Rassegna stampa: Auto Italiana n.3 (primavera 2020)

Di Auto Italiana il blog aveva recensito il primo numero all\’inizio di novembre 2019. Saltato il secondo numero, che non aveva a mio parere mantenuto le promesse del primo, ecco il terzo (primavera 2020), che invece sembra proseguire il cammino che l\’editore ha pensato per questa rivista così anomala, almeno per il panorama nostrano. La terza uscita di Auto Italiana è quasi interamente consacrata all\’Alfa Romeo che nel 2020 compie 110 anni. Ricordiamo che nel 2010 Marchionne rifiutò qualsiasi celebrazione in occasione del secolo dell\’Alfa, reputando che semplicemente non ci fosse nulla da festeggiare, viste le condizioni miserevoli in cui il marchio si trovava all\’epoca, sia come vendite, sia come gamma in catalogo. Non è che oggi la situazione sia tanto migliorata, anzi. In ogni caso, un anniversario come questo merita, almeno dal punto di vista editoriale, una particolare attenzione, e Auto Italiana lo fa in maniera originale e interessante, cavalcando passato e presente con una serie di articoli di ottimo livello, ben scritti e ben documentati.

Auto Italiana non è propriamente né una rivista di storia né una rivista di attualità: anzi, è tutte e due le cose ma a modo suo ed è per questo che ogni uscita non è destinata a lasciare indifferenti. Lo sforzo di proporre qualcosa di nuovo e di livello superiore alla media è evidente, e i risultati sono apprezzabili. In questo numero 3 abbiamo tanti contributi su aspetti anche meno noti della storia dell\’Alfa, fra cui un ricordo di Nicola Romeo scritto dal bis-nipote, una carrellata su alcuni personaggi che hanno fatto grande questo marchio, una fresca intervista al pilota Giovinazzi o una chiacchierata con Bernie Ecclestone. 
Completano il menù fotografie e documenti rari e mai banali. Notizie difficili da trovare altrove si celano un po\’ dappertutto nei testi redatti con una cura che oggi è merce rara. Auto Italiana non è una rivista per tutti ma neanche vuole esserlo. Meno male. Appuntamento a luglio con il quaderno numero 4. 

Da Madyero due versioni della Porsche 911 Carrera RSR Kremer-Samson del 1974


Nuova serie limitata di Madyero, stavolta sulla ben conosciuta base della Porsche Carrera RSR 3,0: si tratta di due versioni della vettura blu e arancione \”Samson\” preparata dai fratelli Kremer per il 1974. 


Il modello è stato realizzato nelle versioni 1000km del Nurburgring (Schickentanz/Keller) e Le Mans (Heyer/Keller/Kremer). Ecco i link per l\’acquisto: 
https://www.geminimodelcars.com/listing/829332223/porsche-911-carrera-rsr-kremer-samson-le
https://www.geminimodelcars.com/listing/815434406/porsche-911-carrera-rsr-kremer-samson

BBR annuncia la Ferrari SF1000 F.1 GP d\'Austria 2020 in 1:43


Il prossimo 5 luglio è in programma al Red Bull-Ring di Zeltweg il primo GP della stagione di Formula 1 di questo sciagurato 2020. Ammesso che l\’evento si disputi veramente, BBR ha anticipato che produrrà la Ferrari SF1000 di Vettel e Leclerc nella versione della gara d\’apertura. I primi due modelli saranno in 1:43. Una volta di più, BBR è la più veloce nell\’annunciare – e verosimilmente anche nel produrre – una vettura che sarà comunque ricercata dai collezionisti. Ricordiamo che anche Looksmart ha in programma la SF1000, per il momento in versione test Barcellona (1:43 e 1:18). 

Per quanto riguarda i diecast, Burago, che in un primo momento aveva sospeso la produzione della SF1000 (in 1:18) ha raggiunto un accordo con Carmodel che avrà l\’esclusiva mondiale del modello, che arriverà verso novembre. Ne riparleremo. 

