Porsche 908/3 Turbo Egon Evertz 500km Dijon 1976: un modello di Pitlane43

La Porsche 908/3 Egon Evertz in configurazione
1976. Altre versioni sono possibili e non
è escluso che vengano realizzate da Pitlane43. 

Pitlane43 è un marchio nato a Firenze per la produzione in piccolissima serie di modelli 1:43 molto particolari. Della Porsche 908/3 Egon Evertz della 500km di Dijon, il 5 settembre 1976 avete già letto la recensione in uno degli ultimi numeri della rivista Modelli Auto. Riproponiamo qui il modello con alcune foto supplementari. 

L\’obiettivo di Pitlane43 non era certo quello di mettersi in concorrenza con Spark e neanche con altri marchi artigianali dalla produzione ben più prolifica e più economica. 

Molti particolari sono autocostruiti modello per
modello. L\’ala posteriore è fatta in plasticard. 
I fari anteriori sono \”affogati\” nella resina. Il contorno
nero è in decals. 

L\’idea era semmai quella di realizzare un modello che soddisfacesse i promotori stessi consentendo loro di mettere in collezione qualcosa di inedito riprendendoci le spese con i pochi esemplari venduti. L\’iniziativa, comunque, ha già dato dei risultati apprezzabili, visto che il modello ha raggiunto alcuni collezionisti in Europa e anche un popolare sito di vendita italiano. 

Il particolare punto di arancione carico è stato
attentamente ricercato e fatto realizzare ad hoc. 
Le strisce delle decals sono posizionate con
notevole cura. 

Lo sviluppo della 908/3 è stato qualcosa a metà strada fra la produzione di un kit artigianale e l\’autocostruzione: alcune componenti infatti sono state approntate per la stampa in resina, altre invece sono realizzate ex-novo per ogni montaggio. Le difficoltà tecniche nella realizzazione della 908 non sono state poche, anche perché nel corso della prototipazione sono emersi inconvenienti che non è stato facile risolvere. 

Tanti i particolari dell\’abitacolo e della
parte del motore e telaio. Gran parte di questi
dettagli è visibilissima anche a modello chiuso. 


Molte parti sono autocostruite in plasticard, come tutta la struttura posteriore del telaio, mentre le decals sono state disegnate e stampate a cura di specialisti del settore. Alcune altre versioni forse seguiranno la prima 908, che riproduce la vettura che prese parte alla 500 km di Digione, prova valida per il Mondiale Sport 1976, con Martin e Greger. A quella gara partecipò anche l\’altra 908/3 del team Evertz, con Leo Kinnunen alla guida. 

Il rollbar è autocostruito con tubi di ottone.
Nell\’abitacolo si riconoscono i dettagli del
fondo del telaio e della struttura del cruscotto. 

Per chi fosse interessato, alcuni esemplari sono ancora disponibili ed è possibile acquistarli a questo link: 
https://www.geminimodelcars.com/listing/766573011/porsche-9083-turbo-egon-evertz-500km

Sulla produzione definitiva la ruota posteriore
è correttamente più a filo della carrozzeria. 


Abarth SE030 Giro d\'Italia 1974 Barnini: un montaggio di Fabrizio De Gennaro

I vecchi kit Barnini sono dei soggetti tutt\’altro da disprezzare. A parte che nella produzione del buon Valerio ci sono ancora modelli che nessuno ha più rifatto, nella maggioranza dei casi le loro linee sono piuttosto azzeccate e se elaborati al punto giusto essi possono garantire dei risultati finali decisamente interessanti. 

Una parte della gamma di Barnini, peraltro, è stata già riproposta da Denis Carrara, con nuovi dettagli e modifiche in grado di giocarsela con prodotto più moderni. 


In queste foto vedete un kit originale, montato in questi giorni da Fabrizio De Gennaro. Dell\’Abarth SE030 Giro d\’Italia 1974 (Pianta/Beckers), De Gennaro ha modificato il posteriore, che nel kit Barnini non era coerente con le immagini scattate in gara. 

