Le ragioni dei diecast 1:18 senza aperture: solo parenti poveri?

I diecast 1:18 senza aperture non sono più una novità. Anzi, a fronte di marchi come Norev, che hanno adattato una parte della loro produzione a questo tipo di configurazione, pur continuando con le normali serie apribili, altri fabbricanti come KK Scale Models ne hanno fatto il loro unico genere di prodotto. La mancanza di aperture serve prima di tutto a ridurre i costi, questo è abbastanza evidente. Eppure secondo me i diecast chiusi, che fanno storcere il naso a molto del pubblico dell\’1:18, hanno i loro pregi. Primo, la maggiore esattezza delle linee: una carrozzeria con quattro, cinque o addirittura sei aperture avrà quasi sempre delle tolleranze e delle imprecisioni, a meno che non si parli dei BBR da svariate centinaia di euro. Anche i tanto celebrati CMC non sono esenti da queste pecche praticamente strutturali. In secondo luogo siamo sicuri di voler necessariamente vedere un motore su un Norev o su qualche altra marca \”media\” ma lontana dall\’eccellenza assoluta? I diecast senza aperture debbono a mio avviso essere considerati una categoria a parte e non una sottospecie povera di quelli apribili, e questo anche nelle varie recensioni e presentazioni. 

Con un prezzo competitivo, essi possono porsi in concorrenza con i resincast come gli OttOmobile, che oltretutto non di rado presentano semplificazioni eccessive a livello di progettazione forse ancora maggiori di quelle di un diecast chiuso. Se su un OttOmobile, un GT-Spirit o un Laudoracing non si è sovente è andati per il sottile riproducendo ad esempio le cornici dei vetri laterali stampandole insieme all\’acetato, su un Norev troverete un vetro in plastica forse meno raffinato ma con tutte le sue brave cornici e battute stampate in rilievo e poi tampografate. 

Solo un gadget? Però simpatico: il "kit de nettoyage" di Solido

Anche se in Francia i governanti fanno di tutto – come in Italia – per eradicare la cultura dell\’auto e di conseguenza del collezionismo, la massa degli appassionati è ben maggiore e conta ancora su uno zoccolo duro che finirà per estinguersi ma non certo domani, come sperano i verdi e i presunti ecologisti politicamente corretti. Questo per dire che nei vari Leclerc, Auchan, Cora e Intermarché si trovano Norev e Solido a bizzeffe e non di rado è possibile acquistarli grazie a promozioni che in Italia sono fantascienza. Nei giorni scorsi, ad esempio, Leclerc offriva uno sconto del 40% in buoni acquisto valido anche sui modelli in 1:18 e in 1:43. In Francia, nei supermercati trovi anche gadget e accessori che possono jnteressare i collezionisti. E\’ il caso del kit di pulizia prodotto per il Club Solido qualche tempo fa, ormai non puù disponibile attraverso il canale ufficiale. Per inciso anche OttOmobile, proprietaria di Solido, ne ha messo in commercio uno identico con i propri loghi, anch\’esso esaurito. Il kit, custodito in una simpatica scatola cilindrica che ai più nostalgici ricorderà quelle dei modelli MRF e dei BAM-X, comprende una pompetta ad aria, un pennello morbido, un panno in microfibra e una pinzetta. Accessori utili? 

Non necessariamente, visto che ogni collezionista dovrebbe già avere un proprio armamentario di pulizia, magari anche più completo e raffinato di questo, senza contare quelli che conservano la collezione nelle scatole, al riparo quindi dalle ingiurie della polvere e delle ditate (e sono quelli che a mio parere fanno la scelta giusta). Il kit, comunque, è simpatico di suo, e può avere anche una sua funzione… scenografica in una vetrina in mezzo ai modelli oltre che un piccolo valore storico negli anni a venire. 

Porsche 911 type 911 le guide detaillé 1993-1998, un libro di Auto Forever

Quali tipi di radio erano previsti per la gamma Porsche 993 nel 1995? A cosa corrisponde l\’opzione X86? E la X56? La capote verde cedro è compatibile col millesimo 1997? A questo genere di domande è in grado di rispondere con chiarezza e sicurezza il volume di Auto Forever sulla Porsche 911 modello 993, uscito da pochissimo. Delle guide di Auto Forever ci siamo già occupati nel blog, a proposito dell\’Alfetta GT e delle BMW. Questo libro sulla Porsche è probabilmente uno dei migliori della collana. Sulla 911 sono stati scritti fiumi d\’inchiostro, ma proprio per questo orientarsi nella sterminata bibliografia disponibile è tutt\’altro che semplice. 



