Frédéric Lequien nominato direttore generale di Le Mans Endurance Management

 

Riportiamo il comunicato diramato dall\’ACO sull\’importante cambio al vertice della LMEM. 

L\’Automobile Club de l\’Ouest officialise ce mardi 5 janvier 2021 l\’arrivée de Frédéric Lequien à la tête de Le Mans Endurance Management, succédant ainsi à Gérard Neveu. 
Frédéric Lequien, 48 ans, dispose d\’une solide expérience dans l\’univers du sport automobile. 

Entre 2002 et 2005, au sein d\’Eurosport International, il a occupé le poste de Chef de projet Série LG super Racing week-end, développant notamment les produits d\’hospitalité et étant en charge des négociations avec les promoteurs locaux et les circuits. 

Directeur adjoint et porte-parole du rallye Dakar chez Amaury Sport Organisation de 2005 à 2011, Frédéric Lequien a par la suite fondé en 2012 son agence de marketing sportif et d\’évènementiel spécialisée dans le sport automobile et notamment organisatrice du Silk Way Rally.

En tant que directeur général de LMEM, Frédéric Lequien assurera au quotidien l\’organisation des championnats rattachés à la structure : Championnat du Monde d\’Endurance de la FIA (WEC) et les épreuves dans le cadre des événements European Le Mans Series (ELMS).

Pierre Fillon, président de l\’Automobile Club de l\’Ouest : \”Au nom de l\’ensemble des salariés de l\’ACO et de LMEM, je souhaite la bienvenue à Frédéric Lequien. Sa nomination est une excellente nouvelle pour le monde de l\’Endurance. Il viendra notamment apporter son expertise du sport automobile acquise depuis plus de 20 ans.\”

Frédéric Lequien, directeur général de Le Mans Endurance Management : \”Je suis très fier et honoré de rejoindre une structure telle que LMEM. Le WEC et l\’ELMS sont deux championnats incontournables sur la scène internationale. Nous allons continuer à proposer une offre attractive tant pour les constructeurs que pour les teams privés et à relever les défis d\’aujourd\’hui et de demain.\”

Richard Milleprésident de la Commission d’Endurance de la FIA : “Je souhaite à Frédéric Lequien beaucoup de succès dans ses nouvelles fonctions de CEO de Le Mans Endurance Management. À bien des égards, 2021 marque un nouveau chapitre pour le sport et je suis sûr qu\’avec la nouvelle direction à la barre, le Championnat du Monde d\’Endurance de la FIA continuera de se développer.\”

Uscito il secondo volume della Brooklin Models Collectors Guide

Se il primo volume della Brooklin Models Collectors Guide copriva esclusivamente i modelli americani, con la seconda parte, disponibile da pochissimo tempo, si prende in considerazione il resto dei modelli, includendo i marchi satelliti Robeddie e Lansdowne più tutta una serie di prodotti Brooklin al di fuori del settore dell\’auto. 

Il libro, di 160 pagine, è un utile complemento per ogni archivio collezionistico e ha un costo di €43,80. Questo il link per acquistarlo direttamente sul sito ufficiale di Brooklin Models: https://brooklinmodels.com/products/brooklin-illustrated-collectors-guide-volume-ii 

Fiat 131 Abarth Gr4 Ricambi Originali Rallye dell\'Elba 1978: un\'elaborazione di Fabrizio de Gennaro

In questo periodo Fabrizio De Gennaro si sta dedicando alle Fiat 131 Abarth da rally. Nei giorni scorsi vi avevamo già presentato la vettura spagnola di Zanini, realizzata su base Solido. Oggi è la volta dell\’auto condotta da Maurizio Verini al Rallye dell\’Elba del 1978, molto elegante nei suoi colori grigio e rosso (il rosso è stato ottenuto non con decals ma in verniciatura). La base stavolta è Ixo. 



