Ferrari 330 P3 coupé Le Mans 1966 #20/21 di Looksmart (1:43)

Oltre la spyder del NART, Looksmart ha
fatto uscire i due coupé 330 P3 di Le Mans 1966. 

Se la Ferrari 330 P4 ha sempre spopolato, la P3 ha fatto più fatica a entrare nelle grazie dei collezionisti di modelli, sia in 1:43 sia in altre scale. I motivi sono svariati e forse un giorno ce ne occuperemo. Fatto sta che le riproduzioni della P3 sono relativamente più rare e il mercato è abbastanza saturo, sebbene da diversi anni non uscissero delle novità. Mi riferisco per lo più al settore dell\’1:43, dove al modello RedLine commercializzato nel 2009 non era praticamente seguito nulla. Eppure di versioni interessanti e leggermente meno note ce ne sarebbero, anche se non sono un\’infinità. 

L\’ex RedLine è ancora attuale. Looksmart ha
aggiunto le luci di illuminazione. 

Della versione spyder Le Mans 1966 ci siamo già occupati in un altro thread del blog. Oggi presentiamo le due coupé, la numero 20 pilotata da Bandini/Guichet e la 21 di Scarfiotti/Parkes. 

I modelli Looksmart sono apprezzati per la precisione
e la pulizia di montaggio. 

Per i coupé valgono le stesse considerazioni fatte nella recensione allo spyder (per le quali vi rimando al seguente link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/07/ferrari-330-p3-spyder-nart-le-mans-1966.html ). 

Ben incollate le protezioni dei fari. Le parabole
sono cromate. 
Molto ben riuscito l\’accoppiamento cerchio-pneumatico. 

Si tratta di copie del RedLine, con pochissimi aggiornamenti, direi solo le lucine di illuminazione dei numeri. Questa non è necessariamente una critica: il modello RedLine era valido all\’epoca e lo è tutt\’oggi. 

La cornice dei vetri laterali è fotoincisa. Il plexiglas
riproduce perfettamente il deflettore in posizione
aperta. 


I tre Looksmart usciti da pochissimo possono costituire un\’occasione per procurarsi tre vetture importanti per la storia di Le Mans, con tutti i crismi dei moderni resincast. La qualità di questi modelli corrisponde a quella di kit montati bene e non è un caso che all\’uscita di ciascuna novità di Spark, Looksmart, TSM alcuni siti come Grand Prix Models si riempiono di vecchie scatole di montaggio mai iniziate. Non è stato sorprendente, all\’indomani della commercializzazione di queste 330 P3, scorgere nello stock di GPM alcuni kit Tenariv… Non che il kit non abbia più nulla da dire, anzi. 

Molto realistica la riproduzione degli
elementi radianti. Purtroppo non è stata
corretta la linea errata dalla protezione della
colonna dello sterzo che non arrivava al
bordo dell\’incavo ma scendeva prima. 


Sono fra i più convinti assertori del fatto che ancora oggi un kit montato alla perfezione sia in grado di dire la sua al cospetto di un resincast. Ma quanti sono quelli davvero in grado di ottenere risultati di assoluta eccellenza partendo da uno Starter, da un Provence Moulage, da un Automany o da un Team-T?

Ferrari 330 P3 Spyder NART Le Mans 1966: Looksmart LSLM104 (1:43)

Con il numero di catalogo LSLM104 è disponibile
la Ferrari 330 P3 Spyder Le Mans 1966. Looksmart
ha appena riprodotto anche i due coupé ufficiali.  

Nella sua gamma consacrata alla Ferrari a Le Mans, Looksmart esce con le 330 P3 del 1966. Quando i ricordi sono importanti. A dodici-tredici anni ricevetti in regalo il libro di Antoine Prunet sulle Ferrari sport prototipo, in cui l\’autore scriveva che a Le Mans 1966, davanti al rullo compressore delle Ford, la Scuderia faceva ben misera figura. Ogni volta che vedo il modello di una Ferrari ufficiale di Le Mans 1966 mi torna in mente quel passo del libro del Prunet. Looksmart ha proposto dunque le tre P3, due coupé (di cui ci occuperemo in un altro articolo) e lo spyder iscritto dal NART. Non si è trattato stavolta di un grande sforzo, giacché il modello è praticamente identico al RedLine uscito nel 2009. Questo significa anche, purtroppo, che non è stata corretta la forma della carenatura della colonna dello sterzo, che dovrebbe avere una linea discendente senza toccare l\’altro limite dell\’uscita d\’aria del radiatore.  

