Abarth l\'irresistibile fascino dello Scorpione: un libro a cura di Daniele Buzzonetti

I libri sull\’Abarth sono stati numerosi in questi ultimi anni e alcuni si sono rivelati davvero validi e utili nell\’aggiungere materiale inedito a una storia sempre complessa da raccontare com\’è quella del marchio torinese. Artioli 1899 è un editore che da tanto tempo ha un legame speciale con l\’automobilismo e in catalogo ha recentemente inserito diversi volumi incentrati sull\’automobilismo soprattutto emiliano. Questo libro, curato da Daniele Buzzonetti e uscito di recente, vuole raccontare le vicende essenziali dell\’Abarth e lo fa in modo abbastanza originale, affrontandole per temi e scegliendo come fil rouge alcuni fra i modelli più importanti, senza peraltro trascurare del tutto gli altri. 


Non è un catalogo ragionato (per quello ci sono pubblicazioni autorevoli e considerate ormai canoniche) ma nelle oltre 300 pagine del volume si troveranno foto interessanti, testi chiari e ben verificati – in italiano e in inglese – schede tecniche e informazioni che vanno ben al di là di un\’essenziale infarinatura. Consiglierei quindi questo libro anche a chi possiede già sull\’Abarth una certa documentazione, perché vi troverà sicuramente qualcosa di nuovo o di insolito. 


Interessante, ad esempio, la testimonianza di Mario Poltronieri sulla sua esperienza al volante delle vetture da record, o alcuni approfondimenti sulle concept car, come la 2000 di Giugiaro presentata a Bruxelles nel 1969 o sulla Coupé 1600 firmata Italdesign del Salone di Torino 1969. Le foto di queste vetture saranno particolarmente utili a chi volesse montare in modo corretto i kit di Yow Modellini, tanto per fare un esempio. Insomma, un contributo abbastanza serio da meritare attenzione e anche una piacevole lettura, ricca di aneddoti e di spunti intriganti. 

Abarth – L\’irresistibile fascino dello Scorpione / The irrisistible attraction of the Scorpion, a cura di D.Buzzonetti, Artioli 1899 editore, Modena 2019, pp. 322, copertina cartonata, € 55,00 (ISBN 978-88-7792-168-0)

Rassegna stampa: Autosprint Gold Collection n.5/2020 Endurance top model

Una delle inevitabili scelte che Autosprint ha dovuto fare per sopravvivere è stata quella di seguire la linea dell\’approfondimento storico. Articoli retrospettivi sono presenti ormai in pianta stabile nell\’edizione settimanale, ma è stata creata anche un\’iniziativa ad hoc, chiamata \”Gold Collection\”. Non è una novità, ne abbiamo recensiti già diversi numeri, spendendo per lo più parole positive. Il numero 5/2020 della Gold Collection vuole ripercorrere la storia dell\’endurance attraverso fatti, vetture, gare, personaggi. Un compito problematico, forse troppo per le 130 pagine concesse. Mario Donnini è di rigore in questi casi, e il suo apporto è garanzia di serietà e anche di originalità, il che è essenziale anche quando si affrontano temi storici. Iniziamo però dalle foto, che purtroppo non sono gran ché, nel senso che sono state scelte immagini bellissime ma proprio per questo già ultra-famose. Peccato. 


Gli argomenti sono vari e capisco che dev\’essere stato tutt\’altro che facile sceglierli per doverne scartare tanti altri, altrettanto meritevoli d\’attenzione. Ma l\’essenziale c\’è: le gare più belle (Sebring, Daytona, Le Mans, Targa Florio…), le vetture più significative (Porsche, Ferrari…) e anche l\’occhiata al passato recente con l\’epopea scritta da Audi negli anni duemila era doverosa. Tutto bene, dunque, ma l\’impressione – almeno stavolta – è quella di trovarci di fronte ad una pubblicazione fatta per chi è nato negli anni novanta o per una platea di lettori con una cultura automobilistica piuttosto limitata. 


