Lo speciale e l\'amica di nonna Speranza

Parlavo ieri sera con Bruno Boracco ed evocavamo i tempi di fine anni settanta e inizio anni ottanta quando i criteri di giudizio (e le quotazioni) dei modelli erano molto diverse rispetto a oggi. Non soltanto per le competenze tecniche che ogni collezionista aveva, ma anche per le priorità che si davano a certi modelli che oggi non valgono più niente e viceversa. All\’epoca, a una borsa, scambiavi una Moskvitch di produzione russa con una Giulia Mebetoys perfetta con scatola e chi ti dava la Giulia ti ringraziava anche. I confini erano chiusi, i modelli esotici arrivavano lontano col contagocce e il gusto della stranezza e della rarità prendeva strade che oggi sarebbero impensabili. Trenta o quarant\’anni dopo, il panorama è cambiato. 

Oggi siamo in piena era dell\’uniformità, con gli Spark che arrivano nelle case del collezionista europeo, di quello americano, di quello australiano e di quello giapponese pressappoco negli stessi giorni. Una collezione vale l\’altra. All\’epoca, in assenza di contatti globalizzati, ognuno sviluppava le proprie tematiche con un\’originalità e una diversità che facevano sì che ciascuna collezione riflettesse molto di più la personalità del proprietario. Montati ce n\’erano pochi, se volevi tanti modelli dovevi rassegnarti a montare i kit e ci si ingegnava come si poteva. La rarità di un modello veniva vissuta con molto più pathos: si potevano impiegare mesi a cercare un modello, a forza di lettere, telefonate, passaparola e contatti più o meno trasversali. E quando il pezzo cercato come l\’ago nel pagliaio arrivava, non ci si curava troppo se avesse una decal storta o uno specchietto rotto. La rarità era più importante di qualsiasi altro particolare. E\’ possibile oggi vivere (o rivivere) storie di questo genere? Certamente no. Il mondo è ormai on-line e on-line vuol dire che se vuoi veramente qualcosa, puoi trovarla nel giro di qualche ora al massimo, se hai gli strumenti informatici giusti. 

Ma se il gusto della ricerca si è perso, quello della varietà non è del tutto tramontato. Su Facebook ci sono dei gruppi composti esclusivamente ai collezionisti di Spark, ai quali queste considerazioni suoneranno buffe e anacronistiche come il salotto dell\’amica di nonna Speranza. Ma esistono ancora gli appassionati del kit, sia montato in proprio sia come modello d\’autore, e si direbbe che, sempre sul famigerato social, gruppi di appassionati dello speciale siano numerosi e attivi come non mai. Oggi, mettendo a posto tra gli scaffali, ho allineato qualcuno di quei modelli, per il gusto di vedere l\’effetto che faceva. E\’ sempre un bell\’effetto, la cui magia non ha perso lo smalto degli anni novanta quando, da universitario, mi divertivo a osservare per qualche minuto un Provence Moulage appoggiato sul bordo della libreria (cercando comunque di non farlo cadere, eh). Un\’armonia e una luce piene di calore emanano da questi modelli, con le loro imprecisioni, i loro difetti, forse anche le loro ingenuità. 

Caratteristiche, queste da cui neanche i più agguerriti Spark, Looksmart, Truescale e chi più ne ha più ne metta sono esenti. Se le cose hanno un\’anima, gli speciali ne hanno una grande e generosa. Agli occhi di chi li guarda da sempre, di chi li ha visti nascere, di chi sa come sono fatti e perché, la sensazione di avere a che fare con un pezzo di storia di questo piccolissimo settore regala momenti di pura soddisfazione. E non è questo che ci aspettiamo da un modello – che ci dia qualcosa in cambio di tutte le energie fisiche ed emotive che gli abbiamo dedicato?

Fiat Abarth 031 Prototipo Giro d\'Italia 1975: un montaggio su base Barnini di Fabrizio De Gennaro

 No, non ci siamo dimenticati degli speciali tradizionali, che continuano ad offrire spunti notevoli a chi sappia apprezzarne i tanti aspetti positivi. Pubblichiamo qui un montaggio di Fabrizio De Gennaro di un vecchio kit Barnini dell\’Abarth 031 Giro d\’Italia 1975. In questo modello il cofano era apribile (senza cerniera) e con dettagli abbastanza sommari del motore. De Gennaro ha aggiunto diversi particolari del propulsore, montando poi il cofano in posizione fissa aperta. Corretta la verniciatura con il giusto punto di rosso. Ne è venuto fuori un modello di indubbio fascino che conferma che un kit montato bene può dire la sua ancora oggi in piena era resincast. 

