Prosegue il lavoro di sviluppo sul Fiat Ducato di Ostunimodels (1:43)

Sono in molti ad attendere con impazienza l\’uscita del nuovo Fiat Ducato Minibus in 1:43 di Ostunimodels, realizzato in collaborazione con ZetaKit. A breve arriveranno i kit e i montati, in tantissime versioni (almeno quattordici!). Pubblichiamo un\’immagine della versione Vigili del Fuoco. Il modello non è ancora definitivo. In questo periodo Francesco Ostuni, titolare del marchio Ostunimodels, sta montando almeno un esemplare di ogni versione, per verificare che tutto sia a posto. Contemporaneamente i vari pezzi del Ducato (che sarà disponibile in kit e montato) verranno ancora migliorati e siamo sicuri che ne uscirà fuori un prodotto in linea con la miglior tradizione italiana.

Da un vecchio master nasce la Ferrari 400 Superamerica di Tameo, kit in uscita a febbraio

Il prossimo febbraio uscirà un nuovo kit Tameo, e si tratta di un modello molto particolare, visto che segna il ritorno del marchio ligure a una GT stradale dopo un tempo quasi infinito. Col numero di catalogo TMK440 verrà commercializzata la Ferrari 400 Superamerica del 1962. E\’ un kit che ha una storia molto particolare, come racconta lo stesso Luca Tameo: \”ho trovato in un cassetto, dentro una scatola abbandonata da anni, questo master in argento realizzato all\’inizio degli anni 90 e mai prodotto. Ho deciso di lavorarci sopra, restaurarlo, migliorarlo un po\’ e di farlo diventare un nuovo kit che uscirà nelle prossime settimane. Ovviamente, essendo un design di trent\’anni fa, lo standard non è quello di oggi ma resta sempre un modello dal fascino antico che vale la pena proporre\”. Senza dubbio varrà la pena acquistarlo, sia per il suo valore storico sia per la sua oggettiva bellezza. Se Jean-Paul Magnette fosse ancora attivo, potrebbe ricavarne una serie limitata montata coi fiocchi.

Un nuovo articolo nella gamma Edo3000V6: ganci fermacofano in scala 1:24

Edoardo Gallini (Edo3000v6) ha appena presentato un nuovo accessorio nella sua già nutrita gamma di particolari in scala 1:43, 1:20, 1:24 e 1:20. Si tratta di un set di fotoincisioni contenente diversi tipi di ganci fermacofano per modelli in 1:24. Gli appassionati dei kit in plastica, ma non solo, apprezzeranno sicuramente. 

AutoModélisme riprende le pubblicazioni a febbraio

Buone notizie per gli appassionati della carta: AutoModélisme, passato dal gruppo Hommell a Caira, uscirà col nuovo numero verso il 10-12 febbraio. Dopo un\’inevitabile interruzione riprende quindi il proprio cammino questa testata ormai storica. Lo farà con vecchie e nuove firme, e con una veste grafica modificata. Nell\’immagine potete già vedere il nuovo logo. Novità anche per quanto riguarda gli Hors Série: com\’è noto, quello su Le Mans 2020 non era stato pubblicato dalla vecchia gestione, ed è allo studio anche una ripresa di questo quaderno, molto apprezzato nonostante il proliferare delle immagini on line. 

Focus su: Lola-Cosworth T600 Gr.6 Le Mans 1981 di Spark (S8600)

Spark ha iniziato il 2021 con diverse novità \”vere\”: fra queste vi è la Lola-Cosworth T610 Gruppo 6, soggetto che non si vedeva da tempo e che colma una lacuna di un certo rilievo. Progettata da Eric Broadley, la T610 fu schierata a alla 24 Ore di Le Mans del 1981 in Gruppo 6 mentre in IMSA venne destinata alla categoria GTP, dove divenne una valida alternativa alle Porsche 935, almeno prima che la March si impadronisse del mercato. 


Per il Gruppo C, in vigore dal 1982, la Lola sviluppò la T610 ma questa è un\’altra storia, perché la T610 aveva un telaio abbastanza diverso da quello della T600 sebbene in molti pensino che le due vetture fossero parenti strette. Tornando al modello, è rassicurante trovarci tutte le caratteristiche che hanno fatto la fortuna di Spark, a riprova di un potenziale tecnico che permette risultati notevoli a prezzi difficilmente eguagliabili dalla concorrenza. 

E l\’arrivo della T600 \”europea\” (che a Le Mans venne pilotata da Emilio de Villota, Guy Edwards e Juan Fernandez, tre specialisti di alto livello) fa sperare anche in qualche versione IMSA, che probabilmente verrà prodotta in serie limitata nella gamma dell\’importatore americano. 