Oltretutto la produzione Porsche è caratterizzata da una complessità che si è fatta sempre maggiore in questi ultimi venti o trent\’anni. All\’epoca della 993 le varianti erano già tantissime e millesimo dopo millesimo le auto cambiavano puntualmente, seppure di poco. 

Agli occhi gli appassionati, però, quanto basta per non riuscire più ad orientarsi in modo corretto. La 993 è stata una 911 importante, forse addirittura quella che ha salvato la Porsche dal fallimento. Nata come modello intermedio mentre il progetto della 996 era già avviato, essa ha lasciato una traccia indelebile ed è passata alla storia come l\’ultima 911 raffreddata ad aria, per alcuni l\’ultima vera 911. Questa guida, in francese, affronta passo passo tutto lo sviluppo e la storia produttiva della 911 modello 993, con tutte le varianti, anche da competizione, basandosi su documentazione ufficiale o comunque di prima mano ed estremamente attendibile. 


E\’ una guida al restauro, ma si rivelerà preziosissima anche per gli appassionati di modellismo, che grazie ad essa potranno più facilmente giudicare una miniatura, alla luce dei tantissimi dati forniti. Dal punto di vista tecnico, la documentazione è ampia e fornisce tutti i codici motore, cambio e dà conto di ogni sviluppo anno per anno. 

Un volume così deve entrare di diritto nella biblioteca di ogni porschista ma anche, in generale, di ogni appassionato di motori. I testi sono scritti in modo gradevole e non si limitano a dare conto delle vicende tecniche e commerciali della 993, ma la collocano nel contesto economico e strategico dell\’azienda. Fortemente consigliato. 

Porsche 911 type 993, le guide detaillé 1993-1998, ed. Auto Forever, Lyon 2020, copertina cartonata, pagg. 178, € 39,00 (in Francia), ISBN 978-2-9561862-4-3

Quando Solido fa un po\'… OttOmobile. L\'esempio della A112 Abarth

La \”mano\” di OttOmobile sulla produzione Solido inizia a sentirsi. Non che i due marchi possano essere minimamente confusi fra di loro: OttOmobile, che di Solido è la proprietaria, continua con i resincast puntando tra l\’altro sempre più alla scala 1:12; Solido, per parte sua, prosegue con i suoi diecast in 1:18 dal costo contenuto. Però certe scelte fatte recentemente nella gamma Solido risentono indubbiamente dello spirito e della competenza che animano i vertici di Josselin. Un esempio recente è l\’Autobianchi A112 Abarth, che è uscita in versione stradale ma anche in una configurazione rally, un modello estremamente piacevole perché, pur non riferendosi ad alcuna versione specifica, le rappresenta piuttosto tutte, con la sua batteria di fari fendinebbia, il rollbar e tutte le altre caratteristiche corsaiole, dal rollbar ai sedili con le cinture, fino ai cerchi colorati in un vistoso colore giallo. 

Probabilmente Solido farà uscire alcune versioni più particolari, ma è anche vero che ogniqualvolta questo marchio ha provato a sfruttare al massimo i propri stampi, ne sono spesso usciti modelli inesatti e pieni di errori storici, basti pensare alla BMW M3 E30. La versione stradale, per ora, è proposta in un classico rosso. Si tratta secondo il produttore di una quinta serie. Lasciamo il giudizio sulla corrispondenza di questo modello alle caratteristiche di questa serie ai veri esperti e limitiamoci ad apprezzare l\’ottima verniciatura, le finiture tutto sommato più che buone e la qualità degli interni, tenendo sempre conto del prezzo competitivo (meno di quaranta euro). Per gli amanti del genere, gli sportelli si aprono. 

L\’uscita dell\’A112 nella gamma Solido è stata per molti una sorpresa. In un recente passato Laudoracing aveva riprodotto la terza serie Abarth del 1975, aggiungendo anche sei versioni del monomarca. Mi sono sempre chiesto, non essendo minimamente ferrato nell\’1:18, chi siano i potenziali acquirenti di questi modelli e quali siano le logiche e gli equilibri di questo settore di mercato. 

Chissà che presto o tardi non riesca a fare una bella intervista a qualcuno che ne capisce davvero, di queste dinamiche. Intanto, se posso dare un consiglio, questi due modelli di Solido non mi paiono affatto male, se non altro come testimonianza di una scelta coraggiosa. Credo comunque che i collezionisti abbiano risposto in modo soddisfacente all\’appello. 