Molto ben curata l\’applicazione della decal del tondo
bianco, che combacia con la presa d\’aria laterale. 
Differenza rispetto al vecchio RedLine, l\’aggiunta
delle lucine d\’illuminazione dei numeri (una per
ogni lato, due sul bollo posteriore). 

 Fabbricato da Spark e distribuito attraverso i suoi consueti canali (Mix Diffusion e così via), il modello colma sì una lacuna nella produzione recente dei resincast, ma probabilmente non conoscerà un grande successo di vendite. Già la P3 non è mai stata – chissà come mai – un modello di vettura che ha particolarmente \”tirato\”. Molti si accontenteranno ancora del RedLine, e un residuo, neanche troppo trascurabile, preferirà sempre i kit in commercio, fra cui il Madyero, ad esempio, che fa ancora la sua figura (limitatamente al coupé, visto che lo spyder non è mai stato prodotto da quel marchio). Lo spyder P3, telaio 0846, fu pilotato da Ritchie Ginther e Pedro Rodriguez. 

L\’interno è forse un po\’ semplificato per
i canoni attuali, ma si difende ancora
piuttosto bene. Notevole la resa degli elementi
del radiatore, visibili attraverso le uscite d\’aria. 
Ottimo e pulitissimo l\’incollaggio delle vetrature, sia
di quelle laterali sia del parabrezza. I ganci laterali
sono fotoincisi. 

La sua corsa non fu fortunata, visto che dovette abbandonare all\’undicesima ora per noie al cambio. Nelle qualifiche la vettura aveva spuntato un ottimo tempo di 3\’33\” che le era valso il quinto posto in griglia. E\’ ancora attuale il Looskmart ex-RedLine? Tutto sommato sì, a meno di non voler stravolgere tutto, cosa che molto verosimilmente era lontana dai piani del produttore. 

Non manca lo scudetto del NART, ma anche il RedLine
non aveva omesso tale dettaglio. 
Da questa vista si può apprezzare l\’ottimo livello
di montaggio. 
La gomma dalla spalla abbastanza panciuta
è stata correttamente riprodotta. La P3 del NART
era gommata Goodyear, a differenza dei due
coupé che utilizzavano pneumatici
Firestone.

I RedLine non erano famosi per il controllo qualità di assemblaggio: per avere un esemplare valido bisognava visionarne almeno cinque-sei (posso parlare per esperienza diretta, ricordo le ore passate nel capannone della Pego di 
Sesto Fiorentino quando arrivavano le novità). I Looksmart, per contro, sembrano essere esenti da difetti di questo tipo, e questa è senz\’altro una cosa positiva. 

I gallettoni soffrono talvolta di qualche
bavetta di stampaggio di troppo lungo il
bordo delle punte. Gli scassi delle prese d\’aria
anteriori, riempiti di nero opaco, avrebbero
guadagnato ad essere più profondi, ma come detto,
del RedLine non è stato cambiato alcunché a livello
di stampo. 


La verniciatura è al livello degli Spark, e tutto appare montato e sistemato correttamente e con criterio. Lasciamo la parola alle immagini, che sono corredate di note complementari. Il prezzo dei Looksmart è superiore a quello degli Spark per la presenza di un passaggio in più e probabilmente della licenza Ferrari. Questo rende tali modelli meno appetibili, perché il rapporto qualità-prezzo si fa un po\’ meno favorevole, pur restando ancora piuttosto buono.  

Elegante, come in tutti i Looksmart, la
presentazione. Vetrina con un plexiglas di qualità,
placchetta metallica sulla base, scatola ufficiale Ferrari
in solido cartone. A suo tempo RedLine aveva prodotto
anche una versione \”presentazione\” senza numeri. 