Game & Watch: versione commemorativa in occasione del 35° anniversario del primo Super Mario Bros

I lettori del blog si chiederanno: cosa c\’entra con i modelli? Niente. O quasi niente. Se ripercorro sul filo della memoria i miei anni ottanta, fra elementari e medie, le ore di quelle giornate che sembrano lunghissime erano scandite dal Walkman WMII della Sony, dal Subbuteo e dai Game & Watch della Nintendo. Il primo che ebbi, nell\’estate del 1982, fu Chef, uno dei più divertenti, secondo me. Erano ancora le versioni a un solo schermo, ovviamente in bianco e nero. Ne seguirono poi altri, magari sempre più sofisticati ma non necessariamente più appassionanti. Fra i miei preferiti in assoluto, anche Mario\’s Cement Factory (quanto divertimento in quell\’estate del 1983 passata a Firenze insieme a due kit SRC, la Ferrari 312PB Brands Hatch 71 e la Lotus 72D), Donkey Kong, Oil Panic o Manhole. Nomi che ancora oggi mi ricordano l\’odore dell\’Autan e della grande stanza della casa di campagna di alcuni miei amici dove si svolgevano interminabili tornei di ping pong o – appunto – di Subbuteo. 

Il gioco elettronico della Nintendo, anche se tendeva a farci isolare più del dovuto (e c\’era già chi metteva in evidenza i possibili rischi di queste deriva – ed eravamo agli inizi degli anni ottanta!) stimolava i riflessi e la capacità di concentrazione. Era una sfida con se stessi dove l\’unico responsabile dell\’errore era il giocatore stesso. La lettura di AutoModelli, la rivista di Mario Barteletti, accompagnava le pause fra una partita e l\’altra, in quelle tranquille estati in cui l\’unica preoccupazione erano i compiti per le vacanze. Una generazione, questa, che ancora non ha ricevuto lo statuto di vecchia, ma non preoccupatevi, è solo questione di qualche anno. E come tutti i vecchi che si rispettino, anche questa generazione X (quella dei nati fra il 1965 e il 1980, tanto per stabilire qualche convenzionale limite temporale) sarà oggetto delle furbe operazioni nostalgia dei grandi produttori. E in occasione del 35° anniversario dell\’uscita del primo Super Mario Bros, la Nintendo ha pensato bene di far uscire un Game & Watch delle stesse forme e dimensioni di quelli a schermo semplice degli anni ottanta, con due giochi a colori e un terzo – in bianco e nero – che ricorda Ball, ma stavolta con protagonista Mario. 

Qualche aggiornamento tecnologico c\’è: il tasto di spegnimento laterale e la presa di ricarica USB al posto delle batterie. In edizione limitata, è uscito lo scorso 13 novembre. Produzione non più giapponese ma cinese, ma questo non era neanche il caso di ricordarlo. E comunque, come avete visto, qualcosa con i modelli c\’entra. Chissà se un giorno Spark non avvierà una clamorosa operazione nostalgia dando vita a una serie che ricorderà John Day e Mikansue montati? Come dite? Uno scenario da incubo stile peperoni la sera? Troppo tardi, avrebbe dovuto farlo dieci anni fa. 

Un paio di anni fa il nuovo addetto alle vendite di Brooklin mi disse che tutto era stato opportunamente ridimensionato perché i collezionisti che acquistavano i loro modelli avevano ormai quasi tutti settant\’anni e passa. Che effetto pensare che i prossimi saremo noi. 

12 Ore di Sebring: Porsche saluta l\'IMSA con una speciale livrea per le due 911 RSR ufficiali

Dopo sette anni di impegno ufficiale, la Porsche termina il programma ufficiale in Nord America con la 12 Ore di Sebring, in programma questo fine settimana. Le due 911 RSR schierate dalla casa di Stoccarda avranno una speciale livrea incentrata sui colori e sui motivi della bandiera americana. Si conclude così una lunga esperienza nel campionato IMSA, anche se le 911 dei team privati continueranno a correre con i team privati. Si tratta di cicli che si aprono e si concludono, e non è certo la prima volta che un costruttore \”istituzionale\” nell\’endurance come la Porsche si ritira almeno ufficialmente. 

