Il Porsche Experience Center di Franciacorta compie un anno

Nel suo anno di debutto il Porsche Experience Center Franciacorta ha ospitato più di 22.000 visitatori da tutto il mondo. L’ottavo dei nove Experience Center esistenti è stato infatti pensato per un pubblico italiano ma sono ben 54 le nazionalità di provenienza di coloro che lo hanno visitato nei suoi primi 12 mesi di attività.

Ad attrarre il grande pubblico di clienti e appassionati non solo i programmi di guida offerti ma la combinazione vincente tra posizione geografica e location, esperienze di brand e offerta lifestyle. Oltre alle 5 piste disponibili – dalla velocità all’off-road, dalla bassa aderenza all’area dinamica – il Porsche Experience Center Franciacorta coniuga l’eccellenza dell’automotive con l’eccellenza dell’italianità.

“Il Porsche Experience Center Franciacorta ha avvicinato più persone al nostro Marchio, anche chi non è da sempre un appassionato Porsche” – racconta Pietro Innocenti, Amministratore delegato di Porsche Italia. “C’è chi viene al PEC per spingere al massimo la propria Porsche ma anche chi viene per vivere una giornata fuori dall’ordinario all’interno di uno spazio esclusivo che offre esperienze memorabili. Dai nostri pacchetti di guida in pista ma non solo: il Ristorante Speedster, la pista di go-kart elettrici, la piccola collezione di vetture che hanno fatto la storia del nostro marchio.”

I numeri del primo anniversario raccontano una storia di successo: sono oltre 191.000 i chilometri di pista percorsi da clienti e appassionati a bordo delle sportive di Zuffenhausen, con la 911 GT3 che si è aggiudicata il titolo di vettura più richiesta; 90.000 i giri a bordo dei go-kart elettrici che hanno visto amici, parenti e colleghi sfidarsi per battere il record di 41”894; 148 gli eventi organizzati, da quelli privati alle grandi manifestazioni come il Porsche Festival che, nel 2021, ha radunato ben 8.000 appassionati in un solo weekend e che si conferma quest’anno durante il primo weekend di ottobre (sabato 1 e domenica 2).

“Il riscontro che abbiamo raccolto durante questo primo anno di attività è estremamente positivo, sia da parte dei nostri visitatori sia da parte dei media, che lo hanno definito “il parco giochi di Porsche” – prosegue Innocenti. “Ma quello che ci ha più colpiti è stato il grande interesse da parte di importanti aziende internazionali che hanno scelto il PEC per i loro eventi corporate, consumer e incentive.”

Il PEC Franciacorta vanta anche un suggestivo ristorante panoramico, lo Speedster, che propone piatti del territorio e una cantina con oltre 25 etichette Franciacorta, e un bar, il Targa, che in questi 12 mesi ha servito più di 31.000 caffè.

L’ulteriore particolarità che rende la struttura unica è la presenza del Porsche People Excellence Center, ovvero il centro training di recente inaugurazione rivolto a tutto il personale Porsche e punto di riferimento europeo per la formazione delle vetture Porsche Classic.

La Porsche 917 sperimentale di Anatole Lapin nei programmi di Autocult

Autocult ha annunciato l’uscita della Porsche 917 in configurazione speciale, riproduzione di un modello 1:4 in possesso della Casa di Stoccarda. Esposto nel 2019 in occasione della mostra consacrata ai 50 anni della 917 (nelle due foto sotto), questo manichino ha una storia particolare, perché fece da base per alcune soluzioni aerodinamiche studiate da Anatole Lapin nel corso degli anni.

Gli studi andarono avanti ben oltre la carriera sportiva della 917, originando una forma abbastanza lontana dalle vetture utilizzate in corsa, che conservava comunque qualcosa della 917/20 e anche della 908/3. Il modello Autocult riproduce la vettura come se fosse stata realizzata in scala 1:1. In realtà un modello 1:43 di un modello 1:4 avrebbe dovuto essere ben più piccolo, ad essere pignoli, ma capiamo perfettamente la scelta del marchio. Da notare come un marchio artigianale francese avesse già riprodotto questo soggetto circa un anno fa: ebbi l’occasione di osservarne un esemplare, portato ad Epoqu’Auto da Jean Damon (che non ne era il produttore), ed era davvero valido. Quanto il modello Autocult debba al modello artigianale francese non è dato sapere.