BBR annuncia la Ferrari SF1000 F.1 GP d\'Austria 2020 in 1:43


Il prossimo 5 luglio è in programma al Red Bull-Ring di Zeltweg il primo GP della stagione di Formula 1 di questo sciagurato 2020. Ammesso che l\’evento si disputi veramente, BBR ha anticipato che produrrà la Ferrari SF1000 di Vettel e Leclerc nella versione della gara d\’apertura. I primi due modelli saranno in 1:43. Una volta di più, BBR è la più veloce nell\’annunciare – e verosimilmente anche nel produrre – una vettura che sarà comunque ricercata dai collezionisti. Ricordiamo che anche Looksmart ha in programma la SF1000, per il momento in versione test Barcellona (1:43 e 1:18). 

Per quanto riguarda i diecast, Burago, che in un primo momento aveva sospeso la produzione della SF1000 (in 1:18) ha raggiunto un accordo con Carmodel che avrà l\’esclusiva mondiale del modello, che arriverà verso novembre. Ne riparleremo. 

Alfa Romeo Alfetta GT/GTV/GTV6, una guida di Auto-Forever

Nella collana dell\’editore Auto-Forever specializzata nelle guide è uscito da poco un utilissimo studio che ripercorre tutta la storia dell\’Alfetta GT, dal 1974 fino alla fine della produzione, nel 1987. Vengono esaminati in modo pratico tutti i modelli: GT, GTV e GTV6 in tutte le versioni. in 116 pagine, questo volume si pone come una vademecum agile ma oltremodo esaustivo della produzione dell\’Alfetta, con materiale iconografico originale come documenti, dépliant d\’epoca e foto originali. 

Anno per anno si dà conto di tutte le varianti, dei cambiamenti estetici e tecnici, senza trascurare l\’aspetto agonistico legato ai rally e alla pista. Le guide di Auto-forever sono state introdotte nel 2015 e sono già disponibili con alcuni interessanti titoli, fra cui un paio di monografie sulla BMW e una sulla Mercedes serie W107. Modellisticamente, l\’Alfetta sta tornando di moda: non molto tempo fa Solido ha proposto una GTV6, ma per il prossimo futuro sono annunciati modelli che faranno sicuramente accapigliare i contachiodi (scusate le ripetizioni di questi giorni): Laudoracing, in 1:18, produrrà la GT, la GTV e la GTV Turbodelta. 

Annunciate in preordine da agosto, esse hanno già scatenato la caciara su Facebook, e a Laudoracing si aggiungerà presto Cult con la GT 1.8 del 1974, sempre resincast 1:18. Pochi giorni fa ci si è messa anche Spark con l\’annuncio di una GTV6 del 1980 in 1:43. 

Un libro come questo, quindi, sarà prezioso quando si tratterà di recensire miniature come queste. Fra i pregi di questa pubblicazione vi è la trattazione completa anche delle serie speciali, fatte per i mercati europei ed extraeuropei, come quello sudafricano. A soli venticinque euro è un titolo che potrà occupare un posto nella biblioteca di ogni appassionato, non necessariamente alfista. Di recente, in Francia, libri di questo tipo sono sempre più frequenti, con tre o quattro editori in grado di proporre collane di ottimo spessore culturale, a prezzi assolutamente abbordabili. Un confronto con l\’asfittico panorama nostrano sarebbe fin troppo facile. 

Laurent Pennequin, Alfa Romeo Alfetta GT/GTV/GTV6 le guide detaillé 1974-1987, Auto Forever, 2019, pagg. 116, 229 foto in b/n e col., copertina cartonata, ISBN 978-2-9561862-2-9, € 25,00 (in Francia)

Porsche 936/80 Gr.6 Bob Wollek / Giorgio Francia 9 Ore di Kyalami 1982: Spark SG507

Nella serie tedesca è appena uscita la Porsche 936 di Joest che arrivò terza alla 9 Ore di Kyalami con Bob Wollek e Giorgio Francia. 












Bob Wollek!!!???







UUUUUUUUHHHHHH!!!! AAAAAAAAHHHHH!!!



Scusateci wollekologi se pronunciamo il nome del nume invano. Transeat questa volta, ok?