Tornando alla decorazione delle 911 RSR, la numero 911, pilotata dai vincitori della Petit Le Mans 2020, Frédéric Makowiecki, Nick Tandy e Earl Bamber avrà una striscia rossa e bianca che percorrerà la parte centrale della carrozzeria, dal muso alla coda; il frontale e le fiancate saranno decorate con stesse bianche in campo blu. La numero 912, pilotata da Bamber insieme a Laurens Vanthoor e Neel Jani sarà la versione speculare della numero 911. Ormai le livree speciali \”americane\” delle Porsche ufficiali fanno parte di una storia nella storia: ricordiamo le due decorazioni viste a Road Atlanta nel 2018, che celebravano la 911 GT1 vincitrice a Le Mans venti anni prima. 

Per i cinquant\’anni dell\’IMSA, nel 2019, le vetture furono dipinte con una livrea in onore del Brumos Racing, livrea utilizzata anche a Le Mans. Alla fine del 2019 la Porsche rese omaggio alla sua lunga collaborazione con Coca-Cola, iscrivendo le due 911 RSR nel caratteristico colore rosso col motivo bianco alla gara finale dell\’IMSA a Road Atlanta. A latere, possono poi essere ricordate le due livree \”europee\” di Le Mans 2018, che si ispiravano alla 917/20 Pink Pig del 1971 e alle 956/962C Rothmans. [foto Porsche Motorsport]



Hankook 12H Mugello 2020 (24H Series), spotters guide (foto di David Tarallo)

La 24H Series, campionato GT e Turismo organizzato dall\’olandese Creventic, fa tappa in questo weekend al Mugello. In realtà la pista toscana non figurava nel calendario 2020 (dopo aver ospitato già cinque volte una gara di questo campionato negli anni scorsi) ma l\’impossibilità, dovuta al covid19, di organizzare l\’ultimo evento, previsto a Zandvoort, ha permesso un ritorno al Mugello, che con Creventic mantiene da sempre un ottimo rapporto di collaborazione. E\’ già stata confermata la presenza della 24H al Mugello l\’anno prossimo. Pubblichiamo una spotters guide delle vetture partecipanti alla gara che si svolgerà come di consueto in due parti, oggi e domani. Lo schieramento di partenza, per ovvie ragioni, non è dei più nutriti ma è comunque l\’occasione per apprezzare vetture preparate da team di ottimo livello, fra cui c\’è la nostra Ebimotors. Foto David Tarallo

Danz/Laaksonen/Spescha (Cupra TCR DSG), classe TCR

Roman/Waszcinski/Sentis (Ligier JS2R), classe TCX

,

Breukers/Breukers (Cupra TCR DSG), classe TCR

Verdonck/Gillion/Schreiner (Aston Martin Vantage AMR GT4),
classe GT4

Renauer/Bohn/Allemann (Porsche 911 991-II GT3 R),
classe GT3

Born/Ferri/Mettler/Vescovi (Volkswagen Golf
GTi TCR DSG), classe TCR

Van Vliet/Graper (BMW M3 E92), classe TCX

Perrin/Detrin/Kaye (Audi RS3 LMS DSG), classe TCR

Mouez/Dons/Van Hover (Porsche 911 991-II GT3 Cup), 
classe 991 Cup

Hilders/Bessem (Cupra TCR DSG), classe TCR

Cutrera/Talarico/Frezza (Porsche 718 Cayman GT4
Clubsport MR), classe GT4

Renauer/Edelhoff/Kolb/Renauer (Porsche 911 991-II GT3 R), 
classe GT3

Putman/Espenlaub/Lewis (Mercedes AMG GT3
Evo 2020), classe GT3

Simon/de los Milagros Vinega/Paulet-Diaz/Valenza
(BMW M4 GT4), classe GT4

Gostner/Gostner/Gostner/Gostner (Mercedes AMG
GT3 Evo 2020), classe GT3

Kletzer/Preisig/Hagnauer/Tanner/Mettler
(Volkswagen Golf GTi TCR DSG), classe TCR

Butkevicius/Gutaravicius/Batraks/Griska
(Lamborghini Huracan Super Trofeo), classe GT3



"Porsche Unseen": per la prima volta la casa di Stoccarda pubblica studi progettuali eseguiti fra il 2005 e il 2019