Nei testi, scritti per varie occasioni in periodi diversi, Donnini fa parecchio il Donnini, rischiando di diventare la caricatura di se stesso, e lo dico con dispiacere perché il Donnini al grado zero io lo adoro. 
Forse le cose più intriganti sono proprio quelle sul passato più recente, dove l\’autore può dire qualcosa di inedito essendo stato spesso testimone diretto. Belli e straordinariamente evocativi restano alcuni capitoli come quello sul Gruppo 5, ma permane un\’idea di discontinuità. In ogni caso, per 5 euro, questo supplemento potrà entrare di sicuro nella biblioteca degli appassionati. 


Un plauso, comunque, va sempre ad Autosprint e alla sua redazione per lo sforzo enorme che sta conducendo in un paese con un mercato editoriale da terzo mondo. 

La Porsche Carrera RSR di George Dyer: due edizioni limitate di Madyero

Il maggiore exploit della famosa Porsche 911 Carrera RSR gialloblu di George Dyer fu senza dubbio la vittoria alla 12 Ore di Sebring del 1977. Ma quella vettura ha avuto una lunga carriera, con diverse configurazioni, passando da un aspetto di Carrera RSR più o meno normale e arrivando ad assomigliare più o meno a una 935, con un\’ultima carrozzeria molto vicina a quelle viste sulle 934/5 Andial. Madyero ha utilizzato le sue basi Carrera RSR per realizzare la versione molto conosciuta di Sebring 1977 e una variante meno nota, di Road Atlanta 1976 dove la vettura aveva uno spoiler posteriore simile a quello di una Porsche 935. 

Il modello è stato montato con grande cura, incluso l\’intricato rollbar che si sviluppava trasversalmente e che nell\’1:43 di Madiai è composto da ben otto pezzi. Queste due serie limitate sono disponibili al link https://www.geminimodelcars.com/search?q=Dyer

Non solo 1:43. Alcuni soggetti 1:18 in vista del Rallylegend prodotti da Racing43


Il Rallylegend 2020 si disputerà, anche se – pare – a porte chiuse. In vista di questo evento che incontra da tanti anni il favore degli appassionati, Racing43 propone alcune vetture in scala 1:18, disponibili sia in kit sia come montati, con la decorazione di varie edizioni. Andiamo dalla famosissima Fiat 131 Abarth di Diana alla Lancia Delta HF di Cairoli fino alla Peugeot 306 Maxi, ancora di Diana. 


Porsche 935 K1 Gr5 Kremer-Rodenstock 1976: una novità di Remember

La Porsche 935 approntata dai fratelli Kremer nel 1976, nota impropriamente come K1, è un soggetto che ogni tanto si eclissa per molti anni per poi riapparire sotto vesti varie (kit, montati, eccetera). La versione con i fari alti è stata riprodotta abbastanza recentemente da Spark, tanto per citare un produttore moderno, senza dover rifare una storia che va da MRE a FDS passando per Starter e compagnia varia. La configurazione a fari bassi sponsorizzata da Rodenstock e pilotata da Albrecht Krebs nella parte finale del 1976 è quella ora prescelta da Remember che propone un\’edizione limitata di modelli montati. Tre le versioni, tutte disponibili a questo link: https://www.geminimodelcars.com/search?q=K1

Porsche 917K Salzburg Le Mans 1970 Fujimi 1:24, un montaggio di Massimo Martini

Massimo Martini, apprezzato modellista fiorentino, specializzato nell\’1:43, ha recentemente messo mano a kit in plastica in scala più grande, alcuni dei quali sono stati presentati nel blog. E\’ oggi la volta di una Porsche 917K in 1:24 di Fujimi, recentemente riedita, che Martini ha completato con molti dettagli, quali cinture di sicurezza e particolari meccanici. Anche se il modello non si presta a troppi voli pindarici per via della riproduzione appena abbozzata del motore, il lavoro di Martini è ugualmente apprezzabile perché valorizza ciò che Fujimi metteva a disposizione, ricavandone una riproduzione davvero convincente. 