Ferrari al GP d’Italia 2022

Foto Media Ferrari

FIA WEC: la Ferrari domina la 6 Ore del Fuji e conquista una doppietta in GT

 La 6 Ore del Fuji, quinto appuntamento del FIA World Endurance Championship, termina nel segno della Casa di Maranello, che in classe LMGTE Pro conquista una doppietta fondamentale in ottica iridata, grazie a una gara che si è sviluppata con le vetture italiane sempre nelle posizioni di vertice. Prima al traguardo è la Ferrari 488 GTE numero 51 con James Calado e Alessandro Pier Guidi, che si confermano leader della classifica, davanti all’altra vettura di AF Corse, la numero 52 affidata ad Antonio Fuoco e Miguel Molina. Nella classe LMGTE Am il penultimo round del mondiale è impreziosito dal secondo posto delle Iron Dames, l’equipaggio femminile di Rahel Frey, Sarah Bovy, e Michelle Gatting che debuttava sulla pista giapponese.

LMGTE Pro. Le Ferrari sono state protagoniste sul tracciato che sorge alle pendici del monte Fuji, occupando le prime posizioni per l’intera durata dell’evento, grazie all’ottima gestione delle gomme, lo spirito di squadra testimoniato dall’equipaggio italo-spagnolo per massimizzare il risultato in ottica iridata, e all’efficienza dimostrata dal propulsore V8 che ha permesso la migliore gestione del carburante, evitando una sosta breve nelle battute conclusive. Calado, scattato dalla seconda casella, si portava a condurre nel corso del primo giro, mentre Molina sulla vettura gemella al termine della prima ora era secondo. Iniziava così la leadership delle 488 GTE numero 51 e 52, in grado di gestire il vantaggio sulla Porsche numero 92, mantenuta anche in seguito alle soste per il cambio pilota che davano inizio agli stint di Pier Guidi e Fuoco. Nella parte finale, completati 171 giri, Pier Guidi rallentava i tempi sul giro, consentendo al giovane compagno di squadra di portarsi in testa. A poco più di un’ora Calado riprendeva il volante e, sfruttando le gomme fresche, riusciva a inanellare rilievi cronometrici di riferimento, tornando a condurre anche grazie alla professionalità mostrata dai compagni sulla seconda vettura, che hanno ceduto il passo al britannico consentendogli di mettere in bacheca punti preziosi. Alla bandiera a scacchi gli equipaggi festeggiavano una storica doppietta, con il britannico che precedeva Fuoco di 0’’284. Il risultato permette al duo anglo-italiano di portare a 12 punti il margine di vantaggio sugli inseguitori Kevin Estre e Michael Christensen, mentre la coppia italo-spagnola è staccata di 27 lunghezze. Nella classifica Costruttori, Ferrari si porta al comando con 216 punti alla vigilia di una gara che attribuirà punteggi più alti rispetto a quelli di questo fine settimana in funzione della durata di 8 ore del round di Sakhir. I campioni in carica ottengono il secondo successo in stagione, dopo quello messo in bacheca alla 6 Ore di Spa-Francorchamps, e tornano a festeggiare sul podio del Fuji come accadde nel 2017, in un’annata che era terminata con la vittoria del titolo mondiale.

LMGTE Am. Un’ulteriore conferma arriva per le Iron Dames che, partite dalla prima fila, al debutto sul tracciato giapponese, festeggiano tagliando il traguardo in seconda posizione, eguagliando così il risultato raggiunto nell’ultimo appuntamento a Monza. Sarah Bovy, al volante nel primo stint, Rahel Frey e la campionessa del Ferrari Challenge Michelle Gatting erano autrici di una prova caratterizzata da una notevole costanza nel rendimento e alcuni sorpassi di rilievo, come quello firmato dalla pilota svizzera nel corso del 102° giro sulla Aston Martin di Thiim. Quarta posizione per la vettura numero 54 di AF Corse affidata a Thomas Flohr, Francesco Castellacci e Davide Rigon; settimi i portacolori di Spirit of Race Franck Dezoteux, Pierre Ragues e Gabriel Aubry. La vettura di 21 di AF Corse conquistava la decima piazza con i piloti Simon Mann, Christoph Ulrich e Toni Vilander, precedendo la Ferrari 488 GTE di Iron Lynx con Claudio Schiavoni, Matteo Cressoni e Giancarlo Fisichella.

FIA WEC: doppietta Toyota al Fuji

Toyota Gazoo Racing swept to a decisive 1-2 finish at the 6 Hours of Fuji with the No.8 crew of Brendon Hartley, Sebastien Buemi and Ryo Hirakawa taking their second victory of the 2022 FIA WEC season.