Col numero di catalogo SG507 è disponibile
la Porsche 936/80 Gruppo 6 della 9 Ore di Kyalami 1982. 
Dunque. Dicevamo: la Porsche 936 di Joest. Questa macchina ha una storia particolare. Non è altro che la vettura che iscritta come 908/80 arrivò seconda a Le Mans nel 1980. All\’epoca il team Joest non aveva il permesso dalla Porsche di utilizzare la sigla 936. Quando Stoccarda ritirò le proprie 936 dopo la stagione 1981 per dedicarsi alla 956, Joest poté tranquillamente chiamare la sua vettura per quello che effettivamente era, ossia 936, per la precisione 936/80, a ribadire che quella di Le Mans era in tutto e per tutto una 936, anche se sotto mentite spoglie. Del resto lo stesso Jacky Ickx aveva commentato osservando che rispetto alla 936 del 1977, la 908/80 aveva tutto in comune tranne l\’accendino. 
La vettura fu impiegata nel DRM e nell\’Interserie 1982 con i colori Vegla. Alcuni ricorderanno il vecchio Solido-Record dei tempi andati. A fine stagione il team Joest fece una bella trasferta in Sudafrica per la celebre e prestigiosa 9 Ore di Kyalami, dove la 936/80 fu pilotata da Bob Wollek, un affezionato della scuderia tedesca, e dal nostro Giorgio Francia. 
Edizione limitata a 500 esemplari numerati. Il colore
fluorescente non viene reso correttamente in foto. 
Una versione meno conosciuta della 936 di Joest. Spark
ha avuto una buona idea a ricordarsi di questa gara. 

Come e perché a Francia fu chiesto di pilotare la 936 di Joest lo ignoro. Incontro spesso Francia e conto di poterglielo chiedere la prossima volta. I due, in ogni caso, rimediarono un dignitosissimo terzo posto assoluto dietro le due Porsche 956 ufficiali di Ickx/Mass e Bell/Schuppan. 

Tanti piccoli dettagli: prima e dopo del nome di
Francia appare il logo del suo sponsor personale CAR.
Notare anche i pezzetti di scotch disseminati qua e là. Il filetto
nero che separa il bianco dall\’argento è una decal metà nera
e metà bianca, impiegata per nascondere il più possibile
sbavature nella finitura bicolore. 

Quarto posto per un\’altra macchina di Joest, la Porsche CK5 che era stata affidata a Merl, Heyer e Schornstein. Ottima l\’idea di Spark-Deutschland di realizzare una serie limitata della 936/80 sudafricana, che aveva ancora in parte i colori Vegla, seppure con lo sponsor locale Lindsay Saker. Le strisce centrali blu-rosse-bianche di Vegla erano state sostituite con altre di colore giallo-nero-rosso, che richiamavano evidentemente la bandiera tedesca. Le parti blu-bianche-argento restarono invariate. 
L\’abitacolo è ben dettagliato e non manca la riproduzione
del pezzo di gommapiuma ancorato al sedile. 
Ci sono cose che non tramontano mai: a grande richiesta,
riecco il mitico pavé di Vollmer opportunamente
sporcato, utilizzato per le foto sul forum Duegi
chissà quanto tempo fa.

Per l\’occasione, tra l\’altro, le due ampie prese d\’aria sulle fiancate vennero tappate prefigurando il ritorno alla configurazione pre-1982 per la versione successiva di questa 936/80 destinata a portare i colori del nuovo sponsor Warsteiner, con i quali la vettura disputò diverse gare del DRM nel 1983 e nel 1984. L\’edizione di Spark (catalogo SG507) è numerata e limitata a 500 esemplari. 

Ancora il pavé grande protagonista. 
Il bello del forum è che vi fa vedere cose che
altri umani neanche si sognano. 

Credo che questa versione sia inedita ma non ne sono del tutto sicuro. Ora non ho sotto mano tutta la documentazione della produzione di kit in resina anni ottanta-novanta, ma la scelta di Spark è senza dubbio felice perché propone una vettura conosciuta ma in una configurazione originale e molto meno nota rispetto alla Vegla del DRM 1982. 

Nella 936/80 di Kyalami le prese d\’aria laterali
furono schermate. 
Indubbiamente elegante nella sua livrea simil-Vegla,
il modello di Spark colma una lacuna nella storia di
questa macchina. 