Il modello ha ricevuto una verniciatura realistica e tutta una serie di piccoli aggiornamenti. Ne è venuta fuori una miniatura estremamente gradevole che va ad arricchire la già nutritissima raccolta di auto italiane di Fabrizio. 


Ricordiamo che a De Gennaro la rivista Modelli Auto ha dedicato un articolo concernente la tematica Fiat della sua collezione e non è escluso che in futuro si possa tornare sui suoi modelli focalizzandosi su altri marchi. 

Nuovi kit in scala 1:24 e 1:43 da Racing43: Ferrari 308 GTB Gr.4, Delta Integrale Evo ed Escort Kit Car

Davide Peraro di Racing43 ci invia le foto di nuovi kit disponibili da poco. In scala 1:24 troviamo la Ferrari 308 GTB Gruppo 4 e la Delta Evo Gruppo A; in 1:43 sono state realizzate le Escort Kit Car e Kit Car Evo. Le versioni delle foto che presentiamo in questo thread non sono le sole ad essere state previste per questa nuova serie di kit Racing43. 


Rollbar integrale per Porsche 911, 934, 935 e simili: una soluzione da Remember

Realizzare rollbar integrali che conservino una simmetria senza rinunciare a tutte le parti essenziali della struttura non è facile. Sulla maggior parte dei kit troviamo pezzi in metallo bianco da incollare, oppure in resina, quando addirittura non in fotoincisione (in assoluto la soluzione meno realistica in questo caso). 

A suo tempo ci aveva pensato Record a trovare la quadratura del cerchio, con dei set da piegare. Semplicissimi da montare, erano fedeli agli originali, non eccessivamente spessi e si adattavano bene a quasi ogni kit. Remember torna sulla soluzione con un set in ABS dallo spessore di mm 1, pronto ad essere piegato e montato. Naturalmente è compresa anche la traversa anteriore, quella verso il parabrezza, che in tanti modelli viene del tutto trascurata. 


Questa confezione di rollbar, col numero di catalogo TK274, è già disponibile. Link: https://www.geminimodelcars.com/listing/797819624/high-quality-143-plastic-rollbar-2

Da Remember una variante più rara della Porsche 935/78 test Paul Ricard 1978

Le due differenti versioni della Porsche 935/78 di
Remember a confronto. Qui sopra il modello già noto da anni. 
Questa la versione uscita in questi giorni, con lo scalino
sul muso e l\’alettone posteriore alto con le paratie. 

Di quella che sarebbe stata la \”Moby Dick\” esistono varie configurazioni test, per lo più collaudate sulla pista Porsche di Weissach e al Paul Ricard. 

Il particolare andamento del muso è ben evidente
in questa immagine. 

Già Record aveva riprodotto alcuni di questi modelli, e negli anni novanta Remember era uscita con una variante ad ala posteriore bassa, che è ancora disponibile in kit e montata. 

Le fiancate presentano l\’interruzione dei raccordi
di allargamento, come sulla vettura definitiva. 

Arriva ora una seconda versione di carrozzeria, con dei caratteristici scalini sull\’anteriore e con l\’ala posteriore alta, a prefigurare quella che sulla 935/78 da gara sarebbe stata la scelta definitiva. Il modello è realizzato in serie limitata solo montata ed è disponibile a questo link: https://www.geminimodelcars.com/listing/811655631/porsche-93578-gr5-moby-dick-martini-high

Sul Remember meno recente è presente una grossa
presa d\’aria NACA a integrare lo sportello. 
Questa nuova versione andrà a completare molte
collezioni di Porsche. 


Osella-BMW PA9/90 Mauro Nesti Rieti-Terminillo 1990 e Trento-Bondone 1991 di Mario Carafa

Di Mario Carafa ho scritto abbastanza spesso sul blog perché oltre ad essere un ottimo modellista è una persona alla quale sono molto legato da sempre. I suoi montaggi sono piuttosto rari e l\’occasione di mostrarne qualcuno va sempre colta al volo. Appassionato di automobilismo italiano, Mario ha nel tempo elaborato diversi modelli riproducenti soprattutto vetture sport difficilmente reperibili in 1:43. Tra queste vi è l\’Osella-BMW PA9/90, un modello che alle spalle una storia abbastanza lunga e che si è evoluto nel corso degli anni. 