Rassegna stampa: AutoModélisme n.269 (luglio-agosto 2020)

Il numero estivo di AutoModélisme è consacrato ad anni alterni a Porsche e Ferrari. Il 2020 è l\’anno della Ferrari, con un fascicolo di 58 pagine che non parla quasi d\’altro, a parte la consueta (e fondamentalmente inutile in una rivista cartacea) rassegna delle novità. Non è facile trovare argomenti in grado di interessare un largo pubblico. Una testata abbastanza generalista come AutoModélisme è costretta a concessioni e compromessi che non sempre riescono a soddisfare la maggior parte dei lettori. Oltretutto, considerando il livello di alfabetizzazione di molti collezionisti dell\’1:18 (andate su Facebook per rendervene conto), viene anche da chiedersi se una rivista cartacea costituisca di per sé un prodotto appetibile per quel tipo di pubblico. 

Ed è proprio sull\’ormai dilagante 1:18 che verte questo numero ferrarista, con delle trattazioni a tema talvolta anche ben scritte ma che hanno sempre, puntualmente, il sapore del riempitivo. Butti dentro grosse foto di modelloni e il gioco è fatto. Per fortuna ci pensa Jean-Marc Teissèdre col pezzo automobilistico-modellistico sulle riproduzioni in 1:43 della Ferrari 312 P, dalle origini nel 1969 fino all\’ultima apparizione della vettura del NART, a Le Mans 1974. Qualche imprecisione c\’è (Teissèdre afferma che non è mai stata riprodotta la spyder di Daytona 1972, modello fatto da MG Model qualche anno fa, sia in kit sia montato), ma è comprensibile: un mensile ti mette inevitabilmente fretta, tanta fretta. 


Fra gli articoli tematici, una rassegna sulle Ferrari V12 in 1:12, sulle Koenig Special di GT-Spirit e poi recensioni abbastanza approfondite dell\’attuale produzione, dalle 801 e 312 F.1 di Tecnomodel (1:18) alla 156 del 1961 di CMR, ancora in 1:18, passando per alcune curiosità come la 275 GTB/4 Spyder NART slot della PSK in 1:32. In sintesi una lettura abbastanza gradevole, divertente anche se non indispensabile. Se trovate il numero da qualche parte in Italia e proprio vi avanzano una decina di euro potete anche prenderlo. Altrimenti non credo che vi perderete nulla di eccezionale. 

Prossimamente sul blog: Ferrari 330 P3 Le Mans 1966 di Looksmart (1:43)














Il prossimo modello che il blog recensirà (probabilmente domani) sarà la Ferrari 330 P3 coupé e spyder di Le Mans 1966, appena uscito da Looksmart. Seguite gli aggiornamenti! 

Lucchini-Alfa Romeo SN89 Fabio Danti: un modello di Mario Carafa

La Lucchini-Alfa Romeo SN89 di Mario Carafa
fotografata sull\’eccellente libro di Gianni
Tomazzoni su Giorgio Lucchini, uscito nell\’aprile 2018. 

Da qualche tempo non parlavamo nel blog di Mario Carafa, conosciuto per le sue edizioni limitate di modelli raramente riprodotti da altri (anzi, per nulla presi in considerazione da altri). Recente è una piccolissima serie di Lucchini-Alfa Romeo SN89. Questa vettura, concepita per la pista e per le salite, corse sia col motore Alfa Romeo 2500 sia col BMW 2000. La versione scelta è quella di Fabio Danti, che proprio con questa Lucchini, dopo i positivi esordi al volante di una piccola Renault 5 GT Turbo, iniziò a farsi conoscere nel mondo delle cronoscalate. La vettura, equipaggiata dal motore Alfa, era il telaio 062, appartenuto inizialmente a Scola. 

La versione scelta è
quella della Limabetone 1993. 

Con questa SN89, Danti la categoria P3 del Campionato Italiano della Montagna 1993. Successivamente la Lucchini telaio 062 passò a Pezzani. La versione prescelta per la serie in 1:43 è quella della Limabetone 1993, la gara di casa di Fabio Danti, che era nato a San Marcello Pistoiese, proprio come Mauro Nesti. Il modello è in resina con parti fotoincise e molti dettagli autocostruiti, come gli specchietti retrovisori dalla foggia particolare. Non sono previsti kit ma solo esemplari montati. 