Ecco alcune brevi impressioni sul modello: 


Linee: Sono \”catturate\” bene. Forse la linea di cintura è troppo tesa. Dovrebbe scendere di più dal passaruota allo sportello e risalire con maggior decisione in corrispondenza della presa NACA?

Esterni: Verniciatura bicolore di eccezionale qualità, come al solito. Anche il tono di azzurro utilizzato per la sezione superiore della carrozzeria è azzeccato. 

Fotoincisioni in giusta quantità. Le decals, essendo molte, fanno praticamente corpo unico tra loro, evitando alcuni effetti antiestetici tipici di altri modelli. 

Le ruote sono verniciate in alluminio satinato e la parte centrale che simula il nido d\’ape è in fotoincisione. Stavolta è del diametro giusto e non viene posata sul fondo ma resta all\’altezza di una delle scalettature del cerchio. La resa generale ne guadagna nettamente (basta osservare uno dei BBS tradizionali montati su una qualsiasi Porsche 934 o 935 di Spark). La posa delle decals è esente da critiche, ma questo è ormai quasi scontato. A essere pignoli mancano i tre rivetti sulle paratie dell\’ala posteriore, sopra la scritta Ultramar gialla. Potevano al limite essere riprodotte anche in decal. 

Correttamente riprodotte tutte le varie luci e lucine, comprese le due sul tetto, una gialla e una rossa, particolare non banale. 

Molto ben realizzata anche parte posteriore con i supporti dell\’alettone fotoincisi e un decoroso dettaglio del cambio e delle uscite degli scarichi. Di notevole effetto i fori di aerazione sui vetri laterali (sono ben quattordici e tutti passanti!). 

Interni: si vede ben poco ma quel poco è molto ben fatto, tranne le solite cinture in decals, comunque tollerabili su un modello di questa tipologia (sulle sport aperte sono in fotoincisione). 

La Lola T600 di Spark, pur non presentando innovazioni sconvolgenti, è il classico modello ben concepito e ben montato. Questo modello diventerà forse un piccolo classico nella produzione Spark. 

Rassegna stampa: Modelli Auto n.142 (quarto trimestre 2020)

Con un po\’ di ritardo recensisco l\’ultimo numero 2020 di Modelli Auto. Probabilmente i lettori l\’avranno già sfogliato e ri-sfogliato ma mi pare doveroso chiudere il cerchio di un anno che la rivista ha saputo attraversare con coraggio e con tante idee. Sinceramente, se fra qualche tempo qualcuno riprenderà in mano l\’annata 2020 di Modelli Auto, non si renderà quasi conto delle difficoltà nelle quali ogni numero è stato progettato, scritto e stampato. Il tutto senza perdere di vista la realtà, anzi provando ad analizzarla ma anche cercando argomenti sempre nuovi e potenzialmente interessanti. Sono continuate le visite ai produttori, gli articoli tecnici, quelli storici e naturalmente le recensioni tutt\’altro che \”allineate\”. 

Il numero uscito nel dicembre scorso propone un approfondimento su LSRacing, un \”laboratorio\” consacrato alle Impreza Gruppo A e WRC (1994-1999), il montaggio di uno dei modelli della collezione di Piero Tecchio, una retrospettiva sulla Giulia GT, un altro episodio della saga della Trento-Bondone e la seconda parte della storia della Carrera Panamericana attraverso i modelli. Il tutto condito dalla presentazione di alcune novità in 1:43 e in 1:18. Pare passato ben più di un anno da quando i primi echi d\’inquietudine arrivavano da un Salone di Norimberga in tono minore. Di lì a poco, un caos da film distopico avrebbe stravolto le vite di tutti, scettici e meno scettici. La redazione è già al lavoro per preparare il primo numero del 2021 che uscirà a marzo. 

GialloCorsa o RossoCorsa? Joeuf e una Ferrari 330 P4 un po\' strana

Una Ferrari 330 P4 Spyder gialla può esistere solo nei sogni strampalati di qualche collezionista americano o giapponese. In realtà una P4 gialla c\’è stata, ma in scala 1:43. E\’ una domanda che spesso mi sono sentito rivolgere: perché circolano alcune P4 di Jouef gialle anziché rosse? E per di più con la scatola che indica chiaramente il modello rosso? La risposta è semplice, ma sono in pochi a conoscerla. 

Negli anni novanta, a Firenze, c\’era un negozio di modellismo di nome – neanche a farlo apposta – RossoCorsa. Con questo marchio i titolari avevano già prodotto alcuni modelli esclusivi fra cui una 330 P4 in grande scala. Nel 1992 l\’idea fu quella di uscire con un transkit da adattare alla Ferrari 330 P4 Spyder in 1:43 di Jouef, comprendente un tetto da aggiungere, altri pezzi in metallo bianco, le ruote in tornitura con pastiglia centrale in ottone e gallettoni fotoincisi e le decals, stampate da Chiodini, per ottenere le versioni di Daytona e Spa 1967 della… 412P. In realtà la 412P era solo simile alla 330 P4, ma poco importa. 