Nuova serie di Porsche 917K Zitro 1970-1971 nella gamma Fast by Ciemme43

500km Imola 1970, Vaccarella/Martin

Fast by Ciemme43 arricchisce ulteriormente la gamma di Porsche 917 con una serie di modelli che riproducono la vettura del team di Jamie Ortiz-Patino (Zitro Racing), che corse fra il 1970 e il 1971. Lo chassis 025 (almeno così pare) esordì con una carrozzeria completamente bianca, riprodotta da Remember, ma poi fu aggiunta la caratteristica doppia striscia blu che gli appassionati conoscono bene. 

1000km Buenos Aires 1971, Martin/Brea


La 917 Zitro è rimasta comunque sempre un po\’ nell\’ombra e piuttosto trascurata dai marchi modellistici. Se non andiamo errati, il primo modello fu quello della Sport Cars, su base Solido; una specie di transkit permetteva la realizzazione delle versioni Le Mans e Buenos Aires 1971. Attraverso non molte altre riproduzioni arriviamo al Brumm e allo Spark, abbastanza recenti. 

Coupes du Salon Montlhéry 1970, Martin

Ben venga quindi la serie Fast by Ciemme43, che tiene conto di tutta una serie di gare completamente ignorate in passato, dalla 1000km di Parigi e Coupes du Salon Montlhéry 1970 alla 500km di Imola 1970, dalle prove di campionato mondiale a Buenos Aires, Spa e Monza 1971 all\’Interserie di Imola nello stesso anno (questa particolare versione aveva come sponsor anche il popolare negozio Reno Racing di Bologna, il cui adesivo nero e giallo è stato accuratamente riprodotto in decal). 

Per il momento è stata lasciata da parte la versione Le Mans, più conosciuta. Una curiosità: a Montlhéry e a Imola nel 1970 fu Nino Vaccarella a pilotare la vettura, insieme a Dominique Martin. 

Imola Interserie 1971, Martin
1000km Monza 1971, Martin/Pillon

Ricordiamo che questi e altri modelli di Fast by Ciemme43 possono essere acquistati al seguente link: https://www.geminimodelcars.com/search?q=Ciemme43 . 

1000km Paris Montlhéry 1970, Vaccarella/Martin
1000km Spa-Francorchamps 1971, Martin/Pillon


La Ferrari 312P Coupé NART Daytona 1970 di Dannini Modelli (storie di modelli, episodio 10)

L\’articolo sulla Ferrari 312P pubblicato nell\’ultimo numero di AutoModélisme mi ha fatto tornare alla memoria un modello che nel pezzo è stato dimenticato ma che all\’epoca era abbastanza conosciuto. Un\’epoca – parlo degli anni ottanta – in cui uscite di questo genere erano viste con interesse da collezionisti ancora parecchio affamati di tutto ciò che i produttori di diecast avevano sempre ignorato e che i marchi di speciali offrivano ancora col contagocce. La Ferrari 312P Coupé era stata prodotta da Solido e rimaneva uno dei più bei modelli della serie 100. Ma le altre versioni, sempre della coupé? Del resto non c\’è da sorprendersi se ancora all\’inizio degli anni ottanta si erano dovuti attendere i transkit di GPM per la base Pilen per avere una serie dignitosa di Porsche 917. Sotto questo aspetto l\’avvento di Starter e Provence Moulage costituì una linea di demarcazione decisiva nel decennio. Torniamo alla 312P. Non ricordo da chi lo comprai: Tron a Loano oppure Progetto K a Roma. Del resto quelli erano i miei due fornitori esclusivi, con una preferenza particolare per i Tron, molto più forniti e anche più avvezzi alla vendita per corrispondenza. Come usava all\’epoca, venni a sapere dell\’esistenza di un kit della 312P coupé prodotta da Dannini Modelli in un TSSK. Fu un\’attesa abbastanza lunga, come del resto quella per la 512S Spyder di GPM (a questo proposito potete leggere un altro episodio di questa serie dedicata ai modelli della memoria cliccando sul seguente link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/01/la-ferrari-512s-spyder-brands-hatch.html ) e per la 250 LM Piper Le Mans 1968 che Marcello Giorgetti aveva annunciato ere geologiche prima della commercializzazione. Ignoravo cosa fossero i Dannini Modelli. Il marchio era uno dei tanti creati da Brian Harvey, e chissà per quale astruso motivo aveva scelto quel nome italiano. Chi era Dannini? Boh.