Non manca il gancio traino fotoinciso. 
Il modello si presenta montato con la solita cura, e la verniciatura tricolore è certamente ben realizzata. Tutto è al posto giusto, senza soverchi difetti o stonature. Un altro bel modello di questa produzione di fine primavera-inizio estate che notoriamente è uno dei periodi dell\’anno in cui Spark spinge al massimo. Lasciamo la parola alle foto che commentiamo con delle didascalie più dettagliate del solito. 

La Porsche 917K Gulf Le Mans 1971 di Spark in 1:43 (S0916)

Uscita in questi giorni, la Porsche 917K
Gulf Le Mans 1971 di Spark non delude
le aspettative. 
Ogni uscita di una Porsche 917 di Spark non lascia indifferenti e per il marchio di Ripert questi modelli rappresentano sempre un investimento redditizio. Non è un caso se modelli del passato sono state già soggetti a riedizioni, come le tre 917K Gulf di Le Mans 1970 o la vettura vincente di Le Mans 1971. 
Molta la cura in tanti piccoli dettagli, come
la copertura in scotch grigio sulla presa anteriore. 
Piuttosto ben realizzati i fari, con la copertura in
plexi giallo (che in foto non si nota).
Assolutamente pulita la parte arancione che gira
intorno alla carrozzeria. 
In attesa delle 917LH di Le Mans 1970, che arriveranno presto (la numero 3 psichedelica è annunciata già per la prossima settimana), Spark ha colmato un\’altra importante lacuna nel suo ideale schieramento della 24 Ore, riproducendo la vettura a coda corta della Gulf che arrivò seconda nell\’edizione del 1971, con Attwood e Mueller. 
Combinazione sapiente fra plastica e fotoincisioni,
la parte a vista del telaio è eccellente. Come
al solito perfetti i gruppi ottici. 
Un particolare che poteva essere trattato meglio
è la parte interna del passaruota, dove
il colore celeste stona abbastanza.
Non si poteva passare una mano di nero opaco?
Fra piccoli dettagli storicamente corretti
e una soddisfacente pulizia di montaggio, la
917 di Spark offre vere e proprie finezze,
come la combinazione gomme/cerchi. 
Le linee della 917K di Spark non mi pare che possano essere messe in discussione: se in passato non sono mancati modelli validissimi, soprattutto in resina, il modello Spark rappresenta una specie di sintesi di quanto di meglio i produttori artigianali hanno offerto in tanti anni di attività. In questo senso fa piacere notare come Spark ben raramente faccia passi indietro nella riproduzione delle linee e delle proporzioni di una vettura. 
Tanti piccoli particolari dimostrano un\’accurata
ricerca storica. 
Realistico il deflettore del finestrino, un particolare
diverso rispetto alla 917K Gulf del 1970. 
Spark ha deciso di riprodurre lo scotch nero
applicato attorno alle calotte dei fari anteriori. 
A mio avviso un modello come questa 917K può tranquillamente aspirare a ricoprire un ruolo \”definitivo\” in una collezione che guardi all\’esattezza storica senza puntare a exploit modellistici dai costi infinitamente maggiori. 
Come sempre la verniciatura è fine, uniforme,
non lucidissima. 

