sul podio Nigel Schoonderwoerd (Scuderia FMA – Iron Lynx), secondo, e Christian Brunsborg (Formula Racing), vincitore nel 2021, terzo.
Finale Mondiale Coppa Shell. Dopo la conquista della serie continentale, per Franz Engstler arriva anche il titolo iridato, grazie a una prova condotta sempre in testa. Partito dalla prima posizione in griglia, il portacolori di Scuderia GT ha progressivamente guadagnato vantaggio sull’avversario di tutta la stagione, Axel Sartingen (Lueg Sportivo – Herter Racing), secondo alla fine, e su Ernst Kirchmayr (Baron Motorsport), terzo, tagliando in solitaria il traguardo, con il tempo migliore sul giro in 1’44”979.
Joakim Olander (Scuderia Autoropa) è il nuovo campione del mondo della classe Am, al termine di una sfida serrata ed avvincente con Peter Christensen (Formula Racing), campione uscente, ed Alexander Nussbaumer (Gohm Motorsport – Herter Racing), vincitore della serie europea 2021. Il pilota svedese, partito dalla pole position, è riuscito a difendersi con efficacia dai tentativi di sorpasso dei più immediati inseguitori, passando per primo sotto la bandiera a scacchi, con il miglior tempo sul giro in 1’45”392.
Un esemplare della Ferrari 499P Hypercar ha fatto la sua apparizione in pista in occasione delle Finali Mondiali a Imola, raggiungendo il maxi-schieramento che si è formato sulla linea di partenza a conclusione della settimana di manifestazioni del Cavallino.
foto copyright David Tarallo / pitlaneitalia.com




































Si svolgeranno al Mugello le Finali Mondiali Ferrari. L’autodromo toscano accoglierà la manifestazione dal 24 al 30 ottobre 2023. La notizia è stata diffusa oggi a Imola. Le Finali Mondiali Ferrari torneranno al Mugello dopo una pausa di un anno.
In occasione delle Finali Mondiali Ferrari 2022 all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola è stato presentato il nuovo Ferrari Challenge Giappone, campionato nazionale che prevede quattro gare nel Paese del Sol Levante. Per la Casa di Maranello si arricchisce il panorama dedicato alle Corse Clienti con una seconda serie nazionale che si aggiunge a quella britannica, lanciata a partire dalla stagione 2019, oltre agli altri campionati regionali.
La serie si articola su quattro appuntamenti che saranno organizzati su alcuni dei circuiti più celebri del Giappone: la prima tappa è prevista nel fine settimana dell’8 e 9 aprile presso il Fuji International Speedway. Il secondo round si terrà il 6 e 7 maggio sul tracciato di Autopolis, mentre dall’1 al 2 luglio le Ferrari 488 Challenge Evo ritorneranno ancora una volta al Fuji in abbinamento con i Ferrari Racing Days. La finale del nuovo campionato giapponese, che viene riproposto dopo l’esperienza nei primi anni 2000, è prevista sul circuito di Sugo dal 5 al 6 agosto.