Rassegna stampa: AutoModélisme n.272 (novembre-dicembre 2020)

Ultimo numero di AutoModélisme. No, non nel senso di ultimo numero dell\’anno (anche), né del numero più recente (anche), ma proprio nel senso di ultimo di una serie. Col gruppo Hommell in liquidazione giudiziaria, AM cessa le sue pubblicazioni. Le speranze sono quelle di trovare un editore che possa continuare la serie, ma ho l\’impressione che non sarà domani. Di sicuro, alla direzione della rivista non ci sarà più Alan Geslin, arrivato undici anni fa a sostituire Jean-Marc Teissedre che si era giustamente anche un po\’ rotto le scatole. E\’ una rivista con la quale ho collaborato anch\’io, per diversi anni, ed è stata un\’esperienza indubbiamente piacevole. Jean-Marc Teissedre, di passaggio a Firenze con la moglie, era andato a trovare Umberto Codolo, che con la BAM collaborava da lungo tempo. Fu nel laboratorio di San Mauro a Signa che mettemmo giù la prima lista di possibili argomenti da trattare. E di soggetti ce n\’erano: a parte le visite ad artigiani e modellisti italiani (qualche esempio? Fabrizio Pitondo, Ugo Fadini, Roberto Quaranta, BRM) che i redattori francesi ben difficilmente avrebbero potuto raggiungere, mi occupavo di storia, con gli articoli di documentazione e con le schede fotografiche. Sono felice di aver dato anch\’io, nel mio piccolo, un contributo a questa rivista che pur con tutte le sue pecche mancherà ai nostalgici della carta. Posso dire peraltro che l\’aria di crisi si respirava già dal 2009. Ricordo una conversazione con Jean-Marc nella sala stampa del circuito di Barcellona, in cui lui simulava con le mani la chiusura dei \”rubinetti\” da parte della proprietà. C\’è voluto un altro decennio e un\’epidemia ad ammazzare AutoModélisme e con AutoModélisme anche molte delle riviste di Michel Hommell (AutoHebdo è già stato ceduto svariati mesi fa a Calmels). E così si chiude. L\’ultimo numero propone argomenti simpatici ma sarebbe quasi pleonastico farne la disamina. Speriamo di potervi presto dare notizie migliori. Quella scritta \”Spécial fetes\”, tradizionale titolo del numero di fine anno, a questo giro mette una discreta malinconia. 

Spark si magna pure la BMW M1 Carte de France e inizia a rovinare le prime Porsche 911

\”Ora arrivano i nuovi Spark, così posso scrivere almeno due recensioni \’corpose\’ per il blog\”. Non che non nutrissi già dubbi, ma più o meno il ragionamento che avevo fatto qualche giorno fa era questo. Qualcosa, ripeto, avevo intravisto ma facevo finta di non essermene accorto. Tirate fuori oggi dal loro scatolone la BMW M1 Carte de France di Le Mans 1980 e la Porsche 911 Almeras vincitrice del Monte Carlo 1978, la voglia di occuparmi di questi modelli (gratis) e di sprecare energie alla ricerca del particolare nascosto ha subito ceduto il passo ad una specie di nausea. La pratica è presto sbrigata: sulla BMW nessuno si è accorto che i contorni dei vetri laterali erano bianchi nel 1980 e non neri. Probabilmente si sono accontentati di guardare le foto dell\’auto come si presenta oggi. La Porsche invece è una delle primissime 911 o derivate di Spark a montare i vetri laterali plotterati, con un effetto come al solito schifoso (non ci sono mezzi termini). E questo è un chiaro regresso perché sai quante ne ha prodotte Spark di 911 con le loro belle fotoincisioni? Decine, se non centinaia. Sveglia, Spark, perché di questo passo si finisce male. Vediamo se il messaggio è abbastanza chiaro. Credo che modelli come questi non meritino ulteriori approfondimenti (e non mi azzardo neanche a cercarli). Il bello è che quando Spark annuncia qualche soggetto importante o interessante, i vari siti specializzati si riempiono di vecchi kit in resina che i proprietari tenevano negli armadi da trent\’anni. 