Attendendo le 917LH che arriveranno
nelle prossime settimane, la 917K di Le
Mans 1971 è una buona occasione per
aggiornare la collezione con un prodotto
moderno e ben fatto. 
Insomma, se le vostre raccolte sono composte per lo più da speciali montati (bene) senza che abitualmente andiate a spendere migliaia di euro in modelli esclusivi, ben difficilmente potrete trovare qualcosa di meglio rispetto a questo Spark. Soprattutto per meno di settanta euro, questo non deve mai essere dimenticato. Quando Spark fa la Spark, non ce n\’è quasi per nessuno. Il modello si fa apprezzare per una generale pulizia di montaggio: ne ho avuti sotto mano tre esemplari e l\’omogeneità della finitura è apprezzabile, anche se non mancano piccole differenze (ma si tratta comunque di modelli montati a mano, seppure in serie). Sulla verniciatura è impossibile muovere la benché minima critica. Alcuni contachiodi di un forum francese che sovente sconfina nella stucchevolezza potranno obiettare che il punto di colore è troppo accesso / troppo carico / troppo così / troppo colà spaccando il capello in quattro senza che le loro dispute conducano ad alcunché di costruttivo. Ma lasciamo volentieri le frustrazioni ai frustrati. 
Annunciata alla fine di dicembre del 2019,
la 917K Gulf Le Mans 1971 di Spark
fa parte della serie standard non numerata,
che sarà molto probabilmente rifatta se andrà esaurita.
Occhio quindi alle speculazioni. 
Non essendo questa una recensione nel senso canonico del termine, mi limito a indicare ciò che mi ha impressionato di più. Così, in ordine sparso: i cerchi, con le caratteristiche razze multicolori, abbinati a delle gomme praticamente perfette con tanto di filettino dorato Firestone. Se riuscite a trovare qualcosa di più realistico anche su modelli dal costo triplo, fatemi sapere; poi direi le tante piccole aggiunte che testimoniano un\’accurata ricerca fra le foto d\’epoca: il lumino arancione sul tetto, la presa d\’aria supplementare sul numero di gara posteriore, i vari interruttori e alloggiamenti dei manettini dell\’elettricità e dell\’estintore sulla fiancata, gli interstizi riempiti di colore nero (che nostalgia dei vecchi kit…), la struttura del telaio sul posteriore, felice combinazione fra plastica e fotoincisione, l\’abitacolo semplice ma completo, la finezza delle alette supplementari col loro bravo supporto, il plexi dei fari e dei finestrini laterali giallo, l\’ottima resa dello sparato arancione sull\’anteriore, che tanti altri hanno sempre malamente riprodotto con più o meno improbabili combinazioni fra decals e verniciatura… 
Ancora una vista del cerchio col suo pneumatico
perfettamente scolpito. Riprodotte come si deve anche
le specifiche della carrozzeria 1971. 

Potrei continuare a lungo, ma credo che le foto metteranno in evidenza anche altri pregi che non ho citato nel testo. Un consiglio? Da comprare a occhi chiusi. Quasi a occhi chiusi, vai. 

Prossimamente sul blog: Spark S0916 Porsche 917K Gulf Le Mans 1971 (1:43)

Fra le più recenti novità di Spark, il blog recensirà almeno la Porsche 917K che giunse seconda alla 24 Ore di Le Mans 1971 con Attwood e Mueller. Un vero Spark? Possiamo anticipare che non delude le attese!

OttOmobile e l\'arte di azzeccare le uscite: fra novità vere e ritorni a grande richiesta

E\’ ormai noto che molte produzioni limitate e numerate non vengono immesse sul mercato nel quantitativo massimo dichiarato. Beh, se ci pensate lo facevano anche certi artigiani, ma in quel caso si trattava più di attribuire alle varie serie un numero massimo difficilmente raggiungibile anche se non del tutto fuori dalla realtà, per starci larghi. Produttori moderni di resincast e diecast raggiungono invece il limite della produzione, ma spesso lo fanno in due o più tronconi; decidono così per non rischiare troppo in caso di risposta più fredda del previsto o semplicemente per alimentare la domanda. 
OttOmobile non è nuova a questo tipo di strategie e oggi ha annunciato l\’ultimo quantitativo della Peugeot 205 1.3 Rallye in scala 1:12, che nel novembre 2019 era andata esaurita nel giro di poche ore. La produzione è limitata a 999 esemplari, così come la Volkswagen Golf GTI Plus 1800, un altro 1:12 presentato oggi e che sembra particolarmente interessante, visto che riproduce l\’estremo sviluppo della prima serie della Golf prima di essere sostituita dalla seconda generazione. 


Marsh Models sta distribuendo in questi giorni il kit e il montato della Wolf Dallara WD-1 pilotata da Gilles Villeneuve nella Can-Am del 1977. Siglato MM306, il modello, ovviamente in 1:43, è stato dedicato da John e Pam Simons alla memoria di Colin Fraser e John Hicks, entrambi i quali avevano pianificato di metterlo in produzione senza avere la possibilità di concretizzare il progetto. E questa è anche la prima vettura di Gilles Villeneuve riprodotta da Marsh Models in quasi quarant\’anni di attività. Marsh ha in programma anche la configurazione precedente, nelle versioni Villeneuve e Chris Amon.