Ken Miles e la Ford Galaxie 500 di Riverside 1963: un modello di Spark (US112)

Il film Le Mans \’66 dell\’anno scorso ha avuto, fra i suoi meriti, quello di far conoscere meglio la figura di Ken Miles e Spark non si è lasciata sfuggire l\’occasione di riprodurre la vettura con la quale il pilota britannico partecipò alla sua unica gara NASCAR. Fu a Riverside, nell\’autunno del 1963. Gli antefatti, probabilmente, sono noti a molti, ma vale forse la pena ricordarli. All\’inizio del 1963 Miles aveva iniziato una collaborazione con Carrol Shelby, come pilota e come direttore del team, struttura di punta dei programmi sportivi Ford dell\’epoca. Insieme a Dave MacDonald, Miles era diventato una figura importante per l\’immagine della Ford. 



Entrambi furono chiamati a partecipare alla Golden State 400 NASCAR in programma il 3 novembre del 1963 a Riverside, in California. Appena una settimana prima, le Cobra avevano ottenuto una clamorosa tripletta sul circuito di Kahuka nelle Hawaii, con Craig Lang che aveva preceduto sul traguardo di un soffio Miles, seguito da MacDonald. Per la Golden State 400, Miles avrebbe utilizzato una Galaxie 500 della Holman-Moody mentre MacDonald si sarebbe aggregato al team dei fratelli Woods. La vettura di Miles era identica a quella del compagno di squadra Fred Lorenzen (il terzo pilota HM era \”Fireball\” Roberts), tanto identica che non furono cambiati neanche i numeri di gara. All\’epoca non si andava troppo per il sottile e su ciascuna fiancata, dopo le cifre 2 e 8 venne aggiunto un \”1\” nero alquanto posticcio, trasformando il numero di Miles in 281… 

L\’esperienza di Miles fu interlocutoria: poco a suo agio su una vettura così pesante e ingombrante, ebbe un incidente in prova che mise fuori uso l\’auto, ma si qualificò ugualmente decimo. Alla vigilia della gara, però, una delle tante dispute fra NASCAR e USAC indusse quest\’ultima a minacciare il ritiro della licenza di tutti i suoi associati qualora si fossero schierati ai nastri di partenza. In un solo colpo, Dan Gurney (autore della pole), AJ Foyt, Parnelli Jones, Rodger Ward e Roger Penske furono costretti, obtorto collo, a dichiarare forfeit. In gara Miles, al volante di un\’auto di riserva, cercò soprattutto di tenersi lontano dai guai, finendo undicesimo. 

Avendo già a disposizione il modello della Galaxie, non solo in versione stradale ma anche NASCAR (nel passato erano già uscite le auto di Lund, Gurney e Roberts), Spark è uscita con un bel modello, e chi calcola il prezzo in base al… peso o alla dimensione stavolta sarà contento. In 1:43 la Galaxie misura circa 12 centimetri e mezzo per quasi cinque…!

Ecco una breve recensione del modello, realizzato per l\’importatore americano in 500 esemplari numerati. 

Esterni: Verniciatura ottima come sempre. Decals applicate molto bene (tralascio il discorso della pellicola che accorpa ecc ecc tanto ormai lo conoscete). Cromature eccellenti, solo una linea di giuntura sul paraurti anteriore, che sulle altre Galaxie di Spark non avevo rilevato. Strano. Ruote realistiche con gomme adeguate e scritta Goodyear in tampografia. 


La decorazione, a quanto si desume dai documenti noti, è conforme. Il fondino non è dettagliatissimo ma almeno non è completamente piatto come su altri Spark (ma questo a mio avviso ha un\’importanza alquanto limitata). 

Interni: Non so se Spark sia andata a occhio o abbia potuto esaminare immagini dell\’auto specifica. Troviamo un rollbar zigrinato tipo \”forassite\”, del tipo di quelli in voga in quegli anni. Nell\’abitacolo è sistemato un estintore e vi è un unico sedile con cinture modello aereo civile, con le fibbie fotoincise (finalmente!). 

Il livello di montaggio è ottimo. Il modello è montato in Madagascar, ancora una prova che forse Spark ha trovato la quadra dei problemi segnalati a inizio 2020. 