Rassegna stampa: Lancia Delta. La regina dei rally (Supplemento a Tuttorally n.10, ottobre 2020)

La Lancia Delta rally va di moda. E\’ il classico tema che scatena il putiferio su Facebook quando qualche malcapitato produttore si azzarda a farne uscire un modello, in qualsiasi scala. Parleremo presto di un volume uscito recentissimamente che dovrebbe diventare il testo o uno dei testi di riferimento in materia, ma questo supplemento a Tuttorally, venduto a € 15, può costituire una base accettabile per chi voglia farsi un\’informazione sulla storia di questa vettura. Il volumetto prende in esame sia le varianti stradali sia quelle da corsa, compresa la S4 Gruppo B. I testi sono molto chiari e neanche troppo sbrigativi, come invece spesso accade in questo genere di pubblicazioni. Sono 162 le pagine, neanche pochissime, e il tutto appare concepito con criterio e presentato in una veste grafica sobria e gradevole. La prefazione è di Miki Biasion. 

Un po\’ troppo semplificata la parte riguardante le Evoluzione, dove si rinuncia ad approfondire di più le singole varianti, che avrebbero meritato maggiori dettagli. Interessante, invece, il capitolo sulla Delta prototipo Astra preparata per il Pike\’s Peak del 1999. Non mancano neanche approfondimenti sulla ECV e sulla ECV2. Chiudono la pubblicazione una rassegna degli automodelli prodotti, una bibliografia commentata, molto utile, e un elenco di siti e pagine Facebook specializzate. L\’apparato iconografico è abbastanza valido, con immagini d\’epoca e di esemplari conservati (meglio di nulla). Che dire? Niente di eccezionale, ma un lavoro onesto che può essere utile avere sotto mano. 

Una nuova edizione di Madyero: Porsche 935 Vasek Polak-Decade Watkins Glen 1977 Follmer/Lunger

Dopo un po’ di pausa, ecco una nuova edizione limitata di Madyero. Stavolta si tratta di una Porsche 935, che disputò il 9 luglio 1977 la 6 Ore di Watkins Glen, quinto appuntamento del campionato dl mondo marche. Iscritta in Gruppo 5 (e non in IMSA), la 935 telaio 9307700913 venne iscritta per un equipaggio molto competitivo, composto da George Follmer e Brett Lunger. I due piloti americani terminarono al secondo posto a tre giri dalla 935 ufficiale di Jacky Ickx e Jochen Mass. Il modello è disponibile in esclusiva a questo link: https://www.geminimodelcars.com/listing/899847788/porsche-935-gr5-vasek-polak-decade-6h

"Pregliasco. Lo chiamavano il prete andava come un diavolo:" una recensione di Elio Venegoni

Sono sempre molto felice di ospitare sul blog articoli di Elio Venegoni. Non solo per l\’entusiasmo che sa trasmettere nei suoi scritti, ma anche per la scelta dei temi, che spesso sono diversi da quelli di cui mi occupo io. Ben vengano quindi l\’originalità e la varietà. Stavolta Elio vi racconta di una biografia di Mauro Pregliasco, recentemente pubblicata da Nada. Permettete un brevissimo personale preambolo. Quando penso a Pregliasco, mi viene sempre in mente il momento in cui lessi di lui per la prima volta. Avevo otto anni e i miei mi avevano appena preso \”Velocità & Rally\” 1979. In quel volume c\’era un articolo intitolato \”Pregliasco, un personaggio che piace al pubblico\”, o roba del genere. Sono ricordi belli, che ognuno ha, e che ci tengono ancorati a una passione destinata a non esaurirsi mai. Ringraziamo Mauro Pregliasco per le immagini che ci ha inviato. 

I tanti appassionati di rally ormai negli anta hanno avuto molti grandi piloti ai quali potersi appassionare, veri miti di un rallysmo che ormai non esiste più… eh, la nostalgia!

Uno di questi piloti è senza dubbio Mauro Pregliasco, che nasce in provincia di Savona, a Millesimo per essere precisi, nel 1944 e diventa campione italiano della specialità nel 1977 alla guida di una Lancia Stratos HF.

E\’ stata pubblicata recentemente una bella biografia di questo fortissimo driver, edita da Giorgio Nada e curata da Carlo Cavicchi, pluripremiato giornalista noto ai più soprattutto per essere stato il direttore di un Autosprint che viveva alcuni dei suoi anni d\’oro (1984-1999); lo stesso Cavicchi fu in gioventù pilota amatoriale di buon livello.