It was the eighth win from nine starts for Toyota at the Fuji Speedway and ensured that their legion of fans left happy as the WEC returned to Japan for the first time in almost three years.

The 25 points for Hartley, Buemi and Hirakawa means that they head to the season finale at the BAPCO 8 Hours of Bahrain in November level on points with the Alpine ELF Team trio of Andre Negrao, Matthieu Vaxiviere and Nicolas Lapierre.

The first few of the race were crucial for the No.8 Toyota GR010 Hybrid  as Buemi was able to vault polesitter Kamui Kobayashi in the No.7 sister car.

Despite a brief struggle as his fresh set of left-side tyres came up to temperature at the first scheduled pit-stop, Buemi made his move on Kobayashi after showing better pace as the tyres came in.

The No.8 Toyota was then never headed as first Brendon Hartley and then hometown hero Ryo Hirakawa completed flawless stints at the wheel to ensure a comfortable victory margin of 1m08s.

Toyota’s win at Fuji today ensured that it has claimed eight of the nine WEC races held at its home circuit of Fuji Speedway since 2012.

Third place for the Alpine ELF Team was earned after an initial battle with the No.94 Peugeot TotalEnergies 9X8 Hypercar driven by Loic Duval, Gustavo Menezes and James Rossiter.

Rossiter was able to vault the Alpine after the first scheduled stop but despite showing well in the first half of the race the Peugeot was forced into a lengthy pit-stop to fix an oil leak.

This meant it lost 14 laps as the Peugeot TotalEnergies crew rectified the issue and it returned to pick up fifth place points in Hypercar.

The sister No.93 Peugeot 9X8 of Jean-Eric Vergne, Mikkel Jensen and Paul di Resta took fourth position after also recovering from a long pit stop in the fifth hour.

The LMP2 points were scooped by the No.31 crew of Robin Frijns, Sean Gelael and Dries Vanthoor after a typically close and fascinating duel.

Several cars led the class throughout the six hours but the victory ultimately came down to a fight between the WRT Oreca-Gibson and the No.38 points leading JOTA entry of Antonio Felix da Costa, Will Stevens and Roberto Gonzalez.

At one stage it looked like Stevens might be able make it to the flag without a final ‘splash and dash’ fuel stop but he was forced to head pit wards with just four minutes of the race remaining.

This made sure that Frijns was able to cruise to the flag, although he had to contend with not being able to hear his team on the radio for the majority of the final stint.

The win was Dries Vanthoor’s debut 6 Hours win in the WEC after he substituted for regular WRT racer Rene Rast who was competing in the DTM race at Spa-Francorchamps.

The No.38 JOTA’s second place means that they hold a significant championship advantage heading into the final race in Bahrain and lead the way by 28 points.

Completing the podium was the No.38 JOTA entry of Ed Jones, Jonathan Aberdein and Oliver Rasmussen. They fought back from a first lap spin after being hit by the Algarve Pro Racing car which locked-up on cold tyres at Turn 6.

Jonathan Aberdein turned that frustration in to a superb comeback drive and was able to take the class lead in the second hour. Jones and Rasmussen completed impressive stints with Rasmussen able to just hold off a charging Norman Nato in the Realteam by WRT car at the chequered flag by 0.5s.

AF Corse’s Francois Perrodo, Nicklas Nielsen and Alessio Rovera took the Pro/Am division win to re-gain the points lead over the Algrave Pro squad. It was the trio’s third such victory of the season and they achieved it after an initial battle with the Ultimate run Oreca-Gibson entry.

AF Corse Seal 1-2 Finish for Ferrari in LMGTE Pro

AF Corse completed a 1-2 finish to make it a fruitful day for Ferrari in one of the tightest ever WEC LMGTE Pro title battles.

James Calado and Alessandro Pier Guidi executed a superb win in the No.51 AF Corse run Ferrari 488 GTE EVO to register the legendary Italian manufacturers’ 30th win in the LMGTE Pro category.

Calado engaged in an entertaining battle with Kevin Estre in the pole sitting No.92 Porsche GT Team 911 RSR-19 in the opening stints as the pair swapped positions several times.

But it was the Ferrari that came out on top and was able to open up an increasing gap as the battle went into the mid-race phase.