Con il titolo \”Porsche Unseen\”, Porsche pubblica per la prima volta studi progettuali eseguiti fra il 2005 e il 2019 e finora mai divulgati. La casa di Stoccarda mostra al pubblico le straordinarie immagini di quindici vetture che non hanno mai visto la luce. Gli studi riguardano i segmenti \”Spin-off\” (Derivati), “Little Rebels” (Piccole Ribelli), \”Hyper Car\” e \”What’s Next?” (Che cosa ci riserva il futuro?). Porsche offre così l’opportunità di capire come si svolge il suo processo di progettazione, dai primi schizzi al modello ultimato pronto per la produzione in serie.

\”Il design senza tempo e al contempo innovativo delle nostre sportive è apprezzato in tutto il mondo\”, spiega Oliver Blume, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Porsche AG. \”Alla base di questo successo ci sono i concept studies con il loro carattere ‘visionario’. Essi forniscono tutta una serie di spunti e idee cui attingere per realizzare il futuro design di Porsche, abbinando la nostra forte tradizione a innovative tecnologie del futuro\”.

I prototipi inediti sono presentati in esclusiva sul canale Porsche Newsroom attraverso una serie di articoli. Anche il programma TV via web 911: Magazine ha dedicato ad alcuni degli studi una puntata in cui, con l’aiuto del direttore del design di Porsche AG, Michael Mauer, si analizza il collegamento tra questi e gli attuali modelli di produzione. 


Da oggi, gli appassionati del Marchio potranno acquistare il libro \”Porsche Unseen\”, pubblicato dalla casa editrice Delius Klasing, e sapere di più di ciò che avviene dietro le quinte di Porsche Style. In un secondo tempo, gli appassionati potranno anche ammirare alcuni di questi prototipi dal vivo: il Museo Porsche inserirà infatti i modelli nella mostra in programma nel 2021.

La progettazione di un’auto inizia con uno schizzo, che nella fase successiva viene visualizzato come modello tridimensionale. Non appena si rende necessario sviluppare ulteriormente un\’idea, vengono prodotti modelli di piccole dimensioni, in scala 1:3, e a seguire modelli rigidi in scala 1:1. \”Il mondo virtuale rappresenta il primo passo, ma è particolarmente importante calare nella realtà i modelli insoliti per capire se l\’auto ha proporzioni piccole, grandi o inusuali\”, commenta Michael Mauer. Diversamente da quanto accade nello sviluppo di un modello di produzione, che prevede sempre la realizzazione di più modelli con formati stilistici diversi, i progetti dei prototipi si concentrano su un unico modello che interpreta l\’idea centrale.

\”Non è un caso che Porsche abbia un unico studio di progettazione, situato nelle immediate vicinanze del reparto sviluppo\”, racconta Michael Mauer. \”Weissach è il nostro epicentro. Invece di aprire studi di progettazione avanzata nelle lontane metropoli del Nord America e dell\’Asia, abbiamo progettisti che da tutto il mondo vengono a lavorare per Porsche a Weissach, per creare le più avanzate auto sportive di produzione e futuristiche concept car esattamente dove pulsa il cuore del Marchio. Nel Porsche Design studio lavorano più di 120 designer, esperti di interni, carrozzeria, colori e materiali, modellisti e ingegneri.

\”Quando sviluppiamo le nostre idee progettuali, l’obiettivo non è quello di portare su strada ogni vettura. Si tratta piuttosto di stabilire uno spazio creativo e un rapporto con il futuro\”, spiega Michael Mauer mentre descrive il processo di progettazione. Aggiunge poi: \”Ci sono due possibilità per continuare a evolversi come marchio: si possono migliorare i prodotti partendo dal presente, cioè passo dopo passo, sebbene sia difficile essere veramente innovativi in questo caso, oppure si dà libero sfogo alla creatività. L\’idea è quella di lasciare che la mente salti in avanti, a dopodomani, per poi tornare indietro al domani”.