Non gliel\’ho mai chiesto, magari qualcuno saprà rispondere alla questione. Sul momento non mi accorsi neanche che il kit era la copia di un Solido. Ma poco importava – e comunque chi aveva clonato il modello aveva avuto la cura di aggiungere il caratteristico \”bozzo\” sul tetto. L\’importante era che la versione, Daytona 1970, vettura del NART, fosse fino a quel momento del tutto inedita. Quello contava, ed era lo spirito con cui si ingurgitavano senza dire né ahi né vai improbabili kit Mini Racing, Tenariv o anche peggio (FDS, Hobby Tecnica, SB…) sognando la notte quello che ne sarebbe uscito una volta terminata la fatica. Storia nota, ma è bello raccontarla di tanto in tanto.

Il Dannini restò da montare nel mio armadio per un bel po\’ di tempo, subendo anche – come spesso accadeva – qualche cannibalizzazione, ma finalmente verso il 1987 trovai la voglia di metterci mano. Avevo 16 anni e devo dire che non me la cavavo malaccio. Verniciatura a bomboletta e qualche dettaglio aggiunto, tirato a indovinare dalla scarna documentazione trovata su un libro o due. Vi propongo le foto di quel modello che ho venduto nel luglio del 2007 e che adesso si trova in chissà quale collezione, in chissà quale parte del mondo.

Cerchio a cinque razze specifico per le vetture di David Piper: set Remember W62


Col numero di catalogo W62 è da poco disponibile nella gamma degli accessori Remember un set di cerchi a cinque razze traforate, realizzato soprattutto per le auto di David Piper (ricordiamo la 250 LM del 1968, ma anche la 412P e la Porsche 917K). Si trattava di cerchi Ferrari, sui quali Piper era intervenuto svuotando la parte centrale delle cinque razze. Il set è completo di gomme slick, gallettoni a tre punte in plastica cromata e due assali. Il kit cerchi W62 è reperibile a questo link: https://www.geminimodelcars.com/listing/553765897/wheel-set-for-david-piper-ferrari-racing

Rassegna stampa: La vie de l\'auto Hors Série 2020

LVA (La vie de l\’Auto) è un editore di Fontainebleau che ha in catalogo vari prodotti simpatici, fra cui la rivista omonima che esce settimanalmente ogni giovedì. Questo Hors Série si focalizza sulle quotazioni di circa quattromila vetture da collezione, dalle più antiche alle youngtimer. Di guide come questa ce ne sono molte, sia in Inghilterra, sia in Germania o nella stessa Francia, ma questa può essere particolarmente utile non solo per il prezzo limitato (€ 6,40) ma anche per la vesta grafica molto semplice e per i tantissimi dati contenuti. Non ci si limita infatti ai risultati ottenuti da ogni modello recentemente e più indietro negli anni, ma nella maggior parte dei casi ciascuna scheda è accompagnata da brevi commenti storici e relativi alla fortuna nel mercato. 


Di tanto in tanto un articolo più corposo contiene \”il consiglio dell\’esperto\”, su un determinato aspetto della compravendita delle auto d\’epoca, senza considerare alcune appendici che approfondiscono certe tendenze recenti. In circa 130 pagine è possibile avere almeno un\’idea generale della situazione – almeno europea – e anche, perché no?, di riconsiderare vetture finite nel dimenticatoio e che potrebbero costituire un buona scommessa per gli appassionati. 


Questo fascicolo, un riuscito mix fra testi e dati di consultazione si legge quasi come una rivista e lo consiglio senza alcun dubbio. Può essere un utile complemento a ogni biblioteca specializzata in automobilismo d\’epoca.