Despite some attentions of the sister No.52 AF Corse Ferrari driven by Miguel Molina and Antonio Fuoco, Calado was able to conduct the pace at the end to head home a formation finish across the line and extend their points lead to 11 points.

Porsche took third and fourth with No.92’s Estre and teammate Michael Christensen heading home the Gianmarria Bruni and Richard Lietz crewed No.91 car, which was delayed after receiving penalties for track limits violations and an incident with the No.88 Dempsey Proton LMGTE Am Porsche.

Corvette Racing took fifth placed points after a difficult race that saw Nick Tandy run out of fuel heading to pit-lane and both he and Tommy Milner struggling with grip levels.

TF Sport took a second victory of the season in Fuji to put further distance between themselves and the Northwest AMR team in the LMGTE Am title fight.

Ben Keating, Henrique Chaves and Marco Sorensen took maximum points from the weekend to banish the memory of the significant accident suffered by Chaves at Monza in July.

Despite close battles for most of the race the No.33 TF Sport Aston Martin claimed an ultimately comfortable win by a lap from the Iron Dames squad of Michelle Gatting, Sarah Bouvy and Rahel Frey.

They enjoyed their best ever WEC victory after another impressive display that saw them lead in the first hour and then defend second place stoutly from  both the No.98 Northwest AMR Aston Martin and then the No.54 AF Corse Ferrari.

Completing the podium in LMGTE Am was the D’Station Aston Martin squad. They celebrated a second ever podium position in the WEC after a momentous race that saw them come from the rear of the field to the front.

Tomonobu Fujii scythed his way to the front in an inspired first stint before Satoshi Hoshino and Charlie Fagg ensured the local favourites were able to celebrate with their fans and partners from the podium.

Ferrari 330 P3 1000km Monza 1966 Surtees/Parkes

Il kit Madyero della Ferrari 330 P3 Coupé è ormai fuori produzione da tempo ma è sempre molto apprezzato dai modellisti. Due referenze consentivano di ottenere le versioni Spa/Monza e Le Mans 1966. Presentiamo un montaggio di Gualtiero Negri della vettura vincitrice alla 1000km di Monza con John Surtees e Mike Parkes.

“Màicol”: Schumacher in Ferrari, le storie non dette

Si svolgerà il prossimo 15 settembre, alle ore 18, nei locali della Libreria dell’Automobile in Corso Venezia 15 a Milano la presentazione del libro di Alberto Antonini “Màicol: Schumacher in Ferrari, le storie non dette”, edito da Kenness. Interverranno l’autore e Pino Allievi, firma prestigiosa della Formula 1.