Bleu Matra la couleur de la victoire, un libro di Luc Joly, Yves Ronga e Serge Cailler

Uscito nell\’autunno scorso, il volume Bleu Matra era atteso con impazienza dagli appassionati e non ha certo deluso le attese. Edito da ETAI, questo volume di 240 pagine traccia una storia essenzialmente fotografica della Matra, con particolare attenzione alle sport (le formule sono molto meno rappresentate). Non si tratta di una storia organica ma piuttosto di un album, seppure dettagliatissimo, che ripercorre la vicenda Matra concentrandosi soprattutto sul periodo tra la fine degli anni sessanta e le tre vittorie a Le Mans, ottenute nel 1972, 1973, 1974. Il materiale d\’archivio pubblicato è di primissimo ordine, con foto quasi tutte inedite in bianco e nero e a colori, anche di eventi meno conosciuti. 



Una vera manna per i modellisti e magari anche per i produttori che vorranno prendere in considerazione versioni interessanti ma mai riprodotte, grazie all\’abbondanza di viste della stessa vettura. Interessanti le testimonianze di vari protagonisti dell\’epoca, dai piloti ai tecnici ai manager della squadra, che raccontano di episodi poco conosciuti, accompagnati da immagini e documenti rari. 

La parte finale del libro riassume le sortite delle vetture esistenti in manifestazioni storiche degli ultimi dieci-dodici anni: un ulteriore strumento per ritrovarsi nel dedalo dei telai e degli scambi di motore e carrozzeria che da sempre segnano la vita di un\’auto da corsa, anche quando essa diviene un oggetto da collezione. Arricchiscono il volume tanti altri dettagli, dalle vicende del museo (prima nel centro di Romorantin, oggi spostato nell\’immediata periferia) ad alcuni modellisti legati al marchio come Christian Huet, fino alla Moynet-Simca di Le Mans 1975, il cui telaio era un Matra MS18 disegnato per la CG prototipo MC. Alcune pagine del libro sono \”interattive\”: scaricando infatti l\’app dell\’editore, scansionandole con uno smartphone è possibile accedere a contenuti supplementari come video, foto, animazioni 3D, registrazioni e altro. Questo libro è destinato a diventare un classico nel suo genere. 

Luc Joly, Yves Ronga, Serge Cailler, Bleu Matra, la couleur de la victoire, ETAI, Antony 2020, pagg. 240, copertina cartonata, centinaia di foto col. e b/n, ISBN 979-1-0283-0420-1, € 59,00

Chevrolet Corvette C3 Imsa Road Atlanta 1978 John Paul sr (Spark US048)

Sono convinto che ogni interesse spinto all\’estremo diventi malsano. Così come malsane sono certe fisse prese dai frequentatori di alcuni forum su temi sicuramente importanti ma che alla lunga stancano perché ne viene fatto un uso eccessivamente emozionale quando non monomaniaco. Penso ad esempio a certe tematiche legate ad un determinato sponsor o a un tal pilota. La Corvette C3 col telaio tubolare è uno di questi temi, chissà perché. 

Quando se ne parla troppo, per reazione naturale tendo ad allontanarmi da un argomento e anche in questo caso mi ero riproposto di lasciar perdere l\’uscita del primo Spark relativo alla più estrema delle Corvette. Ho poi cambiato idea, visto che ho il modello sotto mano e che è l\’occasione buona per rievocare un\’auto dell\’IMSA, campionato che da sempre mi affascina e di cui ho potuto parlare di persona con diversi protagonisti. 

Quella fatta approntare da John Paul sr alla fine del 1977, sfruttando un\’apertura dei regolamenti tecnici verso una più larga permissività, fu la seconda Corvette a telaio tubolare. Progettata da Bob Riley, la Corvette di Paul aveva una struttura costruita da Charlie Selix e Gary Pratt (in seguito socio nella famosissima Pratt & Miller). Il motore, big block V8, sviluppava oltre 750 cavalli. Questa specie di mostro debuttò in IMSA alla 100 Miglia di Road Atlanta, il 16 aprile 1978. La competitività del mezzo fu subito evidente, con John Paul sr in grado di lottare con i migliori e alla fine quinto. 