La mano finale data al master attuale si deve a Pier Luigi Madiai, che come sapete in passato ha prodotto diverse Osella gruppo 6 degli anni settanta-ottanta, inclusa la PA9 utilizzata da Mauro Nesti alla Trento-Bondone del 1981. 

E sono di Mauro Nesti anche le due PA9/90 di queste foto, montate da Mario Carafa. Si tratta di realizzazioni particolarmente accurate, con molti dettagli dell\’abitacolo (leveraggi del cambio, estintore, cavetti, strumentazione, cinture…) e del retrotreno. La numero 71 è la versione Trento-Bondone 1990 mentre la 196 riproduce la vettura alla Rieti-Terminillo, sempre 1991 (vedi commenti di Marco Nolasco in calce all\’articolo. Non ho potuto verificare non avendo per ora sotto mano il mio archivio). 


Janos Wimpffen, le foto e un barbecue incendiario: storia di un\'amicizia

12 Ore di Sebring 2007: Janos Wimpffen
(a destra) insieme a Carlos Jalife, che aveva
appena presentato il suo volume sui fratelli
Pedro e Ricardo Rodriguez. 
Qualche settimana fa, sul forum della Duegi un lettore che so essere anche un fedele del blog, si è chiesto come diverse foto del mio archivio siano finite in uno dei libri di Janos Wimpffen. Preferisco rispondere qui, così sviluppo il tema dando anche il giusto risalto a uno dei più fini interpreti della storia dell\’automobilismo. E quando parlo di storia non parlo naturalmente della sommatoria di dati e di risultati che chiunque con un po\’ di buona volontà può mettere insieme; parlo invece della loro classificazione e interpretazione. In questo, Janos è un esempio per tutti. La famiglia è di origine mitteleuropea, ma lui abita negli Stati Uniti dove ha avuto una lunga carriera in vari settori specialistici della geografia. La passione per l\’automobilismo sportivo la coltiva da sempre e nel 1999, come molti sapranno, uscirono i due tomi di Time & Two Seats, che rappresentano il primo tentativo, riuscito, di riepilogare, spiegare e interpretare, anche attraverso dati completamente rivisitati e ricontrollati, la storia delle gare endurance a partire dalla prima edizione del campionato mondiale, nel 1953. In Time & Two Seats non sono solo importanti le tabelle e le classifiche, che peraltro spesso fanno luce per la prima volta su aspetti statistici o puramente fattuali che fino a quel momento non erano conosciuti o circolavano in modo errato; illuminanti sono anche i testi di introduzione generale e per ogni anno, leggendo i quali ci si rende veramente conto dei perché dello sviluppo dei regolamenti, delle scelte tecniche e delle tendenze politiche che hanno caratterizzato le varie epoche dell\’endurance, senza trascurare la controparte americana,che ha recitato un ruolo politico importante all\’indomani della fine del campionato FIA nel 1992, passando per la \”balcanizzazione dell\’endurance\”, come la chiama Janos, e arrivando alla nascita della Grand-Am e dell\’American Le Mans Series. Per la valutazione di questi fenomeni, il felice spirito di sintesi di Janos Wimpffen ha prodotto pagine che chiunque si accinga a scrivere anche di campionati moderni, nonché di storia recente, dovrebbe leggere, capire e assimilare.