Questo libro è a mio parere un acquisto quasi obbligato, se si vuole ritornare con la memoria a decenni nei quali l\’automobilismo sportivo si viveva forse con più passione e maggiore genuinità…

Il volume in esame si presenta intrigante sin dal titolo: “Pregliasco. Lo chiamavano il prete andava come un diavolo”. Si ripercorrono, in una lunga intervista, tutte le tappe della carriera di Mauro, dagli esordi nelle cronoscalate e nel rallycross al debutto nei rally, disciplina negli anni Settanta in forte ascesa.

Non vengono tralasciati, ovviamente, gli episodi difficili che hanno caratterizzato la sua carriera (il tragico incidente di Piacenza funestato dalla scomparsa di Angelo Garzoglio è quello che tutti i tifosi ricordano meglio), affiancati però da altrettante vicende positive (su tutte il matrimonio con Aurelia, probabilmente il più significativo a livello extraprofessionale).

Tutto è raccontato con schiettezza, con genuinità, e non mancano i ricordi legati anche a qualche “furbata” della quale fu vittima… si legga quanto successe tra lui e Sergio Barbasio al Rally di San Marino del 1973, per fare solo un esempio. Per usare una frase spesso abusata, erano davvero altri tempi!

Mauro Pregliasco è stato anche un pilota precursore dei tempi moderni, nei quali molti riescono a “riciclarsi” come manager ed a vivere anche lontano da un volante. 

I suoi rapporti con gli sponsor sono sempre stati ottimi, un\’indole imprenditoriale l\’ha probabilmente sempre avuta e tutti ricordano bene i successi ottenuti con il team Astra, creato nel 1987 con il figlio Luca, che fece correre diversi piloti di alto livello.

Mauro ha attraversato tutta l\’epoca del rallysmo eroico, per così dire, e dalla Fulvia Coupé alla Lancia Stratos, dall\’Alfetta GTV alla Ferrari 308, ha guidato molte delle auto più significative di quegli anni. La sua attività peraltro non si è limitata ai confini nazionali ma si è sviluppata anche attraverso l\’Europa ed il Nord America… un vero eroe dei due mondi, insomma!

Se amate i rally ed in generale le corse vi consiglio davvero di leggere questo libro, vi offrirà uno spaccato di un mondo per certi versi ormai lontano ma che è stato ed è tuttora davvero affascinante. Nelle serate d\’inverno che si stanno approssimando, tra un video d\’antan e qualche modellino, sarà un\’ottima compagnia!

Rassegna stampa: DTCA, The Journal, issue no.79 (ottobre 2020)

Ultimo numero 2020 del bollettino della Dinky Toys Collectors\’ Association (DTCA). L\’attività del club prosegue con questa interessante pubblicazione, in attesa che si possano rifare le borse di scambio e qualche incontro conviviale. Il Journal propone come sempre interventi molto ben documentati, non solo per gli specialisti della Dinky ma anche per chi voglia superare il livello base d\’informazione. In questo fascicolo si affronta tutta la storia del Bedford Articulated Lorry, uno dei più longevi camion della marca inglese. Nato col numero di catalogo 409, poi aggiornato a 531 e infine a 921, il Bedford è un bell\’esempio di come nel corso degli anni vennero apportate modifiche anche abbastanza rilevanti agli stampi, più per ragioni pratiche che estetiche (ma a volte si migliorava anche l\’aspetto del prodotto per adattarlo ai gusti che cambiavano). In catalogo dall\’aprile 1948 al 1963, del Bedford si conoscono sette versioni. Tutto sommato non troppe se si considera l\’arco della produzione. Sempre affascinanti, poi, i racconti dei vari collezionisti, che ripercorrono le vicende di una vita attraverso i loro modelli preferiti. 

Ognuno ha le sue motivazioni, le sue guide e le sue ragioni che lo hanno portato a fare determinate scelte. Il collezionismo dei modelli obsoleti è oggi più vivo che mai: basta guardare qualche gruppo di Facebook per rendersi conto che c\’è stata una continuità. Del resto, non per tirargliela, ma quelli che hanno giocato con i Dinky di fine anni quaranta-inizio anni cinquanta si fanno sempre più rari, eppure le quotazioni di questi modelli reggono magnificamente e anzi aumentano anno dopo anno. Per non parlare dei pezzi anteguerra. Infine, una bella notizia: la produzione del prossimo modello del DTCA, che era stata rimandata a causa delle difficoltà legate all\’epidemia di covid, sarà finalmente commercializzato all\’inizio del 2021. Si tratta della replica dell\’Austin A40 Van nei colori Omnisport. 

In molti conoscono già la storia di questo modello. Varrà comunque la pena di raccontarla di nuovo una volta che la riproduzione sarà uscita.