Nove furono le uscite stagionali della \”SuperVette\” (così venne battezzata), con un secondo posto ad Hallett e un terzo a Lime Rock come migliori risultati. L\’auto fu poi ceduto al T&D Racing di Tico Almeida e Rene Rodriguez, con John Paul che decise di concentrarsi sul materiale Porsche, che andava per la maggiore nell\’IMSA. 

La versione scelta da Spark per il primo modello della SuperVette è la gara del debutto a Road Atlanta. Si tratta di un\’edizione per il distributore americano, in serie limitata a 750 esemplari numerati, che non sono pochissimi per un\’uscita \”nazionale\”: segno che Spark prevedeva di piazzarne facilmente parecchie, e così è stato. E\’ poi verosimile che altre versioni usciranno nel corso dei prossimi mesi e del resto le varianti possibili non mancano. La versione di Road Atlanta è una delle più \”spoglie\”, con i numeri di gara, gli sponsor della serie IMSA piazzati sul pannello del passaruota posteriore e nulla più. 

Ci troviamo di fronte ad uno Spark nella sua forma migliore: perfetta la verniciatura, nel caratteristico celeste carico delle auto di John Paul, e molto belli anche particolari quali l\’ala posteriore, con le paratie in fotoincisione, e i cerchi, verniciati in alluminio opaco con pastiglia centrale dorata. Approfittando anche della documentazione fornita da Canepa che ha restaurato in anni recenti la vettura, riportandola alla configurazione del 1978. 

Gli sforzi compiuti da Spark sono ravvisabili anche all\’interno, con una struttura del rollbar completa che si estende anche nella zona a fianco al pilota e tutta la pannellatura alluminio sulla parte posteriore. 

Qualche semplificazione è stata inevitabile, ma ammirare gli interni di questa Corvette è davvero un piacere. Fotoincisa è la retina IMSA (molto realistica), così come i tiranti che fissano il vetro posteriore e il triangolino di rinforzo alla base della lama anteriore. Molto nette le aperture ricavate sui fianchi, una a forma di NACA, l\’altra trapezoidale. 

Il livello di montaggio è eccellente e su cinque esemplari esaminati non ho notato che pochissime imperfezioni (uno dei modelli aveva i citati supporti del lunotto montati non a filo, e qualche piccola \”slabbratura\” era presente sul bordo dei cerchi, come accade spesso in queste fusioni in plastica). Corretta anche la riproduzione degli scarichi laterali con le loro protezioni. E poi, sorpresa, il modello è stato fatto in Madagascar e non in Cina, segno che le critiche mosse a inizio anno verso gli Spark montati nell\’isola sono state recepite e si è cercato di correre ai ripari, riuscendoci. Bene così. 

In sintesi, penso che questa Corvette possa rientrare fra i più convincenti modelli 1:43 prodotti da Spark quest\’anno. Molto probabilmente gli iperspecialisti della Corvette tubolare troveranno il pelo nell\’uovo ma stavolta lasciamo a loro questo ingrato compito. Concludendo, mi viene in mente il kit di Arena e contrariamente a quello che molti saranno portati a pensare, ritengo che l\’uscita di un modello come questo contribuirà a riaccendere l\’interesse sul tema e anche gli speciali e le elaborazione casalinghe ne trarranno beneficio. 

Non sarebbe forse inutile cercare di stabilire se, come e in quali circostanze l\’uscita di uno Spark faccia effettivamente concorrenza a un kit speciale in produzione. Probabilmente molto meno di quanto si pensi, specie quando si tratti di un\’edizione limitata come questa. 

In memoria di John Paul jr

E\’ mancato dopo una lunga malattia John Paul jr. E\’ un personaggio importante nella storia dell\’automobilismo americano, al centro di tante vicende drammatiche, legate al padre John sr. Non è qui il caso di ripercorrere alcune vicende la cui conseguenze a lungo termine non si sono ancora esaurite. Nei primi anni duemila a John Paul jr venne diagnosticata la corea di Huntington (Huntington disease, HD). Non gli restò che abbandonare le corse arrendendosi all\’evidenza che i suo cervello non riusciva più a controllare ciò che le mani e le gambe facevano in macchina. 