Tre inedite Osella-BMW Gruppo 6 di Madyero: PA6, PA8, PA9

Sfruttando gli ottimi kit di sua produzione, Madyero ha realizzato in serie limitatissima tre versioni inedite di Osella-BMW Gruppo 6. Storicamente, la meno recente è la PA6 pilotata da Giorgio Francia al Trofeo Caracciolo di Monza nel 1978, che in quell\’anno non fu valido per il mondiale marche, bensì per l\’europeo sport, abbandonando quindi la denominazione 1000 chilometri. La gara fu di 320 chilometri e fu vinta dalla Porsche 908/3 di Reinhold Joest. Giorgio Francia vi partecipò al volante di un\’Osella PA6 iscritta dalla BMW Italia. 

Proprio questa è la versione scelta da Madyero. Troviamo poi la celebre PA8 Alpilatte in una configurazione meno nota, con le ruote posteriori carenate così come apparve nelle prove della 6 Ore del Mugello 1980 (Madyero aveva già riprodotto la PA8 Alpilatte 1980 in varie versioni, compresa quella di Le Mans). Terzo modello, la PA9 utilizzata da Fernandez nel Campionato Europeo della Montagna 1981. 
Tutti i modelli sono disponibili sul sito www.geminimodelcars.com


Porsche 917LH Salzburg Racing Le Mans 1970: Spark S0930

La Porsche 917LH del Salzburg Racing ottenne
la pole position a Le Mans 1970. A vincere fu l\’altra
vettura del team austriaco, la 917K. 

A un paio di settimane di distanza dalla vettura numero 3, è uscita l\’altra Porsche 917LH di Le Mans 1970 di Spark. Si tratta, come tutti sapranno, della macchina che registrò la pole position e che fu costretta al ritiro, segnando comunque il giro più veloce. Pilotata da Vic Elford e Kurt Ahrens, questa 917LH aveva il numero di telaio 042. Il modello di Spark, così come la \”hippie car\”, era molto atteso. Le perplessità concernenti le linee del muso possono essere riproposte pari pari in questo caso, visto che le forme del 
modello non cambiano. 

Verniciatura perfetta e ottimo livello di
montaggio caratterizzano anche questo Spark. 


Avendo finalmente di nuovo a mia disposizione la documentazione di Joe Honda, posso dire che la linea dei fari, che mi aveva un po\’ lasciato perplesso, sembra corretta. L\’andamento del passaruota sembra in effetti troppo pesante, ma in alcune foto la cosa dà particolarmente nell\’occhio. Vi è anche da dire che anche l\’occhio gioca un ruolo determinante in questo tipo di giudizi: abituati spesso a vedere modelli \”classici\”, passati alla storia come tali, recepire riproduzioni magari più corrette sotto l\’aspetto di forme e dimensioni dà paradossalmente l\’idea che qualcosa non quadri. 

A Spark non è sfuggito il numero di gara che a destra
era di tipo fluorescente, e che di giorno assumeva
una colorazione grigiastra. 
Lo spoiler posteriore era nero. La linea del posteriore
è assolutamente convincente. 

Il caso tipico è la Ferrari 250 GTO di AMR, ma i casi da citare sarebbero tanti. E\’ solo un\’ipotesi. Venendo ad altri dettagli, il modello è quasi del tutto conforme alle foto dell\’epoca. Si nota anche in questo caso lo sforzo di Spark nel copiare i più minuti particolari, anche se non sempre il \”meglio\” è amico del \”bene\”: citiamo ad esempio il nastro adesivo che circonda le protezioni in plexiglas dei fari, a nostro avviso eccessivamente \”tremolante\”. Si capisce l\’effetto che Spark aveva in mente, ma il risultato non è forse il massimo del realismo. 

Il numero di gara anteriore appare un po\’ troppo
fine come spessore. 


Non sono state poi tagliate le decals rosse all\’altezza delle due piccole prese d\’aria NACA sull\’anteriore e mancano le freccine nere applicate sul passaruota all\’altezza di ciascun pneumatico. Ci siamo invece per quanto riguarda luci e lucine varie, compresa quella rettangolare sul lato destro. Per molti altri dettagli vale il discorso fatto un po\’ di tempo fa sulla vettura numero 3, per cui rimando il lettore a quel thread: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/06/porsche-917lh-martini-le-mans-1970.html . 

Il dilemma sulle proporzioni del muso non è
del tutto risolto…


Un modello da comprare? Secondo me sì,anche perché le 917 di Spark hanno in generale portato innovazione e qualità e poterle esporle tutte insieme dà un\’idea di omogeneità che poche altre marche hanno saputo dare, dai tempi dei kit Starter e Provence Moulage. 