Basandosi su questa idea, Porsche sviluppa quell\’identità del prodotto e del marchio che a lungo termine caratterizza e garantisce l\’aspetto di tutti i modelli. Il linguaggio stilistico per i modelli futuri si sviluppa a partire da una visione di lungo periodo. Questo processo persegue un obiettivo superiore, che è quello di fondere il DNA stilistico di Porsche con l\’ingegneria automobilistica d’avanguardia. Da un lato, questo assicura la capacità innovativa dei futuri modelli Porsche e, dall\’altro, fornisce un riferimento evolutivo alla ricca storia di Porsche. Si prendano come esempio alcuni modelli:

La Porsche 919 Street (2017; modello 1:1 in argilla) è stata sviluppata sulla base della tecnologia utilizzata nella Porsche 919 Hybrid, con la promessa di offrire ai piloti amatoriali l\’esaltante esperienza di guida della LMP1 da corsa. Sotto il guscio esterno si trovano il telaio monoscocca in carbonio e la potente trasmissione ibrida da corsa da 900 CV cui la Porsche 919 deve tre vittorie a Le Mans, nel 2015, 2016 e 2017. Anche le dimensioni e il passo sono gli stessi dell\’auto da gara.

Con il suo abitacolo spartano, da puristi, le caratteristiche griglie del radiatore sul motore centrale, gli elementi grafici rossi e le alette accennate nella sezione posteriore, la compatta Porsche Vision Spyder (2019; modello rigido 1:1) richiama chiaramente la Porsche 550-1500 RS Spyder del 1954. Al contempo, lo studio mirava a sviluppare ulteriormente l\’identità progettuale di Porsche e a fornire un pool di idee per i dettagli futuri, come nel caso dell’ultramoderna roll bar.

Il prototipo “Renndienst” (2018; modello rigido 1:1) di Porsche è una libera interpretazione di un concetto spaziale pensato per le famiglie e in grado di ospitare fino a sei persone. Il team di progettazione ha sviluppato una \”navetta spaziale\” futuristica dalle proporzioni entusiasmanti. Lo studio mostra come il DNA stilistico di Porsche, con la sua caratteristica modellazione delle superfici, possa essere trasferito in un segmento di vetture sconosciuto al marchio. All\’interno, i passeggeri siedono in un abitacolo confortevole e modulare, mentre il posto di guida è collocato in posizione centrale. La tecnologia di azionamento completamente elettrica si trova nel sottoscocca. I passeggeri possono così godere di uno spazio inaspettatamente generoso e di un’esperienza di viaggio unica abbinati all’atmosfera tipica di una Porsche.

Il libro \”Porsche Unseen\” è ora disponibile presso i rivenditori con il codice ISBN 978-3-667-11980-3. Gli studi progettuali sono illustrati in dettaglio in oltre 328 pagine, con straordinarie fotografie di Stefan Bogner e testo informativo di Jan Karl Baedeker. Il libro è pubblicato da Delius Klasing Verlag ed è disponibile anche nel negozio del Museo Porsche.

Due nuovi modelli nella gamma Tokoloshe: Ferrari 330 P4 Coupé Le Mans 1967 #19 e #21

Dopo la 330 P4 dell\’Ecurie Francorchamps, si sono aggiunte alla gamma low cost Tokoloshe le vetture ufficiali di Parkes/Scarfiotti e di Klass/Sutcliffe di Le Mans 1967. I modelli hanno le stesse caratteristiche dei Remember e vengono proposti a un prezzo particolarmente competitivo. Tutta la gamma Tokoloshe è disponibile al seguente link: https://www.geminimodelcars.com/search?q=Tokoloshe


Ufficializzati i programmi 2021 di Ferrari Corse Clienti. Le Finali Mondiali 2021 tornano al Mugello

Ferrari ha annunciato oggi che le Finali Mondiali 2020, originariamente in programma dal 5 all’8 novembre, si disputeranno dal 4 al 7 marzo 2021 sempre sul Misano World Circuit. Il tracciato romagnolo ospiterà la settima tappa della serie europea e di quella nord americana, prima delle attese Finali Mondiali per il Trofeo Pirelli e la Coppa Shell, che vedrà opposti i migliori interpreti dei vari campionati monomarca del Cavallino Rampante.Oggi sono state ufficializzate anche le date dei calendari delle attività di Corse Clienti e di Club Competizioni GT. Anche in questa occasione, la Casa di Maranello ha voluto allestire per i propri clienti un programma di eventi sui circuiti più iconici e impegnativi, tanto per i suoi monomarca, quanto per i partecipanti di F1 Clienti e dei programmi XX. Per questi ultimi verrà replicata l’opportunità di scendere in pista in esclusiva sulla Nordschleife del Nürburgring il 30 agosto. Sei gli appuntamenti anche per i partecipanti del Club Competizioni GT che, quest’anno, inizierà la sua terza stagione. Sarà invece il circuito del Mugello ad ospitare, dal 4 al 7 novembre le Finali Mondiali 2021, che tornano in Toscana dopo quelle del 2019. L’atto conclusivo della stagione di Attività Sportive GT vedrà in pista tutte le vetture da corsa del Cavallino Rampante e dei suoi programmi.