La Mille Miglia del 1970

di Riccardo Fontana

12 maggio 1957, Guidizzolo, è un giorno di festa, con tutto il paese assiepato lungo la strada a vedere il passaggio di quelle macchine volanti che, una volta all’anno, squassano la quiete contadina della pianura italiana in quella grande festa popolare che è la Mille Miglia. La gara volge al termine, sembra proprio che il vecchio cruccio dell’Ingegner Taruffi, il desiderio bruciante di fare finalmente sua la Grande Corsa, questa volta verrà esaudito. Arrivano i mostri della classe regina, fendono la campagna a velocità paurosa, il traguardo di Brescia è talmente vicino che si può quasi toccare. Arriva una macchina rossa, qualcuno vede che il numero è il 531 ma capire chi guida è difficile: le informazioni non sono di così facile accesso, e francamente a pochi importa davvero, l’importante, in quel mondo in cui le automobili sono così rare, è godersi fino in fondo il passaggio di quei mostri. La Ferrari numero 531 arriva, passa… E se ne va. Sparisce verso Brescia. E perché non dovrebbe? Cosa dovrebbe mai succedere di male? La corsa finisce, Piero Taruffi ha finalmente vinto, il Barone Wolfgang Von Trips è secondo e Alfonso De Portago, in coppia con Nelson, terzo. Negli anni successivi la Mille Miglia ha continuato a scandire il mese di maggio degli sportivi italiani, impassibile ai tempi che cambiano, e neanche lo sdegno provocato dall’incidente di Ferrara nel 1963 fu sufficiente a decretarne la fine. Dissolvenza, è il 15 maggio 1970, e in una Brescia plumbea 115 equipaggi sono pronti a darsi battaglia lungo l’atavico percorso della Coppa delle Mille Miglia. Non sono più i tempi dei 350 equipaggi ai nastri di partenza, per ragioni di sicurezza gli organizzatori devono da qualche anno scremare largamente la rosa delle iscrizioni, sempre numerosissime. Molte le squadre ufficiali al via: c’è l’Alfa Romeo, con delle speciali 33/3 in versione coupé affidate a Dini, Stommelen e De Adamich, c’è l’Abarth, incredibile trionfatrice dell’edizione precedente con due 3000 di nuovo tipo e un nugolo di 2000 ufficiali entro e fuoribordo affidate ai migliori stradisti in circolazione, più moltissime SE010 in mano ai clienti, ma soprattutto ci sono Ferrari e Porsche, ciascuna con otto vetture schierate, che proseguono sulle statali italiane il titanico duello che le contrappone fin dall’inizio della stagione. La Porsche è rappresentata da due team, Salzburg e Gulf-Wyer, con cinque 917K e tre delle formidabili “biciclette”, che hanno destato enorme scalpore al loro debutto in corsa alla Targa Florio di due settimane prima, dominando completamente il campo. La Ferrari dal canto suo schiera ben sette 512S più una 312P in versione coupé, ritornata per l’occasione sotto l’ala della SEFAC dopo qualche mese in forza alla NART. L’ultimo a partire sotto al nubifragio è Arturo Merzario, il vincitore della Mille Miglia 1969, che ha lasciato la fida Abarth 2000 (che ritroverà a breve per il classico Circuito del Mugello) per una 512S coupé. La gara, nonostante il tempo estremamente avverso, entra subito nel vivo e il ritmo si fa furibondo: i 3000, e ancor più i 2000, nonostante le ottime doti velocistiche sono assolutamente tagliati fuori dalla lotta, svantaggiati dalle velocità siderali dei lunghi tratti rettilinei che conducono la Freccia Rossa fino alla capitale. A Roma il primo a transitare è Arturo Merzario a 198 di media, con punte di oltre 340 km/h in un paio di tratti molto veloci, incalzato a breve distanza dalle 917K di Siffert e Kinnunen, freschi trionfatori della Targa Florio, e dalle 512 gemelle di Vaccarella e Ickx. Già nel novero dei ritirati buona parte delle Alfa 33, le due Abarth 3000 di Ortner e Quester, e la 312P di Tino Brambilla. “Primo a Roma perdente a Brescia”, è da sempre valido assioma della Mille Miglia, ma le regole sono fatte per essere infrante. Sulla Futa e sulla Raticosa ridotte a torrenti d’acqua da condizioni mai viste, si scatenano le Porsche 908/03 di Waldegård e Andruet e le Abarth 2000 di Munari e Kallström, entrambi in prestito dalla Lancia, ma le grosse cinque litri sono ormai imprendibili, capitanate da un Merzario in stato di grazia, che paga veramente poco rispetto ai più piccoli ed agili prototipi: l’anno precedente aveva sfruttato al meglio l’agilità della sua piccola due litri Sport nei tratti tortuosi per avvantaggiarsi sulla concorrenza, e complici anche le uscite di scena delle nuove Porsche 917 e delle più competitive Porsche e Ferrari 3L aveva portato in trionfo una “piccola” contro ogni pronostico. Oggi, che all’irruenza giovanile unisce un’ottima potenza del mezzo, è un cliente ancora più terribile da affrontare per tutti. La Freccia Rossa si avvia all’ultimo tratto verso Brescia, perdendo tra gli altri Kinnunen per problemi al motore, e Vaccarella e Giunti con due delle altre 512 ufficiali. A Brescia vince Arturo Merzario, che consegna la seconda vittoria della sua carriera alla Ferrari 512 S, seguito a tre minuti da Jo Siffert con la 917, da Bjorn Waldegård con la 908/03 e da un sorprendente Sandro Munari con l’Abarth 2000. La gloriosa storia della Freccia Rossa che fende l’Italia continuerà ancora fino al 1974, con la vittoria dell’Alfa 33TT12 di Vittorio Brambilla, quando assieme alla Targa Florio, che le faceva un po’ da contraltare storico, perderà di validità mondiale, un po’ per l’oggettiva impossibilità di mantenere uno standard di sicurezza accettabile lungo 1600 km di percorso, e molto per l’inopportunità di paralizzare le strade di mezza Italia data dalle condizioni del traffico moderno. Il ricordo dei cetacei da cinque litri lanciati a quasi 350 km/h lungo i viali alberati della pianura padana martoriati da condizioni dantesche, però, resteranno indelebili in tutti i cuori da corsa che hanno avuto la fortuna di vederli. O forse no.