Nuove edizioni nella serie Raceland Gold Edition: Formula 1 in 1:43 e 1:18


La serie Gold Edition, promossa dal negozio Raceland in collaborazione con Spark, si arricchisce di tre nuove interessanti uscite, che riguardano stavolta vetture di Formula 1 anni settanta-ottanta. Come sempre, la scelta dei soggetti è incentrata su temi riguardanti l\’automobilismo tedesco (piloti, costruttori, team, corse) e anche in questo caso non manca di interesse e di originalità. In 1:43 sono uscite la Hesketh-Cosworth 308D sponsorizzata Rizla-Penthouse, pilotata da Rolf Stommelen al GP d\’Olanda 1977, e l\’ATS-Cosworth D4 di Harald Ertl del GP di Germania 1980. In 1:18 è disponibile invece l\’Eurobrun-Judd ER189 Jagermeister GP di Germania 1989 (pilota Gregor Foitek). 


Ottime scelte, che testimoniano una ricerca approfondita nella storia della Formula 1, alla riscoperta di fatti e storie che rischiano di essere dimenticati. Ognuna di queste vetture meriterebbe una trattazione a parte, tanti sono gli aneddoti legati a ciascuna di esse. 



I modelli, in serie limitata e numerata, sono disponibili ai seguenti link: 



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Prossimamente sul blog: Porsche 917LH Salzburg Le Mans 1970 di Spark


A complemento della serie di articoli sulle Porsche 917LH 1970 di Spark, pubblicheremo prossimamente sul blog una recensione della versione Salzburg Racing Le Mans 1970. 

L\'ultima Porsche 935 pilotata da Peter Gregg: un\'elaborazione di Massimo Martini

Ai tempi dei tempi l\’uscita della Porsche 935/2 della Burago in scala 1:43 scatenò le fantasie di tanti modellisti, e portò oltretutto all\’uscita di qualche transkit adatto a trasformare quello che essenzialmente era un giocattolo in un modello con tutti i crismi. Le linee, quelle, c\’erano, ed era la cosa più importante. Al resto ci pensavano l\’inventiva e la creatività degli appassionati. Sembra di vedere una delle elaborazioni di quei giorni ormai lontani nell\’osservare le immagini di questa recente creazione di Massimo Martini, porschista sfegatato che in 1:43 ha praticamente tutto, tanto che si sta pericolosamente espandendo verso altre scale (1:32, 1:24, e chissà cos\’altro in futuro…).

Però ogni tanto, qualche \”buco\” nella propria raccolta in 1:43 lo trova e così mette mano a stucco e plasticard per vedere di rimediare alla lacuna. Stavolta è toccato proprio a una vetusta 935 Burago, che è stata convertita nella mitica vettura numero 028 che fu l\’ultima ad essere pilotata da Peter Gregg, due settimane prima del suicidio. Il team Brumos aveva dedicato tutta la stagione 1980 a cercare di migliorare la 935 in configurazione 1979.

Ne era venuta fuori quella che sarebbe dovuta essere la 935 definitiva (chimera che in realtà avevano inseguito – e avrebbero inseguito ancora – altri preparatori americani, per finire con le costosissime JLP dei Paul). Il team di Jacksonville portò in gara la nuova 935, che aveva un\’aerodinamica completamente riveduta e una meccanica rinconsiderata bullone per bullone, alla Daytona Finale 250 in programma il 30 novembre 1980.

Gregg, che aveva già manifestato problemi alla vista, non riuscì neanche a qualificarsi. Era l\’inizio della fine. Come andò lo sanno tutto. Quanto alla vettura, venne riutilizzata nelle stagioni successive prima dal Bayside Disposal Racing, poi dal team Toyota Village, finendo la propria carriera addirittura nel 1985.

Le foto dell\’elaborazione del modello Burago mostrano una trasformazione radicale della carrozzeria e una cura speciale per gli interni, con tanto di pannello in plexiglas, sedile specifico, rollbar e tutti gli altri dettagli, di cui stavolta non mancava documentazione. La raccolta delle vetture della Brumos di Massimo Martini è probabilmente una delle più complete, e pubblichiamo un\’immagine dove compare solo una parte delle vetture presenti nella collezione.