Janos lo incontrai per la prima volta alla 24 Ore di Daytona 2003. Me lo presentarono due colleghi tedeschi, sapendo che ero in possesso di una buona documentazione sull\’automobilismo italiano che avrebbe potuto essergli utile per il volumi fotografici che già progettava come complemento a Time & Two Seats. Ci scambiammo gli indirizzi e-mail e lo misi anche in contatto con Laura Concetti, l\’addetta stampa della Picchio, che gli fornì delle informazioni utili in quella stralunata edizione della 24 Ore di Daytona (alla Picchio si erano \”dimenticati\” della necessità di redigere comunicati come tutti facevano e di lasciarli regolarmente nella bacheca in sala stampa, cosicché i giornalisti dovevano rincorrere quello e quell\’altro – soprattutto Dieter Quester – a cui già giravano come non mai a causa di una macchina tutt\’altro che competitiva, col rischio di essere mandati direttamente in quel posto senza passare dal via). Janos mi promise che mi avrebbe scritto al rientro. Non ci feci molto caso; lì per lì pensai a uno di quei contatti casuali che finiscono nel nulla. Invece fu di parola e nelle settimane successive ebbi l\’occasione di trasmettergli diversi dati che mancavano nei suoi database e di trovargli delle foto. 

Nurburgring: in occasione di una delle gare
dell\’ACO, insieme a Jan Hettler, autore
con Udo Klinkel di una monumentale
storia della 1000km del Nurburgring. 
Fu talmente gentile che da Redmond (Washington) mi fece inviare una copia di Time & Two Seats, un\’opera imponente come peso e anche come costo. In uno dei suoi viaggi in Europa, Janos venne a trovarmi e passammo un pomeriggio a scegliere le foto della Mille Miglia e del Mugello stradale destinate a quelli che sarebbero stati i primi due volumi complementari. Grande appassionati di cani, Janos si trovò molto bene con Kevin, il collie di famiglia, che restò seduto sul divano dietro di noi per tutto il pomeriggio. All\’inizio diffidente, poi più conciliante, Kevin non finiva di tenere d\’occhio i movimenti di Janos, che interpretò forse bene quello che in quel momento poteva passare per la testa al nostro collie: \”he looks harmless, but…\”. Meglio restare vigilanti, del resto Kevin faceva il suo lavoro di pastore. Andammo a cena in una pizzeria a Ceppeto, vicino al Monte Morello, che sovrasta Firenze sul lato nord. Bei posti, carichi per me di ricordi dell\’infanzia. I libri uscirono negli anni successivi e nei ringraziamenti di uno di questi, dopo il mio nome, figura quello di Kevin Tarallo, credo giusto prima di Jean-Marc Teissèdre, che se non altro, non avendo potuto evitare la vicinanza di un cane giornalista, ha evitato per lo meno quella di un giornalista cane.

Le nostre strade si sono incrociate in questi anni un po\’ ovunque: a Le Mans, a Sebring, a Road Atlanta, al Nurburgring, a Spa, a Barcellona, a Monza… Di Janos ho sempre ammirato la garbata ironia e la capacità di inquadrare situazioni complicate con parole semplici. I titoli delle foto che corredano ciascuno dei suoi libri sono un capolavoro di sintesi e di spirito. Senza contare, poi, le sue capacità di \”leggere\” una gara e di metterne in evidenza i fattori decisivi. Janos è sempre stato generoso nel condividere le sue opinioni con i colleghi, perché come ogni persona originale e creativa non ha paura di essere copiato. Le ore passate in sala stampa e nel paddock hanno prodotto anche momenti esilaranti o bizzarri, come quella volta al Nurburgring nel 2008 in cui un barbecue della Michelin rischiò di sfuggire di mano a chi era stato forse troppo ottimista nell\’affidare il tutto a dei giornalisti e addetti stampa, fino a produrre una colonna di fumo talmente spessa da allertare i pompieri del circuito che corsero alla tenda temendo di trovare già un incendio. 

Un barbecue che rischiava di degenerare in qualcosa
di molto più focoso. Già il fumo è discretamente denso.
Per l\’occasione il Bib ha aggiornato la sua tenuta…
Il suo lavoro di fino nel riportare i numeri di telaio per conto di Dailysportscar è stato molto utile per ricostruire alcune logiche che i team tendono a tenere nascoste. Janos è un punto di riferimento per chiunque aspiri a capire le cose al di là delle loro apparenze. Senza pettegolezzi, con serietà ma anche con fine senso dell\’umorismo, lui intrattiene i giornalisti inglesi con un aplomb ancora più britannico del loro. Eppure il suo americano west coast è inconfondibile. Parla lentamente, un po\’ sottovoce. Certi concetti ti si scandiscono nella mente e ti rendi conto che ti ispirano per mesi.