La marca francese fornì un certo quantitativo di modelli già verniciati in giallo, per facilitare il compito a chi volesse cimentarsi nella trasformazione. 


Questa edizione, che con la classificazione britannica potremmo definire un \”code 2\”, non ha acquisito particolare valore nel tempo, anche se la produzione dovette essere abbastanza limitata. Di tanto in tanto è possibile trovare queste P4 gialle (quella di queste foto è stata reperita in un negozio dell\’usato!), interessanti non foss\’altro che per la storia che c\’è dietro. Ma non ditelo a Make-Up. Se la vedono, finiscono per farla. Magari insieme ad una versione color carbonio che potrebbero chiamare test car…


Articolo aggiornato l\’11 febbraio 2021 con l\’aggiunta delle immagini del transkit, per le quali ringrazio Fabrizio De Gennaro. 

Un mito che non tramonta: Vincenzo Bosica e la Porsche 356

Dici Porsche 356 e ti viene in mente il modello di Bosica. Almeno a me capita così. Sono passati trentasette anni (trentasette, mica uno) da quando Vincenzo Bosica presentò la prima versione del suo kit. Ricordo perfettamente l\’articolo di Mario Barteletti su AutoModelli. Il modello costava all\’epoca settantamila lire e li valeva tutti. 


Fu uno dei classici avvenimenti in grado di segnare un prima e un dopo nella storia dell\’1:43 artigianale. Oltretutto Bosica non ha mai smesso di sviluppare le proprie creazioni, mai pago dei risultati raggiunti. 

In occasione di un recente incontro, ho potuto osservare di nuovo la versione più evoluta del telaio stampato, con tanto di sedili reclinabili e scorrevoli sulle loro minuscole slitte. Il tutto funziona alla perfezione senza la minima approssimazione.  E\’ il bello delle realizzazioni di Vincenzo Bosica: semplicità e genialità vanno di pari passo. 

Un po\' di automobilismo toscano. Chevron B27S di Nesti Targa Florio 1977 e Lola T212 Mugello 1970 di Nanni Galli, due modelli di Mario Carafa

Avevamo già presentato più volte nel blog i modelli in serie limitata di Mario Carafa. I due modelli più recenti hanno parecchio a che fare con l\’automobilismo toscano e colmano due lacune nella storia delle sport-prototipo in scala 1:43. La Chevron delle foto è la B27S motorizzata Ford Cosworth 3000 pilotata da Mauro Nesti con Grimaldi nell\’ultima edizione della Targa Florio, nel 1977. La B27S derivava da un telaio B23 con motore 8 cilindri Tecno 2000. 

Fu l\’unica Chevron a ricevere il Cosworth 3 litri dal costruttore, oltre ad una carrozzeria B26 modificata. In questa configurazione, l\’auto disputò diverse gare con Eris Tondelli, importatore Chevron per l\’Italia e nel 1975 fu venduta a Mauro Nesti, che l\’utilizzò in qualche occasione, pur preferendole il telaio Lola. Il modello è come al solito molto accurato e grande attenzione è stata posta nella ricerca dei tanti piccoli adesivi sulla carrozzeria. 

Il secondo soggetto ci porta all\’ultima edizione di un\’altra grande corsa su circuito stradale italiana, il Mugello del 1970. In quell\’anno il pilota pratese Nanni Galli prese parte alla gara, valida per l\’Europeo 2 litri, al volante di una Lola-Ford Cosworth T210 dell\’Ecurie Evergreen, facendo registrare il record sul giro, rimasto ovviamente quello definitivo. 

Se ci sarà sufficiente interesse, questi modelli potranno anche essere venduti in kit. Oltretutto non mancano versioni alternative, tutte molto interessanti e per lo più inedite. 

Porsche 935 Turbo Gr5 coda lunga test 1975-1976: un\'elaborazione di Massimo Martini

Gli articoli che illustrano le elaborazioni e le trasformazioni di Massimo Martini sono fra i più apprezzati dai lettori del blog (lo dicono i numeri, non io). Pubblichiamo oggi le immagini di uno dei suoi recenti lavori: partendo da una Porsche 911 Carrera RSR di Norev, vecchio modello anni settanta, Martini ha ottenuto la configurazione coda lunga della 935 prototipo che fece i primi test nell\’inverno 1975-1976. 

Gli sportelli apribili del Norev gli hanno permesso di montare una della due portiere in posizione aperta, così da facilitare l\’osservazione dei tanti dettagli interni. La realizzazione di un abitacolo realistico e il più possibile documentato è una delle priorità di Martini. Questa 935 non fa eccezione, grazie anche all\’ampia evidenza fotografica che il modellista fiorentino ha saputo raccogliere.