John jr con i figli domenica
scorsa (g.c. S.Wilkinson)

L\’ultima volta lo vidi a Sebring nel 2013, dove era venuto per raccogliere fondi sulla ricerca della sua malattia, meno studiata rispetto ad altre sindromi neurodegenerative. Per l\’occasione era stato presentato il restauro della Porsche 935 JLP2 (rinominata dopo il restauro JLP-HD1), che quell\’anno sarebbe stata pilotata da personalità di spicco come Brian Redman, Jim Pace, Hurley Haywood, Jochen Mass, David Hobbs ed altri, con lo scopo di sensibilizzare l\’opinione pubblica sull\’HD. 

La Porsche 935 JLP2 esposta a Sebring 
nel marzo del 2013 (foto David Tarallo)















John Paul jr era a quell\’epoca già su una carrozzina a rotelle. Pilota fortissimo, ha vinto tutto nell\’IMSA ma si rivelò eccellente anche in Formula Indy. La sua carriera è legata alle auto, raffinatissime e costosissime, che il padre riuscì a farsi costruire dai migliori telaisti e motoristi in circolazione. La vicenda terrena di John jr si conclude qua, alcuni segreti finiscono con lui nella tomba. La sua vita intensa e tormentata riuscì a raccontarla nell\’autobiografia \”50/50\”, dettata un paio di anni fa a Sylvia Wilkinson, moglie del pilota John Morton. 

Seat 131 Abarth Gr4 Rally 4 Regioni 1979: un\'elaborazione di Fabrizio De Gennaro su base Solido

Non è un\’esagerazione dire che con i modelli Solido le possibilità di elaborazione (e quindi di divertimento) non finiscono mai. Molti di noi con quei modelli hanno mosso i primi passi nel modellismo, e ancora oggi se si ha a disposizione un buon foglio di decals, è possibile, con un costo limitato, ottenere risultati più che lusinghieri. Una delle basi Solido maggiormente apprezzate è la Fiat 131 Abarth, di cui uscì, come ricorderete, la versione montata Olio Fiat e poi anche il kit. 

Fabrizio De Gennaro ha realizzato di recente la Seat (in realtà era una Fiat) 131 Abarth con la quale Antonio Zanini corse al 4 Regioni nel 1979. L\’elaborazione è stata volutamente semplice per rispettare i canoni del modello, senza stravolgerlo, ma Fabrizio ha comunque aggiunto tutti i dettagli necessari (cambiando ovviamente anche i cerchi) e ne è uscito un modello suggestivo, ancora attuale ma che ricorda i bei tempi delle elaborazioni con o senza i vecchi e gloriosi transkit. 


Ancora un\'elaborazione di Massimo Martini: Porsche 930 record Bonneville 1988

Presentiamo ancora un\’altra elaborazione di Massimo Martini, ancora su base edicola. Riproduce una Porsche 930 Turbo che prese parte alle manifestazioni di Bonneville nel 1988. Appuntamento speriamo presto con altre trasformazioni eseguite da Massimo Martini. 


Continuità Porsche: una 908/2 apribile di Massimo Martini (con una 911 di Bonneville)

Pubblichiamo alcune immagini di recenti trasformazioni di Massimo Martini, ovviamente sempre su tema Porsche. La 908/2 apribile è stata realizzata su base Best, e vi lasciamo immaginare quanti chili di zamac il nostro Massimo abbia dovuto fresare dalla parte interna della carrozzeria per ottenere uno spessore realistico. La meccanica è stata integrata con numerosissimi pezzi autocostruiti, così come l\’abitacolo è stato arricchito con un paziente lavoro di dettaglio. 



La 911 grigia è una delle tante stranezze che si vedono a Bonneville e anche in questo caso il lavoro di trasformazione e di adattamento è stato tutt\’altro che banale. La base era una Targa da edicola; il muso è stato allungato, a curvatura dei fari è stata abbassata e sono stati ricostruiti il fondino e l\’abitacolo.