Due del gruppo incendiario, ma ce n\’erano parecchi altri. 
Grazie a Janos ho avuto accesso a informazioni, persone e realtà dalle quali sarei stato escluso. A Sebring mi invitò insieme ad altri due o tre colleghi a una specie di party in una villa in riva a uno dei tanti laghi, dove potemmo parlare in tutta tranquillità con Roger Penske, Danny Sullivan, Bob Bondurant e Bobby Rahal. Ricordo ancora le luci di quella casa, con le finestre aperte, l\’afa tropicale che rendeva le piante profumatissime e l\’atmosfera rilassata che ti faceva passare da un interlocutore all\’altro senza alcuno sforzo, pur non conoscendo quasi nessuno. A Daytona mi procurò il contatto con David Donohue che mi parlò per un\’ora di se stesso ma soprattutto di suo padre. Una volta al Nurburgring i piloti ufficiali Peugeot ci scarrozzarono sulla Nordschleife con delle 308 di serie. Janos salì prima di me. Tornò dopo il giro, scese di macchina un po\’ scarruffato. Gli chiesi com\’era andata. \”Best time with my clothes on\”, mi rispose. Aveva ragione. Intorno al 2006 mi concesse per Paddock una lunga intervista nella quale analizzò le differenze principali fra l\’automobilismo europeo e quello americano in termini di sponsor e di marketing. Scrivendo queste righe mi rendo conto che da certi episodi sono passati dieci, quindici, vent\’anni. Se dovessi scrivere un libro di ricordi, Janos Wimpffen occuperebbe certamente un capitolo a sé. 

Un aggiornamento sui programmi di Eliomodels

Dopo un\’interruzione di qualche settimana, riceviamo gli ultimi aggiornamenti sull\’attività di Eliomodels che si incentra soprattutto sulla tematica rally, pur con qualche concessione alle cronoscalate. Ecco cosa ci dice Elio Venegoni, che come sempre ha delle idee valide e dei progetti inediti da portare avanti: 

\”Gli ultimi tempi non mi hanno visto troppo attivo ma, nonostante questo, è stata terminata l\’Alpine A110 di Neyret al Rallye du Maroc 1975, realizzata su base Troféu ed assemblata da Roberto Pigorini (nelle due foto in basso, ndr). Altri modelli sono in cantiere ed in particolare ho in progetto di far realizzare al nostro amico Alfonso Marchetta delle scocche e degli accessori sempre relativi alla mitica berlinetta francese. E\’ poi in dirittura d\’arrivo il kit della Mitsubishi Starion gruppo A, anche questo ad opera del prototipista siciliano. Un aiuto decisivo l\’ha dato Pietro Marinelli (che ringrazio nuovamente), il quale ha fornito il kit base prodotto dalla Jemmpy. Per finire, spero di portare a compimento anche alcuni progetti avviati mesi fa, in primis la Delta S4 di Germano Nataloni\”.


Porsche 911 – les modèles depuis 1963, un libro di Serge Bellu

Per anni l\’opera di riferimento sullo sviluppo della Porsche 911 è stata quella di Paul Frère, che ogni tre-quattro anni aggiornava questa specie di \”bibbia\”, che si faceva però sempre più difficile da consultare, per i capitoli supplementari che si aggiungevano senza integrarsi perfettamente col resto del libro. Questo di Frère resta comunque un testo di riferimento da cui non si può prescindere. Altri volumi, però, si sono aggiunti nel corso dei decenni e anche se la maggior parte di essi è fondamentalmente superfluo, ne esistono alcuni che sono redatti con buona volontà, rivelandosi preziosi per l\’appassionato di storia e anche per il modellista. 