La rivincita di Trofeu? Spark e la Porsche 936/78 Essex di Le Mans 1979 (S4148)

Qui sopra e nella foto sotto, il 
modello di Spark, uscito in questi giorni.
 

Aspettavo bel bello l\’arrivo della Porsche 936/78 di Le Mans 1979 di Spark per farne una (possibilmente) accurata recensione nel blog. Aperto il pacco di Mix Diffusion, avevo comunque dato la precedenza all\’Alfa GTV6 2.5 (di cui leggete a parte) per poi dedicarmi con calma alla 936. Stamani, al momento di riprendere in mano il modello, qualcosa non mi quadrava. 

Come in altri casi, la recensione, in presenza di una cantonata di questo tipo, non sarebbe né utile né interessante. Tagliamo corto: Spark ha errato nella riproduzione dei colori dell\’interno delle grosse prese d\’aria laterali. Su entrambe le vetture (la 12 e la 14), la superficie interna era dipinta in rosso a sinistra e in blu a destra. Non ci sono molti dubbi in proposito. Basta dare un\’occhiata al libro di François Hurel (Porsche au Mans 1972-1981, Editions du Palmier 2006) per rendersene conto, ma le fonti sono numerosissime in questo caso. 

Errato anche il Minichamps, con le
due prese colorate in rosso. 


Lo Spark, invece, presenta entrambe le superfici in blu. Per curiosità sono andato a ripescare qualche foto del Minichamps, che ha fatto l\’errore inverso: entrambi i lati sono rossi! Il vecchio e bistrattato Trofeu è corretto: un lato rosso, un lato blu. 

Il Trofeu, invece, è corretto. 

Già che ci siamo, segnalo anche un altro elemento a favore del Trofeu, mentre Spark e anche Minichamps l\’hanno sbagliato: l\’andamento del lato inferiore della paratia dell\’ala posteriore, che non è parallela alla carrozzeria, ma sale verso l\’alto. Anche la corda sembra eccessiva. 

Sullo Spark non convince la paratia
laterale dell\’ala posteriore. 

La prossima settimana è annunciata l\’uscita della vettura numero 12 di Spark. Vedremo cosa viene fuori. 

Viaggio nella Francia industriale: una guida verde Michelin (con un occhio anche all\'automobile)

Uscita in questi giorni, la guida verde Michelin dal titolo Sites industriels remarquables è un bel volume che ripercorre la storia industriale e post-industriale della Francia presentando oltre duecentoquaranta siti oggi visitabili. La vecchia fabbrica di tram a Paul, la cioccolateria Menier a Noisiel, le officine Airbus a Toulouse Blagnac, il palazzo Bénédictine à Fécamp… la Francia è ricca di un patrimonio architettonico e museale legato all\’attività manifatturiera. Parte di queste fabbriche sono tutt\’oggi in attività, alcune hanno adattato i loro antichi locali ricavando esposizioni permanenti aperte al pubblico. Si resta sorpresi dalla varietà delle architetture e dall\’interesse storico di questi luoghi, alcuni dei quali, come la famosa salina reale di Arc-et-Senans o il bacino minerario del Nord e Pas de Calais sono stati classificati patrimonio mondiale dell\’Unesco. Trovano posto nel volume anche luoghi che interesseranno gli appassionati di automobilismo, dal museo Schlumpf di Mulhouse all\’Aventure Michelin di Clermont-Ferrand, dagli spazi Peugeot a Sochaux fino alla collezione Matra di Romorantin-Lanthenay. Un volume da sfogliare a lungo, molto ben documentato e chiaro nell\’esposizione oltre che nella grafica. Lettura fortemente consigliata in questi periodi di blocchi, magari per progettare viaggi e scoperte in un futuro di vecchia normalità (speriamo).

Sites industriels remarquables (France Collection Patrimoines), Michelin 2021, ISBN 978-2-06-724920-2, € 21,90 (in Francia)