Fra i libri ormai classici citiamo quello di Serge Bellu, la cui ultima edizione, che sostituiva quella del 2014, risale a fine 2018. La 911 ha subito un\’evoluzione talmente complessa che volumi come questo possono fare un po\’ di chiarezza nella selva delle serie e delle versioni. Mi viene in mente il libro di Christian Descombes, Porsche guida all\’identificazione, che era stato pubblicato in Italia da Giorgio Nada nel 1990 e che aveva contribuito a mettere ordine in un tema che già allora andava ingarbugliandosi. 

In quel caso veniva presa in considerazione l\’intera produzione stradale e non solo quella della 911, ma lo spirito restava lo stesso: fornire un quadro rapido ma preciso dei vari modelli anno per anno, con le varianti di carrozzeria e di meccanica. Alcuni modelli-chiave, come la 911 Carrera RS 2.7, la 911 Turbo 3.0, la 959, la 911 GT1, la 911 Carrera GTS del 2010 e così via sono oggetto di piccoli \”zoom\” di approfondimento. 

Edito da E/P/A, che appartiene ora al gruppo Hachette, il volume di Serge Bellu ha 224 pagine che ripercorrono cronologicamente l\’evoluzione di ciascun modello, incluse le derivazioni agonistiche, come la 934, la 935 e le varie GT3 e RSR recenti. 

Alcune tabelle riassumono le varie 911 a listino stagione dopo stagione, le evoluzioni dei motori, i cambiamenti estetici, senza trascurare notizie essenziali sulle versioni speciali e limitate. I testi sono brevi e molto semplici. Non si tratta di una storia articolata (per analisi più complete esistono altri titoli), ma piuttosto di una guida rapida e di facile consultazione che forse avrebbe potuto essere più completa considerate le miriadi di versioni limitate e a metà strada fra la produzione di serie e la competizione che spesso creano disorientamento fra gli appassionati. Mi vengono in mente ad esempio le configurazioni Clubsport e i vari pacchetti Weissach. 


Per avere un quadro veramente completo di tutto bisognerà integrare questo volume con la documentazione ufficiale, compiendo quindi in parte un lavoro che avrebbe dovuto fare l\’autore. Del resto non si può avere tutto e il prezzo del volume è tutto sommato abbastanza contenuto. 
L\’attuale edizione si arresta con la GT3 RS del marzo 2018: manca quindi già tutta la generazione 992, prodotta dal 2019, ma è ragionevole pensare che entro i prossimi due-tre anni arriverà immancabile l\’aggiornamento. 

Serge Bellu, Porsche 911 Les modèles depuis 1963, E/P/A, 2018, copertina cartonata, pagg. 224, € 35,00 [ISBN 978-2-85120-993-1]

Giorgio Nada 1943-2020, un ricordo dalla famiglia e dai collaboratori

Giorgio Nada, recentemente scomparso, è stato un personaggio fondamentale nella storia editoriale automobilistica non solo del nostro paese ma del mondo intero. Qualsiasi appassionato ne avrà sentito parlare, moltissimi l\’avranno incontrato, mentre non c\’è un operatore del settore – giornalista, storico, fotografo, ricercatore in genere – che non avrà incrociato il suo passo con lui a un certo punto della sua carriera. Faccio parte di quest\’ultima categoria e mi piacerebbe un giorno pubblicare alcuni aneddoti legati a questa persona intelligente e appassionata del proprio lavoro. Ma ancora più importante mi è sembrato pubblicare un contributo proveniente dal suo staff, che quotidianamente lavorava con lui alla Libreria dell\’Automobile e alla Giorgo Nada Editrice. 

Noi che con Giorgio Nada abbiamo lavorato, meglio dire, vissuto quotidianamente per oltre vent’anni in Casa editrice e non solo, lo abbiamo chiaro negli occhi, oggi, seduto dietro la sua scrivania a definire un contratto, a far quadrare un conto economico, a discutere, spesso con la fermezza dell’imprenditore ma sempre con l’eleganza e la cordialità del gentiluomo, con autori, giornalisti e con gli interlocutori che in tanti anni di carriera si sono presentati nel suo ufficio, prima nel pieno centro di Milano, poi a Vimodrone, sede della Casa editrice.

Davanti a quella scrivania ci siamo spesso seduti anche noi e da quella “prima fila”, da quella prospettiva privilegiata, abbiamo imparato – negli anni – a conoscere un uomo animato da autentica passione e dedizione per il proprio lavoro, un uomo che amava il confronto, la dialettica, sempre in ascolto, pronto a dar luce verde, senza troppi preamboli, ad un progetto editoriale che lo aveva convinto da subito, ma anche a perseguire un libro che forse il “mercato” avrebbe mal digerito, ma che a lui piaceva e quindi andava fatto.

Giorgio Nada, l’Editore del mondo dei motori, a quattro e a due ruote, per antonomasia, l’uomo che aveva iniziato il suo percorso professionale gestendo una libreria in via Ulrico Hoepli a Milano, come dire, la via che reca il nome di uno fra gli Editori più illuminati di sempre, ha avuto grande coraggio per puntare, alla fine degli anni Sessanta, su un settore come quello dell’editoria motoristica che, all’epoca, più di nicchia non poteva essere.

Almeno in Italia, l’auto d’epoca stava muovendo i primi passi, ma il futuro Editore, che per diversi anni aveva già avuto l’opportunità di vivere a Londra, in una realtà dunque permeata sin dentro il midollo di cultura automobilistica, guarda avanti con quella tenacia e determinazione tutta piemontese – lui nativo di Alba –, intuendo che per il nostro Paese sarebbe stata solo questione di tempo.

Così, nel 1970, esattamente 50 anni fa, trasferisce la Libreria dell’Automobile in corso Venezia – al pianterreno del palazzo che ancora oggi è sede dell’Automobile Club di Milano –, divenendone a tutti gli effetti il gestore, per poi rilevarla tre anni più tardi.

Da quel momento, il civico 43 (oggi 45), diventa meta per generazioni di appassionati che fra quegli scaffali – e solo lì – possono trovare tutto quanto proposto dall’editoria motoristica del tempo.

Ma Giorgio Nada non si ferma e nella seconda metà degli anni Settanta capisce che i tempi sono ormai maturi per veicolare attraverso la Libreria titoli che rechino sulla copertina il logo della Libreria stessa. Le Edizioni della Libreria dell’Automobile diventano, in breve, un must. “Moto Guzzi”, “Isotta Fraschini”, alcuni dei primi soggetti editi, ma poi, nel 1987, è tempo di scorporare l’attività prettamente editoriale da quella di vendita, con la nascita di Giorgio Nada Editore.

La sfera armillare e il nome in maiuscolo, inscritto fra due sottili bande color verde acqua, impiegano poco a diventare a tutti gli effetti un “marchio” sinonimo di cultura, competenza e – di nuovo – passione, per il mondo dei motori a 360 gradi.

L’esiguo spazio di un comunicato impedisce di rendere giustizia a tutti i titoli che sono usciti da allora ad oggi: storie di Case automobilistiche e motociclistiche, libri ufficiali per celebrare ricorrenze e anniversari, monografie su piloti e designer, ma anche trattori storici, veicoli speciali e altro ancora. Proprio lo scorso anno, assieme all’Editore, avevamo “tirato una mano di conti”, scoprendo di aver raggiunto le 1000 pubblicazioni: bastava incrociare il suo sguardo per capire l’enorme soddisfazione dell’uomo e dell’imprenditore.

Quello stesso imprenditore che, negli anni, ha acquistato e conservato importanti archivi fotografici, oggi patrimonio imprescindibile per la Casa editrice, a conferma, ancora una volta, della sua lungimiranza e passione per questo mondo.

Per noi, ripercorrere oggi queste tappe non vuole essere una fredda ricapitolazione quanto la ricostruzione di un percorso umano, professionale e imprenditoriale che non si ferma, proponendoci come mission quella di proseguire nel prolifico solco tracciato dal fondatore, che poi è il modo più autentico per rendere davvero omaggio al “nostro” Editore.

Grazie a tutti coloro – e sono stati tantissimi, in Italia e nel mondo – che hanno sinceramente dimostrato affetto, amicizia e attaccamento all’uomo e alla sua creazione in questo difficile frangente.